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I romanzi, i videogame e i manuali precedenti alla 5a Edizione non sono considerati canonici per D&D 5E

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Il Trono del Caos


Adanedhel
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Avvertenza: non state a crivellarvi sui significati simbolici, non ce ne sono, ho scritto questa storia tra mezzanotte e mezzanotte e 20 dell'11\12\10, ispirato da due parole che per me sono magiche, dalla storia di bergtatt e da melmoth, l'uomo errante.

Il Trono del Caos

Nel profondo di una cupa foresta, sempre innevata, nella quale nessun uomo entra più da secoli, vi è una piccola radura illuminata dalla luna.

Al centro di questa radura, c'è una grossa pietra a forma di sedile, imperlata di rosso rubino. Quel rosso è sangue, rimasto lì nonostante la pioggia, il vento e la neve, a testimoniare i riti arcani e orgiastici, già eretici alla loro nascita, che si celebravano in onore del dio del Caos, che risiedeva in quel bosco. Ogni goccia di quel sangue racconta una storia, ma voglio parlarvi di quella dell'ultima che vi fu versata. Ogni notte, una persona veniva drogata con strane erbe di cui solo i sacerdoti conoscevano i segreti e che venivano tramandati oralmente di generazione in generazione. Il dio era felice dell'adorazione e dallo zelo con cui operavano i suoi adepti. La sua iplacabilesete di sangue umano veniva alleviata dai sacrifici eseguiti dai suoi adepti, e loro ricevevano visioni da altri mondi, segreti arcani custoditi dagli dei, forza in battaglia e ricchezza.

Ma un giorno, il dio camminava insieme al suo fedele amico, un lupo gigantesco che si era sempre distinto tra gli altri del suo branco per ferocia, forza e agilità, vide una fanciulla camminare nel bosco. Erameravigliosa. La carnagione chiara, i capelli castani lisci che le cadevano dolcemente sulle spalle, un volto arminioso e gli occhi azzurri, che però davano un senso di terrore. Il dio, che normalmente avrebbe goduto nel vederla sbranata dal suo lupo, questa volta si sentì strano. Era la cosa più bella che avesse mai visto nella sua esistenza (poiché un dio non vive) e sentì una strana sensazione nel suo cuore. È difficile descrivere l'amore negli umani. Ed è impossibile descrivere l'amore nel cuore di un dio sanguinario. Di fatto, il dio, invece di ordinare al lupo di sbranare la fanciulla, gli ordinò di portarla fuori da quel luogo di pericolo. Nei giorni successivi, il dio guardava controvoglia ed assente i rituali che si svolgevano in suo nome, eun giorno decise di andare al limitare del bosco per cercare la fanciulla, che sapeva abitare nei dintorni, in un piccolo villaggio al limitare del bosco. Si arrese, non trovandola, solo a notte fonda, e tornò alla radura. Quale fu la sua sorpresa quando vide il suo sommo sacerdote accoltellare offrendola in sacrificio la ragazza. Accecato dall'ira, il dio scatenò tutto il suo potere sui presenti. Tempeste, grandine, fiamme, vento, terremoti, fulmini, lupi feroci: una piccola apocalisse avvenne quella notte nella piccola radura. Quando la furia del dio si placò, tutto taceva. L'unica cosa ancora viva, o qualcosa di simile, nella radura era il dio stesso che osservava il meraviglioso cadavere della fanciulla sul trono-altare. Rimase lì finchè il cadavere non divenne polvere, lanciò un'incantesimo sul sangue che macchiava l'altare in modo che non si dimenticasse cosa fosse quel posto maledetto da dei e uomini e sparì. Nessuno più pronunciò il nome di quel dio, che ora conduce un'esistenza misera e nel rimorso, esiliatosi da qualche parte nel bosco.

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