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Il Barbaro e il Monaco

Articolo di Ben Petrisor, con Dan Dillion e F. Wesley Schneider - 15 Agosto 2019
Nota: le traduzioni dei nomi delle meccaniche citate in questo articolo sono non ufficiali.
Questa settimana due Classi, il Barbaro e il Monaco, scoprono nuove possibilità da playtestare. Il Barbaro riceve un nuovo Cammino Primordiale: il Cammino dell'Anima Selvaggia (Path of the Wild Soul). Nel frattempo il Monaco ottiene una nuova Tradizione Monastica: la Via del Sè Astrale (the Way of the Astral Self). Vi invitiamo a dare una lettura a queste Sottoclassi, a provarle in gioco e a farci sapere cosa ne pensate. Tenete d'occhio il sito di D&D per un nuovo sondaggio e fateci sapere in quest'ultimo cosa ne pensate dell'Arcani Rivelati di oggi.
Questo è Materiale da Playtest
Il materiale degli Arcani Rivelati è presentato allo scopo di effettuarne il playtesting e di stimolare la vostra immaginazione. Queste meccaniche di gioco sono ancora delle bozze, usabili nelle vostre campagne ma non ancora forgiate tramite playtest e iterazioni ripetute. Non sono ufficialmente parte del gioco. Per queste ragioni, il materiale presentato in questa rubrica non è legale per gli eventi del D&D Adventurers League.
Arcani rivelati: il barbaro e il monaco
Link all'articolo originale: https://dnd.wizards.com/articles/unearthed-arcana/barbarian-and-monk
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Intervista a Massimo Bianchini di Asmodee Italia su D&D 5e

Massimo Bianchini, Country Manager di Asmodee Italia e dal 1997 una delle principali teste dietro alla traduzione dei manuali di D&D, ha di recente rilasciato un'intervista al sito Tom's Hardware, grazie alla quale possiamo farci un'idea più chiara sul modo in cui la Asmodee Italia gestisce la localizzazione di D&D 5e in italiano e su cosa possiamo aspettarci per il prossimo futuro.
L'intera intervista è disponibile sul sito Tom's Hardware, mentre qui di seguito potrete trovare alcuni estratti riguardanti specificatamente D&D 5e.
Grazie a @Checco per la segnalazione.
 
