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Dragons´ Lair

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Il capostipite del genere storico-avventuroso di cui ancora ricordavo alcuni fotogrammi del film del 1952 ma che non avevo mai letto. È stato poi un piacere trovare alcuni dei passaggi che quasi tutti già conoscono per aver visto il film di Robin Hood della Disney (proprio quello degli animali!), come ad esempio la gara di tiro con l’arco vinta dal principe dei fuorilegge scindendo in due la freccia del suo avversario (ancorché senza l’indimenticabile carambola del film di animazione), il famigerato atteggiamento ruffiano, ipocrita e tuttavia scostante del Principe Giovanni, l’agguerrito e godereccio fra’ Tuck e il machiavellico e servile consigliere Sir Hiss, che nel romanzo però si riconosce nel cavaliere Fitzurse.
Per uno come me, ancora invariabilmente amante del raw fantasy, per una volta è stato un piacere sapere di poter scorrere le pagine, sicuro che nessuna sanguinosa tortura o brutale stupro avrebbe potuto turbarmi l’animo, anche quando pareva imminente che succedesse, semplicemente perché era inconcepibile secondo il gusto dell’Ottocento, quando venne pubblicato.

L’unica delusione è stato il finale che nel film si concretizzava nell’epico duello divino in due tempi tra il protagonista Sir Ivanhoe e il templare Brian de Bois-Guilbert, prima con la lancia a cavallo e poi appiedati con ascia e mazzafrusto rispettivamente; nel romanzo tutto si riduce invece a un unico incrocio di lance, quindi la morte per colpo apoplettico dell’antagonista. Anche la dimessa dipartita della bella ebrea Rebecca mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca ma, nuovamente, sarebbe stato ingenuo aspettarsi alcunché di più moderno, soprattutto considerato l’antisemitismo che allora dilagava in Europa.

Il linguaggio dei personaggi mette bene in risalto la millantata audacia, l’orgoglio e le proprie virtù guerresche, vero o presunte che fossero, comune a ogni cavaliere o nobile, tuttavia mai stucchevole. La prosa è invece molto scorrevole e ogni capitolo denso di azione o innocente passione amorosa. Tutt’altro da trascurare poi la ricostruzione storica del periodo che io ignoravo totalmente: la dominazione normanna a danno dei fieri Sassoni, l’allora già incipiente fusione tra i due popoli che diede poi anche origine alla lingua inglese, oggi prevalente in tutta Europa e non solo.

Un romanzo d’avventura a tutto tondo, seppure assolutamente non comparabile alle atmosfere o ai ritmi di quelli contemporanei, che sono molto lieto di aver finalmente letto.

Voto: 4/5

Potrebbe essere un contenuto grafico raffigurante ‎il seguente testo "‎OSCAR CLASSICI قنه 印 Walter Scott Ivanhoe Traduzione di Marco Papi TraduzionediMarcoPapie e Clara Ghibellini Introduzione di Francesco Marroni MONDADORI MONDA‎"‎

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  • Melqart
    Melqart

    Dopo il tuo precedente post su Ivanhoe che mi ha incuriosito l'ho comprato. Lo sto leggendo proprio in questi giorni. Sono arrivato poco oltre il torneo per ora e devo dire che il libro è interessante

Dopo il tuo precedente post su Ivanhoe che mi ha incuriosito l'ho comprato. Lo sto leggendo proprio in questi giorni. Sono arrivato poco oltre il torneo per ora e devo dire che il libro è interessante e coinvolgente.

Per quanto mi riguarda il problema più grande che ho riscontrato sono le prime lunghe pagine che contengono dettagli storici che non sono veramente necessari al fine del libro. Oltre al fatto che contengono parecchie imprecisioni e analisi fuorvianti superate da tempo (ovviamente visto quanto è vecchio il libro). Consiglio di leggerle solo se uno è totalmente digiuno di storia del periodo.

Comunque fin dove sono arrivato tutto sommato è un ottimo libro e mi piace l'atmosfera che crea. Mi sento di consigliarlo anche io.

  • Autore
41 minuti fa, Melqart ha scritto:

Per quanto mi riguarda il problema più grande che ho riscontrato sono le prime lunghe pagine che contengono dettagli storici che non sono veramente necessari al fine del libro.

Io invece l'ho apprezzato proprio perché mi ha indotto ad andare su Wikipedia a capire perché i Sassoni (che dovrebbero stare in Germania, Sassonia...) erano invece in Inghilterra e i Normanni che dovrebbero stare in Scandinavia o in Normandia invece pure.
La pulce nell'orecchio in realtà me l'aveva già messa "Fu sera e fu mattina" di Ken Follett, e anche Galimberti che in una delle sue lezioni spiegava che l'inglese non è una vera lingua bensì un coacervo di tedesco che veniva parlato dai contadini, di francese che veniva parlato dai nobili e di latino che era parlato dal clero. Solo con questo romanzo però mi sono deciso a darmi almeno un'infarinatura superficiale della storia.

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