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Fuga dall'Abisso esce il 30 Luglio in italiano

In questi giorni la Asmodee Italia ha aggiornato la pagina del suo sito dedicata alle prossime uscite, rivelando finalmente la data di uscita di Fuga dall'Abisso, un'avventura per PG di livello 1-15 ambientata nel Sottosuolo dei Forgotten Realms e caratterizzata dalla presenza dei mostruosi Signori dei Demoni. Completamente tradotta in lingua italiana, l'avventura uscirà in tutti i negozi il 30 Luglio 2020.
Ovviamente è importante tenere presente che, come specificato sempre dalla Asmodee sul suo sito, le date da lei annunciate sono da considerarsi sempre indicative e potrebbero subire variazioni in caso di contrattempi.
Qui di seguito potrete trovare la descrizione ufficiale dell'Avventura, la copertina del manuale e la recensione da noi pubblicata su DL'.
Grazie a @AVDF per la segnalazione.
Fuga dall'Abisso
L’Underdark è un mondo sotterraneo ricco di meraviglie, un labirinto sterminato e contorto dove regna la paura, popolato da mostri orrendi che non hanno mai visto la luce del giorno. È quaggiù che l’elfo oscuro Gromph Baenre, Arcimago di Menzoberranzan, lancia un empio incantesimo con l’intenzione di infiammare l’energia magica che pervade l’Underdark: nel farlo, spalanca una serie di portali collegati al regno demoniaco dell’Abisso. Ciò che ne esce stupisce lo stesso arcimago, e da quel momento in poi, la follia che aleggia sull’Underdark non fa che crescere e minaccia di scuotere i Reami Dimenticati fin dalle loro fondamenta. Fermate la follia prima che divori anche voi!
Data di uscita: 30 Luglio 2020
Lingua: italiano
Formato: Copertina rigida
Articoli di Dragons' Lair:
❚ Recensione di Fuori dall'Abisso

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I vecchi manuali di D&D su DMs Guild ora hanno un Disclaimer

Disclaimer: vista l'alta sensibilità del tema trattato in questo articolo (considerato Tema a Rischio, come specificato negli articoli 1.6 e 1.12 del Regolamento di Dragons' Lair), abbiamo deciso di disabilitare i commenti. Si tratta di una soluzione temporanea, che abbiamo deciso di adottare in attesa di poter introdurre una versione più aggiornata del Regolamento. Nei prossimi giorni, infatti, lo Staff di DL' si riunirà per definire nuove linee guida riguardanti proprio la discussione di argomenti simili. Nel frattempo ci scusiamo per il disagio.
 
In linea con un annuncio sul trattamento della Diversità da lei rilasciato qualche settimana fa e in riconoscimento del fatto che, rispetto a 40 anni fa (quando D&D è nato), il mondo è cambiato, la Wizards of the Coast ha deciso di inserire all'interno dei vecchi manuali di Dungeons & Dragons pubblicati sul DMs Guild un Disclaimer riguardante il contenuto in essi trattato. Tale Disclaimer ha lo scopo di avvisare i lettori di oggi che quei manuali sono figli del loro tempo e che, quindi, possono contenere idee, concetti e affermazioni che non rispecchiano i valori del D&D di oggi. Un esempio di manuale in cui è stato inserito il Disclaimer è Oriental Adventures per la 1e.
Qui di seguito potete trovare la traduzione del Disclaimer in italiano:
Ed ecco qui la versione originale:
Fonte: https://www.enworld.org/threads/older-d-d-books-on-dms-guild-now-have-a-disclaimer.673147/
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By aza

ManaDinamica – Magia ed Entropia

La magia può sembrare una cosa meravigliosa: si tratta di uno strumento in grado di fare, in prima approssimazione, qualunque cosa.
Abbiamo tuttavia già visto nel precedente articolo che la faccenda non è così semplice: infatti, per ottenere un qualunque effetto magico che sia fisicamente coerente, abbiamo bisogno di spendere energia. E abbiamo bisogno di ottenere questa energia da qualche parte.
Ma il problema non si ferma qui: ogni volta che l’energia viene trasformata da una forma all’altra, una porzione di essa sempre maggiore viene dispersa, diventando inutilizzabile per il suo scopo originario
Oggi parliamo del secondo principio della termodinamica… applicato alla magia!

Calore e movimento
Se mettiamo a contatto tra loro due oggetti a diverse temperature, il più caldo comincerà a raffreddarsi e il più freddo a scaldarsi finché non raggiungeranno la stessa temperatura.
Questo fenomeno, detto “principio zero della termodinamica”, è evidente se mettiamo un cubetto di ghiaccio nell’acqua d’estate: il cubetto si scalda, sciogliendosi, ma nel farlo raffredda l’acqua.
Quello che è accaduto è che una certa quantità di energia, detta calore, ha abbandonato il corpo caldo, raffreddandolo, per introdursi in quello più freddo e riscaldarlo.
Questo passaggio di energia può essere “imbrigliato” per ottenere movimento: le macchine in grado di compiere queste trasformazioni sono dette Motori Termici, tra cui il motore a scoppio, il motore stirling e l’immancabile motore a vapore.

Un modellino di motore stirling. Una lieve differenza di temperatura tra il sopra e il sotto della base è sufficiente per far girare la ruota.
Un motore termico ha infatti bisogno di due “ambienti”, uno più caldo dell’altro, e la sua capacità di funzionamento dipende proprio da tale differenza di temperatura.
Quando, nel mondo reale, gli scienziati, ingegneri e inventori del ‘700 e ‘800 cominciarono a studiare il rapporto tra il calore fornito a una macchina a vapore e l’energia meccanica (cioè legata allo spostamento della vaporiera) che essa era in grado di rilasciare, si accorsero che una porzione di tale energia veniva perduta.
Infatti, parte di quel calore andava comunque a riscaldare l’ambiente esterno, più freddo ovviamente della caldaia: questo implica che, se da una parte l’aria esterna circola ed è in grado di rinnovarsi, la caldaia va via via raffreddandosi e richiede sempre nuovo combustibile.
Per quanto si possano migliorare numerose parti di un motore, per esempio riducendo gli attriti (che dissipano ulteriore preziosa energia), una porzione di dispersioni energetiche dovute a questo scambio di calore sarà sempre, inesorabilmente presente.
Tale evidenza portò a una delle formulazioni del “Secondo Principio della Termodinamica”, quella di Lord Kelvin: “È impossibile realizzare una trasformazione ciclica il cui unico risultato sia la trasformazione in lavoro di tutto il calore assorbito da una sorgente omogenea” 
Fu questa triste scoperta, l’inevitabile dispersione dell’energia, che portò gli scienziati del tempo alla definizione di una nuova grandezza fisica: l’Entropia.
Energie inutilizzabili
L’Entropia viene spesso definita come lo “stato di disordine di un sistema”, ma si tratta di una definizione che può confondere: infatti non si tratta banalmente di sistemi nei quali gli elementi siano “riposti ordinatamente”.
Due oggetti a temperature diverse e a contatto tra loro, infatti, sono ugualmente “ordinati” prima o dopo aver scambiato calore tra loro.
Quello che invece sappiamo grazie ai motori termici è che se due oggetti hanno temperature diverse è possibile usarli per generare energia meccanica, mentre questo è impossibile se hanno la stessa temperatura.
In questo secondo caso, infatti, la loro energia è stata “distribuita” tra di essi, mentre inizialmente essa era “disponibile” per generare lavoro.

Se immaginiamo le unità di energia termica come palline, esse possono essere utilizzate per produrre movimento solo finché sono separate
Badate bene che, dopo lo scambio di calore, tale energia non è stata “perduta” nel nulla: l’energia totale è conservata e così il primo principio della termodinamica, solo essa non è più “sfruttabile” alla stessa maniera.
La sua “qualità” è diminuita.
L’Entropia è, di fatto, la misura di questa “riduzione di qualità” dell’energia di un sistema.
Un’evidenza nata sia dall’osservazione naturale che dagli studi di Carnot è che l’entropia è sempre in continua, inesorabile crescita, e quindi la “qualità” dell’energia è in perenne calo.
Ciò ha portato a un’ulteriore formulazione del secondo principio della termodinamica: “in un sistema isolato l’entropia non può mai diminuire”.
Tutti i fenomeni spontanei, infatti, aumentano (o quantomeno mantengono inalterata) l’entropia del sistema: il calore fluisce da un corpo caldo a uno freddo, anche quando si cerca di imbrigliarlo con un motore, riducendo inevitabilmente l’efficacia del processo (come abbiamo già visto).
Tutti i fenomeni naturali che portano alla dispersione dell’energia sono prima o poi inevitabili: il ghiaccio fonde, gli oggetti cadono, il ferro si ossida, le pile si scaricano, le stelle si spengono e gli esseri viventi, alla fine, periscono.
Questo non significa che sia impossibile ottenere effetti opposti a quelli spontanei: abbiamo ad esempio inventato frigoriferi e condizionatori per abbassare la temperatura.
Tuttavia, tali macchinari si “limitano” a spostare il calore, ad esempio, del cibo congelato nell’ambiente fuori dal frigo, e consumano energia per farlo: parte di questa energia poi, ovviamente, non sarà utilizzabile per raffreddare gli alimenti ma verrà dispersa.
Se noi cercassimo di utilizzare la differenza di temperatura tra frigo e stanza per alimentare un motore termico, otterremmo ancora meno energia di quella necessaria per mantenere il cibo congelato.
L’energia necessaria per raffreddare un oggetto è insomma superiore a quella che si otterrebbe utilizzandolo come ambiente freddo per un motore termico: questo perché parte di quell’energia è stata dispersa proprio a causa dell’entropia.
Come per un cambio di valuta, scambiare euro per dollari avrà un costo: riscambiando indietro dollari con euro, un ulteriore costo, ci troveremmo in mano meno soldi di quelli iniziali.

