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Octopus83

Circolo degli Antichi
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  1. Octo non siamo da soli, c'è stato un verso, un richiamo, che avvisa del nostro arrivo. Facciamo attenzione. dico a tutti i compagni. guardo con attenzione nella direzione del verso provando a cercare dei movimenti o delle sagome
  2. Eveline la chiacchierata con il giovane minatore è piacevole e quando è ora di dormire decido che è saggio condividere la piccola branda del minatore mi piacerebbe godere del tepore del tuo corpo stanotte gli dico ammiccante, sono sicura che un modo troveremo per non tenere tutti troppo svegli.
  3. Jayla Ma figuariamoci, noi ci fidiamo di lei! Per il carretto penso che possiamo recuperarlo facilmente io con il fratellone! Coprirlo con delle sterpaglie o grano? ma tu sei un genio e chi ci aveva mai pensato! dico all'avvocato io e Jay andiamo a recuperare il carretto, voi pensate al resto. Non perdiamo tempo e non fate cose stupide, tipo attirare l'attenzione o avvisare guardie o qualche funzionario, non sappiamo di chi poterci fidare, lo sapete!
  4. Silver Che dite, è il momento buono? tentiamo la sorte?
  5. Sconsolata con Pisellino
  6. Jax ipotesi La testa mi scatta di lato per la violenza del colpo. Il suono dello schiaffo rimbomba nella stanza come un tuono, coprendo per un istante il crepitio della magia. Sento il sapore ferroso del sangue in bocca e la guancia che inizia a pulsare furiosamente. Fa male. Dannazione se fa male. Ma mentre mi volto lentamente verso di lei, non c'è rabbia nei miei occhi. C'è un trionfo febbrile. Le copie sono si sono sovrapposte, anche se per poco tempo, lasciando solo lei. Ora so dove è. Quella vera. Quella che respira, quella che ha paura, quella che mi ha appena toccato. Mi passo la lingua sul labbro spaccato, assaporando il sangue, e le rivolgo un sorriso sghembo, quasi osceno nella sua felicità inappropriata. "Eccoti qui..." sussurro, la voce roca ma vibrante di soddisfazione. "Finalmente." I miei occhi si inchiodano nei suoi, leggendo quella sorpresa e quella paura come se fossero le pagine più dolci di un romanzo rosa. Ha perso la sua maschera di ghiaccio. Ora è viva. È qui. È mia. "Hai sentito anche tu la scossa, Althea? Non è stata solo la mia faccia. È stata la realtà che bussava alla tua porta." Una mano si alza non per colpirla ma per intessere rune magiche "Ti avevo promesso che non mi sarei fatto da parte. E ti avevo chiesto un incontro in solitaria. Sono un uomo di parola." Lascio che l'energia arcana, quella pura, esploda dalle mie dita. Non è fuoco distruttivo, è pura forza. Una sfera perfetta, invisibile e indistruttibile, si chiude attorno a noi due, tagliando fuori il resto della stanza, il leggio, i cristalli, i miei compagni e la guerra. Il rumore della battaglia svanisce di colpo, sostituito dal silenzio ovattato della nostra prigione privata. Siamo chiusi dentro. Solo io e lei. Faccio un passo avanti, annullando l'ultimo centimetro di distanza. I nostri visi sono a un soffio l'uno dall'altro, posso sentire il calore del suo corpo, il ritmo irregolare del suo respiro. Alzo la mano, delicato come se stessi toccando vetro soffiato, e le sistemo una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Poi, lascio scivolare le dita sulla sua guancia, tracciando con il pollice la linea ruvida della sua cicatrice. "Adesso non è il momento delle parole..." Non le do il tempo di pensare. Non le do il tempo di lanciarmi un incantesimo. Agisco. Mi chino e provo a baciarla.
