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Nella vita niente è impossibile, a maggior ragione in amore


Dolcekikka92
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Primo Capitolo:

Non riuscivo a riprendere sonno. Avevo passato una notte tormentata. Mi rigiravo su me stessa in continuazione. Lanciai uno sguardo alla finestra e mi resi conto che pioveva, pioveva ininterrottamente e così forte che mi sembrava di essere assolta nell’oscurità della stanza, persa nella mia solitudine. Guardai veloce la sveglia poggiata sul mio comodino. Per mia sorpresa erano solo le sei del mattino. Chi ce la faceva ad aspettare un'altra ora? Oggi ricominciava la scuola. Da quando frequentavo le scuole superiori, terminata l’estate, ero sempre emozionata, sprizzavo energia da tutti i pori nel desiderio di tornare tra i banchi. Sapevo benissimo che il vero motivo era ben altro. Non vedevo l’ora di rincontrare il suo sguardo, quel sorriso che mi rendeva sempre così euforica. Un forte tuono rimbombò per tutta la stanza mentre ero avvolta nei miei pensieri. Non avevo mai avuto paura dei temporali. Mi rendevano semplicemente malinconica e mi portavano alla mente molti ricordi. Stranamente era proprio durante un temporale o una semplice pioggia che questi riaffioravano più spesso nella mia mente. Si erano fatte le sei e mezza. Decisi di alzarmi per farmi una bella doccia calda. Mi alzai in punta di piedi per non svegliare i miei che sicuramente stavano ancora nel terzo sonno. Accesi l’acqua che cominciò a cadere lentamente sulla mia pelle fredda. Ero ghiacciata. Avevo dimenticato di accendere il termosifone questa notte e nel sonno avevo il brutto vizio di scoprirmi. L’acqua era così calda, molto piacevole da perdere la cognizione del tempo! Mia madre entrò in bagno strillando: “Clarissa! Sono le sette e mezza.”

“Cavolo” dissi. “Sono stata sotto l’acqua per ben un’ora senza accorgermene.” Non avevo nessuna voglia di uscire però. Presi l’accappatoio poggiato sul lavandino e m’infilai dentro. Mi lavai veloce i denti prima di raggiungere la mia camera. Non avevo nessuna voglia di fare colazione. Non avevo né fame né voglia di andare a scuola. Quest’anno era tutto diverso, fin troppo. Dovevo iniziare il quarto anno di liceo ma la cosa non mi entusiasmava per niente, peggio mi terrorizzava. Scesi in cucina con gli occhi di mia madre puntati addosso: “Cla hai fatto colazione?”

“Non preoccuparti, mangio qualcosa a scuola. Ora scappo. Ti voglio bene mamma”

“Presta attenzione mi raccomando”

Ero già uscita. Pioveva ancora. Non potevo andare a scuola con il mio Bws perciò decisi di andarci a piedi. In fondo ci avrei impiegato al massimo una decina di minuti. Questo era ciò che credevo. Presi il solito sentiero che conduceva all'inizio del mio paesino, Myers, a 200 km da Phoenix. Arrivata vicino al primo bivio, voltai a destra e proseguii dritta per la mia strada. Tutto di un tratto qualcosa di realmente accecante si scagliò a terra alla velocità della luce. Un rumore assordante. Panico. Caos. Ero immobile.Non riuscivo a muovermi di un solo passo. La gente cominciava ad urlare. Non riuscivo bene a capire cosa fosse potuto accadere. All'improvviso sentii una mano pesante poggiarsi sulla mia spalla. "Piccola cosa ci fa qui immobile? Vada a casa." Era un uomo in divisa dall'aspetto paffuto e lo sguardo severo, ma buono. Si trattava sicuramente di un agente.

"Non posso. Devo recarmi a scuola. Sono costretta a passare di qua per arrivare." Cercai di spiegarli con un filo di voce.

"Non è possibile! Le strade sono bloccate. È caduto un fulmine nel bivio che conduce al Myers Scientific High School. Fortunatamente non ci sono morti, ma ha devastato la strada. Dovrai tornare a casa."

Myers è sempre stata conosciuta come “Lightning’s Town” ossia “Città dei fulmini” quindi non era una novità. Non era la prima volta; Nonostante ciò, sembrava diverso. Era come se stesse per succedere qualcosa di realmente terrificante. Salutai l’agente e mi voltai per tornare nuovamente a casa. Pioveva ancora forte ma il temporale sembrava stesse per cessare; Che cosa avrei raccontato a mia madre? Beth era sempre stata una donna molto protettiva e aveva paura su ogni cosa! Forse era molto meglio dirle semplicemente che per “lavori in corso” oggi la scuola restava chiusa; Mentre camminavo sotto l’acqua fredda con il mio inseparabile ombrello, poiché la pioggia è sempre stata una carissima amica della mia cittadina, una macchina ad altissima velocità mi passò vicino facendomi il bagno! “Ci mancava solo questa” strillai. Vestiti tutti inzuppati. Capelli umidicci. Andava tutto storto. Mi sentivo giù di morale, arrabbiata e triste allo stesso tempo. L’anno precedente, questo stesso giorno, era totalmente diverso. La mattina mi svegliai prestissimo. Ero euforica; Non avevo chiuso occhio per l’agitazione. Quel giorno c’era un sole caldo e splendente, quindi mi recai a scuola con il mio Bws senza problemi! Ero puntualissima, anzi ero per fino in anticipo. Salutai i professori e poggiai la cartella sul mio solito banco all’angolo della classe; Poi mi appoggiai davanti alla porta e aspettavo l’arrivo dei miei compagni. Ovviamente l’ansia e l’euforia riguardavano il suo d’arrivo. Alzai gli occhi verso la porta d’ingresso e vidi i suoi occhi guardare i miei intimiditi, un tonfo di felicità m’invase completamente. Ero così felice di poterlo rivedere tutti i giorni; Mi passò vicino con un caldo sorriso e mi salutò. “Ciao Clarissa.” Disse impassibile.

