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X Marks the Spot - Un'avventura di Magic gratuita per D&D 5e

Se vi ricordate, qualche tempo fa vi avevamo segnalato la comparsa di una misteriosa avventura ambientata a Ixalan (uno dei mondi di Magic the Gathering), in occasione della fiera americana chiamata PAX Umplugged. Ora l'uscita di questa avventura è stata finalmente resa ufficiale.
Si tratta di X marks the Spot, un'avventura di 28 pagine ambientata sul piano di Ixalan e scaricabile gratuitamente in versione PDF presso il DM's Guild (naturalmente per poter ottenere l'avventura dovete prima iscrivervi al sito, se non l'avete già fatto):
http://www.dmsguild.com/product/228662/X-MARKS-THE-SPOT-A-Plane-Shift-Ixalan-Adventure?affiliate_id=182934
Questa la descrizione dell'avventura:
"Una evasione di prigione di un improbabile gruppo di eroi si trasforma in una gara
per il ritrovamento di una reliquia cercata dalla Legione del Vespro (Legion of the Dusk).
Potete affrontare con coraggio l'oscurità e catturare il tesoro prima che ci riesca il nemico?
Quest'avventura di Dungeons & dragons è ambientata nel piano di Ixalan, proveniente da
Magic: the Gathering. Utilizza personaggi di 4° livello forniti all'interno dell'Avventura".
 

 
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Il successo di D&D nell'era digitale

Gettando uno sguardo al passato è facile scoprire che fatti comuni al giorno d'oggi un tempo erano considerati pura follia. La società di un tempo non è quella di oggi e, fortunatamente in alcuni casi, certi argomenti non sono più considerati “tabù” o da “sfigati”. In questo articolo vi parleremo di come una serie di nuovi mezzi di comunicazione sta sempre più favorendo e aiutando la diffusione di un argomento che, al giorno d’oggi, non può essere più considerato da “sfigati”. Parliamo di un argomento un tempo considerato “tabù” (se non ci credete leggete questo articolo) come il GDR. Innegabilmente, il GDR non è ormai più un'attività solitamente praticata da “ragazzetti” che si riuniscono in un garage a fare “cose strane”. La diffusione della “cultura nerd” ha trasformato questo hobby in un fenomeno praticamente conosciuto da chiunque. Questa è una cosa che poteva sembrare follia fino a 30 anni fa, quando nessuno avrebbe potuto neanche lontanamente immaginare una tale diffusione ed apprezzamento eppure al giorno d'oggi D&D è facilmente definibile come “mainstream”.

Ma perché un tale successo di recente? Come accennavo sopra ciò è grazie ai nuovi mezzi di diffusione e ai social media, tramite i quali una sessione di gioco non è più qualcosa di “privato” o “intimo” nascosto agli occhi degli altri. Una sessione può invece diventare uno show a tutti gli effetti, uno spettacolo capace di appassionare gli spettatori e ottenere un gran numero di fan! Mi riferisco alla messa in onda dei famosi “liveplay” o “actual play”. Guardare in streaming gruppi di giocatori che narrano le loro storie e che si divertono, è già di per sé un’ottima pubblicità e, inoltre, spinge lo spettatore a volere provare il prodotto in prima persona! Come se non bastasse è possibile dare valore aggiunto alla trasmissione mettendo nei panni di giocatori e DM attori professionisti o personaggi celebri. Ecco nascere, quindi, serie di enorme successo come Critical Role, dove vediamo Matthew Mercer condurre, in qualità di Dungeon Master dello show, un'acclamata campagna durata 5 anni, che si è conclusa di recente (ne ha un'altra in cantiere per il 2018) e che ha ottenuto più di 5 milioni di visualizzazioni su Youtube in totale - e vi ricordo che parliamo di video di tre ore in cui delle persone siedono attorno ad un tavolo giocando tra di loro. Alla visione in streaming si aggiunge poi spesso anche un aspetto di interattività (in genere viene consentito agli spettatori di commentare, porre domande e persino influire sul corso del gioco) al fine di ottenere un’esperienza sempre più coinvolgente. Come non citare poi l'apprezzatissimo Dice, Camera, Action condotto dal DM Chris Perkins (membro del ristrettissimo team D&D della Wizards of the Coast e, dunque, uno dei creatori della 5a Edizione di D&D) che manda avanti una storia collettiva con i suoi giocatori seguendo le storyline ufficiali pubblicate dalla WotC. D&D viene ormai anche portato nei teatri, in maniera “live” e con tanto di costumi di scena, permettendo alle persone che partecipano di sentirsi più vicine ai loro “eroi” e garantendo il tutto esaurito (è, ad esempio, il caso delle avventure di Acquisition Incorporated, sempre con il magistrale DM Chris Perkins).
Twitch e YouTube sono dei canali di trasmissione facilmente accessibili e conosciuti da chiunque, e potete quindi facilmente immaginare il gigantesco bacino di utenti raggiunti, che possono senza nessuna difficoltà vedere questi show come e quando vogliono. Secondo Nathan Stewart, senior director del team D&D, “più di metà di coloro che hanno iniziato a giocare a D&D 5E lo ha fatto dopo aver visto o sentito qualcuno giocare online” e la cosa ha portato il team D&D ad investire molte risorse per supportare questi mezzi di diffusione, aprendo ad esempio il proprio canale su Twitch con più di 20 show al momento. Sono apparsi anche svariati podcast di grande successo come Critical Hit e The Adventure Zone. Ad ogni modo D&D non è l'unico GdR che sta spopolando su Youtube e i social media: svariati altri GdR stanno cavalcando l'onda del successo, ottenendo così i loro show e canali appositi.

