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D&D è Meglio di Facebook, Questo Secondo Il New York Times

Articolo di J.R. Zambrano del 15 Aprile 2019

D&D è dovunque in questo periodo, persino sul New York Times, che considera il gioco di ruolo come un modo migliore di socializzare rispetto alla maggior parte dei social media. L'esperienza individuale potrebbe variare.
D&D è molte cose, per molte persone. Un gioco d’avventura pieno d’azione, tesori e mostri; un simulatore di intrighi pieno di piccoli gesti, cenni d’intesa, e incanti sussurrati; una distrazione dall’invadente sensazione che tutti coloro che vi circondano siano segretamente una colonia di ragni che stanno manipolando dei burattini composti dalle carni delle persone che conoscevate. E per un autore in particolare, è uno dei modi migliori per socializzare con i vostri amici. Viviamo davvero in un’età dell’oro per i giochi di ruolo. Diamo un’occhiata.
Estratto dal New York Times

Annalee Newitz, giornalista scientifica, fondatrice di io9 e scrittrice ci racconta:
E per Newitz, D&D è stato un viaggio fatto di scoperte ed emozioni. Per riconnettersi con la “sensazione di pura meraviglia” che il gioco riesce a evocare in chiunque, che si abbiano 11 o 111 anni.

E tra le avventure contro il Culto del Drago di Tiamat, la Newitz ha scoperto che la vera essenza di Dungeons and Dragons erano gli amici conosciuti lungo la strada - come afferma lei stessa - specie quando si confrontano giochi come D&D con giochi online come World of Warcraft:
E, come può dirvi chiunque abbia avuto a che fare faccia a faccia con le persone, c’è qualcosa di diverso nell’avere i vostri amici dentro la stanza con voi. Questo è il motivo per cui il multiplayer a schermo condiviso è uno degli ultimi bastioni della società civile nei giochi per console: se il vostro amico inizia a insultarvi, potete dargli un pugno nel braccio.

Mancando l’anonimato di internet, la presenza fisica di un’altra persona rende più facile entrare in empatia. Oltre a ciò, state tutti (almeno teoricamente) lavorando insieme per raggiungere un qualsivoglia obiettivo. La maggior parte delle campagne non prevede il combattimento giocatore contro giocatore, e l’interazione su scala ridotta della maggior parte dei gruppi di D&D comporta che si evitino alcuni dei peggiori lati dei social media.
Dubito che D&D sostituirà i social media nel futuro; però se ci proverete, vi prego di avvisare i vostri amici prima di mostrare loro le foto del vostro cane/bambino/gli ultimi sette pasti che avete mangiato. Tuttavia la Newitz solleva un punto interessante: invece di osservare semplici scorci della vita di altre persone, giochi come D&D ci permettono di sperimentare altre vite direttamente e questo è uno strumento potente. Potete leggere qui l’intero articolo del New York Times.
Buone Avventure!
Link all'articolo originale: https://www.belloflostsouls.net/2019/04/dd-is-better-than-facebook-according-to-the-new-york-times.html
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5 (Non Molto) Sinistri Segreti del Successo di Saltmarsh

