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Visualizzazione dei contenuti con la reputazione più alta il 27/07/2026 in Pubblicazioni

  1. Joe Manganiello si prepara a presentare Death Saves, una nuova ambientazione per Dungeons & Dragons realizzata assieme al designer capo di D&D 5e (2014) Mike Mearls, caratterizzata da toni oscuri, divinità cadute e una guerra combattuta direttamente contro i Signori dei Demoni. Il debutto avverrà durante la Gen Con 2026, attraverso il primo actual play dal vivo ufficialmente ambientato in questo nuovo mondo. L’evento, intitolato Death Saves - First Ever LIVE Play!, si svolgerà venerdì 31 luglio 2026 presso l’Indiana Repertory Theatre di Indianapolis. Secondo la descrizione pubblicata sul programma ufficiale della Gen Con, Manganiello guiderà il pubblico all’interno di un mondo di sua creazione, sviluppato dopo decenni trascorsi a giocare nelle ambientazioni ideate da alcuni dei più importanti autori della storia di Dungeons & Dragons. X (formerly Twitter)JOE MANGANIELLO (@JoeManganiello) on XDEATH SAVES • THE RETURN • GEN CON • LIX • This Friday, July 31 at 11:30am - 1pm (eastern) At the: Indiana Repertory Theater 140 W Washington St. Janet Allen Stage, 4th floor Join me for the rebiLa premessa dell’ambientazione è decisamente cupa. Una Grande Guerra si è conclusa e le forze delle tenebre hanno vinto. Numerose divinità sono state uccise e il mondo sopravvive a malapena alle conseguenze del conflitto. Nel corso dell’actual play, un gruppo di uccisori di dèi guidato dallo stesso Manganiello porterà la battaglia fino alle porte dei Signori dei Demoni. La descrizione ufficiale definisce Death Saves come la più recente ambientazione “Black Label” di Dungeons & Dragons. Al momento, tuttavia, Wizards of the Coast non ha ancora spiegato pubblicamente che cosa indichi esattamente questa denominazione. “Black Label” potrebbe identificare una linea di ambientazioni dai contenuti più maturi e dai toni più oscuri rispetto alle normali pubblicazioni del gioco. Un’altra possibilità è che si tratti di un marchio destinato a progetti sviluppati da autori esterni, ma pubblicati, sostenuti o distribuiti in collaborazione con Wizards of the Coast. Per ora si tratta solamente di ipotesi, poiché non è stato annunciato alcun manuale e non è stata chiarita la posizione di Death Saves all’interno del catalogo ufficiale di Dungeons & Dragons. Il fatto che l’evento della Gen Con sia indicato come appartenente a Wizards of the Coast rende comunque improbabile che si tratti di un semplice actual play indipendente. La presentazione potrebbe rappresentare il primo passo verso un annuncio più ampio, anche se non è ancora possibile stabilire se l’ambientazione riceverà un manuale, contenuti su D&D Beyond o soltanto una serie di spettacoli dal vivo. Il nome Death Saves non è nuovo per chi segue le attività di Manganiello. Nel 2018 l’attore aveva infatti lanciato un marchio di abbigliamento fantasy e heavy metal con lo stesso nome. La linea proponeva illustrazioni ispirate alla storia di Dungeons & Dragons, ai mostri classici del gioco e all’estetica della fantasy art degli anni Settanta e Ottanta. Manganiello aveva spiegato di voler recuperare il legame visivo tra fantasy e heavy metal, richiamando artisti come Frank Frazetta e Larry Elmore e l’aspetto più minaccioso delle prime edizioni di Dungeons & Dragons. Secondo l’attore, quell’immaginario era stato progressivamente accantonato anche a causa del satanic panic degli anni Ottanta. Death Saves era quindi nato come tentativo di riportare in primo piano una fantasy più feroce, inquietante e apertamente metal. Il nuovo progetto sembra trasformare quell’identità visiva in una vera ambientazione giocabile. Le informazioni disponibili descrivono infatti un mondo postbellico nel quale il male ha già trionfato, gli dèi possono essere uccisi e i protagonisti