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Consigli e/o modifiche su BG personaggio


Ash
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Klatu Verata Nicto a tutti!

Avrei bisogno di consigli, pareri, critiche (soprattutto critiche mi sa :rolleyes:) sul BG che sto creando per un pg.

Ho buttato giù una prima bozza, dove grossomodo dovrei aver coperto gli aspetti più importanti della sua storia e del suo carattere.

L'ho scritta di getto, quindi sono consapevole che l'italiano non è dei migliori, ma sentitevi liberi di farmi notare errori linguistici di qualsiasi tipo :oops:

Scrivendo di getto non sono riuscito ad infilarci una descrizione del carattere aspro e privo di tatto del pg, che è una cosa discretamente importante. Accetto cosigli su come/dove infilare suddetta descrizione :D

Passando al sodo, ecco qua la bozza:

Zerth

La storia fino ad ora...

Il mio nome è Zerth. Sono nato e crasciuto in una piccola comunità di Githzerai poco distante dalla Contea di Dordrey. Ho molti bei ricordi della mia infanzia... sono l'unica cosa bella che mi rimane di quel posto. Da piccolo non facevo caso alle delegazioni di umani che periodicamente venivano a richiedere tributi alla nostra comunità, nonostante noi ci fossimo stabiliti al di fuori dei confini della Contea. Per me erano semplici visitatori. Crescendo cominciai a rendermi conto della situazione... cominciai ad odiare gli umani di Dordrey, e non ne facevo segreto, ma quello che gli altri non sapevano era che provavo una rabbia ancora maggiore verso il mio stesso popolo, che pur di mantenere quello stato di quiete non si ribellava ai soprusi degli umani. Decisi quindi di evitare qualsiasi contatto con le delegazioni che periodicamente facevano il loro ingresso nella nostra comunità. Mi dedicai alla mia famiglia, a mio fratello minore. In realtà la decisione non fu mia, furono i capi della nostra comunità a "consigliarmi" di evitare qualsiasi contatto con la gente proveniente da Dordrey per via del mio carattere brusco e per come la pensavo sugli umani, ma in fondo la cosa mi stava bene. Gli anni passarono, a la mia rabbia nei confronti del servilismo della mia gente crebbe... come poteva un popolo come il nostro chinare il capo di fronte a quell'evidente sopruso? Eppure sembrava fossi l'unico a pensarla così.

Un giorno, mantre il mio fratello minore stava giocando, andò ad urtare uno dei membri della delegazione di Dordrey che era ferma in strada. Prima ancora che potesse scusarsi l'umano lo calciò violentemente al volto. Io ero lì vicino, intento a tagliare la legna, e prima ancora che potesse assestare un secondo calcio gli fui addosso. Avevo in mano l'accetta e non mi feci scrupoli a mirare alla sua gamba. Come aveva osato colpire un bambino? Mio fratello per di più! Non avevo dubbi. Doveva pagare per quello che aveva fatto. Gli tranciai la gamba di netto... non avrebbe avuto mai più l'opportunità di calciare un'altra anima innocente. Mi sembrò, in quel momento, la punizione più adatta.

Le ripercussioni del mio gesto furono catastrofiche a dir poco. La mia stessa gente si rivoltò contro di me. Erano pronti a fare finta di non aver visto l'umano calciare mio fratello in volto piuttosto che inimicarsi la Contea!!! Fui accusato di aver aggredito senza motivo un umano, gli unici pronti a difendermi furono i membri della mia famiglia, ma a nulla valsero i loro sforzi contro la maggioranza schiacciante del resto della popolazione.

Fu decretato il mio esilio. Fui allontanato dalla mia patria con il divieto di tornare mai più.

Fu così, con la tristezza per dover abbandonare la mia famiglia ed il rancore verso il mio popolo, che cominciò il mio pellegrinaggio.

Durante i miei viaggi mi imbattei in una persona che avrebbe cambiato la mia vita: il mio futuro maestro Luxus Cobb.