Ogni trasformazione d’energia riduce quella disponibile per nella nuova forma, disperdendone inevitabilmente altra a causa dell’entropia
Inoltre, andando ad effettuare il calcolo, vedremmo che, dove l’entropia dell’interno del frigorifero è diminuita, quella del suo esterno è aumentata di una quantità superiore: l’entropia totale infatti aumenta sempre.
A seguito di un’azione su un sistema che ne riduca l’entropia ci sarà sempre un sistema più grande che lo circondi la cui entropia totale è aumentata (o al limite è rimasta identica): si dice in gergo che “l’entropia dell’universo” non può mai diminuire.
Come per i frigoriferi, anche i meccanismi degli esseri viventi riescono a mantenere sotto controllo l’entropia, a scapito tuttavia delle sostanze che espellono: gli scarti del corpo umano, se anche non fossero per esso dannosi, sarebbero comunque meno nutrienti dell’equivalente cibo necessario per crearli.
Se fossimo in grado di assimilare gli elementi nutritivi del terreno e produrre autonomamente determinate molecole biologiche necessarie per il nostro organismo, come alcune proteine, troveremmo svantaggioso nutrirci di piante e animali poiché il loro “passaggio” ha rubato energia.
Ogni trasformazione di energia ha, infatti, un determinato “rendimento”, cioè una percentuale dell’energia investita che è effettivamente utilizzabile dopo una trasformazione: il rendimento è sempre inferiore al 100% e tale perdita, dovuta all’entropia, va accumulandosi ad ogni passaggio.
Se, per esempio, della benzina viene bruciata per spingere un’automobile, tale processo è più efficiente (si ha cioè a disposizione più energia effettiva) che se tale motore fosse usato per produrre energia elettrica ed essa, a sua volta, utilizzata per alimentare un motore elettrico di un’automobile: motivo per cui le auto elettriche sono efficienti e meno inquinanti solo se ci sono scelte oculate nella produzione dell’energia elettrica.
A loro volta, i combustibili fossili come il petrolio, “fonti” di energia, non sono che l’effetto della degradazione di energie ben superiori accumulate milioni di anni fa durante la crescita, ad esempio, delle piante ormai fossilizzate e dell’azione dei batteri su di esse: l’energia spesa, insomma, per creare un albero e trasformarlo in carbone fossile è superiore a quella ottenuta bruciando quello stesso combustibile.
Per riassumere il concetto, l’entropia è la misura della degradazione dell’energia di un sistema: essa aumenta inesorabilmente a ogni trasformazione d’energia, rendendola sempre più inutilizzabile e portando spontaneamente a fenomeni come la dispersione del calore, dell’energia e la devastazione del tempo.
Gli effetti sulla magia
Ma quali effetti avrebbe l’entropia sulla magia, alla luce anche dell’articolo precedente?
Tanto per cominciare, l’energia magica disponibile sarebbe, se possibile, ancora meno.
Che sia accumulata fuori o dentro il mago, l’energia magica tenderebbe a disperdersi: sarebbe forse questo fenomeno a concedere l’esistenza di incantesimi che permettano la percezione della magia.
Questo implicherebbe, per esempio, che gli effetti magici vadano a svanire nel tempo e causino tutti quei classici eventi come l’indebolimento dei sigilli magici per trattenere chissà quale oscuro demone del passato.
Sarebbe anche molto in linea con tutte quelle ambientazioni nelle quali la magia si è via via ridotta e non sia più facile come un tempo produrre chissà quali effetti meravigliosi, un classico anche di tanti racconti  che pongono spesso le vicende in epoche successive a quelle degli dei e degli eroi: un tale sapore si respira, ad esempio, nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, nel Signore degli Anelli ma anche, da un certo punto di vista, in ambientazioni dove magia e tecnologia si confondono come Warhammer 40.000.

Ma come giustificare la presenza di antichi artefatti di ere perdute in grado di garantire immensi poteri, come quelli tipici della terra di mezzo?
Una maniera per limitare lo scambio di energia al minimo è quello di utilizzare contenitori adiabatici, che riescono quasi ad azzerare lo scambio di calore (chiaramente non è possibile azzerare completamente le perdite per un tempo infinito… proprio per colpa dell’entropia!).
L’idea di ridurre la dispersione dell’energia è ampiamente utilizzata in ambito tecnologico per materiali isolanti (basta pensare all’edilizia o ai termos) nonché per altre applicazioni come i Volani, pesanti oggetti tenuti in rotazione nel vuoto su cuscinetti magnetici in modo che non disperdano il loro movimento rotatorio (il quale viene poi utilizzato, all’occorrenza, per produrre energia).
Impedire a un oggetto magico di rilasciare energia potrebbe essere sia una maniera per allungare la sua vita sia, nell’ottica precedente, di celarne la natura.
Ma un oggetto di potere immenso in grado di durare millenni potrebbe somigliare di più a una forma di vita magica, che ottiene la sua energia dall’ambiente esattamente come le piante (entro un certo limite) dal sole.
In base a come funzioni il mana in un mondo di finzione, oggetti e creature che si nutrono di esso potrebbero ridurne la disponibilità magica in una determinata area, cosa che potrebbe portare a divertenti implicazioni.

Ma l’effetto più importante dell’entropia sulla magia è che la sua energia è ancora più preziosa: ad ogni trasformazione, infatti, viene dissipata, che sia per il passaggio dal metabolismo umano a una riserva magica, dall’ambiente circostante agli incantesimi stessi.
Gli incantesimi poi dovrebbero, se possibile, agire in maniera estremamente diretta: sollevare un masso, per esempio, dovrebbe evitare di richiedere l’apertura di un portale sul piano elementale dell’aria per manifestare una corrente ascensionale (anche se può darsi che un mero sollevamento non sia poi così facile da ottenere… ma ne parleremo oltre!).
Alla stessa maniera, una palla di fuoco potrebbe essere ottenuta separando ossigeno e idrogeno nel vapore acqueo presente nell’aria, spezzando i loro legami tra loro e ottenendo, per ricombinazione, un effetto esplosivo… ma questo richiederebbe un enorme dispendio di energia.
Perfino l’arco elettrico di un fulmine sarebbe molto più semplice da causare, ma richiederebbe comunque più energia di una punta affilata sparata magicamente sul nemico.
Diversa invece la situazione se queste energie magiche fossero presenti e pronte a svilupparsi in maniera selvaggia: in tal caso, il mago potrebbe limitarsi a gestire con perizia il flusso magico incontrollato, lasciando la dispersione energetica più grande alla fonte magica…

Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/22/manadinamica-magia-ed-entropia/

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By aza

ManaDinamica – Conservazione dell’Energia

Uno dei problemi da affrontare, nei giochi e nella fiction in generale, dovuto all’introduzione della magia è integrare tali fenomeni all’interno del mondo per creare un contesto coerente e in qualche modo credibile.
In questa rubrica, dedicata soprattutto agli inventori di mondi (che siano scrittori o dungeon master), cercheremo di analizzare come potrebbe funzionare una magia “fisicamente corretta” ed evitare la classica domanda: “ma perché, se c’è la magia, la gente continua a zappare la terra e morire in modi atroci?”.

IL PROBLEMA ENERGETICO
Se la magia fosse fisicamente corretta, dovrebbe rispettare alcune leggi fra le quali i famosi Principi della Termodinamica (o, per l’occasione, della “Manadinamica”).
Tra questi, il primo è il cosiddetto “Principio di conservazione dell’Energia” che richiede che l’energia totale coinvolta in un fenomeno sia conservata, cioè che la sua quantità totale al termine del processo sia uguale a quella iniziale (contando, in entrambi i casi, tutte le forme di energia presente).
Ma cos’è l’Energia?
L’Energia è una grandezza fisica che descrive vari fenomeni simili capaci di trasformarsi l’uno nell’altro: l’energia elettrica usata per alimentare una stufa si trasforma in energia termica, e quella termica in un motore produce energia meccanica sotto forma di velocità (energia cinetica) e/o sollevando pesanti carichi (energia potenziale).