Quelli elencati finora non sono gli unici mezzi che contribuiscono ad alimentare il fenomeno di massa che D&D sta diventando. Ce ne sono vari altri che lo rendono sempre attuale, omaggiando il capostipite dei GdR. Nel mondo della televisione, ad esempio, possiamo citare una serie TV di tremendo successo come Stranger Things, in cui vediamo chiaramente i ragazzi protagonisti giocare al famoso gioco, e questo aspetto non fa solo da contorno: senza fare alcuno spoiler si può senza dubbio notare come alcuni degli antagonisti delle due stagioni finora uscite siano stati presi a piene mani da D&D e come il gruppo dei ragazzi vada a rispecchiare un classico gruppo di avventurieri. Anche il mondo del cinema sembra volere dire la sua, ecco perché è stato annunciato il film di D&D, che molti fan attendono con impazienza dalla Warner Brothers. Perfino il mondo dei videogames sembra aver ormai abbracciato il marchio di D&D, pensiamo all’attuale Dungeons & Dragons Online, un prodotto MMORPG di punta, che viene aggiornato in tempo reale con i contenuti che riguardano le storyline del GDR di D&D (tralasciamo qui volutamente altri videogiochi che hanno fatto storia, come Baldur’s Gate o Planescape: Torment, perché questi meriterebbero un articolo tutto loro).
Questo poi senza voler considerare tutti i prodotti accessori e i gadget (magliette, tazze, cappellini, etc.), giochi da tavolo che sfruttano l’ambientazione di D&D (come Castle Ravenloft e Lords of Waterdeep), innumerevoli libri (citiamo tra i tanti quelli di R.A. Salvatore, creatore del famoso personaggio Drizzt Do’Urden, e quelli che vedono come protagonista Elminster Aumar, personaggio che nasce dalla penna di Ed Greenwood) e svariati fumetti e graphic novel.

Come si concretizza dunque di preciso questo successo per D&D? Stando ai commenti provenienti dalla Wizards of the Coast e dalla sua casa madre, la Hasbro, (che sono le aziende proprietarie del marchio), Dungeons & Dragons ha visto nel 2016 il suo anno più remunerativo di sempre, e le proiezioni per il 2017 fanno sperare in un ulteriore aumento di profitti e impatto del franchise. Non solo, pare che le vendite dei primi 3 anni della 5E superino già quelle della 3E e 4E combinate. Il marchio di D&D sta quindi chiaramente avendo un successo fenomenale e una diffusione senza precedenti. Il pubblico viene costantemente riempito di messaggi per niente “subliminali” che lo portano a conoscere D&D e ad avvicinarsi al suo multiverso. D&D è diventato qualcosa di potente nell’immaginario collettivo, qualcosa che non ha un bersaglio di sesso od età per chi lo possa usare, ed è dunque adatto a chiunque voglia avvicinarsi al “fantasy”. D&D NON è più soltanto un GdR, è appunto un vero e proprio franchise dai molti aspetti, al quale vari sviluppatori indipendenti si avvicinano per creare prodotti e gadget di varia natura. Quelle due “D” affiancate sono al giorno d'oggi immediatamente riconoscibili da chiunque, persino per coloro che non hanno mai partecipato a una fantomatica “sessione di gioco”.
Qui concludiamo citando testualmente il pensiero di due “pezzi grossi”, membri del team D&D della WotC:
 
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Bundle di manuali in inglese per la 5e