affrontano direttamente le maggiori potenze demoniache del multiverso. Non è ancora chiaro se la Grande Guerra citata nella presentazione coincida con la Guerra Sanguinosa (Blood war -ndr), l’eterno conflitto tra demoni e diavoli che attraversa i Piani Inferiori di Dungeons & Dragons, oppure se si tratti di una guerra completamente nuova appartenente alla cosmologia di Manganiello. Il coinvolgimento dei Signori dei Demoni rende inevitabile il confronto, ma la descrizione ufficiale non cita esplicitamente né la Guerra Sanguinosa né i Nove Inferi. È possibile anche che alcuni elementi di Death Saves provengano dalla campagna casalinga condotta da Manganiello negli ultimi anni. L’attore è infatti noto per aver diretto una campagna chiamata War of Dragons, alla quale hanno partecipato personalità come Tom Morello, Vince Vaughn e D.B. Weiss. Nel 2022 WizKids ha pubblicato due confezioni di miniature dedicate ai personaggi di quella campagna, realizzate in collaborazione con Death Saves. Tra i personaggi inclusi figuravano Maeglin, Poe, Kimathi Stormhollow, Brago, Neruk the Unkillable, Phann Naïlo, Marat Occisor, Kalatuur MinMax e Jericho Blackwing. Non è stato confermato che War of Dragons e la nuova ambientazione siano lo stesso mondo. La precedente collaborazione dimostra però che Manganiello lavorava già da tempo alla costruzione di un proprio universo fantasy, completo di personaggi, illustrazioni e miniature. L’attore possiede inoltre una lunga storia di collaborazioni ufficiali con Dungeons & Dragons. Il suo personaggio Arkhan il Crudele, un paladino dragonide malvagio devoto a Tiamat, è apparso nella prima campagna di Critical Role ed è successivamente entrato nel canone ufficiale di Dungeons & Dragons attraverso l’avventura Baldur’s Gate: Descent into Avernus. Il debutto di Death Saves avverrà quindi in un momento in cui il rapporto tra Manganiello e Wizards of the Coast è già consolidato. Rimane tuttavia da scoprire se il progetto sarà una singola produzione spettacolare, una nuova linea editoriale o una vera ambientazione destinata a ricevere supporto continuativo. L’actual play della Gen Con sarà il primo banco di prova. L’evento durerà un’ora e mezza, sarà gratuito e potrà ospitare fino a 240 spettatori. La descrizione non richiede alcuna esperienza precedente con il gioco e presenta lo spettacolo come l’inizio di un nuovo capitolo per Dungeons & Dragons. Per conoscere la natura esatta della linea “Black Label”, l’eventuale formato editoriale di Death Saves e il rapporto tra la nuova ambientazione e il multiverso ufficiale sarà quindi necessario attendere la presentazione del 31 luglio 2026.
  2. Shawn Tomkin sta reinventando Ironsworn: arriva l’“edizione alternativa” LegaciesTenetevi forte, giocatori solitari: Shawn Tomkin sta rimettendo mano a Ironsworn, e non si tratta di una semplice revisione. Il progetto, provvisoriamente intitolato Ironsworn: Legacies, è una vera e propria reinvenzione del gioco che nel 2018 ha spalancato le porte del gioco in solitaria a un’intera generazione di giocatori. Un po’ di contesto per chi si fosse perso il fenomeno: Ironsworn è oggi un bestseller di livello Adamantine su DriveThruRPG (il gradino più alto che esista sulla piattaforma), il suo Discord ufficiale conta circa 11.000 membri, e Tomkin è diventato collaboratore ricorrente di Free League, per cui ha firmato tra l’altro la modalità Strider Mode di The One Ring. Dopo le espansioni e i seguiti come Starforged e Sundered Isles, ora l’autore vuole cambiare la formula alla radice. Due gli obiettivi dichiarati: un manuale migliore e una revisione completa dell’impianto meccanico. Sul primo fronte, Tomkin vuole applicare tutto quello che ha imparato con Starforged e Sundered Isles, legare i concetti a singole doppie pagine e — nell’era dell’IA generativa — abbracciare l’illustrazione: “Voglio un’arte più audace, più