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Dragons´ Lair

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Le corti di Newcastle

Risposte in primo piano

Corte della Primavera

Il desiderio è il motore della vita dei Perduti: passione, fame e piacere alimentano ambizione e creatività, ma un eccesso può bruciare. Altre corti non lo comprendono e lo vedono come egoismo o superficialità, mentre la Corte della Primavera sa che il desiderio è nutrimento della vita stessa e mezzo per costruire una nuova esistenza. Attraverso la Gioia e il Piacere, i Perduti sfidano i Fatati, mostrando che la loro libertà non è spezzata.

La Primavera, patrona della Corte del Desiderio, coincide con nascita e rinascita, stimolando vitalità e connessione con il mondo. I Cortigiani traggono forza dai desideri dei mortali e dei loro simili, usando le emozioni per guarire e creare legami profondi. Il desiderio non è solo piacere: può includere invidia, brama o lustro crudele, e i Cortigiani lo raccolgono ovunque, dai club agli uffici, dalle adozioni di animali agli eventi sociali.

Le relazioni tra Perduti, romantiche o platoniche, amplificano il potere del desiderio. Tuttavia, la tendenza alla negazione porta i Cortigiani di Primavera a ignorare il dolore e la perdita, rendendoli meno affidabili in situazioni critiche. In tempi di prosperità, la Corte è più forte; in tempi di crisi, il desiderio perde vigore. Pur attraendo ammirazione, i Cortigiani di Primavera possono deludere, ma la loro comprensione del desiderio li rende unici nel percepire e resistere ai Glamour dei Fatati.

Membri della Corte della Primavera

Corte dell'Estate

L’ira è rifiuto: non accetta la realtà così com’è e spinge a reagire. La Corte dell’Estate incarna la decisione di smettere di fuggire e combattere, spesso alimentata da perdite, umiliazioni o ingiustizie. Non sempre è sana: può offuscare il giudizio e portare a sacrifici inutili, ma rende un Perduto una forza temibile.

Il Patto con l’Estate si basa sull’ira, il sole che distrugge le ombre, la vigilanza della giornata più lunga e la violenza che esplode nelle città affollate. L’ira può essere raccolta ovunque: rabbia repressa, frustrazione sociale, tensioni quotidiane, rivalità sportive; ogni fonte ha un sapore diverso di Glamour, dal bruciante al pepato, dal purificante al metallico.

La filosofia della Corte insegna a non consumare completamente l’ira, ma a forgiare e indirizzarla verso un bersaglio giusto. L’ira disciplina e protegge, mentre la rabbia incontrollata acceca e indebolisce, danneggiando chi ti sta vicino. La differenza è chiara: l’ira è potere concentrato; la rabbia è veleno disperso.

Membri della Corte dell'Estate

Corte dell'Autunno

La paura è un confine invisibile: una linea tracciata nella polvere che separa, protegge, impone limiti. La Corte dell’Autunno la vive come fortezza e strumento, non solo come emozione, ma come conoscenza profonda delle proprie ferite. I Cortigiani non fuggono dal terrore né lo reprimono: lo affrontano, lo studiano, lo trasformano in consapevolezza. Sanno che la violenza fisica spaventa soprattutto i mortali, mentre i Veri Fatati temono altro: la rottura delle regole, la magia, il momento in cui una pedina mette le mani sul manuale del gioco.

L’Autunno ha scelto la paura come Patto perché è la stagione del declino, della morte che si avvicina, del buio che cresce, del sapere che non è la fine a spaventare davvero, ma il morire. La Corte raccoglie terrore in forme sottili: inquietudine notturna, immaginazione infantile, voci, tensione emotiva, panico animale, non l’orrore superficiale ma quello profondo e radicato.

Di fronte al pericolo, i Cortigiani d’Autunno non reagiscono con furia o fuga, ma con il patteggiamento: cercano vie d’uscita, alleanze, clausole di salvezza. Questa attitudine li rende potenti, ma anche inquietanti, perché chi vive di patti e contratti può sempre essere tentato di stringerne uno sbagliato. La paura, in Autunno, non è solo difesa: è potere, intelligenza e rischio costante di tradimento.

Membri della Corte dell'Autunno

Corte dell'Inverno

Il dolore è una gabbia: immobilizza, raffredda, trattiene, ma può anche diventare rifugio, forza e protezione. La Corte dell’Inverno conosce bene questo paradosso: il lutto nasce dall’amore, dalla perdita di ciò che era davvero importante, e per questo i Perduti vi sono naturalmente attratti. Tornano a casa trovando vite distrutte, affetti spezzati, identità rubate, e l'Inverno non offre oblio, ma memoria.

Il dolore ha due direzioni: rivolto contro i nemici spezza la loro volontà, rivolto verso se stessi dissolve illusioni e false speranze. I Cortigiani d’Inverno usano perdita, colpa, rimpianto e disperazione come armi sottili, perché sanno che molti Veri Fatati non comprendono davvero cosa significhi perdere qualcosa che si è amato. L’Inverno, stagione del buio e della luce scarsa, rende il lutto più profondo e naturale, trasformandolo in conoscenza e resistenza.

La raccolta del dolore richiede discrezione: funerali, chiese, prigioni, case distrutte, ferite emotive riaperte con falsa compassione. Ma questa via espone alla depressione, al rischio dell’immobilità e dell’isolamento. La Corte vive nella tensione tra nascondersi per sopravvivere e mantenere legami per non spegnersi dentro. Per questo l’Inverno non è codardia: è attesa, silenzio, resistenza, e preparazione. Il dolore non è fuga, ma una forma di forza lenta, profonda e pericolosamente stabile.

Membri della Corte dell'Inverno

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