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L'Evoluzione di Basic D&D

Articolo di Jason Vey del 21 Dicembre 2018
Dire che Dungeons & Dragon abbia avuto varie iterazioni, forme ed incarnazioni nel corso degli anni è un eufemismo. Uno dei primi grandi scismi del gioco ebbe luogo nei primi anni del gioco, quando la versione originale si evolse in Advanced Dungeons & Dragons.
Ammetto che mi sono perfettamente chiari tutti i dettagli specifici dietro questa evoluzione; è possibile che la TSR intendesse originariamente continuare a pubblicare OD&D assieme ad AD&D (altrimenti la necessità di chiarire che questo nuovo gioco fosse "Advanced" sembra superflua) o che volesse semplicemente essere un cambio di marchio. A prescindere da questo fu intorno a quel periodo che decisero anche che sarebbe stata una buona idea offrire una versione "Basic", per introdurre i nuovi giocatori al gioco.
Ed ecco entrare in scena Eric Holmes e avere inizio quella che sarebbe stata la prima "Guerra di Edizioni" nella storia del gioco. Queste guerre continuano a tutt'oggi tra i fan del gioco, molti dei quali sono rapidi (e brutali) nel considerare di bassa lega le varie versioni di BD&D. Molti giocatori considerano le varie versioni Basic del gioco come pensate per bambini, con contenuti puerili e varie altre considerazioni di valore che nascondono solo insulti.
Trovo questi insulti superficiali e per la maggior parte infondati, ma non è questo lo scopo di questo articolo. Il mio caro amico Tim Brannad di The Other Side sta lavorando ad un blog che affronterà questa questione e vi consiglio di seguirlo, se non lo state già facendo.
Quello che vorrei fare ora è dare un breve sguardo all'effettiva evoluzione meccanica di D&D all'interno di queste versioni Basic.
Terminologia
Innanzitutto fatemi chiarire in che modo parlerò di questi giochi. Ci sono varie versioni del Basic (tra cui le regole Expert, Companion, etc.). Le versioni iniziano a farsi confuse man mano che ci addentriamo negli anni '90 quindi mi limiterò a parlare delle evoluzioni dirette originali, ovvero:
La versione originale del gioco, che era composta da tre piccoli libercoli in una scatola bianca o color legno chiaro, sarà indicata come OD&D. La prima versione delle regole Basic, scritta da Eric J. Holmes, sarà indicata come Holmes. La versione seguente, scritta daTom Moldvay, David Cook, e Steve Marsh, sarà indicata come B/X. Si tratta della prima versione ad avere un set "Expert" Successivamente abbiamo la versione più nota di questa iterazione del gioco, revisionata e supervisionata da Frank Mentzer. Sarà indicata come BECMI ed è la prima versione che porta i personaggi sino all'ascensione divina. Strettamente associata al BECMI abbiamo una successiva "seconda edizione" di questa particolare versione, che fu revisionata, corretta, snellita e inserita in un unico manuale a copertina rigida, intitolato Rules Cyclopedia. In generale quando scriverò farò riferimento ad essa e al BECMI come un corpus unico, ma quando vorrò fare riferimento specifico ad essa userò la sigla RC. Advanced Dungeons & Dragons, sarà ovviamente AD&D. Sulla Brevità
Per necessità questo particolare sguardo a Basic D&D sarà alquanto breve e conciso. Dovrò ignorare o soprassedere su molti dei dettagli. Il mio obiettivo è solo quello di fornire uno sguardo generale. Non sono certamente un esperto di questa branca del gioco, essendo sempre stato più che altro un giocatore di AD&D. Diamine, non mi definirei un esperto di nessuna edizione del gioco, sono semplicemente un fan che è coinvolto sin dal 1979 circa. Trovo comunque che valga la pena darci uno sguardo, dato che è un argomento affascinante.

In principio...
In principio c'erano solo i giochi di guerra. Poi un uomo intraprendente di nome Dave Arneson, ispirato da un nuovo approccio ai wargame in stile Diplomacy e intitolato Braunstein creato da David Wesley, iniziò a gestire i primi dungeon crawls. In seguito Arneson si associò con Gary Gygax, un leader della scena locale dei giochi di guerra e il risultato fu OD&D, il primo vero gioco di ruolo della storia (o quanto meno il primo gioco pubblicato che si sarebbe in seguito identificato in tale maniera).
OD&D fu un grande esperimento. In quanto tale, le regole erano molto aperte e minimaliste. I tre libercoli che lo componevano formavano uno scheletro, un'impalcatura tramite la quale si poteva gestire una partita e faceva molti riferimento a Chainmal, un noto gioco di guerra celebre all'epoca (e il cui co-autore era stato Gygax).
Passando il tempo, OD&D generò altri cinque manuali (tra cui Swords & Spells, un discendente quasi senza dadi di Chainmail che, seppur fosse indicato come un libro di D&D, non aveva una designazione di "Supplemento V"). Questi manuali espansero le opzioni e la complessità del gioco e divenne chiaro che sarebbe stata necessaria ad un certo punto una riorganizzazione di fondo, quanto meno per poter rispondere alla miriade di domande e lettere dei fan che stavano inondando gli uffici della TSR, e per poter chiarire cosa voleva essere D&D, in particolare laddove si parlava di tornei organizzati e convention.
Il risultato sarebbe stato l'Advancend Dungeons & Dragons del 1978. Anche se il gioco sarebbe diventato estremamente popolare, la presentazione delle regole era alquanto complessa e si temeva che i possibili nuovi fan lo avrebbero visto come troppo esoterico o difficile da apprezzare, quindi si decise di creare una sorta di versione "introduttiva" del gioco, che esistesse in parallelo ad AD&D e che potesse introdurre i giocatori ai concetti fondamentali.

Il D&D di Holmes
John Eric Holmes era un autore di science fiction e un professore di neurologia, e si prese carico di questo compito. Vale la pena far notare che l'Holmes arrivò sulla scena nel 1977, un anno prima di AD&D, quindi certamente non fu una risposta alle richieste dei fan, ma piuttosto un'anticipazione della necessità di una tale versione. Alcuni considerano Holmes come un "estraneo" che non comprendeva davvero D&D. Ma ciò non potrebbe essere più sbagliato; aveva scritto una serie di articoli sul gioco che erano stati ben accolti ed aveva persino scritto storie legate a D&D. Non fu scelto a caso.
Il D&D di Holmes era, essenzialmente, un distillato delle regole base di OD&D. A questo punto il Ladro era stato accettato come una delle "quattro classi base" (aggiungendosi al trio originale di Combattente, Chierico e Utilizzatore di Magia). In generale Holmes mantenne l'essenza di OD&D, introducendo alcuni piccoli cambiamenti.

Le sue regole coprono solo fino al 3° livello e viene in seguito consigliato al lettore di procurarsi i manuali di AD&D. In questo senso era simile allo Starter Set della 5° Edizione. Holmes usa ancora il termine Combattente invece che Guerriero e presenta le razze come separate dalle classi, come avviene in OD&D. Le classi erano molto limitate: nani e halfling possono progredire solo come combattenti, mentre gli elfi avanzano simultaneamente come combattenti e utilizzatori di magia. Viene indicato che per tali razze saranno disponibili altre classi nei manuali di AD&D.

Forse il cambiamento più grande introdotto nell'Holmes rispetto a OD&D è l'aggiunta dell'asse Bene/Male all'allineamento. Questo è stato forse in risposta ad un articolo scritto in precedenza da Gygax su The Strategic Review riguardo le incomprensioni su ciò che l'allineamento voleva incarnare. Nell'Holmes erano essenzialmente disponibili cinque allineamenti, invece che tre: Legale Buono, Caotico Buono, Neutrale, Legale Malvagio e Caotico Malvagio. Legale Neutrale e Caotico Neutrale non esistevano e nemmeno Neutrale Buono o Neutrale Malvagio.
Un interessante effetto secondario delle regole dell'Holmes è che, ai fini di questo gioco, i Combattenti sono alquanto deboli rispetto alle altri classi da personaggio. La loro capacità di poter usare qualsiasi arma o armatura è il loro unico vantaggio, cosa che non farà probabilmente una grande differenza rispetto ad un Chierico o ad un elfo (che hanno quel beneficio e la capacità di lanciare incantesimi, seppur al costo di un avanzamento più lento). La ragione è data dal fatto che si usava la progressione dell'attacco di OD&D per cui praticamente tutte le classi avevano la stessa capacità effettiva di attacco per i livelli 1-3.
Questo divenne un problema anche quando si dovevano trasporre i personaggi in AD&D, dove i guerrieri progredivano nelle loro capacità d'attacco ogni 2 livelli. Questo è un sintomo della crisi di identità dell'Holmes: apparentemente doveva essere un riassunto snellito dei primi tre livelli di OD&D, ma indirizza i lettori ad AD&D per espandere il gioco quando in realtà è compatibile con quella versione solo all'80%. D'altro canto posso presumere che negli anni '70 ci fosse un approccio molto più da "fai da te" nella community dei giocatori rispetto al giorno d'oggi. Oggi come oggi i giocatori si lamenterebbero e digrignerebbero i denti su dei "sistemi rotti" con solo l'80% di compatibilità. All'epoca i giocatori mischiavano e incrociavano sistemi e sottosistemi liberamente.

Il B/X
In seguito all'Holmes, nel 1981 fu pubblicata una nuova versione di Basic D&D. Questa versione fu revisionata da Tom Moldvay e, cosa interessante, ci sono poche indicazione che Moldvay abbia mai preso in considerazione l'Holmes quando produsse questa versione del gioco. Laddove l'Holmes era uno sforzo per ripresentare OD&D in una versione relativamente fedele e, al contempo, introdurre il lettore ad AD&D, il primo manuale di quello che sarebbe diventato il B/X aveva tutt'altro scopo.
Esso voleva presentare Basic D&D come un gioco a sè stante, separato da AD&D. Alcuni non presero bene la cosa, vedendo questo sforzo come un tentativo di "infantilizzare" il gioco, di voler attirare "giovincelli" e "mocciosi", ma in realtà esisteva una grossa fetta di giocatori che erano stati fan di D&D nella sua versione originale e che non avevano apprezzato l'estetica, l'organizzazione, la presentazione e le complessità di AD&D. Essi volevano un ritorno alla forma più "pura" del gioco a cui avevano giocato nella metà degli anni '70 e Tom Moldvay voleva dare loro esattamente questo.
Anche se le regole sono sicuramente snelle e presentate in maniera chiara, concisa e leggibile, né il linguaggio né null'altro nella presentazione sembrano suggerire che il gioco fosse pensato più per adolescenti o pre-adolescenti che per gli adulti.
Laddove Advanced Dungeons & Dragons era stato uno sforzo per far evolvere ed espandere il gioco, codificando meglio al contempo i vari sistemi aggiuntivi apparsi nei supplementi, il B/X fu per motli versi OD&D Seconda Edizione. Come l'Holmes copriva solo i livelli del personaggio dal 1° al 3°, ma diversamente dall'Holmes abbandonava l'asse Bene e Male, tornando ad un semplice sistema di allineamento Legge-Neutralità-Caos.
Una serie di "prime volte" avvennero nel B/X. La progressione standard dei punteggi di caratteristica appare qui per la prima volta, per tutte le caratteristiche eccetto che per il Carisma. Tutte le altre caratteristiche vedono una progressione da +3 a -3, con gli estremi di punteggio a 3 e 18 rispettivamente, progredendo nel mezzo secondo gli scaglioni 4-5, 6-8, 9-12, 13-15, e 16-17.
Invece di poter fare scambi 3-per-1 nei punteggi di caratteristica legati a certe capacità, ora i giocatori potevano fare degli scambi su una base 2-per-1 dopo aver tirato le caratteristiche, abbassando le caratteristiche che desideravano eccetto Costituzione e Carisma.
Inoltre questa è la prima volta che vediamo davvero le razze come classi per cui le versioni Basic di D&D sono celebri. Invece di limitare elfi, nani e halfling nelle loro scelte di classi, essi stessi sono ora diventati classi. Non si è più un nano combattente di 4° livello. Si è ora un nano di 4° livello.
Ed eccoci ad un'altra prima volta, per così dire. Questa edizione di D&D adotta la convenzione di AD&D di rinominare il Combattente come Guerriero.
Cosa interessante, anche se i personaggi possono in teoria salire solo fino al 3° livello (e condividono ancora la stessa progressione di attacco tra livello 1 e 3 che rende i guerrieri più deboli) si può trovare una progressione di attacco "per personaggi di livello superiore" a pagina B27, cosa che permette, quanto meno in apparenza, di poter estrapolare i mezzi per poter far salire il proprio personaggio fino al 4° livello, se non addirittura fino al 6° (assumendo una progressione "ogni 3 livelli") e oltre. Si devono inventare capacità di classi per questi livelli più alti e anche se gli incantesimi presentanti sono solo fino al secondo livello si potrebbe semplicemente permettere agli incantatori di lanciare incantesimi più di frequente. Giusto per dire.
Ho visto un post sui social media che esprimeva sdegno riguardo a certi mostri specifici, come la Scimmia Bianca, che è stata resa diversa dalle opere di Burroughs in questo manuale. Nel post si insisteva dicendo che "come se qualcuno non avesse idea dell'esistenza di Burroughs o di cosa stava avvenendo nel mondo del fantasy, come se la TSR non avesse mai pubblicato Warriors of Mars."
In realtà la TSR aveva subito un'ingiunzione per Warriors of Mars. La Scimmia Bianca qui inclusa è una sorta di versione "in camuffa". Essa trasmette alquanto bene lo spirito della sua versione di Barsoom (anche se ha solo 2 braccia), eliminando ogni riferimento che si potrebbe ricondurre alla Burroughs, Inc., intellectual property. Personalmente non ci vedo nessun problema.

