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Anteprima Xanathar's Guide to Everything #5 - Il Sommario

Come vi avevamo scritto in questo articolo, il 4 di Novembre la WotC ha in programma di iniziare una due giorni totalmente dedicata all'evento di beneficienza Extra Life. A quanto pare, tuttavia, essa ha deciso di iniziare in anticipo la raccolta fondi e, dunque, già in questi giorni stanno cominciando ad essere sbloccate le anteprime riguardanti il prossimo supplemento per D&D 5e, ovvero Xanathar's Guide to Everything (in questo nostro articolo potrete trovare le informazioni fino ad ora rilasciate su questo manuale), in uscita il 21 Novembre 2017.
In questa nuova anteprima è stata rivelato il Sommario del manuale Xanathar's Guide to Everything. Attraverso questa anteprima, dunque, possiamo dare uno sguardo più generale al contenuto del manuale.
Questo articolo verrà aggiornato non appena la WotC renderà disponibile la versione >PDF dell'anteprima. Nel frattempo, in fondo a questo articolo troverete il Sommario del Manuale fotografato da uno dei designer (cliccate sull'immagine per vedere la foto in risoluzione più alta).
Se, invece, vi siete persi le altre anteprime rilasciate dalla WotC su Xanathar's Guide to Everything, potete controllare qui di seguito:
Incontri Casuali e Tabelle dei Nomi
Eventi della Vita del Personaggio
Lista degli Incantesimi del Mago
Il Dominio della Forgia
 
Ecco la foto del Sommario:

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Sondaggio di Ottobre - Opzioni Immonde

La settimana scorsa la rubrica degli Arcani Rivelati ha presentato una serie di Opzioni Immonde da farvi playtestare: nuove Sottorazze per i Tiefling, modi per personalizzare i culti diabolici e doni demoniaci che PNG corrotti possono ricevere dagli abitanti dell'Abisso.
Ora che avete avuto la possibilità di leggere e di riflettere sulle Sottoclassi Rivisitate rilasciate settimana scorsa, siamo pronti per conoscere la vostra opinione su di esse nel seguente Sondaggio. Il Sondaggio rimarrà aperto per circa tre settimane.
Questo è Materiale da Playtest
Il materiale degli Arcani Rivelati è presentato allo scopo di effettuarne il playtesting e di stimolare la vostra immaginazione. Queste meccaniche di gioco sono ancora delle bozze, usabili nelle vostre campagne ma non ancora forgiate tramite playtest e iterazioni ripetute. Non sono ufficialmente parte del gioco. Per queste ragioni, il materiale presentato in questa rubrica non è legale per gli eventi del D&D Adventurers League.
ARCANI RIVELATI: OPZIONI IMMONDE
SONDAGGIO SULLE OPZIONI IMMONDE
 
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Ecologia dello Sciacalloide

Il comune sciacalloide, come il suo cugino il lupo mannaro, ha una discreta somiglianza con il tradizionale teriantropo. Comunque la sua origine è molto meno tragica di quella dei veri licantropi. Il nome è un’ovvia combinazione delle parole “sciacallo” (un animale spazzino che abita in climi caldi) e “umanoide” (in riferimento alla capacità dello sciacalloide di assumere forma umana). La tipica dieta del Jackalwere consiste in…
– Septimus, Titus G. Magnus, Libro Monstra Fortis: Ventura Publishing, pag 349.
 
INTRODUZIONE
Lo sciacalloide sta al comune bandito e truffatore come il leone sta al gatto domestico: sebbene siano fondamentalmente simili, uno è molto più pericoloso dell’altro. Uno sciacalloide vive affidandosi all’inganno e alla violenza proprio come un brigante, ma il suo obbiettivo ultimo è molto più crudele e sanguinoso: un pasto sostanzioso a base di carne umanoide. Una fame insaziabile caratterizza lo sciacalloide come creatura e la maggior parte delle sue azioni trae origine dal desiderio di trovare nuovi modi per saziare la sua sete di sangue.
Non è raro per uno sciacalloide essere scambiato per un mannaro; eppure non c’è alcuna prova che la natura del primo abbia qualcosa a che fare con la maledizione della licantropia e gli stessi sciacalloidi trovano offensivo il paragone. Inoltre, al contrario dei licantropi, gli sciacalloidi non sono particolarmente influenzati dall’argento; il loro anatema è invece il ferro freddo.  Gli sciacalloidi devono essere quindi classificati come una razza separata di semiumani, piuttosto che sventurati afflitti da una maledizione.
La loro origine è ancora oggetto di dibattito: molti studiosi avanzano la teoria dell’intervento di una forza esterna al nostro mondo, come per gli Gnoll. Altri rifiutano questa idea e sostengono che la nascita degli sciacalloidi sia da ritenere il risultato di un esperimento o di un fenomeno di magia selvaggia che ha fuso lo spirito di uno sciacallo con quello di un uomo.
 