  7. @Kaiji Le tue dita si muovono nel vuoto del vicolo, ma nel Cyberspazio stanno tessendo la realtà. Ogni movimento della tua mano lascia una scia luminosa, stringhe di codice verde neon che restano sospese nel nero digitale per un istante prima di essere compilate dal tuo deck. "Scudo..." Il comando viene eseguito alla velocità del pensiero. Mentre il Prisma ruota e allinea le sue facce specchiate per colpirti con una procedura di attacco (sword), attorno al tuo avatar si materializza una sfera traslucida. È un reticolo di esagoni dorati, pulsante e denso come miele. Il raggio di scansione del Prisma colpisce il tuo Scudo. Invece di bruciarti, il raggio si infrange in mille scintille inoffensive, scivolando via sulla superficie curva della tua barriera. Sei protetta. E grazie alle tue doti di hackeraggio avanzate sei invisibile al suo occhio distruttivo. "Worm..." Ora che sei al sicuro, passi all'attacco. Ma non è un attacco di forza bruta. Dalla punta delle tue dita digitali non parte un proiettile, ma una goccia. È un virus, un Worm. Appare come mercurio liquido, argento vivo che sfida la gravità. Con un gesto fluido, lanci il parassita verso la crepa statica aperta da Ratchet. Il Worm colpisce la ferita del sistema. Non esplode. Entra. Lo vedi scivolare sotto la corazza di cristallo del Prisma, infiltrandosi nelle linee di codice come inchiostro nell'acqua. Il Prisma sussulta. La sua rotazione perfetta si inceppa. Le luci bianche diventano improvvisamente verdi. Il virus ha riscritto i permessi dall'interno. Il Guardiano non ti vede più come una minaccia. Ti vede come un Amministratore. Le pareti di cristallo si aprono silenziosamente, rivelando il cuore pulsante dei dati. Davanti a te, sospesi nel vuoto, ci sono i file video della memoria cache. Meatspace: il tempo scorre lento, il vicolo di Rat sembra trattenere il respiro con voi.
  8. @Alonewolf87 master vorrei capire meglio il post. Io quindi so chi è l'Althea vera? Ho un mano il libro o è solo vicino a me?
  9. JAx Il contraccolpo del mio incantesimo svanito nel nulla mi lascia l'amaro in bocca, ma è la sua risata a bruciare più del fuoco. Ti cala facile la focosità... spero non valga lo stesso a letto. Mi passo la lingua sui denti, sentendo il sapore metallico del sangue e dell'orgoglio ferito. Le mie gambe tremano per la fatica magica, i fulmini neri mi hanno prosciugato, ma i miei occhi si accendono di una luce nuova, più fredda e calcolatrice. Osservo le sei copie. Osservo i cristalli. E poi osservo Lui. Il Libro. Il centro di tutto. Il cuore pulsante di questo abominio. Lei sta proteggendo quello, non se stessa. Le copie sono solo fumo negli occhi per distrarmi dalla cosa che conta davvero. Sorrido, un sorriso lento e lupesco, ignorando il dolore ai muscoli. "Oh, Althea..." La mia voce è un ringhio divertito, mentre mi raddrizzo, rifiutando di piegarmi alla debolezza. "Quello non era il finale. Erano solo i preliminari. Sai, a me piace farle durare le cose... mi piace prendere il controllo quando la dama si distrae." Non guardo più le sue copie. Non guardo Rasziros che combatte. I miei occhi sono inchiodati sul tomo in pelle nera al centro della stanza. Voglio le mie mani su quella rilegatura. Voglio strapparle via il giocattolo. Voglio vedere la sua espressione perfetta incrinarsi. "Hai sei facce, tesoro, ma un solo cuore. Ed è appoggiato su quel leggio."
