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Discussione di gioco 1

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Introduzione

I personaggi sono venuti a Miralba per incontrare Aldo Serrani, mercante di libri, mappe e antichità. L’uomo ha promesso di attenderli alla locanda del Buon Riposo, dove consegnerà loro un documento recuperato durante uno dei suoi ultimi viaggi.

La lettera è arrivata dieci giorni prima.

La grafia di Aldo è frettolosa, ma le ultime righe sono state sottolineate due volte:

Citazione

Ho trovato qualcosa che non dovrebbe esistere.
Non fidatevi dei registri.
Venite di persona e non dite a nessuno perché.

Aldo non è tipo da cedere facilmente alla paura. Ha attraversato territori di guerra, contrattato con briganti e acquistato reliquie da necromanti dichiarati.

Qualunque cosa abbia scoperto, lo ha spaventato abbastanza da chiedere aiuto.

La locanda del Buon Riposo

È notte quando raggiungete Miralba.

La giornata è stata calda e asciutta; persino dopo il tramonto la strada conserva parte del calore accumulato sotto il sole. La polvere sollevata dai vostri passi rimane sospesa per qualche istante nell’aria immobile, prima di ricadere lentamente sugli stivali e sugli orli dei mantelli.

Sopra di voi il cielo è limpido. Le stelle brillano numerose, nitide, quasi immobili. Soltanto verso occidente, molto lontano, alcune grosse nubi si profilano sopra le colline. Sono masse scure e compatte, illuminate a intervalli irregolari da deboli bagliori interni. Il temporale, ammesso che raggiunga la valle, è ancora distante. Non si sente alcun tuono.

Miralba sorge su un lieve pendio, circondata da una cinta di mura basse e ben conservate. Non sono fortificazioni costruite per sostenere un lungo assedio: più che altro delimitano la città e proteggono orti, magazzini e abitazioni dagli animali selvatici e dai briganti occasionali.

La porta meridionale è ancora aperta.

Due lanterne pendono sotto la tettoia del corpo di guardia. Una è quasi consumata; l’altra oscilla appena, sebbene non ci sia vento. I soldati di ronda vi lasciano passare dopo uno sguardo distratto ai bagagli e alle armi. Uno di loro vi indica la strada principale con la punta della lancia.

«Il Buon Riposo è vicino alla fontana. Non potete sbagliare.»

Oltre la porta, Miralba appare silenziosa ma non addormentata.

Qualche finestra è ancora illuminata. Da un cortile arriva il rumore regolare di qualcuno che pompa acqua da un pozzo. Un uomo chiude le imposte della propria bottega; più avanti, una donna ritira da un davanzale una fila di vasi con erbe aromatiche. Dalle case provengono odori di cera, legna spenta e pietra ancora calda.

Le strade sono lastricate e insolitamente pulite. Un canale poco profondo corre lungo i bordi, raccogliendo l’acqua delle abitazioni e quella delle rare piogge estive. Le facciate delle case sono chiare, costruite con pietre locali e intonaco color crema. Molte porte portano piccoli simboli religiosi, ferri di cavallo o mazzetti di piante ormai secche.

La fontana si trova al centro di una piazza rettangolare.

Raffigura una donna inginocchiata che sostiene una brocca sopra la spalla. Un sottile filo d’acqua scende dalla brocca nella vasca sottostante. Attorno alla fontana crescono quattro tigli, le cui fronde proiettano ombre scure sulle panchine vuote.

Di fronte alla piazza sorge la locanda del Buon Riposo.

È un edificio ampio, più antico delle case che lo circondano. Il piano inferiore è costruito con grossi blocchi di pietra grigia; i due superiori avanzano leggermente sulla strada, sostenuti da robuste travi di quercia annerite dal tempo.

Il tetto è alto e spiovente, ricoperto da tegole scure e irregolari. Due comignoli si innalzano sul lato orientale. Da uno esce ancora una colonna sottile di fumo, che sale dritta nel cielo prima di dissolversi.

L’insegna della locanda pende da una staffa di ferro battuto.

Mostra un viaggiatore addormentato sotto un albero, con il cappello calato sul volto e una bisaccia usata come cuscino. La pittura è vecchia, ma curata: il verde delle foglie è stato ritoccato di recente e, sotto la figura, le parole BUON RIPOSO sono leggibili anche alla luce della notte.

Due lanterne schermate illuminano l’ingresso.

La porta principale, di legno scuro rinforzato da bande di ferro, è aperta. Sulla soglia è stato steso un tappeto di corda per pulire gli stivali. Accanto alla porta si trovano una panca, una rastrelliera per bastoni da viaggio e una grande ciotola di terracotta piena d’acqua per gli animali.

Sul lato sinistro dell’edificio si apre un arco che conduce al cortile interno. Da lì provengono il fruscio della paglia, il rumore di un cavallo che batte uno zoccolo e il mormorio sommesso di un garzone intento a tranquillizzarlo.

Davanti alla locanda sono parcheggiati due carri.

Il primo è un pesante carro da trasporto, coperto da un telo cerato e carico di casse marchiate con il simbolo di una corporazione mercantile. Il secondo è più piccolo e leggero. Ha le ruote incrostate di fango secco e, sotto il sedile, sono legate alcune custodie per libri e mappe.

Lo riconoscete.

È il carro di Aldo Serrani.

Da una finestra del primo piano filtra una luce giallastra. Dietro la tenda si distingue per un istante l’ombra di qualcuno che attraversa la stanza, si ferma e poi scompare.

Dalla sala comune arrivano voci, il rumore delle stoviglie e una breve risata. Qualcuno sta suonando molto piano uno strumento a corde, ripetendo più volte la stessa semplice melodia.

L’odore che esce dalla porta aperta è quello di pane appena scaldato, cipolle arrostite, carne speziata e vino.

Dopo il viaggio, il Buon Riposo sembra mantenere esattamente ciò che promette.

Aldo vi sta aspettando da qualche parte al suo interno.

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