OSSERVAZIONI FISIOLOGICHE
Osservazioni a lungo termine su un singolo sciacalloide rivelano la loro capacità di mutaforma, che conferisce loro grandi doti di elusione e mimetismo modificando il proprio aspetto. Comunque, la loro capacità di comportarsi da umani è spesso limitata e mancano dell’acutezza o complessità tipica di altri mutaforma –come ad esempio i Doppelganger.
Uno sciacalloide ha tre forme: da sciacallo, da umanoide e da ibrido. La sua forma animale è distinguibile da quella degli sciacalli veri e propri solo dal modo in cui si comporta: i veri sciacalli si sottomettono in sua presenza e formano branchi aggressivi sotto la sua guida.
La forma umanoide è, allo stesso modo, fisicamente indistinguibile da quella di un comune umano. Lo sciacalloide è, inoltre, in grado di modificare il proprio aspetto da umano a volontà per confondersi meglio e avvicinarsi indisturbati alla preda. Uno sciacalloide, tuttavia, ha solo un’idea molto vaga di come comportarsi in presenza di altri umani ed è molto difficile per loro restare in una comunità per lunghi periodi senza attirare l’attenzione. La loro natura animalistica impedisce loro di comprendere il concetto di spazio personale e a tavola si nutrono come belve, ignorando qualsiasi forma di educazione. Per questo motivo i bersagli favoriti da uno sciacalloide in forma umana sono viaggiatori ed emarginati, in particolare coloro che dormono all’aperto.
La forma ibrida è l’unica nella quale uno sciacalloide può essere riconosciuto per quello che è davvero, ed è anche quella che assume quando è sotto un effetto che contrasta la sua natura di mutaforma. La testa dello sciacalloide diventa quella di uno sciacallo, e sul corpo cresce un pelo folto, mentre mani e piedi tornano ad assomigliare alle zampe artigliate di un canide. Questa è anche la forma in cui la creatura preferisce combattere contro altri umanoidi, bloccandoli con le zampe e divorandoli vivi con le zanne affilate.

OSSERVAZIONI SOCIALI
Gli sciacalloidi non sono naturalmente portati a mostrare interesse per i membri della loro stessa specie, ma a volte sono state notate forme di affetto tra compagni di nidiata o verso i cuccioli. Per la maggior parte del tempo gli sciacalloidi vivono tra gli sciacalli, usando la loro influenza innaturale per dominarli e trasformarli in predatori temibili. Tuttavia, in tempi di migrazione verso nuove zone o in periodi particolarmente duri, sono stati notati gruppi composti da un numero massimo di dieci sciacalloidi; probabilmente si tratta di unioni temporanee dovute alla necessità di proteggersi a vicenda.
Gli sciacalloidi si riproducono solo in forma di sciacallo e non mostrano interesse se non per questi animali o i propri simili. La prole di due sciacalloidi é sempre della stessa specie del genitore, mentre quelli avuti con uno sciacallo sono per il 70% delle volte semplici animali. Una madre sciacalloide ha una gestazione breve, tipicamente di quattro mesi, e dà alla luce cuccioli identici a piccoli sciacalli. Questi cuccioli crescono con la stessa velocità di quelli di un cane e possono assumere la forma ibrida al termine del primo anno di età; mentre la capacità di assumere la forma umanoide fa la sua comparsa intorno ai tre anni, ovvero quando sono considerati adulti.
Anche se per lo più vivono lontani gli uni dagli altri, gli sciacalloidi non si ignorano del tutto e dalle osservazioni compiute possiamo desumere che ogni sciacalloide e relativo branco di sciacalli facciano parte di una complessa gerarchia dominata dai membri più vecchi e saggi. Quando gli sciacalloidi si riuniscono e agiscono di comune accordo è sempre sotto la pressione o coercizione degli esemplari anziani, che solitamente controllano anche i branchi più numerosi di sciacalli.
 
OSSERVAZIONI COMPORTAMENTALI
Gli sciacalloidi non amano restare troppo a lungo nello stesso luogo e, sempre alla ricerca di sangue fresco, tendono a spostarsi lentamente sul territorio, seguiti dai loro branco di sciacalli quando sono abbastanza carismatici da imporre ad essi queste migrazioni. Una tribù di sciacalloidi copre un’area di caccia grande centinaia di miglia, e la dispersione e il continuo movimento dei singoli individui rende il cercare di trovare dei confini precisi alle loro attività un esercizio futile.
 