Luxus Cobb faceva, e ancora fa, parte di un antico ordine monastico del quale sarei entrato a far parte, di lì a poco, come allievo, anche io.

Luxus era una persona incredibilmente tranquilla, non perdeva mai la calma e non saltava mai alle conclusioni. Lo ammiravo moltissimo per questo. Non avevo mai conosciuto una persona del genere, fu lui a farmi ricredere sugli umani. Fin dal nostro primo incontro capì subito che nonostante i miei sforzi, avevo delle difficoltà a controllare le mie emozioni negative e le mie paure. Mi chiese, successivamente, se fossi stato interessato a diventare suo allievo. Mi avrebbe così insegnato a calmare le mie emozioni, a dominarle.

Accettai l'offerta di Cobb, e fui condotto al monastero, dove cominciai a studiare l'arte della meditazione, della filosofia e, contemporaneamente, l'arte della spada. Fino a quel momento ignoravo che il mio maestro fosse anche un guerriero formidabile, l'avevo sempre visto solo come un filosofo e mai come un guerriero.

Il mio addestramento procedeva nel migliore dei modi, anche se devo ammette che facevo più progressi nel combattimento che non nella meditazione. Nonostante ciò Luxus continuava ad incoraggiarmi e ad istruirmi, dicendo che non bisognava avere fretta in questo genere di cose.

Venne il giorno in cui avrei dovuto affrontare la prova per passare da allievo a membro effettivo dell'ordine. Non vi racconterò della prova, ma mi limiterò a dirvi che fallii e ferii un altro allievo. Ancora una volta furono le emozioni a tradirmi, ed ancora una volta fui allontanato da quella che consideravo la mia casa. Questa volta, però, la colpa fu solo mia. Durante il duello con un altro allievo, messo alle strette, non fui in grado di dominare le mie emozioni e riaffiorarono tutto l'odio ed il rancore che avevo tenuto sopito da quando ero stato esiliato. Scoprii in me stesso una crudeltà ed una cattiveria che non sapevo di avere.

Prima di lasciare il monastero chiesi consiglio al mio maestro: esisteva una possibilità di tornare a far parte dell'ordine?

Luxus mi consigliò di apprendere nuovi metodi di meditazione, di ampliare le mie conoscenze. Mi disse che avevo bisogno di completare il mio addestramento per quanto riguardava la meditazione, che a quanto pare non ero ancora pronto e che si sentiva in colpa per avermi fatto affrontare la prova prematuramente. Avrebbe voluto accompagnarmi nel prosieguo del mio addestramento, ma mi spiegò, con rammarico, che non era più possibile.

Mi parlò poi di una leggenda: narrava del fondatore dell'ordine e di come fosse custode di una pergamena molto speciale, il "Sutra della Tranquillità", che portava la pace nel cuore di coloro che ne apprendevano i segreti, e di come questa pergamena fosse andata perduta durante una guerra che aveva distrutto il primo ed originale monastero dell'ordine.

Decisi allora che avrei trovato il Sutra e sarei tornato a far parte dell'ordine, avrei reso il maestro Luxus Cobb fiero di me, e soprattutto avrei raggiunto la calma e la tranquillità delle emozioni che tanto anelavo.

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per il mio putno di vista va bene. Calcola che a me piace un tono forse un po' più introspettivo e cupo. L'ultimo bg che ho scritto praticamente è solamente caratteriale e non storiografico. Se vuoi lo posto così ti fai un'idea di cosa dico che ha volte è difficile spiegarsi. Per quanto riguarda l'errore linguistico c'è un "soffimo" che pensa sia un "fossimo" per il resto mi pare scritto bene.

Una curiosità: di che lv dovrebbe essere il pg e che classe è?

