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Il soffio del Dragomare

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Anno 1359 CV, 14 di Eleasias (Mese del Sole Alto) — Prima serata.

Il cielo sopra Riverbend è plumbeo e carico di pioggia imminente, ma l'aria estiva resta opprimente, calda e satura di un'umidità pesante che precede il temporale.

@ Keothi “Ramo di Larice” Anakalatai

La polvere del cammino e l'umidità d'estate che sale dal Torrente Freddo ti appesantiscono le spalle mentre scendi lungo la Scalinata Cieca. Hai trascorso gli ultimi quattro giorni tra i sentieri impervi della Gola dei Sospiri, scortando un piccolo gruppo di mercanti spaventati e le loro bestie da soma. La paga che hai portato a Madre Valeria al Monastero di Eldath è stata sufficiente per rimpinguare le scorte di erbe officinali del santuario, ma l'anziana guida ti ha visto in volto prima ancora che tu aprissi bocca: eri esausto, e il tuo stomaco non produceva un suono rassicurante da ore.

Non si serve il silenzio della natura a stomaco vuoto, Keothi, ti ha detto Madre Valeria con quel suo sorriso pacato, mettendoti in mano un paio di monete di rame rimaste dal baratto. Stasera la carovana ha riempito il borgo. Va’ alla Locanda del Vento Calmo. Mangia un piatto caldo di stufato, bevi qualcosa e lascia che le tue membra si riposino prima di tornare tra i boschi.

Ora ti trovi davanti all'ingresso della Locanda. La tua stazza da Goliath, per quanto più snella e agile rispetto a quella dei tuoi consanguinei delle Stormhorns, attira comunque qualche sguardo curioso da parte dei paesani che affollano la via. L'aria che esce dalla porta spalancata è densa, satura del profumo di carne arrostita, erbe aromatiche e farina fritta.

Spingi il battente di quercia ed entri. All'interno il caos è totale: non c'è un solo tavolo libero. I mercanti della carovana e i paesani stipano ogni panca, mentre le note dolci di un liuto provengono dall'angolo vicino al camino spento. Avanzi tra la folla, cercando con lo sguardo un punto dove la tua mole possa incastrarsi senza travolgere qualcuno, fino a notare un unico spazio residuo in fondo a una lunga panca di legno...

@ Aelthara "Lama di Pietra" Argentaria

Il peso dell'armatura ti grava sulle spalle in modo diverso stasera. Dopo trentasette anni nelle guardie di Riverbend, conosci ogni singola pietra del borgo, ma l'arrivo della carovana estiva trasforma sempre il Presidio in una bolgia. Tra le sole diciotto guardie in organico per quasi un migliaio di anime, vi siete divisi i turni fino all'esaurimento: gestire risse al mercato, controllare i carichi ai varchi e tenere d'occhio i forestieri più agitati ha prostrato persino la tua temprata resistenza elfica.

Smontata finalmente dal turno di pattuglia lungo i bastioni sud , dove per l'ennesima volta la runa che hai sul polso ha ricominciato a pulsare di quel calore sordo e molesto , hai incrociato Lyra Vane. L'Intendente ti ha guardato negli occhi, vedendo il segno della fatica e l'ombra di quel passato che solo tu ti porti dietro da Evereska.

Aelthara, stacca, ti ha detto con tono risoluto. Il Presidio non cade stasera se ti prendi un'ora. Vai al Vento Calmo, mangia qualcosa e fatti una birra scura prima che Silas chiuda la cucina. Domani ci sarà ancora da sudare.

Ancora in divisa ma con le armi assicurate e la guardia abbassata, hai attraversato il borgo verso la Locanda del Vento Calmo. L'aria della sera d'estate è calda, ma la confusione che proviene dal locale è quasi assordante. Varchi la soglia e la scia d'odore di stufato e farina fritta ti accoglie insieme alle note del liuto che risuonano in fondo alla sala.

Da guardia veterana cerchi d'istinto un posto con le spalle al muro per tenere d'occhio la sala, ma il locale è stipato all'inverosimile. L'unico varco praticabile è verso il fondo, dove una panca di legno ha ancora abbastanza spazio per farti sedere... e dove la stazza insolita di un viaggiatore Goliath cattura subito il tuo occhio clinico.

@ Godhura

Le strade di Riverbend al calar del sole sono un miscuglio di odori e sguardi, ma tu sei abituata a farti strada senza chiedere il permesso a nessuno. Con i tuoi quasi un metro e novanta di muscoli scolpiti, la pelle color miele e il viso incorniciato da capelli rossi all'henné e sfumature azzurre sulle palpebre, non passi inosservata neanche nel mezzo del caos della carovana estiva. Qualche mercante ha provato a squadrarti con sospetto per via delle piccole zanne che ti spuntano dal labbro, ma è bastato un tuo sorriso aperto e una battuta troppo diretta per lasciarli spiazzati e a disagio.

Hai trascorso le ultime ore a fare fare due chiacchiere con un paio di carrettieri lungo la strada, dispensando consigli spassionati sulla gestione delle bestie e ricordando a te stessa , con un'occhiata ammiccante al cielo , che Tempus e il Cavaliere Rosso terranno conto di questa pazienza quando sarò io a sedere al loro tavolo.

Il viaggio ti ha prostrata e la fame comincia a farsi sentire con un brontolio degno di un orso. Un paesano del posto, dopo che lo hai aiutato a sollevare una piana di legno incastrata con una facilità disarmante, ti ha dato l'indicazione giusta per riempire lo stomaco.

Se cerchi da mangiare come si deve e un posto allegro, vai alla Locanda del Vento Calmo, ti ha detto il vecchio asciugandosi il sudore. Stasera c'è pieno per via della carovana, ma se ti fai spazio con quei muscoli un piatto di stufato caldo non te lo nega nessuno.

Raggiungi l'ingresso della Locanda. L'aria che trasuda dalle finestre spalancate profuma di carne arrostita, birra fresca e farina fritta, mista al suono allegro di un liuto. Non te lo fai ripetere due volte: spingi il battente di quercia ed entri nell'ambiente affollato e rumoroso.

Con il tuo portamento disinibito cerchi con lo sguardo un punto dove sederti per ordinare da bere e fare conoscenza con chiunque sia abbastanza coraggioso da dividere la panca con te. In fondo alla sala, proprio vicino a una lunga panca di legno, noti una guardia elfica in divisa e la figura imponente di un viaggiatore Goliath... un tavolo decisamente promettente per chi ha grandi piani per il futuro.