Sempre sulla base del fatto che questa doveva essere la prima versione di un gioco che doveva esistere in parallelo ad AD&D, le regole Basic di Moldvay sono state rilasciate assieme alle D&D Expert Rules, il secondo volume delle regole B/X. Questa versione, revisionata da David Cook e Steve Marsh è la ragione per cui il B/X è spesso anche chiamato le regole di Moldvay/Cook/Marsh (Moldvay/Cook/Marsh rules). Questa versione permette di portare i personaggi fino al 14° livello, che detto chiaramente corrisponde a molti anni di campagna nei termini dell'old-school ed è ben oltre il punto in cui molti giocatori avrebbero fatto ritirare a vita agiata i loro personaggi.
Vale la pena far presente che l'Holmes non era mai stato pensato per esistere come gioco senza limiti e di lunga durata, e non era mai stato pianificato alcun set "Expert" per tale versione. Era stata pensata specificatamente per incoraggiare i giocatori di OD&D a giocare ad AD&D.
Ci sono accenni intriganti nelle regole B/X ad un terzo volume "companion" che avrebbe portato i personaggi fino ad altissimi livelli (oltre il 30°), ma sfortunatamente queste regole non si materializzarono mai. Tuttavia nel 2009 Jonathan Becker della Running Beagle Games ha fatto uscire proprio tale manuale, il B/X Companion che prende il controllo del B/X e porta il gioco come già esistente fino a livello 36, facendo uso degli indizi offerti nelle regole originali per estrapolare le progressioni di livello. Vale la pena di leggerlo e lo raccomando ai fan delle regole B/X. Non sembra essere più disponibile in versione cartacea, anche se il PDF è ancora disponibile presso DriveThru RPG.
Il B/X fu quindi il primo tentativo di presentare una nuova edizione delle regole originali di D&D, un gioco che potesse esistere al fianco di AD&D e attirare sia i fan del gioco originale che coloro che avevano apprezzato la versione Advanced, ma che volevano un nuovo approccio, nuove idee o dei sistemi semplificati da mischiare al proprio gioco (e in effetti molte persone hanno giocato ai moduli di avventura con AD&D senza porsi grandi problemi).
Questa versione del gioco durò per vari anni e, secondo quanto possiamo ricostruire, fu molto popolare. Anzi ancora oggi molti giocatori la citano come la loro versione preferita del gioco per la presentazione snella, la facilità di gioco e il gran numero di opzioni. Furono stampati un gran numero di supplementi e risorse aggiuntive dalle matrici dei mostri alle carte per tesori e mostri ai moduli di avventura. Ad oggi uno dei retrocloni più popolari nella comunità OSR è Labyrinth Lord, una ricostruzione molto fede di questo set di regole che è disponibile gratuitemente senza immagini o come pdf con immagini su DTRPG.

BECMI
Saltiamo avanti di due anni, al 1983. Le regole B/X erano state molto popolari con molto materiale di supporto. La TSR decise che era il momento di fare pulizia e di revisionare nuovamente le regole, questa volta con una presentazione più brillante ed adeguata al successo di cui stava godendo la compagnia. Ed ecco a voi Frank Mentzer, che revisionò il sistema nella sua interezza e pubblicò quello che divenne celebre come "D&D scatola rossa". Questo box aveva una illustrazione di copertina di Larry Elmore ed è probabilmente il primo gioco a perseguire un approccio di chiarezza e semplicità sin dal principio.
Questo boxed set divide le regole in due manualetti: una guida per il giocatore e una per il DM. Molto più che in precedenza, la guida del giocatore mette un grande impegno nell'insegnare effettivamente a giocare, includendo un'avventura in solitaria che faceva presagire i successivi libri-game Endless Quest della TSR (che erano dei libri in stile scegliti-la-tua-avventura, dove si giocava un personaggio di D&D che doveva compiere delle scelte, con tanto di scheda del personaggio e punti ferita).
Ritengo che questo volume fu la prima volta in cui effettivamente D&D fece uno sforzo chiaro e deliberato per essere approcciabile da adolescenti e bambini; queste regole sono pensate per essere lette facilmente e generare entusiasmo per giocare, senza usare termini arcani legati alle vecchie comunità dei giochi di guerra. A questo punto della storia, nei primi anni '80, i bambini si erano ormai chiaramente interessati ai GdR ed era chiaro che la TSR vedeva i giovani come un mercato ancora inesplorato da sfruttare.

Naturalmente la più grande innovazione di questo set fu il fatto di essere velocemente seguito non solo da un boxed set di regole Expert, ma anche da uno Companion, uno Master e uno Immortals. Per la prima volta i giocatori potevano portare i propri personaggi da essere degli inesperti novellini a divinità nel corso di una campagna. Persino AD&D non aveva regole concrete per ascendere come divinità. C'erano delle linee guida "di passaggio" su Dei e Semidei e in seguito nel Manuale dei Piani, ma niente al livello di quello del boxed set Immortals del BECMI. Questo fu un aspetto di grande interesse per una notevole fetta di giocatori.

A livello di regole i cambiamenti rispetto al B/X sono pochi; a livello di gioco effettivo è praticamente uguale al 98,99% e ho avuto fatica nel trovare differenze concrete in termini di regole. Viene mantenuta la stessa distribuzione da -3 a +3 ai bonus delle caratteristiche, che ora è applicata anche al Carisma (anche se stranamente la bizzara tabella di modifica al Carisma per le reazioni del B/X viene trasporta anch'essa).

Un'altra modifica interessante interessa i semi-umani. Anche se nominalmente sono ancora limitati nell'avanzamento, vengono forniti loro quelli che sono definiti "pseudo-livelli" ovvero, anche se non veniva più definito l'avanzamento come "ottenere livelli" dopo un certo punto, a certe soglie di PE venivano comunque migliorati aspetti come il lancio degli incantesimi per gli elfi e i bonus di attacco, cosa che portava ad un aumento effettivo, se non letterale, di livello.
In generale il BECMI è una ripresentazione e riorganizzazione delle regole del B/X, pensato per fornire una versione "passo passo" di come giocare a D&D. Se c'è una differenza è a livello di rifinitura. Si tratta di una presentazione più pulita, snella ed accessibile che include immagini di alta qualità di Larry Elmore.
In effetti le regole del BECMI erano così accessibili che durarono finché la Wizards of the Coast non comprò la TSR e pubblicò "D&D Terza Edizione" eliminando l'Advanced e smettendo di supportare il gioco Basic. Ci fu una revisione di Troy Denning nel 1991 che introdusse minime alterazioni e fu poi seguita dalla Rules Cyclopedia nel 1994.

Le regole della RC furono, nuovamente, una rivisitazione e ripulitura delle regole del BECMI. Venne eliminato il set Immortals, preferendo fornire un set più delineato, meno evocativo e meno pratico di regole per gli Immortali, che furono poi espanse nel boxed set Wrath of the Immortals. La mancanza delle regole Immortals, tuttavia, fu il cambiamento maggiore. Sfortunatamente le regole della RC tendono ad essere alquanto confusionarie dal punto di vista della presentazione e dell'organizzazione, cosa che le rende meno accessibili dei precedenti cinque boxed set.
Direi che ci siamo, ecco a voi una breve storia dell'evoluzione di Basic D&D da un punto di vista delle presentazione ed evoluzione delle regole. Alla fin fine Basic D&D è praticamente una prosecuzione di OD&D a livello di presentazione, concetti e stile di gioco, e mi sorprende sempre come molti giocatori e fan di OD&D/D&D scatola bianca lo considerino così di bassa lega solo perchè la TSR ha tentato di rendere il gioco accessibile a più giocatori.
Link all'articolo originale: https://wastedlandsfantasy.blogspot.com/2018/12/the-evolution-of-basic-d.html?m=1
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Ecco Come é Nato Drizz't do Urden

Articolo di Morrus del 12 Dicembre 2018
Molte persone sono fan di Drizzt. Ho amato la trilogia de Il Buio Prodondo e Le Lande di Ghiaccio è stato una lettura divertente. L’autore R.A. Salvatore ha condiviso con noi questa “Storia dell’Origine di Drizzt”, che costituisce la prefazione a La Trilogia degli Elfi Scuri del 1998.

La rappresentazione di Larry Elmore dalla copertina di Le Lande di Ghiaccio
"Ecco per voi un piccolo dettaglio interessante… le persone mi chiedono sempre come sia nato Drizzt. Si tratta di un personaggio in una campagna di D&D che ho giocato? Si tratta di qualcuno che conosco?
Beh, la risposta è sorprendente e, in un certo senso ritengo anche, divertente. Ci ripenso ora e mi meraviglio di come sia riuscito ad arrivare a questo punto, del perché la mia macchina abbia la scritta DRKELF come targa e del perché le persone continuano a chiedermi “Chi è il Dr. Kelf?”
Ecco qui, direttamente dalla prefazione de La Trilogia degli Elfi Scuri, (prefazione che penso di aver scritto nel 1998 poco prima della pubblicazione di “La Lama Silente”), per la vostra gioia di lettori:
Volevano Drizzt.
Le persone alla TSR volevano Drizzt, i lettori de La Trilogia delle Terre Perdute volevano Drizzt e, beh, lasciate che sia onesto sulla cosa, lo volevo anch’io. Volevo scoprire da dove venisse e perché agiva in quel modo un pò folle, spesso allegro, ma comunque con un lato oscuro molto definito che era emerso durante i tre racconti della trilogia. So che sembra strano; stiamo parlando di un personaggio letterario, un personaggio che io stesso ho creato, e dunque il suo background non dovrebbe avere un’importanza minima, forse completamente irrilevante, e poter essere plasmabile in qualsiasi cosa io desiderassi?
In una sola parola, no. Questo è un aspetto fondamentale dei personaggi letterari, in un qualche modo diventano reali. E non diventano solamente reali agli occhi delle persone che ne leggono le gesta, ma anche sorprendentemente pluridimensionali agli occhi dell’autore. Sono giunto ad amare o ad odiare, ad ammirare oppure a disprezzare, i personaggi che ho creato nei miei libri, e affinché ciò possa accadere, ciascuno di loro deve agire coerentemente all’interno della cornice del suo background e delle sue esperienze, a prescindere dal fatto che quel background compaia o meno nei libri.
Dunque quando fui chiamato dai miei editori presso la TSR, poco dopo la pubblicazione di Le Lande di Fuoco, il terzo e ultimo racconto de La Trilogia delle Terre Perdute, nel tardo nel 1989 o agli inizi del 1990, e mi venne proposto di realizzare un’altra trilogia che questa volta dettagliasse il background di Drizzt Do’Urden, ne rimasi fortemente sorpreso. I libri avevano avuto abbastanza successo e dalle molte lettere che ricevevo e dalle tante persone con la quali parlavo quando firmavo i libri sapevo che, per qualche ragione, Drizzt si poneva sopra gli altri personaggi. All'epoca ricevevo in media dieci lettere a settimana dai lettori e almeno otto di quei dieci lettori sottolineavano il fatto che Drizzt fosse il loro personaggio preferito e mi chiedevano ripetutamente come fosse giunto dove si trovava e come fosse diventato ciò che era. Ovviamente, alla TSR avevano sentito gli stessi commenti.
Dunque mi chiesero di realizzare una trilogia che fungesse da prequel e, poiché avevo tre figli da mantenere e avevo pianificato di lasciare il mio normale lavoro quello stesso anno (cosa che feci nel giugno del 1990), ma soprattutto perché io stesso ardevo dal desiderio di svelare il mistero celato dietro quel personaggio, accettai volentieri.
Ovviamente sapevo come era nato Drizzt, dato che era avvenuto nel mio ufficio (quello del mio normale lavoro). E sapevo anche quando aveva visto la luce, ossia nel luglio del 1987, immediatamente dopo che la mia proposta di scrivere Le Lande di Ghiaccio era stata accettata e poco prima che io iniziassi effettivamente a scrivere il libro. Questo è sicuramente uno dei più bizzarri episodi della mia carriera di scrittore. Sapete, quando iniziai a scrivere la mia richiesta di proposta, i Fogotten Realms non erano nulla più che un prototipo e un singolo romanzo, ossia l’eccellente “Darkwalker on Moonshae” scritto da Doug Niles. Quando la TSR mi chiese di scrivere un libro sui Reami, mi inviarono tutto ciò che avevano a disposizione, che consisteva appunto di… “Darkwalker on Moonshae”. Dunque, iniziai a credere che le Isole Moonshae fossero i Forgotten Realms. Beh, le Moonshae non sono un luogo molto grande e una narrazione epica che si svolgesse in quella regione a quel tempo avrebbe dovuto almeno menzionare la storia e i personaggi nel meraviglioso libro di Doug. Entusiasmato dalla possibilità di poter lavorare con Doug Niles, ma non volendone sicuramente rubare i personaggi, giunsi ad un compromesso che avrebbe previsto di utilizzare Daryth dal libro di Doug per introdurre l’eroe del mio libro, ossia Wulfgar, figlio di Beornegar, delle tribù barbariche.
Quando in seguito scoprii l’effettiva dimensione ed estensione dei Reami e mi venne detto che la TSR non voleva condividere i personaggi (come avevano fatto con Dragonlance), fui davvero sollevato e ciò fu la fine della cosa, almeno per un certo periodo.
Perché poi la proposta venne accettata e in quella chiamata al telefono, durante la quale Mary Kirchoff mi disse che avrei scritto il secondo romanzo sui Forgotten Realms, mi venne ricordato che, ora che avevamo ambientato il libro a miglia di distanza dal luogo dove si svolgevano gli eventi di quello di Doug, avevo bisogno di un nuovo compagno per Wulfgar. Le assicurai che mi sarei occupato della cosa e sarei pervenuto a qualcosa la settimana successiva.
Rispose “No, Bob”, parole che mi sembra di sentire troppo spesso dai miei editori. “Non capisci. Sto per partecipare ad una riunione per far approvare questa proposta proprio ora. Ho bisogno di un compagno.”
Sulla base della mia ingenuità (stupidità) dovuta al fatto che non fossi mai stato parte del mondo editoriale, risposi “Ora?”
Lei abbastanza autocompiaciuta rispose “Proprio ora.”
E fu allora che accadde. Non so come, non so perché. Risposi semplicemente “Un drow.”
Poi iniziò una pausa seguita da una risposta dal tono leggermente esitante “Un elfo oscuro?”
Risposi dicendo “Sì” diventando più fiducioso mentre il personaggio cominciava ad avere una forma più definita nella mia mente. “Un drow ranger.”
La pausa questa volta si rivelò più lunga, poi, in un tremolante sussurro, probabilmente dovuto al dover andare a riferire ciò ai pezzi grossi visto l’andamento del suo tono, “Qual è il suo nome?”
“Drizzt Do’Urden di D’aermon N’achezbaernon, Nona Casata di Menzoberranzan.”
“Puoi fare lo spelling?”
“Assolutamente no.”
“Un drow ranger?”
“Sì.”
Chiese “Drizzit?”.
La corressi (per la prima di 7.3 milioni di volte) dicendo “Drizzt,”.
L’editrice sconvolto accettò dicendo “Okay”, probabilmente pensando che in seguito mi avrebbe fatto cambiare idea.
Ma ovviamente non ci riuscì e, in verità, questa cosa è un testamento a Mary Kirchoff, lei permetteva al creativo che aveva assunto di creare ciò a cui aveva pensato e aspettava di vederne i risultati prima di troncare la cosa (il che non è mai accaduto).
Dunque così nacque Drizzt. L’ho mai utilizzato nel corso di un’avventura? No. Esiste qualcuno sul quale l’ho basato? No. È semplicemente nato, inaspettatamente e con poco tempo per pensarci. Dopo tutto inizialmente si supponeva fosse solamente un personaggio di supporto, una creatura curiosa con un carattere particolare. Sapete, un po’ ciò che Robin è per Batman oppure ciò che Kato è per Green Hornet.
Ovviamente le cose non andarono in quel modo. Il primo capitolo che scrissi per “Le Lande di Ghiaccio” vedeva Drizzt correre attraverso la tundra per poi subire l’imboscata di uno yeti. Tempo di essere arrivato a pagina 3 lo sapevo per certo.
Drizzt era la star dello spettacolo.
Dunque ero pronto per sedermi ed iniziare a scrivere il prequel, per narrare la storia di questo drow ranger e di come sia diventato il personaggio che abbiamo incontrato ne La Trilogia delle Lande di Ghiaccio. Volevo che fosse un qualcosa di diverso, qualcosa di più intenso e personale, ma, poiché amo descrivere l’azione, soprattutto le scene nelle quali si svolgono le battaglie, non volevo scrivere i libri nella sua prospettiva in prima persona. Dunque mi venne l’idea di quegli estratti che Drizzt scrive come anteprima di ogni sezione del libro e penso di aver ricevuto più lettere su questi che su qualsiasi altra cosa io abbia mai scritto messa assieme.
Inoltre, e cosa abbastanza da aspettarsi, emersero alcune contraddizioni mentre la storia prequel di Drizzt iniziava a prendere forma. Come avesse acquisito la pantera, persino la sua età, come descritta ne Le Lande di Ghiaccio, non sembravano sposarsi bene alla realtà della sua precedente esistenza. Decisi di fare in modo che questi tre libri, La Trilogia degli Elfi Oscuri, non fossero totalmente influenzati da ciò che era accaduto prima, dunque se studiate la cosa attentamente, potrete vedere che alcuni dettagli minori sono cambiati nelle successive stampe di “Le Lande di Ghiaccio.”
Suppongo che ciò sia appropriato poiché questa storia, che presto arriverà a contare undici libri, quattro storie brevi, e tanto altro, sembra avere una propria vita, sembra essere un qualcosa che cresce (e non sempre nelle direzioni alle quali avevo pensato) e che cambia. Pensavo fosse morta e sepolta, giunta al capolinea, e invece, respira ancora più forte che mai.
Dunque talvolta eseguo dei ritocchi perché alla fine voglio che l’intera opera sia coerente e credibile (ovviamente nel contesto del genere fantasy). Forse in seguito, se faremo un analogo omnibus de La Trilogia delle Terre Perdute, aggiungerò dei nuovi estratti di Drizzt per dare una visione più profonda degli eventi legati a quel periodo della sua vita.
A prescindere da tutto il resto, la semplice verità è che ho scritto questa storia per una ed una sola ragione: volevo raccontarla. Volevo che le persone la apprezzassero.
Spero che per voi sia così.
R.A.Salvatore
Hahaha, "presto saranno undici libri..."
Che fantastico viaggio che è stato. Grazie per aver camminato lungo questa strada insieme a me."
Link all’articolo originale: http://www.enworld.org/forum/content.php?5891-Here-s-The-Drizzt-Do-Urden-Conception-Story
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Stirpi dello Stregone V