Ma l’energia è anche la base del funzionamento del nostro corpo: noi otteniamo energia dal cibo che mangiamo (dove è accumulata in forma di energia chimica dei suoi costituenti nutritivi) e usiamo questa energia per muoverci, respirare, pensare e per il corretto funzionamento del nostro metabolismo.
Possiamo dire tranquillamente che la stragrande maggioranza dei fenomeni che conosciamo prevede trasformazioni e scambi di energia, e la magia non può non ricadere in questo sistema: per sollevare un masso con il potere di un incantesimo, l’energia necessaria deve essere ottenuta da qualche parte.
È questo continuo richiamo al “pagamento” di energia che permette di creare un sistema magico fisicamente coerente. Non solo, l’incantesimo deve richiedere tutta l’energia necessaria per ottenere l’effetto desiderato: la generazione di temperature estreme di una palla di fuoco, la crescita di una pianta o lo spostamento di masse ingenti può richiedere una quantità estrema di energia, e talvolta anche difficile da calcolare (soprattutto quando ci sono di mezzo creature viventi o teletrasporti, ma avremo modo di parlarne in altri articoli).
Cerchiamo dunque di rispondere alla domanda: da dove proviene tutta questa energia?
MICROORGANISMI E CONDENSATORI
Una prima possibilità evidente è che l’energia possa essere ottenuta da quella del mago stesso.
Il corpo umano consuma l’energia ottenuta dal cibo per le sue attività, compresa una fetta importante (circa il 60-70%) unicamente per mantenere le funzioni vitali come la respirazione, la circolazione, il pensiero e il mantenimento della temperatura.
Un essere umano, in base all’età, al sesso e all’attività che compie, ha un consumo energetico quotidiano che può andare tra le 1500 e le 2500 kilocalorie circa: la stessa quantità di energia, espressa in Joule (l’unità di misura dell’energia nel sistema internazionale), oscilla tra i 6300 e i 10500 KiloJoule.
Se fosse possibile prendere una piccola frazione, ad esempio l’1% dell’energia di una “persona media” (8000 KJ per comodità), avremmo a disposizione 80 KJ, cioè 80.000 Joule.

Ma “quanti” sono 80.000 Joule?
Sono, ad esempio, pari all’energia necessaria per sollevare di un metro un masso di 8 tonnellate!
L’energia per una simile impresa titanica, ben lontana dalle capacità umane e facilmente assimilabile a un “prodigio magico”, è pari al solo 1% dell’energia consumata da un essere umano “medio”.
Ciò che impedisce a una persona di usare la sua energia in questa maniera è il concetto di “potenza”, cioè l’ammontare di energia che può essere emessa in un determinato ammontare di tempo. I nostri muscoli non sono abbastanza potenti da sollevare massi di una tonnellata (1000 kg) in alto di un metro, ma più che capaci di trasportare un oggetto di 10 kg per un dislivello di 100 metri: queste due azioni richiedono lo stesso ammontare di energia, ma la prima richiede molta più forza e molto meno tempo.

Se riuscissimo a rilasciare energia in tempi inferiori, potremmo letteralmente dare vita alla magia partendo dalla stessa energia dei corpi umani: ma come accumulare questa energia e rilasciarla tutta assieme?
Un mago potrebbe avere una “riserva” di energia magica che viene lentamente ricaricata dal suo stesso metabolismo e che può essere rilasciata rapidamente dando vita a effetti magici, e l’energia mancante del mago potrebbe giustificare la classica carenza di forza fisica che accomuna i maghi in molti giochi di ruolo.
Un’opzione potrebbe essere fare ricorso a sostanze prodotte dall’organismo e accumulate in appositi tessuti, come facciamo già nella realtà con i grassi, in grado di essere “bruciate” per ottenere un picco di energia.
Se invece non volessimo alterare la biologia umana, potremmo immaginarci un microorganismo simbiontico simile ai famosi Midi-Chlorian di Star Wars, in grado di sopravvivere solo in organismi molto specifici (magari in maniera simile a quello che accade con gli antigeni del sangue, solo più complesso).
Infine, il mago potrebbe ottenere energia sottraendola dagli esseri viventi circostanti, in pieno stile “rituali sacrificali” o, più semplicemente, prendendo ispirazione dalla recente serie di The Witcher.

Il rilascio dell’energia dovrebbe essere rapido, con un funzionamento simile a quello del flash delle macchine fotografiche. Le pile, infatti, non sono in grado di fornire una potenza sufficiente per il lampo: il flash, in questo caso, è ottenuto da un Condensatore, un componente dei circuiti in grado di accumulare al suo interno cariche elettriche (cioè, sostanzialmente, elettroni, le particelle che compongono la corrente elettrica) e di scaricarsi molto velocemente.
In questo modo, anche se la velocità di ricarica della pila è ridotta, il condensatore è in grado di fornire rapidamente una grande quantità di energia per il flash: allo stesso modo, un mago dovrebbe essere in grado di bruciare rapidamente la sua riserva energetica per ottenere, in poco tempo, grandi quantità di energia per dare vita ai suoi incantesimi.

Un condensatore. La vostra scheda madre ne è piena.
CATALIZZATORI
Se invece l’energia fosse ottenuta esternamente dal mago, come potrebbe egli averne accesso? E come giustificare una quantità limitata di uso di tale potere?
Sempre pensando a un consumo (almeno iniziale) di energia da parte del mago, si potrebbe ipotizzare un’interazione tra il mago e una sostanza esterna, simile alla Trama nel mondo di Forgotten Realms, grazie al quale il mago ottiene i suoi effetti facendo da catalizzatore.
In chimica, molti processi che trasmettono energia verso l’esterno (esoergodici) non avvengono spontaneamente, ma devono essere “stimolati” tramite una certa quantità di energia iniziale, detta energia di attivazione. Si può immaginare, ad esempio, che una certa reazione rilasci 5 Joule di energia, ma che la sostanza debba prima ricevere due Joule come energia di attivazione per avere inizio.
Un esempio pratico di questi fenomeni sono le combustioni, delle quali parleremo in un futuro articolo: un oggetto che brucia emette energia termica, ma ha prima bisogno di un innesco, un evento in grado di fornirgli l’energia necessaria per far partire la combustione.

Un Catalizzatore è un elemento, di solito una sostanza chimica, in grado di produrre un effetto di Catalisi, cioè di ridurre l’energia di attivazione: nell’esempio precedente la reazione potrebbe, grazie a un catalizzatore, richiedere un solo Joule per avere inizio.
Se il mago fosse in grado di agire da catalizzatore per la magia, questo spiegherebbe come mai solo i maghi sono in grado di usare tale potere, cioè perché l’energia di attivazione è troppo elevata e i non-maghi non sono in grado di abbassarla.
Contemporaneamente, se fosse sempre lui a fornire l’energia iniziale (ridotta grazie alla catalisi) si giustificherebbe anche un utilizzo limitato della magia da parte dell’incantatore.
MASSA ED ENERGIA
Un’ultima, notevole fonte di energia è la cosiddetta annichilazione della materia: la possibilità cioè di trasformare direttamente materia in energia mediante la famosa formula di Einstein.

Si tratta di una quantità di energia enorme: mezzo grammo di materia produrrebbe la stessa energia della bomba di Hiroshima.
Fortunatamente si tratta, nel mondo reale, di un processo assai complesso da ottenere: per avere una annichilazione è necessario far incontrare ogni particella del nostro materiale con la sua antiparticella. Queste ultime sono complesse da ottenere e prodotte solo da reazioni nucleari rare e altresì molto costose, in termini energetici (e non), da ottenere: all’attuale stato delle cose, il più grande apparato in grado di generare tali antiparticelle (il Large Hadron Collider, o LHC, del CERN di Ginevra) sarebbe in grado di ottenere un grammo di antimateria in… qualche milione di anni!
Tuttavia, immaginando di ottenere energia dai due processi precedenti, sarebbe forse possibile annichilire quantità di materia sufficientemente piccole da concedere comunque effetti prodigiosi… se l’antimateria fosse già presente. Infatti, produrre antimateria richiede processi molto più costosi (in termini di energie) di quanto poi riottenuto dall’annichilazione, fino a 10 miliardi di volte tanto.
Anche se, infine, essa fosse già disponibile al mago, questi dovrebbe assicurarsi di mantenere l’antimateria confinata nel vuoto, impedendogli di interagire con qualunque genere di materia, perfino l’aria: tale situazione viene comunemente ottenuta, nel mondo reale, tramite potenti campi elettromagnetici che possono risultare letali alle persone che si avvicinano troppo.