@ Eol

Il viaggio verso Riverbend è stato una buona occasione per misurare le tue speranze di commerciante: la polvere della Strada Reale ti si è depositata sui vestiti, ma la prospettiva di trovare merci a buon mercato tra i banchi della carovana estiva ti ha tenuto il morale alto per tutta la giornata. Orefice e metallurgico di talento, hai la vista allenata a riconoscere il valore delle cose bene fatte, e questo borgo di frontiera, con il suo continuo viavai di merci e viaggiatori, ha tutta l'aria di essere il posto giusto per iniziare a farti un nome lontano dalla bottega di tuo padre.

Eppure, a disturbare quel tuo sguardo pratico sulle opportunità di guadagno, c'è quel gelo improvviso che ti sfiora la schiena ogni volta che il vento cambia direzione. L'anello intarsiato con rovi e ali di civetta ti pesa sul dito più di quanto la sua lavorazione in argento meriterebbe. Di tanto in tanto, tra il vocio dei viandanti e il calpestio dei cavalli, una voce lontana ti sussurra all'orecchio parole incomprensibili, soffiate dal freddo della Corte dell'Inverno.

Incrociando un mercante vicino ai banchi del mercato, gli chiedi indicazioni per un posto dove riposare la schiena, fare due conti e magari fare qualche contatto utile.

Se cerchi un tetto e notizie fresche sulle merci arrivate in giornata, vai alla Locanda del Vento Calmo, ti suggerisce il mercante indicandoti la via alta. Silas Vane tiene una buona tavola e stasera ci troverai mezza carovana. Ma affrettati, perché la pancia del borgo è piena e i posti a sedere scarseggiano.

Raggiungi la Locanda. Il calore che sputa la porta d'ingresso è in netto contrasto con quella brezza gelida che ti persegue. L'aria dentro è densa di profumo di stufato, birra e carne arrostita, accompagnata dalle note di un liuto. Ti fai strada tra la calca di paesani e viaggiatori, stringendo un secondo la mano attorno all'anello per scacciare quel brivido fuori posto.

Cercando con lo sguardo un banco o una panca dove appoggiare le tue cose, noti un tavolo in fondo alla sala dove il colpo d'occhio è a dir poco singolare: un Goliath, una guardia elfica in divisa e un'imponente mezz'orca dal viso truccato stanno già occupando gran parte dello spazio. Sembra essere l'unico punto della locanda in cui c'è ancora un varco per sedersi...

@ Fritz

Per te Riverbend non ha segreti. Se c'è qualcuno che conosce ogni singola crepa tra la Riva del Fango e il Vicolo dei Sospiri, quello sei tu. Hai diciott'anni, la pelle svezzata dalla strada e una reputazione con le diciotto guardie del Presidio che è un continuo gioco del gatto col topo: ti conoscono, ti tengono d'occhio e ogni tanto ti fanno passare una notte al fresco, ma sanno anche che ti limiti a sfilare qualche moneta d'oro ai mercanti grassi della carovana senza mai toccare la gente del posto.

Stasera il borgo pullula di facce nuove e tasche piene, ma dopo aver passato la giornata a schivare le pattuglie e a studiare i movimenti ai banchi del mercato, la pancia ha iniziato a brontolare. C'è solo un posto in tutta Riverbend dove puoi abbassare la guardia: la Locanda del Vento Calmo.

Lì tua madre ci ha passato gli anni a lavare piatti e pentoloni finché le forze glielo hanno permesso. Silas Vane non si è mai perdonato fino in fondo di non aver fatto abbastanza per lei quando la malattia l'ha portata via, e per quanto cerchi di fare il duro dietro il bancone, a te un piatto caldo e un angolo per la notte non li nega mai.

Ti infili dal retro della Locanda, schivando il garzone che scarica le casse di birra, ed entri nella sala comune. Il caos è indescrivibile: il profumo di stufato e farina fritta si mescola alla calura e alle note del liuto nell'angolo. Silas ti adocchia da dietro il banco mentre spilla l'ennesimo boccale, ti fa un cenno secco con il capo e ti indica con il mento un piatto di carne che ha fatto mettere da parte per te.

Prendi quel piatto e va' a sederti, Fritz, ti borbotta Silas a mezza voce mentre gli passi vicino, cercando di non farsi sentire dai clienti. Stasera è un manicomio per via della carovana. C'è rimasto solo un buco in fondo al tavolo grande... vedi di non fare sparire i borselli di chi hai seduto di fianco.

Afferri il piatto fumante e ti avvii verso il fondo della sala. Il tavolo che Silas ti ha indicato è il più strano di tutto il locale: c'è una guardia elfica in divisa che conosci di vista, un Goliath imponente ma tranquillo, una mezz'orca dal viso truccato che parla a voce alta e un elegante viaggiatore che sembra parecchio fuori posto. Sorridi tra te e te: per un tipo da strada come te, è il posto perfetto per passare la serata.

La sala comune della Locanda del Vento Calmo è un calderone di calura soffocante, vapore di stufato e fumo denso di pipe storte. L'aria è satura dell'odore acre della farina fritta nel grasso, di luppolo forte e della birra scura versata a fiumi sui banchi di pino grezzo. Silas Vane e i suoi garzoni sfrecciano tra i corridoi stretti rimasti tra le panche, depositando caraffe pesanti e piatti di legno che battono contro le assi in un fracasso continuo di risate, scatti di dadi e imprecazioni di mercanti con le gambe ancora rotte dalla Strada Reale.

Nell'angolo vicino al camino spento, posizionata su uno sgabello alto di rovere, la barda mezzelfa cattura d'istinto la vista di chiunque entri. È una giovane donna di rara ed eccelsa bellezza: i lineamenti affilati del sangue elfico si mescolano all'espressività calda degli umani, incorniciati da una cascata di capelli corvini che le cadono morbidi su una giubba di cuoio ricamata. I suoi occhi, nitidi e luminosi alla luce delle candele, sembrano fissare a turno ogni avventore, quasi stesse cantando una storia cucita su misura per ciascuno di loro.