Stirpe Elementale
Oggi analizzeremo un'altra stirpe con più possibilità di scelta, oltre al primo caso di multiple mutazioni Sangueselvaggio! Daremo un'occhiata alla Stirpe Elementale, alla variante Primitiva e a una variante speciale per Stregoni dell'acqua chiamata Acqua Vitale (ndt: Lifewater)!
L'elementalismo è sempre stata una parte prominente delle pratiche mistiche sia nella finzione che nel mondo reale. Potrei andare avanti per ore a parlarvi del significato degli elementi e di come definiscano (e, a volte, limitino) certe pratiche magiche, ma lo vedremo più approfonditamente quando analizzeremo il mago elementalista. Per ora ci limiteremo a dare un'occhiata a questa Stirpe. Tutte e quattro le versioni potrebbero essere il risultato di una esposizione ad energie elementali o alla connessione con una creatura animata da esse, spesso non un genio. Ma non pensate che ciò sia limitato agli esterni: ogni creatura con il sottotipo elementale potrebbe essere un progenitore di questa Stirpe. Immaginatevi uno stregone della terra volante che discende da un gargoyle, ad esempio, o una madre che è a mala pena riuscita a sopravvivere ad una battaglia con una melma magmatica che dà alla luce un elementalista del fuoco.
La variante Primitiva sembra ottenere potere direttamente dal nucleo di queste forze elementali e, quindi, si basa direttamente sugli elementali. Invece, gli Stregoni dell'Acqua Vitale sviluppano una mutazione che permette loro di incarnare l'acqua come elemento curativo e purificante.
Gli incanti offerti da questa Stirpe variano leggermente in base all'elemento che viene scelto dallo stregone: quelli da danno infliggeranno sempre il tipo associato al nostro elemento (acido per la terra, fuoco per il fuoco, elettrico per l'aria e freddo per l'acqua). Il resto degli incanti che vengono garantiti permettono allo stregone di assumere la forma di un elementale o di evocare queste creature, arrivando persino a convocare interi battaglioni con gli incanti più forti.
Le tecniche imparate da questi stregoni ruotano attorno all'agilità, alla forza e alla resistenza di ogni elemento, permettendo loro di potenziare i propri incanti. La Magia della Stirpe permette loro di manipolare le energie nocive dei loro incanti, consentendo loro di scegliere tra lanciare l'incanto normalmente o convertirlo al loro elemento. La mutazione Primitiva, invece, mette in risonanza l'energia degli incanti del proprio elemento, permettendo allo stregone di infliggere danni maggiori. Infine, la variante Acqua Vitale usa la risonanza con gli incanti legati al freddo e all'acqua per generare una piccola fonte di cure, garantendogli delle scorte extra di vitalità che può condividere con i suoi alleati. 
Canalizzando il proprio elemento, questi stregoni possono colpire gli altri con semplici proiettili di energia, che gli forniscono una piccola scorta di attacchi per quando dovessero finire i loro incanti.
Naturalmente, diventano anche parecchio resistenti ai danni del proprio elemento, con una tolleranza crescente man mano che avanzano di livello.
Canalizzando poteri sempre più grandi, questi elementalisti innati possono scaricare delle potenti esplosioni di energia elementale, devastando i propri nemici. Ma questo non è altrettanto vero per le varianti Sangueselvaggio. I Primitivi, infatti, infondono i propri seguaci con il potere del proprio elemento, proteggendoli da esso e usandolo per fargli infliggere danni extra. Invece, gli stregoni dell'Acqua Vitale possono evocare un torrente di acqua infusa con essenza curativa, aiutando chiunque si trovi in mezzo ad esso a guarire da diverse condizioni debilitanti.
Mentre crescono con il loro potere, i loro corpi iniziano a muoversi come se fossero degli elementali, garantendo una velocità di volo agli stregoni dell'aria, velocità di scavo a quelli della terra, una maggior velocità a quelli del fuoco e agilità nelle profondità per quelli dell'acqua.
Infine, il corpo di questi stregoni diventa tanto del loro elemento quanto è di carne, modificandogli l'anatomia interna in modo che non possa essere più sfruttata per ottenere un vantaggio contro di loro, oltre a renderli totalmente immuni al proprio elemento.
Volete mischiare una costruzione da danno diretto con delle evocazioni e delle trasformazioni? Questa è la Stirpe che fa per voi. Sarete specializzati nell'infliggere danni e nel punire i vostri nemici da lontano, ma avrete anche la possibilità di andare in mischia in forma elementale per dare supporto al resto del gruppo, focalizzandovi sul danneggiare e intrappolare i vostri nemici.
Siate pronti a modificare tutto ciò in una costruzione basata sulle convocazioni per la variante Primitiva e di supporto per l'Acqua Vitale. Non dimenticatevi di selezionare incanti diversi, così che la Magia della Stirpe "principale" trovi il maggior numero possibile di utilizzi.
La personalità dei vari elementi è tanto varia quanto lo sono essi stessi: la bruciante passione del fuoco in opposizione alla calma del mare, la resistenza della terra in opposizione all'effimera natura dell'aria. Tristemente, non ci sono stati aggiornamenti di questa Stirpe per permetterle di abbracciare elementi come il metallo, il legno e il vuoto, ma con una piccola operazione di reskin potrete usare facilmente altre opzioni (la Stirpe Verdeggiante per il legno, ad esempio).
Pochi penserebbero ai locathan come creature pericolose fuori dall'acqua, ma evidentemente non hanno mai visto i loro stregoni dell'Acqua Vitale in azione. Avvolti da strane auree di acqua curativa, questi stregoni alternano gli attacchi condotti ai nemici con incantesimi di ghiaccio ai torrenti curativi che rilasciano sugli alleati, supportando i propri guerrieri sia sulla costa che in profondità.
Quando un rinoceronte apparentemente composto da fuoco e fumo è apparso al banchetto, seguito dal proprio padrone che ha subito assunto in una torreggiante forma ardente, è stato chiaro che qualcuno voleva lanciare un messaggio ai nobili della colonia Taldred: smettetela di camminare nei territori delle salamandre. Non è chiaro se questa minaccia possa essere evitata contrattando o se lo scontro sia inevitabile.
Derbra, una kasatha forte tanto quanto un esercito, non impugna nessuna arma e non indossa nessuna armatura. Invece, usa il potere della terra per intrappolare e indebolire i propri nemici, prima di trasformarsi in una enorme figura di ossidana dotata di quattro braccia, che usa i propri pugni taglienti per colpire con forza e velocità. Non si sa, però, perché faccia da guardia al Passo Tulmuv. Ciò che è certo è che la rotta commerciale che lo attraversa sta iniziando a collassare, così come l'economia locale.

Stirpe Fatata
Belle, scherzose, capricciose e letali. Le fate sono questo e altro ancora. Sul limite tra fantasia e realtà, questi esseri sono natura di sogni... e incubi.
Che sia per una relazione di sangue o per il contatto con la magia fata, oggi analizzeremo quegli stregoni che sono stati infusi con la magia del Primo Mondo, il reame delle fate o comunque lo chiamiate nella vostra ambientazione.
Non solo gli stregoni Fatati hanno ereditato parte della scaltrezza di questi esseri, ma hanno anche la tendenza a preferire incanti che confondono e ingannano sopra ad ogni altra opzione. Inoltre, l'origine del loro lato fatato può essere tanto varia da permettergli di sviluppare diversi tratti fisici come prova del loro potere.
Oltre alle manifestazioni fisiche, esistono anche delle variazioni mutanti. Mentre la Stirpe comune è legata alle fate come categoria più ampia, la variante Silvana implica una maggior connessione alla natura stessa e al modo in cui gli esseri fatati sono legati ad essa. La mutazione delle Fate Oscure, invece, ottiene i propri poteri dal lato più pericoloso e sadico delle fate, in particolare alle unseelie, le fate della corte oscura, ammesso che questa distinzione esista nella vostra ambientazione. In ogni caso, i Sangueselvaggio delle Fate Oscure potrebbero essere particolarmente pericolosi, o almeno più chiaramente malevoli, ammesso lo siano.
Gli stregoni Fatati sono pieni di trucchi: i loro incanti gli permettono di utilizzare le piante attorno a sé come trappole o trasporti, colpire la mente e il corpo dei nemici, tradire i loro sensi, fargli attraversare muri senza porte o persino di cambiare la loro forma in base ai loro capricci.
L'agilità è la parola chiave con questi stregoni e le loro tecniche innate riflettono questo fatto, rendendoli maestri nell'evitare gli attacchi.
Inoltre, sono abili nel combattimento a distanza e nelle conoscenze sulla natura, e possono far uso della loro potente magia per lanciare incanti istantaneamente, lasciandogli il tempo di lanciare altro dopo poco tempo.
La Stirpe "base" ha una Magia della Stirpe molto potente, che aumenta l'efficacia degli incanti di compulsione, potenziando gli incanti di dominazione e quelli che inducono comportamenti. La mutazione delle Fate Oscure, invece, canalizza queste energia attraverso delle maledizioni, rendendole più difficilmente resistibili. Con un tocco, la Stirpe standard può causare delle risate maniacali nei propri nemici, impedendogli di agire.
La variante Silvana non guadagna né la Magia della Stirpe né questo tocco, ottenendo un legame con un animale, che la servirà come un fedele compagno e aumenterà il proprio potere a pari passo con lo stregone. La variante delle Fate Oscure scambia, inoltre, Tocco d'Ilarità con un'altra abilità, che confonde i sensi dei propri nemici, intrappolandoli con il proprio fascino.
Come se fossero degli incantatori basati principalmente sulla natura, questi stregoni hanno delle abilità soprannaturali che permettono loro di muoversi attraverso il sottobosco naturale senza venirne minimamente intralciati. Come molte fate, questi stregoni tendo ad essere veramente elusivi, svanendo dalla vista. A questo fine, sviluppano una riserva di energia magica che devolvono proprio a replicare tale scopo per un breve lasso di tempo. Questa magia è talmente potente che le attività più violente non la distruggono, nonostante sia di durata limitata.
La magia che viene usata da questi stregoni ha veramente il potere delle fate, dato che cerca di trovare sempre una scappatoia. Proprio per questo i loro incanti possono superare le resistenze magiche dei loro nemici con maggior facilità. La variante Silvana, invece, usa la naturale predisposizione delle fate a cambiare la propria forma per trasformarsi in piccoli esseri simili a fate alate, ottenendo la capacità di volare con delle ali insettiformi, ma delle dimensioni molto più piccole.
All'apice del loro potere, tutte le versioni di questa Stirpe entrano veramente in contatto con la loro natura fatata, diventando pienamente fatate, ottenendo la loro naturale resistenza alle ferite (ma con la vulnerabilità al ferro freddo), l'immunità alle tossine e una connessione alla natura tale che gli animali non si comportano in maniera ostile a meno che non vengano spinti dalla magia. Infine, guadagnano persino l'abilità di attraversare il reame delle ombre, percorrendo grandi distanze prima di riemergere.
Volete costruire uno stregone truffaldino che fa uso di depotenziamenti e incanti di controllo, oltre ad avere un personaggio difficile da colpire? Questo è l'archetipo che fa per voi. La variante ordinaria può tenere i nemici occupati con compulsioni di ogni genere, quella Silvana permette di ottenere un compagno animale e una mobilità aggiuntiva, mentre la mutazione delle Fate Oscure blocca i nemici con gli incantamenti e li danneggia con fastidiose maledizioni. Costruite il vostro personaggio in modo da tenere i vostri nemici troppo occupati per attaccare voi e i vostri compagni, mentre vi preparate ad ucciderli!
Come detto precedentemente, la grande varietà delle fate significa che questi stregoni potrebbero avere ogni genere di tratti: straordinaria bellezza come le ninfe o i loro cugini, tratti animali o vegetali e così via. Come vengano affetti dalla loro natura fatata è molto interessante: si comportano come quest'ultima richiede o sono piuttosto maledetti da essa, agendo normalmente sebbene siano costantemente al centro di strani eventi?
Malasa Satyrsong è una maestra delle sue magie fatate, abbastanza forti da renderla simile ad un esemplare femminile di fauno o satiro, con la sua maestria sulla magia del suono come aggiunta ai suoi trucchi che la rende tanto letale quanto irritante. Di recente, ha dissotterrato l'ascia di guerra, chiedendo il ritorno di un potente artefatto magico, un cerchietto della sua madre deceduta.
Rimpicciolendosi fino a dimensioni minuscole e volando su ali sottili, Ilyse è una gnoma con un obiettivo. Nessuno potrà entrare a Boscotetro finché il suo padrone non farà ritorno ed è disposta a fare ogni cosa per scacciare i propri nemici, eliminando gli avversari più persistenti conducendoli con l'inganno tra le fauci del proprio compagno, una lumaca gigante chiamata Doofus.
Tutti credevano che fosse posseduta o maledetta durante la sua gioventù, Menefar è stata visitata da chierici e preti di ogni genere, mentre i suoi genitori tentavano di curare la sua "condizione". Questo ha fatto covare rancore alla ragazza e quando è stata raggiunta da un quickling, che le ha spiegato la vera natura dei suoi poteri, è immediatamente diventata capace di usarli per scappare, alterando le menti attorno a sé e punendo coloro che non obbediscono con delle maledizioni. Il suo confidente quickling è deliziato da tutto ciò: questa adolescente sta diventando sempre più simile alle unseelie la cui presenza corrompe il suo sangue ogni giorno che passa.