Sarebbe invece possibile ottenere parte dell’energia dagli atomi mediante fusione e fissione: in questo caso, tuttavia, la quantità di energia ottenuta da ogni atomo è molto inferiore e sarebbero necessarie quantità importanti di materiale (e il materiale giusto!), nonché condizioni peculiari di temperatura e pressione altrettanto complesse da ottenere (che richiederebbero ulteriori, drammatiche energie iniziali).
IL PREZZO DA PAGARE
Questa (relativamente) vasta serie di opzione potrebbe far pensare che ottenere energia possa essere semplice, ma si tratta di una conclusione errata.
Il mago dovrebbe indubbiamente pagare il prezzo iniziale consumando parte della sua stessa energia, energia che, se fosse accumulata in una sorta di condensatore magico, non sarebbe disponibile dell’incantatore (al di fuori del suo uso magico) e lo lascerebbe permanentemente spossato.
Se facesse inoltre da catalizzatore per una qualche fonte esterna di energia, essa si andrebbe, nel tempo, a consumare inevitabilmente la fonte di energia magica esterna proprio come i combustibili che diventano inutilizzabili dopo essere bruciati.
Infine, la stessa capacità di annichilire materia richiederebbe una grossa fonte di antimateria oppure energie tali da non giustificarne l’utilizzo, e anche l’energia nucleare si potrebbe sfruttare solo con condizioni estreme di temperatura e pressione.

E’ evidente dunque che l’idea di usare la magia per affrontare problemi altrimenti risolvibili è una mossa assai sconveniente, e che rivolgersi agli incantesimi dovrebbe essere giustificato solo da una necessità particolare e immediata.
E ancora non abbiamo parlato del fatto che non tutta quell’energia può essere utilizzata per lanciare una magia… ma per quello, aspettate il prossimo articolo di Manadinamica!
Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/15/manadinamica-conservazione-energia/

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Exploring Eberron uscirà a Luglio 2020 su DMs Guild

Inizialmente previsto per Dicembre 2019, Exploring Eberron di Keith Baker - il creatore originale dell'ambientazione Eberron - ha finalmente una data di uscita definitiva: Luglio 2020. Come spiegato sul suo sito ufficiale, infatti, Kaith Baker si è trovato costretto a posticipare la pubblicazione del supplemento non solo per via del COVID-19 e di altri contrattempi personali, ma anche per darsi il tempo necessario a inserire al suo interno tutto il materiale promesso. Nonostante il ritardo, tuttavia, ora il manuale è nella fase conclusiva della sua produzione e sarà dunque disponibile a Luglio sul DMs Guild, lo store online ufficiale della WotC.
All'interno di Exploring Eberron, Keith Baker esplorerà nel dettaglio i luoghi e i piani d'esistenza di Eberron a cui i manuali del passato hanno prestato minor attenzione. E' possibile dare un primo sguardo al contenuto del manuale grazie alle Anteprime rilasciate dall'autore il Maggio scorso. Trattandosi di un manuale Terze Parti pubblicato su DMs Guild, invece, purtroppo non è possibile aspettarsi una sua traduzione in lingua italiana (a meno che la WotC decida altrimenti).
Inoltre, come rivelato dall'autore sul suo sito ufficiale:
Trattandosi di un manuale pubblicato da Terze Parti (si tratta di un supplemento realizzato da Baker e non dalla WotC), il materiale contenuto in Exploring Eberron non potrà essere considerato canone ufficiale di Eberron. Poichè, tuttavia, ogni gruppo può decidere da sé la forma che Eberron avrà al proprio tavolo (come ricordato da Baker stesso), starà ad ogni gruppo decidere se considerare valide o meno le informazioni pubblicate da Baker in questo supplemento.
  Exploring Eberron sarà disponibile sia in versione con copertina rigida, sia in versione PDF. La prima versione sarà un libro con copertina rigida premium da 8,5″ x 11″ (simile al formato dei manuali ufficiali WotC).
  Non è possibile preordinare Exploring Eberron (DMs Guild non consente le prenotazioni), quindi i tempi di consegna della copia cartacea cartonata sono di almeno 1-2 mesi, ma sarà possibile avere immediatamente la copia PDF. Prima di ordinare la versione cartacea, tuttavia, assicuratevi che su DMs Guild sia disponibile la spedizione nel nostro paese.
  Il supplemento avrà un totale di 247 pagine e conterrà 49 illustrazioni originali. Grazie a @senhull per la segnalazione.

Fonte: http://keith-baker.com/bts-exploring/
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Strikeiron

Lavoro editing: La Nostra storia

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La città è in festa: le piccole strade sono gremite di gente che ride e scherza. Nehem quest’anno è stata generosa con i suoi fedeli. I raccolti sono stati sempre abbondanti e di ottima qualità. Così ora la piccola città di Suthern gode della sua fortuna festeggiando in nome della dea della terra. E' stupefacente come una piccola città possa trasformarsi di fronte ad un importante avvenimento. Tutti i cittadini, prevalentemente umani e mezzelfi, si riversano nella piazza centrale al cospetto della grande statua dedicata a Nehem; alcuni uomini sono inginocchiati di fronte al monumento, mentre molti altri si gettano in balli propiziatori al ritmo della musica di alcuni bardi del paese. E' estremamente bello sentire nuovamente il calore delle persone dopo giorni di interminabile cammino nelle malaterre del sud. E' un pò come sentirsi a casa, con le risa dei bambini che ti riempiono il cuore di felicità e di speranza...

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Si sentiva fuori posto, lì nella superficie, lontano dalle amate caverne scavate nella montagna. Eppure, nonostante questo, egli era felice. Strano per un senza clan provare quell'emozione.

I bambini che scorrazzavano per le strade fissandolo con gli occhioni sgranati, gli uomini che si chinavano il capo in segno di rispetto davanti a lui e all'antica arte che rappresentava… tutto ciò rendeva Sturmir particolarmente soddisfatto.

Il suo autocompiacimento però durò poco. Gli tornò subito alla mente il pensiero che lui era un reietto, cacciato fuori dalle mura della Montagna perchè aveva rifiutato il saluto al Thane che gli aveva tolto la possibilità di praticare la sua arte perchè egli era un deviato, una creatura indegna del nome di nano. E questo solo perchè lui amava la magia, la sentiva scorrere nelle sue vene, pulsare nelle sue membra.

Ma adesso non era tempo di abbandonarsi alla rabbia. Era tempo di vivere quella splendida giornata, magari raccontando a quelle due bambine dalle trecce dorate qualche storia sulle tradizioni del popolo della Montagna.

Sì, alla fine non era così sincera la sensazione di essere fuori posto

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La solita festa. Il solito ringraziamento ad una dea che serve come scusa e riparo per le azioni di semplici uomini e ragazzi che danno la vita per far proliferare il villaggio.

Appoggiata al muro esterno della taverna, Aixela sorrise ironicamente osservando i festeggiamenti. Ma non poteva fare a meno di sentire quella stretta che significa felicità. Pur se le ragioni della festa erano per lei deprecabili, restava pur sempre un momento di allegria per tutti. Non ricordava più da quanto tempo non vedeva dei bambini sorridere e delle madri abbracciarli senza il timore di una razzia o di qualche catastrofe.

Chissà se davvero c'era una Nehem da qualche parte a ridere di questa gioia. E chissà se la gioia che stava dando era gratuita o solo un preludio ad una più oscura maledizione.

Come quella volta che stava entrando nell'ordine dei Cavalieri di Jamalièl. Non era la prima ragazza che aveva intrapreso una strada del genere e non sarebbe stata l'ultima. Ma lei aveva una differenza. Una sola. La stessa differenza che l’aveva resa una reietta, una fuggiasca… l'assassina di uno dei Cavalieri Anziani di Jamalièl.

Era legittima difesa. Il fabbro per il quale lavorava e davanti al quale era successo il fattaccio ne era testimone. Era stata attaccata per la sua diversità proprio dal cavaliere che rimase infilzato dalla stessa spada che lei aveva fabbricato per lui. Ma la mano che la teneva era quella di lei, una mano tremante, agitata, ma sicura come sempre quando impugnava una spada.

Guardò il suo fianco e notò la stessa spada che l'aveva resa fuggiasca riposare nel fodero. La osservava chiedendosi se fosse in attesa di spillare altro sangue o se stesse riposando, stanca di imbeversi di liquido vitale.

«Hai il fumo che ti esce dalle orecchie.»

Aixela sussultò e si girò di scatto, la mano sull'elsa.