Articolo di J.R. Zambrano del 12 Aprile 2019
L'avventura Sinister Secret of Saltmarsh è fra quelle incluse nel manuale di D&D Ghosts of Saltmarsh di prossima uscita. Come Tales from the Yawning Portal prima di esso, Ghosts of Saltmarsh raccoglie vari moduli classici di D&D (questa volta con un tema acquatico) e li aggiorna e rivitalizza per la 5E. Per celebrare l'imminente uscita daremo uno sguardo con voi ad alcune di queste avventure e oggi parleremo del perché Sinister Secret of Saltmarsh funziona così bene.
Come potrete immaginare ci sono molti spoiler a seguire quindi ne approfitto e vi avviso della cosa fin da subito. Se volete giocare alla serie di avventure di Saltmarsh senza rovinarvi la sorpresa smettete subito di leggere. Normalmente non mi preoccupo molto degli spoiler, ma questa avventura è davvero uno dei migliori moduli in circolazione, quindi vale la pena trattenere la vostra curiosità del momento se pensate che avrete modo di giocarvi.
Siete ancora qui? Beh allora prendete i vostri fidi d20 e tuffiamoci in questa avventura.
Agganci di avventura a chilometri zero
Uno degli aspetti più rilevanti di Sinister Secret of Saltmarsh è che la cittadina sembra proprio viva, dandovi un senso della vita comune e delle attività locali. La premessa dell'avventura sembra qualcosa che capiterebbe comunque anche se non fossero presenti dei PG interessati a seguire la trama della storia. In questo modulo si nota il lavoro che gli autori hanno già svolto per voi, ma anche ciò che esso richiede da voi giocatori. Il modulo spinge attivamente i DM a prendere possesso dell'avventura.
Tutto questo viene lasciato al DM. Salvo due eccezioni non ci sono linee guida specifiche per la città, non troverete una lista di PNG da scorrere. Questo modulo vuole che ci lavoriate dietro (concetto che vedrete ripetuto spesso) e questo rende il tutto migliore. Vuole che il posto dove si svolge l'avventura appaia come un luogo vero e proprio da poter esplorare, aspetto davvero importante per far davvero funzionare l'avventura.
Era davvero tutta una messinscena
Prendendo spunto dai classici di Hanna-Barbera si scopre che la casa infestata era in realtà una elaborata facciata imbastita da dei criminali travestiti, che se la sarebbero cavata se non fosse stato per quei ragazzi impiccioni e il loro cane intermittente.

Come gestire al meglio il ritmo
Detto questo, l'avventura è davvero ben scritta e presenta un ottimo ritmo. Riesce davvero bene a generare interesse e segue delle linee guida a sette passi per fa crescere la tensione, mettere in risalto i membri del gruppo e condurli all'azione in maniera organica:
Il gruppo arriva, sentendo voce che ci sono possibili avventure in attesa. Girovagano per la città incontrando dei PNG. NON sentono parlare della Casa Infestata per un giorno o due. Fanno acquisti, incontrano dei PNG e poi in una conversazione casuale (forse con l'oste) vengono a sapere della Casa Infestata (se pare appropriato). Degli ubriaconi o matti locali raccontano loro della Casa Infestata (se pare appropriato). Una volta che decidono di andarci allora tutto si mette in moto. L'oste, che dovrebbe essere amichevole, li introduce ad un membro del Concilio Cittadino, che forse promette loro delle ricompense (cosa che però al contempo permette agli alleati dei contrabbandieri di preparare un'imboscata). Si dirigono alla Casa Infestata e inizia la grande baraonda. Tutto questo presenta gli aspetti giusti per un grande inizio di avventura. E, di nuovo, pone l'enfasi su quello che i giocatori decidono di voler fare.
Narrare una storia attraverso l'esplorazione
Questo è ciò che davvero fa spiccare quest'avventura. Saltmarsh presenta la sua storia lasciando che siano i giocatori a scoprirla. Non vi tiene la mano, ma vuole che vi impegniate per arrivare in fondo.
Questo viene messo in pratica inserendo degli antagonisti con delle chiare motivazioni: ci sono dei contrabbandieri che stanno vendendo armi ai lucertoloidi, ci sono dei lucertolodi che forse stanno pianificando un attacco a Saltmarsh. Essi nascondono le proprie operazioni dietro la facciata di una casa infestata che un tempo apparteneva ad un potente alchimista.
E ogni aspetto dei siti dell'avventura promuove questo aspetto. Per esempio tramite il fatto che un mercante che lavora con i contrabbandieri ha ideato un bizzarro piano per impedire ai personaggi di scoprire la verità, che consiste nel far trovare loro un assassino tenuto prigioniero al piano superiore della Casa.

Egli si unirà al gruppo e causerà problemi, magari anche attaccando quando la farsa verrà scoperta. Ma il DM viene cautelato dal non rendere la cosa troppo ovvia. Questo modulo vuole che si mantengano i segreti.

