16 Dicembre 202516 Dic comment_1935667 Perché D&D è sempre così apprezzato e diffuso? Cosa ci spinge a tornare sempre nel suo confortevole abbraccio? Quando mi si è presentata questa occasione di scrivere su uno spazio mitico come Dragons’ Lair, ho ragionato molto su come rompere il ghiaccio. E il mio pensiero non faceva che tornare a D&D.E poi mi è sorta una domanda: perché D&D?C’è un motivo se, dopo decenni di nuovi sistemi, manuali e regolamenti, gioco ancora (giochiamo ancora) a Dungeons & Dragons? Forse non è solo questione di marketing, o nostalgia: c’entra qualcosa di più profondo, legato alle storie che abbiamo imparato a raccontare insieme.Ricordo come fosse oggi la mia prima partita a D&D.Era il 1997, primavera. Il mio amico Mauro mi propone questo gioco che gli ha regalato suo zio, convinto che mi piacerà molto. Mauro, all’epoca, era uno dei pochi a conoscere la mia passione per la scrittura, per le storie.Accetto. Da quel poco che mi spiega, capisco già che lo preferirò al ping pong che di solito giochiamo nel suo scantinato — sono sempre stato una schiappa a ping pong.Siamo in cinque. Con noi ci sono altri tre nostri compagni di classe, due dei quali non credo abbiano mai più tirato dadi in vita loro. Ma il party “ufficiale” era di quattro, e Mauro era molto ligio a quei tempi.L’avventura penso fosse un classico (forse La torre del Mago folle, o quella di Zenopus).So però che a un certo punto attivammo una trappola: un banale charme che colpì il mio ladro. Mauro mi prese da parte e mi disse che avrei dovuto giocare per un po’ come se fossi suo alleato.Lo presi fin troppo alla lettera. Alla prima occasione piantai la mia spada nella schiena di un compagno (il cui giocatore, tra l’altro, non mi stava simpatico neppure nella vita reale).Quella pugnalata mi aprì le porte di un mondo che mi ha cambiato la vita.Quella partita fu la tessera del domino che diede origine ad amicizie, passioni, idee. Quella torre fu una delle sliding doors che mi hanno portato a essere la persona che sono.Comfort familiare e mito condivisoE forse è per questo che, dopo quasi trent’anni e tanti GdR provati, se c’è da scrivere di un gioco o mettere in piedi una nuova campagna, il primo pensiero va a D&D.C’è quel senso di familiarità accogliente, quelle regole già note che danno sicurezza: so cosa aspettarmi, so come maneggiarlo.C’è il piacere della progressione, dei livelli, dello sviluppo del personaggio che cresce insieme all’avventura — non solo nei numeri, ma anche nel carattere. Come nelle migliori storie.Certo, il rischio della routine è dietro l’angolo. È per questo che si prova altro, si scoprono nuovi sistemi, si esce dalla zona di comfort: non vogliamo raccontarci sempre lo stesso tipo di storie. E per fortuna, direi.Ma poi si torna lì, e infatti molti riscoprono lo spirito essenziale delle origini con l’OSR: perché il gioco non ha bisogno di orpelli per funzionare. Basta una manciata di dadi, tanta fantasia e la voglia di stare dentro un’avventura.D&D ha la forza del mito condiviso, di quell’esperienza comune che ci ha segnato — noi della vecchia guardia di sicuro, ma grazie alla 5ed. anche molti più giovani.Ogni gruppo ha la propria mitologia: personaggi, battute, disastri epici.Noi, dopo vent’anni, ancora ci raccontiamo di quella volta in cui il barbaro di Gabriele — inerpicato su una scala a pioli in un pozzo buio — decise di accendere una torcia.Il master Gian chiese: “Come fai?”.Gabriele, con le mani, fece il gesto di sfregare due pietre focaie. Il master, implacabile: “Allora non ti stai più reggendo alla scala.”E il barbaro cadde, tirandosi dietro tutti quelli che stavano sotto di lui. Tranne il mio ladro — da quella prima avventura con Mauro, ho sempre avuto una predilezione per i ladri.D&D è stata per anni la nostra fucina di racconti, di memorie. Lì è nata la narrazione emergente, quella che nessun modulo scrive per noi. E continua a esserlo.Un linguaggio comunePer i giocatori più giovani questo ruolo forse è ricoperto da altri sistemi — e ben venga! Oggi molti arrivano a D&D dalle serie in streaming o dai podcast, ma il fascino è lo stesso: il racconto che nasce al tavolo.D&D appartiene al passato, personale e collettivo, di chiunque abbia lanciato almeno una volta un d20.Non è solo nostalgia: quando torniamo a giocare D&D lo facciamo perché, con tutti i suoi difetti, sappiamo che ci permetterà di costruire insieme nuove, memorabili avventure.D&D non nasce come gioco di narrazione — le sue radici sono nel dungeon crawling, e le build ne sono il cuore — ma ogni volta che tiriamo l’iniziativa, raccontiamo una storia.Ed è quella storia che ricordiamo.Se c’è da mettere in piedi una nuova campagna, il mio primo pensiero va sempre a D&D. Poi magari gioco altro, ma il pensiero corre lì.Perché, nonostante tutto, possiede già tutti gli strumenti che servono per trasformare un gruppo di amici e qualche dado in una avventura indimenticabile.Ed è la fame di avventure che ci accomuna tutti! Visualizza articolo completo Segnala
