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Riflessioni su rapporto tra magia e conoscenza in un'ambientazione


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(Titolo alternativo: cenni di gnoseologia magica)

Riflettevo qualche giorno fa sulla natura della magia e sono arrivato ad un quesito che sicuramente stuzzicherà la vostra immaginazione. Questi ragionamenti non sono necessariamente legati a d&d (anzi, sono molto estranei al modo con cui la magia è meccanicamente rappresentata in d&d), si possono fare per qualunque sistema che preveda la magia. Il problema riguarda l'azione della magia.

Mettiamo che ci sia un incantesimo che permetta di costruire un ponte. Ora, costruire un ponte non è una questione banale. Ci sono tante cose da sapere, sulla statica, sui materiali, sui terreni etc. Un mago che quindi lancia l'incantesimo "Crea ponte", deve conoscere tutta la teoria e le operazioni da fare per costruirlo? Oppure il mago può tranquillamente avere la terza media, ed è la magia che costruisce il ponte per conto suo?

Nel primo caso, la magia sarebbe una scorciatoia molto utile, ma il limite delle sue capacità è il limite delle conoscenze mundane del mago. un mago novizio non riuscirebbe a far meglio di una lastra di marmo che regge il passaggio dei carri, mentre il mago esperto crea il Ponte Vecchio di Firenze. I nani riescono a costruire architetture bellissime perché sono naturalmente portati per l'ingegneria edile. E' interessante notare che le conoscenze del mago sono perlopiù limitate dalle conoscenze dell'ambientazione (ma individui eccezionali potrebbero superare le conoscenze del momento). Quindi un mago in un'ipotetico medioevo fantasy non costruisce il ponte di Brooklyn perché non ne concepisce l'esistenza, ma se volesse (limiti pratici della magia a parte) potrebbe. Si potrebbe poi parlare del fatto di come l'esistenza della magia costituirebbe un freno allo sviluppo delle conoscenze "mundane" dell'ambientazione, ma questo è un altro discorso, seppur interessantissimo. Torniamo a noi.

Nel secondo scenario, la magia in sè è un'entità in grado di comprendere meccanismi architettonici e ingegneristici per poter costruire un ponte. In questo caso la magia è definitivamente un oggetto "altro" al quale i maghi si rivolgono. Il limite "ingegneristico" della magia è il limite delle conoscenze della Magia come entità. La faccenda diventa particolarmente interessante se la magia è il frutto dell'azione di un'altra società. I limiti teorici/pratici della magia non sarebbero altro che i limiti teorici/pratici della conoscenza di un'altra società. Per esempio, una classe come lo Sha'ir, che trae i propri incantesimi dalla magia dei geni (semplifico), potrebbe costruire solo lee architetture conosciute dai geni. Possono apparire fantasmagoriche rispetto a quelle umane, ma hanno comunque un limite (che eventuali "sistemi magici" alternativi possono superare). Incantesimi lanciati con Miracolo o Desiderio ricadrebbero in questa categoria (

La questione può essere ampliata ulteriormente fondendo i due scenari. In tal caso la magia non è altro che la "conoscenza collettiva" del mondo umano (qui il limite è la conoscenza dell'ambientazione, prima era la conoscenza del singolo mago). Personalmente, come studente di informatica, a questo punto mi sono immaginato un mainframe in cui è contenuta tutta la sapienza umana (tipo una vastissima biblioteca, ma anche qualcosa di più esotico). Tutti i maghi che lanciano l'incantesimo "Crea ponte" è come se andassero a "chiamare" tale biblioteca per recuperare le conoscenze necessarie all'incantesimo, e poi le utilizzano per costruire il ponte attraverso la scorciatoia della magia. Insomma, un'architettura client-server, dove i maghi sono i terminali. Ma questo è terreno di caccia per la fantasia del DM.

Qual è la vostra opinione al riguardo?

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@Il Signore dei Sogni, è un tema affascinante anche se, concordo con @Casa, qualunque tentativo di razionalizzare o "spiegare come/perché funziona" la magia è poco proficuo, specialmente in un GdR (se

(Titolo alternativo: cenni di gnoseologia magica) Riflettevo qualche giorno fa sulla natura della magia e sono arrivato ad un quesito che sicuramente stuzzicherà la vostra immaginazione. Questi r

purtroppo non sono esperto di ambientazioni ufficiali, alle quali rimando per leggere i vari funzionamenti della magia, ma se l'ambientazione è autoprodotta puoi immaginare il funzionamento come megli

purtroppo non sono esperto di ambientazioni ufficiali, alle quali rimando per leggere i vari funzionamenti della magia, ma se l'ambientazione è autoprodotta puoi immaginare il funzionamento come meglio credi.

tuttavia provare a "razionalizzare" la magia lascia il tempo che trova, ci sono troppi incantesimi che "fisicamente" non hanno senso, quindi anche un ponte lastra di marmo potrebbe benissimo reggere un esercito in transito senza scandalizzare nessuno (anzi chi ha detto che non possa essere un ponte di energia pura non associata a nessun materiale se non nell'aspetto esteriore?).

la tua osservazione comunque si applica a pochissimi incantesimi.

volare, invisibilità, dardo incantato, le evocazioni, ...

che conoscenze minime metteresti per poterli castare?

e se si parla di magia divina? magari basta la conoscenza del Dio per fare quello che devo.