In questa epoca di ritorno in auge del gioco di ruolo Asmodee si è “portata a casa” uno dei prodotti più noti e diffusi sul mercato: Dungeons & Dragons. Come sta andando la linea editoriale?
Sta andando molto bene, e anche Wizards of the Coast e Gale Force 9 sembrano molto contente di quanto stiamo sviluppando sul mercato. Non c’è la certezza assoluta, ma in base alle informazioni di cui siamo in possesso, l’italiano è la seconda lingua in cui vengono venduti più manuali al mondo (dopo ovviamente l’inglese)!
La domanda più “pressante” e diffusa nella community dei giocatori di D&D è: “quando esce il modulo X?” “qual è la linea editoriale per raggiungere le pubblicazioni USA?”. Cosa possiamo rispondere in merito? Wizards of The Coast ha “ingranato la quinta” nella velocità di lancio di prodotti… come riuscirete a stare al passo?
L’accelerazione da parte di Wizards of the Coast si è verificata nel corso dell’ultimo anno e al momento stiamo cercando delle contromisure per riuscire a stare al passo. L’idea iniziale era quella di seguire la schedule di uscite originale con l’inserimento in semi-contemporanea delle novità più importanti dell’anno. Ed effettivamente, almeno inizialmente, eravamo riusciti a recuperare “tempo”: la nostra frequenza di uscite era più alta rispetto a quella delle uscite americane.
Purtroppo ora non è più così: il successo world-wide di D&D ha dato un impulso pazzesco alle produzioni americane e stiamo cercando con tutte le nostre forze di tenere il ritmo. Occorre anche dire che alcuni accessori prodotti da Gale Force 9 (come gli schermi del DM dedicati alle campagne o le carte incantesimo, oggetti magici e dei mostri) sono produzioni aggiuntive che portano via risorse, e che vanno ad aggiungersi alla realizzazione dei manuali. (E bisogna anche aggiungere che il gioco da tavolo del Dungeon del Mago Folle, in uscita a fine anno, è andato in coda alla produzione: lo staff che se ne occupa, per ovvie esigenze di coerenza, è lo stesso).
Il discorso generale è che è molto difficile lavorare su prodotti in maniera che non presentino errori di traduzione, e come si può immaginare ciò porta via molto tempo. In ogni caso, pur essendo partiti in ritardo rispetto alle edizioni di altri paesi (Francia, Spagna o Germania, per nominarne qualcuno) siamo comunque in linea con il numero di uscite di questi ultimi.
Il mercato USA gode di numerose versioni “collector” dei vari volumi. Sarà possibile vedere qualcosa anche per il mercato italiano o i numeri attuali sono ancora lontani da permettere stampe di manuali in edizioni diverse?
Siamo in attesa, ormai da molti mesi, dell’autorizzazione alla pubblicazione di questi magnifici manuali “collector”, che sono molto richiesti e che speriamo prima o poi di riuscire a portare nei negozi.
D&D ricopre un posto particolare nella tua evoluzione sia di appassionato sia lavorativa. Da quanto segui il prodotto come “giocatore” e da quanto come “addetto ai lavori”? Quando hai saputo di avere “in casa” il gioco quali sono state le tue reazioni? Felicità o “terrore” per la fan base che avresti dovuto affrontare?
Considerando che il primo manuale che ho editato risale al 1997 (Manuale del Giocatore di AD&D Seconda Edizione) direi che la fase del “terrore” l’ho passata da un pezzo. Diciamo che per la Quinta Edizione ero un po’ preoccupato perché non avevo seguito molto le uscite in inglese dal 2014 in poi… Quando abbiamo ottenuto i diritti, nel 2017, ho dovuto rispolverare glossari e terminologie che non toccavo da molti anni (dal 2009, ultimo manuale che ho seguito per la Quarta Edizione), ma alla fin fine crediamo di avere svolto un buon lavoro.
Attualmente siamo arrivati alla sesta stampa, che consideriamo un bel traguardo! C’è da dire che ho curato solamente la pubblicazione del Manuale del Giocatore, per tutte le altre uscite mi sono avvalso di una mia collaboratrice storica molto in gamba, Chiara Battistini, che sta seguendo tutta la produzione, lavorando sulla traduzione di un’altra pietra miliare del settore, Fiorenzo Delle Rupi.
Quanto del tuo bagaglio culturale e di esperienza troviamo nella attuale versione del gioco? Ti sei “portato dal passato” qualche glossario o elemento che avete utilizzato per mantenere una coerenza con le vecchie edizioni?
Ho una cartella “Glossari” creata più o meno nel millennio scorso, che ho (abbiamo) utilizzato nel corso di tutte le edizioni. In origine, cercammo di mantenere coerenza con la vecchia scatola rossa di D&D, pubblicata da Editrice Giochi, come ad esempio il mitico Dardo Incantato.
In linea di massima abbiamo sempre cercato di mantenere il massimo della coerenza possibile tra un’edizione e l’altra, anche nei termini più ricercati. Per esempio, nella Guida degli Avventurieri alla Costa della Spada, di prossima uscita, i termini geografici sono esattamente gli stessi della scatola base di Forgotten Realms di AD&D Seconda Edizione, pubblicata più di vent’anni fa!
Attualmente Asmodee attraverso Gale Force 9 detiene i diritti per la pubblicazione dei manuali cartacei e non quelli PDF. Il mercato sempre più sembra richiedere la vendita in bundle o anche singola per le versioni digitali… se si aprisse la possibilità secondo te il mercato italiano sarebbe una piazza interessante per questa tipologia di distribuzione?
Devo dire che nutro forti dubbi in merito, da noi la pirateria è ancora ampiamente diffusa, anche se capisco che sarebbe molto comodo avere la versione in pdf dei manuali per facilità di consultazione durante le sessioni di gioco. C’è da dire che è un problema che non si pone, dal momento che questa non è una decisione che spetta ad Asmodee Italia ma bensì a Wizards of the Coast.
Qualche numero sulla vendita di D&D in Italia? Siamo rimasti alle 10.000 copie del Manuale del Giocatore, qualche aggiornamento?
Al checkpoint di metà luglio siamo arrivati a 14.000 copie, ma il periodo migliore dell’anno è da settembre in poi.