Stirpe Ghoul
Le Stirpi degli stregoni hanno un infinito potenziale di variazione, soprattutto con l'inclusione degli stregoni Sangueselvaggio o Sanguemisto. Ma, occasionalmente, una particolare deviazione da una Stirpe più basilare è talmente diversa, anche se ancora collegata, da creare la propria Stirpe.
Questo è il caso della terza delle opzioni che andremo ad analizzare oggi.
La maledizione del cannibalismo che affligge i malati da febbre del ghoul e i risultanti non morti a volte trasmettono parte dei loro tratti ai bambini con potenziale magico, corrompendoli con una forma simbolica di questa malattia della non morte. Come questo sia successo (una madre in cinta che viene morsicata o che soccombe alla febbre del ghoul, un incontro casuale con i non morti affamati e così via) varia da persona a persona, ma non si può negare il retaggio ghoul di questi stregoni, che li rende diversi dai meno specifici incantatori con la Stirpe Non Morta.
Infatti, molti diventano figure ricurve, con un andamento quasi simile a quello dei quadrupedi, diventano innaturalmente magri, possiedono una lunga lingua o dei denti affilati e hanno persino una pelle pallida, quasi simile a quella di un cadavere. Non importa l'esatta origine o l'apparenza, non c'è niente che possa negare la loro natura sinistra, persino se essi stessi tentano di scacciarla.
La magia che questa Stirpe offre ai suoi possessori è una selezione di incanti che controllano le energie della non morte, della fame assillante o persino della terra come simbolo di sepoltura. Con essa, questi stregoni possono indebolire i propri nemici, maledirli con una voracità senza fine, risucchiare la vita, spaventare, muovere la terra e persino rivoltarla contro i propri nemici, intrappolare questi ultimi nel terreno, manipolare i morti, irradiare una presenza maligna o persino emettere urla tali da "spegnere" la vita.
Gli viene, inoltre, un certo talento per certe abilità e tecniche, potenziando soprattutto i loro attacchi con la magia, facendoli diventare potenti guerrieri, capaci di lanciare incanti mentre combattono con facilità grazie ai segreti della morte e della necromanzia, e, nel caso diventino veri e propri ghoul, anche l'abilità di scavare tunnel.
La loro Magia della Stirpe permette ai loro incanti necromantici di risucchiare la vita per saziare sé stessi, permettendogli di usare degli incanti per guarirsi mentre i loro nemici e le loro vittime avvizziscono davanti ai loro occhi.
Come un ghoul, le unghie di questi stregoni sono affilate e resistenti, capaci di squarciare i loro nemici. Più tardi, riescono persino a portare con loro la magia paralizzante dei loro progenitori. Se diventano ghoul, questo potere viene incanalato attraverso i loro artigli naturali, rendendo più difficile resistergli. Le loro carni, inoltre, si rafforzano, diventando dure come cuoio e rendendo così più difficile ferirli, oltre a fornirgli una resistenza al freddo, entrambe qualità che crescono con il tempo.
Incanalando la fame eterna del loro sangue ghoul, questi incantatori possono lanciarsi in una furia omicida, attaccando con grande vigore e voracità, mentre i loro artigli vengono innaffiati dal sangue dei loro nemici. Controllano la terra attorno a loro, che gli ricorda le tombe: essi possono passarle attraverso con facilità spiazzante, usando persino la loro energia per curarsi, ammesso siano completamente interrati. All'apice del loro potere, questi incantatori diventano veramente simili a ghoul e ghast, ottenendo parecchie immunità, come quella al freddo, alla paralisi, al sonno e ai danni non letali. Inoltre, non hanno più bisogno di mangiare, ma possono ancora divorare la carne, se così desiderano. Infine, esalano un terribile odore, simile a quello dei ghast, potenziato dalla loro magia per essere persino più potente.
Volete un necromante che si focalizza sui depotenziamenti, sulla guarigione personale e sui danni necromantici, con l'utilità extra data dalle resistenze e dalla mobilità nel sottosuolo? La loro Stirpe ha certamente tutto questo. L'aggiunta sinergica con la naturale paralisi dei ghoul e la loro malattia la rende persino adatta a dei veri non morti. Costruite il vostro personaggio per depotenziare e usare vari incanti necromantici, con una selezione di altri incanti per essere più versatili. Alternativamente potete lanciarvi in mischia sfruttando i vostri artigli e la vostra velocità, selezionando dei potenziamenti per diventare particolarmente letali.
I Ghoul sono probabilmente uno dei non morti con cui è più semplice coabitare, visto che per la maggior parte del tempo si limitano a sfamarsi con i corpi in decadimento. Dei ghoul abbastanza civilizzati potrebbero persino sopravvivere per decenni o secoli sfamandosi solamente con i corpi dei condannati o di quelli abbandonati. Di conseguenza, questa Stirpe potrebbe essere comune quanto la Stirpe Non morta. Ma, questo è lo scenario migliore, dato che molti ghoul sono stati lontani dalla civilizzazione per troppo tempo, o spesso erano individui spregevoli già da vivi, e spesso son ben contenti di uccidere i viventi e farli marcire, piuttosto che lavorare al loro fianco.
Il nome di Langnarr, il Magiatore di Uomini, è stato tutto meno che dimenticato e i resti del serial killer cannibale sono stati interrati in una cripta senza marchi. Ma l'assassino simile ai ghoul non riposa in pace, essendosi trasformato in una di queste creature mentre si trovava nella tomba. E' diventato furioso dopo aver scoperto che un matrimonio è stato celebrato inconsapevolmente nell'anniversario del suo primo omicidio: il ghoul potenziato dalla magia pianifica un modo per far ricordare agli invitati alla festa il suo nome.
Molto prima che il Re Argenteo unisse la Costa del Crepuscolo sotto al suo araldo, le caverne di Hungast erano la casa di colonie di ghoul, che proliferavano tra la decomposizione e il marciume. Oggigiorno essi hanno risposto alla chiamata del sovrano, scambiando oggetti mistici potenziati con la loro particolare magia della morte per i cadaveri dei criminali. Il Re Argenteo gli ha dato il permesso di avere voce sul corpo di chiunque commetta un crimine contro di loro, quindi è meglio tenere gli occhi aperti in aree infestate dai ghoul.
Venire cresciuta dalla tua madre ghoul non è un metodo per iniziare in maniera semplice la tua vita. Persino ottenere del cibo commestibile diventa complesso quando tua madre ha iniziato a dimenticare il sapore della carne non appartenente ai cadaveri, lasciando la propria figlia vivente sola per ogni necessità. Ma per qualche miracolo e il salvataggio da una carovana di passaggio, Mila Gravekin è riuscita a sopravvivere fino all'età adulta, anche se con qualche cicatrice, ereditando il potere dei morti affamati. Provare a trovare la sua via in mezzo alla civiltà non è una sfida semplice, ma con i giusti amici potrebbe trovare la felicità.

Link agli articoli originali:
http://dailycharacteroption.tumblr.com/post/119057722015/class-feature-friday-elemental-bloodlineprimal
http://dailycharacteroption.tumblr.com/post/123163026700/class-feature-friday-fey-bloodlinesylvan-and
http://dailycharacteroption.tumblr.com/post/131321963160/class-feature-friday-ghoul-bloodline-sorcerer
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Waterdeep: Il Furto dei Dragoni esce il 24 Gennaio in italiano

Waterdeep: Il Furto dei Dragoni, la versione in lingua italiana di Waterdeep: Dragon Heist distribuita da Asmodee Italia, ha finalmente una data di uscita: si tratta del 24 Gennaio 2019. Come precisato sul sito ufficiale della Asmodee Italia, comunque, è importante ricordare che queste date possono essere soggette a modifiche, nel caso in cui la Asmodee dovesse subire eventuali contrattempi.
Per chi tra voi non la conoscesse, Waterdeep: Il Furto dei Dragoni è un'Avventura per PG di livello 1-5 ambientata interamente nella famosa città di Waterdeep, presso i Forgotten Realms, e incentrata sulla caccia ad un tesoro nascosto. All'interno del supplemento sono presenti regole speciali pensate per giocare a campagne ambientate in una zona urbana. Ancora non è noto il prezzo del supplemento.
Ecco qui, invece, la descrizione ufficiale pubblicata dalla Asmodee Italia sul suo sito ufficiale:
Dungeons & Dragons - Waterdeep: Il Furto dei Dragoni
Il celebre esploratore Volothamp Geddarm ha bisogno di voi per completare una semplice missione. Da quella missione, però, ha inizio una corsa sfrenata attraverso i quartieri di Waterdeep, alla scoperta di una diabolica trama che coinvolge alcune delle figure più influenti della città. Una grandiosa scorribanda urbana vi attende. Misurate la vostra abilità e la vostra spavalderia contro nemici che non avete mai affrontato prima, e che la caccia ai dragoni abbia inizio!
Lingua: italiana
Data di uscita: 24 Gennaio 2019ù

 
Per ulteriori informazioni sull'avventura, potete leggere l'articolo che abbiamo scritto ai tempi dell'annuncio ufficiale da parte della WotC:
 
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Il prossimo Arcani Rivelati riguarderà l'Artefice e uscirà a Febbraio

Il prossimo Arcani Rivelati di D&D 5e uscirà a Febbraio e riguarderà il tanto atteso Artefice, la Classe specializzata nell'utilizzo e nella creazione di oggetti magici per potenziare le proprie capacità. A farcelo sapere è direttamente l'account ufficiale Twitter di D&D, il quale ci chiede di avere un poco di pazienza ancora in modo di dare il tempo ai designer di concludere le correzioni alle regole.
Queste le dichiarazioni ufficiali:
"Il prossimo Arcani Rivelati sarà rilasciato a Febbraio e sarà l'Artefice! Grazie per la vostra pazienza mentre ci prendiamo questo mese per finirlo!
 
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L'utilità della filosofia... e non solo

Sesbassar

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Introduzione

In questi giorni Facebook mi ha ricordato di uno stato pubblicato da una pagina che seguo, e mi ha fatto parecchio riflettere (di nuovo) su un tema a me caro, l'utilità della filosofia. Vi pubblico una immagine dello stato della pagina in questione (questo è invece il collegamento diretto allo stato😞

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Traduzione per i non-anglofoni: "Quando qualcuno dice che la filosofia è inutile, fate molta attenzione a ciò che dicono dopo: molto probabilmente sarà qualche filosofia che non vogliono veder criticata".

Questa simpatica rimbeccata, è buon cibo per il pensiero, ed è primariamente una critica dei pensieri espressi da persone come Stephen Hawking (che definì "morta" la filosofia nel suo "Il grande disegno"). Il rifiuto della filosofia si basa su ciò che la filosofia è, oppure su un'idea distorta che si ha della filosofia? La filosofia è solo una speculazione fine a sè stessa, o prende anima dalla realtà? Purtroppo nella nostra temperie culturale siamo soliti pensare alla filosofia in modo settoriale (come per qualsiasi altra disciplina), e quindi se pensiamo alla filosofia, spesso ci vengono in mente le filosofie: filosofia della scienza, del diritto, dell'arte, della morale... Si è persa un po' la funzione unificante della filosofia, di quella che era considerata la filosofia prima, cioè la metafisica. Questo ha degli strascichi, anche per come viene considerata la filosofia oggi dai nostri contemporanei (scienziati e non). Partiremo con alcune considerazioni, su alcune idee che sono entrate nel grande fiume del pensiero condiviso inconsciamente dalla popolazione, per poi esplorare quello che invece può essere un antidoto a questa filosofia anti-filosofica.


Positivismo, Hume e... Paolo Flores d'Arcais?