Parlando di segreti, ce n'è uno nascosto che i giocatori potrebbero non scoprire mai. Il fatto che questa casa fosse un tempo dimora di un alchimista è qualcosa che i giocatori possono scoprire. Dietro una porta sbarrata con scritto PERICOLO si possono trovare degli scheletri che sorvegliano uno stanza dove si trova un alchimista morto da tempo, il quale pare aver scoperto il segreto della Pietra Filosofale. Sulla tavola di fronte allo scheletro ci sono vari oggetti che sono stati trasformati in oro, un segreto che nessuno aveva scoperto prima e che nessuno potrebbe scoprire a meno che i PG non ci incappino.
Momenti come questo forniscono un grande peso alle azioni e alle scelte dei giocatori.
Per ogni azione....
L'altra cosa che questo modulo fa davvero bene è incoraggiare il DM a pensare a come reagirebbero i nemici. Il testo del modulo torna per non meno di tre volte a rivolgersi al DM ricordandogli di "considerare come reagirebbero i nemici" che sono astuti criminali di successo. Sanno di dover scappare quando sono scoperti, sanno di dover sfruttare il vantaggio numerico e di dover preparare delle imboscate se sono stati allertati di possibili problemi.

Nella seconda parte dell'avventura, quando i PG sono costretti a salire a bordo della nave dei contrabbandieri si applicano le stesse regole. Un combattimento che parte al momento sbagliato può fare sì che l'intera nave vada in allerta e tutti i presenti si uniscano alla lotta. Questo modulo non si trattiene con le conseguenze delle scelte dei giocatori e spicca anche per questo.
Link all'articolo originale: https://www.belloflostsouls.net/2019/04/dd-5-not-so-sinister-secrets-to-saltmarshs-success.html
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Critical Role raggiunge cifre da record per i Kickstarter di GdR/Animazione

Articolo di J.R. Zambrano del 12 Aprile 2019
Ormai giunto praticamente alla fine, il Kickstarter per la serie animata basata su Critical Role raccoglierà probabilmente qualcosa come dieci milioni di dollari, che saranno usati per animare parti della campagna del suddetto gruppo, una cifra che lo rende uno dei Kickstarter legati ai GdR di maggior successo di sempre.
Lo speciale animato The Legend of Vox Machine era stato lanciato verso fine Marzo, ottenendo fin da subito un incredibile successo e raccogliendo svariati milioni di dollari in un solo giorno. Nelle settimane seguenti la campagna Kickstarter si è evoluta intorno all'idea di non creare semplicemente uno speciale animato, ma un'intera serie di dieci episodi. Ogni episodio dovrebbe durare circa 22 minuti, il che implica che nel 2020 avremo a disposizione circa 4 ore di un cartone basato su Critical Role. Una cosa incredibile a cui pensare.
Eccoci nel 2019 e un cartone basato su D&D sta raccogliendo dieci milioni di dollari, e questo perché la gente vuole davvero questo genere di contenuti. Al momento in cui scriviamo più di 70,000 persone hanno contribuito a questo Kickstarter, il che mostra davvero la forza della comunità di fan di Critical Role. Da considerare che ci sono stati delle donazioni di calibro elevato come parte di questa campagna. 5 persone (o gruppi di persone) hanno donato ciascuna 25,000$ per poter avere accesso a delle ricompense esclusive di alto livello. Ad ogni modo la donazione media per questa campagna si attesta sui 120 $.