La Kobold Press e la Frog God Games (due tra le case editrici di Gdr più apprezzate) hanno deciso di collaborare per lanciare un grande bundle di materiale non ufficiale per D&D 5e, in modo da raccogliere denaro da donare in beneficienza. Il Bundle sarà disponibile fino al 20 Dicembre 2017.
I manuali rilasciati in questo Bundle sono organizzati in 3 livelli successivi, e ogni livello vi permetterà di ottenere tutti i manuali garantiti dal livello inferiore. In questo modo più donerete, maggiore sarà il numero di manuali in PDF per la 5e che otterrete. E' importante precisare che si tratta di manuali scritti in lingua inglese.
Per 1$ o più otterrete Beyond Damage Dice, Sanctuary of Belches, The Borderlands Princes, Quests of Doom 1 Volumes 1 & 2, The Mother of All Encounter Tables, The Book of Lost Spells, Deep Magic: Clockwork, Rogues of Remballo, Southlands Heroes, The Raven’s Call, così come un buono sconto del 30% che potrà essere usato nei negozi online presso i siti della Kobold Press e della Frog God Games.
Per 8$ o più otterrete tutti i manuali descritti più sopra, e in aggiunta anche Cat and Mouse, Midgard heroes for 5th Edition, Fifth Edition Foes, Quests of Doom 2, Quests of Doom 3, The Borderland Provinces Gazetteer, The Borderland Provinces Players Guide, The Borderland Provinces Journey Generator, e anche quattro PDF di Deep Magic (ovvero Angelic Seals, Battle Magic, Rune Magic & Illumination Magic).
Donando 17$ o più, invece, oltre ai manuali citati nei due livelli precedenti, otterrete pure Tome of Beasts, Maps of the Lost Lands, Chuck’s Dragons, Bard’s Gate, Bard’s Gate: The Riot Act, Book of Lairs, Book of Lairs Map Pack, Adventures in The Borderland Provinces, e Last Gasp.
 
Un ringraziamento a @Nereas Silverflower per la segnalazione.
 

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Riguardo a questo blog

Una ridondante, eccessiva, immotivata, ennesima proiezione della mia persona.

Inserzioni in questo blog

Aerys II

Hungry Heart

Credo che la schizofrenia sia una rispettabile e valida alternativa alla "cipollosità", intesa come stratificazione anche contraddittoria della persona. In altri termini, uno può decidere di altalenare tra gentilezza e cinismo e ottenere a mio avviso risultati interessanti quasi quanto chi decide di seppellire il cinismo in mezzo alla gentilezza, o viceversa. Ritengo tuttavia migliore, a conti fatti e volendo essere radicali, l'approccio della cipolla: scorza di tipo X1 e interno di tipo X2, che poi magari si rivela a sua volta essere la scorza di uno strato X3 e così via, fino ad arrivare a uno strato Xn arbitrariamente lontano dalla superficie, che è poi a ben guardare il lato più nascosto della personalità. Poi uno può essere, più che una cipolla, una cassa di cipolle, celando molte di queste sfaccettature intime sotto varie pile di foglie bianche, arrivando a volte a generare quella "Palude delle Identità Ripudiate" di cui parlavano i sottovalutati Quintorigo nella hidden track del loro album Grigio; il discorso potrebbe estendersi toccando spiagge inattese. Io tuttavia mi fermerò qui facendo il punto della situazione, che è questo: sì, mi piace l'ordine e sono uno di quelli che per "deformazione professionale" si infastidisce molto per i dettagli fuori posto, ma la mia stanza è e rimane incasinata come pare a me finché ne ho voglia.

Aerys II

War Chips

Le mie capacità lavorative sembrano essere direttamente proporzionali al quantitativo di caffè e patatine fritte che ingerisco.

Caffè e patatine, una fonte di adrenalina e un termine spesso usato come metafora sessuale.

Donne ed emozioni.

"Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori", scriveva Torquato Tasso, e io nel mio piccolo già sei o sette anni fa parafrasai con "Fi*a e Battaglie".

All in all is all we are.

Una riflessione così, tanto per riflettere.

Aerys II

Sono abbastanza giù in questo periodo, e con periodo intendo dall'inverno 1984 a oggi. Mi annoio, mi annoio nel vero senso della parola: niente mi prende al punto da farmi dire "Meno male che mi sono svegliato anche stamattina!", e se per caso capitano mattinate simili non mi preoccupo troppo, poiché passa in fretta.