«Ehi... calma... sei tesa come una corda!» La voce alzò leggermente le mani con un sorriso. Poi, quando la vide togliere la mano dalla spada, le si avvicinò abbracciandola: «Bella festa, vero?»

Lei si abbandonò tra le sue braccia: «Già... anche troppo.»

«Riecco la mia pessimista. Quando le cose vanno troppo bene ha paura. Che ne dici di concedere una tregua ai tuoi pensieri?»

Aixela si staccò dall'abbraccio e lo guardò, sorridendo: «Se non fossi... "diversa"... be', avresti già in mente come farmi passare i pensieri per un po', vero?» Gli strizzò l'occhio.

«Be', non è un segreto che mi piaci. Purtroppo tu hai i miei stessi gusti, quindi... pazienza. Spero solo di non averti come rivale in amore.» Fece spallucce.

Lei si girò di nuovo, dandogli le spalle, poi si appoggiò con esse a lui che la sorreggeva, cingendola con le braccia.

«Parola di Trebor... ti proteggerò fino alla fine di tutto!»

«Lo so... lo so...» Sorrise.

Era una bellissima giornata.

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I suoi passi e la sua andatura lenta contrastavano con il clamore della folla che gia si sentiva dalle colline. Il manto nero che lo copriva totalmente sembrava assorbire la gaia luce del sole. Il sentiero che lo avvicinava al paese era troppo breve perchè qualcuno si accogesse di lui prima del suo arrivo. Non era sua usanza viaggiare a piedi come un semplice mendicante incappucciato, ma questa volta aveva deciso di non utilizzare i suoi potenti mezzi magici per arrivare fino a destinazione. Gli erano sempre piaciute le entrate trionfali.

L'oscura figura continuava inesorabile la sua lenta marcia verso l'ignara festa. Ogni suo passo, ogni suo più piccolo movimento, sembrava strappato a forza dalla vita. Dove lui metteva i piedi, le piante appassivano e la terra si spaccava arida: anche la natura si ritirava al suo passaggio.

Non amava le feste ed i luoghi affollati, ma li frequentava spesso: erano sempre stati soddisfacenti come banco di prova per la sua oscura arte. Ancora pochi passi e sarebbero finiti i divertimenti. Ancora per qualche istante quella gioia avrebbe riempito i cuori della gente. L'avrebbe distrutta, fatta evaporare. Come avevano fatto evaporare la sua, troppi anni prima.

Giunse davanti alla massa giubilante e, levate le mani salmodiando in una lingua arcana, diede inizio all'esperimento. Un vento freddo investì improvvisamente la piazza, portando con sè le nuvole dalle montagne. Il cielo si oscurò, le nubi coprirono il sole. Un ghigno si formò sul suo volto inumano.

Solo quando usava la magia, solo in quei momenti sentiva dentro di sè una piccola parvenza di vita. Per l'Arte aveva rinunciato al suo stesso corpo fisico e a gran parte della sua anima, secoli prima. Non ne era certo pentito. Ma la scintilla che sentiva in quel momento dentro di sè, come sempre, lo fece fremere di pura estasi.

Esplose in una risata malefica, che solo una gola inumana avrebe potuto emettere, e si rivolse finalmente alla folla ammutolita: :"Zogrash, vostro padrone, vi ringrazia per la bella festa..."

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Finalmente una bella festa! Era tempo che non vedeva cosi' tanta gente tutta insieme. Aveva infatti passato gli ultimi tre mesi nelle segrete della città, che oltre ad essere molto umide, erano anche incredibilmente ben progettate. Di solito scassinare le serrature era un modo divertente di passare il tempo prima della noiosa esecuzione del mattino successivo, cosa che non valeva veramente la pena di vedere. Soprattutto perchè, dopo aver appurato svariate volte che le ascie dei boia erano male affilate, e a tagliarti la testa ci mettevano un sacco di tempo, ti annoiavi... a morte. "Ah, ma un tempo non era cosi'!" disse a un tizio che vendeva arance li' vicino "Non parlo di asce, no no. Quelle sono rigorosamente spuntate. Parlo della Morte, dell'Ultimo Viaggio, dell' Equa spianatrice, l'Estremo Passaggio. Non so se mi spiego. Beh ecco ne ero molto affascinato, come dire, è una cosa che non ti succede tutti i giorni no? Però c'era sempre quel piccolo problema di mezzo, dicono tutti che dopo morto non puoi fare tutte le cose che fai in vita. E' una questione di interessi. Confilitto d'interessi mi pare si chiami. Insomma, un dilemma. Sta di fatto che un giorno incontro questo tizio, Ragna... no Vectra! Beh andava in giro con quel suo vestito lugubre ed era sempre incacchiato, forse perche' gli mancava una mano e un occhio. Sai, stavamo nella stessa locanda, e certe cose si notano, non so se mi spiego. Insomma girando per la locanda...hemm...capitai per caso nella sua stanza e trovai la classica pignatta ribollente sul fuoco. Faceva un freddo Boia, cioe' era affilato, non come la classica ascia del boia, e come dice sempre mio zio Tasslehoff Burrfoot "se fa un freddo boia beviti la prima cosa calda che reputi buona". Quella cosa aveva un odore schifoso, ma faceva le scintilline quindi non ci pensai due volte. Da allora a quanto pare possono farmi quello che vogliono. Non raggiungo il becchino. Non schiatto. Non stiro le zampe. Forse penserai" disse gustandosi il terzo arancio " che sia un vantaggio..."

"Penso che tu mi debba pagare quello che hai mangiato, portarogne" disse in modo non molto pacato il venditore. Ma non finì di dire la frase che il piccoletto era già scomparso tra la folla.

"Certa gente non capirà mai!" penso' mentre si allontanava dal banco, tra la gente accalcata "Chi avrebbe voluto delle arance come quelle? Erano ottime, va bene , glielo concedo, ma sicuramente lo spazio che occupavano era troppo ampio. Ah, mamma me lo diceva sempre: "Garfuss Pottlepot tu sei troppo gentile."

Le persone infatti erano incredibilmente sbadate: per esempio, a chi era caduta quella borsa piena di dobloni d'oro? Quando avrebbe trovato il possessore gliene avrebbe dette quattro. Come a l'oste di quella locanda dove aveva incontrato il tizio monco e orbo. Far evaporare cosi', senza preavviso, tutta la costruzione! Non aveva finito il pollo arrosto che aveva nel piatto allora. Ancora ci pensava la notte.

Rifletteva del prelibato manicaretto quando tutti si bloccarono all'istante vedendo un tipo, sempre vestito di nero, a quanto pare era una moda, che spalancava le braccia urlando stupidaggini.

"Misà che è uno di quelli <<Io sono patrone di monto!>>, tutti uguali, si riconosc..." si bloccò a metà frase notanto una cosa che spuntava dalle vesti aperte del tizio: un pugnale, di incredibile fattura, che gli pendeva dalla cintura.

"Com'e'....bello!" pensò.

Il personaggio in nero sguainò il pugnale. "Ed ora" disse mentre un ghigno gli storpiava il volto "vorrei le vostre anime, grazie".

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Era soddisfatto.

Oh sì, lo era proprio. Era stato il lavoro più facile degli ultimi mesi.

Con tutto il caos dovuto ai festeggiamenti aveva potuto agire assolutamente indisturbato. Entrare nella villa del magistro era stato un gioco da ragazzi, passando prima dalle fognature e arrampicandosi poi lungo le piante rampicanti , orgoglio di quell'insulso crapulone del magistro. Non è che ce l'avesse poi tanto su con il magistro, ma il fatto di non provare alcun rispetto nei suoi confronti gli facilitava il lavoro.

Il frastuono proveniente dall'esterno era come una manna caduta dal cielo. Avrebbe potuto mettersi dei ferri di cavallo ai piedi e nesuno l'avrebbe sentito lo stesso. Trovare le camere private del Mgistro gli richiese lo sforzo di consultare la piantina della magine che gli era stata fornita dal suo committente...che uomo premuroso il Principe mercante Xharo!

Lo trovò disteso sul suo bel letto a baldacchino, intento a rimpinzarsi con dei profumatissimi manicaretti di cacciagione; si ritrovò a pensare che quel giorno non aveva ancora mangiato...ma la distrazione fu breve.

Come un'ombra passò dalla porta semichiusa della stanza alle ampie tende di velluto che ricoprivano le enormi vetrate della stanza.

La penombra favorì suoi spostamenti, accompagnati da niente di più del fruscio che il vento provocava colpendo le tende della finestra aperta; quando la distanza tra lui e la sua preda fu sufficientemente breve, decise di uscire allo scoperto.