Tutto questo ci spinge a porci delle domande interessanti sulla natura di questo show, sul gioco che ne sta alla base e sull'industria circostante. Se questo campagna raggiungerà i 10 milioni di dollari si tratterà di una porzione significativa delle rendite del settore dei giochi di ruolo da tavolo. I giochi di ruolo sono da sempre stati la fetta più piccola del mercato dell'hobbystica. Le stime attuali pongono il mercato intorno ai 55 milioni di dollari annui, il che significa che questa campagna di Kickstarter renderà più in tre settimane di quanto molte case editrici di GdR incassano in un anno. Certo, bisogna considerare che in questo caso non parliamo di un gioco di ruolo: le persone che stanno finanziando questo Kickstarter stanno pagando per vedere uno speciale animato, il che richiede delle capacità completamente differenti.
Ma rimane il fatto che Critical Role si basa su quel mondo. Dopo tutto è grazie a D&D - il leviatano sul cui dorso si fonda l'intera industria dei GdR - che così tante persone hanno seguito quello show. E sulla base del successo di questo Kickstarter e dell'afflusso di persone garantito da Critical Role, è bello vedere che le persone al centro di questo progetto stanno usando la loro posizione e i loro privilegi per aiutare alcuni dei settori più piccoli e in difficoltà dell'industria ludica.
Se avete supportato i Kickstarter di Swordsfall e Humblewood e avete notato quanto successo hanno avuto, è anche in parte grazie alla visibilità che persone come Matt Mercer hanno fornito a questi progetti.
Il che non vuole dire che i creatori di quei progetti non abbiano lavorato duramente, non si siano impegnati sacrificando per il proprio successo tempo, denaro e sangue umano su altari oscuri duranti notti senza luna. Ma man mano che ci avviciniamo al 2020 non si può negare che il mercato dei GdR sia uno in cui sempre più persone vogliono entrare. Come reagirà l'industria a questo afflusso? D&D rimarrà per sempre il fondamento di questo settore? Sviluppatori più piccoli e indipendenti riusciranno mai ad avere successo in un mercato ostile? Sono domande fondamentali per il futuro di questa industria e della comunità ludica.
Quali che siano le risposte, questo pare essere un punto di svolta importante per i GdR. Cosa pensate ne conseguirà? Fatecelo sapere nei commenti e buone avventure!
Link all'articolo originale: https://www.belloflostsouls.net/2019/04/dd-critical-role-hits-new-heights-for-rpg-animation-kickstarters.html
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In arrivo due nuovi mazzi di D&D Monster Cards

La Gale Force Nine ha annunciato due nuovi mazzi che si aggiungeranno alla sua linea di Dungeons & Dragons Monster Cards: parliamo dei set Volo’s Guide to Monsters e Mordenkainen’s Tome of Foes, in arrivo nel terzo trimestre di quest’anno.
Scendendo nel dettaglio, il set Volo’s Guide to Monster Cards sarà composto da 81 carte, che comprenderanno creature con grado sfida che andrà da 1 a 16. Il mazzo conterrà 44 carte regolari e 50 carte doppie (con dimensioni equivalenti a quelle di due carte regolari), e sarà venduto al prezzo di 20$.

Il set Mordenkainen’s Tome of Foes Cards porterà sulle nostre tavole 109 nemici direttamente presi dal manuale omonimo, che includeranno creature di grado sfida da 1 a 16. Tra queste carte ve ne saranno 38 di dimensioni regolari e 71 doppie, il tutto venduto a 25$.

I due mazzi sono ispirati rispettivamente ai manuali Volo's Guide to Monsters e Mordenkainen's Tome of Foes. Volo, diminutivo di Volothamp, è un personaggio immaginario dei Forgotten Realms di Dungeons & Dragons, famoso per essere una sorta di enciclopedia vivente di creature, popolazioni e luoghi del mondo. La sua Guida ai Mostri è un manuale contenente informazioni superficiali su una grande quantità di mostri, tutti quanti inseribili in qualsiasi gioco di Dungeons & Dragons. Mordenkainen è, invece, un potente mago proveniente dal mondo di Greyhawk: nel suo Tomo l'arcimago ci presenta la sua visione personale dei vari conflitti in atto tra i diversi piani d’esistenza di D&D, dalla Guerra Sanguinosa fino alle battaglie tra fazioni di Sigil. Questo manuale di 256 pagine comprende anche nuove razze giocabili e blocchi di statistiche di decine e decine di nuovi mostri, tutti utilizzabili in qualunque campagna di Dungeons & Dragons. Le carte di questi due manuali aiuteranno i giocatori ad avere a portata di mano le informazioni basilari per utilizzare queste informazioni.
Link all'articolo originale: https://www.phdgames.com/new-dd-monster-cards-gf9/
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Cura Ferite è l'incantesimo più usato di D&D!