Credo che la noia stia alla base di molti più omicidi-suicidi di quanto si sospetti, in particolar modo la tipica scena hollywoodiana dell'impiegato che entra in ufficio con un bel fucile d'assalto e fa esplodere toraci è quasi sicuramente riconducibile a fine settimana come il mio attuale. Non si illuda il lettore, il problema non è un fine settimana andato storto, è che mi trascino proprio una coperta grigia di fastidio da molto tempo. Come Linus, ma senza Maglietta a righe e senza una striscia di fumetti.

Mi chiedo a volte come facessero i Maiores a superare la noia, poi mi sovviene l'esistenza dell'alcool, la domanda decade e io mi tranquillizzo. Non è una gran bella soluzione però, è più che altro un effimero stratagemma che svia la mente dal reale problema, un problema di cui non inquadro purtroppo i confini. Mi secca sentirmi inadeguato in un terreno di studio tanto personale, e ho troppo poco rispetto per le altre persone per considerare l'ipotesi che qualcuno possa spiegarmi qualcosa di utile a riguardo: ogni volta che ne ho parlato con qualcuno mi sono sentito dire solo una marea di stron*ate buoniste o finto-ciniche. Il peggio è parlarne con una femmina: cavolo, sembra di ragionare con una scatola di tortellini Rana, ne escono sempre le stesse piccole porzioni di identico conformismo casalingo da affogare nell'acqua bollente. Forse è una coincidenza però, magari non tutte tutte hanno lo spessore intellettuale di una cisterna. :rolleyes:

È poco confortante rendersi conto periodicamente che non te ne frega un ca**o di niente e che disprezzi gran parte del formicaio. :think:

Aerys II

QQ Low

E' apparso online un mio piccino racconto sperimentalino: ho voluto partecipare a un concorso di racconti horror, un po' per addentrarmi nel genere (che conosco tutto sommato poco), e un po' perché il tema del racconto mi ha permesso di astrarmi molto da me stesso.

Spesso è difficile, leggendo un pezzo scritto da qualcuno che conosciamo, non credere sia tutto autobiografico, vero? Beh, per evitare che accada questa volta ho provato a mettermi in dei panni decisamente non miei.

Se volete lo trovate qui, fatemi sapere che ne pensate.

Aerys II

Chasing...

Da "In cerca di Amy", il leggendario sermone risolutivo di Silent Bob (che arriva poco prima di una citazione da "L'Impero colpisce ancora").

Due punti di vista differenti, prima o poi nella vita ci passiamo tutti ragazzi.

"Allora, io e questa Amy. Eravamo inseparabili, innamorati come due bei piccioncini. Dopo quattro mesi che stavamo insieme ho fatto la grande ca**ata: le ho chiesto del suo ex, cosa che -lo sanno tutti- è una stron*ata pazzesca, ma... sai com'è, non lo vuoi sapere ma lo devi sapere, no? Stupido orgoglio maschile. Così lei comincia a raccontarmi di lui: come si sono innamorati, che sono stati insieme un paio d'anni, che hanno convissuto ma sua madre preferisce me, blablablablablablablablablablabla tutto perfetto. A un certo punto scoppia la bomba, state a sentire che roba: sembra che un paio di volte, mentre stavano insieme, lui si sia portato della gente a letto, ménage à trois credo che si chiami. Questa cosa mi ha scioccato, naturalmente no? Insomma, io non ci sono abituato capisci? I miei erano cattolici, che ca**o scusa!"

"Santa testa di ca**o..."

"E piantala. Anch'io sono rimasto scioccato come te e ho cominciato ad aggredirla: mi sono bloccato, non sapevo come comportarmi e le ho detto che era una lurida pu77ana e che si era lasciata usare. Volevo che si sentisse un verme, volevo farla soffrire un po'.

Le chiedo "ma che ca**o di problema hai?", lei allora mi racconta tutto per filo e per segno: il momento preciso, il posto preciso, e dice che non sente di doversi scusare perché non ha fatto niente di male. "Ah, davvero?" le faccio io... l'ho guardata dritta negli occhi, e le ho detto che era finita. Sparita."

"Hai fatto bene."

"No idiota, è stato uno sbaglio: non ero schifato da lei, ero impaurito: in quel momento mi ero sentito indifeso, come se mi mancasse l'esperienza, come se non fossi al suo livello, come se fossi inadeguato per lei e altre ca**ate così. Non avevo capito che per lei non era successo niente, che non contava niente quel tipo, che lei, lei voleva solo me, voleva Bob... purtroppo quando me ne sono reso conto era... era tardi, aveva già un'altra storia. Io sono rimasto col mio stupido orgoglio che poi si è trasformato in rimpianto. Era la donna giusta, solo adesso lo so. Però, l'ho presa a calci in cu|o. Da allora passo ogni giorno in cerca di Amy. Per così dire."

