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Anteprima Xanathar's Guide to Everything #5 - Il Sommario

Come vi avevamo scritto in questo articolo, il 4 di Novembre la WotC ha in programma di iniziare una due giorni totalmente dedicata all'evento di beneficienza Extra Life. A quanto pare, tuttavia, essa ha deciso di iniziare in anticipo la raccolta fondi e, dunque, già in questi giorni stanno cominciando ad essere sbloccate le anteprime riguardanti il prossimo supplemento per D&D 5e, ovvero Xanathar's Guide to Everything (in questo nostro articolo potrete trovare le informazioni fino ad ora rilasciate su questo manuale), in uscita il 21 Novembre 2017.
In questa nuova anteprima è stata rivelato il Sommario del manuale Xanathar's Guide to Everything. Attraverso questa anteprima, dunque, possiamo dare uno sguardo più generale al contenuto del manuale.
Questo articolo verrà aggiornato non appena la WotC renderà disponibile la versione >PDF dell'anteprima. Nel frattempo, in fondo a questo articolo troverete il Sommario del Manuale fotografato da uno dei designer (cliccate sull'immagine per vedere la foto in risoluzione più alta).
Se, invece, vi siete persi le altre anteprime rilasciate dalla WotC su Xanathar's Guide to Everything, potete controllare qui di seguito:
Incontri Casuali e Tabelle dei Nomi
Eventi della Vita del Personaggio
Lista degli Incantesimi del Mago
Il Dominio della Forgia
 
Ecco la foto del Sommario:

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Sondaggio di Ottobre - Opzioni Immonde

La settimana scorsa la rubrica degli Arcani Rivelati ha presentato una serie di Opzioni Immonde da farvi playtestare: nuove Sottorazze per i Tiefling, modi per personalizzare i culti diabolici e doni demoniaci che PNG corrotti possono ricevere dagli abitanti dell'Abisso.
Ora che avete avuto la possibilità di leggere e di riflettere sulle Sottoclassi Rivisitate rilasciate settimana scorsa, siamo pronti per conoscere la vostra opinione su di esse nel seguente Sondaggio. Il Sondaggio rimarrà aperto per circa tre settimane.
Questo è Materiale da Playtest
Il materiale degli Arcani Rivelati è presentato allo scopo di effettuarne il playtesting e di stimolare la vostra immaginazione. Queste meccaniche di gioco sono ancora delle bozze, usabili nelle vostre campagne ma non ancora forgiate tramite playtest e iterazioni ripetute. Non sono ufficialmente parte del gioco. Per queste ragioni, il materiale presentato in questa rubrica non è legale per gli eventi del D&D Adventurers League.
ARCANI RIVELATI: OPZIONI IMMONDE
SONDAGGIO SULLE OPZIONI IMMONDE
 
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Ecologia dello Sciacalloide

Il comune sciacalloide, come il suo cugino il lupo mannaro, ha una discreta somiglianza con il tradizionale teriantropo. Comunque la sua origine è molto meno tragica di quella dei veri licantropi. Il nome è un’ovvia combinazione delle parole “sciacallo” (un animale spazzino che abita in climi caldi) e “umanoide” (in riferimento alla capacità dello sciacalloide di assumere forma umana). La tipica dieta del Jackalwere consiste in…
– Septimus, Titus G. Magnus, Libro Monstra Fortis: Ventura Publishing, pag 349.
 