Fonte: https://www.tomshw.it/culturapop/asmodee-dungeons-dragons-e-giochi-di-ruolo-intervista-a-massimo-bianchini/
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Le prime Anteprime di Pathfinder 2e: diversi mostri, la scheda del PG e altro

Pathfinder 2e uscirà in lingua inglese l'1 Agosto 2019, ovvero all'incirca fra una settimana (come vi avevamo scritto in un articolo, invece, la versione italiana dovrebbe arrivare intorno all'Aprile del 2020). Per l'occasione, dunque, la Paizo ha deciso di mostrare alcune anteprime tratte dai due manuali base, il Core e il Bestiario: la scheda del PG, alcuni estratti dalle sezioni per il DM, e le statistiche del Goblin, dello Scheletro, del Gremlin, del Gogiteth, e di numerose altre creature.
Troverete le anteprime infondo all'articolo: per ingrandire le immagini cliccate su di esse. Due versioni ad alta definizione della Scheda del PG, tuttavia, una delle quali progettata appositamente per la stampa, sono disponibili ai seguenti link:
❚ Scheda del PG di Pathfinder 2e colorata
❚ Scheda del PG B/N pensata per la stampa
Per visionare, invece, diverse altre anteprime sui mostri di Pathfinder 2e rispetto a quelle pubblicate in questo articolo, potete visitare questa pagina del sito della Paizo (anche in questo caso, cliccate sulle immagini per ingrandirle).











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Keith Baker annuncia Project Raptor: un nuovo supplemento per Eberron

Keith Baker, originale ideatore di Eberron, ha annunciato l'intenzione di rilasciare su DMs Guild un supplemento pensato per espandere l'ambientazione per la 5a Edizione di D&D. All'interno di Project Raptor (Progetto Raptor), infatti, nome che al momento identifica questo misterioso nuovo manuale, l'autore vuole sviluppare il mondo di Eberron, andando a presentare regioni mai esplorate fino ad ora. Il supplemento è previsto per la fine del 2019.
Qui di seguito potete trovare la traduzione dell'annuncio ufficiale:
Sempre nella pagina dell'annuncio Keith Baker aggiunge:

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Pausa Estiva degli Articoli

Vi annunciamo che visto l'arrivo dell'estate le rubriche regolari di articoli e news che vi vengono presentati dalla D'L saranno sospesi fino a Settembre, così da dare allo Staff possibilità di godersi delle meritate vacanze.
Una buona estate e buon gioco a tutti quanti.
Lo Staff D'L.
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Nathaniel Joseph Claw

La Regola del Tre

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Tre soli principi governano l'intero multiverso. Il primo, la Regola del Tre, afferma semplicemente che il tre è un numero che ricorre molto più spesso di quanto non ci si aspetti e che tutto tende ad accadere in base a tale cifra. I principi stessi obbediscono a questa regola. Il secondo, l'Unità degli Anelli, si fonda sul fatto che molte cose riguardanti i piani sono circolari, sia dal punto di vista geografico che filosofico. Il terzo principio, il Centro di Tutto, afferma l'esistenza del centro del multiverso o, piuttosto, spiega che, ovunque una persona si trovi, quel luogo si identifica con il centro di ogni cosa, perlomeno dal suo punto di vista. Visto che la maggior parte dei piani sono infiniti, provare il contrario risulta impossibile. Anche in questo caso, il significato è sia geografico che filosofico.