"Basta con questo melodramma del ca**o: io ti consiglio di metterci una pietra sopra. C'è una sola tro1a al mondo, una sola tro1a con tante facce. Muoviti sacco di mer4a, noi ce ne andiamo."

Aerys II

Fiori e Vino

Ho ultimato e spedito a un piccolo concorsino un racconto molto ma molto breve. Temo veicoli un messaggio un po' troppo forte visti gli organizzatori e il loro fine piuttosto commerciale, ma a me è piaciuto scriverlo e mi sembra abbastanza buono, da regolamento non posso farlo leggere online ma un giorno ve lo mostrerò.

Il tema del concorso è il vino, e ho pensato di dare una riletta ai Fiori del Male prima di buttare giù in velocità il raccontino. E' uno dei miei libri preferiti, devo dire.

Collegare Baudelaire al vino è piuttosto scontato, per quanto mi riguarda l'associazione di idee è nata da un mio vecchio chiodo fisso, ovvero quello di scrivere quattro pezzi di prosa per gli altrettanti sonetti della serie Il Vino di Charles Baudelaire. Un giorno dovrò ricordarmi di farlo: credo che sia un dovere, per uno nato e cresciuto in una Regione dove la vite è considerata più della vita! :-D

Nel racconto, tra l'altro, sono riuscito a infilare una mia vecchia frase a effetto, un oxymoron che un giorno mi uscì spontaneamente per descrivere un tipo piuttosto pingue a un mio amico...

Credo che tutti nella vita dovrebbero scrivere da qualche parte le proprie frasi indovinate: sarà una piccola soddisfazione, ma è sempre una soddisfazione.

Aerys II

Boh...

Ho buttato giù un altro raccontino stasera, ispirato dalla traccia di un concorso delle mie parti (il fatto di dover andare fino a Reggio Emilia per la premiazione dell'ultimo mi ha fatto riflettere sulla possibilità di tenermi più in zona :-D).

E' un po' un noir, devo trovare un titolo e inviarlo.

I titoli, questi sconosciuti.

EDIT: Stamattina andando a Trieste mi sono fermato a fare benzina. Scendo dall'auto per pagare, e sento una musichetta familiare uscire dalla radio della benzinaia dell'area di servizio di Duino: Psycho Killer!

A questo punto penso sia il destino, quando e se vorrete leggere il racconto capirete. ;-)

Aerys II

E' da maggio che non tocco un peso, e per trovare una camicia a maniche corte che non esploda nel caso mi dovessi grattare la schiena ho dovuto prendere una XXL di marca "larga di manica".

Sono fatto male io, o l'Uomo sta fisicamente regredendo al 1300? :confused:

Bah...

Aerys II

Dovremo sempre cercare di essere uomini di qualità.

Una volta, durante una nevicata invernale molto lontana dall'incandescente mezzogiorno d'Agosto in cui scrivo, ricevetti una telefonata. Mi si chiedeva di andare a badare al corso di jujutsu dei bambini più piccoli (insegnare in quel caso sarebbe stato un termine improprio, si parlava di ragazzini di quattro anni, sei al massimo). L'istruttrice del corso non sarebbe riuscita a tenere la lezione perché bloccata dalla neve e dal traffico non so dove in giro per il Nord Italia. Io a dirla tutta ero seduto sul water (non sarà un dettaglio memorabile ma è la verità), dunque fu con un certo fastidio credo che risposi affermativamente, e mi incamminai sotto la neve per andare a badare a un branco di bambini scalmanati (se credete che insegnare a fare a botte a dei bambini e poi aspettarsi che non ci provino al primo attimo di distrazione sia possibile, sappiate di essere parecchio lontani dalla verità). Mi incamminai letteralmente, avevo credo sedici o diciassette anni, di biciclette con le ruote chiodate non ne avevo, e dunque non mi rimase altro che infilare un paio di stivali e andare.

Il giorno dopo, appresi come la "supplenza" in questione fosse stata prima proposta alla mia ragazza dell'epoca (aveva un grado più alto, quindi era naturale rivolgersi prima a lei), ma che lei avesse rifiutato perché "doveva studiare". Anch'io dovevo studiare, ma l'avevo fatto dopo la supplenza e dopo il mio allenamento (ovvero attorno a mezzanotte). Così, a fine lezione, quando capitò l'immancabile sermone del Maestro e questi fece notare alla ragazza che "esiste la notte, per studiare", fui preso da una certa soddisfazione maligna.

