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Echi di Metallo Futuro


Urizen

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LOS ANGELES, 2232 - ORE 06:45

Apri gli occhi al sonoro trillare del telefono. Per un istante, una brevissima frazione di secondo, giaci in uno stato di quasi incoscienza... fai mente locale, mentre sul tuo campo visivo iniziano ad affollarsi, come le finestre di un computer appena avviato, varie finestre ed icone verdi che ti indicano come ogni singola parte del tuo corpo sia ben avviata e correttamente funzionante.Distrattamente, quasi infastidita, allunghi la mano verso il telefono della stanza in cui alloggi; non c'è bisogno di rispondere, sai benissimo che si tratta del servizio di sveglia in camera... premi il tasto di ricezione due volte, e quello tace. Avresti potuto benissimo fare a meno della sveglia in camera, essendo in grado di programmare una routine di risveglio ad orario prestabilito; tuttavia questo genere di cose, a volte, porta con sè un carico di gradevole nostalgia, quasi una eco di umanità. Ti tiri a sedere sul letto, e lasci che i sensori della camera d'albergo rilevino che sei sveglia: nell'arco di pochi istanti le luci si accendono gradualmente (da spente, a fioco bagliore, a luce piena), lo schermo della tv inizia a proiettare le immagini tridimensionali di un canale casuale (ancora pubblicità), e le tapparelle di plastica della grande parete a vetri della stanza iniziano a sollevarsi automaticamente, in modo quasi ozioso.

Lanci uno sguardo all'esterno, attraverso la grande vetrata, ed osservi Los Angeles dall'altezza del 24esimo piano del Plaza Grand Hotel. L'ora mattutina, insieme alla coltre di fumi industriali che ricopre il cielo, immerge il panorama della grande metropoli in un'oscurità quasi notturna; l'unica traccia a ricordare agli uomini l'esistenza del sole è un fioco pallore che, da qualche parte, arrossa le nubi scure. Le strade sono già invase: innumerevoli automobili si incolonnano in ingorghi apparentemente irrisolvibili, i pedoni sciamano sotto il tuo sguardo come insignificanti e patetiche formiche, diretti verso gli accessi della metropolitana - dove potranno passare ore smistandosi freneticamente tra uffici e negozi, come animali ormai estinti che non riescano a scegliersi una tana. Tutto attorno a te, le alte sagome dei palazzi residenziali: dieci, trenta, settanta piani di indifferenza sociale che svettano contro il cielo con aria quasi di rimprovero, le cui facciate ricoperte da oloschermi pubblicitari sono colorate in un modo osceno, quasi fastidioso. Mentre la tv della stanza continua a blaterare riguardo i vantaggi di un nuovo (si, come no) piano di finanziamento per piccole imprese, un appunto (da te preparato) compare nel tuo campo visivo: un promemoria riguardante l'appuntamento di questa mattina.

La piccola icona lampeggiante ha il quasi magico effetto di riportarti alla realtà: ti torna alla mente la riunione del Team Alpha convocata dal Presidente Deckard, in modo che i suoi nuovi agenti operativi potessere incontrarsi e - forse - ricevere il loro primo incarico. Non sapresti dire se Deckard sarà dei vostri o meno: tutto quello che hai è un indirizzo: Collettivo Amministrativo Reagan/114 L.A Boulevard/Interno 8/Piano 32.

Sospiri lentamente. La giornata si preannuncia lunga e tediosa.

Spoiler:  
Dimmi se vuoi che modifichi qualcosa riguardo allo stile di narrazione, o per qualsiasi altra cosa non ti convinca!
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Sorrido tra me e me nel sopprimere temporaneamente la finestra di notifica, non amo passare le giornate ad oziare od a lavorare dietro una scrivania ma l'incontro con i membri del team si prospetta interessante Nemesis... sorrido ancora sono decisamente curiosa.

<< Passa al canale 1.037 >> comunico alla tv mentre abbandono il caldo abbraccio del letto, nell'alzarmi trascino in terra il lenzuolo di seta, ma continuo verso il bagno senza curarmene; l'ordine in casa non è mai stato il mio forte. Ho ancora un po' di tempo...

<< Alza il volume a 68 >> aggiungo prima di varcare la soglia, sfioro un bottone sulla destra della stessa per fare in modo che la porta non si chiuda una volta uscita dal raggio del sensore; mi svesto nel tragitto fino alla doccia, lasciando l'intimo sparso per il bagno.