L'avvento delle scienze empiriche da Galileo in poi, ha segnato un punto di non ritorno per l'essere umano: a volte questa svolta si determina come un'euforia per gli enormi traguardi compiuti, a volte come un'ubriacatura da adolescenti che scoprono per la prima volta l'alcool. Tuttavia, è indubbio che l'avvento delle scienze empiriche abbia cambiato totalmente il modo in cui guardiamo il mondo, e questo vale per tutti, credenti, non credenti, filosofi, non filosofi. Alcuni tra i filosofi hanno cercato di spiegare questo nuovo mondo, tenendo conto di questa rivoluzione non solo scientifica, e infarciti di amore per queste nuove forme di conoscenza sono giunti ad affermare addirittura che è l'unica forma di sapere affidabile (in diverse maniere).
David Hume (1711-1776) è uno dei filosofi della scienza più citati a riguardo, per quella che è la sua teoria della conoscenza, e della conoscenza scientifica in particolare. Per Hume tutti gli oggetti passibili di ricerca o ragionamenti umani appartengono a due tipi: le relazioni tra idee, e i dati di fatto (Ricerca sull'intelletto umano, sez. IV, parte I). Le prime sono le scienze matematiche, i secondi sono invece le percezioni che abbiamo delle cose, e in via teorica, secondo Hume, il contrario di ogni dato di fatto è sempre possibile. Quindi l'astrazione matematica, e la ricerca empirica sono le uniche fonti di sapere per Hume. Questa visione positivista della realtà (chiamata Hume's Fork, dagli addetti ai lavori, che si può tradurre come "forchetta di Hume") è senz'altro seducente, è semplice, chiara (per lo più), e ha il vantaggio di catalogare in modo efficace la ricerca umana. Cosa si può odiare di un'idea del genere? Non saprei, forse il fatto che è auto-contraddittoria. Infatti la cosiddetta "forchetta di Hume" non è nè una relazione tra idee, nè un dato di fatto: il buon Edward Feser lo scrive meglio di me, "'l'affermazione che 'tutto ciò che è oggetto della ragione o della ricerca umana' sono o dovrebbero essere problemi di 'analisi concettualì o delle scienze naturali non è in sè nè una verità concettuale nè una proposizione della quale troverete, o potrete trovare, la benché minima prova nelle scienze naturali. Bensì è una proposizione metafisica, esattamente come quelle che uno Scolastico potrebbe affermare, differenziandosi da queste solo nell'essere auto-contraddittoria" (Scholastic Metaphysics, 28).
Eppure psicologicamente parlando è allettante, soprattutto per l'uomo moderno/contemporaneo, accettare acriticamente questa affermazione metafisica, ubriacati come siamo dai risultati indubbi delle scienze naturali.
Il filosofo nostrano Paolo Flores d'Arcais dà una versione personale di questo genere di biforcazione, riprendendo un altro concetto particolarmente amato da Hume, che è quello di probabilità. In "Atei o Credenti?" presenta come uniche fonti di sapere certo (inteso in senso probabilistico appunto) le scienze "dure" e la logica (Atei o Credenti?, 8). Purtroppo come il suo padre filosofico, anche Flores d'Arcais non risolve il problema di base di questo tipo di affermazioni: se le uniche fonti di sapere certo sono le scienze e la logica, questa affermazione (che non è nè scientifica nè di per sè logica) ma è un presupposto metafisico, che tipo di certezza ci dà? Seguendo il suo stesso principio, dovrebbe questa certezza (anche probabilisticamente intesa) essere pari a 0. Particolare come un amante della scienza e della logica caschi in un'auto-contraddizione così palese. Il problema ovviamente non sta nel pensiero di Flores d'Arcais, ma in generale nel positivismo di stampo humeano. Se proprio si volesse salvare questo genere di affermazioni (e questa è una delle critiche di Feser), si dovrebbe ampliare il concetto di "logica", o di "relazioni tra idee", in modo così ampio, da includere in esso praticamente tutti i sistemi di pensiero con una coerenza interna... e oplà, ecco rientrare dalla finestra la metafisica (e con essa anche la teologia però!) cacciata dalla porta.

 

L'addio al positivismo e la ricerca di senso

"E va bene Devid, ma alla fine sono problemi di lana caprina, a chi vuoi che interessi...". Beh, se fossero soltanto problemi autoreferenziali sinceramente me ne fregherei, ma non è così. Perché quello che i vari "Hawkins" e i "Flores d'Arcais", vogliono contrabbandare con questo disprezzo per la metafisica (o per la filosofia tout-court) non è tanto l'amore per la scienza: qualsiasi persona dotata di un minimo di buon senso ama la scienza, la scienza è una mega figata. Quello che invece vogliono mettere ben in chiaro è che la vita non ha un senso (ed è questa la "filosofia" che non vogliono veder messa in discussione), perché le domande di senso principali possono trovare risposta con le scoperte scientifiche (così dicono loro), o ricorrendo al caso (l'amore per la probabilità...). E in questo frangente storico c'è una precisa ragione per cui parliamo tantissimo di diritti e pochissimo di doveri, ed è proprio per questo divorzio tra la realtà e il suo senso, tra la ragione scientifica e la metafisica, tra la libertà e la responsabilità. Tutte queste cose sono correlate molto da vicino: se la realtà non ha un senso, non c'è un ideale a cui tendere, se non costruito ad arte, e se la ricerca (anche legittima) del riconoscimento dei propri diritti, non è parimenti legata ai doveri che da essi derivano (e i quali prendono la loro ragione d'esistere proprio nel contesto della nostra ricerca esistenziale di avvicinamento all'ideale), il primo capro che sacrifichiamo sull'altare è proprio quello del senso. Ci troviamo con una vita spoglia di motivi per essere vissuta, che non siano la semplice inerzia, la conservazione della specie.
Adesso, io non so quale elemento sia causa dell'altro, non so se è stata l'ubriacatura scientifica a provocare la ricerca di senso verso altri lidi che poi l'hanno distrutta, o se è un problema soltanto contemporaneo, per cui siamo sensibili più alle rivendicazioni di diritti, che non ad assumerci le nostre responsabilità, per cui perdiamo di vista anche la creazione di sistemi di senso derivati dal prendersi cura (perché questo è avere la responsabilità di qualcosa o qualcuno); non so se è un serpente che si morde la coda, un circolo vizioso tra i due elementi (progresso scientifico + perdita di senso / rivendicazione dei diritti + rinuncia alle responsabilità).
Cerco però di farmi un'idea a riguardo, e ultimamente ho "scoperto" (per così dire) uno psicologo canadese, tale Jordan Peterson, che pur essendo giunto alla ribalta per questioni correlate marginalmente a questo discorso, ha in realtà discusso ampiamente di questo tema, e cioè la ricerca di senso. Quello che trovo interessante del discorso che fa Peterson (potete vedere diversi suoi video su questo argomento, alcuni anche molto brevi), è che i sistemi religiosi, e io ci aggiungerei anche i grandi sistemi metafisici, hanno dato tantissimo all'umanità proprio sotto questo versante, quello del senso, i quali fanno (tra le altre cose) ricordare agli esseri umani le responsabilità delle proprie azioni, il perché agire in un certo modo, o agire in generale, di fronte alle difficoltà della vita (Peterson ne parla ampiamente nel secondo capitolo di Maps of Meaning). E questa è una domanda alla quale non possiamo rispondere nè con le scoperte scientifiche, nè con la logica (la quale è un mero strumento). Gettando la ricerca filosofica, la ricerca di senso (e il linguaggio simbolico ad essa correlato poi, sarebbe da aprire un discorso anche solo di questo), dal balcone, ci siamo trovati sprovvisti di strumenti per affrontare la vita in modo unitario, e la frammentazione della nostra società è un indice proprio di questo abbandono: se ognuno lotta per il riconoscimento dei propri diritti, chiudendosi alle richieste altrui, e alle responsabilità (proprie o di altri!) che da tali diritti derivano, ogni uomo diventa un'isola a sè.

 

Conclusione - non buttiamo il bambino con l'acqua sporca

Ok, il positivismo non mi piace, e il cuore di esso è auto-contraddittorio. Però questo non significa che si debba ripudiare le scienze per questo. Quando facciamo filosofia, dobbiamo tenere in considerazione ciò che del mondo dicono le scienze, non solo per i loro indubbi risvolti pratici, bensì per evitare di sconfinare nel loro dominio, e dire semplicemente sciocchezze. Come anche gli scienziati dovrebbero essere più cauti a parlare in modo assoluto quando espongono le loro ricerche scientifiche più simili, come campo di ricerca, a quelle che sono le domande esistenziali. Si dovrebbe evitare di mescolare filosofia e scienza, o per lo meno, farlo in modo consapevole, coscienti di ciò che si dice di derivante dai fatti, e ciò che si dice come presupposto metafisico. Anche perché, a conti fatti, non possiamo non avere una metafisica di riferimento (che sia materialista o spiritualista).
Parte della sfiducia nei confronti delle scienze oggi è a mio parere da imputare proprio a questo: quando lo scienziato troppo ardito si inoltra in supposizioni metafisiche di stampo hawkinsiano, che non può in alcun modo scientifico provare, e fa appello al proprio status di scienziato per dimostrare la sua autorità a riguardo di ciò che scientifico non è, non sta in realtà facendo un servizio alle scienze, perché la ricerca di senso è così connaturata all'uomo, che esso può tranquillamente mandare al diavolo le scienze, se queste gli vengono proposte in antitesi alla ricerca di senso; invece è vero il contrario, cioè che proprio le scienze si nutrono di questa ricerca di senso, quindi questo anticorpo dello spirito umano che rigetta il becero materialismo deterministico (a ragione o torto) per mantenere una visione unitaria del reale, se si vede proposta la scienza come necessariamente foriera del suddetto materialismo, rischia di combattere anche ciò che di buona essa ha in una reazione auto-immune dalla portata catastrofica.



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Le parti migliori di questo discorso sarebbero meravigliose se fossimo nei decenni finali del '700, comunque stimolanti se fossimo a fine '800, e immagino che sono state sicuramente sviscerate da decine di intellettuali di retroguardia nel '900. Alternativamente, sarebbe un buon discorso se fossimo adolescenti. Quindi evito di controbattere su quasi ogni cosa che hai detto ad eccezione della controindicazione del positivismo - che ricordo già William James, classe 1842, metteva al centro della sua depressione -  e ti risparmio un papiro abnorme di critiche tediose. 

 

"Tenere in considerazione quello che dice la scienza" be' buona fortuna a fare speculazioni metafisiche tenendo in considerazione tutto quello che sa oggi dell'Universo la fisica contemporanea:

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Alternativamente ci si può buttare su quella che è veramente la filosofia del nostro tempo, ma senza avere allucinate presunzioni metafisiche. 

Spoiler

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A parte alcuni dettagli mi trovo in accordo, come spesso accade quando si critica il positivismo.

Altra puntualizzazione: i diritti sono tali se sono per tutti, altrimenti sono privilegi.

7 ore fa, Lord Karsus ha scritto:

"Tenere in considerazione quello che dice la scienza" be' buona fortuna a fare speculazioni metafisiche tenendo in considerazione tutto quello che sa oggi dell'Universo la fisica contemporanea

In che modo potrebbe essere fatto un lavoro sensato altrimenti?

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Se la metafisica è la ricerca del 'senso' e la fisica la spiegazione dei modi, non c'è una necessità di collegarle. Molti modelli fisici ugualmente validi nei loro rispetti ambiti d'utilizzo, che possono o no anche contraddirsi - non sul piano delle previsioni, certo - in merito all'interpretazione del mondo, non contengono in essi alcuna informazione utile a comprendere il 'senso delle cose', a meno che non vi si costruisca sopra una metafisica, appunto, con pretese piuttosto forti. E se io fossi un filosofo (ma sono un fisico) non darei per scontato l'esistenza di una particella elementare puntiforme solo perché è un buon modello fisico-matematico di come certi oggetti non diversamente noti rispondono agli urti.

Il fatto che, per esempio, l'atomismo sia stato indagato come modello possibile per il mondo anche molti anni prima della 'scoperta' degli atomi è possibile che sia incidentale, o che dipenda da qualche somiglianza nel modo in cui sono state condotte le diverse indagini che hanno portato al medesimo (che poi ci sono meno somiglianze di quello che vorremmo) risultato. Con questo non sto dicendo che 'gli atomi non esistono', sto dicendo che dovremmo fare attenzione a cosa intendiamo per esistere, e non sto dicendo che la filosofia non può essere uno strumento d'indagine accettabile, solo che non dovrebbe indagare la scienza.

Tornando al positivismo, io stesso mi oppongo alla sua presenza nel modo di ragionare di tanti scienziati e pensatori scettici 'laici', perché è vero che si stanno mescolando ambiti di indagine che non si sovrappongono in modo banale, ma si sfiorano continuamente e spesso divergono anche. Dawkins è una persona che non sopporto, tanto per nominare qualcuno, per come si approccia alla conoscenza banalizzando molte questioni complesse, ma contemporaneamente non ritengo posizioni come quella di Hawking del tutto problematiche, perché quando afferma che si può spiegare l'universo senza ricorrere a Dio, dice qualcosa di sensato: ovvero che è possibile dare una spiegazione del mondo rinunciando a porsi certe domande.

Il che si riallaccia al problema della morte della filosofia (all'interno della società) e al rapporto di ciò con positivismo, empirismo e compagnia bella. Il modo di ragionare che si evolve dal pensiero scientifico è un procedere per problemi e soluzioni, con teorie predittive e verificabili. È un modo di procedere efficacie, ma arbitrario. Nello scegliere quali schemi di ragionamento adottare siamo ciechi, arriviamo ad un punto nella costruzione di una teoria (che sottolineo ancora è sempre un modello più o meno efficacie o attendibile, non è mai vera) in cui è necessario porre degli assiomi. Questa stessa affermazione può essere messa in discussione in quanto si autogiustifica in qualche modo. È un assioma essa stessa. Ma non posso fare a meno in un ragionamento logico di adottare qualche logica, per l'appunto, e se il mio obiettivo è giustificare la costruzione di una logica sono incastrato (vedi gente come Gödel). Ecco perché la filosofia della logica è sana e utile, per esempio, permette di risolvere (circa) problemi come questo, che sono una bella gatta da pelare se vogliamo comunicare in termini accettabili da tutti.

Ma la metafisica o l'ontologia che ruolo hanno? Come ogni forma di scienza (nel senso di disciplina di ricerca formalizzata, rigorosa) costruiscono modelli. Il punto qui è che si sta cercando di ottenere un modello che non solo sia predittivo, ma anche vero. L'uomo moderno è maestro della falsificazione, e accetta come vero (provvisoriamente) tutto ciò che non sia stato falsificato, ma che strumenti abbiamo per verificare un modello? Non soltanto le sue previsioni, ma il modello stesso?

Quest'ultima domanda ha molte risposte possibili. La mia opinione è che non ne abbiamo, perché non possiamo liberarci di alcuni pregiudizi di fondo dati dalla nostra esistenza in una precisa forma in un preciso contesto (una sorta di analogo del principio antropico) e dal fatto che pensiamo in un certo modo e non altri.

Alla luce di queste obiezioni, anche non formulate in modo compiuto e ben argomentate, ma che comunque non possono essere ignorate del tutto, mi viene in mente di mettere in dubbio (e non solo a me) la pretesa di qualunque teoria (non solo scientifica) di non essere soltanto predittiva ma vera, e non sto inventando lo scetticismo oggi.
In un certo senso questa non è neppure una posizione filosofica, quanto piuttosto un modo di procedere nella filosofia e nel pensiero in generale. Uno strumento di indagine, posto in fin dei conti come assioma (ci risiamo).

E allora dove sta lo spazio per dare un 'senso' al mondo, evitare il vuoto, l'apatia, la mancanza di ideali, il rifiuto dei doveri, dell'etica e tutte le cose spaventose per cui hai dato la colpa ai positivisti? Nella fede. Non necessariamente nella fede tradizionale. Io sono ateo e non posso che riconoscere che il mio ateismo è un atto di fede, e sulla base di questo (essere un ateo e uno scettico) io avrò diversi metri per giudicare il mondo dai tuoi o da quelli di un pensatore cattolico, per esempio, o positivista. Ma dobbiamo trovare un linguaggio che metta tutti d'accordo, e qui ancora può (e deve) operare la filosofia (anche la metafisica).