“Ciao” pronunciai con l’ultimo filo di voce rimasto. Ogni anno era la solita storia. Non avevo mai il coraggio di parlargli. Per questo adoravo il periodo scolastico; Almeno qui qualcosa riuscivamo a dirci e poterlo vedere e ricevere un suo saluto mi rendeva ugualmente felice. Sapevo benissimo che sarebbe rimasto solo un sogno lontano e irraggiungibile, ma delle volte il suo atteggiamento mi dava qualche speranza. La giornata d’oggi invece, non era per niente come avrei voluto. Tutto si spense e si consumò come quest’orrendo temporale che aveva cessato di tormentare la giornata. Aveva smesso di piovere e s’intravedeva qualche raggio di sole. Ero esagerata, assurda. “Chiusa una porta si apre un portone.” Cercai di convincermi di ciò che avevo appena detto, ma non lo ero per niente. Nel frattempo avevo raggiunto l’uscio di casa. Suonai più di una volta il campanello ma nessuno mi apriva. “Forse sarà uscita; Ma dove poteva andare con questo tempo?” Fortunatamente aveva smesso di piovere; “Avrei potuto aspettarla qui”. Mi sedetti sulle scale di casa e tornai ad immergermi nei miei pensieri, ma immediatamente una voce lontana che pronunciava più volte il mio nome mi distrasse. Scattai in piedi cercando di capire chi poteva essere; Eppure non vedevo nessuno e il suono era irriconoscibile! “Clarissa, Clarissa, Clarissa”

Finalmente travisi un volto. Era oscuro e circondato da una strana ombra di fumo. Sembrava spaventato e si avvicinava sempre di più. Uno strano brivido percosse la mia schiena. Temevo di essere in pericolo. Indietreggiai di qualche passo e cominciai a correre. Correvo il più veloce possibile, ma inciampavo di continuo, eppure non lo vedevo più dietro di me. L’avevo forse seminato? Mi fermai qualche secondo per riprendere fiato. Alzai gli occhi ed ecco, immobile davanti alle mie iridi, un ragazzo dall’aria sinistra. Sembrava spaventato, ma al tempo stesso mi dava l’impressione di aver pianto ininterrottamente. “Clarissa mi manchi!” Pronunciò con una voce piena di dolore.

“C-Chi sei? Co-cosa vuoi da me?”

“Clarissa…Clarissa…CLA!!”

Mi alzai di scatto. La voce stridula di mia madre mi aveva spaventato. Era solo un sogno? Ce avevo sognato tutto? Eppure mi sembrava così…così reale! E poi cosa significava la presenza di quel ragazzo così strano?

Le sue parole riaffioravano nella mia mente “mi manchi”.

Non volevo più alzarmi dal letto. Mia mamma mi diede uno scossone

"Cla stai bene? ti agitavi di continuo"

"mamma non preoccuparti era solo un brutto sogno"

Guardai la sveglia sul mio comodino. Erano le sette e mezza!! Mi alzai di scatto e non appena fui pronta uscii di casa. C'era il sole. "strano" pensai!

Camminare verso scuola, essere in ritardo, sembrava tutto uguale al sogno. Eppure non pioveva e nulla spaventava la città. Finalmente presi l'ultimo incrocio e arrivai a scuola. Come al solito erano tutti in mezzo alla strada che gridavano, scherzavano, spettegolavano, solite cose a cui io mi tenevo da parte il più possibile. Entrai in classe, era vuota... Ero la prima. Non volevo riniziare la scuola, non volevo tornare a studiare e farmi prendere in giro dagli altri per via del mio impegno costante. "secchiona, secchiona" oramai questo era il mio soprannome. Mentre ero comodamente seduta al mio banco sentii delle voci ronzarmi nella testa! "MI MANCHI...ASPETTAMI" Non riuscivo a capire perchè continuavo a sentire quella strana voce. "Sto forse impazzendo? si ho bisogno di uno psicologo" mentre riflettevo assorta nella mia pazzia arrivarono i primi compagni di classe.

"Ciao cla!!! ci si rivede!!"

"Lory come stai? ti sei divertita quest'estate?"