Senza perdere altro tempo mi fiondo sotto il getto d'acqua bollente della doccia, così mi appoggio alla parete curiosa di ascoltare le news del mattino, a Los Angeles succede sempre qualcosa.

Spoiler:  
Che dice il TG?
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Obbedendo ai tuoi comandi con la diligenza tipica delle macchine, la tv cambia dapprima canale - passando al 1.037, "Worldwide News" - e poi alza il volume. Sotto il getto caldo della doccia, le varie notiziucole di gossip e di attualità che inizialmente ti raggiungono sembrano perdere la poca rilevanza che hanno... finchè effettivamente qualcosa non stuzzica la tua curiosità.

"Continua l'efferata serie di omicidi che sconvolge la città. Ancora una volta gli inquirenti sono apparentemente incapaci di approdare a risultati utili nelle indagini di quello che è, ad oggi, il quattordicesimo colpo del 'Ladro di Organi'. Come nei casi precedenti, la vittima - un impiegato incensurato - è stata trovata fatta a pezzi da quelli che sono stati identificati come colpi di arma da taglio, la cavità toracica svuotata. Raggiunti dai microfoni di Worldwide News, gli investigatori non hanno rilasciato commenti. Ed ora, la linea allo studio per le news sportive!"

Ti era parso, effettivamente, di aver sentito parlare di un serial killer che da qualche settimana sfoltiva la popolazione di Los Angeles... ma a volerla dire tutta, la cosa non rientra nelle tue competenze. Mentre la tv procede a sciorinare idiozie prive di interesse, ti crogioli sotto la doccia per quasi una ventina di minuti, prima che il fastidiosissimo timer della doccia decida che per oggi ne hai avuta abbastanza. Sei ancora lì che valuti seriamente la possibilità di riaprire l'acqua, quando vieni la tua attenzione viene catturata dal campanello della porta; i sensori della stanza diminuiscono immediatamente il volume della tv.

Il campanello trilla ancora.

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Un altro? Dio, spuntano come i funghi! sorrido tetra, il modus operandi del killer non mi disturba, ho superato da tempo quel periodo in cui notizie come quelle ti causano un istante di repulsione, quel brivido lungo la colonna vertebrale.

E poi... "Il ladro di organi"... qualcosa di più ovvio e demente non potevano trovarlo!? rimango un istante nella doccia per scrollarmi di dosso un po' d'acqua, strizzandomi i capelli; infilo un accappattoio, stringo la cinta in vita e lascio il bagno per andare verso la porta Per fortuna non mi tocca pulire... sorrido nel notare la scia d'acqua che mi lascio dietro.

Mi appoggio al muro di fianco la porta, se c'è una cosa che ho imparato nel corso del tempo è proprio questa: mai posizionarsi di fronte la porta quando si va ad aprire, le migliori imboscate cominciano così.

Attivo l'ologramma che proietta la scena oltre la porta e domando Chi è? a quest'ora infame avrei voluto aggiungere.

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L'ologramma della porta ti proietta innanzi l'immagine di un fattorino dall'aria assonnata. Lo studi attentamente: il ragazzetto, che avrà a dir tanto sedici/diciott'anni, è chiaramente disarmato (per quanto tu possa intuirlo ad occhio: la porta della stanza d'albergo non è equipaggiata con uno scanner appropriato) e gracilino, oltre a sembrare sull'orlo di una crisi di sonno... ultimi strascichi di un turno di notte? Chissà.

"Ehr... buongiorno, signora..." dice il tizio, rigirandosi tra le mani un pacchetto grande come una scatola da scarpe, "...avrei una consegna per il signor... la signora... Merzen" dice, rivelandosi del tutto incapace di un incarico semplice come leggere un nome scritto su un pacco; probabilmente è un dipendente particolarmente economico, altrimenti non puoi immaginare come sia possibile che costui abbia un impiego. "Non c'è da pagare niente!" specifica subito dopo, con la fretta di chi sta aggiungendo il dettaglio più importante.

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"Ehr... no signora, non ce n'è bisogno" farfuglia il fattorino, mentre ti deposita in mano l'oggetto. Quello rimane un paio di secondi imbambolato, come se sperasse davvero in una mancia di qualche tipo; non ti fai problemi a chiudergli la porta in faccia. Dall'ologramma lo vedi allontanarsi in modo sconsolato.