"Esiste la notte, per studiare": detto così sembra quasi un inno allo scansare la fatica, tanto sembrerà improbabile lo scenario di una sessione di studio notturno ai giovani d'oggi; peggio, sembra essere traducibile con "prima viene l'arte marziale, poi lo studio". Niente di più falso.

La traduzione della frase, sentita quella volta ma che non mi stupirebbe di risentire ora, è "il tuo allenamento non l'avresti saltato per studiare, ma studiare è stata la scusa per non dare una mano ai bambini quando avevano bisogno di te: scommetto che se ti avessi fatta allenare tutto il pomeriggio e la sera, avresti studiato la notte pur di farcela".

Lei quella notte aveva dormito, infatti appena finite le superiori scomparve senza mai farsi viva con nessuno là dentro, nemmeno per gli auguri a Natale.

Altruismo, quindi.

Già che abbiamo accennato allo studio, ho un'altra considerazione, un po' amara o forse malinconica, non saprei. Sì, perché quando faccio un bilancio dell'andamento scolastico dei miei giovani compari nell'anno appena trascorso, e noto due fratelli di cui lui ritirato a metà anno e lei bocciata per troppe assenze, e un altro bocciato per la quarta o quinta volta, mi chiedo "Com'è possibile che ai miei tempi (ai nostri tempi) ci allenassimo sei volte la settimana e avessimo praticamente tutti buonissimi risultati a scuola?".

Il mondo, flaccido e molle, forse è troppo maleodorante perché basti accendere un rametto di incenso per dimenticarsene.

Non eravamo dei geni, semplicemente noi studiavamo la notte.

Sacrificio, oltre che altruismo.

Dovremo sempre cercare di essere uomini di qualità, ed essere uomini di qualità vuol dire prima curare la propria cultura, poi aiutare a crescere gli altri, e solo in seguito, solo se avremo tempo, ampliare le nostre conoscenze puramente marziali.

Uno che sa tirare calci e pugni non serve a niente.

Aerys II

Empatia

Sono sinceramente dispiaciuto per tutti voi: siete fuori dalla mia testa, quindi non potete sentire tutto quello che penso, e per giunta nessuno prende nota di ciò che dico, dunque è inevitabile che vi perdiate qualcosa.

Un abbraccio, fatevi coraggio: potete vivere dignitosamente anche così.

Spoiler:  
:mrgreen:
Aerys II

L'apparenza esteriore, è come il bussare del nostro essere alle porte della altrui percezione: il più vigoroso degli ospiti sarà inizialmente ben poco considerato se si presenterà bussando con poca convinzione, se colpirà l'uscio con debolezza; se invece, prima di infilarsi nella casa cui vuole accedere, l'ospite darà una bella tuonata decisa, allora da dentro lo considereranno da subito con un certo occhio di riguardo.

Questo, naturalmente, evitando per semplicità di considerare i citofoni.

Non bisognerebbe giudicare un libro dalla copertina, ma spesso è ciò che la gente fa, soprattutto di primo acchito. L'impressione iniziale, istintiva, sebbene non immortale è sicuramente ben radicata e difficile da estirpare, e contamina di dubbio ulteriori possibili valutazioni di un individuo. E' importante, dunque, essendo la vista il senso primario dell'essere umano, apparire in un certo modo agli occhi di chi ci vede per la prima volta.

Esiste tuttavia una categoria di persone, io credo, in cui la valenza visiva di questo imprinting è mitigata: alludo a quelle persone ancora prive o quasi di categorie mentali in cui incasellare una persona in base alla sua apparenza, ossia i bambini: quante volte sentiamo dire che i bambini riconoscono al volo le persone buone da quelle cattive? Spesso, mi pare.

Allo stesso modo, un cane solitamente scodinzola ai nostri amici e abbaia agli estranei e ai malintenzionati/disturbatori, pur incontrandoli per la prima volta. Perché?

Perché un cane non ha categorie, ecco perché, dunque deve fare attenzione doppia nel giudizio. Un cane non si basa esclusivamente su un senso primario (nel suo caso l'olfatto) per giudicare un individuo al momento dell'impatto con la sua esistenza, quindi spalanca la percezione in libertà. Chiaro, questa percezione è limitata in altri modi, ma in generale un cane sente in modo più libero. Così i bambini: non voglio dire che i bambini siano simili a bestie, ma sicuramente sono più istintivi, più liberi, più percettivi. I bambini sentono.