Detto questo la crisi di valori in cui siamo caduti ha cause piuttosto contingenti, e accusare i positivisti o il pensiero scientifico di questa crisi generale è una bella caccia alle streghe da parte tua. Ti invito soltanto a valutare come in realtà la maggioranza delle persone comuni non sia veramente dotata di adeguate basi scientifiche e si lasci influenzare in maniera negativa da divulgazione sensazionalistica, populismi, teorie prive di fondamento non solo scientifico (manco falsificabili, figuriamoci stare a chiederci se sono vere o meno), e che questa stessa gente un centinaio di anni fa fosse guidata non da illuminate letture di Hegel, ma al più dal Vaticano, dai partiti politici, o semplicemente da valori tradizionali che (quelli sì) sono stati messi in discussione (sai com'è, la crisi degli ultimi stati monarchici, la caduta di un paio di grossi imperi, due guerre mondiali, il conflitto economico-poilitico-filosofico tra i movimenti di derivazione comunista e il capitalismo nascente, l'inizio e la fine dell'imperialismo e la globalizzazione e anche, ma non solo, il conflitto tra la scienza e non la filosofia, ma la religione, e poi tutti i problemi del mondo di oggi, la sovrappopolazione, i cambiamenti climatici, la gestione dei rifiuti, il dibattito sull'alimentazione sostenibile...) mentre si scontravano con problematiche concrete e facilmente percepibili nella vita di tutti i giorni.

E in tutto questo caos, la costruzione di un'etica razionale adatta al periodo storico corrente, che tenga conto di tutte le opinioni, della filosofia, della scienza, delle religioni, di tutti gli imperativi (e gli assiomi) che abbiamo accumulato negli anni per definire e proteggere l'umanità sta richiedendo tempo e stenta a farsi sentire, sono enormi gli sforzi per conciliare correnti di pensiero non sempre conciliabili, e ancora maggiori quelli per far sì che le formule trovate arrivino a tutti e vengano accettate (o contestate in modo sano).

Potrei continuare ma direi che ho scritto abbastanza.

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Grazie mille del tuo contributo Brillacciaio, questo genere di risposte era proprio il motivo per cui ho scritto l'articolo. Evidentemente dissentiamo su alcuni punti, e potrei controbattere ad alcuni punti che emergono dalla tua risposta, però sarebbe ingeneroso, visto che ho già scritto a sufficienza, e l'articolo serviva forse più a me per schiarire le mie idee a riguardo. Risposte come la tua aiutano appunto a raffinare le idee, quindi ti ringrazio ancora per la risposta civile e misurata.

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19 ore fa, shalafi ha scritto:

A parte alcuni dettagli mi trovo in accordo, come spesso accade quando si critica il positivismo.

Mi piacerebbe leggere delle tue idee "metafisiche" (in senso proprio, ma anche allargato). Se un giorno avrai tempo e voglia di scrivere qualcosa, lo leggerò volentieri.

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Ho letto tutto. E ho fatto una fatica notevole (sto anche lavorando, ma non è una scusa).

"Conosco la metà di voi solo a metà e nutro per meno della metà di voi metà dell'affetto che meritate"
Sostituite le parole CONOSCO con CAPISCO e AFFETTO con AMMIRAZIONE. 
Formulerete quello che più o meno ho pensato mentre leggevo. 

Non ho capito nulla della risposta di Lord Karsus, e ho riletto alcuni passaggi di quella di Brillacciaio, capendo poco più di nulla.
Però mi pare che voi le abbiate fagocitate e comprese.
Ho dovuto googlare parecchi riferimenti che avete fatto per capire di cosa stavate parlando, ma soprattutto ho dovuto rallentare la velocità di lettura per comprendere i periodi grammaticali senza perdermi di continuo.
Tralasciando gli usus scribendi di ognuno, che non sono un problema perchè basta un piccolo sforzo mentale per comprenderli, è difficilissimo capire quello che avete scritto se non si è un addetto ai lavori o un appassionato in materia (Brillacciaio ha scritto di essere un fisico, di voialtri non so nulla ma penso rientrerete nelle due categorie sopracitate).
Io sono architetto e non mi sono mai addentrato nei vari campi che avete citato, se non durante le lezioni di filosofia al liceo, peraltro considerandole noiosissime. Forse sarà stata colpa della mia insegnante, perchè mi rendo conto che ogni volta che si scrive/parla di filosofia il mio interesse viene stimolato fortemente.

E qui ritorno al mio problema iniziale: la comprensione.

Ho scritto questo post perchè non penso di essere il solo a leggere e provare a capire, fallendo. Da quel che ho capito Sesbassar apprezza leggere idee e commenti, e da qui è chiaro il perchè hai scritto questo post: un confronto.
Io però mi sento tagliato fuori dal confronto stesso. Ho capito poco e niente.

In conclusione mi verrebbe da chiedervi di esporre le vostre idee utilizzando (passatemi il termine) meno vocaboli in "filosofese" per semplificare la vita a chi legge.
Mi rendo conto che se siete abituati ad usare un modo di parlare/scrivere con il quale siete a vostro agio e ci sono persone che lo comprendono, la domanda che vi potreste porre è: "perchè lo dovrei fare?". Però sarebbe un confronto più ampio, credo. Magari no, per svariati motivi. Ma magari si.

🙂
 

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Fezza, hai perfettamente ragione a chiedere di semplificare laddove possibile, tieni conto però che semplificare eccessivamente porta inevitabilmente a annacquare il discorso, oltre un certo livello bisogna comunque fare la fatica di capire i concetti, e in questo internet aiuta tantissimo, perché ti può far trovare un sacco di informazioni in pochissimo tempo, per aver chiaro il contesto. In questo senso sono contento che il mio post ti abbia portato a googlare parole, persone, concetti, perché per quanto tu mastichi poco il linguaggio specifico, è proprio questo il modo per cominciare 😉

Ora, non posso riscrivere daccapo tutto semplificando (laddove possibile), semplicemente perché non ne ho il tempo, ho rosicato un paio di ore per buttare giù delle idee che avevo in mente, ma ho pochissimo tempo libero per studiare/scrivere, ed è uno dei motivi per cui non posso più permettermi di partecipare spesso (come facevo anni fa) a discussioni filosofiche.

Purtroppo ti devo lasciare forse con dei punti di domanda, in caso leggi con calma, facendo le tue ricerche, e se vorrai/avrai tempo, rispondi pure. Tanto il post non scappa 😛

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Provo a tradurre il messaggio iniziale in linguaggio colloquiale. Semplificherò e sopratutto stringerò al massimo. Spero comunque di centrare il problema.

La Scienza ha un sistema solido per costruire affermazioni generali (o universali) che riescano a fare previsioni sui fatti futuri.

Però molte persone affermano che La Scienza sia l'unico sistema per determinare cosa sia vero e cosa no.

Ecco, la loro posizione è (tra le altre cose) extra scientifica, perchè non è verificabile con nessun metodo scientifico. Si tratta di un'affermazione "metafisica" non basata su nessun presupposto verificabile. La si può prender per buona solo come "atto di fede".
Inoltre dire "soltanto la scienza può dirci cosa è il Vero" sarebbe come scrivere col pennarello blu "soltanto le scritte rosse sono vere". Non so se mi spiego.

 

 

NB (devo chiarire queste cose per me stesso, o mi viene l'orticaria)

"La Scienza" non esiste. Esistono le scienze, con metodi diversi.
I metodi di valutazione sono discutibili. 
Le previsioni funzionano, ma si possono ignorare i risultati, fino a un certo limite, pur mantenendosi in ambito scientifico.
Per ogni ambito esistono teorie diverse che spiegano ugualmente bene i fenomeni, la scelta su quale considerare valida è spesso basata anche su motivi "estetici".

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Poi già che ci sono doppio posto ed esprimo un mio parere personale su una questione tangente.

Che storia è questa dell'utilità? Migliaia di persone che blaterano dicendo che la filosofia è inutile.
Poniamo per un secondo che sia vero.
Poniamolo. 

Quindi? 

I Girasoli di Van Gogh che utilità hanno? L'Antologia di Spoon River che utilità ha? Il Tome of Battle che utilità ha? Il Ratto di Proserpina che utilità ha?

Smetto con gli esempi e concludo: il criterio di utilità è valido quando si acquista un oggetto, non quando si valutano le discipline poiché in quei casi la fruizione estetica riveste un ruolo non marginale.

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@Sesbassar

Premessa: sono uno storico, che ha per un po' di anni frequentato anche la facoltà di psicologia e che ha studiato al liceo scientifico. In parole povere sono un umanista con una solida base scientifica o, meglio, sono un umanista il cui pensiero ha ricevuto un grande apporto, oltre che da quelle umanistiche, dalle materie matematico-scientifiche. Insomma, sono uno di quei forse abbastanza rari casi di mix disciplinare....tanto che per il mio modo di pensare non è possibile prescindere dalla collaborazione tra le varie discipline di studio per poter comprendere la realtà.

 

Ottima inserzione, molto interessante. 😉
Condivido del tutto l'idea che la Filosofia meriti ancora oggi pieno riconoscimento, non solo per il prezioso ruolo avuto nel nostro passato, ma anche e soprattutto per la sua ancora attuale e innegabile utilità per lo sviluppo del pensiero umano. Finché l'uomo sarà in grado di pensare, inevitabilmente farà filosofia. Perché, contrariamente a quello che molti scienziati cercano di affermare, non tutto il pensiero intellettuale è scientifico e non solo il pensiero scientifico è utile al progresso della conoscenza umana.

Condivido pienamente, inoltre, la condanna al positivismo.
Basta dire che per i positivisti discipline come la storia e la psicologia non erano scienze, in quanto le loro conoscenze non erano considerate sperimentabili empiricamente (non puoi vedere con i tuoi occhi com'era il medioevo, non puoi percepire concretamente i pensieri di un'altra persona). Non casualmente, invece, oggi diverse discipline umanistiche come la storia e la psicologia sono considerate a pieno diritto scienze, in quanto ad esse si applica il metodo scientifico, mentre si è finalmente accettato il fatto che non è scienza solo quel campo di studi che restituisce dati che lo sperimentatore può valutare con precisione grazie solo alla sua esperienza diretta. Tanto che, paradossalmente, pure le cosiddette scienze dure possiedono i loro casi di studio basati sull'incertezza: la Fisica Teorica fa costantemente analisi matematico-scientifiche su fenomeni che probabilmente non potrà mai osservare direttamente e su cui, dunque, potrebbe non avere mai certezza assoluta; la branca della matematica conosciuta come Teoria del Caos (consiglio la lettura del romanzo Jurassic Park per chi desidera averne una infarinatura di base) studia per sua stessa definizione l'imprevedibilità dei sistemi complessi, accettando pienamente l'idea che questi ultimi possano essere conosciuti e previsti solo nella sfera delle probabilità; e stesso problema della Teoria del Caos ce l'ha la più celebre Statistica, disciplina matematica che si basa sul calcolo delle probabilità e che, dunque, non potrà mai essere davvero certa che quello che prevede si realizzerà (basta notare come spesso i sondaggi politici sbaglino a descrivere la realtà elettorale di un paese).

Detto questo, ritengo (magari ho capito male io certi passaggi) che ci siano alcuni difetti di fondo nel tuo ragionamento su alcuni punti, "errori" che ho visto commettere a molti. E' solo la mia opinione, non sei obbligato a concordare. 😉

  • La ricerca di un senso della realtà è sicuramente una cosa preziosa, ma attenzione: solo perchè si sente il desiderio di trovare un senso e, riflettendo, se ne trova uno grazie a una tesi filosofica, non significa che la realtà poi abbia davvero quel senso. E' giusto non arrendersi all'idea che il mondo sia insensato o che non ci sia ragione per cercare un significato, ma anche il fatto di voler attribuire ad ogni costo un determinato senso alla realtà può essere un grave errore. Non poche persone, infatti, commettono lo sbaglio di appiccicare alla realtà un significato solo perchè ne sentono il bisogno o solo perchè quella teoria "sembra incastrarsi così perfettamente". Non è un errore che commettono solo filosofi e teologi, ovviamente, ma anche gli scienziati con le loro belle teorie. E' fondamentale cercare un senso...ma non bisogna presupporre alcuna risposta e, piuttosto, è necessario prepararsi all'idea di essere in errore. Sempre. E' solo così che il pensiero umano si evolve.
     
  • Dal tuo discorso (ripeto, potrei sbagliare) mi sembra trasparire un errore commesso da molti, ovvero il considerare il concetto di scienza pensando solamente alle scienze naturali (fisica, matematica, chimica, astronomia, biologia, ecc.). Nel tuo discorso, infatti, sembri parlare del mondo scientifico come di un settore totalmente pratico, incentrato solamente sull'analisi concreta della realtà, ovvero di quella sola porzione di mondo empiricamente dimostrabile. Per questo credo tu parli di un mondo scientifico che si è disinteressato della ricerca di un senso delle cose. Sembra, dunque, che - come molti fanno -  tu ti sia dimenticato dell'esistenza delle scienze sociali, molte delle quali studiano proprio il senso che l'umanità attribuisce al mondo. L'Antropologia studia le culture umane e, dunque, il modo in cui l'umanità nei secoli ha percepito o percepisce ancora il mondo attorno a sè, come la valuta, come lo interpreta, come lo descrive; la Storia vuole comprendere ogni aspetto dell'esistenza umana, cercando di capire perchè l'uomo ha agito e agisce in certi modi (e il perchè delle azioni dell'uomo è stabilito anche dal senso che l'uomo attribuisce alla realtà); la Psicologia studia il pensiero umano e i modi in cui le persone percepiscono sè stesse e il mondo che li circonda; e così via. Attenzione, insomma, a non commettere tu un errore paradossale: finire intrappolato nella visione positivista della scienza, dimenticando di considerare che la scienza di oggi non è solo rivolta allo studio dei fatti concreti, pratici, matematici, ma anche alla ricerca della comprensione della realtà umana (ovvero quel significato di cui tu parlavi). 😉
     
  • L'idea che Filosofia e Scienza non si pestino più i piedi tra loro, secondo me, non solo è impossibile, ma nemmeno auspicabile. Parlando di filosofie, infatti, se c'è che una cosa che la storia ha ampiamente dimostrato nei millenni è che l'esistenza è lotta costante: ogni cosa è in costante lotta con tutto il resto del mondo, per sopravvivenza o affermazione; anche se può sembrare un processo crudele, è la lotta ciò che consente il progresso, perchè costringe all'evoluzione e al perfezionamento. Scienza e Filosofia saranno sempre in lotta fra loro, perchè vivono del medesimo campo di studi: la comprensione della realtà che ci circonda. Studiando la stessa cosa prima o poi si trovano inevitabilmente costrette a rivaleggiare, a litigare per dimostrare chi ha ragione, a lottare per mantenere il controllo sulla loro fonte di sussistenza, ovvero il loro campo di studi. Ed è un'ottima cosa che sia così. E' questo tipo di concorrenza che costringe le due discipline a perfezionarsi, a tirare fuori nuove idee e a contribuire nel far progredire la conoscenza umana. Anzi, entrambe le discipline sono preziose, perchè l'una contribuisce a rispondere alle incognite lasciate aperte dall'altra. Pretendere che le due discipline evitino di infastidirsi tra loro, invece, significa solo rischiare che - pur di non invadere il campo dell'altra - esse smettano di essere in grado di far progredire la conoscenza. La storia ha ampiamente dimostrato, infatti, che nel tempo alcune discipline possono aiutare a trovare nuove risposte in campi che altre discipline ritenevano già definitivamente spiegate. Le discipline di studio DEVONO pestarsi i piedi tra loro e, se possibile, magari anche collaborare tra loro per consentire all'uomo di sviluppare ancora meglio la sua comprensione del mondo.
Modificato da SilentWolf

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Possiamo anche dirci che le scienze umane sono scienze come la fisica. 