  10. la trattativa con Rat prosegue e vi accordate per dare subito 40 eddie, e gli altri 160 solo in caso di rottura del drone. Jude Il disagio sociale nel vicolo svanisce nell'istante in cui le dita di Kaiji toccano il freddo metallo del cavo di interfaccia. Ratchet è ancora lì, borbottando e pulendosi la giacca, ma per la Netrunner diventa rumore di fondo. Irrilevante. Kaiji estrae il cavo retrattile, il connettore brilla di una debole luce rossa. Trova la porta d'accesso che Ratchet ha ripulito sulla fiancata del drone. Un respiro profondo. L'odore di pioggia e spazzatura riempie i polmoni per l'ultima volta. Click. Il mondo di carne si spegne. Kaiji Netrunning @L_Oscuro È uno strappo violento, come cadere all'indietro da un grattacielo. Il suono della pioggia viene tagliato di netto, sostituito dal ronzio basso e potente del flusso dati. Il buio del vicolo esplode in una griglia geometrica verde neon e arancione. Non senti più il freddo sulle braccia. Senti solo la velocità. Sei dentro. Davanti a te, al centro del vuoto digitale, il Guardiano si manifesta. Non è un semplice lucchetto. È un Prisma Poliedrico sospeso nel nulla, una struttura geometrica perfetta fatta di specchi e luce bianca fredda, che ruota su se stessa con una fluidità innaturale. Ogni faccia del prisma riflette il tuo avatar, ma distorto, frammentato, come se ti stesse analizzando da mille angolazioni diverse contemporaneamente. Non ci sono tastiere o richieste di password. Il Prisma "sente" la tua intrusione. Smette di ruotare di colpo. Tutte le facce si allineano verso di te. Un raggio di scansione, sottile come un ago laser, ti colpisce al petto digitale. Non senti una voce. Senti un concetto, freddo e tagliente, che ti viene iniettato direttamente nella corteccia cerebrale: <<ACCESSO RILEVATO. ENTITÀ NON RICONOSCIUTA. NECESSARIA CHIAVE DI SICUREZZA. >> Le facce del prisma si aprono come i petali di un fiore carnivoro fatto di lame di vetro. All'interno, vedi il nucleo dati pulsare: la memoria del drone. Ma per toccarla, devi passare attraverso quella tempesta di frammenti taglienti che ora iniziano a vorticare attorno a te, pronti a disconnetterti con la forza. Il varco creato da Ratchet, il bypass hardware, è lì, una piccola crepa frastagliata che sfrigola sul lato sinistro del prisma. È instabile, ma è una chance in più. @L_Oscuro Vettore d'Attacco Meatspace È passato meno di un minuto, ma nel vicolo il tempo ha una consistenza diversa, pesante e appiccicosa come l'umidità che vi circonda. Mentre la mente di Kaiji viaggia a velocità luce tra i protocolli, il suo corpo è diventato un guscio vuoto. È immobile, appoggiata al muro umido, il mento quasi toccato al petto. L'unico segno di vita è il REM frenetico sotto le palpebre chiuse e il ritmico pulsare dei LED sul suo cyberdeck, che passano dal verde al rosso in sequenze irregolari, illuminando le gocce di pioggia che le scivolano sulla giacca. Ratchet è un fascio di nervi. Non guarda Kaiji. Guarda la sua "mercanzia". Ogni volta che il drone emette un click meccanico o una ventola di raffreddamento accelera improvvisamente, il ragazzino fa un passo avanti, le mani che si stringono e si aprono. "Piano... piano, sorella..." sussurra, parlando più alla macchina che all'hacker. "Non scaldarti troppo... non friggermi tutto" Jude-Nic-Yune Sopra di voi, il rettangolo di cielo resta nero e pesante. È il suono a tradirvi, o forse è solo la vostra testa a giocarvi brutti scherzi: il lamento delle sirene sulla strada principale sembra essersi fatto più nitido, più vicino. È reale? O è solo la tensione che dilata i vostri sensi, trasformando l'eco lontana della pioggia in passi pesanti e ogni ronzio in un motore in avvicinamento? Restate lì, quattro ombre armate a guardia di una statua in trance, illuminate a intermittenza dal battito aritmico e nervoso di un cervello elettronico sotto assedio.
  11. Jax I fulmini neri mi entrano nelle ossa, appesantendo ogni muscolo come piombo fuso. Mi sento svuotato, ma la sua voce è l'unica adrenalina di cui ho bisogno. Mi raddrizzo a fatica, scuotendo la testa per scacciare il torpore, e le rivolgo un sorriso stanco ma assolutamente predatore. "Sei copie, Althea? Lusinghiero... ma io voglio l'originale." Ignoro il tremore alle mani e attingo a quella riserva di potere che mischia la luce celestiale con la furia demoniaca. Se vuole ballare, alzerò la temperatura della pista. "Vuoi vedere come ballo? D'accordo. Balliamo il tango dell'inferno." Le mie mani tracciano un sigillo violento nell'aria. Una piccola sfera di fuoco si materializza fra le mie dita. La sfera parte per colpire quanto più copie e strutture della stanza, senza però investire i miei compagni. Voglio bruciare via le menzogne, incenerire le illusioni e far esplodere quei cristalli maledetti, lasciando solo lei, la vera lei, al centro del mio fuoco. Un po' di scottature non fermeranno il nostro appuntamento.