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Corretto il Soffimo/Fossimo! :oops:

Il pg dovrebbe partire dai bassi livelli. Niente di già stabilito, ma tenendo conto del fatto che ha un MdL +2, da azzerare tramite Arcani Rivelati solo in seguito, credo partirebbe con 1 o massimo 2 livelli di classe (Warblade 1/Psion 1).

Per il BG del tuo pg sarei molto interessato, mi farebbe piacere leggerlo.

Non sono un grande scrittore e leggere BG in altri stili non può farmi altro che bene e magari darmi nuove idee.

Grazie!

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Premetto che il bg è fatto per un pg di primo lv, paladino umano, con ambientazione non FR nè PF, e che giocheremo in AD&D. Detto questo spero che possa esserti utile. Ah il nome del pg è Norvien Isilviere ma non credo influisca su ciò che ti interessa.

Fa freddo, tanto freddo. Non dipende dal sole o dalla neve, non dipende dal vento o dalle nuvole. Dipende dal cuore. Nessuno mi aveva preparato a quello che avrei visto in giro per il mondo. Ho fatto il voto di diventare paladino nel nome di Haelyn ma non sapevo.

Fa freddo dentro. Sono nato e cresciuto nell’agio, ho un palazzo a Fairfield, ho un padre e una madre che mi vogliono bene. A corte ho visto cavalieri e paladini nelle loro scintillanti armature convinto che sarebbe stato bellissimo andare in giro per il mondo, sconfiggere il male, conquistare un'affascinante donzella con cui condividere il resto dei miei giorni e a cui essere fedele. Tutti sogni. Dispersi con un leggero vento mattutino.

In giro con Sir Hyle Payne ho aperto gli occhi e la mente. E da allora ho freddo dentro. Ho visto ragazze vendersi per pochi danari perché non avevano nulla. Ho visto vecchi senza un arto chiedere l'elemosina in giro per le strade. Reduci dell'ultima guerra li ha chiamati Sir Payne. Reduci senza più casa né speranze, sopravvissuti per uno scherzo del destino.

Da allora ho deciso che avrei cambiato tutto questo. A Fairfield avevo visto mendicanti ma ero convinto che fossero una minoranza di degenerati che preferivano vivere chiedendo l'elemosina piuttosto che lavorare onestamente.

Cinque anni fa, quando decisi che sarei diventato paladino, ero convinto che sarebbe stata una bella avventura. Ero convinto che ognuno avesse i mezzi per vivere e che stesse bene. Ero convinto che il male si potesse sconfiggere a colpi di spada, con il nemico ben visibile davanti a me. Altri sogni. Al tempio mi avevano insegnato i capisaldi attorno a cui la mia vita si sarebbe modellata: forza, virtù, giustizia, rispetto, coraggio. Mi avevano detto che i awnsheghlien sono l'incarnazione suprema del male. La forma corporea che Azrai ci aveva lasciato come beffa, quasi a ricordarci che il male, come concetto ed entità, non può essere sconfitto. Mi hanno detto… Mi hanno detto molto, ma nulla che fosse realmente utile. Se non fosse stato per Sir Payne sicuramente avrei perso la fede.

Spero che queste mie parole non suonino blasfeme in quanti leggono. Io ho fede, sono convinto che Haelyn sia ciò che i sacerdoti mi hanno detto che è. Sono convinto però che ha bisogno di una mano. Tutti noi dobbiamo aiutarlo, anche nei piccoli gesti. Vi prego di capire che la mia non è presunzione di onnipotenza, come potrei? La mia è una convinzione in quanto se in quello che io ho visto, in verità molto poco credo se paragonato al resto di Cerilia, c’è così tanta sofferenza, quanta altra rimane celata ai miei occhi? Se questa è la realtà come possono gli dei tutti aiutare i bisognosi? Voi direte sono dei e per loro nulla è impossibile. Vero verissimo, per loro nulla è impossibile, ma a loro quanto tempo occorre per aiutare tutti?

Perché non adoperarci affinché chi soffre esca da questa sofferenza? Perché rimanere a criticare e non agire? Perché?