Molte città pretendono di essere considerate il centro dell'universo, ma, se ce n'è una che può arrogarsi a buon diritto tale nomea, questa è Sigil. Situata al centro dei piani esterni, è senza dubbio la metropoli planare più famosa e visitata di tutte e capire il perché non è difficile: si dice che, se puoi immaginare un luogo, a Sigil troverai almeno un portale per raggiungerlo. Per questa stupefacente peculiarità è stata soprannominata "la Città delle Porte", sebbene i suoi abitanti preferiscano chiamarla "la Gabbia". Hai sentito parlare molte volte di questo "centro del multiverso", descritto da chi l'ha visitato come il più grande paradosso dell'esistenza, ma non sai niente su cosa aspettarti dalla prima visita.

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Finalmente sei arrivato a Sigil. Il portale che hai attraversato era quello giusto, a differenza delle altre volte. Tuttavia, per l'eccitazione del viaggio, ti saresti decisamente aspettato un'accoglienza diversa, diciamo più calorosa. Sei sul margine di quella che puoi a buon diritto definire la piazza più squallida che tu abbia mai visto: di forma approssimativamente pentagonale, è talmente piena di gente da farti sentire quasi soffocato, nonostante le notevoli dimensioni dello spazio attorno te. La presenza di così tante persone, invece di rallegrarti, ti carica di angoscia e trasmette un forte senso di solitudine: tutti camminano lungo la propria strada, evitando il più possibile di incrociare lo sguardo con gli altri passanti. I pochi che cercano di stabilire un qualche contatto non sono di certo dei tipi raccomandabili, segnati da orribili cicatrici e pronti ad estrarre armi arrugginite malamente fissate alla cintura.

A rendere l'atmosfera decisamente lugubre è il gigantesco edificio sbiadito che troneggia alla tua sinistra, occupando un'intero lato del pentagono, a cui si accede tramite una maestosa scalinata posta oltre una strana opera architettonica formata da un cancello costruito come una serie di cancelli, l'uno più piccolo dell'altro, concatenati sulla stessa superficie. Non che le case squallide e pericolanti che circondano l'intera piazza siano allegre, ma almeno non sembrano un triste luogo di morte. Le uniche costruzioni nel centro della piazza sono una grossa torre a base quadrata realizzata in un materiale nero mai visto prima, una locanda dalla forma priva di senso (la cui larghezza di ogni sezione è proporzionale all'altezza in quel punto) e un edificio dalle fattezze un po' più rispettabili degli altri.

Sebbene sia un po' spaesato, ti è chiarissimo l'obiettivo per cui sei giunto a Sigil: tutti gli indizi che hai recuperato indicano che Silckeiron, un tomo di incantesimi talmente potente da possedere persino un nome proprio, è da qualche parte nella Città delle Porte. Diverse storie vedono implicato questo misterioso libro, passato tra le mani di tutti i maghi più potenti che la storia ricordi, eppure nessuno sa dire con precisione dove si trovi, né chi sia l'attuale proprietario; tuttavia, ti è giunta voce che un certo Jeskal, di cui non sai assolutamente nulla, potrebbe avere informazioni al riguardo.

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E così, eccoci qui.

Sospiro pensando al lavoro che mi aspetta, e che non ho praticamente idea di dove cominciare.

Se non altro sono arrivato. Cerchiamo un po' di capire dove siamo.

Estraggo dallo zaino il mio Tomo della Conoscenza Universale e lo consulto per fare il punto della situazione; mentre sfoglio le pagine cerco pigramente di ricordare qualcosa su Sigil.