 RELAZIONI CON ALTRE SPECIE
Le altre specie sono viste dagli sciacallodi come cibo, ed essi non fanno una vera distinzione tra creature senzienti e non senzienti quando scelgono una vittima. Sono predatori spietati e ogni forma di empatia che non sia per i loro simili è di solito una menzogna; invero gli sciacalloidi sono bugiardi molto esperti e inveterati quando si relazionano con gli umanoidi e, se sono in qualche modo costretti a dire la verità sui propri piani o sulla propria natura, sembrano mostrare fastidio fisico nel farlo.
Una tribù di sciacalloidi può essere convinta a far parte di un piano malvagio o ad arruolarsi in un gruppo armato, se gli si promette la possibilità di uccidere più creature di quanto non potrebbero fare da soli. È comunque importante ricordare che la lealtà di uno sciacalloide è nel migliore dei casi fugace e che il concetto di disciplina gli è praticamente sconosciuto. La loro propensione a portare con sé branchi di sciacalli è un elemento a loro sfavore nell’ottica di un signore del male. In linea di massima, infatti, sono pessimi sottoposti in molte circostanze, salvo quelle più disperate, ed è più probabile che una forza di conquista o un potente li elimini considerandoli più un problema piuttosto che arruolarli.
Cosa non ancora menzionata fino ad ora, lo sciacalloide ha un asso nella manica di considerevole potere, ovvero il suo sguardo ipnotico. Funziona come molti incantesimi di ammalliamento, ma è innato in ogni individuo. Uno sciacalloide in ogni sua forma può usare questa capacità su una creatura non ostile, facendola cadere addormentata in modo da poterla mangiare con più facilità. La maggior parte degli sciacalloidi comunque evita di usare lo sguardo ipnotico, se pensa di potersi divertire di più uccidendo una preda ben sveglia e spaventata.
 
Strumenti per il DM
Lo sciacalloide è una creatura senza troppo retroscena, il che implica che si ha la libertà di modificarla senza troppi problemi. Ciò significa che possono essere organizzati come risulta più coerente con la narrazione e possono avere qualunque origine abbia un senso in relazione alla storia.
Gli sciacalloidi sono ottimi come falsi licantropi: usateli per confondere il party con delle tracce umane che si ALLONTANANO da una sanguinosa scena del crimine per trasformarsi poi in impronte animali, piuttosto che il contrario. Sono anche fantastici nel rendere paranoici gli avventurieri sui morsi, facendoli tremare ogni volta nel timore di aver contratto la licantropia, anche se lo sciacalloide non li può infettare. Infine le loro fauci canine completano il quadro di finto licantropo per ingannare i giocatori.
Combatterli offre una sfida impegnativa perché, anche se sono esseri selvaggi che desiderano solo divorare e uccidere, sono anche sorprendentemente intelligenti e astuti. Non sono semplici animali e organizzeranno imboscate, trappole e inganni in modo da poter addormentare le loro prede con facilità. Se lo sguardo ipnotico fallisce, lo sciacalloide ha di solito un branco di sciacalli a portata di ululato: un gruppo di creature affamate e in grado di collaborare alla pari di lupi o cani. Sono fisicamente simili agli Gnoll, ma anche astuti e ingannatori come possono esserlo i Coboldi.
Se un antagonista ha tra i suoi servitori degli sciacalloidi, questi saranno in genere distruttivi e indisciplinati, propensi ad azioni impetuose. Non essendo abituati a stare assieme per molto tempo i più giovani tra di loro potrebbero anche mettersi a lottare. Possono però essere usati in un più vasto complotto sotto forma di uno strumento impreciso, ma decisamente devastante, utile per spargere panico e terrore.
È anche possibile usare l’archetipo “–oide” in congiunzione con altri animali per creare altri esseri in grado di assumere aspetto umano. Per mostri più subdoli si può pensare al serpentoide e all’aracnoide, mentre per nemici più aggressivi ci potrebbero essere tigroidi e lupoidi, oppure un peculiare elefantoide! Comunque si tratterebbe di scelte un po’ bizzarre e fuori dagli schemi classici, da usare con cautela per non stranire troppo i giocatori.
 
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Riguardo a questo blog

Una ridondante, eccessiva, immotivata, ennesima proiezione della mia persona.

Inserzioni in questo blog

Aerys II

Hungry Heart

Credo che la schizofrenia sia una rispettabile e valida alternativa alla "cipollosità", intesa come stratificazione anche contraddittoria della persona. In altri termini, uno può decidere di altalenare tra gentilezza e cinismo e ottenere a mio avviso risultati interessanti quasi quanto chi decide di seppellire il cinismo in mezzo alla gentilezza, o viceversa. Ritengo tuttavia migliore, a conti fatti e volendo essere radicali, l'approccio della cipolla: scorza di tipo X1 e interno di tipo X2, che poi magari si rivela a sua volta essere la scorza di uno strato X3 e così via, fino ad arrivare a uno strato Xn arbitrariamente lontano dalla superficie, che è poi a ben guardare il lato più nascosto della personalità. Poi uno può essere, più che una cipolla, una cassa di cipolle, celando molte di queste sfaccettature intime sotto varie pile di foglie bianche, arrivando a volte a generare quella "Palude delle Identità Ripudiate" di cui parlavano i sottovalutati Quintorigo nella hidden track del loro album Grigio; il discorso potrebbe estendersi toccando spiagge inattese. Io tuttavia mi fermerò qui facendo il punto della situazione, che è questo: sì, mi piace l'ordine e sono uno di quelli che per "deformazione professionale" si infastidisce molto per i dettagli fuori posto, ma la mia stanza è e rimane incasinata come pare a me finché ne ho voglia.

