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Dragons´ Lair

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Antefatto e riassunti

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RUTTERDAM – ALBA

Il mare del Gargaroz è immobile, color oro.
Le cupole di rame e i minareti della città si specchiano nell’acqua.
La dolce brezza silenziosa porta il mormorio dei mercanti che aprono i bazar. Da un viottolo il grido divertito di una ragazza inseguita dal suo innamorato è un curioso buongiorno: le luci del mattino rischiano di denunciare la loro relazione impura. Meglio chiudersi dietro quella porta, anche se è di un chiostro del complesso del Palazzo Reale.

BUIO.


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MEZZOGIORNO

Un fragoroso boato accompagna un'ombra colossale che oscura il cielo e questo sembra lacerarsi come stoffa bruciata. Dalla fenditura piomba un’armata volante, con vessilli incandescenti che scintillano.
Un Dragone emerge con un ruggito che scuote le fondamenta della città, la popolazione è presa dal panico.


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Il mostro si avventa sul Palazzo Reale: la cupola centrale esplode con mosaici e lastre di rame che volano in aria come stelle spezzate.
L’eco della deflagrazione rimbalza sui vicoli e si confonde con le urla. Dragonidi atterranno ovunque e inseguono gli umani, colpendoli a morte o imprigionandoli, con corde e sacchi.

BUIO


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Nelle parti del tempio e della città dove non sono ancora piombati gli invasori, chierici e guardie raccolgono le folle in fuga: madri trascinano bambini, vecchi inciampano, mercanti abbandonano le loro merci. La salvezza è costituita dalla fuga attraverso alcuni portali di teletrasporto.


Un'altra esplosione, particolarmente vicina, fa perdere i sensi all'intero gruppo di saltimbanchi del palazzo proprio nel momento in cui si compie il rituale che alcuni mistici stavano ripetendo ininterrottamente per trasferire la gente.

BUIO

La città si dissolve in fuoco e fumo, il destino del Regno è segnato: nel pomeriggio inoltrato il dragone volteggia planando sui resti di Rutterdam, come una sentenza.


Si sono salvati in pochi, pochi esuli.

  • 3 mesi dopo...
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Buio screziato da luce che filtra dai teli della tenda di un carro coperto. Gli occhi degli esuli feriti sono ancora doloranti, e soni tutti troppo stanchi per cambiare posizione. Sdraiati su un carro di feriti, stretti e malodoranti come pesce sotto sale; ciascuno si lascia cullare dal rollio del veicolo e dal muggito dei buoi che lo trainano, riaddormentandosi facilmente in un sonno che non ristora, cercando di ignorare il dolore alle membra -fratture e ustioni- riportate nell'ultima esplosione che ha distrutto il tempio di Rutterdam dove si trovava il portale per la salvezza. I bendaggi e soprattutto il sopore indotto dalle droghe somministrate ai feriti bloccano i profughi, lasciandoli in balia di chi presta cura: cerusici ufficiali o improvvisati, con i modi e i limiti di chi non sa gestire questa catastrofe.

La carovana di profughi si muove di città in città nella marca di Oola, lasciando in ogni abitato una quota di esuli fino all'estremità della vallata: il villaggio montano di Uthsuru.


La tenda da campo in cui si risvegliano i protagonisti: diverse brandine vuote, terra battuta e ceste con bende e stecche.

Sono certamente passati diversi giorni.

L'aria non porta nessun sentore del salmastro, dello iodio, della sabbia e delle spezie di Rutterdam, né di alcun porto sul Gargaroz. C'è invece l'aria fina della campagna e il profumo di bosco.

Ad arrivare agli orecchi non ci sono i suoni né di onde, né di mercanti. Solo il respiro di due persone sdraiata su una brande poco distanti. Uno veste un costume lacero da acrobata di corte: ocra sulla destra e verde a sinistra nella maglia, e gli stessi colori, invertiti, sulle brache. Pieni di strappi e macchie di sangue, mentre il simbolo di San Cuthbert sul petto è quasi del tutto sbiadito e irriconoscibile.

La sensazione di benessere che invita a indugiare è persa all'echeggiare di un corno da guerra: si levano a sedere.