Ti rigiri tra le mani il pacchetto: si, è effettivamente delle dimensioni di una scatola da scarpe. Con la cautela che ti viene dall'esperienza lo esamini accuratamente: fai un paio di scansioni con gli strumenti delle tue ottiche, ma esame termografico, chimico e contatore geiger danno tutti esito negativo. Rumori provenienti dall'interno: nessuno. Vibrazioni? No. Persino a livello di olfatto non emana alcun particolare odore.

Le uniche informazioni riportate sul pacchetto vengono dall'etichetta di consegna: "Destinatario: Real Metzel, Plaza Grand Hotel - 24° piano, Los Angeles. Mittente: John Doe". Sai benissimo che John Doe è un nome assolutamente fittizio... eppure sei più che sicura che effettivamente solo il C.T.A sapesse della tua presenza qui.

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Ti avvicini al tavolo e vi depositi il pacchetto; l'involucro è tra l'altro molto leggero. Con un che di sospettosa cautela lo scarti, rivelando una anonima scatola di plastica. Il piccolo display del tavolo ti comunica con un cinguettio che la scatola pesa poco più di un chilo, continuando ad infastidirti con tale notifica finchè non ti prendi la briga di cliccare con un dito per chiuderla. Quando la carta sintetica dell'involucro viene strappata, ti si para innanzi quello che in normali circostanze non esiteresti a definire un soprammobile: una lastra di acciaio spessa a malapena un centimetro, con una incisione termica che rappresenta una bizzarra creatura.

Corpo di leone, coda di serpente e testa di donna: anche senza l'aiuto della tua banca dati o della Rete, ci metti un secondo a riconoscere la sagoma della Sfinge mitologica. Qui raffigurata nell'atto di divorare qualche disgraziato, la sfinge dell'incisione è accompagnata da un biglietto ripiegato, quasi una lettera.

"Spero mi perdonerà lo sfoggio di tanta banalità, mia cara, ma non potendo essere presente alla riunione di questa mattina ho ben pensato di farle avere questo presente per vie traverse. Sfortunatamente urgenze di tipo burocratico richiedono la mia attenzione altrove, pertanto eccole il mio dono di 'buon lavoro', che spero gradirà più di un banale orologio o targhetta commemorativa. D'altronde che cosa, meglio della Sfinge, rappresenta l'epoca in cui viviamo - un mondo dove conoscenze apparentemente illimitate celano null'altro che feroce, primordiale aggressività? Le auguro buona fortuna per l'incarico di cui verrà presto a conoscenza, ma sono sicuro che non ne avrà bisogno.

PS: La prego di non fare complimenti: qualora ne avesse bisogno, la Sfinge conosce sempre la risposta dell'enigma.

In fede, Maximilian Deckard".

Dopodichè rimani lì, interdetta, domandati quale diavolo possa essere il senso di tutto questo.

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La sfinge, colei che proteggeva il riposo eterno degli antichi faraoni... così ti considerei colui che fa da scudo al "sonno" degli abitanti di Los Angeles?...

Sospesa per qualche istante, indecisa su come catalogare quel bizzarro regalo, mi riprendo nel notare l'orda M_rda! ci manca solo che arrivo in ritardo!

Lasciando il pacchetto sul tavolo comincio a prepararmi, termino di asciugarmi per poi vestirmi e prepararmi; pantalone lungo nero, classico, una camicia bianca e giacca nera; tacchi bassi ovviamente dello stesso colore del pantalone.

Mi aggiusto la fondina ascellare, controllando che non balli, assicurandomi poi che la giacca la copra. Raccolgo la mia fida CX-18, con caricatore da sedici colpi, e la assicuro alla fondina "sotto" il braccio sinistro, mentre dall'altra parte inserisco due caricatori per la stessa nelle apposite tasche della fondina.

Raccolgo chiavi e documenti ed esco.

Mentre mi chiudo la porta alle spalle rifletto sulle ultime righe del messaggio Quindi abbiamo già un incarico...