disordinata, più dinamica, più umana”, ha dichiarato a Rascal. Sul fronte meccanico la rivoluzione è più drastica: via le mosse in stile Powered by the Apocalypse (Starforged ne ha più di 50, e per Tomkin la scelta della mossa giusta è diventata un sovraccarico mentale mai voluto), tutto collassa in un’unica azione centrale, il tiro d’azione, con un processo di risoluzione “più sostanzioso” in cui scegli vantaggi e disgrazie in base alla tua posizione e al livello di successo. A supportare la fiction arrivano i codex: cruscotti informativi per le varie situazioni di gioco: interazioni, viaggi, indagini, combattimenti, che mescolano procedure, spunti e tabelle d’ispirazione, usabili o ignorabili a piacere. Il motto è “input più semplice, output più corposo”. Tomkin stesso ammette che le reazioni finora “vanno dal leggermente negativo al cautamente positivo” e che potrebbe rivelarsi un vicolo cieco di sviluppo. In ogni caso l’Ironsworn originale non va da nessuna parte: Legacies sarà un’“edizione alternativa”, non una sostituzione, e Starforged (appena ristampato per la quarta volta) riceverà un supplemento dedicato alle avventure in megalopoli entro un anno circa. Fonte: Rascal News Gareth Ryder-Hanrahan abbandona l’orrore cosmico per i rassicuranti misteri di paese di Merryshire Detective Club.Pelgrane Press ha aperto la fase di anteprima del crowdfunding di Merryshire Detective Club, un gioco autonomo firmato da Gareth Ryder-Hanrahan (sì, quello di Trail of Cthulhu) e sviluppato da Robin D. Laws. La descrizione ufficiale è irresistibile: un incrocio tra Agatha Christie e J.R.R. Tolkien, con il classico dramma investigativo trapiantato in un’ambientazione fantasy bucolica dominata dagli halfling e nota come il Riding. Le meccaniche poggiano interamente sul collaudato sistema GUMSHOE, ridotto a un singolo dado a sei facce: i personaggi hanno abilità investigative automatiche come Buon Senso e Origliare, e chi cerca gli indizi nel posto giusto li trova sempre, senza rischiare tiri falliti. Oltre agli halfling nativi si potrà giocare nani, eccentrici boggart di sottosuolo e pooka, animali parlanti dispettosi. Un sampler gratuito di 18 pagine è già disponibile su DriveThruRPG con generazione del personaggio e lore dell’ambientazione. E c’è già la prima iniziativa di community: i sostenitori sono invitati a proporre nomi per il pub del villaggio, e otto suggerimenti selezionati finiranno nel manuale definitivo come tabella casuale. La campagna parte su BackerKit il 21 luglio. Fonte: Geek Native Onyx Path svela i piani per il resto del 2026: in arrivo Scion 3ª edizioneDurante la sua convention online annuale, Onyx Path Publishing (Exalted, Curseborne, sistema Storypath) ha presentato i piani per la seconda metà del 2026. Il pezzo grosso è l’annuncio della terza edizione di Scion, il gioco su semidei e divinità in ambientazione moderna, che passerà al regolamento Storypath Ultra e andrà in crowdfunding nel 2027. Nel frattempo Scion 2e è sbarcato su Demiplane, con accesso ai manuali e creazione dei personaggi via web. Annunciati anche tre nuovi manuali: Curseborne Covenant (un nuovo livello di “entanglement” e strumenti per passare dal gioco locale a scale più ampie), Liminal per Exalted 3e e Jadestorm, nuova aggiunta alla Earthbane Saga. Fonte: TTRPG Insider HARP Steampunk debutta a Gen Con (e in contemporanea su DriveThruRPG)Segnalazione rapida per gli amanti dei sistemi crunchy: HARP Steampunk, il nuovo capitolo della linea High Adventure Role Playing di Iron Crown Enterprises, uscirà a Gen Con 2026 con lancio globale in contemporanea su DriveThruRPG in versione digitale. Fonte: Geek Native