Un dolore al petto e all'anca attanaglia il primo esule che scivola a terra. È debilitato, ma il suo spirito guerriero lo guida istintivamente a cercare armi e scudi. Tarik, figlio del qazi minore Iarton, aveva provato a imparare le basi di fede e tecnica amministrativa, ma preferisce l'azione e la vita all'aperto. Gli studi all'accademia di Ikarfell gli hanno fornito i primi rudimenti, ma forse il fatto di non provenire dall'alta nobiltà o forse quello di non essere completamente umano (quelle orecchie troppo affusolate...!) gli hanno impedito di essere davvero accettato, di aderire pienamente alla casta governante. I sogni di grandezza coltivati da suo padre con gran fatica sono troppi elevati, per lui, caduto a terra in un ospedale da campo. Esplode in una domanda: "Ehi?! Che sta succedendo?" facendosi forza contro il letto per mettersi in piedi.

Il secondo esule è visibilmente disorientato: scuote la testa rispondendo "Non lo so... ma qualcuno sta attaccando questo posto. Forse gli stessi che ci hanno costretti... a fuggire?" in realtà non ricorda quasi nulla, solo il viaggio. "E chi ci sta attaccando non è certo umano."

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Non entra nessuno nel breve lasso di tempo necessario a capire che intorno ai letti ci sono 2 ceste con bendaggi e involti con preparati erboristici. Nessuna calzatura; nessuna armatura né alcuno scudo. Ci sono più in là un paio di bastoni per fissare una tavola, e un paio di stampelle. Sulla tavola ci sono anche due fiale di acqua benedetta e un monile con l'inconfondibile marchio del Santo Punitore.

Su un'altra tavola, infine, tra diverse vuote, c'è una ampolla che usano i cerusici nei casi più disperati: è una pozione che ridona vigore ai feriti!

Le urla disumane sembrano avvicinarsi e sono molteplici, ma ancora relativamente lontane. Il mezzelfo esorta: Prendiamo tutto e andiamocene da qua - impugnando una delle clave - Io sono Tarik, mi stavo addestrando come combattente; tu sei?

L'altro ragazzo annuisce alle parole del compagno di questa sventura ma quando chiede il suo nome trasalisce. È solo grazie a un momento di lucidità e istantaneo barlume di memoria della sua infanzia che riesce a rispondere prontamente "Amirkhan. Ma finiremo le presentazioni più tardi." Si avvicina velocemente al tavolo e afferra quasi per istinto il simbolo sacro, una fiala di acqua benedetta, la pozione e la borsa da guaritore.

Poi escono dalla tenda per correre verso le fortificazioni di Uthsuru.

Le vesti di scena degli acrobati di corte, verdi e ocra, sono comode e le brache hanno profonde tasche, sui fianchi, dove infilare comodamente diversi oggetti. Il panneggio morbido, anche se sudicio e consunto, strappato in alcuni punti, dimostra di essere di ottima qualità: nonostante camiciona e pantalone siano stati indossati ininterrottamente per diversi giorni, il panno si mantiene comodo e piacevole al tatto. Inoltre è fresco sulla pelle ma al contempo dà la sensazione di una discreta protezione dal freddo: se adeguatamente integrato da biancheria e una buona cappa, quel vestito può probabilmente servire bene anche nelle fredde giornate autunnali.

È appena iniziata l'estate: a Rutterdam ci sarebbe da sudare. La temperatura è invece quella delle colline ai piedi delle catene montuose del sud ovest. Ma c'è qualcosa che fa sudare: il fischio di una saetta e uno strappo della tenda in alto sopra gli esuli precedono di un istante il conficcarsi di una freccia ai loro piedi.

Le urla mostruose sono più vicine, ma Tarik, dolente, non riesce a correre! Mentre Amirkhan a scapito della propria incolumità prova ad aiutarlo abbracciandolo sotto al fianco sinistro, un halfling coperto di paglia sbuca dal nulla, mosso da quel gesto generoso, e sorregge il profugo in difficoltà dall'altro lato. “Coraggio…le mura non sono cosi distanti, un ultimo sforzo!”

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