"si tantissimo non sai quante cose ho da raccontarti! Ti va se oggi ci facciamo i compiti insieme così ne parliamo?"

"non credo che ci daranno già compiti, però ok possiamo vederci =)"

Piano piano la classe si riempì completamente. Io e Lory eravamo amiche da moltissimo tempo, anche se ogni volta che arrivava l'estate ci perdevamo di vista. Io però non volevo litigare e quindi facevo sempre finta che niente fosse. Quando vuoi bene a qualcuno non riesci a dirgli addio anche se quel qualcuno, forse, probabilmente, non prova le stesse cose che provi tu. L'illusione e l'ingenuità sono sempre state le mie migliori amiche.

La lezione iniziò di li a poco. I professori erano cambiati, ci toccava di nuovo fare le solite noiose presentazioni.

"Clarissa Cartway"

"Presente"

"Lorelay Merflidd"

"Presente"

e così via....

La giornata non passava più, il mio sguardo era perso nel vuoto. Durante la ricreazione Lory cominciò a parlarmi di tutto ciò che aveva passato. Io però ero distratta. Annuivo con la testa ogni cinque minuti per mostrarmi interessata ma la mia mente viaggiava ormai da ore. La mia testa era turbata continuamente da quello strano sogno. "chi era quel ragazzo, e cosa voleva da me?!" La campanella suonò squillante e finalmente potevamo lasciare gli scomodi banchi per recarci a casa.

"Cla allora vieni a casa mia dopo pranzo? Tanto hai lo scooter e oggi è bella giornata"

" si non preoccuparti ci vediamo dopo ciao"

"Ciao ciao"

Mentre uscivo dalla classe mi sono girata alla mia destra... Quella classe oramai era cambiata... Lui non era più seduto in quel piccolo banchetto contro il muro... Un altro ragazzo aveva preso ormai il suo posto. La ferita nel cuore rimargina sempre a causa dei ricordi. Ricordi che tornano a tradimento, che sfiorano nella tua mente anche se non dovrebbero. I ricordi tornano anche se non vuoi... e qualcosa che hai? o qualcosa che hai perso per sempre? Io non ho perso i ricordi che ci legano, le emozioni che abbiamo vissuto seppur minime. Io ho perso te... ma non il tuo ricordo... quello è mio e nessuno me lo può togliere.

Voltai a sinistra dopo esser rimasta ferma per un pò. Non appena ero fuori vidi la mia mamma aspettarmi sotto la scuola. Corsi in macchina e non appena vi entrai eravamo già andate via... lontano da quel posto che tanto mi rattristava.

"Com'è andato il tuo primo giorno di scuola?"

"Bene"

"Non ne sembri molto convinta"

"si mamma è andata bene. Comunque oggi pomeriggio vado a casa di Lorelay, ok?"

" Certo, prima però si mangia e si pulisce"

Arrivammo a casa e il mio stomaco cominciò a brontolare. Non avevo fatto nemmeno colazione oggi. Mamma aveva preparato il riso alla zucca che tanto mi piace. Lo divorai in un batter d'occhio. Mio padre non era tornato a casa per il pranzo. Era ancora fuori per lavoro, quindi fu più facile pulire senza lui che sporcava mille piatti!! Non appena ebbi finito corsi in garage a prendere il mio Bws e mi avviai da Lory. Mentre lasciavo casa mia però, il cielo si annuvolò e cominciò a piovere improvvisamente. La pioggia oggi mi metteva una leggera paura, mi ricordava quello strano sogno che avevo fatto. Cercai di correre più veloce che potevo per non arrivare completamente zuppa.

"We were both young when I first saw you, I close my eyes and the flashback starts, I'm staying there.. on a balcony in summer air"

"Cavolo mi suona il telefono"

Infilai la mano nel jeans per poter rispondere ma nell'esatto momento in cui persi la concentrazione...

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Allora, un paio di commenti:

  • Apprezzo moltissimo il fatto che non sia presente linguaggio da sms o k inutili. Dimostra che hai letto il regolamento (o che non le usi, cosa anche migliore!)
  • La tua capacità espressiva mi piace, anche se a volte la trovo poco scorrevole.
  • Correggimi se sbaglio, ma mi sembra ambientazione Twilight. Io ho letto tutta la saga e devo dire che, secondo me, è melassoso a livello carie, ma può andare
  • Hai lasciato quel giusto grado di stupore-suspance
  • La tua capacità linguistica e grammaticale è di MOLTO superiore a quella di molti racconti pubblicati (fortunatamente non qui).

Come dicevi nella presentazione, puoi migliorare, ma sii sicura che sei a un buon punto;-)

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grazie mille del tuo parere. Innanzitutto si uso le scritte da sms, però ritengo siano consone solo per mandare messaggini tra amici e non per scrivere storie o altro. Per quanto riguarda l'ambientazione, più che altro ho preso spunto dai nomi delle città di twilight, non per il resto. Infine si all'inizio e troppo chiuso, cioè poco scorrevole però superata la parte iniziale spero sia più travolgente!! grazie mille =):bye:

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