INTRODUZIONE
Lo sciacalloide sta al comune bandito e truffatore come il leone sta al gatto domestico: sebbene siano fondamentalmente simili, uno è molto più pericoloso dell’altro. Uno sciacalloide vive affidandosi all’inganno e alla violenza proprio come un brigante, ma il suo obbiettivo ultimo è molto più crudele e sanguinoso: un pasto sostanzioso a base di carne umanoide. Una fame insaziabile caratterizza lo sciacalloide come creatura e la maggior parte delle sue azioni trae origine dal desiderio di trovare nuovi modi per saziare la sua sete di sangue.
Non è raro per uno sciacalloide essere scambiato per un mannaro; eppure non c’è alcuna prova che la natura del primo abbia qualcosa a che fare con la maledizione della licantropia e gli stessi sciacalloidi trovano offensivo il paragone. Inoltre, al contrario dei licantropi, gli sciacalloidi non sono particolarmente influenzati dall’argento; il loro anatema è invece il ferro freddo.  Gli sciacalloidi devono essere quindi classificati come una razza separata di semiumani, piuttosto che sventurati afflitti da una maledizione.
La loro origine è ancora oggetto di dibattito: molti studiosi avanzano la teoria dell’intervento di una forza esterna al nostro mondo, come per gli Gnoll. Altri rifiutano questa idea e sostengono che la nascita degli sciacalloidi sia da ritenere il risultato di un esperimento o di un fenomeno di magia selvaggia che ha fuso lo spirito di uno sciacallo con quello di un uomo.
 
OSSERVAZIONI FISIOLOGICHE
Osservazioni a lungo termine su un singolo sciacalloide rivelano la loro capacità di mutaforma, che conferisce loro grandi doti di elusione e mimetismo modificando il proprio aspetto. Comunque, la loro capacità di comportarsi da umani è spesso limitata e mancano dell’acutezza o complessità tipica di altri mutaforma –come ad esempio i Doppelganger.
Uno sciacalloide ha tre forme: da sciacallo, da umanoide e da ibrido. La sua forma animale è distinguibile da quella degli sciacalli veri e propri solo dal modo in cui si comporta: i veri sciacalli si sottomettono in sua presenza e formano branchi aggressivi sotto la sua guida.
La forma umanoide è, allo stesso modo, fisicamente indistinguibile da quella di un comune umano. Lo sciacalloide è, inoltre, in grado di modificare il proprio aspetto da umano a volontà per confondersi meglio e avvicinarsi indisturbati alla preda. Uno sciacalloide, tuttavia, ha solo un’idea molto vaga di come comportarsi in presenza di altri umani ed è molto difficile per loro restare in una comunità per lunghi periodi senza attirare l’attenzione. La loro natura animalistica impedisce loro di comprendere il concetto di spazio personale e a tavola si nutrono come belve, ignorando qualsiasi forma di educazione. Per questo motivo i bersagli favoriti da uno sciacalloide in forma umana sono viaggiatori ed emarginati, in particolare coloro che dormono all’aperto.
La forma ibrida è l’unica nella quale uno sciacalloide può essere riconosciuto per quello che è davvero, ed è anche quella che assume quando è sotto un effetto che contrasta la sua natura di mutaforma. La testa dello sciacalloide diventa quella di uno sciacallo, e sul corpo cresce un pelo folto, mentre mani e piedi tornano ad assomigliare alle zampe artigliate di un canide. Questa è anche la forma in cui la creatura preferisce combattere contro altri umanoidi, bloccandoli con le zampe e divorandoli vivi con le zanne affilate.

OSSERVAZIONI SOCIALI
Gli sciacalloidi non sono naturalmente portati a mostrare interesse per i membri della loro stessa specie, ma a volte sono state notate forme di affetto tra compagni di nidiata o verso i cuccioli. Per la maggior parte del tempo gli sciacalloidi vivono tra gli sciacalli, usando la loro influenza innaturale per dominarli e trasformarli in predatori temibili. Tuttavia, in tempi di migrazione verso nuove zone o in periodi particolarmente duri, sono stati notati gruppi composti da un numero massimo di dieci sciacalloidi; probabilmente si tratta di unioni temporanee dovute alla necessità di proteggersi a vicenda.
Gli sciacalloidi si riproducono solo in forma di sciacallo e non mostrano interesse se non per questi animali o i propri simili. La prole di due sciacalloidi é sempre della stessa specie del genitore, mentre quelli avuti con uno sciacallo sono per il 70% delle volte semplici animali. Una madre sciacalloide ha una gestazione breve, tipicamente di quattro mesi, e dà alla luce cuccioli identici a piccoli sciacalli. Questi cuccioli crescono con la stessa velocità di quelli di un cane e possono assumere la forma ibrida al termine del primo anno di età; mentre la capacità di assumere la forma umanoide fa la sua comparsa intorno ai tre anni, ovvero quando sono considerati adulti.
Anche se per lo più vivono lontani gli uni dagli altri, gli sciacalloidi non si ignorano del tutto e dalle osservazioni compiute possiamo desumere che ogni sciacalloide e relativo branco di sciacalli facciano parte di una complessa gerarchia dominata dai membri più vecchi e saggi. Quando gli sciacalloidi si riuniscono e agiscono di comune accordo è sempre sotto la pressione o coercizione degli esemplari anziani, che solitamente controllano anche i branchi più numerosi di sciacalli.
 