Però direi che è innegabile che si possano costruire macro categorie di scienze, dividendo per differenze metodologiche, in modo da ottenere una partizione in cui non vi siano insiemi che contengono sia scienze "dure" o che "morbide". 

Oltre a questo, quando la gente usa il termine scienza in modo colloquiale, non sta decisamente riferendosi alla Storia. Con tutto il rispetto, eh. 

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Ho letto tutto e, a parte l'intervento di Karsus che mi ha colto un po' alla sprovvista (non diversamente dai suoi tipici interventi ma è comunque discretamente confuso e apparentemente a sproposito) ho apprezzato molto questa discussione. Effettivamente, durante tutto il periodo che è andato dalla mia adolescenza all'ingresso nell'età adulta mi sono interrogato su questi argomenti, soprattutto per il mio percorso di studi, ovvero Fisica Teorica. 

Da un lato, mi sento di concordare con Brillacciaio quando dice:

Il 18/10/2018 alle 15:53, Brillacciaio ha scritto:

Detto questo la crisi di valori in cui siamo caduti ha cause piuttosto contingenti

e con il succo della sua argomentazione seguente, anche se io i positivisti li lascerei in mezzo comunque. In effetti, a mio parere, molta della anti-scienza che si vede adesso (no-vax ma anche no-economia o no-molte cose), a mio parere, è nato proprio dalla troppa fiducia e ottimismo nella scienza che si è generato: infatti, l'uomo medio, non scienziato, non ha i mezzi molto spesso per distinguere una affermazione effettivamente scientifica da un'altra, ma dato che gli è stato inculcato in testa che la Scienza è la portatrice della verità si trova in difficoltà quando due tizi con il camice da laboratorio e la scritta scienziato sul cartellino si contraddicono. A quel punto potrebbe autonomamente tentare di determinare quale delle ipotesi sia veramente scientifica e falsificabile oppure se scegliere quella che gli sembra lo sia ed è migliore per lui (quella che gli da la risposta facile, quella rassicurante ecc...).

A mio parere, il problema della mancanza di senso ha molte cause fra cui, appunto, anche il troppo positivismo. Ma a mio parere la principale è sicuramente lo sfaldarsi dell'etica sotto i colpi del cambiamento che è in atto da circa trent'anni con una rapidità inaudita. Basta pensare che trent'anni fa c'erano ancora i blocchi comunista e capitalista, i viaggi in aereo erano solo per i ricchi, i computer erano delle cose fiche che usavano alla NASA e internet ancora praticamente non esisteva, figurarsi i cellulari. La precedente rivoluzione tecnica, che ha portato anche una grossa rivoluzione sociale e culturale, è avvenuta con la rivoluzione industriale, ma si è spalmata su circa 150-200 anni ed è stata molto meno "rivoluzionaria". 

In questo senso, mi sento ottimista: prima o poi riusciremo a ricostruire l'etica e a ritrovare un senso! 😄

Il 20/10/2018 alle 13:13, SilentWolf ha scritto:

Tanto che, paradossalmente, pure le cosiddette scienze dure possiedono i loro casi di studio basati sull'incertezza:

Solo per dire che non è esattamente così, ma ora non riesco ad argomentare bene. In caso nel pomeriggio faccio un doppio post per elaborare meglio, ma questo è un po' un modo per dire di non aver capito come funzionano le cose di cui parli.

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Tutta questa discussione è totalmente inutile, probabilmente ci sono libri e libri di filosofia della scienza e sociologia che sviscerano ogni singola frase presente in questa discussione, vecchi di cinquant'anni o più (invece La sindrome dell'età dell'oro, i "nani sulle spalle di giganti", i "si stava meglio quando si stava peggio" sono ovviamente eterni)

 

@Sesbassar consiglio: lascia stare quella dannata scrittura articolazione dei concetti Neoplatonica (che se poi esaggeri finisci come Heidegger... tre settimane fa stavo scrivendo un post su (contro) Heidegger sul mio blog, poi mi sono rotto le palle di scrivere perché mentre scrivevo mi venivano in mente altre cose e ho cancellato tutto, lol) e, se vuoi suscitare interesse per la filosofia (stringi e stringi mi sembra che è questo il senso del tuo post), modifica proprio appunto quello stile di scrittura che da duecento anni viene letto e abbandonato dopo quattro righe da generazioni e generazioni di studenti (e a buon ragione), e viene usato dal resto degli "eletti" (sostanzialmente nevrotici intelligenti (ma poi neanche top tier)) come inespugnabile, deviata tattica linguistica

 

Ad esempio potresti approfondire: 

- Scrittura Pulp (es. Joe Lansdale)

- Movimento della scrittura "a telecamera" di Mark Twain e compagnia bella

- Poesia: qui vabbe' puoi spaziare; per dirtene uno Pessoa (poco fa vidi il Faust, è veramente un libro straordinario, pur essendo filosofico)

- Scrittura postmoderna, 

- Stile intimista

- etc.

tutta roba mille volte più interessante

 

 

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49 minuti fa, Lord Karsus ha scritto:

Consiglio: lascia stare quella dannata scrittura articolazione dei concetti Neoplatonica (che se poi esaggeri finisci come Heidegger... tre settimane fa stavo scrivendo un post su (contro) Heidegger sul mio blog, poi mi sono rotto le palle di scrivere perché mentre scrivevo mi venivano in mente altre cose e ho cancellato tutto, lol) e, se vuoi suscitare interesse per la filosofia (stringi e stringi mi sembra che è questo il senso del tuo post), modifica proprio appunto quello stile di scrittura che da duecento anni viene letto e abbandonato dopo quattro righe da generazioni e generazioni di studenti (e a buon ragione), e viene usato dal resto degli "eletti" (sostanzialmente nevrotici intelligenti (ma poi neanche top tier)) come inespugnabile, deviata tattica linguistica. 

Ad esempio potresti approfondire con: 

Spoiler

- Scrittura Pulp (es. Joe Lansdale)
- Movimento della scrittura "a telecamera" di Mark Twain e compagnia bella
- Poesia: qui vabbe' puoi spaziare; per dirtene uno Pessoa (poco fa vidi il Faust, è veramente un libro straordinario, pur essendo filosofico)
- Scrittura postmoderna, 
- Stile intimista
- etc.

 

Ecco, praticamente è quello che ho chiesto nel mio post.
Mi sono permesso di ridurre ai minimi termini le parti che ho trovato inutili ai fini del messaggio.

Siamo andati OT rispetto a quello che interessava a Sesbassar... ma nemmeno tanto secondo me.
I concetti filosofici sono troppe volte espressi con quella scrittura che ha citato Lord Karsus ed è secondo me il fallimento più grande della filosofia stessa: troppa fuffa e poca sostanza.
In poche parole nun se capisce 'n càzzo. 

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33 minuti fa, Lord Karsus ha scritto:

consiglio: lascia stare quella dannata scrittura articolazione dei concetti Neoplatonica (che se poi esaggeri finisci come Heidegger... tre settimane fa stavo scrivendo un post su (contro) Heidegger sul mio blog, poi mi sono rotto le palle di scrivere perché mentre scrivevo mi venivano in mente altre cose e ho cancellato tutto, lol) e, se vuoi suscitare interesse per la filosofia (stringi e stringi mi sembra che è questo il senso del tuo post), modifica proprio appunto quello stile di scrittura che da duecento anni viene letto e abbandonato dopo quattro righe da generazioni e generazioni di studenti (e a buon ragione), e viene usato dal resto degli "eletti" (sostanzialmente nevrotici intelligenti (ma poi neanche top tier)) come inespugnabile, deviata tattica linguistica

Consiglio: lascia stare questa dannata scrittura (super) elaborata (piena) di (molte) parentesi e incisi (che non (servono) a niente) perché (non si) capis(ce) niente.

🤣🤣🤣🤣🤣🤣

Comunque, tornando a questo 

4 ore fa, smite4life ha scritto:

Solo per dire che non è esattamente così, ma ora non riesco ad argomentare bene. In caso nel pomeriggio faccio un doppio post per elaborare meglio, ma questo è un po' un modo per dire di non aver capito come funzionano le cose di cui parli.

Nessuno dei tre esempi che citi presenta le caratteristiche che rendono le scienze umane (la Storia per esempio) diverse dalle altre. Le scienze umane (come la sociologia, per esempio) sono ancora diverse ma ne parleremo dopo.

In particolare, la Statistica è un campo di studio ben diverso dagli altri due, che invece si occupano di cose incerte, ma lo fanno in modo certo. La Statistica, d'altra parte, è il modo, quindi non è una scienza di suo! Non sono sicuro che il concetto sia comprensibile così, perciò provo a spiegarlo meglio:

Quando faccio Statistica sto cercando un linguaggio che mi permetta di farlo nel modo che mi permetta di avvicinarmi (e quindi comprendere) di più la realtà quando non ho il pieno controllo delle variabili che la descrivono (nel qual caso utilizzerei l'algebra e l'analisi per farlo). In questo senso, però, la Statistica è (come la Matematica su cui è basata) molto rigorosa. Tanto da non essere nemmeno più una Scienza (come non lo è la Matematica) ma più che altro un linguaggio: un set di regole che definiscono relazioni (grammatica) fra elementi (lessico) esattamente alla pari dell'Algebra o dell'Italiano. Diventa scienza ciò che poi fai utilizzando la statistica come strumento per descriverla (citando il tuo esempio sulle elezioni: sto facendo della sociologia / demografia utilizzando la statistica). 

La Teoria del Caos, invece, è un modo per studiare alcuni fenomeni molto complessi (come, fra le altre cose, la metereologia) e che soddisfino un determinato tipo di dinamica. La combinazione di questi due fattori fa si che il sistema sia molto sensibile alle condizioni iniziali e quindi due replicazioni dello stesso fenomeno, passato un certo tempo, appaiano molto diverse una dall'altra anche se inizialmente erano quasi uguali. La Teoria del Caos utilizza risultati molto avanzati di Matematica e di Statistica (i due linguaggi, di cui sopra) per descrivere queste tipologie di fenomeni nel tentativo di, seppure per natura impredicibili, avere delle stime di comportamenti del sistema nel futuro che possano aiutare a comprenderlo. Un esempio sono appunto le previsioni meteo: una incertezza di pochi decimi di punto percentuale sulla misura dell'umidità dell'aria, per dire, dopo qualche ora potrebbe far si che la mia predizione (basata su un dato iniziale sbagliato di poco) si sia evoluta in qualcosa di completamente diverso dalla realtà. 

La Fisica Teorica (con cui tu suppongo ti riferisca alla Fisica teorica ad alte energie, è un errore comune trascurare le altre branche della fisica teorica), infine, è una cosa ancora diversa: si occupa di qualcosa che non è osservabile direttamente e dunque a priori non sarebbe nemmeno Scienza. Lo diventa quando si modifica il focus e si passa dal cercare di descrivere un fenomeno non sperimentabile al trovarne le conseguenze che invece sono osservabili direttamente: se io possiedo una scatola nera, posso fare delle ipotesi sul suo funzionamento interno, ma a meno di aprirla l'unico modo che ho per capire se le mie ipotesi sono corrette è predire come il contenuto nella scatola interagisca con l'esterno secondo il mio modello e confrontarlo con l'interazione che effettivamente osservo.
In effetti, attualmente, fra i teorici delle alte energie il gruppo più numeroso è quello che si occupa, data una teoria, di ideare proprio questi esperimenti di confronto con la realtà, calcolando i valori di ciò che la teoria prevede per determinati fenomeni che si possono osservare e confrontarli poi con l'esperimento. Anche in questo caso entra in gioco la Statistica come linguaggio, perché di nuovo non si conoscono tutti gli elementi che entrano nel fenomeno della misurazione e dunque il valore misurato potrebbe essere affetto da errore. In questo caso, la Statistica fornisce tecniche per confrontare comunque il valore calcolato con ciò che viene misurato.

Infine, le Scienze Sociali sono Scienza nel momento in cui utilizzano un linguaggio scientifico per esprimere i loro concetti, ovvero ad esempio la Statistica, dato che questo rende le loro affermazioni immediatamente falsificabili (e quindi adeguate ad essere studiate con metodo scientifico). Molte altre Scienze Umane, però, non hanno questo tipo di linguaggio (o almeno non è così maturo) su cui fare affidamento, dunque per quanto il metodo di studio sia sicuramente rigoroso sono più difficili da categorizzare come Scienza (quantomeno nei confronti delle scienze dure, da cui come nota shalafi sono essenzialmente diverse).

 

PS: si, lo so che è un WoT, ma essendo una risposta a Silent non potevo esimermi! 🤣🤣🤣🤣🤣

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smite lascia stare come scrivo io che sono un cazzòne, cambio 'sto registro postmoderno e in flusso, ha rotto; adesso faccio il poeta! 😎 grazie del "la Matematica non è Scienza, è un linguaggio", non lo sapevo

 

Tienili veramente in considerazione! Dato che scrivi di Magic, adesso mi è venuto in mente che es. nel flavor di Magic è spesso presente quello stile Pulp che ti dicevo che usa sarcasmo sadico, iperboli ironiche, apoftegmi, etc. specie carte rosse e nere. Oppure l'altra roba che ti dicevo, linguaggi più comunicativi, più memorabili, più utili... uno scrittore romano disse che gli studenti non bisogna riempirli, ma accenderli (ma in bocca al lupo ad accendere qualcuno alla spiritualità a meno che non sei disposto e in qualche modo in grado di procurargli un trauma infantile).

 

Tra l'altro quei sistemi estremisti ("metafisici") sono un'arma a doppio taglio anche per chi è predisposto. Da un lato ti supportano, dall'altro li usi costantemente e non ne vieni fuori. Una trappola in cui più sei forte a dimenarti con la tua intelligenza, più sei intelligente, e più sprofondi. 