-Buongiorno a te, Magistro Petronio. Come mai non ti trovi a festeggiare anche tu la dea Nehem con tutti gli altri?-

-E tu chi diavolo saresti? e che accidenti ci fai in casa mia? Guardie! Guardie!- cominciò a gridare il mercante.

-E' inutile che strilli, ciccione, col chiasso dei festeggiamenti nessuno accorrerà in tuo aiuto...addio!-

-No aspetta..chi ti manda? io ti posso dare il doppio, anzi no i triplo! ti prego risparmiami!!-

-Non dubito del fatto che tu possa pagarmi meglio, ma non sono abituato a farmi pagare per lavori che poi non porto a termine..-

Uscì esattamente da dove era entrato. Una volta per strada ripulì il sangue dalla sua daga sul retro dei pantaloni, rinfoderandola subito dopo.

Sì Sì, un ottima giornata.

Si avviò verso il centro della piazza principale, quando il suo istinto gli disse che c'era qualcosa che non andava...chi era quell'uomo vestito di nero, con un pugnale alzato in cielo, che aveva fatto il vuoto intorno a sè?

Tutt'ad un tratto la giornata non gli sembrò più tanto bella.

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Il cielo era ormai nero come la pece e le grida di gioia erano ormai grida di terrore. Soltanto una voce si udiva al di sopra delle altre, contorta in un ghigno malefico. E in un secondo il ghigno si trasformò in un urlo impossibile: "Che lo spettacolo abbia inizio..." .

La gente che l'aveva visto da vicino era ora immersa nell'oscurità, non il buio che tutti conoscono, ma un vuoto eterno che li cullava verso l'oblio. Gli altri intorno fuggivano in preda al panico mentre un scena raccapricciante si stagliava davanti ai loro occhi: una trentina di persone si avvinghiavano tra loro in un abbraccio mortale, senza +più volontà, senza più vita, ma i loro corpi si contorcevano ancora e si divoravano a vicenda, in un turbine inarrestabile di orrore.

E al di sopra di tutto, l'urlo compiaciuto dello stregone nero, in piena estasi: "Si, ora funziona! Scappate sciocchi! Lasciate che sia il vostro terrore a nutrirmi!"

Lo sguardo di Zogrash si posò sulla massa, il suo volto malignamente felice dell'esito dell'esperimento. Ma in un attimo, ripresosi dall'ebbrezza focosa che lo aveva riempito improvvisamente, si accorse che qualcosa era sbagliato. Il suo volto si fece serio, mentre percepiva che qualcuno tra la folla.. non lo temeva! La rabbia lo travolse: "CHI SEI, FATTI VEDERE!!!!". Ma nulla, nell'oscurità che aveva creato, non riuscì a vederlo.

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Aveva appena iniziato a raccontare le storie del suo popolo al suo giovane pubblico, quando quel tipo allampanato vestito di nero si era messo in mezzo alla piazza. Oscuro... ecco il termine adatto per descriverlo.

La sua preocupazione si tramutò in qualcosa di peggiore, quando nella sua mente si fece strada la consapevolezza della malvagità dell'Arte del "collega". Vedeva la cappa di oscurità magica e inquietante che si faceva sempre più fitta, e quella voce che risuonava contro un cielo nero mentre le urla della folla mutarono dalla gioia al terrore.

Bisognava fare in fretta. Poche parole lette su una pergamena e davanti a lui si aprì un varco luccicante lucente. Senza dire nulla prese alcuni dei bimbi che erano intorno a lui terrorizzati e li lanciò dentro quel varco luminoso dove sarebbero stati al sicuro... molto più al sicuro.

Ma era l'oscurità avanzante il vero problema: doveva essere dissipata... e in fretta! Era foriera di morte e dal suo interno le urla delle vittime giungevano agonizzanti.

Sentì in lui fremere l'energia, l'esaltante sensazione di essere parte della magia, dell'energia che sosteneva il mondo... e fu luce, un globo di luce che diresse verso il centro dell'oscurità rischiarandola per qualche attimo.

Ma desiderò quasi non averlo mai fatto, quando lo spettacolo rivelato gli gelò il sangue nelle vene.

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Alcuni bambini erano rimasti fuori dal portale magico, e mentre Sturmir si concentrava sull'incantesimo di luce, si erano già tutti dileguati. Tranne una piccola elfetta che, avvinghiata al mantello del nano, osservava il tutto con un'aria stralunata.

"Accidenti" pensò "le favole sono già finite!"

In un attimo quello strano e simpatico signore che raccontava di antichi cavalieri e draghi si era fatto improvvisamente serio. Guardava l'uomo al centro della piazza (un uomo oscuro e cattivo di quelli che la vecchia Zadora le aveva sempre detto di evitare) e l'aria intorno a lui iniziava a vibrare, e questo le riportò alla mente qualcosa, qualcosa di vecchio, molto vecchio. Ma poi erano successe un sacco di cose strane, paurose e belle nello scorrere di pochi attimi. Un globo di luce, una cosa dove il simpatico signore aveva mandato alcuni tra gli altri bambini che ascoltavano le storie.

Aveva preso anche lei per la mano ma era troppo curiosa per poter stare buona buona e gli era rimasta aggrappata alle pieghe del mantello.

Si sentiva stranamente attrratta da questo strano uomo.

Lei era una piccola orfana di cui nessuno conosceva le origini, di cui nessuno si era mai voluto prendere troppa cura per via dei marcati tratti elfici, degli insoliti capelli di fiamma,dei segni magici tatuati sulle tempie e degli occhi color ghiaccio, troppo attenti e svegli per i suoi dieci anni di vita.

Era sempre cresciuta tra le attenzioni distratte della vecchia Zadora, mendicante e truffatrice, concedendosi attimi di infanzia "normali" solo in occasione delle fiere o delle grandi feste religiose come questa in onore della dea Nehem, durante le quali si concedeva il lusso di perdersi nelle avventure di cavalieri e nelle leggende che bardi di passaggio raccontavano ai bambini...

Gli prese la mano, perchè aveva visto che sotto la barba la faccia dell'uomo si era contratta per l'orrore.

"Non ti preoccupare, ci sono qui io ad aiutarti!" Disse con l'innocenza di una piccola bambina quale era.

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Aixela si stava lasciando cullare nell'abbraccio di Trebor, finalmente dimentica di tutto quello che le era successo. Aveva anche deciso che gli avrebbe concesso di portarla in quella taverna rinomata per le sue bistecche alte tre dita, contornate da ottime patate al forno speziate ed innaffiate con dell'ottima birra o del buon vino rosso... o entrambi.

Non era una che amava mangiare dentro le locande, considerandole dei luoghi in cui potevano trovarsi i Cavalieri di Jamalièl o qualche cacciatore di taglie troppo zelante nel suo lavoro. Ma in quel momento si sentiva bene ed il paese era in festa. Ed una bella mangiata tranquilla era proprio quello che ci voleva.

Questo era quello che pensava finché non vide la gente in preda al panico correre per le vie, come tante formiche che fuggono da un formicaio attaccato. La sua mente appagata le fece pensare che forse era solo un altro spettacolo della festa, ma l'espressione di terrore era troppo reale per poter essere semplice recitazione.

Fu proprio in quel momento che, sporgendosi da dietro quella casa, vide lo spettacolo raccapricciante di uomini e donne che si contorcevano agonizzanti, illuminati da un globo di luce che dissipò un manto di oscurità che sembrava aprirsi direttamente su un cielo notturno privo di stelle.

Sentì Trebor gemere alla vista di quella gente. Lo sentì accarezzare la sua spada. Non poteva fare nulla. Le arti magiche gli erano precluse. Con una spada poteva fare di tutto, tanta era la sua abilità, ma la magia lo terrorizzava.

E Aixela, nascosta dietro la casa, gli occhi fissi su quell'orrido spettacolo, stava ben attenta a non far vedere le sue lacrime, gocce di un dolore più profondo di chi sa che non poter far nulla. Erano lacrime di chi potrebbe fare, ma ha paura di farlo.

Un'indecisione che stava costando la vita alle persone davanti a lei.

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Erano giorni che lo seguiva.

Quell'oscuro viandante l'aveva incuriosito da subito.

Lo aveva visto passare sul sentiero nel bosco mentre riposava su un albero. La corteccia bianca dell'esile Betulla d'anime faceva contrasto con il nero dell'abito del viandante. Nascose il proprio pugnale dalla bianca lama ricolma di rune elfiche nell'ombra del mantello e si calò lentamente dall'albero, come solo un elfo della sua esperienza poteva fare.

In un attimo era un tutt'uno con i cespugli, aiutato anche dalla sua esperienza nella magia. Sapeva poco di essa, perché non ne era molto affascinato, ma aveva imparato tutto ciò che gli sarebbe stato utile a sopravvivere nel mezzo di un bosco selvaggio. Sentiva ciò che mormoravano gli insetti, all'occorrenza, e ciò che stavano dicenod in quel momento non gli piaceva molto.