OSSERVAZIONI COMPORTAMENTALI
Gli sciacalloidi non amano restare troppo a lungo nello stesso luogo e, sempre alla ricerca di sangue fresco, tendono a spostarsi lentamente sul territorio, seguiti dai loro branco di sciacalli quando sono abbastanza carismatici da imporre ad essi queste migrazioni. Una tribù di sciacalloidi copre un’area di caccia grande centinaia di miglia, e la dispersione e il continuo movimento dei singoli individui rende il cercare di trovare dei confini precisi alle loro attività un esercizio futile.
 
 RELAZIONI CON ALTRE SPECIE
Le altre specie sono viste dagli sciacallodi come cibo, ed essi non fanno una vera distinzione tra creature senzienti e non senzienti quando scelgono una vittima. Sono predatori spietati e ogni forma di empatia che non sia per i loro simili è di solito una menzogna; invero gli sciacalloidi sono bugiardi molto esperti e inveterati quando si relazionano con gli umanoidi e, se sono in qualche modo costretti a dire la verità sui propri piani o sulla propria natura, sembrano mostrare fastidio fisico nel farlo.
Una tribù di sciacalloidi può essere convinta a far parte di un piano malvagio o ad arruolarsi in un gruppo armato, se gli si promette la possibilità di uccidere più creature di quanto non potrebbero fare da soli. È comunque importante ricordare che la lealtà di uno sciacalloide è nel migliore dei casi fugace e che il concetto di disciplina gli è praticamente sconosciuto. La loro propensione a portare con sé branchi di sciacalli è un elemento a loro sfavore nell’ottica di un signore del male. In linea di massima, infatti, sono pessimi sottoposti in molte circostanze, salvo quelle più disperate, ed è più probabile che una forza di conquista o un potente li elimini considerandoli più un problema piuttosto che arruolarli.
Cosa non ancora menzionata fino ad ora, lo sciacalloide ha un asso nella manica di considerevole potere, ovvero il suo sguardo ipnotico. Funziona come molti incantesimi di ammalliamento, ma è innato in ogni individuo. Uno sciacalloide in ogni sua forma può usare questa capacità su una creatura non ostile, facendola cadere addormentata in modo da poterla mangiare con più facilità. La maggior parte degli sciacalloidi comunque evita di usare lo sguardo ipnotico, se pensa di potersi divertire di più uccidendo una preda ben sveglia e spaventata.
 
Strumenti per il DM
Lo sciacalloide è una creatura senza troppo retroscena, il che implica che si ha la libertà di modificarla senza troppi problemi. Ciò significa che possono essere organizzati come risulta più coerente con la narrazione e possono avere qualunque origine abbia un senso in relazione alla storia.
Gli sciacalloidi sono ottimi come falsi licantropi: usateli per confondere il party con delle tracce umane che si ALLONTANANO da una sanguinosa scena del crimine per trasformarsi poi in impronte animali, piuttosto che il contrario. Sono anche fantastici nel rendere paranoici gli avventurieri sui morsi, facendoli tremare ogni volta nel timore di aver contratto la licantropia, anche se lo sciacalloide non li può infettare. Infine le loro fauci canine completano il quadro di finto licantropo per ingannare i giocatori.
Combatterli offre una sfida impegnativa perché, anche se sono esseri selvaggi che desiderano solo divorare e uccidere, sono anche sorprendentemente intelligenti e astuti. Non sono semplici animali e organizzeranno imboscate, trappole e inganni in modo da poter addormentare le loro prede con facilità. Se lo sguardo ipnotico fallisce, lo sciacalloide ha di solito un branco di sciacalli a portata di ululato: un gruppo di creature affamate e in grado di collaborare alla pari di lupi o cani. Sono fisicamente simili agli Gnoll, ma anche astuti e ingannatori come possono esserlo i Coboldi.
Se un antagonista ha tra i suoi servitori degli sciacalloidi, questi saranno in genere distruttivi e indisciplinati, propensi ad azioni impetuose. Non essendo abituati a stare assieme per molto tempo i più giovani tra di loro potrebbero anche mettersi a lottare. Possono però essere usati in un più vasto complotto sotto forma di uno strumento impreciso, ma decisamente devastante, utile per spargere panico e terrore.
È anche possibile usare l’archetipo “–oide” in congiunzione con altri animali per creare altri esseri in grado di assumere aspetto umano. Per mostri più subdoli si può pensare al serpentoide e all’aracnoide, mentre per nemici più aggressivi ci potrebbero essere tigroidi e lupoidi, oppure un peculiare elefantoide! Comunque si tratterebbe di scelte un po’ bizzarre e fuori dagli schemi classici, da usare con cautela per non stranire troppo i giocatori.
 