  3. È di oggi l'annuncio che D&D vedrà l'ambientazione ufficiale di World of Warcraft. Dopo il disastroso tentativo di emularne le meccaniche con la 4E, la WoTC sembra (la notizia non è ancora confermata) volerci riprovare, questa volta con un prodotto semiufficiale pubblicato da un partner della casa di Magic. Un'esperimento simile era stato fatto con la 3.x, quando furono pubblicati diversi manuali d'ambientazione da parte della Arthaus per la linea Sword & Sorcery (che vide diversi ottimi prodotti tra l'altro). Vedremo come sarà gestita questa volta quello che pare essere l'ennesimo tentativo da parte di Hasbro di allargare l'utenza di D&D per monetizzarne meglio la resa. La notizia riguarda un presunto nuovo prodotto ufficiale che unirà Dungeons & Dragons e World of Warcraft. Secondo EN World, Roll20 avrebbe pubblicato per errore una pagina promozionale dedicata a D&D World of Warcraft, rimuovendola poco dopo. Nella pagina comparivano l’invito al preordine e lo slogan: Il prodotto dovrebbe quindi permettere di giocare nel mondo di Azeroth usando le regole di D&D, ma al momento non è chiaro se si tratti di un’ambientazione completa, di un manuale di avventure o di una linea composta da più volumi. L’annuncio ufficiale sarebbe previsto durante la conferenza di Dungeons & Dragons alla Gen Con, il 30 luglio 2026. Wizards of the Coast non ha ancora confermato pubblicamente il prodotto. VICE Non sarebbe comunque la prima versione da tavolo di Warcraft basata sul d20 System. Nel 2003 uscì Warcraft: The Roleplaying Game, seguito nel 2005 da World of Warcraft: The Roleplaying Game, inizialmente collegati alle regole della terza edizione di D&D. Dungeons & Dragons Fanatics
  4. Ti faccio una domanda scomoda per cominciare: quante volte hai visto un tizio su YouTube spiegarti un sistema di gioco in dieci minuti, tutto chiaro, ogni meccanica al suo posto, e poi ti sei seduto al tavolo e hai scoperto che quella chiarezza si sgretola alla prima decisione seria? A me capita da quando i giochi li capivo sfogliando manuali scritti come se l'autore fosse pagato a parola, e YouTube non esisteva nemmeno nei sogni più sfrenati di un nerd. Eppure, il problema di allora è lo stesso di oggi: una cosa può essere facilissima da spiegare e un incubo da giocare. Il design mainstream degli ultimi vent’anni, più o meno consapevolmente, ha puntato tutto sulla spiegazione e ha lasciato il tavolo ad arrangiarsi. Vent'anni buoni di industria convinta che la complessità fosse il nemico pubblico numero uno. Se la complessità è il nemico, elimini ogni attrito, uniformi ogni procedura, riduci tutto a un dado e una formula. Bello sulla carta. Vendibile di sicuro. Io però ho passato trent'anni a tirare dadi diversi per cose diverse e ti garantisco che va benissimo così, anzi è proprio lì il bello del gioco. Prova a pensarci un attimo: scalare una montagna, sedurre un nobile corrotto, disinnescare una trappola e menare le mani in un vicolo buio non si sentono uguali nella finzione, e se il tuo sistema li tratta tutti allo stesso identico modo, non li ha semplificati, li ha svuotati. Un meccanismo che funziona sempre uguale smette di comunicare qualcosa di specifico. Ogni tiro si sente come ogni altro tiro perché, meccanicamente, è ogni altro tiro. L'OSR, con tutti i suoi difetti, e ne ha parecchi, lo ammetto da vecchio nostalgico che i difetti li vede benissimo, a questa storia ha risposto tenendosi l'incoerenza e chiamandola pregio. Regole diverse per cose diverse, perché cose diverse sono diverse, che detta così sembra la scoperta dell'acqua calda, ma provate a spiegarlo a chi progetta giochi oggi. Sarà meno elegante da presentare a una convention, però è vivo da giocare un venerdì sera con la pizza fredda e il dado che rotola sotto il tavolo. Prendiamo D&D 5e, e la sua parente stretta 5.5e, visto che è l'esempio più comodo che abbiamo sottomano. Il motore di risoluzione, va detto onestamente, è più semplice di AD&D: bonus di competenza dappertutto, tiri salvezza unificati, sempre il d20. Fin qui nulla da eccepire, anzi. Il problema è tutto quello che viene prima di quel