Articolo di Morrus del 12 aprile
È da molto tempo che non pubblichiamo un aggiornamento da D&D Beyond (avete già visto le avventure più visionate, le classi e le sottoclassi più giocate e altro). Oggi è il turno degli incantesimi: gli sviluppatori di D&D Beyond hanno rivelato quali siano i più popolari, sia globalmente che divisi per classe.

E il più popolare è risultato essere cura ferite. Gli incantesimi presenti in queste statistiche sono o scelti tra gli incantesimi conosciuti oppure inseriti tra quelli preparati . La maggior parte dei dati è legata a personaggi di basso livello, cosa che sicuramente influenza i dati, ma ciò è dovuto al fatto che i bassi livelli sono quelli a cui si gioca con maggior frequenza.

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Lo spleen e l'arte dello shotgun

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Aerys II

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Sono abbastanza giù in questo periodo, e con periodo intendo dall'inverno 1984 a oggi. Mi annoio, mi annoio nel vero senso della parola: niente mi prende al punto da farmi dire "Meno male che mi sono svegliato anche stamattina!", e se per caso capitano mattinate simili non mi preoccupo troppo, poiché passa in fretta.

Credo che la noia stia alla base di molti più omicidi-suicidi di quanto si sospetti, in particolar modo la tipica scena hollywoodiana dell'impiegato che entra in ufficio con un bel fucile d'assalto e fa esplodere toraci è quasi sicuramente riconducibile a fine settimana come il mio attuale. Non si illuda il lettore, il problema non è un fine settimana andato storto, è che mi trascino proprio una coperta grigia di fastidio da molto tempo. Come Linus, ma senza Maglietta a righe e senza una striscia di fumetti.

Mi chiedo a volte come facessero i Maiores a superare la noia, poi mi sovviene l'esistenza dell'alcool, la domanda decade e io mi tranquillizzo. Non è una gran bella soluzione però, è più che altro un effimero stratagemma che svia la mente dal reale problema, un problema di cui non inquadro purtroppo i confini. Mi secca sentirmi inadeguato in un terreno di studio tanto personale, e ho troppo poco rispetto per le altre persone per considerare l'ipotesi che qualcuno possa spiegarmi qualcosa di utile a riguardo: ogni volta che ne ho parlato con qualcuno mi sono sentito dire solo una marea di stron*ate buoniste o finto-ciniche. Il peggio è parlarne con una femmina: cavolo, sembra di ragionare con una scatola di tortellini Rana, ne escono sempre le stesse piccole porzioni di identico conformismo casalingo da affogare nell'acqua bollente. Forse è una coincidenza però, magari non tutte tutte hanno lo spessore intellettuale di una cisterna. :rolleyes:

È poco confortante rendersi conto periodicamente che non te ne frega un ca**o di niente e che disprezzi gran parte del formicaio. :think:

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47 Comments


Recommended Comments



Forse dovresti provare, almeno per un po', a cambiare formicaio.

Luoghi diversi, gente diversa, problemi diversi, prospettive diverse.

Ci propinano la paura del diverso quando è proprio la diversità che ci permette di capire noi stessi.

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In realtà mi tengo "buoni" due o tre formicai diversi proprio perché popolati da gente piuttosto differente, ma finora è servito a poco...

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Non mi sono spiegato: laureati e vai via dal Friuli, poi dall'Italia (anzi direttamente via da quasto paese), fa un master all'estero, trovati una vita, anche se solo temporanea, per 6 mesi, un anno, lontano dal "formicaio italia". Poi deciderai se tornare.

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Non sono d'accordo. Io non ho mai avuto le palle per mollare tutto e andare, almeno per qualche anno, in uno di quei paesi dove agiscono medici senza forntiere e similari ma ho conosciuto persone che lo hanno fatto. Quando sono tornate non erano le stesse persone che erano partite e il loro modo di vedere la vita era profondamente cambiato. Io, nel mio piccolo, ho viaggiato e vissuto all'estero cercando di cogliere le cose migliori che tali esperienze potevano darmi, soprattutto perché non consideravo all'epoca l'ipotesi del ritorno in patria, quindi agivo senza preconcetti e ipotesi tipo "alla peggio torno a casa". Poi sono dovuto (oppure ho voluto, ancora non l'ho capito) tornare, ma ero comunque cambiato. In meglio, in peggio, non so,m sicuramente ero e sono diverso da quando sono partito la prima volta.