Iniziò a seguire il viandante da distante, senza farsi sentire, senza farsi vedere da nessuno tranne che da se stesso.

Dopo qualche giorno si avvicinarono al villaggio: non ne era troppo felice.

Lui, Ariaston, preferiva il dolce tepore dei boschi a quello delle taverne. Era nato e cresciuto in un bosco, e si sentiva a proprio agio tra le foglie e i ruscelli. Ma aveva anche una certa conoscenza del mondo degli umani, e sapeva ben adattarsi alla vita in società. Per un certo periodo aveva anche frequentato un umana, per un certo periodo...

Scacciò quei pensieri dalla propria mente e si preparò ad entrare al villaggio.

Ed improvvisamente capì che qualcosa stava cambiando, che non tutto andava come era normale. Sentiva che le trame che tessevano l'aria, e la magia, stavano mutando. Qualcuno si preparava a compiere qualcosa di strano, forse malvagio.

Improvvisamente si sentì eccitato, come non lo era da molto tempo!

Sentiva i rumori di una festa, le risa e la gioia di alcuni bimbi. Si festeggiava qualcosa in città!

Come un ombra si spostò sulla destra e si fermò ad un centinaio di passi dal viandante, mimetizzato nell'albero delle impiccagioni al limite del villaggio.

E finalmente vide il tetro messaggero di morte svelarsi. Tutto si fece buio e freddo, e capì subito che delle vite stavano per spegnersi, e qualcuno ne traeva piacere. La sua mano scorse verso il pugnale, lo scaldò e poi si allontanò da esso, sicuro che sarebbe stato notato appena lo avesse usato.

Strofinò allora il medaglione al collo, lo nascose sotto la maglia, e attese con pazienza. Ora era più sicuro!

Non era molto interessato alle vite degli umani, qualsiasi cosa succedesse. Ma qualcosa lo tratteneva qua. Sapeva che non sarebbe finito tutti li, il suo istinto glielo diceva.

Poi senti delle urla, l'odore di morte nell'aria, la voce dello stregone tuonare felice nella piazza e un luminoso bagliore che la illuminò gli permise di vedere la gente morire.

Con la sua vista da elfo notò il nano, la bambina ad esso aggrappata, e un paio di figure astute che guardavano lo stregone...

Decise di attendere, conscio dell'anormalità della situazione e dei poteri che si erano casualmente radunati in quella piazza, non per ultimo il suo, e sentì il dolce tepore del suo pugnale sul fianco...

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Pareva che il mondo fosse precipitato in un abisso senza fine. Che la luce stessa si fosse mutata in pece, che la felicità fosse solo la mancanza di tristezza e di dolore lancinante, che la speranza non esistesse. Gli ultimi pensieri prima della morte andavano all'orgoglio, all'odio e alla distruzione, e l'immaginazione non riusciva nemmeno a superare quella sterminata barriera di paura. Tutto era finito.

Non cosi' la vedeva Garfuss Pottlepot.

"Anche se un po' scontato, devo ammettere che è d'effetto!" pensò, appena l'oscurità strisciante invase la piazza. "Gli farà un male cane...ma chissà come si stanno divertendo.... anf! Beati voi!" disse alle persone agonizzanti sul terreno. Evitò un esaltato che gli correva incontro con gli occhi sgranati, facendogli accidentalmente anche lo sgambetto. "Ops!! Mi spiace...la prossima volta stai piu' attento a dove vai pero'."

Tutto questo era estremamente eccitante! Era da quando quel Tanar'ri lo aveva torturato per giorni solo perchè aveva trovato per terra una cosa che ancora non aveva capito cosa fosse, che non si divertiva tanto! Tra l'altro si dimenticava sempre di scrivergli. Sotto la facciata zannuta e sgocciolante in fondo era un tipo simpatico. Doveva informarsi sul servizio postale dei sette inferi. Probabilmente avrebbe pagato salato per mandare una missiva su un altro piano....che aguzzini i postamaghi planari! Continuo' la sua scampagnata. Avrebbe voluto andare a far due chiacchiere col tizio ciao-io-sono-patrone-ti-monto ma, apparte un urlo che aveva tirato poco prima (a quanto pare faceva parte della classe kattiven-3: urlatore sadico sghignazzante con manie di onnipotenza) non aveva idea di come raggiungerlo. Non si vedeva a un palmo di naso!

Mentre cercava di capire cosa stessero combinando quei due uomini a quella donna che gemeva in modo strano, un globo di luce parti' da quello che sembrava un cumulo di stracci con la barba.

"Dev'essere Rady!" penso', mentre scattava fulmineamente verso la fonte del globo luminoso. Una volta aveva incontrato questo mago Radasgasat o qualcosa di simile, che faceva un sacco di giochetti strani con gli animali. Tipetto furbo. Mentre ragionava su questo, e dopo una ventina di passi, ando' a sbattere contro qualcosa di tozzo e peloso, finendo schiena a terra. Passarono pochi secondi prima che si riprendesse dalla botta. Quando riaprì gli occhi vide la faccia di un nano, abbastanza brutto, barbuto e a dir poco perplesso. Decise che era la faccia del coso tozzo e peloso contro cui aveva sbattuto. "Hei ma tu non sei Rady! Hem...Piacere, Garfuss Pottlepot." Aggiunse dopo qualche istante, porgendo la mano mentre era ancora steso per terra.

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Dieci anni appena, una piccola elfa. Piccola… eppure l'unica tra i bambini a non essersi fatta prendere per andare al sicuro e che anzi si era messa alle spalle di Sturmir, aggrappata al mantello. Sembrava una bimba come tutte le altre, eppure fu l'unica in grado di svegliarlo dal torpore orripilante che lo aveva paralizzato nel vedere il raccapricciante spettacolo.

Non era mai stato più sveglio e lucido di ora. La magia percorreva il suo corpo in estatiche scariche di potere. Per la prima volta dopo anni poteva dare libero sfogo al suo potenziale, senza paura di venir scoperto e cacciato.

Iniziò a iscrivere nell'aria una runa di potere quando qualcosa lo urtò e gli fece sbagliare i movimenti finali dell'incantesimo. Trattenne il respiro, attendendo qualche conseguenza, ma per fortuna non accadde nulla. Furioso più per la paura che per la rabbia, si voltò e ciò che vide non migliorò il suo buon umore. Un kender Aveva sbattuto sulla sua schiena e dopo un attimo di sbandamento si era alzato, togliendosi con noncuranza la polvere di dosso e presentandosi, la mano tesa: Garfuss Pottlepot, ecco il nome del disastro incombente.

«Piacere, sono Sturmir.» Tese la mano per stringere quella minuta, sospirando. Poi la ritrasse. «Ora mi faresti finire ciò che stavo facendo prima che succeda un disastro?» Disse, pur sapendo che era del tutto inutile cercare di mandare via un kender quando decideva di stare in un posto. Per fortuna le sue tasche erano protette magicamente contro le intrusioni: una piccola scarica elettrica gli avrebbe impedito di "perdere" oggetti che il kender avrebbe poi "ritrovato".

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Stanco di vivere e stanco di tutta questa felicità rimase a guardare tutto dall'alto del tetto sul quale, per ora, aveva trovato rifugio.

Il suo mantello ormai in brandelli gli pendeva sui fianchi e copriva a stento l'antica armatura in Mithryl e la lunga spada che in tanti combattimenti gli aveva dato una mano.

L'oscurità stava coprendo quasi per intero il piccolo paese ma lui, al suo interno, poteva vederci benissimo.

Era forse un segno che la magia utilizzata dall'oscuro viandante non gli era del tutto sconosciuta? Per ora non lo sapeva e non gli interessava saperlo...

Molte anime stavano per trovare la loro fine e lui ne era contento.

Avrebbero facilitato il suo compito.

Come per risposta della tetra magia, il cielo si mise a piangere e l'aria si fece ancora più fredda.

Sarebbe stato un lungo giorno e l' inizio di una lunga, lunga notte...

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«Antipatico! L'hai fatto cadere!» Questo buffo tipetto era spuntato dal nulla di questa strana notte e aveva fatto cadere sia lei che il cantastorie. «E che brutto nome che hai! E... ehi, stai un po' fermo e parla più piano che non si capisce niente di quello che dici!» La piccola elfa tirò via il kender. «Non lo lasci fare nemmeno in pace le sue magie!» Buttò uno sguardo al nano, poi uno a quel piccolo intruso. «Ma da dove salti fuori? Chi sei?»

Nuovi buffi personaggi. Una strana situazione.

Dieci anni erano pochi per tutte queste cose isieme, anche per una piccola elfa.