Aerys II

War Chips

Le mie capacità lavorative sembrano essere direttamente proporzionali al quantitativo di caffè e patatine fritte che ingerisco.

Caffè e patatine, una fonte di adrenalina e un termine spesso usato come metafora sessuale.

Donne ed emozioni.

"Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori", scriveva Torquato Tasso, e io nel mio piccolo già sei o sette anni fa parafrasai con "Fi*a e Battaglie".

All in all is all we are.

Una riflessione così, tanto per riflettere.

Aerys II

Sono abbastanza giù in questo periodo, e con periodo intendo dall'inverno 1984 a oggi. Mi annoio, mi annoio nel vero senso della parola: niente mi prende al punto da farmi dire "Meno male che mi sono svegliato anche stamattina!", e se per caso capitano mattinate simili non mi preoccupo troppo, poiché passa in fretta.

Credo che la noia stia alla base di molti più omicidi-suicidi di quanto si sospetti, in particolar modo la tipica scena hollywoodiana dell'impiegato che entra in ufficio con un bel fucile d'assalto e fa esplodere toraci è quasi sicuramente riconducibile a fine settimana come il mio attuale. Non si illuda il lettore, il problema non è un fine settimana andato storto, è che mi trascino proprio una coperta grigia di fastidio da molto tempo. Come Linus, ma senza Maglietta a righe e senza una striscia di fumetti.

Mi chiedo a volte come facessero i Maiores a superare la noia, poi mi sovviene l'esistenza dell'alcool, la domanda decade e io mi tranquillizzo. Non è una gran bella soluzione però, è più che altro un effimero stratagemma che svia la mente dal reale problema, un problema di cui non inquadro purtroppo i confini. Mi secca sentirmi inadeguato in un terreno di studio tanto personale, e ho troppo poco rispetto per le altre persone per considerare l'ipotesi che qualcuno possa spiegarmi qualcosa di utile a riguardo: ogni volta che ne ho parlato con qualcuno mi sono sentito dire solo una marea di stron*ate buoniste o finto-ciniche. Il peggio è parlarne con una femmina: cavolo, sembra di ragionare con una scatola di tortellini Rana, ne escono sempre le stesse piccole porzioni di identico conformismo casalingo da affogare nell'acqua bollente. Forse è una coincidenza però, magari non tutte tutte hanno lo spessore intellettuale di una cisterna. :rolleyes:

È poco confortante rendersi conto periodicamente che non te ne frega un ca**o di niente e che disprezzi gran parte del formicaio. :think:

Aerys II

QQ Low

E' apparso online un mio piccino racconto sperimentalino: ho voluto partecipare a un concorso di racconti horror, un po' per addentrarmi nel genere (che conosco tutto sommato poco), e un po' perché il tema del racconto mi ha permesso di astrarmi molto da me stesso.

Spesso è difficile, leggendo un pezzo scritto da qualcuno che conosciamo, non credere sia tutto autobiografico, vero? Beh, per evitare che accada questa volta ho provato a mettermi in dei panni decisamente non miei.

Se volete lo trovate qui, fatemi sapere che ne pensate.

Aerys II

Chasing...

Da "In cerca di Amy", il leggendario sermone risolutivo di Silent Bob (che arriva poco prima di una citazione da "L'Impero colpisce ancora").

Due punti di vista differenti, prima o poi nella vita ci passiamo tutti ragazzi.

"Allora, io e questa Amy. Eravamo inseparabili, innamorati come due bei piccioncini. Dopo quattro mesi che stavamo insieme ho fatto la grande ca**ata: le ho chiesto del suo ex, cosa che -lo sanno tutti- è una stron*ata pazzesca, ma... sai com'è, non lo vuoi sapere ma lo devi sapere, no? Stupido orgoglio maschile. Così lei comincia a raccontarmi di lui: come si sono innamorati, che sono stati insieme un paio d'anni, che hanno convissuto ma sua madre preferisce me, blablablablablablablablablablabla tutto perfetto. A un certo punto scoppia la bomba, state a sentire che roba: sembra che un paio di volte, mentre stavano insieme, lui si sia portato della gente a letto, ménage à trois credo che si chiami. Questa cosa mi ha scioccato, naturalmente no? Insomma, io non ci sono abituato capisci? I miei erano cattolici, che ca**o scusa!"