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Lo spleen e l'arte dello shotgun

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Aerys II

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Sono abbastanza giù in questo periodo, e con periodo intendo dall'inverno 1984 a oggi. Mi annoio, mi annoio nel vero senso della parola: niente mi prende al punto da farmi dire "Meno male che mi sono svegliato anche stamattina!", e se per caso capitano mattinate simili non mi preoccupo troppo, poiché passa in fretta.

Credo che la noia stia alla base di molti più omicidi-suicidi di quanto si sospetti, in particolar modo la tipica scena hollywoodiana dell'impiegato che entra in ufficio con un bel fucile d'assalto e fa esplodere toraci è quasi sicuramente riconducibile a fine settimana come il mio attuale. Non si illuda il lettore, il problema non è un fine settimana andato storto, è che mi trascino proprio una coperta grigia di fastidio da molto tempo. Come Linus, ma senza Maglietta a righe e senza una striscia di fumetti.

Mi chiedo a volte come facessero i Maiores a superare la noia, poi mi sovviene l'esistenza dell'alcool, la domanda decade e io mi tranquillizzo. Non è una gran bella soluzione però, è più che altro un effimero stratagemma che svia la mente dal reale problema, un problema di cui non inquadro purtroppo i confini. Mi secca sentirmi inadeguato in un terreno di studio tanto personale, e ho troppo poco rispetto per le altre persone per considerare l'ipotesi che qualcuno possa spiegarmi qualcosa di utile a riguardo: ogni volta che ne ho parlato con qualcuno mi sono sentito dire solo una marea di stron*ate buoniste o finto-ciniche. Il peggio è parlarne con una femmina: cavolo, sembra di ragionare con una scatola di tortellini Rana, ne escono sempre le stesse piccole porzioni di identico conformismo casalingo da affogare nell'acqua bollente. Forse è una coincidenza però, magari non tutte tutte hanno lo spessore intellettuale di una cisterna. :rolleyes:

È poco confortante rendersi conto periodicamente che non te ne frega un ca**o di niente e che disprezzi gran parte del formicaio. :think:

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47 Commenti




Commento consigliato

Forse dovresti provare, almeno per un po', a cambiare formicaio.

Luoghi diversi, gente diversa, problemi diversi, prospettive diverse.

Ci propinano la paura del diverso quando è proprio la diversità che ci permette di capire noi stessi.

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Non mi sono spiegato: laureati e vai via dal Friuli, poi dall'Italia (anzi direttamente via da quasto paese), fa un master all'estero, trovati una vita, anche se solo temporanea, per 6 mesi, un anno, lontano dal "formicaio italia". Poi deciderai se tornare.