Se l'orto in cui vivi non ti soddisfa devi cambiare, non ci sono alternative, visto che sei abbastanza grande e maturo per capire che non puoi tu cambiare l'orto e i suoi abitanti.

Come leggevo su watchmen, nel racconto che fa Ozymandias riguardo all'enigma più famoso dell'antichità, quello del nodo che nessuno riusciva a sciogliere. Alessandro non lo sciolse, lo tagliò con la spada.

Non cercare di sciogliere il nodo, taglialo. A meno che tu non abbia la quasi certezza di riuscire a scioglierlo, taglialo prima di ritrovarti a 40 anni e non avere più la forza né la spada per tagliarlo.

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Mi riesce difficile immaginare una fuga dal Bel Paese come la soluzione di un problema esistenziale...IMHO se non ti trovi bene nella società (dove per società si intende un complesso meccanismo in cui ogni individuo è un ingranaggio), evidentemente il problema sei tu.Le opzioni sono:

-adattarsi in qualche modo

-ribellarsi e creare un nuovo sistema sociale

-continuare a soffrire fino alla fine

@Merin:veramente, il significato di quella storia è che esistono sempre sistemi semplici e sbrigativi per risolvere problemi complicati (e alcuni, come Alessandro e Ozymandias stesso, entrano nella storia per averli adottati), ma la cosa giusta da fare è > il nodo. Altrimenti ci si ritrova in situazioni difficili, come una guerra nucleare (letale per il genere umano) scatenata dal diario di un violento vigilante con la maschera in bianco e nero :-)

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@revel: Hai provato a vivere in un paese straniero e civile? Veramente convinto che siamo tutti uguali? Che i cittadini del resto del mondo siano uguali a noi? Che noi stessi, in un altro contesto e con altre persone, restiamo "uguali"?

Posso essere d'accordo solo sul fatto che "andare via" non sia la soluzione giusta per tutti. Bisogna valutare caso per caso, valutarSi volta per volta.

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Non mi adatto, e forte di una sfiducia nei confronti del genere umano credo di preferire l'idea di costruirmi una mia nicchia da cui guardare quelli all'esterno come attraverso un vetro sfocato. Sto iniziando a capire persone che anni fa ritenevo tristi e sole: sono effettivamente tristi e sole, ma almeno hanno una propria oasi di pace.

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Il rischio però Aerys è che tu in realtà finisca come tutti gli altri a curare solo il prorpio orticello nella migliore delle ipotesi o ad estraniarti ed isolarti nella peggiore.

Siamo, chi più chi meno (ma sia tu che io lo siamo tanto) animali sociali che si frustrano sia nel caso in cui rimangano troppo tempo soli, sia che, pur in compagnia, siano frustrati dalla mancanza di fiducia e rispetto nei confronti del resto dell'umanità...almeno quella intorno a noi. Per questo non condivido il tuo "non mi adatto ma resto qui nella mia covetta e guardo gli altri da un oblò". Non ne sarai mai soddisfatto. quello oche cerca gente come noi e la possibilità di stare in una comunità con esseri umani degni di tale nome e condividere la propria esistenza e le proprie esperienze con essi. Tutto il resto è adattarsi, ma frustrandosi. Stare soli (o in pochissimi selezionati) in una bolla "felice" in mezzo alla mer.da non la vedo come soluzione ottimale. Vedi tu, la vita è tua.

Ripeto: non trovarti a 40 anni senza forza e senza spada. ;-)

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Aerys, ho bisogno di capire alcune cose per poterti dare anche il mio contributo.

Prima di tutto: cos'è successo nell'inverno del 1984? (se se ne può parlare, ovviamente )

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Crispio, lo sfasamento temporale dovuto ai paragoni mentali che faccio utilizzando la mia età è drastico. :lol:

OK, meglio rettificare adeguando la domanda: sapresti dirmi da quando hai iniziato veramente a sentirti così? (se mi dici ancora che è dalla tua nascita, cedo le armi e ti offro birra e pancetta ).