"Santa testa di ca**o..."

"E piantala. Anch'io sono rimasto scioccato come te e ho cominciato ad aggredirla: mi sono bloccato, non sapevo come comportarmi e le ho detto che era una lurida pu77ana e che si era lasciata usare. Volevo che si sentisse un verme, volevo farla soffrire un po'.

Le chiedo "ma che ca**o di problema hai?", lei allora mi racconta tutto per filo e per segno: il momento preciso, il posto preciso, e dice che non sente di doversi scusare perché non ha fatto niente di male. "Ah, davvero?" le faccio io... l'ho guardata dritta negli occhi, e le ho detto che era finita. Sparita."

"Hai fatto bene."

"No idiota, è stato uno sbaglio: non ero schifato da lei, ero impaurito: in quel momento mi ero sentito indifeso, come se mi mancasse l'esperienza, come se non fossi al suo livello, come se fossi inadeguato per lei e altre ca**ate così. Non avevo capito che per lei non era successo niente, che non contava niente quel tipo, che lei, lei voleva solo me, voleva Bob... purtroppo quando me ne sono reso conto era... era tardi, aveva già un'altra storia. Io sono rimasto col mio stupido orgoglio che poi si è trasformato in rimpianto. Era la donna giusta, solo adesso lo so. Però, l'ho presa a calci in cu|o. Da allora passo ogni giorno in cerca di Amy. Per così dire."

"Basta con questo melodramma del ca**o: io ti consiglio di metterci una pietra sopra. C'è una sola tro1a al mondo, una sola tro1a con tante facce. Muoviti sacco di mer4a, noi ce ne andiamo."

Aerys II

Fiori e Vino

Ho ultimato e spedito a un piccolo concorsino un racconto molto ma molto breve. Temo veicoli un messaggio un po' troppo forte visti gli organizzatori e il loro fine piuttosto commerciale, ma a me è piaciuto scriverlo e mi sembra abbastanza buono, da regolamento non posso farlo leggere online ma un giorno ve lo mostrerò.

Il tema del concorso è il vino, e ho pensato di dare una riletta ai Fiori del Male prima di buttare giù in velocità il raccontino. E' uno dei miei libri preferiti, devo dire.

Collegare Baudelaire al vino è piuttosto scontato, per quanto mi riguarda l'associazione di idee è nata da un mio vecchio chiodo fisso, ovvero quello di scrivere quattro pezzi di prosa per gli altrettanti sonetti della serie Il Vino di Charles Baudelaire. Un giorno dovrò ricordarmi di farlo: credo che sia un dovere, per uno nato e cresciuto in una Regione dove la vite è considerata più della vita! :-D

Nel racconto, tra l'altro, sono riuscito a infilare una mia vecchia frase a effetto, un oxymoron che un giorno mi uscì spontaneamente per descrivere un tipo piuttosto pingue a un mio amico...

Credo che tutti nella vita dovrebbero scrivere da qualche parte le proprie frasi indovinate: sarà una piccola soddisfazione, ma è sempre una soddisfazione.

Aerys II

Boh...

Ho buttato giù un altro raccontino stasera, ispirato dalla traccia di un concorso delle mie parti (il fatto di dover andare fino a Reggio Emilia per la premiazione dell'ultimo mi ha fatto riflettere sulla possibilità di tenermi più in zona :-D).

E' un po' un noir, devo trovare un titolo e inviarlo.

I titoli, questi sconosciuti.

EDIT: Stamattina andando a Trieste mi sono fermato a fare benzina. Scendo dall'auto per pagare, e sento una musichetta familiare uscire dalla radio della benzinaia dell'area di servizio di Duino: Psycho Killer!

A questo punto penso sia il destino, quando e se vorrete leggere il racconto capirete. ;-)

Aerys II

E' da maggio che non tocco un peso, e per trovare una camicia a maniche corte che non esploda nel caso mi dovessi grattare la schiena ho dovuto prendere una XXL di marca "larga di manica".

Sono fatto male io, o l'Uomo sta fisicamente regredendo al 1300? :confused:

Bah...

Aerys II

Dovremo sempre cercare di essere uomini di qualità.

Una volta, durante una nevicata invernale molto lontana dall'incandescente mezzogiorno d'Agosto in cui scrivo, ricevetti una telefonata. Mi si chiedeva di andare a badare al corso di jujutsu dei bambini più piccoli (insegnare in quel caso sarebbe stato un termine improprio, si parlava di ragazzini di quattro anni, sei al massimo). L'istruttrice del corso non sarebbe riuscita a tenere la lezione perché bloccata dalla neve e dal traffico non so dove in giro per il Nord Italia. Io a dirla tutta ero seduto sul water (non sarà un dettaglio memorabile ma è la verità), dunque fu con un certo fastidio credo che risposi affermativamente, e mi incamminai sotto la neve per andare a badare a un branco di bambini scalmanati (se credete che insegnare a fare a botte a dei bambini e poi aspettarsi che non ci provino al primo attimo di distrazione sia possibile, sappiate di essere parecchio lontani dalla verità). Mi incamminai letteralmente, avevo credo sedici o diciassette anni, di biciclette con le ruote chiodate non ne avevo, e dunque non mi rimase altro che infilare un paio di stivali e andare.