Io per quanto possibile ho cercato di mantenere la mia mente aperta alle novità e al cambiamento. Cerco di convincermi che non tutti gli elfi sono sanguinari infanticidi, che non tutte le meretrici sono donne depravate, che… Che non tutto quello che è, è veramente così.

La storia l’ho imparata perché conoscerla aiuta nel non ripetere gli stessi errori. Sir Payne mi ha insegnato anche quello che non mi dissero da ragazzo. Che gli elfi non erano sempre così, non sono sempre stati crudeli. Che eravamo noi quelli crudeli, che abbiamo invaso una terra in cui saremmo dovuti essere ospiti.

Dalla storia ho quindi imparato che le cose cambiano. In cosa cambiano è merito nostro, o colpa. Sono quindi convinto che nei miei viaggi, in qualità di scudiero di Sir Payne, ho aiutato. Sono cresciuto viaggiando, ho imparato. Ho imparato che nulla è veramente impossibile se qualcuno ti aiuta.

Il mio mentore sarebbe sicuramente caduto se non fossi intervenuto nella questione dei briganti sulle colline di Bellam. Da solo ha combattuto contro 5 di loro ma 1 stava per pugnalarlo alle spalle e se non l’avessi aiutato sarebbe andata decisamente peggio.

Viaggiando per le terre di Ghoere ho avuto modo di affrontare goblin e perfino gnoll. C’era un villaggio proprio al confine con la provincia di Ghalliere minacciato da una banda di predoni goblin erano all’incirca 30. Guidammo, anzi Sir Payne guidò i paesani più coraggiosi contro l’accampamento di queste viscide creature. Dopo l’iniziale vantaggio acquisito per la sorpresa, lentamente iniziammo a perdere terreno. I goblin incalzavano da più parti, molti di noi erano feriti e Hyle stava per essere sopraffatto. Accadde allora l’impensato anche se molti gridarono al miracolo: partii alla carica, con una preghiera semplice sulle labbra, che imparai nei primi tempi passati come guerriero di Haelyn, incitando chi mi era vicino a non lasciarsi abbattere. Non credo di essere un miracolato, suppongo solo di aver sorpreso i goblin con quel contrattacco. In ogni caso ne falciammo parecchi e riuscii a portarmi al fianco di Sir Hyle e a mettere in fuga i sopravvissuti. Esultammo contenti per questa nostra vittoria e ritornammo al villaggio portando la notizia che i goblin erano stati sconfitti e che potevano dormire sonni tranquilli.

Dopo pochi giorni, dopo aver dato una mano con i feriti, riprendemmo il nostro viaggio per una destinazione ancora da decidersi. Ebbi quindi modo di parlare con il mio mentore di quanto era accaduto. Tirò fuori la storia delle linee di sangue e che forse io potrei aver ereditato una di queste. Liquidai sul momento la faccenda come leggenda raccontata dai vecchi. Era stata la mia prima vera battaglia e certamente quello che ho recepito poteva essere offuscato dalla tensione. Perché sarebbe accaduto a me e non per esempio a lui? Perché Haelyn si sarebbe dovuto preoccupare di me dal momento che ci sono tanti altri che soffrono? Perché…

L’occasione si ripresentò poche settimane dopo quando una mattinata di Keltier venimmo attaccati da un paio di gnoll che divennero sei. Soffrivo per le settimane di inattività e mi buttai di slancio sul più vicino e per poco non ci lasciai un braccio. Un’ascia mi era passata a meno di un pollice dal gomito: concentrato sul mio avversario non mi ero accorto degli altri 2 che mi avevano accerchiato. Mi avevano costretto sulla difensiva: se mi muovevo contro 1 dei 3 gli altri si sarebbero avventati, ma poiché non erano abituati a combattere insieme se uno di loro avesse attaccato sarebbe stato da solo e facilmente abbattibile. Credo che passai qualche minuto a parare i loro colpi, per lo più fendenti verticali portai con molta forza ma poca perizia fino a quando uno di loro mi colpì alla spalla sinistra, quella dello scudo. Il colpo fu assorbito dall’armatura ma comunque il braccio iniziò a perdere sensibilità. Lo scudo divenne improvvisamente troppo pesante e cadde a terra.