Da quello che sentono, deriveranno le proprie categorie, invecchiando come noi e finendo per diventare colmi di pregiudizio. Capita.

Come integrare questo discorso nella digressione sull'educazione che (penso si sia capito) è filo conduttore di questa serie di post?

Estendiamo il concetto di bambini, e ibridando nuovamente concetti occidentali a terminologia orientale (per comodità: in una cultura di poche parole come quella nipponica è importante caricare ogni singola sfumatura del discorso di significati enormi) parliamo ora di kohai.

Il rapporto tra kohai e senpai meriterebbe lunghe divagazioni, e forse un giorno arriveranno, ma per ora mi limito a riportare una brutale traduzione dei due termini, premettendo che dato il sovraccarico informativo della lingua nipponica di cui sopra le traduzioni saranno sempre insoddisfacenti: kohai, da una sbrigativa analisi dei kanji componenti il termine, significa "compagno (hai) che segue (ko)", nel senso di "persona che segue il nostro stesso percorso (lavorativo, di studi, marziale...) da meno tempo"; senpai, significa "compagno (hai, qui letto pai per motivi linguistici) che precede (sen, stesso kanji della parola sensei)", sempre in riferimento a un percorso di crescita.

Ecco riportati, tanto per curiosità, i due termini scritti in kanji:

Kohai:

Kohai.gif

Senpai:

senpai.gif

Dicevamo, il discorso introduttivo può essere applicato alla generica categoria dei kohai: un kohai, specie agli esordi, non ha l'esperienza necessaria per giudicare con cognizione di causa un altro individuo (chiaramente nell'ambito del percorso intrapreso), dunque troverà nell'impressione iniziale, quella esteriore, la base per il posizionamento dell'altro lungo propria scala di valori. Ecco che considererà una persona dall'apparenza forte come un pilastro, e al contempo come un punto cui tendere: tutti vogliamo essere migliori, no? Come essere migliori, se non imitando i migliori? Ancora emerge il parallelismo tra inesperto e bambino: non è forse per imitazione che il bambino impara a parlare, a camminare, a vivere?

Non sembri dunque frivolo dire che l'apparire (un apparire regolato da un certo stile, non certo l'apparire frivolo del vecchio west) occorre e anzi è fondamentale nell'educazione del kohai.

Chiaramente, se la buccia è lucida ma la polpa è marcia, la mela deve essere gettata nel cestino, dunque è chiaro che la sostanza conta molto più che l'apparenza: la polpa (sostanza) nutre, la buccia (apparenza) attira.

Il kohai, però, non ancora pronto a "sbucciare" il senpai, non conoscerà la polpa, giudicherà dalla buccia, e solo poi potrà trarre beneficio dalla mela intera. Vorrà essere una mela proprio come quella, e se il senpai sarà un buon senpai, allora il kohai imparerà a migliorare la propria polpa, e anzi si curerà a un certo punto soltanto della propria polpa. La buccia verrà poi: il kohai crescerà bene.

Ecco perché i bambini del dojo devono vedermi grande e forte come Raoul, ecco perché è giusto che quando mi vedono con una spada pensino che sono una specie di super-eroe: l'immagine che lascio loro li accompagnerà, nascosta in qualche taschino della loro personalità, per tutta la vita.

Forse, quando dovranno scegliere a chi chiedere un consiglio o una mano, quando imiteranno qualcuno, non sceglieranno uno spacciatore per strada.

Qualcuno avrà notato, però, come abbia lasciato in sospeso il discorso della percezione più ampia dei bambini.

Cosa percepiranno in più, rispetto agli adulti, che allo stesso modo mi vedranno grande e armato di spada?

Con cosa percepiranno questa dimensione ignota agli adulti?

Come elaboreranno queste informazioni occulte?

Cosa li aiuterà a distinguere me (che ho lo scopo, pur senza nemmeno parlare loro, di contribuire a educarli) da un passante identico a me?

Pensateci.

La vita è un cerchio di cui non conosciamo il raggio, quindi pur percependone l'avanzare (e conoscendo il valore di pi greco) si chiude quando meno ce l'aspettiamo, ed è sempre notevole osservare come le percezioni dei principianti assoluti non siano troppo diverse da quelle dei Maestri.

Aerys II

Non sono un Maestro, ma al momento sono un quasi-istruttore, diciamo. Cosa ben più importante sono un Senpai.

Non mi monto la testa: non so insegnare nulla né tanto meno so nulla, ho soltanto appreso qualche rozza nozione in alcuni anni.