Picchia il tacco dello stivale sulle assi di legno per chiamare il ritmo e pizzica le corde del liuto con una padronanza ipnotica. La confusione della sala sfuma un poco prima che la sua voce, un contralto graffiante e profondo, si levi calda sopra le teste della calca.

Dove sei stato, o mio giovane falco?

Sulle vette del Nord o nel buio del varco?

Ho visto la pietra spezzarsi nel gelo,

ho visto le ombre oscurare quel cielo.

La guardia che veglia sulla roccia antica

non trova il riposo, non trova un'amica.

Trema la terra, si scalda la sponda,

sotto i bastioni la notte si sferza e s'inonda.

C'è un soffio che sale dal fango del molo,

chi cammina di notte... non cammina da solo.

Guarda chi parte, chi resta a sognare,

chi cerca la via che non sa ritrovare.

Mentre la canzone sale di tono e il ritmo del liuto si fa più incalzante, la vita ruvida della taverna scorre senza filtri attorno al lungo tavolo in fondo. Un paio di mercanti di passaggio, con la giacca sbottonata e il viso rosso per l'alcol, battono i boccali d'acciaio sul legno facendo schizzare la schiuma della birra e urlando i versi a squarciagola, facendo tremare i cesti di strutto e cera che illuminano il banco.

Poco più in là, verso il centro della stanza, un gruppetto di barcaioli scesi dai moli del porto si distingue nettamente dal resto dei clienti. Hanno le maniche arrotolate, la pelle segnata dal sole del fiume e un'aria vistosamente spavalda: sghignazzano tra loro, osservando con insistenza maliziosa le movenze della bella cantatrice e allungando le mani verso i vassoi delle cameriere ogni volta che una di loro tenta di farsi strada tra la folla con i piatti fumanti. Un paio di battute pesanti e risate grasse volano verso il bancone, rovinando l'armonia della musica e facendo irrigidire le spalle di Silas Vane.

Negli intervalli tra una strofa e l'altra, il vocio dei tavoli vicini porta a galla le solite chiacchiere da bar: un mercante si lamenta a mezza voce delle chiatte sparite al molo sud nell'ultima settimana, incolpando i soliti "fantasmi del fiume", mentre due contadini del posto parlano fitto del prezzo del grano schizzato alle stelle e delle pattuglie della guardia che ormai si vedono solo in centro, lasciando le rive allo sbando. Un vecchio ubriaco al bancone giura persino di aver sentito dei colpi sordi provenire dalle fondamenta dei vecchi bastioni durante la notte, scatenando solo le risate derisorie degli astanti.

Ogni volta che la pesante porta d'ingresso in quercia viene spinta da qualcuno che entra o esce, una zampata d'aria fresca e umida irrompe dal borgo, tagliando per un secondo la cappa d'afa del locale prima di perdersi di nuovo tra il calore della carne arrostita e il brusio del locale.

@ Tutti

Ecco il primo post della nostra avventura , fate pure quattro chiacchiere fra di voi e all'inizio del primo post mettete sempre il nome del vostro personaggio.

Buon divertimento!

@Gio the best @HITmonkey @Monkey77 @shadyfighter07 @Voignar

Modificato da Dardan

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AELTHARA ARGENTARIA

Abitudine, la chiamano altri.
Dedizione al dovere, la chiamerebbe Lyra.
Io la chiamo Aelthara.

A volte però sa di morso allo stomaco, e allora diventa rimpianto.

Il vento del Dragomare scompiglia la treccia d'argento e la runa sul polso prude di nuovo. Quel calore sordo, da quando è arrivata la carovana. I miei occhi di ghiaccio guardano sempre oltre i bastioni, oltre Riverbend. In attesa di qualcosa che non arriva. O che non voglio vedere arrivare.

La voce di Lyra mi scuote.

"Non mi ero accorta dell'ora. Stavo guardando lontano."

Sapeva cosa intendevo per lontano. Oltre.

Mi incammino verso il Vento Calmo ancora in cotta, armi assicurate. Il frastuono e l'odore di sudore vivo e stufato mi investono appena varco la porta. Non è spiacevole. È vivo.

Respiro a fondo. Il mio posto con le spalle al muro è occupato. L'unica panca libera è in fondo, dove la stazza di un Goliath fa da diga alla calca. Occhio clinico da veterana: forestiero, grosso, non ubriaco.

Avanzo, leggera ma solida. Lo squadro senza ostilità. Freddezza, la mia. Dopo 37 anni di guardia qui, è solo stanchezza che sembra ghiaccio.

Abbozzo un sorriso, più un piegare le labbra che altro.

"Messere, vi dispiace se mi accodo qui? Stasera trovare un posto è quasi un'impresa militare."

Mi siedo, allento appena le spalle. Lascio che le orecchie a punta siano deliziate dal liuto della mezzelfa.

La guardia che veglia sulla roccia antica non trova riposo.

Mi colpisce come se narrasse qualcosa che mi riguardasse.

Bella. Troppo bella per questo posto mal frequentato.

Gli occhi però non si fermano mai. Ogni porta che sbatte, ogni faccia nuova. La birra scura di Silas mi rinfresca la gola arsa.

Parlo più a me stessa che al vicino, ma abbastanza forte da farmi sentire.

"Quella mezzelfa è troppo bella per cantare qui. Speriamo nessuno abusi della sua voce."

La mano scivola d'istinto sull'elsa della spada di famiglia. Non minaccia. Promemoria.

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Godhura - Mezz'orca ranger

La giornata è stata lunga,ho scortato un mercante straniero fino all' ingresso di Riverbend, ed ho trovato modo di intrattenermi lungo le vie della città fino al tramonto. Non è la prima volta che visto questa caotica cittadina, ma non ho mai avuto occasione di conoscerla davvero. Non amo le città in generale, troppo piena di gente molla , preferendo i rigori delle foreste e lande desolate con poche cittadine ma con gente abituata alla dura vita di frontiera.

Però oggi ho voglia di divertirmi un po' e magari trovare una compagnia interessante, quindi invece di allontanarmi dal borgo per piantare una tenda nella campagna circostante , seguo il consiglio e mi dirigo verso la locanda che mi ha consigliato il paesano che ho aiutato.

Apro la porta della locanda e una zaffata degli odori ivi contenuti mi investe. Alcool,sudore, cibo, grasso bruciato, resina si mescolano in un tafferuglio di sensazioni per il mio naso orquino. Tutto sommato mi piace, è un luogo vivo.