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@Daglator: sai che credo effettivamente da una quindicina d'anni? :think:

@Dusdan: mi piaci, ma non in quel senso. :lol:

In realtà anche io spero di trovarmi un lavoro all'estero, ma prima devo specializzarmi: già a livello di preparazione la laurea 3+2 mi penalizza, almeno a livello formale ho bisogno di un riconoscimento maggiore.

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Niente birra e pancetta quindi, peccato. :lol:

Comunque stando a quello che dici (e rivedendo di brutto i miei calcoli sull'età ), è iniziata intorno ai dieci anni questa tua mancanza di qualcosa che ti faccia dire: "Meno male che mi sono svegliato anche stamattina".

Mi piacerebbe approfondire, se sei d'accordo, e ti prometto niente cavolate buoniste o finto-ciniche o tortellini Giovanni Rana. ;-)

Riesci a trovare, in quell'età, una causa scatenante di questa tua condizione?

Un'idea, un'impressione, anche se non ne sei sicuro, giusto per iniziare.

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Tranquillo, non cerco necessariamente un trauma ma una condizione, una riflessione, un "qualcosa" che abbia iniziato il tutto. ;-)

Se non ti sovviene nulla, continuo a farti qualche altra domanda: a che età hai iniziato a praticare le arti marziali, e perchè?

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Ho iniziato a quindici anni, perché prima mia mamma non mi lasciava: fa il medico, e le passavano in ambulatorio troppi tizi con clavicole e nasi spezzati per non farsi idee sbagliate. :-D

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Ok, prima di proseguire vorrei che tenessi sempre ben presente che ci stiamo scambiando pensieri per iscritto, di solito questo genere di conversazioni le tengo a quattr'occhi, quindi le cose che mi sfuggono (e che mi sfuggiranno ) sono tante, mi servirà (tanta ) pazienza da entrambe le parti. :-D

Allora, un paio di considerazioni personali:

Dieci anni di arti marziali e, se non ho letto male da qualche parte sul forum, partecipi anche a tornei.

Inoltre stai per laurearti (in bocca al lupissimo, naturalmente ;-) ), un altro percorso piuttosto impegnativo.

Sono due degli aspetti più eclatanti che conosco della tua persona, oltre ad una costante presenza sul forum e carisma ed intelligenza da vendere.

Visto quanto sopra mi riesce arduo accettare che tu stia vivendo una situazione come quella che mi descrivi da così tanto tempo.

Quando ci siamo incontrati di persona poi, mi hai sempre dato l'impressione di un individuo che sarebbe in grado di spostare una montagna per raggiungere il proprio obiettivo, di un uomo che dimostra una forza interiore ed una inamovibilità veramente notevoli.

Anche per questo fatico ad accettare il termine "noia".

Ed ancora di più, fatico ad accettare che si protragga per qualcosa come quindici anni.

La parola "insoddisfazione" che sensazioni ti provoca?

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Eh, mi suona familiare purtroppo. Non riesco a capire, per inciso, se mi pongo obiettivi troppo alti o se sono semplicemente un cialtrone. :think:

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Viste le mie considerazioni di prima sarei propenso ad escludere la seconda ipotesi. ;-)

Torniamo alla parola "insoddisfazione".

Mi dici che è un termine a te familiare, puoi descrivere le emozioni che ti provoca tale termine? Tra una risposta riflessiva ed una istintiva preferirei una risposta istintiva.