16 Dicembre 202516 Dic comment_1936359 Credo che ci siano diversi motivi, per cui alla fin fine torniamo sempre a D&D:1) è stato il primo gdr, quindi il più famoso (nel bene e nel male) e il più diffuso, il cui nome in un certo senso è diventato sinonimo di gdr (come "Bic" per le penne a sfera, o "Aspirina" per le pillole contro il mal di testa).2) (ricollegandosi anche al punto 1) per la maggior parte di noi vecchietti "diversamente giovani" è stato il gdr che ci ha aperto la strada a questo hobby, quindi quello che comunque conosciamo meglio, in una o più delle sue "incarnazoni".E, come dice @Faelion, la fonte dei nostri ricordi più memorabili (ci sono scene col mio primo gruppo che ricordo benissimo, a distanza di più di 35 anni!).3) tenendo presente quanti versioni ne esistono (OD&D, AD&D 1 e 2, Becmi e Rules Cyclopedia, D&D 3 e 3.5 [a cui possiamo aggiungere Pathfinder], D&D 4, D&D 5.14 e 5.24), senza contare la varietà di ambientazioni ed espansioni (ufficiali e non), c'è l'imbarazzo della scelta per quale sia più adatta al proprio stile di gioco. Segnala
16 Dicembre 202516 Dic Autore comment_1936376 5 ore fa, Maxwell Monster ha scritto:io per i Mostri , bestiario immenso .Verissimo! 😁A me capita spesso, quando vedo una qualche creatura in una serie tv, di dire: questa c'è anche nel manuale dei mostri! Segnala
16 Dicembre 202516 Dic comment_1936379 11 minuti fa, Faelion ha scritto:Verissimo! 😁A me capita spesso, quando vedo una qualche creatura in una serie tv, di dire: questa c'è anche nel manuale dei mostri!gli Skeksis di Dark Crystal ? vedi i Nagpa ,Guyver ? c ' è il Bionoid in Spell Jammer , e così via ...ed ha pure Mostri suoi . Segnala
17 Dicembre 202517 Dic comment_1936492 @Faelion , ti ringrazio davvero per questa tua introspettiva: l'ho apprezzata molto ed è stato un piacere leggerla! Scorrendo le righe hai ed ho risposto alla tua domanda "Perché D&D?": nessun altro gioco (o quasi) evoca il quantitativo di ricordi di D&D - forse perché per praticamente chiunque è stato il primo gioco e, come il primo amore, il primo lancio di d20 non si scorda mai.Ho giocato a tante cose diverse, più o meno belle, dal fantasy allo sci-fi. Ma quando penso a D&D inevitabilmente mi tornano alla mente anche le tante risate, le imprecazioni per gli 1, l'esultanza per i 20, i litri di birra, le azioni assurde fatte sconsideratamente quando si era alle prime armi (come il tuo amico barbaro che molla la scala per accendere il fuoco, abbiamo tutti nel cassetto episodi così pronti per essere raccontati). Per queste ragioni D&D si è radicato nel mio cuore, e per quanto l'ultima edizione sia al momento lontana dal mio interesse (sono in fase OSR al momento), non posso sotto sotto non amarlo. Segnala
19 Dicembre 202519 Dic Autore comment_1936665 Grazie a te @DarthFeder, mi fa piacere che ti ci sia ritrovato 😊 Segnala
Lunedì alle 19:571 giorno comment_1938786 Da vecchio giocatore con 40 anni di esperienza, offro un punto di vista più pragmatico. Secondo me è molto più probabile che si torni a D&D per pura statistica, non per affetto: se un buon 80% delle persone gioca a quello, ci si adatta per trovare un gruppo.Nostalgia? Anche no. Se cercassi davvero quella sensazione mi rivolgerei ai sistemi OSR, non certo al D&D moderno. Dopo anni di regole astruse, 'crunch' eccessivo e manuali talvolta di dubbia qualità, se ho modo di intavolare titoli più innovativi o nostalgici, lascio volentieri D&D dov'è.La verità è che D&D gode di una visibilità mediatica enorme: è questo che attira i nuovi giocatori. Dal mio personale punto di vista di veterano, però, sedermi a quel tavolo è spesso un compromesso dettato dalla pura voglia di giocare, nella speranza di riuscire – prima o poi – a far virare il gruppo verso altri titoli. Segnala
Ieri alle 10:191 giorno comment_1938815 @Furegone non posso darti torto... in effetti sia io che @Steven Art 74 abbiamo lo stesso problema: trovare gruppi per gdr diversi da D&D è pressochè impossibile (specialmente D&D 5... anche Becmi, AD&D e D&D 3.5 sono quasi scomparsi)... e anche convincerli a provare "ambientazioni" diverse dal fantasy classico (per esempio gotico, steampunk, cyberpunk, fantascienza, eccetera) è molto difficile! Segnala
Ieri alle 10:311 giorno comment_1938817 io , pur abitando in provincia , questo problema lo aggiro . prima faccio una campagna di D&D 5° , poi propongo altro .aldilà dei sistemi , bisogna anche selezionar gente affidabile .disposta ad aver un minimo di presenza , e continuità . Segnala
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