Osservo l'oste, l'ho già conosciuto altre volte e mi ha fatto una buona impressione per essere un uomo umano di città, solo che oggi mi sembra davvero indaffarato.

Cerco un posto dove potermi rilassare di fronte ad un boccale e magari dell' arrosto se non è già finito.

Il mio sguardo cade dove sono seduti un Goliath di una taglia stranamente umana, e una elfa militare. Gli elfi mi fanno sempre uno strano effetto, hanno un qualcosa che mi incuriosisce, ma quelle rare volte che ho avuto modo di interagire con loro sono stata trattata con freddezza se non disprezzo, capisco che gli orchi seguaci di quel caprone di Grummsh si meritano tutta la diffidenza di questo mondo. Però...in fondo mi dispiace anche se lo manifesto con una scrollata di spalle e un grugnito.

Questa volta però ho una buona sensazione. Dopotutto è una donna, e forse possiamo trovare un punto di unione. Anche il Goliath sembra a posto, anche lui non sembra un tipo da città, e senza dubbio avrà una storia interessante da raccontare.

Mi avvicino, ma prima resto incantata dalla musica della mezzelfa, e infastidita dai commenti dei pescatori buzzurri.

Se non si danno una calmata li vado a trovare.

Batto le nocche sul tavolo e attiro l'attenzione dell' elfa e del Goliath.

Posso aggiungermi a questo tavolo, sono grossa lo so,ma sono anche di buona compagnia.

Senza aspettare una risposta mi infilo sulla panca.

Io mi chiamo Godhura, un nome una goduria dico io. E tu come ti chiami bocconcino?dico rivolto al Goliath.

Poi verso l'elfa, Tu sei di guardia qui vero? Mi sembra di averti già intravisto le altre volte che son passata. Come và? Deve essere un macello in questi giorni. Se dovessi aver bisogno di una tosta chiedi pure, sono libera e do una mano volentieri.

Ecco, offrirmi per aiutare può essere un ottimo modo per fare mettere da parte la diffidenza. Nonostante la espansiva giovialità, tengo molto ad essere accettata ei rifiuti sono come pugnalate per me.

Il mio sguardo va nuovamente, verso i barcaioli.

Se non si danno una calmata, vado da loro a...farli rilassare...non sopporto i maschi che si comportano così...non capiscono nulla e forse è il caso che qualcuno gli insegni le buone maniere.

Aggiungo bevendo un sorso dal boccale che mi hanno portato.

Nel frattempo altri visitatori si aggiungono al nostro tavolo.

RAMO DI LARICE

Attraverso le vie di Riverbend a passo calmo, ignorando gli sguardi dei passanti. Non sono molto a mio agio tra le vie cittadine, ma a Riverbend ormai sono abbastanza abituato. Non vengo spesso, molto meglio l'ombra dei boschi sulla testa e le rocce dei pendii sotto i piedi, ma ogni tanto scendo fin qui, per qualche piccolo rifornimento per me o il monastero, o per incontrare qualche piccolo gruppo che richiede i miei servigi.

Arrivato alla locanda del Vento Calmo mi fermo un attimo davanti le porte, sentendo il gran chiasso provenire dall'interno.

È pienissimo oggi... Ma ormai sono qua...

Concludo tra me e me, sforzandomi quasi per trovare la voglia di entrare, aiutato anche dalla fame.

Una volta dentro il rumore quasi mi stordisce. Anche il mio sguardo normalmente imperturbabile quasi tradisce segni di disagio in questa situazione che per altri è la norma.

Trovo posto su una panca lunga verso il fondo alla sala. L'unico posto a sedere disponibile pare. Mi siedo quieto, guardandomi attorno in silenzio. Anche qui molta gente mi nota e mi lancia qualche sguardo curioso, e li capisco. Come non capirli, non sarò possente come i miei fratelli, ma un Goliath alto più di due metri attira l'attenzione in qualsiasi locanda, quindi non faccio caso loro, e attendo di essere servito.

Nel frattempo la barda della serata inizia ad intonare un canto molto piacevole, che mi aiuta a focalizzare i pensieri e isolarmi un minimo dal caos del luogo. Mentre ascolto la voce della mezzelfa altra gente continua ad entrare in locanda, e non trovando altro posto vengono verso la panca dove mi trovo io.

Prima un'elfa, alla cui cortese domanda per chiedere di accomodarsi rispondo con un semplice cenno del capo in segno di saluto e approvazione.

Qualche istante dopo arriva una mezzorca tutta truccata, decisamente molto più esuberante della prima commensale.

"Ramo di Larice" rispondo semplicemente alla sua domanda, e senza ridere alla battuta sul suo nome. Non c'è freddezza nel mio tono o nel mio sguardo, solo calma e un pizzico di disagio dovuto al contesto.

Era meglio uno scoiattolo bollito sotto una quercia

Mentre questa Godhura parla altri figuri entrano e un paio di uniscono anch'essi al nostro tavolo: un tipo elegante che sembra un forestiero, e un tizio più schivo che invece sembra conoscere bene il locale.

Non mi viene naturale socializzare con gli estranei, anche se in questo caso sembrano individui curiosi, ognuno nel proprio modo. Rimango quindi sulle mie, impassibile e quasi immobile come una statua, ascoltando comunque attentamente quel che accade attorno a me.

@ Tutti

Ramo di Larice è ovviamente un soprannome. Tutti i Goliath hanno un soprannome e nella maggior parte dei casi lo useranno per presentarsi. A volte col nome completo, a volte solo con quello.

Per descrivere il PG a livello fisico è alto quasi 2 metri e 25, ma rispetto ai classici Goliath che sono molto massicci, lui è molto "secco", dai muscoli lunghi e asciutti.

La pelle presenta i classici litodermi (escrescenze ossee naturali che sembrano sassolini) in vari pinti visibili, soprattutto nocche, avambracci, gomiti e spalle.

Inoltre come tutti gli individui della sua specie presenta le classiche Macchie del Destino: chiazze grigio scuro che formano dei pattern particolari su buona parte della pelle, la cui peculiarità è l'essere perfettamente simmetriche tra lato sinistro e destro del corpo.

Ramo di Larice indossa abiti da viaggio semplici e abbastanza usurati.