Troppe volte mi sono immaginato in una situazione simile, in cui messo alle strette con un colpo prodigioso risolvevo la questione. Ma quel giorno il colpo prodigioso non sarebbe venuto. Sarei morto là lontano da casa, lasciando in difficoltà un compagno, senza poter essere stato d’aiuto come avrei voluto.

La mia spada trovò il torace di uno dei tre gnoll e lo trapassò come se fossero stracci. Le gole degli altri due divennero geyser purpurei cha bagnarono il terreno avido di acqua. I corpi crollarono come bambole senza nessuna mano a reggerle. Un quarto gnoll che si era appena voltato per aiutare i 3 morti prese un colpo discendente obliquo da sinistra a destra che, centrandolo alla base del collo, per poco non lo decapitò. Mi ricordo che dovetti usare entrambe le braccia per estrarre la lama dal quarto corpo. Poi svenni.

Sir Hyle era chino su di me con uno straccio bagnato premuto sulla mia fronte e le sue parole mi colpirono come un maglio: stirpe degli dei! Mi raccontò brevemente di quello che accadde ma era inutile: vedevo perfettamente la scena nella mia mente. Forse allora la linea di sangue veramente era dentro di me.

Il giorno successivo Sir Hyle fu irremovibile: saremmo tornati a casa e avrei cercato delle risposte nei libri della biblioteca di famiglia. Sicuramente lì avrei trovato qualche testimonianza circa la mia peculiarità e il riposo mi avrebbe aiutato ad affrontare le novità che sicuramente sarebbero arrivate, questo era quello di cui Sir Hyle era convinto.

Posso sentire il calore diffondersi nel mio corpo, ho una nuova arma con cui sconfiggere il freddo.

Aspetto

Ragazzo sulla ventina, alto circa 1,80 m con i capelli scuri dal taglio corto e pratico. Veste un’armatura a piastre che combina una buona protezione con una discreta libertà d’azione. Porta una spada lunga ed uno scudo pesante di metallo sul quale spiccano l’araldica di famiglia insieme a quella della chiesa di Haelyn (che non ho trovato però) così impostato:

Scudo inquartato con vertice basso: 1° e 3° quarto araldica della famiglia Isilviere, 2° e 4° quarto araldica della chiesa di Haelyn ripetuto in ogni quarto.

Lo scudo non è perfetto: porta i segni dei combattimenti a cui Norvien ha partecipato. Lo tiene così come monito per i combattimenti futuri. Come arma di riserva sua una mazza da cavaliere. L’armatura invece, per praticità, viene riparata qualora divenga necessario.

Profilo psicologico

Norvien è di animo nobile ma di mente semplice, non è ancora dovuto scendere a compromessi ma in una situazione in fosse costretto a scegliere tra i suoi principi e ciò che è giusto fare non so cose sceglierebbe. Manca del fanatismo che caratterizza altri paladini e probabilmente userebbe il cuore per decidere in quel caso.

Naturalmente non si tirerà indietro di fronte alla battaglia se questa fosse combattuta per aiutare coloro che soffrono ma non sarà lui a provocarla intenzionalmente. Non si pone nei confronti della gente in maniera particolare volutamente. È gentile e bendisposto ma non tollera coloro che prendono in giro o denigrano la gente semplice o coloro che vivono secondo i principi morali che potrebbero accomunarli.

Può essere impulsivo se la situazione coinvolge persone a lui care come la famiglia o compagni e maggiormente riflessivo nel modo di agire se sono coinvolti estranei. Di certo non è un barbaro.

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