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Purtroppo ho falsato involontariamente il test: ho letto il commento prima, poi dovevo andare di corsa e non ho risposto, dunque ora sarei istintivo ma riflessivo. :-D

Così di primo impatto direi che la parola insoddisfazione mi fa venire genericamente in mente un piatto cucinato male, o volendo evocare un episodio la prima provetta sugli integrali alle superiori, quando ero il più abile di tutti ma per un qualche motivo mai compreso ho preso un voto più basso di molte femmine. Femmine, capisci? :confused:

Non sono soddisfatto perché sento di aver sempre fallito: per il mio primo insegnante di chitarra, durato poco, ero uno da mandare subito al conservatorio a fare esami; per l'altro insegnante di chitarra, quello "nuovo", ero l'allievo più intelligente di sempre; so di aver sempre avuto intelligenza in termini tecnico-scientifici, quando ho voluto vincere i giochi matematici li ho vinti, quello che voglio imparare lo imparo; ho sempre letto e scrivo ogni tanto, alcuni dicono bene (anche se ho i miei dubbi); ho sempre avuto tutte le ragazze che volevo in un modo o nell'altro, nel bene e nel male.

Eppure non ho mai concluso niente. Per colpa o per destino, disse qualcuno.

Probabilmente non so inquadrare bene il termine insoddisfazione perché non riesco a inquadrarne nemmeno l'opposto. Quando mi diedero la cintura nera, un maestro inglese lì presente dopo la stretta di mano di rito mi disse a mo' di battuta "Now you can smile", pensando forse che fossi teso. Io mi resi conto che effettivamente non stavo sorridendo, né ero felice: per me la cosa si era mutata un giorno prima dell'esame , in un momento indefinibile, da un obiettivo rincorso a lungo a niente più che un dovere da portare a termine ma comunque di poco conto. Così per la laurea: ok, ho avuto problemi che hanno compromesso la media e i voti, so che sono successe cose incontrollabili e non posso recriminare nulla; eppure non riesco a dirmi "Ok, è fatta", al massimo penso che non mi perdonerò mai il ritardo accumulato e che probabilmente non ne è valsa la pena, perché tanti sforzi mi hanno portato non a un traguardo ma a una milestone qualsiasi. Dopo questa ne verrà un'altra, poi un'altra ancora, ancora altre, infine una più grande con su il mio nome, una foto e un paio di date.

A voi è mai capitato?

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Certo che è capitato. Brutta sensazione. Non tanto per la sensazione in sé ma per il motivo per cui la si prova.

Gli artisti si dicono sempre insoddisfatti perché appena terminata un'opera su cui hanno magari investito tanto si rendono conto della sua "imperfezione" e quindi, insoddisfatti del risultato, traggono da tale insoddisfazione lo stimolo per ricominciare e creare una nuova opera, migliore della precedente, peggiore della successiva. Un po' come "ti amo più di ieri ma meno di domani" per intendersi.

Poi c'è l'insoddisfazione di chi ha compiuto un percorso o realizzato qualcosa e non ne è felice e soddisfatto, non perché il risultato non sia stato raggiunto (quando non si abbandona prima consci del fatto che arrivare in fondo non ci soddisferebbe comunque) ma perché una volta arrivati alla meta ci si chiede: E ora? Tutto qui? Perché? Serviva farlo? Sono migliore adesso?

Certe volte invidio il personaggio di "golden boy" che alla fine di ogni giornata scriveva sul suo diario " anche oggi ho imparato qualcosa di nuovo" e ne era sinceramente soddisfatto.

L'atteggiamento che indichi, Aerys, è maledettamente pericoloso. Certo che è capitato anche a me, talmente capitato che chi mi conosce mi dice "con tutto quello che hai fatto e le esperienze che hai vissuto potresti scrivere un libro bello grosso" e allora perché non ne sono né fiero (di quello che ho fatto o non fatto) né soddisfatto?

Ora ho miriadi di idee da realizzare, ma non ne ho lo stimolo. Vorrei condividere queste cose, non farle da solo...ma nel formicaio chi c'è che abbia i miei stessi traguardi? Chi c'è di degno per condividere il tutto? Queste cose devo farle per me stesso? Ammesso che riesca, a che serve se poi ne godo solo io ?

Cerca di comprendere quale china stai percorrrendo. Non fare come il nonno.

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"Se la vita fosse giusta, Elvis sarebbe vivo e tutti i suoi imitatori sarebbero morti", disse qualcuno. Non so bene cosa c'entri, ma mi piaceva.

Elvis a parte, non volevo incupirti Merin. :-(

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