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Il suo sguardo trovo l'obbiettivo, i suoi occhi si riempirono di odio, mentre il suo volto si contorceva dalla rabbia.

«COSA HAI FATTO!!! SCIOCCO NANO, VUOI ROVINARE ANNI DI LAVORO !?"

Subito cominciò a salmodiare, i suoi occhi divennero bianchi girandosi per lo sforzo, la terra iniziò a tremare.

Dai suoi piedi si apri un baratro che cominciò ad inghiottire le vittime dell'esperimento e si diresse verso il nano:

«VEDIAMO SE SAI VOLARE, SPECIE DI BERNOCCOLO BARBUTO!!!»

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«AH AH AH!»

Una risata gli sfuggi, la situazione si faceva interessante.

Il viandante di nome Zogrash non sembrava niente male.La sua magia era primitiva ma molto potente...sarebbe stato interessante unire i loro scopi e rendere al massimo la loro distruzione...

Ma quali scopi aveva il tetro mago? Non di certo i suoi...

L' oscuro signore ormai mesi addietro aveva incaricato Na'Rghal di riprendere quell'ottuso Kender scappato dalle segrete, prima di svelare importanti informazioni. Finalmente l' aveva trovato...ma non era più tanto sicuro di volerlo prendere.

Si era stancato di obbedire sempre agli ordini, ormai era molto lontano da casa, diversi piani a essere sinceri. Il suo signore difficilmente avrebbe inviato altri guerrieri in cerca di quel kender puzzolente e di un Kyton ormai verso l' anzianità...

Per ora se ne sarebbe ancora rimasto a guardare ma le catene già indicavano delle forze in atto... e la pioggia si faceva sempre più fitta...

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Un giorno, mentre era immerso in preghiera, venne improvvisamente interrotto...

La porta della cella si spalancò di botto lasciando entrare quello che sembrava un mucchio lacero di stracci grigi.

Interruppe le proprie meditazioni ed guardò meglio.

-Non badare a me, giovane chierico. Sto solo cercando il mio cappello!-

squittì quasi trionfante quello che era facilmente riconoscibile come un vecchio.

Paladine mi sia testimone, pensò, non aveva mai incontrato un uomo così smemorato. Ad una rapida occhiata il cappello risultava essere calcato sulla sua testa...o qualcosa di simile ad un cappello. In realtà come tutto il resto del suo abbigliamento somigliava più a qualcosa di stranamente informe.

-Ma signore! Ce l'ha in testa!- replicò, gentilmente.

Ed il vecchio lo guardò sbalordito portando le mani di scatto verso la testa.

Poi, come se nulla fosse accaduto uscì dalla cella, lasciando la porta aperta e continuando a borbottare.

Da allora èiniziò la sua maledizione.

Pregava più volte Paladine di aiutarlo su quella lunga e difficile strada, ma la divinità non rispondeva mai. Solo il vecchio si girava a guardarlo irritato e lo pungolava ad accelerare il passo...diretto chissà dove. Senza spiegazioni infatti il chierico più anziano del tempio lo aveva costretto a seguire quel vecchio. E da allora vagavano insieme, senza meta apparente. Quel maledetto vecchio continuava ovviamente a cercare di continuo il proprio cappello (che teneva regolarmente in testa) e sembrava diretto apparentemente verso un luogo preciso per non più di una settimana. Poi senza spiegazione alcuna ritornava sui suoi passi e per altre estenuanti settimane giravano in tondo in quelle terre.

Solo il giorno prima era sembrato acquistare un po' di lucidità: lo aveva guardato con quegli strani occhi azzurri che sembravano essere stranamente intelligenti e furbi.

-Ragazzo, non ci siamo ancora presentati! Il mio nome è...- e si era interrotto, spalancando la bocca in un'espressione vacua.

-Mmm- aveva borbottato- ce l'ho sulla punta della lingua. Poteva essere...Fibzun? O no? Forse Fizben? Od era Merlino?-

Ho sospirato alzando gli occhi al cielo in una muta preghiera, ma il vecchio aveva continuato, portando le mani al cappello:

-Devo averlo scritto da qualche parte. Mmm, vediamo, doveva essere in un foglietto che ho nascosto nel cappello. Se solo sapessi dove l'ho messo! Mi puoi aiutare tu ragazzo?-

Avevano continuato a camminare tutto il giorno poi, sotto il sole alto a picco. Ma stavolta seguivano una meta precisa, non girando più in tondo. Ed ecco che a metà giornata avvistarono quel paese; da lontano vi era molta gente che affollava le vie.

-Dobbiamo andare là?- domandò al vecchio.

Quello neanche gli rispose, bensì si mise a correre, mentre all'improvviso il cielo si oscurava in un'oscura percezione di...il male. Un'oscurità assoluta che penetrava nella terra dilagando tutt'attorno. Corse dietro al vecchio, cercando di fermarlo...prima che fosse troppo tardi.

Ma era più veloce di quanto credesse, il maledetto. Lo sentì urlare ancora qualcosa di insensato sul suo cappello, mentre con una mano lo teneva stretto sul capo per impedire che volasse via. E man mano che si avvicinavano al centro del paese veniva preso dai brividi.

Vecchio pazzo! Pensò il giovane chierico...mi auguro soltanto che Paladine ci protegga!

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«Ehi, ma questo è un INCANTESIMO! Uno di quelli che dipingi per aria le cose e... ma, ora che ci penso, tu non sei un nano? No, perchè di solito i nani sono molto burberi e preferiscono prendere a martellate più che salomoniare contro il nemico. MA LO SAI che io avevo un amico nano? Stava tutto il giorno a dirmi che non si dice “salomoniare” ma “salmonare”, come se i salmoni potess...» A quel punto si bloccò, notando che il nano lo stava guardando in draghesco. Quando questo accadeva, di solito subito dopo la gente cominciava a urlare e a chiamare un chierico ad alta voce. Notò inoltre che il nano aveva aggrappata alla gamba una bambina di circa 10 anni, abbastanza mingherlina. Questa cominciò a tirargli la casacca, dicendo di non distrarre il nano. «Ehi, ciao piccolina! Come va? Immagino tu sia abbastanza spaventata con tutto questo buio... ma non ti preoccupare, Zio Garfuss è arrivato giusto in tempo!»

La piccoletta disse, con angelica sincerità, che il suo nome faceva schifo.

«E tu come ti chiami piccola... elfa? Sei un ELFO! Io ho un sacco di amici tra gli elfi! Davvero! Conosco il re della nazione elfica a nord di Shortsea. C'era quel drago che gli rovinava sempre i suoi giardini, quindi disse a me di andare a sconfiggerlo. Io ovviamente accettai, perchè so che tutti i draghi del continente sanno chi sono io e nessuno oserebbe mettersi contro di me, da quando quella volta abbattei a mani nude Gorgoloth l'Antico Rosso nel deserto del Kalah Gourin. Ovviamente fu un duello alla pari e alla fine mi complimentai con lui per la sua tattica: niente male, anche se in confronto a me era ancora un ragazzino. Ma stavo dicendo? Ah sì be’ insomma... accettai modestamente l'incarico e partimmo... ATTENTA!» Afferrò la bambina e si gettò a pochi metri di distanza, vedendo la terra franare proprio dove si trovavano loro un attimo prima. «Tutto a posto? Ma che maleducazione! Sicuramente si tratta dello psicotico di prima. Adesso vado a dirgliene quattro... ehm... magari dopo. Intanto leviamoci di qui: andiamo a prendere un latte con frutta congelato, che ne dici? Conosco un mago simpaticone qui vicino che ogni volta che mi vede me lo tira addirittura appresso!» Erano sporchi come se si fossero rotolati nel fango. Cosa che in effetti avevano fatto. «Ehi, ma guarda qua: sembri una statua di creta non ancora finita. Aspetta che ti pulisco la faccia... ma dove l'ho messo...?» Cercò qualche momento, per poi far comparire un fazzoletto perfettamente pulito da una delle sue tasche. Cominciò a rimuovere il fango sulla faccia della bambina, quando si accorse degli strani tatuaggi che aveva sulle tempie. «Ehi ma questi... io già li ho visti! Però non mi ricordo dove... mah... ehi dov'è finito Sturmolo?» Cominciò a chiamarlo, non sapendo cosa gli fosse successo. Una vocina nella sua mente gli ripeteva che quei tatuaggi erano qualcosa di molto importante, ma lui non le diede ascolto. Anche se ci avesse provato comunque, non sarebbe riuscito a ricordare. Durante la sua lunga vita aveva visto molte più cose di quelle che una mente della sua razza potesse accumulare e sicuramente non avrebbe ricordato una cosa vista più di 1200 anni prima, quando l'Era del Caos era al suo apice e le divinità camminavano tra i mortali.

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