Il giorno dopo, appresi come la "supplenza" in questione fosse stata prima proposta alla mia ragazza dell'epoca (aveva un grado più alto, quindi era naturale rivolgersi prima a lei), ma che lei avesse rifiutato perché "doveva studiare". Anch'io dovevo studiare, ma l'avevo fatto dopo la supplenza e dopo il mio allenamento (ovvero attorno a mezzanotte). Così, a fine lezione, quando capitò l'immancabile sermone del Maestro e questi fece notare alla ragazza che "esiste la notte, per studiare", fui preso da una certa soddisfazione maligna.

"Esiste la notte, per studiare": detto così sembra quasi un inno allo scansare la fatica, tanto sembrerà improbabile lo scenario di una sessione di studio notturno ai giovani d'oggi; peggio, sembra essere traducibile con "prima viene l'arte marziale, poi lo studio". Niente di più falso.

La traduzione della frase, sentita quella volta ma che non mi stupirebbe di risentire ora, è "il tuo allenamento non l'avresti saltato per studiare, ma studiare è stata la scusa per non dare una mano ai bambini quando avevano bisogno di te: scommetto che se ti avessi fatta allenare tutto il pomeriggio e la sera, avresti studiato la notte pur di farcela".

Lei quella notte aveva dormito, infatti appena finite le superiori scomparve senza mai farsi viva con nessuno là dentro, nemmeno per gli auguri a Natale.

Altruismo, quindi.

Già che abbiamo accennato allo studio, ho un'altra considerazione, un po' amara o forse malinconica, non saprei. Sì, perché quando faccio un bilancio dell'andamento scolastico dei miei giovani compari nell'anno appena trascorso, e noto due fratelli di cui lui ritirato a metà anno e lei bocciata per troppe assenze, e un altro bocciato per la quarta o quinta volta, mi chiedo "Com'è possibile che ai miei tempi (ai nostri tempi) ci allenassimo sei volte la settimana e avessimo praticamente tutti buonissimi risultati a scuola?".

Il mondo, flaccido e molle, forse è troppo maleodorante perché basti accendere un rametto di incenso per dimenticarsene.

Non eravamo dei geni, semplicemente noi studiavamo la notte.

Sacrificio, oltre che altruismo.

Dovremo sempre cercare di essere uomini di qualità, ed essere uomini di qualità vuol dire prima curare la propria cultura, poi aiutare a crescere gli altri, e solo in seguito, solo se avremo tempo, ampliare le nostre conoscenze puramente marziali.

Uno che sa tirare calci e pugni non serve a niente.

Aerys II

Empatia

Sono sinceramente dispiaciuto per tutti voi: siete fuori dalla mia testa, quindi non potete sentire tutto quello che penso, e per giunta nessuno prende nota di ciò che dico, dunque è inevitabile che vi perdiate qualcosa.

Un abbraccio, fatevi coraggio: potete vivere dignitosamente anche così.

Spoiler:  
:mrgreen:
Aerys II

L'apparenza esteriore, è come il bussare del nostro essere alle porte della altrui percezione: il più vigoroso degli ospiti sarà inizialmente ben poco considerato se si presenterà bussando con poca convinzione, se colpirà l'uscio con debolezza; se invece, prima di infilarsi nella casa cui vuole accedere, l'ospite darà una bella tuonata decisa, allora da dentro lo considereranno da subito con un certo occhio di riguardo.

Questo, naturalmente, evitando per semplicità di considerare i citofoni.

Non bisognerebbe giudicare un libro dalla copertina, ma spesso è ciò che la gente fa, soprattutto di primo acchito. L'impressione iniziale, istintiva, sebbene non immortale è sicuramente ben radicata e difficile da estirpare, e contamina di dubbio ulteriori possibili valutazioni di un individuo. E' importante, dunque, essendo la vista il senso primario dell'essere umano, apparire in un certo modo agli occhi di chi ci vede per la prima volta.

Esiste tuttavia una categoria di persone, io credo, in cui la valenza visiva di questo imprinting è mitigata: alludo a quelle persone ancora prive o quasi di categorie mentali in cui incasellare una persona in base alla sua apparenza, ossia i bambini: quante volte sentiamo dire che i bambini riconoscono al volo le persone buone da quelle cattive? Spesso, mi pare.

Allo stesso modo, un cane solitamente scodinzola ai nostri amici e abbaia agli estranei e ai malintenzionati/disturbatori, pur incontrandoli per la prima volta. Perché?