Edited by Casa
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@Il Signore dei Sogni, è un tema affascinante anche se, concordo con @Casa, qualunque tentativo di razionalizzare o "spiegare come/perché funziona" la magia è poco proficuo, specialmente in un GdR (se si sta scrivendo un romanzo basato su quello è un altro discorso).

Quindi ti risponderò ma con la premessa che si tratta di un esercizio speculativo fine a se stesso.

 

Oltre ai due casi che hai citato (1 - la magia è solo uno strumento che segue la conoscenza mondana dell'incantatore; 2 - la magia ha una sorta di mente propria con proprie conoscenze mondane) ne esiste un terzo, che è semplicemente richiedere non all'incantatore, bensì all'inventore della magia di avere la conoscenza mondana necessaria a capire a fondo il funzionamento del fenomeno in questione.

Un mago che lancia creare ponte non ha bisogno di conoscere come si costruisce un ponte non perché la magia non abbia bisogno, in senso assoluto, di tale informazione, ma perché chi ha sviluppato l'incantesimo crea ponte ha incluso tale conoscenza come parte del "pacchetto", e chi trascrive, studia, impara e lancia l'incantesimo se la trova già scodellata.

Direi che questa è la soluzione che preferisco. Evita di porre vincoli di conoscenze mondane al singolo mago, ed evita le domande filosofiche come cosa impedisca alla magia di avere una "conoscenza tecnologica intrinseca" superiore, o inferiore, a quella della società che la usa. Quando un mago vuole sviluppare un nuovo incantesimo dovrà studiare molto, è parte del topos, e parte di quello studio si può tranquillamente assumere che riguardi i fenomeni fisici, chimici, naturali o tecnologici retrostanti. Un mago che invece si limita a trovare tale incantesimo in un libro ha il "pacchetto completo" già pronto da usare.

 

Edit: P.S. buona Pasqua!

Edited by Bille Boo
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Il quesito non era espressamente per d&d (dove peraltro incantesimi come "Creare Ponte" quasi non ce ne sono), quanto mirato ad esplorare i limiti della magia (a prescindere dal tipo di ambientazione). A parer mio praticamene tutto beneficia di una riflessione più profonda sui propri principi, quindi mi andava di affrontare il discorso da un punto di vista più astratto. Anche perché secondo me questo genere di ragionamenti alla fine portano a creare idee divertenti, anche nelle meccaniche di gioco.

@Casa

L'esempio del ponte di pietra "semplice" o di quello di forza possono tranquillamente esistere in tutti gli scenari, non era quello il caso (una branca di incantesimi dove IMHO non si può sfuggire a questo discorso sono quelli di guarigione). La magia divina invece ricade senza problemi nel secondo caso (essendo gli incantesimi garantiti da una entità seconda)

@Bille Boo

Questa è un'idea interessante. Ricade vagamente nella prima categoria, con la differenza che il legame non è tra le conoscenze "generali" della civiltà o di quelle particolari di ogni mago, bensì tra le conoscenze "particolari" di un ristretto numero di maghi.

La conoscenza propria della magia viene vincolata alle tecniche che l'incantesimo ti permette di usare. Un mago in pratica viene vincolato alle "release" dell'incantesimo. Qualche espansione di tale idea:

  • La si può applicare al concetto di livello dell'incantesimo: gli incantesimi di livello N differiscono da quelli di livello N-1 semplicemente perché sono loro aggiornamenti, non perché sono intrinsecamente migliori.
  • Si crea un legame più stretto tra incantesimo e creatore, cosa che in d&d è sempre rimasto sfumato ->
  • Magari permette una suddivisione della lista degli incantesimi in "open source" e "privati", con questi ultimi che per impararli devi per forza es. studiare in tale università, seguire gli insegnamenti di talaltro mago, essere iniziato in questa confraternita. Ogni incantesimo ha insomma anche un tag che indica dove è probabile che lo si può apprendere.
  • Oppure la si può vincolare alla specializzazione dei maghi (penso alla 3.5): essa non riguarderebbe più il numero di slot, quanto la potenza degli incantesimi conosciuti. Un mago che ha una conoscenza generalista di una scuola conosce solo quelli "open source" di tale scuola, uno specializzato conosce anche quelli privati (IMHO ha più senso dell'idea di dare uno slot in più)

Mi piace come idea

 

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