Specifico queste cose in quanto con l'immagine generata che ho messo sul BG non sono riuscito a rendere bene come lo volevo, in quanto mancano i dettagli cutanei (litodermi e macchie) che sono in realtà importante parte del suo aspetto.

Eol - aasimar elfico warlock

La mattinata è stata decisamente più produttiva del previsto, ho avuto modo di farmi un’idea delle mercanzie che girano qui, e anche del flusso di metalli preziosi e gemme utilizzabili

L’idea di aprire qui una prima bottega non mi dispiacerebbe, sono abbastanza lontano dalla mia città natale, e molto vicino ai produttori delle mie materie prime. Non credo che il posto sia molto pericoloso, ho intravisto abbastanza guardie per essere un paesino, ma nulla che faccia pensare a chissà quale minaccia imminente

La locanda che mi consigliano è forse un poco più piena di quanto mi aspettassi, ma visto che la mia esperienza con le locande è misera direi che non ho molto metro di paragone. Mi faccio strada nella calca, alla ricerca di un tavolo

La barda mezz’elfa è insieme bella e brava, una combinazione che pretende la mia attenzione più volte di quante vorrei ammettere, e mi fa rifilare un paio di gomitate di troppo prima che io raggiunga l’unico tavolo libero

Salute signori dico, accennando a una sedia vuota dispiace se mi siedo? Domando, prima di capire dai discorsi che forse ho beccato un tavolo di teste calde. Mi volto a guardare i pescatori oggetto delle loro parole, e anche se non li voglio giustificare, mi pare che elfa e mezzorca siano forse un poco troppo interessate alla lite

Non faccio commenti, limitandomi a cercare di chiamare una cameriera per ordinare

Godhura -Mezz'orca ranger

Mentre fisso i barcaioli esuberanti, un altro elfo si avvicina al tavolo, è strano, più luminoso, non saprei in che altro modo descriverlo. La mia attenzione si sposta sul nuovo arrivato ignorando per il momento la combriccola di barcaioli, non sono brava a tenere la concentrazione a lungo e mi distraggo se un nuovo elemento attira il mio interesse.

Sono al tavolo con due elfi ed a cantare c'è una mezzelfa, mai capitata una simile concentrazione di orecchie a punta.

Siediti pure,io sono Godhura e al mio tavolo c'è sempre posto . Sembri un tipo raffinato che mestiere fai?

Domando curiosa, pensando di fare un complimento, ma con gli elfi non so proprio come rapportarmi.

AELTHARA ARGENTARIA

In pochi minuti, l'ultima panca libera viene presa d'assalto.

La prima è una mezzorca. La guardo con la diffidenza automatica di chi ha passato la vita a tenere i bastioni - poi la battuta sul suo nome mi spezza il ghiaccio e mi strappa un sorriso, breve.

Le rispondo, in fondo sono qui per staccare.

"Di gente tosta ne servirebbe sempre al Presidio. Se davvero sei libera, domattina passa al campo d'addestramento. Vediamo cosa sai fare."

Un tono leggero, quasi di sfida ironica. Non è un invito da taverna, è un test.

Guardo il Goliath. Ramo di Larice.

Un nome delicato per un montone di due metri, ma non lo è affatto. Annuisco appena.

Arriva poi un aasimar luminoso, quasi troppo pulito per il Vento Calmo. Alla sua richiesta faccio solo un cenno con la mano e mi stringo per fargli spazio.

Mi rendo conto di essere l'unica a non essersi presentata.

"Piacere. Aelthara Argentaria. Guardia di Riverbend."

Formale. Non è scortesia. È abitudine. Trent'anni di rapporti di ronda.

Svuoto il boccale con un sorso lungo. Gli occhi vagano per la sala che ride e urla. Forse per una volta posso sciogliere anche io quel velo glaciale.

Sollevo il braccio verso la cameriera.

"Visto che non vi ho mai visti a Riverbend prima d'ora, lasciate che vi dia il benvenuto come si deve. Primo giro lo offre la Guardia."

Eol

È stato effettivamente più semplice di quanto mi aspettassi, per mia fortuna sembrano tutti più accoglienti del previsto

Mi siedo tra mezzorca e goliath, l’unico a non aver parlato, e sorrido quando l’elfa chiama la cameriera

Piacere mio, mi chiamo Eol, sono un orafo e gioielliere; molto lieto

Non mi faccio domande sul perché una guardia della città sia a bere con gente appena arrivata, mi limito a sollevare le spalle e sperare che la cameriera arrivi presto. Ho sete e voglio qualcosa di decente per scaldarmi lo stomaco, anche se so bene che non riuscirei mai a scacciare il freddo che sento alla schiena

La barda è eccezionale, da sola vale il viaggio fin qui commento è la prima volta che suona da voi, o è uno spettacolo comune? Indico col capo il tavolo dei marinai

Sempre meglio sapere di teste calde e combinaguai in città, così come di precedenti gelosie o simili

Fritz - Ladro umano

Immagine

ChatGPT Image 7 set 2026, 23_14_34.png

Sono stati due giorni di magra per le mie tasche e quindi per il mio stomaco.. L'arrivo di quest'ultima carovana ha agitato le Guardie come uno sciame di vespe a cui abbiano preso a calci l'alveare e di conseguenza non sono ancora riuscito ad alleggerire nessun mercante.

Accetto quindi con gratitudine il pasto offerto da Silas per poi dirigermi verso la panca che mi ha indicato... Do un'occhiata agli altri che già si sono seduti: un'accozzaglia decisamente bizzarra. Un Goliath che ho già visto in giro dal santuario di Madre Valeria, una mezz'orca che sembra uscita da un circo, un elfo/qualcos'altrochenonsospiegare e un'altra elfa in armatura con i colori delle guar.. cavolo! Ma è una delle guardie della città! Che gli sarà saltato in mente a Silas di farmi sedere a fianco ad una guardia! Anche stasera temo niente "alleggerimenti" ho idea.. Vabbè, tanto vale fare due chiacchere.

Ciao, io sono Fritz. Dico a mezza voce, senza rivolgermi a nessuno in particolare (sicuramente non alla guardia). Ehi tu, non ti ho visto forse nei paraggi del monastero nei giorni scorsi? Come sta Nonna Valeria? proseguo rivolgendomi a Ramo di Larice

AELTHARA ARGENTARIA

"Un mestiere per far perdere la testa alle donne," rispondo a Eol, con un mezzo sorriso che non arriva del tutto agli occhi di ghiaccio.