Perché un cane non ha categorie, ecco perché, dunque deve fare attenzione doppia nel giudizio. Un cane non si basa esclusivamente su un senso primario (nel suo caso l'olfatto) per giudicare un individuo al momento dell'impatto con la sua esistenza, quindi spalanca la percezione in libertà. Chiaro, questa percezione è limitata in altri modi, ma in generale un cane sente in modo più libero. Così i bambini: non voglio dire che i bambini siano simili a bestie, ma sicuramente sono più istintivi, più liberi, più percettivi. I bambini sentono.

Da quello che sentono, deriveranno le proprie categorie, invecchiando come noi e finendo per diventare colmi di pregiudizio. Capita.

Come integrare questo discorso nella digressione sull'educazione che (penso si sia capito) è filo conduttore di questa serie di post?

Estendiamo il concetto di bambini, e ibridando nuovamente concetti occidentali a terminologia orientale (per comodità: in una cultura di poche parole come quella nipponica è importante caricare ogni singola sfumatura del discorso di significati enormi) parliamo ora di kohai.

Il rapporto tra kohai e senpai meriterebbe lunghe divagazioni, e forse un giorno arriveranno, ma per ora mi limito a riportare una brutale traduzione dei due termini, premettendo che dato il sovraccarico informativo della lingua nipponica di cui sopra le traduzioni saranno sempre insoddisfacenti: kohai, da una sbrigativa analisi dei kanji componenti il termine, significa "compagno (hai) che segue (ko)", nel senso di "persona che segue il nostro stesso percorso (lavorativo, di studi, marziale...) da meno tempo"; senpai, significa "compagno (hai, qui letto pai per motivi linguistici) che precede (sen, stesso kanji della parola sensei)", sempre in riferimento a un percorso di crescita.

Ecco riportati, tanto per curiosità, i due termini scritti in kanji:

Kohai:

Kohai.gif

Senpai:

senpai.gif

Dicevamo, il discorso introduttivo può essere applicato alla generica categoria dei kohai: un kohai, specie agli esordi, non ha l'esperienza necessaria per giudicare con cognizione di causa un altro individuo (chiaramente nell'ambito del percorso intrapreso), dunque troverà nell'impressione iniziale, quella esteriore, la base per il posizionamento dell'altro lungo propria scala di valori. Ecco che considererà una persona dall'apparenza forte come un pilastro, e al contempo come un punto cui tendere: tutti vogliamo essere migliori, no? Come essere migliori, se non imitando i migliori? Ancora emerge il parallelismo tra inesperto e bambino: non è forse per imitazione che il bambino impara a parlare, a camminare, a vivere?

Non sembri dunque frivolo dire che l'apparire (un apparire regolato da un certo stile, non certo l'apparire frivolo del vecchio west) occorre e anzi è fondamentale nell'educazione del kohai.

Chiaramente, se la buccia è lucida ma la polpa è marcia, la mela deve essere gettata nel cestino, dunque è chiaro che la sostanza conta molto più che l'apparenza: la polpa (sostanza) nutre, la buccia (apparenza) attira.

Il kohai, però, non ancora pronto a "sbucciare" il senpai, non conoscerà la polpa, giudicherà dalla buccia, e solo poi potrà trarre beneficio dalla mela intera. Vorrà essere una mela proprio come quella, e se il senpai sarà un buon senpai, allora il kohai imparerà a migliorare la propria polpa, e anzi si curerà a un certo punto soltanto della propria polpa. La buccia verrà poi: il kohai crescerà bene.

Ecco perché i bambini del dojo devono vedermi grande e forte come Raoul, ecco perché è giusto che quando mi vedono con una spada pensino che sono una specie di super-eroe: l'immagine che lascio loro li accompagnerà, nascosta in qualche taschino della loro personalità, per tutta la vita.

Forse, quando dovranno scegliere a chi chiedere un consiglio o una mano, quando imiteranno qualcuno, non sceglieranno uno spacciatore per strada.

Qualcuno avrà notato, però, come abbia lasciato in sospeso il discorso della percezione più ampia dei bambini.

Cosa percepiranno in più, rispetto agli adulti, che allo stesso modo mi vedranno grande e armato di spada?

Con cosa percepiranno questa dimensione ignota agli adulti?

Come elaboreranno queste informazioni occulte?

Cosa li aiuterà a distinguere me (che ho lo scopo, pur senza nemmeno parlare loro, di contribuire a educarli) da un passante identico a me?

Pensateci.

La vita è un cerchio di cui non conosciamo il raggio, quindi pur percependone l'avanzare (e conoscendo il valore di pi greco) si chiude quando meno ce l'aspettiamo, ed è sempre notevole osservare come le percezioni dei principianti assoluti non siano troppo diverse da quelle dei Maestri.