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Ti vesti in tutta fretta, mentre con poche parole e gesti distratti imponi alla stanza di spegnere tutto lo spegnibile. Quando infine anche il confortevole peso della pistola si fa sentire, raccogli documenti e chiavi ed esci dalla camera. Mentre la porta fa scattare la serratura di sicurezza alle tue spalle ti dirigi a grandi passi verso il fondo del corridoio, dove per un caso fortunato l'ascensore è già al piano; ignori i vari faccendieri che rifanno le stanze, e schivi con agilità il macchinario automatizzato che ingombra il corridoio mentre passa la cera sul pavimento in finto marmo. Raggiunto l'ascensore, sei costretta a subire una musichetta assolutamente detestabile, mentre le pareti della cabina tutto attorno a te vengono ricoperte di ologrammi pubblicitari e slogan che ti invitano a prolungare la tua permanenza presso l'albergo... fatica sprecata, visto che avevi la stanza prenotata unicamente per la notte che hai appena trascorso. Raggiunta la hall dell'hotel ti concedi un secondo per guardarti attorno: in un ambiente dominato dai colori del cristallo (in realtà vetro) e del marmo (in realtà plastica) si diffonde un'aria di musica da camera tutto sommato gradevole, mentre uomini d'affari, impiegati ed accompagnatrici vanno e vengono con aria artificiosamente operosa. Ignori volontariamente le prosperose addette alla reception, le quali vorrebbero trattenerti per proporti chissà quale offerta; tempo un minuto, ed hai attraversato la hall varcando infine le grandi porte scorrevoli in plastivetro antiproiettile. Mentre passi dalle porte, un sensore vicino all'entrata emette un sonoro blip, in risposta al quale enumeri la targa del tuo mezzo. Un paio di minuti, e finalmente la sagoma della tua Camaro Century V24 spunta da dietro l'angolo, parcheggiando di fronte all'ingresso dell'albergo. Squadri il fattorino con serietà: è bene che sappia che il minimo danno ad una vettura d'epoca del genere gli costerebbe ben più di qualche mese di stipendio. Fortunatamente tutto è in regola, il ragazzo ti porge la tessera elettronica necessaria ad uscire dal perimetro dell'albergo e sei pronta a partire.

Pochi minuti dopo sfrecci nele strade di Los Angeles; il traffico è sufficientemente intenso, anche a quest'ora, da scoraggiare l'uso del pilota automatico... sei quindi costretta alla piacevole fatica di dover guidare personalmente. Le strade delle metropoli ti scorrono di fronte senza offrire niente di rilevante: le molte meraviglie delle città americane sono ormai per te spettacolo familiare. La gente nelle strade è il vero spettacolo: una vasta moltitudine di uomini e donne che corrono dappertutto, imprecano, si maledicono a vicenda... ogni tanto intravedi un raro squarcio di umanità, come madri che accompagnano i figli o giovani coppie in giro nonostante l'orario mattutino; tuttavia la cappa di smog quasi palpabile che avvolge le strade immerge tutto in un filtro grigio che ne corrode la vitalità, sminuendo tutto ad un grottesco siparietto del già visto, un inno alla ripetitività.

Alle 07:45 precise ti fermi nel parcheggio del lussuoso complesso di uffici del Collettivo Amministrativo Reagan. La tua auto è in buona compagnia: il parcheggio dei clienti è ingombro di splendide auto e moto... persino sapendo che il perimetro è protetto da sorveglianza privata, tanta aperta ostentazione di lusso risulta quasi imbarazzante. Appena uscita di macchina, uno dei suddetti sorveglianti - una guardia privata con occhiali a specchio e corazza antiproiettile leggera, ma per il resto apparentemente disarmato - ti si rivolge con aria abbastanza professionale: "Posso esserle di aiuto, signorina?". Hai abbastanza esperienza da leggere tra le righe: chi diavolo sei, e perchè sei nel mio parcheggio?

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Sentimenti contrastanti si scontrano dentro di me alla vista di quella Los Angeles; amo le grandi città, caotiche e piene di vita ma allo stesso tempo odio questa cappa malsana che le ricopre...

Chiudo la portiera con uno scatto secco, lasciando che il sistema di bloccaggio si attivi automaticamente. Con una mano poggiata sul tettuccio dell'auto e l'altro braccio disteso lungo il corpo gli rispondo In effetti si, sto cercando l'Interno 8, dove lo trovo? aggiungo un sorriso prevenendo l'uomo Metzel... gli porgo un documento sono qui per dirigere una squadra operativa.

Spoiler:  
Ah, non sapevo che lasciavo la camera oggi.

Le prossime notti so già dove passarle o devo cercarmi un appartamento? le mie cose poi passano a prenderle?

Il contratto con il cta che durata ha?

Mi quantifichi la paga mensile?

Ho già un pass del cta o devono ancora consegnarmelo?

