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I Regni del Buio (TdS)

Risposte in primo piano

2 ore fa, Alonewolf87 ha scritto:

@Pentolino a te postare

Scusate sono fuori fino a mercoledi, usate pure il mio pg

  • Risposte 2,4k
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Il 26/01/2026 alle 15:26, Pentolino ha scritto:

Scusate sono fuori fino a mercoledi, usate pure il mio pg

nessun problema, ti aspettiamo

Un ciao a tutti 🙂

questo è il mio personaggio

Scheda

Aspetto 1

Aspetto 2

BG

Elara Calypher, portatrice di tempesta , è un’Aasimar della stirpe del Flagello, 23 anni ma con una percezione del tempo che sembra sfidare la linearità umana. La sua presenza è una luce tagliente: capelli biondo platino quasi traslucidi, occhi verde smeraldo che brillano quando incanalano la giustizia di Tyr, e un’armatura di mithral lucidissima che riflette i riflessi del cielo. Il volto è segnato da una cicatrice che attraversa il sopracciglio sinistro, promessa di un passato che non ha intenzione di nascondere. Odora di pergamena fumante e acciaio freddo, con una dolcezza inquietante che resta in sottofondo, come se un frutteto celestiale stesse appena oltre la realtà.

Nata durante una tempesta , fu lasciata avvolta in un panno d’argento sui gradini del castello di Waterdeep. Venne affidata all’Ordine della Giustizia di Tyr, dove i sacerdoti la osservavano con sospetto: i suoi pianti parevano preghiere sussurrate, un richiamo che non si piegava ai rituali convenzionali. Cresciuta tra esercitazioni di spada e scritture sacre, Elara non si integrò mai completamente. Mentre i novizi memorizzavano leggi interminabili, lei le discuteva: “Se la misericordia non è l’ombra della giustizia, perché la bilancia di Tyr ha due piatti?” Questo spirito ribelle la fece diventare una figura ambivalente: devota alla legge, ma consapevole dei suoi limiti.

A 17 anni, decapitò un magistrato corrotto e si inginocchiò accanto al cadavere per chiudergli le palpebre. L’Ordine la esiliò o la condannò? Una visione arrivò come una risposta: il guanto di Tyr aleggiava su di lei, non come giudizio, ma come approvazione. Da quel giorno, Elara accettò di essere un paradosso vivente: una paladina che porta sia un incensiere sia un’arma da boia.

 Ora vaga lungo la Costa della Spada, spinta dall’eco di una missione che non ha confini chiari: una paladina che brandisce due metri e mezzo di acciaio annerito, sormontati da una lama ricurva , con l'impugnatura avvolta in cuoio strappato dal libro degli incantesimi di un negromante, Solstice, e che non esita a caricare sia per difendere i deboli sia per far valere una giustizia spietata quando serve. L’armatura non è ostentata ma ipersolida , ogni curva è progettata per far girare le lame senza privarle della libertà di combattere. I suoi occhi, due fratture color smeraldo, brillano quando incanala la forza di Tyr.

Il suo codice è una scala mobile: risparmia un demonio se è piangente; fa evaporare un nobile che calpesta un cane randagio. È pronta a intervenire con misericordia quando la situazione lo permette, ma non esita a mostrarsi implacabile contro l’ingiustizia evidente. Non prova la promessa di eroismo a cuor leggero: teme di essere solo uno strumento divino dal volto umano, convinta che le armi, prima o poi, si rompano. La fiducia in sé è fragile, alimentata dall’odio per la burocrazia che troppo spesso intralcia la giustizia.

 Dietro la lama e l’incensiere c’è una domanda: sarà mai una vera eroina o rimarrà un’arma divina con un volto umano? La paura più profonda è quella di fallire, di non essere all’altezza della redenzione che desidera ardentemente per sé e per gli altri , eppure ha una risoluzione ferrea: accetta la redenzione, ma a modo suo. “Vuoi la redenzione? Bene. Ma prima... stai fermo.” È una guida severa e una promessa di intransigenza: se necessario, il suo cammino sarà lungo, ma ogni passo la riporta a ciò che crede essere la vera giustizia. 

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