Ciononostante, pur non avendo pretese di sapienza o saggezza, nel momento in cui sono invitato a trasmettere ad altri ciò che è stato trasmesso a me è mio dovere dimostrare il mio rispetto verso Quelli che mi hanno insegnato, verso le loro strategie e modalità, verso la loro ha. Da noi non si impara a fare del male, si impara a divenire persone migliori.

Non a essere persone migliori, a divenire persone migliori.

Ecco perché quando mercoledì inizierò la lezione di Iaido al mio Kohai, gli farò riporre la spada e gli farò leggere una poesia.

Spero contribuisca a cancellare i lati negativi della sua esperienza nell'esercito, spero che capisca che la guerra che impara a combattere ora è di tutt'altro tipo rispetto a quelle cui è abituato.

Non so ancora bene quale poesia sarà, non lo saprò prima di mercoledì: un budoka non si prepara mai, poiché è sempre pronto.

Aerys II

Heiho

"Oggi, 9 settembre 1978,

ho tenuto nel palmo della mano un piccolo disco

dei trecentosessantuno che sono necessari

nel gioco astrologico del Go,

quest'altro gioco di scacchi d'Oriente.

Esso è più antico della più antica scrittura

e la sua tavola è una mappa dell'universo.

Le sue variazioni bianche e nere

faranno finire il tempo.

In esso possono perdersi gli uomini

come nell'amore e nel giorno.

Oggi, 9 settembre 1978,

io, che sono ignorante di tante cose,

so che ne ignoro una di più,

e ringrazio i miei numi

per questa rivelazione di un labirinto

che mai sarà mio."

(Il Go - J.L. Borges)

Contrariamente a quanto possano pensare gli ammiratori dei Sette Nani, Heiho non è soltanto un canto da innalzare mentre ci si reca a lavorare in miniera: Heiho è la via della strategia, argomento quanto mai dibattuto da che l'Uomo realizzò di voler sopravvivere all'Uomo, innumerevole tempo fa.

Ne parla ad esempio Musashi Miyamoto nel suo Gorin no Sho, ma ne parla anche Niccolò Machiavelli nel suo Il Principe (pur naturalmente senza nominarla mai).

Credo che ciascuno di noi ne abbia bisogno, a patto certo di non voler essere un passivo pedone mosso da altri allo scopo di perseguire scopi incomprensibili alle sue percezioni.

Come ci si avvicina all'Heiho? E' un'altra di quelle "robe da cinesi" (come le chiama un mio amico decisamente provinciale benché non se ne renda conto :-p) a me tanto care? E' un'altra di quelle inapplicabili concezioni della vita proprie della "gente scalza"?

Assolutamente no.

Ho scelto di riportare delle parole di Borges in questo scritto (Jorge Luis Borges, cui devo molto), proprio perché non mi viene in mente persona più distante dalla stereotipata immagine del marzialista orientale (tanto comune di questi tempi) che non quella dell'anziano professore argentino, quasi accecato dall'età e dal Sole sudamericano.

La strategia serve a tutti noi, e non importa su quale affluente decidiamo di remare per giungere alle acque della sua immensa portata: l'importante è applicarla giorno dopo giorno in ogni aspetto della nostra esistenza, ed esercitarla in uno dei tanti modi donatici dai nostri maiores: si tratti una partita a scacchi o a go, a dama o a Munchkin (lì in verità è troppo presente il fattore fortuna: meglio Magic piuttosto!), si tratti di leggere e riflettere o di passeggiare facendo attenzione a ciò che ci circonda... esistono infiniti approcci alla Via di Heiho, indipendentemente dal nome con cui si decide di chiamarla, esistono infiniti impulsi per cominciare, infinite combinazioni di eventi che portano a quel singolo pensiero, a quella impercettibile sensazione, a quella celata voglia di accrescere la nostra mente.

Spero che per qualcuno l'impulso iniziale sia dato proprio da queste parole, ma anche se così non fosse non importa: mi sto semplicemente esercitando nel mondo.

Cos'è il mondo?

Di questo parleremo forse un'altra volta.

Aerys II

Shizentai #4

Abbiamo la fortuna di possedere sinapsi elettrochimiche, il che ci permette di decidere quale dei tanti impulsi derivanti dall'ambiente esterno assecondare. Ne ascoltiamo uno e uno soltanto: la sua parola è legge.

Aerys II

Shizentai #3

Dobbiamo prendere esempio dagli alberi, che tendono sempre verso il Sole, e mantenere dritta la nostra colonna vertebrale. Questo costa fatica: niente è gratuito.

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