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Spoiler:  
Cominciamo rispondendo alle domande nell'ordine in cui le hai poste:

- Le prossime notti non sai ancora dove passarle, perchè non sai nemmeno se sarai ancora in città XD La roba eventualmente lasciata in camera al Plaza verranno trasferite in automatico dai sempre solerti addetti al trasporto!

- Il contratto ha durata illimitata: hai la facoltà di presentare comunque le dimissioni in qualsiasi momento, previo un preavviso di almeno un mese

- Per comodità paragoniamo il dollaro del 2232 a quello odierno: il tuo salario mensile è attualmente di 5000.... esentasse

- Hai già pass e documenti del CTA: anche se il Team Alpha è nuovo di pacca, l'organizzazione esiste da diversi mesi

Quando poni la tua prima domanda, è evidente che il sorvegliante avrebbe già qualcosa da ridire. Ma quando ti identifichi - non tanto col nome, quanto con il documento - e fai notare la natura della tua visita, lo vedi quasi sobbalzare: "Mi perdoni, signorina. Prego, da questa parte". Vedi il custode fare cenno ad un collega similmente equipaggiato, che subito gli dà il cambio; quindi lo segui verso l'entrata. Il Collettivo Amministrativo Reagan potrebbe quasi sembrare un palazzo residenziale, se non fosse per un gusto austero nel suo aspetto che ne giustifica pienamente il nome: non c'è spazio qui per decorazioni o fronzoli inutili... le superfici che possono ospitare cartelli o indicazioni lo fanno, tutto il resto è uniformemente grigio - con gradazioni che sfumano dall'opaco al metallico. Il grande atrio del palazzo somiglia quasi al terminal di un aeroporto: una moltitudine di schermi con informazioni varie di passaggio (che vanno dal meteo alle quotazioni di borsa), un esercito di impiegati e segretarie in marcia, distinti signori in giacca e cravatta diretti verso qualche importante meeting. Il custode ti indica un corridoio laterale, che dall'atrio si dirima verso est: "Da quella parte, signorina. Troverà facilmente le indicazioni per l'Interno 8". Detto questo il tizio toglie il disturbo con non indifferente rapidità. Ti incammini lungo il corridoio indicato, ma devi faticare ben poco: tutti i corridoi principali di transito del palazzo sono gestiti da nastri scorrevoli, per risparmiare ai propri clienti il fastidio di dover camminare. Delle luci brillanti di neon sfolgorano sottolineando varie direzioni: Interno 3... Interno 6... Interno 8, eccolo; attraverso l'attivazione di specifici sensori, modifichi il tracciato del tappeto mobile affinchè si adatti alla tua attuale destinazione. Pochi istanti dopo arrivi ad una parete ingombra di ascensori, ma nonostante ce ne siano svariati solo uno di essi è libero. Visto che le porte si stanno chiudendo, sei oltretutto lesta ad infilartici di rincorsa; tiri un sospiro di sollievo mentre le porte si chiudono di fronte a te. "A che piano è diretta, signorina?" domanda a quel punto una voce baritonale di fianco a te.

Li per li non riesci a credere di esserti distratta al punto di non notare che nell'ascensore ci fosse già qualcuno; quando poi ti volgi per esaminare l'interlocutore misterioso, subito una finestra di conferma ti si apre all'interno del campo visivo mentre i tuoi sensori ne scansionano i lineamenti. Un energumeno alto quasi due metri, con la stazza di un armadio, rasato a zero e corto pizzo biondo: secondo i tuoi dati non c'è dubbio, si tratta di Jack Burton, o Frankenstein. Il fatto che lui non sembri riconoscerti ti fa supporre che forse solo tu, in quanto comandante dell'unità, hai ricevuto dati preliminari comprensivi di descrizioni.

Non puoi fare a meno, per un attimo, di vagare con lo sguardo sul vasto intrico di cicatrici che ricoprono il volto ed il collo dell'uomo: grandi, piccole, allungate, circolari. Riconosci segni di proiettili e di lame, bruciature di laser e strappi di fratture. Lui dal canto suo non sembra fare molto per nasconderle: è vestito con una canottiera nera che quasi stringe sui prominenti pettorali, ed un paio di pratici pantaloni militari (mimetica grigia, urbana); ai piedi stivali da combattimento ben lucidati. Al collo porta una grande quantità di medagliette militari, forse addirittura una ventina. All'apparenza sembrerebbe disarmato, ma i tuoi sensori rilevano la massa metallica di una pistola di grosso calibro infilata nei pantaloni, dietro la schiena.