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Non sono d'accordo. Io non ho mai avuto le palle per mollare tutto e andare, almeno per qualche anno, in uno di quei paesi dove agiscono medici senza forntiere e similari ma ho conosciuto persone che lo hanno fatto. Quando sono tornate non erano le stesse persone che erano partite e il loro modo di vedere la vita era profondamente cambiato. Io, nel mio piccolo, ho viaggiato e vissuto all'estero cercando di cogliere le cose migliori che tali esperienze potevano darmi, soprattutto perché non consideravo all'epoca l'ipotesi del ritorno in patria, quindi agivo senza preconcetti e ipotesi tipo "alla peggio torno a casa". Poi sono dovuto (oppure ho voluto, ancora non l'ho capito) tornare, ma ero comunque cambiato. In meglio, in peggio, non so,m sicuramente ero e sono diverso da quando sono partito la prima volta.

Se l'orto in cui vivi non ti soddisfa devi cambiare, non ci sono alternative, visto che sei abbastanza grande e maturo per capire che non puoi tu cambiare l'orto e i suoi abitanti.

Come leggevo su watchmen, nel racconto che fa Ozymandias riguardo all'enigma più famoso dell'antichità, quello del nodo che nessuno riusciva a sciogliere. Alessandro non lo sciolse, lo tagliò con la spada.

Non cercare di sciogliere il nodo, taglialo. A meno che tu non abbia la quasi certezza di riuscire a scioglierlo, taglialo prima di ritrovarti a 40 anni e non avere più la forza né la spada per tagliarlo.

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Mi riesce difficile immaginare una fuga dal Bel Paese come la soluzione di un problema esistenziale...IMHO se non ti trovi bene nella società (dove per società si intende un complesso meccanismo in cui ogni individuo è un ingranaggio), evidentemente il problema sei tu.Le opzioni sono:

-adattarsi in qualche modo

-ribellarsi e creare un nuovo sistema sociale

-continuare a soffrire fino alla fine

@Merin:veramente, il significato di quella storia è che esistono sempre sistemi semplici e sbrigativi per risolvere problemi complicati (e alcuni, come Alessandro e Ozymandias stesso, entrano nella storia per averli adottati), ma la cosa giusta da fare è > il nodo. Altrimenti ci si ritrova in situazioni difficili, come una guerra nucleare (letale per il genere umano) scatenata dal diario di un violento vigilante con la maschera in bianco e nero :-)

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@revel: Hai provato a vivere in un paese straniero e civile? Veramente convinto che siamo tutti uguali? Che i cittadini del resto del mondo siano uguali a noi? Che noi stessi, in un altro contesto e con altre persone, restiamo "uguali"?

Posso essere d'accordo solo sul fatto che "andare via" non sia la soluzione giusta per tutti. Bisogna valutare caso per caso, valutarSi volta per volta.

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Non mi adatto, e forte di una sfiducia nei confronti del genere umano credo di preferire l'idea di costruirmi una mia nicchia da cui guardare quelli all'esterno come attraverso un vetro sfocato. Sto iniziando a capire persone che anni fa ritenevo tristi e sole: sono effettivamente tristi e sole, ma almeno hanno una propria oasi di pace.

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Il rischio però Aerys è che tu in realtà finisca come tutti gli altri a curare solo il prorpio orticello nella migliore delle ipotesi o ad estraniarti ed isolarti nella peggiore.

Siamo, chi più chi meno (ma sia tu che io lo siamo tanto) animali sociali che si frustrano sia nel caso in cui rimangano troppo tempo soli, sia che, pur in compagnia, siano frustrati dalla mancanza di fiducia e rispetto nei confronti del resto dell'umanità...almeno quella intorno a noi. Per questo non condivido il tuo "non mi adatto ma resto qui nella mia covetta e guardo gli altri da un oblò". Non ne sarai mai soddisfatto. quello oche cerca gente come noi e la possibilità di stare in una comunità con esseri umani degni di tale nome e condividere la propria esistenza e le proprie esperienze con essi. Tutto il resto è adattarsi, ma frustrandosi. Stare soli (o in pochissimi selezionati) in una bolla "felice" in mezzo alla mer.da non la vedo come soluzione ottimale. Vedi tu, la vita è tua.

Ripeto: non trovarti a 40 anni senza forza e senza spada. ;-)

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Aerys, ho bisogno di capire alcune cose per poterti dare anche il mio contributo.