Spoiler:  
Prova di Conoscenze (piani) +21 e Conoscenze del chierico cenobita +11

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Ti trovi nell'Alveare, l'area più squallida e degradata di tutta Sigil: qui vivono i poveri, gli straccioni e i nullatenenti. Il grosso e tetro edificio alla tua sinistra, a cui si accede tramite una scalinata ostruita a metà da un cancello talmente macabro da scoraggiare chiunque dall'avvicinarsi, è il Morturario, la sede di uno dei gruppi di potere più importanti della città, la fazione dei Cinerei. La filosofia di vita dei membri di questa fazione è tanto semplice quanto disarmante: "l'esistenza di ogni uomo è pura illusione, l'unica vera vita si ottiene attraverso la morte"; coerentemente, i Cinerei si occupano di custodire nel Mortuario tutti i morti della città. Tuttavia, paradossalmente, questa è una delle zone più nevralgiche di Sigil.

Le case squallide e traballanti che circondano la piazza devono essere le abitazioni dei più "fortunati" tra gli umili, visto che le costruzioni che intravedi nei vicoli che si allontanano dal pentagono sembrano addirittura, se possibile, più tetre e deprimenti. I tre edifici che dominano il centro dell'area sono delle appendici del Mortuario: la "piramide al contrario" è la locanda in cui i Cinerei passano il loro tempo libero, annegando la loro triste filosofia nell'alcol; l'altissima torre realizzata in pietra nera è un monumento piuttosto famoso qui a Sigil, però non riesci a ricordare quale sia la sua funzione; l'edificio a tre piani che, rispetto agli altri due, spicca per normalità (per quanto l'architettura della Città delle Porte possa rientrare nei canoni di "normalità" di Abeir-Toril) è la vecchia residenza di un avvocato famoso per un qualche motivo che ti sfugge di mente, ora divenuto proprietà dei Cinerei e abbandonato al suo destino.

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La torre, la torre... Diamine, non mi riesce di ricordare! Oh, beh, vorrà dire che lo scoprirò. Vediamo intanto di trovare una sistemazione e qualche informazione. E magari qualcosa da mettere sotto i denti...

Mi incammino quindi verso la locanda con l'intenzione di entrarvi.

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Mentre sistemi il tomo nello zaino, una ragazza ti si avvicina sgusciando agilmente tra i passanti. Il volto ha lineamenti umani, ma tutti gli angoli sembrano accentuati in modo innaturale: le sopracciglia sono piegate a metà in una strana curvatura, i lati della bocca si arricciano leggermente verso l'alto, risultando quasi inquietanti, e gli occhi, leggermente rigonfiati verso il basso, ti mettono a disagio. La carnagione estremamente pallida diventa rossiccia sui gomiti e attorno ai capelli, corti e crespi. Un corpetto di cuoio, strappato in vari punti e sistemato con cordini rudimentali, lascia intravedere tutto il corpo; stretti pantaloni in pelle aderiscono perfettamente alle gambe. Arrivata ad un passo da te, afferra l'estremità del libro con due mani, guardandoti intensamente e sorridendo. Ora che noti le sue dita, ti rendi conto che le ultime falangi sono completamente nere e segnata da piccole striature di sporcizia.

« Non è furbo leggere storielle per le strade dell'alveare, sai? » ti sussurra, inclinando la testa di lato e facendo fuoriuscire spesso di poco la lingua dalle labbra. « Il mio nome è Jeskal, "straniero" »

Il modo in cui pronuncia la parola "straniero" ti fa venire i brividi.

« Il tuo? »

La ragazza che hai davanti è una tiefling, il frutto (oppure il lontano risultato) dell'unione tra un umano e un esterno malvagio o un qualche altro tipo di essere immondo. Sebbene con il succedersi delle generazioni gli effetti del retaggio demoniaco possano attenuarsi, ne rimangono sempre tracce fisiche e comportamentali che distinguono senza possibilità d'errore un tiefling da un comune essere umano. È difficile trovare nel multiverso qualcuno disposto a fidarsi di questa razza planare, famosa per essere composta da individui malvagi, pericolosi e inaffidabili.