Aerys II

Non sono un Maestro, ma al momento sono un quasi-istruttore, diciamo. Cosa ben più importante sono un Senpai.

Non mi monto la testa: non so insegnare nulla né tanto meno so nulla, ho soltanto appreso qualche rozza nozione in alcuni anni.

Ciononostante, pur non avendo pretese di sapienza o saggezza, nel momento in cui sono invitato a trasmettere ad altri ciò che è stato trasmesso a me è mio dovere dimostrare il mio rispetto verso Quelli che mi hanno insegnato, verso le loro strategie e modalità, verso la loro ha. Da noi non si impara a fare del male, si impara a divenire persone migliori.

Non a essere persone migliori, a divenire persone migliori.

Ecco perché quando mercoledì inizierò la lezione di Iaido al mio Kohai, gli farò riporre la spada e gli farò leggere una poesia.

Spero contribuisca a cancellare i lati negativi della sua esperienza nell'esercito, spero che capisca che la guerra che impara a combattere ora è di tutt'altro tipo rispetto a quelle cui è abituato.

Non so ancora bene quale poesia sarà, non lo saprò prima di mercoledì: un budoka non si prepara mai, poiché è sempre pronto.

Aerys II

Heiho

"Oggi, 9 settembre 1978,

ho tenuto nel palmo della mano un piccolo disco

dei trecentosessantuno che sono necessari

nel gioco astrologico del Go,

quest'altro gioco di scacchi d'Oriente.

Esso è più antico della più antica scrittura

e la sua tavola è una mappa dell'universo.

Le sue variazioni bianche e nere

faranno finire il tempo.

In esso possono perdersi gli uomini

come nell'amore e nel giorno.

Oggi, 9 settembre 1978,

io, che sono ignorante di tante cose,

so che ne ignoro una di più,

e ringrazio i miei numi

per questa rivelazione di un labirinto

che mai sarà mio."

(Il Go - J.L. Borges)

Contrariamente a quanto possano pensare gli ammiratori dei Sette Nani, Heiho non è soltanto un canto da innalzare mentre ci si reca a lavorare in miniera: Heiho è la via della strategia, argomento quanto mai dibattuto da che l'Uomo realizzò di voler sopravvivere all'Uomo, innumerevole tempo fa.

Ne parla ad esempio Musashi Miyamoto nel suo Gorin no Sho, ma ne parla anche Niccolò Machiavelli nel suo Il Principe (pur naturalmente senza nominarla mai).

Credo che ciascuno di noi ne abbia bisogno, a patto certo di non voler essere un passivo pedone mosso da altri allo scopo di perseguire scopi incomprensibili alle sue percezioni.

Come ci si avvicina all'Heiho? E' un'altra di quelle "robe da cinesi" (come le chiama un mio amico decisamente provinciale benché non se ne renda conto :-p) a me tanto care? E' un'altra di quelle inapplicabili concezioni della vita proprie della "gente scalza"?

Assolutamente no.

Ho scelto di riportare delle parole di Borges in questo scritto (Jorge Luis Borges, cui devo molto), proprio perché non mi viene in mente persona più distante dalla stereotipata immagine del marzialista orientale (tanto comune di questi tempi) che non quella dell'anziano professore argentino, quasi accecato dall'età e dal Sole sudamericano.

La strategia serve a tutti noi, e non importa su quale affluente decidiamo di remare per giungere alle acque della sua immensa portata: l'importante è applicarla giorno dopo giorno in ogni aspetto della nostra esistenza, ed esercitarla in uno dei tanti modi donatici dai nostri maiores: si tratti una partita a scacchi o a go, a dama o a Munchkin (lì in verità è troppo presente il fattore fortuna: meglio Magic piuttosto!), si tratti di leggere e riflettere o di passeggiare facendo attenzione a ciò che ci circonda... esistono infiniti approcci alla Via di Heiho, indipendentemente dal nome con cui si decide di chiamarla, esistono infiniti impulsi per cominciare, infinite combinazioni di eventi che portano a quel singolo pensiero, a quella impercettibile sensazione, a quella celata voglia di accrescere la nostra mente.

Spero che per qualcuno l'impulso iniziale sia dato proprio da queste parole, ma anche se così non fosse non importa: mi sto semplicemente esercitando nel mondo.

Cos'è il mondo?

Di questo parleremo forse un'altra volta.

Aerys II

Shizentai #4

Abbiamo la fortuna di possedere sinapsi elettrochimiche, il che ci permette di decidere quale dei tanti impulsi derivanti dall'ambiente esterno assecondare. Ne ascoltiamo uno e uno soltanto: la sua parola è legge.

Aerys II

Shizentai #3

Dobbiamo prendere esempio dagli alberi, che tendono sempre verso il Sole, e mantenere dritta la nostra colonna vertebrale. Questo costa fatica: niente è gratuito.

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