tiro. Il giocatore nuovo deve orientarsi tra razza, classe, background, competenze, equipaggiamento, incantesimi e, molto presto, sottoclassi e talenti, ognuno con pagine e pagine di eccezioni che si accavallano. Il manuale del giocatore supera le trecento pagine. Trecento. Il mio primissimo Manuale del Giocatore di AD&D, quello con la copertina che ancora oggi mi fa venire la pelle d'oca, ne aveva meno della metà, e dentro c’era tutto quello che serviva a un giocatore per sedersi al tavolo. Il vecchio design aveva una complessità sbilanciata ma funzionale: il master studiava le regole e le arbitrava, il giocatore nuovo si sedeva al tavolo con un personaggio pregenerato o fatto in cinque minuti e imparava giocando, guidato da qualcuno che la strada la conosceva già. Non era perfetto, dipendeva parecchio da quanto fosse bravo quel master, ma era un sistema di trasmissione del sapere che, alla fine, funzionava. Io ho imparato così, da un master che tutti chiamavamo ABQ, le iniziali del suo nome, perché il nome intero era troppo lungo, e in tre sessioni sapevo giocare meglio di quanto abbia mai imparato leggendo da solo un manuale. 5e e 5.5e hanno smontato quella gerarchia senza rimpiazzarla con niente di equivalente. Tutta la complessità è scivolata sul momento della creazione del personaggio, che il giocatore affronta spesso da solo, prima ancora di sedersi al tavolo, magari con un'app di terze parti aperta su un altro monitor. Il master, intanto, si ritrova a gestire personaggi molto più resilienti e più ricchi di strumenti fin dai primi livelli, ciascuno con un pacchetto di abilità speciali che interagiscono in modi che il manuale stesso non aveva previsto, senza più gli strumenti che i sistemi vecchi gli davano per creare pressione in modo organico. Il risultato lo vediamo tutti i giorni nei gruppi Facebook o su Reddit: oggi, nonostante il boom, molte community vivono la carenza di master come un problema ricorrente, altro che boom del genere. E ti dico io perché, altro che pigrizia: il contratto implicito è diventato una fregatura per chi sta dietro lo schermo. Hai reso più semplice la procedura e più difficile il mestiere: hai sostituito "impara le regole" con "intrattieni un gruppo di supereroi improvvisati", e indovina un po' quale delle due è più facile da insegnare a chi comincia. E poi c'è la faccenda delle risorse, che a me strappa ancora oggi un sorrisetto amaro. I punti ferita tornano tutti con una dormita. Un bel po' di abilità di classe si ricaricano con un'ora di riposo. La tensione del vecchio dungeon crawl nasceva tutta dalla gestione dell'attrito: il chierico ha finito gli incantesimi, si torna in superficie perdendo l'esplorazione fatta o si tira avanti al buio sperando bene? Quella era la partita, altro che combattimento cinematografico. Con il riposo lungo ogni giornata di gioco è diventata un episodio a sé stante, tipo serie tv fatta apposta per essere vista fuori ordine. Il gruppo arriva fresco, usa tutto, dorme, riparte fresco come prima. E quando i giocatori si lamentano che i combattimenti non danno più pathos, l'industria risponde aggiungendo manovre speciali, punti ispirazione, "momenti eroici" da manuale, tutta roba che rende il singolo scontro più spettacolare da eseguire senza renderlo di un grammo più pericoloso da affrontare. Il problema non era che i combattimenti fossero poco cinematografici. Era che perderli non costava niente. E questi cerotti li stanno mettendo su una ferita che si sono aperti da soli, con le loro mani, tempo fa. C'è un'altra cosa che stiamo perdendo senza quasi accorgercene, ed è la dipendenza reciproca scritta dentro le regole. Il chierico lo portavi per sopravvivere: senza qualcuno che curasse, il gruppo moriva di brutto nella seconda stanza del dungeon. Che poi ti piacesse pure il personaggio era un bonus. E senza un ladro, certe porte ti conveniva lasciarle