Mi chiedo anch'io cosa ci facciano tutti questi forestieri a Riverbend in una sola sera.

E se le lingue si sciolgono meglio con una birra, ben venga.

"È la prima volta che vedo questa barda. Ma non escludo abbia già suonato qui, ultimamente non ho frequentato molto le taverne. C'è fermento sulle mura."

Vedo arrivare un altro tizio che si siede alla nostra panca. Aspetto sospetto, movimenti rapidi, come se avesse fretta.

Si presenta a mezza voce senza guardare verso di me - furbo. Attacca subito bottone con Ramo di Larice, parlando di Madre Valeria.

Lo squadro con occhio critico da guardia. Lo tengo a mente.

In attesa che arrivino le birre, con la naturalezza con cui una foglia cade in autunno, chiedo ai presenti:

"Bene. Ora che ci siamo presentati... cosa vi porta a Riverbend?"

Eol

Possibilità di fare affari, sto cercando fornitori di materie prime, nella speranza di poter aprire magari una piccola bottega qui

Dico, mentre osservo l'ultimo arrivato; mia madre mia avrà pure sempre detto di non basarmi su pregiudizi, ma il ragazzo qua urla "ladruncolo" da tutti i pori. Magari mi sbaglio, ma anche se gli sorrido l'impulso di tenere sott'occhio le sue mani mi viene

Buono a sapersi che la barda sia appena arrivata, farsela amica sarebbe un ottimo modo per farsi pubblicità; magari potrei provare a realizzare una cosa veloce, magari una collana, e già solo se una mezz'elfa come lei la indossasse sarebbe un buon modo per far parlare di me

RAMO DI LARICE

Sembrano delle brave persone... forse non mi è andata troppo male nonostante il chiasso qui sia forte quanto il rumore di una frana.
rifletto ascoltando i discorsi dei miei commensali, che sembrano essere abbastanza socievoli.

Ruoto un po' la testa verso di loro e accenno un sorriso pacato, rendendomi conto che potrei sembrare sgarbato con il mio silenzio.

Ma la mia attenzione viene richiamata presto dall'ultimo arrivato, Fritz, un giovane ragazzo che probabilmente vive per strada, o comunque alla giornata stando all'aspetto. Non ricordo se l'ho già visto, ma quanto pare conosce Madre Valeria.
Non c'è da stupirsi, non sembra un tipo che ha passato una vita semplice.
penso mentre lo osservo, notando gli stivali usurati, i vestiti addosso da qualche giorno di troppo, gli occhi vispi di chi è abituato a doversi guardare sempre le spalle

Dopo qualche istante di riflessione rispondo quindi al giovane "Sta bene." sentenzio, e potrei finirla lì, ma la conoscenza in comune mi spinge alla curiosità, per cui dopo una breve pausa continuo "Mi ha consigliato lei di venire qui, stasera. Quando scendo a Riverbend mi fermo al monastero di solito: i vicoli della città sanno essere più spietati delle pareti di granito delle Stormhorns. Come conosci Madre Valeria?" chiedo, mentre i miei occhi senza sclera lo fissano interessati.

Godhura

Oggi sono stata ingaggiata da un mercante per fare arrivare lui ed il suo carretto di mercanzie fino a Riverbend.

Se non si fosse perso per le colline quando ha scioccamente deciso di marciare di notte qualche giorno fa non sarei qui oggi. Quindi è un caso se stasera sono seduta qui. Anche se mia madre mi ha sempre detto che il caso non esiste e la mia via è già tracciata.

Il tono, solitamente alto e scanzonato quasi provocatorio volto a mettersi in mostra, si abbassa quasi come se mi stessi perdendo in chissà quali ricordi di unisto dolce amaro.

Io ci scherzo sempre sul mio nome, ma in realtà è molto importante per me, è l'unione della parola God che nella lingua di mio padre vuole dire divino, e Hura, che in quella di mia madre significa strada o via. Ed è tutto ciò che mi rimane di loro...

Gli occhi si rialzano dal tavolo in cui si erano incantato così come il tono della voce.

Anche se ho grandi obiettivi per il futuro non è il caso di parlarne adesso, siamo tutti qui per rilassarci e divertirci noi? Quindi Eol sei un orefice, fantastico! quando avrò abbastanza soldi ti commissionerò qualche monile che poi farò incantare per proteggermi, ne ho sentito parlare e ne voglio uno, e se sei bravo come dici lo vorrò bello, anzi unico.

E tu Fritz cosa fai? Sembri giovanissimo per frequentare la locanda tutto solo, non hai amici che ti aspettano per divertirti la sera?

Fritz - Ladro umano

Come conosci madre Valeria? Come conosci madre Valeria? Nella mia testa ripeto velocemente le parole del Goliath come un mantra.. Certo che non la conosco Madre Valeria, non di persona perlomeno! Dannato Fritz, vedi che devi stare attento quando parli?? Beh chi non conosce Madre Valeria? E' sempre gentile con me e Zanna! Chi è Zanna dici? Zanna? Su esci, fatti vedere! E distogli l'attenzione dalle mie parole.. Da una tasca nascosta della mia tunica esce un grosso topone, il cui pelo è nelle stesse condizioni dei miei abiti, che schizza sul tavolo ruba un pezzo di pane dal tavolo e poi torna lesto sulla mia spalla per mangiarlo, guardando con aria come di sfida gli altri avventori.

Io beh, ci sono nato e cresciuto qua a Riverbend! Se vuoi ti faccio fare un giro qualche volta Godhura!

Godhura

Osservo il topo e del ragazzo,stupita che un ragazzo di città abbia addestrato un topo come animale da compagnia. Non sono disgustata, incasso di necessità ho anche mangiato simile creature allo spiedo, però qualcosa non mi torna in questo ragazzo.

Beh se Aeltara mi reputerà idonea potrei restare un attimo po' in paese a dare una mano, nel caso verrò con te a fare un giro così mi spiegherai tutto quello che devo sapere su Riverbend. Dico senza esprimere le mie perplessità.

Le ordinazioni ci stanno mettendo un po' ad arrivare,ma il locale è davvero strapieno e il personale fa fatica ad accontentare tutti.

Mi guardo attorno prestando nuovamente attenzione alla bella artista che si sta esibendo, e alle reazioni del pubblico che continua a bere.