"Signorina?" chiede di nuovo, facendoti riprendere dal tuo momento di analisi.

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Scuoto il capo chiudendo tutte le finestre Si, mi scusi ero distratta. 32° comunque faccio spaziare per un istante lo sguardo nell'interno dell'ascensore valutando se rivelarmi o meno, poi trovando l'idea di celare la mia idendità per quei brevi istanti stupida ed inutile la scarto.

Mi appoggio alla parete con la schiena tendendogli la mano Jack Burton, giusto? gli sorrido leggermente gongolandomi per un istante della sua reazione Real Metzel, non so se l'hanno informata... mentre attendo la sua risposta mi collego alla rete, ad un host riservato a militari ed affini per scaricare un programma di analisi delle espressioni facciali.

Attendo che il download termini per poi cominciare il backup settimanale della memoria, sovrascrivendo quello del mese scorso, sull'hard-disk esterno dalle dimensioni di uno spillo nascosto nella valigia in albergo.

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L'uomo aveva appena selezionato il 32° piano sul tastierino olografico dell'ascensore, quando la tua presentazione lo coglie effettivamente impreparato; il software di analisi delle espressioni che hai scaricato in pochi secondi ne percorre i lineamenti, rivelandoti effettivamente di aver colpito nel segno. Mentre inizi il backup di memoria, vedi Burton affrettarsi a scattare rapidamente sull'attenti: "Le mie scuse, signora. Non disponendo di dati riguardo il mio ufficiale di comando, non ho potuto riconoscerla" dice, prima di sciogliersi un pò e ricambiare la stretta di mano: una stretta sicura, dita molto mobili e sciolte nonostante l'intrico di cicatrici e la grossezza muscolare del braccio. Li per li ti aspetti che dica qualcos'altro, poi realizzi che Burton è probabilmente così abituato agli usi militari da non parlare ad un superiore se non direttamente interpellato. Che sia a disagio per l'incontro inaspettato? Ma no, le tue scansioni di battito cardiaco e frequenze bioelettriche lo indicano come relativamente tranquillo. Nondimeno il silenzio si protrae, mentre l'ascensore ticchetta sommessamente per indicare che avete appena passato il 15° piano.

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Dio, quanto odio queste attese...

Cerco di rilassarmi contro la parete dell'ascensore facendovi aderire tutta la parte superiore del corpo, focalizza sull'incontro che avverrà a breve non vedo l'ora che quest'attesa finisca Non si preoccupi, non siamo nell'esercito.

Incrocio le braccia puntando lo sguardo sull'indicatore del piano come se questo semplice fatto potesse farlo andare più veloce.

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Il silenzio si protrae per alcuni minuti, finchè con un diing liberatorio le porte dell'ascensore si aprono al 32° piano. Varchi la soglia, consapevole che Burton non muoverà un solo passo davanti a te, e ti ritrovi in un lussuoso corridoio; a differenza del Plaza Grand Hotel qui si parla però di lusso autentico, con un tappeto rosso non sintetico, vetrate dotate di filtri anti-inquinamento per ripulire il paesaggio per chi osserva, e persino delle autentiche, vere piante ornamentali. Prosegui lungo il corridoio fino ad arrivare ad una intersezione da cui si dirimono varie svolte, individuando la strada che devi prendere grazie ad un sensore a parete che - reagendo ai documenti del C.T.A che hai con te - provvede ad illuminare in modo quasi suggestivo la via corretta. Raggiungi così la sala riunioni riservata per il vostro meeting (come si evince anche dalla targhetta olografica sulla porta). Già mentre posi la mano sul pulsante di apertura, i tuoi scanner rilevano varie figure all'interno della stanza; fai un respiro profondo, ed entri.

Ti trovi in una grande sala, più grande di quanto avresti immaginato; evidentemente il presidente Deckard ha voluto fare le cose in grande stile (come era facile immaginare). Un grande salone per conferenze in grado di accomodare facilmente un centinaio di persone, reso quasi ridicolo dal tavolo approntato per voi sulla pedana in fondo alla stanza... l'illuminazione proviene da una serie di splendidi lampadari a soffitto in stile neo-rinascimentale, le cui fredde luci simil-neon contrastano con la elegante struttura in finto oro. Il tavolo che domina la scena è piuttosto grande, con una superficie relativamente sobria ingombra però di pile di documenti, tra cui spicca un registratore olografico la cui spia lampeggia ripetutamente, segnalando un messaggio registrato in attesa di essere eseguito... la tua attenzione è però principalmente attirata dalle varie figure che siedono al tavolo. Quelli che saranno i tuoi sottoposti reagiscono alla tua entrata in scena in modi diversi... chi sorride, chi mantiene un'aria fredda ed indifferente, e chi sembra quasi voglia puntarti contro un'arma; tutti però, in un modo o nell'altro, scattano in un saluto più o meno militare.