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Oh, che importa? Sono solo di passaggio.

Dico strappandole di mano il libro e riponendolo nello zaino.

E ho anche una certa premura, se lei permette.

Continuo cercando di proseguire per la mia strada.

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La tiefling rimane per un attimo interdetta, con le mani sospese a mezz'aria dove poco prima si trovava il libro; mentre ti allontani, facendoti largo tra la folla che riempie l'intera piazza, ti fissa con sguardo confuso, per poi seguirti con passo svelto. La semplicità con cui riesce a trovare sempre un varco tra la fiumana di persone è disarmante: nel tempo in cui tu avanzi di un paio di metri, lei colma tutta la distanza a cui l'avevi lasciata.

« Tutto bene, straniero? » il tono è un misto di sorpresa e stupore. « Dal momento in cui hai messo piede qui, ti sei fatto un sacco di nemici, sai? »

Sorride, ma è in evidente difficoltà.

« Non credi sia meglio ripagare con la gentilezza un'offerta di amicizia? »

Con movenze sinuose, ti poggia una mano sulla spalla e tende l'altra davanti a te, voltando il palmo verso l'alto e piegando il polso fino a formare un angolo di novanta gradi con l'avambraccio.

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E va bene, ho capito che tipo di persona sei.

Sospiro sconsolato rallentando il passo.

Non mi lascerai più andare se non ti do retta, vero? Bene. Sentiamo, cosa mi proponi? Vorresti essere mia amica?

Solo ora noto la posizione del suo braccio.

Che diavolo vorrà mai dire questo gesto? Dovrei ricambiare?

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Più parli, più la tiefling ti guarda come se ci fosse qualcosa di sbagliato in te, come se si aspettasse una reazione completamente diversa.

« Cosa io propongo a te? » si porta una mano al collo per accarezzarlo lentamente. « Ma... »

Ti fissa intensamente, nello stesso modo in cui tu ti concentri su di una formula magica che non riesci a comprendere. Dopo qualche secondo, scuote la testa, tornando a sorriderti.

« Ricominciamo da dove abbiamo interrotto, che ne dici? »

Schiarendosi la voce con un colpetto di tosse che risuona quasi aggraziato, fa un leggero inchino con il capo e ripete le stesse parole con cui ti ha salutato appena ti ha incontrato, ricalcando il tono di ogni sillaba alla perfezione.

« Il mio nome è Jeskal, "straniero", il tuo? »

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Mallam, mi chiamo Mallam.

Le dico cercando di ripetere i suoi gesti, per quanto possibile.

Stavo andando a quella locanda, sono nuovo qui e vorrei trovare una sistemazione. Lei è un'abitante di questo luogo?

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Quando imiti il suo gesticolare, probabilmente risulti più ridicolo del dovuto: allontanando il collo all'indietro, la tiefling ti guarda con aria divertita. Appena accenni alla sistemazione, ti fa cenno di sì col capo e sul volto le si dipinge un'espressione calma e rassicurata.

« Ottimo » sussurra, muovendosi verso la folla. « Ti chiedo scusa per non aver capito subito »

Continuando a sorridere, si volta e, a passo sveltissimo, sguscia via nel grande ammasso di gente, sparendo dal tuo campo visivo senza lasciarti il tempo di reagire.

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Ma che...?

Riprendo a camminare verso la locanda sbuffando.

Ma che ha la gente di qui? Spero non siano tutti così...