Prima di tutto: cos'è successo nell'inverno del 1984? (se se ne può parlare, ovviamente )

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Crispio, lo sfasamento temporale dovuto ai paragoni mentali che faccio utilizzando la mia età è drastico. :lol:

OK, meglio rettificare adeguando la domanda: sapresti dirmi da quando hai iniziato veramente a sentirti così? (se mi dici ancora che è dalla tua nascita, cedo le armi e ti offro birra e pancetta ).

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@Daglator: sai che credo effettivamente da una quindicina d'anni? :think:

@Dusdan: mi piaci, ma non in quel senso. :lol:

In realtà anche io spero di trovarmi un lavoro all'estero, ma prima devo specializzarmi: già a livello di preparazione la laurea 3+2 mi penalizza, almeno a livello formale ho bisogno di un riconoscimento maggiore.

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Niente birra e pancetta quindi, peccato. :lol:

Comunque stando a quello che dici (e rivedendo di brutto i miei calcoli sull'età ), è iniziata intorno ai dieci anni questa tua mancanza di qualcosa che ti faccia dire: "Meno male che mi sono svegliato anche stamattina".

Mi piacerebbe approfondire, se sei d'accordo, e ti prometto niente cavolate buoniste o finto-ciniche o tortellini Giovanni Rana. ;-)

Riesci a trovare, in quell'età, una causa scatenante di questa tua condizione?

Un'idea, un'impressione, anche se non ne sei sicuro, giusto per iniziare.

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Tranquillo, non cerco necessariamente un trauma ma una condizione, una riflessione, un "qualcosa" che abbia iniziato il tutto. ;-)

Se non ti sovviene nulla, continuo a farti qualche altra domanda: a che età hai iniziato a praticare le arti marziali, e perchè?

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Ho iniziato a quindici anni, perché prima mia mamma non mi lasciava: fa il medico, e le passavano in ambulatorio troppi tizi con clavicole e nasi spezzati per non farsi idee sbagliate. :-D

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Ok, prima di proseguire vorrei che tenessi sempre ben presente che ci stiamo scambiando pensieri per iscritto, di solito questo genere di conversazioni le tengo a quattr'occhi, quindi le cose che mi sfuggono (e che mi sfuggiranno ) sono tante, mi servirà (tanta ) pazienza da entrambe le parti. :-D

Allora, un paio di considerazioni personali:

Dieci anni di arti marziali e, se non ho letto male da qualche parte sul forum, partecipi anche a tornei.

Inoltre stai per laurearti (in bocca al lupissimo, naturalmente ;-) ), un altro percorso piuttosto impegnativo.

Sono due degli aspetti più eclatanti che conosco della tua persona, oltre ad una costante presenza sul forum e carisma ed intelligenza da vendere.

Visto quanto sopra mi riesce arduo accettare che tu stia vivendo una situazione come quella che mi descrivi da così tanto tempo.

Quando ci siamo incontrati di persona poi, mi hai sempre dato l'impressione di un individuo che sarebbe in grado di spostare una montagna per raggiungere il proprio obiettivo, di un uomo che dimostra una forza interiore ed una inamovibilità veramente notevoli.

Anche per questo fatico ad accettare il termine "noia".

Ed ancora di più, fatico ad accettare che si protragga per qualcosa come quindici anni.

La parola "insoddisfazione" che sensazioni ti provoca?

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Viste le mie considerazioni di prima sarei propenso ad escludere la seconda ipotesi. ;-)

Torniamo alla parola "insoddisfazione".

Mi dici che è un termine a te familiare, puoi descrivere le emozioni che ti provoca tale termine? Tra una risposta riflessiva ed una istintiva preferirei una risposta istintiva.