  12. Vorrei provare a pulire velocemente le immagini con una magia che fa un danno ad area, cercherei di prendere quante più immagini possibile e quanti meno compagni possibili. Ho visto che Ras prova a colpire una-due immagini, nel caso vorrei che le azioni fossero coordinate in modo da "ottimizzare gli sforzi" per stanare la mia amata!
  13. Octo Per ora lasciamo questo corpo in uno spazio di lato alla nostra barca, dove non ci da fastidio, quando sarà il momento giusto lo gestiremo in modo tale che le ire degli dei non siano rivolte verso di noi dico non credendo molto in queste cose ma per placare gli animi dei più superstiziosi Forse sulla barca non ci saranno vivi, ma forse sulla riva si! chi ha attaccato questa barca potrebbe essere ancora qui nei paraggi. Avviciniamoci con la dovuta velocità e pronti al peggio, potrebbe arrivare un attacco sia dagli alberi sia dalla riva, oltre che dalla barca. aggiungo infine Attenzione però a non stroncare la vita a qualche superstite, magari qualche ragazzino che aiutava il pescatore, che si è nascosto durante l'attacco.
  14. Bjorn avviciniamoci allora e valutiamo da vicino questo corpo o la statua e le targhe. non sembra ci siano dei pericoli evidenti, ma facciamo sempre attenzione. Se volete possiamo andare una decina di passi avanti io e Lainadan, dovremmo essere i più silenziosi e capaci di vedere dei pericoli prima che sia troppo tardi, e voi subito dietro ovviamente.
  15. Octo ci sono briganti qui vicino, facciamo attenzione, qualcuno potrebbe già osservarci. mettiamoci di guardia da ambo i lati della barca e mollata quel corpo con qualche sasso addosso, abbiamo avuto le informazioni che ci servivano. Se il rischio di seppellirlo ci distrare e ci fa diventare come lui, meglio evitare. Si muore ad essere troppo bonaccioni in queste terre senza dio e senza imperatore.
  16. Bjorn approfitto del momento del riutale per caricare i miei compagni, abbiamo di fronte a noi una grande impresa da fare, voglio ispirarli con una canzone adeguata. 15 hp temporanei a tutti.
  17. postato. settimane difficili scusate i vari ritardi :)
  18. Jax I miei occhi rimbalzano frenetici tra la figura ipnotica di Althea e l'orrore indicibile dei cadaveri crocifissi. C'è una guerra dentro di me, più violenta di quella che stiamo combattendo fuori. Una parte di me vuole solo entrare, inginocchiarsi e dirle che è bellissima anche in mezzo al massacro. L'altra parte urla che questo è sbagliato, che è perverso, che lei è il mostro. Un mostro bellissimo, però. Sento il sudore freddo colarmi lungo la schiena. Mi fido di me stesso? La risposta, brutale e onesta, mi colpisce come un pugno: No. Non ora. Non con lei che mi guarda così. Ho paura che una volta superata quella barriera, il profumo della sua pelle, dei suoi capelli, coprirà l'odore del sangue. Ho paura di perdermi. Mi serve un'ancora. Mi serve un giudice imparziale. Mi serve qualcuno che non sia innamorato, qualcuno che veda la realtà per quella che è e che sia pronto a... a tutto. Mi volto verso Gretchen. Allungo il braccio e le afferro il braccio con una presa ferrea, disperata. I miei occhi cercano i suoi, un misto fra aiuto e supplica di non dilaniare la mia anima. "Gretchen," sibilo, mentre l'energia del teletrasporto inizia a crepitare intorno a noi, piegando lo spazio. "Ho bisogno di te. Lei si può salvare, ha bisogno di me, ma io ho bisogno di te!" Stringo la presa, mentre il mondo inizia a svanire in una nebbia argentea. Dico poi sottovoce, quasi solo per me stesso: "Tieniti forte. Si va all'inferno... o al primo appuntamento. Spero tu sappia distinguere la differenza, perché io non ci riesco più." magia