Li osservi rapidamente uno per uno, mentre ad ogni volto che vedi una finestra di conferma si apre nella tua interfaccia. Montgomery... Zhaolian... Biche... Ebers... rimani un istante perplessa, cercando con lo sguardo il quinto membro, Nemesis; realizzi di averla trovata quando, ad uno dei posti del tavolo, vedi l'ologramma di un comunicatore acceso - settato in modalità 'Solo Suono'. A prendere la parola per primo, rompendo il silenzio, è Leonard Montgomery: "Chi avrebbe mai detto che il nostro ufficiale di comando si sarebbe rivelato una fanciulla così soave?" dice con tono scherzoso mentre accenna un saluto togliendosi dal capo il cappello da cowboy che porta. Nessuno degli altri sembra trovare la cosa divertente, solo Jean-Claude sorride brevemente.

Burton prende finalmente un'iniziativa, e ti passa accanto per andare a schierarsi assieme ai suoi nuovi compagni di squadra. Hanno sicuramente l'aspetto di una masnada stranamente assortita, ma non ti lasci ingannare dalle apparenze: ognuno di loro ha qualcosa che ne tradisce la vera natura, che li identifica come armi pronte a combattere la minaccia terroristica... che sia il modo di muoversi in reazione ai movimenti degli altri, o un baluginio omicida negli occhi trattenuto a stento, o ancora il guizzare involontario dei muscoli sotto la pelle poco importa. Inoltre i tuoi sensori rilevano una discreta quantità di armi, nella stanza - per lo più pistole e armi di piccolo calibro, ma ci sono.

Dopo qualche istante, una voce femminile dal tono asciutto e quasi irriverente vi giunge dal comunicatore: "Se Red ha finito il suo discutibile esordio, potremmo andare a cominciare. Non crede, signora?". Quel 'signora' è quanto di più beffardo tu possa udire.

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Ogni rosa ha le sue spine, cowboy... gli rispondo a tono mentre le mie labbra si increspano a rivelare un accenno di sorriso, mi ero fermata un istante per osservare lo strano miscuglio eterogeneo di persone.

A grandi falcate riprendo il cammino verso il tavolo, mentre i tacchi bassi rintoccano sul pavimento in marmo; arrivata a pochi metri dal tavolo li saluto con un cenno del capo mi trovarmi una sedia, scelgo un posto che mi permetta di tenere tutti sottocchio, se possibile a capotavola.

Ma non mi siedo, rimango in piedi alle spalle della sedia piegandomi con la schiena ed appoggiandomi con le braccia incrociate sullo schienale; consapevole dell'attesa che si era creata guardo l'ologramma,allora è vero quello che dicono... la presenza di quell'ologramma in sostituzione di Nemesis non può far altro che irritarmi ed allo stesso tempo incuriosirmi; se fosse stato possibile avrei piantato i miei occhi nei suoi Mi trova d'accordo, è inutile perdere altro tempo, cominciamo.

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In risposta alle tue parole, probabilmente grazie ad impostazioni preprogrammate sul tuo timbro vocale, l'oloregistratore sul tavolo si avvia. Una sagoma translucida compare di fronte a voi, come se si trovasse in piedi davanti al tavolo: è il Presidente Deckard.

"Buongiorno a tutti, amici. Per coloro tra di voi che non ho avuto occasione di incontrare personalmente, sono Maximilian Deckard - fondatore e Presidente della C.T.A. Sono desolato di non poter partecipare al meeting, ma come probabilmente immaginerete la mia vita non è romantica e piena di azione come la vostra, bensì ingarbugliata da lungaggini burocratiche e amenità finanziarie". A questo punto fa una brevissima pausa, come a riordinare le idee, poi prosegue: "Bene, visto che questo è un messaggio registrato e non mi consentirà certo di rispondere a vostre eventuali domande, cercherò di essere il più esauriente possibile; ciò che potrei distrattamente omettere io, lo troverete sui documenti qui presenti".