  • Autore

L'atmosfera al vostro tavolo, defilato nell'angolo più cupo della sala, è un miscuglio singolare di sguardi vigili, brevi racconti di vita, scambi di battute e inaspettate esibizioni di roditori. La trovata di Fritz e del suo topo Zanna strappa un momento di genuina distrazione generale, stemperando solo in parte i sospetti reciproci e i calcoli silenziosi che ciascuno di voi sta facendo. Proprio in quel momento, una giovane inserviente visibilmente affaticata si fa strada a forza tra la calca di avventori. Con un'abilità dettata da anni di servizio al Vento Calmo, equilibra un pesante vassoio di legno massiccio e appoggia davanti a voi cinque boccali schiumanti di birra scura, pagati dalla guardia Aelthara. Dalle tazze di terracotta si sprigiona un aroma denso e avvolgente di luppolo, malto tostato e lievito fresco.

La fragile tranquillità di quel brindisi appena accennato, tuttavia, dura soltanto lo spazio di pochi respiri.

Dalla parte opposta della sala, proprio ai piedi del piccolo palco improvvisato dove la barda sta terminando il suo pezzo, la situazione precipita con brutale rapidità. Le risate sguaiate di un gruppo di barcaioli e pescatori crescono d'intensità, facendosi sempre più moleste fino a soffocare del tutto l'armonia delicata del liuto. Il loro capo paranza ,un uomo tarchiato e massiccio, con le braccia segnate dal lavoro alle cime, la barba unta di grasso e la pelle bruciata dal sole del fiume , pinge sgarbatamente da parte una sedia, facendola strisciare con un rumore stridulo sulle assi del pavimento, e muove due passi pesanti e incerti verso la cantatrice.

Dai, facci sentire un'altra canzone, bella! ruggisce l'uomo con voce impastata dall'alcol, allungando una mano ruvida e nodosa per afferrare con decisione un lembo del vestito della ragazza. Oppure pianta lì quel ciarpame, scendi da quel palchetto e vieni a sederti a bere con degli uomini veri, invece di fare la ritrosa!

La giovane mezzelfa perde un battito; le sue dita pizzicano una corda a vuoto, interrompendo la melodia con un'acuta nota stonata che risuona dolorosamente nell'aria. Prova d'istinto a ritrarsi con garbo, cercando di mascherare l'inquietudine calante sotto un sorriso di circostanza e provando a sfilare delicatamente la veste dalla presa del marinaio. Ma l'uomo raddoppia la stretta sulle pieghe del tessuto, strattonandola leggermente verso di sé fino a farle perdere l'equilibrio per un secondo, ampiamente sostenuto dai muggiti d'approvazione e dalle risate sguaiate dei suoi tre compagni di bevute. Uno di loro batte con forza un boccale di peltro sul tavolo, facendo schizzare birra e schiuma tutt'attorno.

L'eco festoso e il brusio sommesso della locanda si spengono di colpo, inghiottiti da un silenzio teso e pesante come piombo. Silas l'oste si immobilizza a metà strada dietro il banco, lo straccio viscido congelato tra le mani, lo sguardo fisso sulla scena e le mascelle serrate dalla rabbia contenuta. Intorno, diversi avventori abbassano la testa, spostano lentamente le panche o girano le spalle per evitare di essere coinvolti, mentre una scarica di puro nervosismo serpeggia chiara lungo tutta la sala.

I boccali scuri, freddi e ancora traboccanti di schiuma sono stati appena posati davanti a voi. I vostri occhi si incrociano per un istante tra il vapore e la penombra della taverna.

@Aelthara Argentaria

Come guardia di Riverbend, la tua mente registra immediatamente la scena non solo come un vile sopruso, ma come una potenziale e aperta violazione dell'ordine pubblico. Conosci le leggi della città e sai bene che un tuo intervento autorevole sederebbe la situazione, anche se rischia di scatenare l'astio della corporazione locale dei barcaioli. Il tuo occhio clinico nota subito che il capobanda è palesemente ubriaco e facile da gestire, ma i tre compagni al suo fianco sono abbastanza lucidi da rappresentare una minaccia reale se la situazione dovesse degenerare in una rissa aperta.

@ Ramo di Larice

La tua profonda sensibilità interiore e la disciplina del monastero ti permettono di percepire chiaramente la vibrazione di puro terrore nella voce e nei movimenti della barda. La violenza gratuita e la sopraffazione del forte sul debole vanno contro ogni singolo insegnamento che hai ricevuto da Madre Valeria. Il tuo primo istinto è scattare in avanti per fare da scudo, ma la tua immensa stazza di oltre due metri implica che ogni tuo minimo movimento attirerà istantaneamente l'attenzione e la reazione difensiva di tutti i presenti nella sala.

@ Eol

Oltre al naturale fastidio per un atto così rozzo e privo di classe, il tuo spiccato fiuto per le opportunità nota subito un dettaglio fondamentale: avevi appena pensato di fare della barda la tua prima "sponsor" per la futura bottega d'oreficeria. Vederla minacciata e strattonata da marinai unti e molesti non è solo un brutto spettacolo, è un danno d'immagine per la tua strategia commerciale. Intervenire adesso, sfoggiando grazia, carisma o diplomazia, potrebbe essere il modo perfetto per conquistare la sua imperitura gratitudine e fiducia.

@ Godhura

Il tuo sangue da ranger e la tua natura istintiva ribollono alla vista dell'ennesimo prepotente da taverna. Non sei certo il tipo di persona che riesce a restare a guardare mentre qualcuno viene strattonato contro la sua volontà, e la prospettiva di dare una bella lezione a quei quattro barcaioli ti solletica parecchio. Le tue capacità tattiche ti fanno capire a prima vista che il gruppo di marinai è del tutto scoperto sui fianchi: un'azione rapida e decisa li prenderebbe totalmente alla sprovvista prima ancora che capiscano da dove arrivi il colpo.

@ Fritz

Per te che sei nato e cresciuto sulle strade di Riverbend, scene di questo tipo sono all'ordine del giorno. Tuttavia, la presenza di una guardia ufficiale seduta allo stesso tavolo cambia drasticamente le carte in tavola. Se scoppia una rissa generale, il caos della sala e le mani occupate degli altri diventerebbero l'occasione d'oro per scivolare via tra la calca o alleggerire qualche tasca... oppure, al contrario, potresti cogliere l'attimo per dimostrarti utile al gruppo, guadagnando punti e allontanando ogni sospetto dalla tua figura.

