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Caratteristiche e interpretazione

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Ne abbiamo già parlato tantissimo, lo so.

Per quanto mi riguarda, le caratteristiche offrono solo dei bonus meccanici; non sono da interpretare. E visto che voglio un gioco, voglio che i giocatori usino la loro testa per risolvere un enigma, non che tirino un dado. L'intelligenza del giocatore è quella del personaggio, punto.

Altri hanno idee molto diverse. Già la prima edizione di D&D scriveva: "L'Intelligenza è il requisito primario per i maghi. [...] Inoltre, l'intelligenza deve essere usata dall'arbitro per valutare se un'azione possa essere intrapresa [...]. Il valore della Saggezza ha una funzione analoga a quella dell'intelligenza [per determire che un personaggio possa o meno agire in un certo modo]". Non c'è traccia del tiro d'intelligenza per risolvere un enigma (per fortuna, dico io), ma che queste due caratteristiche siano da interpretare è chiaro: il personaggio con bassa intelligenza o saggezza dovrà essere manovrato in accordo con questi valori, e lo stesso dicasi per quelli con numeri sopra la media.

Mi chiedo: è possibile conciliare queste due visioni del gioco? Interpretare le caratteristiche ma al tempo stesso permettere ai giocatori di usare la propria intelligenza e saggezza?

Ho una proposta, non ancora testata al tavolo e a dire il vero non so neanche se sia fattibile. E se il DM usasse i valori di Intelligenza e Saggezza dei personaggi per descrivere il mondo ai giocatori? Un gruppo di banditi nella foresta potrebbero apparire facilmente gestibili ai PG con poca Saggezza ("sono sei, saranno di primo o secondo livello al massimo, ma voi siete al terzo e avete gli incantatori"), ma rivelare tutta la loro forza a quelli con valori alti ("noti che molti di loro hanno cicatrici, e le loro armature sono segnate da molti scontri"). Una formula matematica potrebbe apparire complicatissima ai personaggi con bassa Intelligenza, più semplice a quelli con un punteggio alto. Cose così. Il punto è che i giocatori avranno una visione diversa del mondo in base ai valori delle caratteristiche dei loro personaggi, e da lì potranno prendere le proprie decisioni usando la propria intelligenza e saggezza.

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  • Bille Boo
    Bille Boo

    L'idea non è male. Sono scettico che riesca a "conciliare" le due visioni: chi pensa che le caratteristiche siano "da interpretare" (non io, quindi) continuerà comunque a pensarlo, credo. Ma il dubbio

38 minuti fa, Percio ha scritto:

Mi chiedo: è possibile conciliare queste due visioni del gioco? Interpretare le caratteristiche ma al tempo stesso permettere ai giocatori di usare la propria intelligenza e saggezza?

In realtà è piuttosto semplice.
Il GdR è un gioco di solito di gruppo (eccezione: gioco in solitaria), e quasi sempre collaborativo. Dunque io che interpreto Knud il Barbaro con Int 7 posso anche risolvere l'enigma al tavolo, come giocatore. Poi però ne parliamo assieme e sarà Elthiel la Maga con Int 23 a proporre la cosa in gioco, se per tutti i giocatori ha senso. Se non c'è modo in quel momento di fare questo trick, magari perché Elthiel è lontana... beh, a volte anche Knud potrebbe trovare la soluzione. Magari per caso. Magari con un suggerimento errato. Può comunque essere divertente.

Credo che dipenda molto da che GDR stai giocando (visto che siamo nella sezione generica dei gdr)

Se ti riferisci a D&D e giochi ad esso assimilabili per spirito ed impostazione, la narrazione ed interpretazione sono temi 'minori', dove il gioco di gruppo e la risoluzione delle sfide sono l'elemento principale su cui verte il gioco stesso.

E siccome le sfide, soprattutto quelle di interazione sociale o di risoluzione di enigmi/indovinelli, si svolgono/risolvono in gruppo, l'interpretazione del proprio personaggio non particolarmente intelligente, non dovrebbe essere ostacolo alla partecipazione del giocatore alla risoluzione della sfida stessa.

Piuttosto, nel caso succedesse che sia proprio il giocatore con il barbaro analfabeta a trovare e proporre la soluzione ad un enigma (è successo di recente nella mia campagna che una questione magica sia stata sollevata dal giocatore del PG barbaro), semplicemente se si vuole 'narrare' la vicenda (cosa che noi facciamo) lo si fa in modo da rendere l'evento casuale, fortuito.

Certamente da DM, non escluderei dal gioco, o inviterei a 'limitarsi', il giocatore che interpreta un tale personaggio.

Per altri tipi e stili di gioco più interpretativi e narrativisti, la questione è differente e credo che andrebbe affrontata sin dall'inizio con i giocatori proprio per non creare situazione che altrimenti sarebbero ben difficili da gestire.

5 ore fa, Percio ha scritto:

E se il DM usasse i valori di Intelligenza e Saggezza dei personaggi per descrivere il mondo ai giocatori?

L'idea non è male. Sono scettico che riesca a "conciliare" le due visioni: chi pensa che le caratteristiche siano "da interpretare" (non io, quindi) continuerà comunque a pensarlo, credo. Ma il dubbio principale che mi rimane è che i PG tendono a viaggiare in gruppo, per cui fare la descrizione differenziata per ognuno lascia un po' il tempo che trova, nella maggior parte delle situazioni.

Se provi, comunque, fammi sapere come va, sono curioso!

  • Autore
1 ora fa, Bille Boo ha scritto:

Ma il dubbio principale che mi rimane è che i PG tendono a viaggiare in gruppo, per cui fare la descrizione differenziata per ognuno lascia un po' il tempo che trova, nella maggior parte delle situazioni

È quello che lascia perplesso anche me. Però mi immagino delle dinamiche particolari, per cui i giocatori si affidano al personaggio più intelligente o saggio per risolvere le varie situazioni. Tipo il giocatore del barbaro che sta per attaccare e quello del chierico che lo ferma, oppure il gruppo che chiede al giocatore del mago d'interpretare la scritta sul muro.

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