Per non parlare dell'orizzonte degli eventi: quando hai investito troppo pensiero per tirarti indietro, il tuo pensiero diventa immobilizzato da una forza schiacciante qualsiasi informazione esterna viene perduta all'interno del tuo sistema omogeneo. "Noi consigliamo [...] di non leggere libri di filosofia o di iscriversi a Filosofia"... parlo per esperienza. Evitiamo i buchi neri.

(Naturalmente si può pensare che la predisposizione ad affidarsi ad un sistema metafisico sia democratica, così come si è liberi di pensare che la terra sia piatta)

 

Ultima cosa poi mi levo dal càzzo: mi sembra banale dire che non serve la metafisica o la religione per avere un senso nonostante si sia atei e positivisti (basta che ci sia assenza di informazione, e il positivismo è distante miliardi di anni luce dal fornire qualsiasi informazione, e questo è un discorso da positivista: mi riferisco cioè a tutto ciò che è (pseudo)casuale; l'informazione "costa"). Basta avere un obiettivo: per esempio, un nemico, una malattia, un sogno...

Saluti

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Scusate se rispondo solo ora, ma in questo periodo non ho avuto tempo. 😅
E scusate il Wall of Text, ma mi trovo a dover rispondere a due post su un tema stra-complicato ( @smite4life in questo campo ti batto comunque). 😄

Il 20/10/2018 alle 14:13, shalafi ha scritto:

Possiamo anche dirci che le scienze umane sono scienze come la fisica. 

Però direi che è innegabile che si possano costruire macro categorie di scienze, dividendo per differenze metodologiche, in modo da ottenere una partizione in cui non vi siano insiemi che contengono sia scienze "dure" o che "morbide". 

Oltre a questo, quando la gente usa il termine scienza in modo colloquiale, non sta decisamente riferendosi alla Storia. Con tutto il rispetto, eh. 

Esattamente che intendi per "differenze metodologiche"?
E' sicuro che ci sono delle differenze tra scienze sociali e scienze dure, così come ci sono delle differenze pure tra le varie scienze dure stesse. Ma le differenze sono spesso minori di quanto molti credono, visto che circola ancora un significativo pregiudizio nei confronti delle scienze sociali che deriva proprio dal modo in cui le hanno a lungo descritte i positivisti. Con questo non sto dicendo che tu hai un pregiudizio, ma semplicemente che la percezione verso le scienze umane è ancora oggi (spesso inconsapevolmente) influenzata dal pregiudizio creato dai positivisti. 😉

La principale differenza tra scienze sociali e scienze dure, da quel che vedo io e da quel che ho studiato, non è tanto nel metodo (che rimane quello scientifico: osservazione--->ipotesi---->sperimentazione/analisi----->studio dei dati raccolti--->tesi), quanto negli strumenti di ricerca (ciò che @smite4life chiama linguaggi). Anche se anche qui la situazione non è esattamente come molti la immaginano....
Gli storici, ad esempio, magari non usano necessariamente (sottolineo il "necessariamente", perchè spesso e volentieri li usano; spiego più sotto) equazioni, strumenti da laboratorio e sensori, ma piuttosto le fonti storiche (che sono molto più di quello che la gente si immagina di solito: documenti, manufatti/edifici e altre fonti archeologiche, contenuto dei testi, materiali di cui è composta la fonte, dati statistici relativi alle fonti, testimonianze scritte od orali, musica, video, mappe, ecc.) che nella fase di sperimentazione/analisi vengono raffrontate tra loro più e più volte allo scopo di determinare se l'ipotesi è corretta, fin quando altri storici faranno di nuovo lo stesso testing integrando alle precedenti fonti nuove fonti scoperte. E così via.

Inoltre, segnalo che, contrariamente a quanto descritto dal classico luogo comune sulla scienza storica, quest'ultima non è relegata alla classica immagine del topo di biblioteca che legge un libro o un documento antico, oppure a quella dell'archeologo che studia una iscrizione in un antico tempio. Essa, infatti, da decenni utilizza costantemente strumenti che molti erroneamente considerano pertinenti solo alle cosiddette scienze dure.
La ricerca storica, infatti, prevede anche l'uso di analisi statistiche, campionatura e analisi dei materiali, campionatura e analisi del terreno, utilizzo di modelli matematici (ad esempio, la Teoria del Caos è molto utile nel campo della ricerca storica), utilizzo di modelli economici, analisi mediche e forensi sui resti delle persone decedute, ed altri tipi di analisi che molti ritengono vengano fatte solamente per le scienze dure. I risultati ottenuti da queste analisi fanno parte dei dati che gli storici utilizzano per determinare se la loro ipotesi è valida e, dunque, per determinare verità storiche.

La ricerca storica ha anche una sua branca puramente incentrata sull'attività "sul campo" chiamata Archeologia Sperimentale, che si dedica al ricreare edifici e manufatti nel modo in cui erano realizzati in passato, in modo da testarli e determinare tramite essi una migliore comprensione del passato e nuove informazioni da utilizzare per confermare/confutare ipotesi storiche.

Simili discorsi possono essere fatti per le altre scienze sociali.

 

Il 20/10/2018 alle 14:13, shalafi ha scritto:

Oltre a questo, quando la gente usa il termine scienza in modo colloquiale, non sta decisamente riferendosi alla Storia. Con tutto il rispetto, eh. 

Se la gente non lo fa è proprio perchè sottovaluta l'aspetto scientifico della storia...ed è questo che produce l'errore di valutazione che ho segnalato a @Sesbassar.  Qui, ovvero nel tema aperto da Sesbassar, è irrilevante stabilire che significato incarna l'uso colloquiale del termine scienza.  😉
Uso colloquiale che, comunque, deriva dalla visione basata su pregiudizi e coniata dai positivisti durante l'800, vorrei sottolineare....non è colpa di chi usa ancora oggi quel significato, è che i luoghi comuni e i pregiudizi sono duri a morire e la gente spesso li eredita senza sapere che sono errati.

Sesbassar nel suo post ha sostanzialmente dichiarato che il pensiero scientifico oggi ha difficoltà a trovare un senso nella realtà, motivo per cui la Filosofia è ancora importante. Tralasciando il fatto che sono d'accordo sul fatto che la Filosofia sia ancora importante, se si parla di pensiero scientifico è necessario tenere presente che esso è oggi significativamente influenzato anche dalle scienze umane, le quali hanno come loro obbiettivo fondamentale proprio lo studio del senso della realtà per l'essere umano.

 

Il 24/10/2018 alle 15:49, smite4life ha scritto:

Nessuno dei tre esempi che citi presenta le caratteristiche che rendono le scienze umane (la Storia per esempio) diverse dalle altre. Le scienze umane (come la sociologia, per esempio) sono ancora diverse ma ne parleremo dopo.

In particolare, la Statistica è un campo di studio ben diverso dagli altri due, che invece si occupano di cose incerte, ma lo fanno in modo certo. La Statistica, d'altra parte, è il modo, quindi non è una scienza di suo! Non sono sicuro che il concetto sia comprensibile così, perciò provo a spiegarlo meglio:

Uso queste tue frasi per chiarire un punto, visto che sembra esserci un fraintendimento. 😉

Attenzione, che il mio discorso non era fatto per cercare di affermare che le scienze sociali e le scienze naturali sono uguali (è innegabile che ogni scienza ha sue caratteristiche e sicuramente le scienze sociali hanno le proprie...pur rimanendo fermamente scienze). Al contrario, il mio discorso era riferito al pregiudizio nato con i Positivisti, i quali dichiaravano che ciò che oggi chiamiamo Scienze Sociali non erano per nulla scienze proprio perchè si occupavano di cose incerte.

Per i Positivisti la Storia, la studio della mente umana (che solo poi avrebbe iniziato a chiamarsi Psicanalisi e infine Psicologia), quello della società e della cultura umana, e altre discipline dette "umanistiche" non erano scienze, non perchè usavano metodi incerti, ma perchè si occupavano di cose incerte, non esperibili direttamente (non puoi rivivere il medioevo, non puoi vedere nella mente di una persona, ecc..).

E' per questo, per dimostrare definitivamente smontata la tesi positivista che sia scienza solo ciò che studia ciò che è concreto e certo, che ho fatto gli esempi dei campi delle scienze naturali che studiano l'incerto. Perchè sono casi paradossali rispetto alle tesi positiviste. 😉
E', infatti, ironico che le scienze che i positivisti stimavano proprio perchè ancorate alla concretezza, oggi studino anche la sfera dell'incerto.

E' ironico, ma non assurdo. Anzi.
Sarebbe anche ora - e parlo in generale, non rivolgendomi a nessuno di voi - che si iniziasse a riconoscere uguale valore a tutte le scienze, a prescindere che studino il certo o l'incerto. Il problema è che perdura ancora un grosso pregiudizio nei confronti delle Scienze Sociali, il più delle volte ingiustificato e legato unicamente a quel che sopravvive dell'oramai datata e non più valida visione positivista della scienza.

Detto questo ecco come mi viene da rispondere alle tue giuste puntualizzazioni (anche se è bene che ci ricordiamo che stiamo andando OT rispetto all'argomento di cui voleva parlare Sesbassar):

Statistica: è sicuramente un linguaggio (ovvero uno strumento) attraverso cui altre scienze praticano la propria ricerca (comprese le Scienze Umane), ma fa parte della Matematica, ovvero una delle Scienze Naturali per eccellenza. Da quello che so e da quello che leggo in giro, la Matematica fa ancora parte delle Scienze Naturali e non mi pare sia stata degradata a puro e semplice strumento. Il Fisico, se non ricordo male, qui sei tu, però, quindi su questo mi puoi dire meglio tu. Magari in questo caso sono io ad essere vittima di una non più valida concezione della Matematica.

Teoria del Caos: come la Statistica, è una branca della Matematica.

Fisica Teorica: è una branca della Fisica, altra Scienza Naturale per eccellenza. Certamente è uno dei campi più "di confine" (mi viene in mente il termine inglese "fringe"), nell'ambito della Fisica, ma è inevitabile che esistano campi di studio di questo tipo se si vuole che la conoscenza si espanda. Ogni scienza ha il proprio campo di studio basato sulla teoria e sull'incertezza, così come ogni scienza ha il suo campo più sperimentale, il quale ha, poi, il compito di dimostrare che la parte più teorica ha azzeccato le sue previsioni. Ma rimangono scienza, perchè fanno uno studio sistematico di un fenomeno utilizzando il più possibile i fatti reali (presenti o passati) per espandere la conoscenza di certi fenomeni. Un conto sono le discipline che compiono speculazioni totalmente teoriche e valide solamente se si accettano automaticamente come vere le basi teoriche di partenza (insomma, come nel caso di molte speculazioni teologiche e filosofiche, quei modelli di pensiero perfettamente logici, costruiti in maniera perfettamente razionale, pienamente coerenti nella loro costruzione, ma totalmente slegati da una qualunque connessione con la realtà e che, dunque, potrebbero essere totalmente falsi). Un altro è il caso dei campi di studio teorici della scienza, che non sono praticati con uno scopo fine a sè stesso, ma sempre con l'obbiettivo di cercare nella realtà delle prove concrete della fondatezza della teoria (contrariamente al luogo comune ancora diffuso, le Scienze Sociali funzionano in quest'ultimo modo, così come la Fisica Teorica). E' vero, la Fisica Teorica spesso e volentieri parla di cose di cui magari non si avrà mai dimostrazione, ma cerca costantemente di trovare nella realtà la conferma delle proprie teorie. Ed è grazie a questo campo di studi se alla fine si è scoperto che il Bosone di Higgs e le Onde Gravitazionali sono davvero esistenti. Ma se non c'erano prima i Fisici Teorici a porre simili questioni, chi avrebbe mai iniziato a chiedersi se nell'universo esistono fenomeni per noi impercettibili come questi?

 

Cita

Infine, le Scienze Sociali sono Scienza nel momento in cui utilizzano un linguaggio scientifico per esprimere i loro concetti, ovvero ad esempio la Statistica, dato che questo rende le loro affermazioni immediatamente falsificabili (e quindi adeguate ad essere studiate con metodo scientifico). Molte altre Scienze Umane, però, non hanno questo tipo di linguaggio (o almeno non è così maturo) su cui fare affidamento, dunque per quanto il metodo di studio sia sicuramente rigoroso sono più difficili da categorizzare come Scienza (quantomeno nei confronti delle scienze dure, da cui come nota shalafi sono essenzialmente diverse).

La descrizione che fai, infine, delle Scienze Sociali è errata, a mio modo di vedere. Non sono scienza solo nel momento in cui utilizzano determinati strumenti (che tu chiami linguaggi). Sono, piuttosto, scienza anche perchè utilizzano quei strumenti/linguaggi. L'errore è cercare di descrivere come scienza solo quei momenti in cui vengono utilizzati determinati linguaggi, un po' come se una disciplina fosse scienza in modo intermittente, cosa non vera. O una disciplina è una scienza (ovvero usa metodi scientifici per determinare delle conoscenze) o non lo è. O adotta un metodo scientifico nelle proprie analisi o non lo fa.

Non è che si fa scienza solo se si usano o meno gli strumenti che agli scienziati naturali piace considerare l'emblema stesso della scienza. Un simile pensiero dimostra come sia ancora fortemente radicata la visione della scienza di origine positivista.

Le Scienze Sociali sono diventate scienze dal momento in cui hanno deciso di utilizzare l'analisi critica assieme anche agli strumenti matematici, fisici, ecc. per determinare in maniera oggettiva le verità del proprio campo di studi guardando sempre alla realtà. Sono scienze sempre, perchè è in generale il loro metodo ad essere diventato scientifico. Non sono più le costruzioni puramente teoriche che, però, magari non hanno più contatto con la realtà. Sono discipline che costantemente mirano a provare con vari strumenti (tra cui i linguaggi/strumenti di cui parli) la validità della loro tesi.

Modificato da SilentWolf

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Differenze metodologiche.
Ad esempio le scienze empiriche "dure" danno più peso alla predittività e alla matematizzazione.

Credo che per l'intento di Sess fosse importante l'uso che si fa diffusamente del termine "scienza". Ma non sono un indovino.
Poi anche se non credo che sia l'uso a fare il significato (come sosteneva W.), ritengo che non si possa prescindere totalmente da esso.

1 ora fa, SilentWolf ha scritto:

un conto sono le discipline che compiono speculazioni totalmente teoriche e valide solamente se si accettano automaticamente come vere le basi teoriche di partenza (insomma, come nel caso di molte speculazioni teologiche e filosofiche, quei modelli di pensiero perfettamente logici, costruiti in maniera perfettamente razionale, pienamente coerenti nella loro costruzione, ma totalmente slegati da una qualunque connessione con la realtà e che, dunque, potrebbero essere totalmente falsi)

Pensavo parlassi della Matematica e mi hai spiazzato.
Comunque in tutte le aree bisogna accettare per vere delle affermazioni se si vuole che il resto abbia una certa validità. Solo che in alcuni casi i postulati non vengono esplicitati.

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