L'immagine di Deckard scompare, per fare posto a quella di una cartina geografica degli Stati Uniti, dove la vostra attuale posizione riluce con una brillante icona verde. "Mi sarebbe piaciuto avere più tempo per permettervi di abituarvi a lavorare insieme, ma sfortunatamente è un lusso che i nemici del paese non ci consentono. La vostra prima fermata è fortunatamente non troppo distante da qui: Reno, Nevada"; a sottolineare queste ultime parole, una icona rossa con il numero '1' si illumina per l'appunto nel vicino Stato del Nevada. "Un contatto nelle agenzie governative ci informa che il deserto del Mojave ha recentemente visto un aumento di attività sospette: nella fattispecie un andirivieni di mezzi militari che, sebbene non costituiscano certo una vista rara di questi tempi, hanno sollevato alcuni dubbi con il loro comportamento". La mappa scompare per fare posto alle immagini di alcuni mezzi militari che quasi tutti, nella stanza, conoscete bene: carri armati su ruote Rattlesnake, con il loro caratteristico cannone a doppia canna... jeep corazzate Stalker... camminatori bipedi Sentinel... "i mezzi avvistati nel deserto non sono troppo numerosi, ma costituiscono comunque una presenza relativamente irregolare. Malauguratamente, io non so ancora un tubo dei protocolli militari e della logistica che sta dietro allo spostamento di mezzi tra Stati: ragion per cui, il vostro primo obiettivo è quello di raggiungere la città di Reno e prendere contatto con Geoffrey Rhodes, capo del Dipartimento Operazioni Congiunte sul territorio del Nevada. Lui saprà darvi maggiori dettagli - che per motivi di sicurezza non sono stati inoltrati via Rete - e saprà spiegarvi che cosa lo induce a credere che dietro quel movimento di mezzi si celi una minaccia terroristica. Ottenute da Rhodes informazioni, e se lo ritenete opportuno collaborazione, procedete verso il deserto del Mojave" - e qui torna l'ologramma della mappa, dove si accende una icona rossa col '2' poco più a sudovest della prima - "e neutralizzate l'eventuale minaccia".

Mappe ed icone scompaiono, per far tornare l'immagine del Presidente Deckard. "Le informazioni preliminari, come avrete intuito, sono meravigliosamente scarse; conto su di voi - e nello specifico sul Comandante Metzel - per riuscire a svolgere un buon lavoro: è inutile dire che la prima azione sul campo della C.T.A avrà puntati addosso molti occhi, se capite quello che intendo. Per quanto concerne mezzi ed equipaggiamento, troverete all'aeroporto di Los Angeles un mezzo privato del C.T.A i cui codici di accesso stanno venendo inviati a NavSat esattamente... ora". Dai un'occhiata a Jean-Claude, il quale dopo una frazione di secondo ti guarda e annuisce. "Gli armamenti dovrete farveli fornire direttamente a Reno da Rhodes, a meno che non preferiate affidarvi al vostro equipaggiamento personale; la procedura burocratica per ottenere le autorizzazioni necessarie a mantenere un modesto arsenale ci hanno lasciati fuori tempo massimo, nella nostra prima missione. Un gran peccato, non credete?" chiede, con un sorriso che farebbe quasi venir voglia di prenderlo a schiaffi.

"Altri dettagli logistici sono inclusi nei documenti di cui vi ho accennato poc'anzi. Comandante Metzel, mi aspetto che sappiate rendere coesa la squadra a dispetto del breve tempo di cui dispone; a proposito di tempo, temo di dover tagliare corto, la mia attenzione è richiesta altrove e da faccende assai meno gradevoli. Anche se non avete una tabella di marcia precisa, spero che prenderete contatto con Rhodes quanto prima. Mi spiace di dover essere fugace e di non esser stato presente, ma vi assicuro che la prossima volta non mancherò" dice con un sorriso. "Signori, arrivederci" conclude l'immagine prima di sparire.

La stanza è di nuovo nel silenzio, mentre gli sguardi di tutti i presenti scorrono lentamente verso di te.

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Rattlesnake e Sentinel!? Cominciamo bene...

Mi scosto dalla sedia raddrizzando la schiena Bene, mi sembra inutile perdere altro tempo inizio ripetendo la stessa frase di prima, lancio un'occhiata all'orologio, appartenuto a mio padre, che porto più come ricordo che per altro.

Avete trenta minuti per raggiungere l'areoporto, tardate e verrete lasciati qui. Mentre parlo comincio a raccogliere i documenti aggiungo Questi li guarderemo in aereo.

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