@ Tutti

A voi.

@Gio the best @HITmonkey @Monkey77 @shadyfighter07 @Voignar

AELTHARA ARGENTARIA

Ascolto gli altri.

Gente di passaggio.

Ma Fritz nativo di Riverbend e mai visto prima? Strano.

Forse è lui a non farsi vedere dalle guardie. Non ha importanza, ora.

"Per quanto mi riguarda, non sono originaria di Riverbend. Ci vivo da 37 anni. Un evento tragico mi ha condotta qui, ma ho deciso di mettere la mia lama al servizio di questa città, per l'affetto che mi ha dato."

Un velo di malinconia mi vela il volto un istante, poi torna il ghiaccio. Sto per rispondere a Godhura e commentare Zanna il topo, quando un rumore stridulo dal fondo mi fa scattare.

Sedia che striscia e corda stonata.

La leggerezza di un attimo prima svanisce.

Scatto in piedi, panca che cigola, e mi faccio largo a spallate tra la calca, la mano già sull'elsa della spada.

Arrivo a due passi dal capobanda.

Non urlo.

"Lascia la donna."

La mia voce è bassa, ma taglia il silenzio piombato sulla sala come la mia lama. Il volto bello si fa maschera dura. Fronte increspata, occhi due fessure di ghiaccio che bruciano.

Mi metto tra lui e la barda, spalla a spalla con lei.

"Sono Aelthara Argentaria, Guardia di Riverbend. Questa è la tua unica occasione di uscire da qui sulle tue gambe e dormire a casa tua. Molla la presa e torna al tuo tavolo. Ora."

AZIONE

Intimidire +3

RAMO DI LARICE

Il giovane Fritz non sembra volermi rispondere davvero, e infatti cambia velocemente discorso facendo "apparire" dalla tasca un grosso topo che attira subito l'attenzione del tavolo Avrà i suoi motivi... rifletto senza pensarci troppo.

Arrovate le birre offerte da Aelthara, l'elfa che mi si è seduta di fianco, mi unisco al sommesso brindisi proposto a questo strano tavolo.

Ma se tra noi lì seduti la situazione sembrava diventare più rilassata, lo stesso non si poteva dire per il resto della locanda: dal tavolo dei marinai, che già si distingueva per essere il più rumoroso, si alzano chiasso e risate sempre più forti e fastidiose, finché uno di loro non si alza e inizia a molestare in maniera evidente la barda, mettendole le mani addosso e strattonandola mentre lei prova a ritirarsi, chiaramente a disagio.

La scena attira tutta la locanda, alcuni si fermano a fissare, ma la maggior parte abbassa gli sguardi o si volta dall'altra parte, sperando semplicemente non accada nulla o che comunque non vengano coinvolti. Silenzio e nervosismo calano ovunque, soprattutto nello sguardo dell'oste. Gli unici a ridersela beati sono i compagni del barcaiolo molesto, che continuano a far baccano come nulla fosse.

Quello sciacallo rovina l'armonia... ma ogni predatore può diventare preda

Non potendo rimanere immobile davanti ad un evidente soprurso, mi alzo dalla panca spostando il tavolo di proposito in maniera rumorosa, sperando di attirare l'attenzione del marinaio. Mentre lo faccio Aelthara mi anticipa e interviene, minacciando il tipo, sfruttando giustamente il suo ruolo di guardia.
"I lupi delle alture attaccano per fame, le bestie ferite per paura. Tu che scusa hai per usare la forza contro chi non può restituire il colpo?... Torna a sedere e dimostrati assennato." dico alzando il volume per farmi sentire. Non c'è rabbia nel mio tono, ma è evidente che sono serio e intenzionato ad intervenire se necessario.
Mentre parlo mi faccio spazio facilmente tra i posti a sedere, ed inizio ad avvicinarmi al palco, con passo lento ma deciso.

Eol

La stonatura nella musica mi fa fare una smorfia, avere orecchie orecchie pseudo elfiche non è esattamente un vantaggio in queste circostanze

La situazione è degenerata ben più in fretta del previsto, e la faccenda ha preso una piega che non mi piace per nulla; vedere dei tizi che mettono le mani addosso a una ragazza è qualcosa che non posso proprio tollerare, e mi fa piacere notare che anche il resto della tavolata è d'accordo

Seguo il duo guardia elfa e montagna di muscoli Goliath, ma invece di andare vicino alla barda mi dirigo dal capo pescatore, mettendogli una mano sulla spalla, l'altra che sfiora appena l'elsa di un pugnale che mi sporge dalla cintura

Lasciala dico, con un sorriso che gronda di finta tranquillità capisci in che situazione ti stai infilando. Che vuoi fare, smaltire la sbornia dietro le sbarre? Ne vale la pena? Torna al tavolo, fatti un altro giro e chiudi la serata con un bel mal di testa soddisfatto

Dm

Persuasione +4

Godhura

Appena volto lo sguardo verso la barda accade ciò che era prevedibile fin dall' inizio della serata. Bevo un sorso di birra e mi alzo cercando lo sguardo di Aelthara. Sono nuova di qui e non voglio fare mosse troppo azzardate, trattenendoli dal dirigermi subito a fracassare quelle teste piene solo di alcool e malizia.

Vedo il Goliath spalleggiare l'elfa e l'orefice cercare di fare ragionare l'ubriacone.

Aelthara è tosta e con Ramo di Larice alle spalle non ha bisogno della mia presenza intimidatoria . Mi muovo senza attirare l'attenzione ponendomi alle spalle dei barcaioli non ubriachi, pronta ad intervenire se decidessero di non ascoltare le parole cariche di buon senso di Eol.

Nel tragitto afferro un bicchiere di legno da uno dei tavoli rigirandoli tra le mani pronto a scagliarlo.

Stealth +5 per aggirare il gruppo non notata.

Se uno dei barcaioli si muove minaccioso per aggredire gli tiro il bicchiere con colpo intrappolante ( CD 12 destrezza nega) per porlo nella condizione di intrappolato, se prova a muoversi subisce 1d6 danni perforanti.

Finché non vengono sguainate armi evito di sguainare le mie.

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