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Per raggiungere la locanda, ti fai strada a fatica tra un gran numero di creature di ogni genere: umani, elfi, gnomi, halfling, nani, tiefling e individui che ti sembrano una via di mezzo tra due di queste razze. Senza troppo stupore, ti imbatti frequentemente in razze planari che raramente hai incontrato durante i tuoi viaggi su Abeir-Toril: githyanki, githzerai, lamia e lucertoloidi, oltre a numerosi slaadi che, al contrario degli altri presenti, rimangono fermi al loro posto invece di camminare freneticamente per la piazza. In numero minore, ma comunque più di quanto ti potessi aspettare, incontri creature di cui hai solo potuto leggere storie e racconti sui numerosi libri che ti sono passati fra le mani durante la tua vita: bariaur, muscolosi centauri con la parte inferiore del corpo da ariete e due corna ricurve sul capo, mephling, figli umanoidi dei mephit disprezzati e rinnegati dai loro genitori, e strane specie di cui non riesci neanche a ricordare il nome. Per un istante, ti sembra di aver visto praticamente ogni essere vivente del multiverso.

Senza rendertene conto, sei arrivato all'ingresso della locanda. Spingendo la pesante porta, ti ritrovi in un ambiente che non ha niente a che fare con la confusa ressa in cui ti sei avventurato poco fa: pochi avventori occupano gli spogli tavoli della taverna e nessuno sembra interessato a scambiare una parola con gli altri presenti. Quando la tavola di legno si richiude alle tue spalle, incastrandosi nella parete con un tonfo, tutti puntano gli occhi su di te, per poi ignorarti e tornare a fissare il proprio boccale. L'enorme stanzona è nel complesso buia, avvolta in un'oscurità che ben si addice all'atmosfera tetra e lugubre del luogo. Un lungo bancone occupa il lato alla tua destra, tavoli circolari, bassi e rovinati, sono sparsi in tutto il resto della locanda. Tutti gli avventori indossano esclusivamente lunghe tuniche logore i cui colori variano dal grigio sbiadito al nero scuro: non puoi sbagliare affermando che questi siano i famosi Cinerei di cui hai a tanto letto durante i tuoi rapidi studi su Sigil.

Impalato davanti all'ingresso, ti senti profondamente a disagio e, come se non bastasse, nessuno sembra intenzionato a prendere una tua ordinazione.

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Che accoglienza... Oh, beh. Cerchiamo di trovare un posto dove sedersi.

Cammino quindi verso il bancone, cercando di fare meno rumore possibile, per poi sedermi alla sedia o al tavolo più vicino. Aspetto con evidente imbarazzo che qualcuno venga a prendere la mia ordinazione, ma nel caso non lo facesse nessuno cerco di attirare l'attenzione della persona più simile ad un locandiere.

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Gli sgabelli, come tutte le superfici del locale, sono ricoperti da uno spesso strato di polvere, meno evidente nei pochi punti in cui qualcuno ha recentemente poggiato i gomiti o un boccale: probabilmente nessuno ha mai pulito questo luogo dalla sua apertura. Forse per effetto dei tenui e rari raggi di luce che penetrano dalle minuscole feritoie nelle pareti poste a più di cinque metri d'altezza, persino le persone sembrano avvolte nella polvere. Tutti i tavoli attorno al tuo sono vuoti e ad accentuare maggiormente il senso di solitudine contribuisce la forma stessa delle superfici (incrostate di lanugine e piene di sudice chiazze solidificate): il diametro di quasi tre metri ti fa sentire completamente isolato rispetto al resto della taverna.

Aspetti per quasi un minuto che qualcuno ti si avvicini, ma nessuno dei presenti si alza dal proprio sgabello e il silenzio, interrotto solo da qualche raro sospiro e dallo strusciare delle pesanti tuniche, si fa sempre più pesante. Quando cerchi di individuare un possibile locandiere, complice anche la scarsissima illuminazione, tutti i Cinerei ti sembrano identici: lugubri figure avvolte in pesanti vesti polverose che lasciano scorrere il tempo, appoggiate con il mento sull'orlo del boccale o direttamente con la testa abbandonata fra le braccia sul tavolo.

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Ma che succede in questo posto?

Penso molto a disagio mentre intacco lo sporco sul bancone con un'unghia.

Forse non dovrei attirare l'attenzione, ma...