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Purtroppo ho falsato involontariamente il test: ho letto il commento prima, poi dovevo andare di corsa e non ho risposto, dunque ora sarei istintivo ma riflessivo. :-D

Così di primo impatto direi che la parola insoddisfazione mi fa venire genericamente in mente un piatto cucinato male, o volendo evocare un episodio la prima provetta sugli integrali alle superiori, quando ero il più abile di tutti ma per un qualche motivo mai compreso ho preso un voto più basso di molte femmine. Femmine, capisci? :confused:

Non sono soddisfatto perché sento di aver sempre fallito: per il mio primo insegnante di chitarra, durato poco, ero uno da mandare subito al conservatorio a fare esami; per l'altro insegnante di chitarra, quello "nuovo", ero l'allievo più intelligente di sempre; so di aver sempre avuto intelligenza in termini tecnico-scientifici, quando ho voluto vincere i giochi matematici li ho vinti, quello che voglio imparare lo imparo; ho sempre letto e scrivo ogni tanto, alcuni dicono bene (anche se ho i miei dubbi); ho sempre avuto tutte le ragazze che volevo in un modo o nell'altro, nel bene e nel male.

Eppure non ho mai concluso niente. Per colpa o per destino, disse qualcuno.

Probabilmente non so inquadrare bene il termine insoddisfazione perché non riesco a inquadrarne nemmeno l'opposto. Quando mi diedero la cintura nera, un maestro inglese lì presente dopo la stretta di mano di rito mi disse a mo' di battuta "Now you can smile", pensando forse che fossi teso. Io mi resi conto che effettivamente non stavo sorridendo, né ero felice: per me la cosa si era mutata un giorno prima dell'esame , in un momento indefinibile, da un obiettivo rincorso a lungo a niente più che un dovere da portare a termine ma comunque di poco conto. Così per la laurea: ok, ho avuto problemi che hanno compromesso la media e i voti, so che sono successe cose incontrollabili e non posso recriminare nulla; eppure non riesco a dirmi "Ok, è fatta", al massimo penso che non mi perdonerò mai il ritardo accumulato e che probabilmente non ne è valsa la pena, perché tanti sforzi mi hanno portato non a un traguardo ma a una milestone qualsiasi. Dopo questa ne verrà un'altra, poi un'altra ancora, ancora altre, infine una più grande con su il mio nome, una foto e un paio di date.

A voi è mai capitato?

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Certo che è capitato. Brutta sensazione. Non tanto per la sensazione in sé ma per il motivo per cui la si prova.

Gli artisti si dicono sempre insoddisfatti perché appena terminata un'opera su cui hanno magari investito tanto si rendono conto della sua "imperfezione" e quindi, insoddisfatti del risultato, traggono da tale insoddisfazione lo stimolo per ricominciare e creare una nuova opera, migliore della precedente, peggiore della successiva. Un po' come "ti amo più di ieri ma meno di domani" per intendersi.

Poi c'è l'insoddisfazione di chi ha compiuto un percorso o realizzato qualcosa e non ne è felice e soddisfatto, non perché il risultato non sia stato raggiunto (quando non si abbandona prima consci del fatto che arrivare in fondo non ci soddisferebbe comunque) ma perché una volta arrivati alla meta ci si chiede: E ora? Tutto qui? Perché? Serviva farlo? Sono migliore adesso?

Certe volte invidio il personaggio di "golden boy" che alla fine di ogni giornata scriveva sul suo diario " anche oggi ho imparato qualcosa di nuovo" e ne era sinceramente soddisfatto.

L'atteggiamento che indichi, Aerys, è maledettamente pericoloso. Certo che è capitato anche a me, talmente capitato che chi mi conosce mi dice "con tutto quello che hai fatto e le esperienze che hai vissuto potresti scrivere un libro bello grosso" e allora perché non ne sono né fiero (di quello che ho fatto o non fatto) né soddisfatto?

Ora ho miriadi di idee da realizzare, ma non ne ho lo stimolo. Vorrei condividere queste cose, non farle da solo...ma nel formicaio chi c'è che abbia i miei stessi traguardi? Chi c'è di degno per condividere il tutto? Queste cose devo farle per me stesso? Ammesso che riesca, a che serve se poi ne godo solo io ?

Cerca di comprendere quale china stai percorrrendo. Non fare come il nonno.

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"Se la vita fosse giusta, Elvis sarebbe vivo e tutti i suoi imitatori sarebbero morti", disse qualcuno. Non so bene cosa c'entri, ma mi piaceva.

Elvis a parte, non volevo incupirti Merin. :-(

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