  19. Eveline Aspetto che Andreaj finisca la sua esibizione, poi mi schiarisco la gola, lasciando che il silenzio si posi nella sala come neve fresca. Mi avvicino al fianco di Andrej e gli chiedo di accompagnarmi con la musica. Le sue dita iniziano a scivolare sulle corde, liberando una melodia dolce, quasi un sussurro, che si intreccia al leggero crepitio del piccolo focolare e al fumo delle pipe dei minatori. Scosto una ciocca dei miei capelli corvini, fissando i miei occhi scuri — carichi di riflessi violacei — nei loro volti segnati. Ascoltate, inizio, mentre il ritmo di Andrej si fa cullante come un’onda. Fuori il gelo morde la pietra, ma c’è un calore che il ghiaccio non può spegnere. Mi ricorda una storia che mia nonna mi raccontava... prima che la mia brama di segreti mi spingesse lontano. Accenno un sorriso e la musica di Andrej muta, facendosi più profonda, introducendo il racconto. Molte generazioni fa, in un villaggio del profondo nord, il cielo decise di chiudere gli occhi. Un inverno senza fine, venne chiamato il Lungoinverno, calò sulle valli. Le scorte marcivano e gli uomini, forti come voi, perdevano la voglia di lottare. la musica che mi accompagna muta in un suono cupo e vibrante che sembra far tremare le pareti. Tra loro c’era una ragazza, Astridur. Non era una guerriera, ma aveva una mente affamata di misteri, proprio come la mia. Si ricordò della leggenda del Cuore del Sole, un artefatto nascosto nella Grotta dei Sussurri, oltre il grande lago ghiacciato. mi fermo lasciando che la musica riempia il silenzio della mia voce per qualche secondo Senza dire nulla, Astridur partì. La musica accelera, imitando il ritmo dei passi sulla neve ghiacciata. Il freddo cercava di congelarle l'anima, ma lei camminava. Quando raggiunse la grotta, si trovò davanti a un muro di ghiaccio nero. Ma al centro, incastonato come una lacrima d'ambra, brillava l'oggetto dei suoi desideri. Provò a colpirlo, provò a bruciarlo, ma nulla funzionava. Allora Astridur capì: quel ghiaccio si nutriva di disperazione. la musica rallenta, lasciando che una nota singola, malinconica, resti sospesa nell'aria. Così, fece l'unica cosa che il gelo non poteva sopportare. Iniziò a parlare. Raccontò alla grotta il profumo della terra bagnata. Cantò le ballate del solstizio d'estate. Sotto i suoi occhi, il ghiaccio nero iniziò a piangere. Si sciolse per la forza della sua memoria. Quando lei strinse il Cuore del Sole, la grotta esplose in un oro accecante. Quell'artefatto non fermò l'inverno, ma infuse nel popolo una luce interiore. Chiunque lo toccasse sentiva la certezza incrollabile che la primavera sarebbe tornata. E grazie a quella speranza, sopravvissero. La melodia di Andrej sfuma lentamente, tornando a quel sussurro iniziale che sembra carezzare le spalle stanche dei minatori. Mi sollevo leggermente, lisciando le pieghe del mio mantello pregiato, e li guardo uno ad uno. Siamo rimasti bloccati qui, è vero, dico a bassa voce, mentre le ultime note di Andrej svaniscono nel focolare, lasciando nell'aria un'eco vibrante. Ma come Astridur, abbiamo ancora le nostre storie e la nostra determinazione. Il gelo è solo una prova. Lascio che i miei occhi, velati di quel viola profondo, percorrano la stanza. E mentre Andrej vi ristora con la sua musica e Skyland si occupa di lenire le vostre fatiche, ricordate: la luce che stiamo cercando è già qui, finché rifiutiamo di arrenderci al silenzio ed al freddo, sopravviveremo. Resto qualche istante in attesa, osservando speranzosa che la musica e il racconto abbiano aperto una breccia nei loro cuori stanchi. Oltre alla vostra speranza, alla vostra forza interiore, siamo arrivati anche noi. Siamo gli unici ad avercela fatta contro questa tormenta, gli unici ad aver varcato il confine di ghiaccio da non so quante settimane. Non temete: qualsiasi sia la forza che sta agendo su questo picco, noi la capiremo, la contrasteremo e riporteremo la primavera. Ma per farlo, concludo con un sussurro che sa di promessa e di comando, voi non dovete mai dimenticare la storia di Astridur.

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