chiuse. Comporre il gruppo era una scelta tattica vera, mica un esercizio di stile. Oggi quella dipendenza è diventata quasi un tabù come idea di design. Ogni classe è sostanzialmente autosufficiente, con differenze più estetiche che meccaniche. Il gruppo esiste per motivi sociali, ti sta simpatico chi gioca con te, e va benissimo così, ma i motivi meccanici sono evaporati. Puoi presentarti con cinque guerrieri e la campagna funziona quasi allo stesso identico modo. E insieme alla dipendenza è sparita anche l'identità. Il mago stava lontano dalle asce perché era un mago, punto, e quel limite lo definiva tanto quanto i suoi incantesimi. Con multiclasse facilitato, background e talenti che spargono competenze ovunque come coriandoli, quella specificità si scioglie. Volendo dare a tutti la libertà di fare tutto, hanno tolto a ciascuno un buon motivo per essere qualcosa di preciso. Ora, sia chiaro, perché altrimenti mi arrivano le risposte arrabbiate: il design moderno non ha prodotto solo macerie. I clock di Blades in the Dark comunicano la tensione al tavolo in modo immediato e onestamente geniale. Certi giochi hanno reso esplicite procedure che prima si tramandavano oralmente, quando andava bene, o non si tramandavano affatto, quando il master di turno se le inventava di sana pianta guardandoti dritto negli occhi. Sono strumenti buoni. Risolvono problemi veri in contesti precisi. Il guaio comincia quando lo strumento diventa ideologia. "Fiction first" come dogma assoluto invece che come tecnica. "Il master tradizionale è una struttura di potere da smontare" spacciato per principio di design invece che per quello che è, cioè una posizione politica travestita male. Le ideologie non tollerano eccezioni, e infatti producono giochi coerentissimi sulla carta e mediocri al tavolo, costruiti per dimostrare una tesi invece che per essere giocati un venerdì sera. Il caso limite è il fiction first portato alle sue estreme conseguenze: se la meccanica serve solo a certificare quello che il gruppo ha già deciso insieme, perché tirare il dado? Arrivi a giochi dove il dado esce solo "per aggiungere incertezza quando tutti concordano che ci vuole incertezza", che sarà anche un passatempo legittimo tra amici, ma a quel punto chiamalo scrittura creativa di gruppo con turni di parola formalizzati, perché di game design ne è rimasto poco. Il dado esiste per un motivo preciso, ed è che introduce nel gioco un agente esterno alla volontà di tutti i presenti. Crea situazioni che nessuno al tavolo ha scelto. Quella resistenza è il gioco. Se la togli, stai facendo dell'altro, magari bellissimo, ma chiamalo con un altro nome. Il design moderno ha semplificato un sacco di cose sbagliate e complicato quelle giuste. Ha tolto la tensione per abbassare la barriera d'ingresso, e poi si stupisce se i giocatori nuovi si lamentano che manca la tensione. Sulla dipendenza reciproca è andata pure peggio: smontata in nome della libertà individuale, e adesso il gioco di gruppo sembra una fila di solisti che suonano ognuno per conto suo. E qui arriva la parte che mi dispiace davvero: i giocatori nuovi che attiri con quella semplicità, dopo venti sessioni scoprono l'OSR, o un vecchio B/X, o anche solo AD&D, e restano completamente spaesati. E attenzione, quei sistemi spesso sono più snelli di quello che stanno giocando: lo spaesamento nasce dalla logica diversa, che nessuno gli ha mai detto potesse esistere. Quel danno lì è il più lungo da riparare. E se non ci credi, prova tu stesso: tira giù dallo scaffale un vecchio modulo, che so, il Keep on the Borderlands o un qualsiasi dungeon scritto prima del 2000, portalo al tavolo così com'è, senza tradurlo nel linguaggio di oggi, e guarda le facce dei tuoi giocatori quando scoprono che nessuno gli garantisce niente. Poi vieni a raccontarmelo nei commenti.
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