Mi metto a bussare piano sul legno del bancone, poi sempre più forte, ma senza esagerare. Se nessuno arriva comincio a chiamare ad alta voce il padrone di questo posto. Se ancora non dovessi ricevere risposta uscirei di nuovo in strada.

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L'unica risposta al tuo bussare è una breve serie di rauchi colpi di tosse dal fondo della locanda, a cui segue il rumore di forti manate sul petto. Quando chiami ad alta voce il proprietario, un uomo si alza sbuffando da un tavolo nel centro della stanza, avvicinandosi al bancone con passo lento, quasi trascinando i piedi sul pavimento. Dopo un paio di metri, le larghe maniche ripiegate sui gomiti gli scendono lungo tutto il braccio, fino a superare ampiamente le mani. Arrivato accanto a te, poggia gli avambracci sul tavolo, alzando svogliatamente gli occhi in direzione dei tuoi.

« Hai bisogno di qualcosa? » ti chiede con voce roca e polverosa. « Sei qui per un contratto? Posso darti 50 monete di rame per una firma immediata »

Il pallido volto dell'uomo è quasi più logoro e consunto della sua veste: gli zigomi scarni lo fanno sembrare più morto che vivo; i capelli scuri e arruffati sono l'unico a spetto che tende a dare una parvenza di vitalità alla figura complessiva. Oltre al viso, non riesci a scorgere nessun'altra parte del corpo del Cinereo, avvolto com'è nella pesante tunica grigiastra.

Spoiler:  
Non hai idea di che genere di contratto stia parlando.

Tiri:

Spoiler:  
Conoscenze (piani): 3+16 = 19

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Ma di che diamine sta parlando?

Ehm, credo che lei mi confonda con qualcun altro. Sono solo un cliente, volevo sapere se in questa locanda affittate camere e se sia possibile mangiare qualcosa.

Mi interrompo per qualche secondo, poi ricomincio a parlare

Ad ogni modo, di che contratto sta parlando? Sono appena arrivato a Sigil e non sono molto pratico, ma guadagnare qualche spicciolo può sempre fare comodo.

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Quasi infastidito dalle tue parole, l'uomo chiude gli occhi per un istante, scuotendo la testa e sbuffando controvoglia.

« Qui non abbiamo camere per "quelli come te" » sottolinea le ultime parole con disgusto. « Ma, se aspetti Gerod, forse ti preparerà qualcosa da mangiare »

Infila la mano nella larga tasca destra della tunica, estraendo un malloppo di fogli di pergamena ingialliti e consumati. Poggiandolo sul tavolo, fa scorrere l'indice sulle varie righe (scritte con calligrafia illeggibile e ormai cancellate dal tempo e dall'usura) e, senza darti tempo di leggere, riassume il contratto.

« In cambio di una somma proporzionata al tempo che ti resta da trascorrere in questa vita, quando i Raccoglitori ti troveranno tra le strade di Sigil e porteranno il cadavere al Morturario, noi Cinerei saremo autorizzati ad usare i tuoi resti per creare un servitore. Non preoccuparti, il processo non interferisce con l'approdo alla vera vita »

Estraendo un rozzo pennino dall'altra tasca e poggiandolo sopra ai fogli, ti fa un cenno di consenso con il capo.

« Vuoi firmare o no? »

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Guardo stranito quello che credo essere il padrone di questo luogo.

Prego? Dovrei autorizzarvi a COSA? Per di più, quale disperato firmerebbe un contratto senza leggerlo? Se me ne dà il tempo forse, e ripeto forse, lo firmerò. Credo che approfitterò dell'attesa prima che arrivi questo Gerod per dargli una scorsa, tanto non mi sembrate andare molto di fretta.

Dico in maniera scostante.

Credo inoltre che vi sarei grato se mi indicaste un posto in cui fanno dormire anche "quelli come me". Sono disposto a pagare l'informazione, se è questo che importa.

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