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Notizie dalla gran selva


Mezzanotte
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Emidio da MelkSeguono brevi stralci tratti dagli scritti del celeberrimo Emidio da Melk, ex monaco errante e romanziere di gran fama che in gioventù percorse la regione come Messo della Cattedra del Gran Tempio.

Selva Grande

Ad ovest di Nochemburgo, fino alla Fossa Verde, il territorio del Regno è coperto da imponenti foreste. Fra queste però la selva che si trova nei pressi del suo confine sud-occidentale è famosa per essere così intricata, selvaggia e remota da meritarsi l'appellativo di Grande.
Terra di frontiera percorsa da eserciti, santi predicatori e città ormai cancellate dalla Storia, la Selva Grande si è sempre dimostrata una provincia ostica da governare. Le comunicazioni difficili, le strade praticamente inesisitenti, le sparute comunità isolate e la natura indomabile della regione sembrano costituire un ostacolo insormontabile alla penetrazione della civiltà e della buona novella portata dalla Chiesa delle Ossa. 

 

 

San Sisma

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A dar credito alle leggende che lo riguardano,  la regione porta spettacolare traccia del suo operato.

Si dice che il Levriero Tellurico fosse in origine abate dell'antico monastero di Frano ma, ricevuta la vocazione e la capacità di operare portenti durante una miracolosa pioggia piroclastica che per poco non lo uccise, decise di farsi apostolo fra le rustiche genti della Selva, ancora in gran parte pagane.
Qui venne in contrasto con il potente re-magus di Eulipio, ricca e depravatissima città di cui ancor oggi si favoleggia. Il magus sfidò Tellurico a dar prova della sua potenza e l'apostolo non si fece pregare sprofondando la metropoli e tutti i suoi empi abitanti sul fondo del Mar delle Isole, creando un nuovo golfo e lo spettacolare Salto attraverso cui le acque dell'impetuoso fiume Reschia precipitano nell'oceano dopo un volo di centinaia di metri.
Per questo meritevole portento Tellurico venne canonizzato ancora in vita col nome di San Sisma da Bernardo VIII che, secondo i Rotoli delle Sacre Cripte di Nochemburgo, all'epoca sedeva sulla Cattedra.
L'apostolato del novello santo continuò fra mille difficoltà finché Tellurico, assai amareggiato dalla mancanza di fede degli indigeni che adoravano le forze della natura scolpite in rozzi idoli, decise di ritirarsi in mistica meditazione. Si narra che ormai povasse una tale repulsione per la Selva da volerla tenere lontana. Perciò fece sorgere, da un giorno all'altro, il bizzarro rilievo del Gran Dente sulla cui inaccessibile cima la leggenda vuole ancora dimori.
Oggi l'irascibile santo più che essere venerato viene temuto. Per ironia della sorte la sua figura è stata assimilata dai locali alle antiche divinità ctonie indigene. In questa regione è perciò ancora possibile incontrare edicole sacre a lui dedicate edificate alla maniera pagana, pietre rozzamente scolpite su cui vengono officiate offerte di sangue. Il suo culto non è organizzato, e gli altari vengono oggi innalzati principalmente per scongiurare smottamenti e terremoti, tutt'altro che rari in questa regione. 

Il Gran Dente

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Il Dente è una bizzarra formazione orografica che si innalza, come per magia, sopra il lussureggiante mare della Selva per più di una lega d'altezza. Sulle sue spoglie pareti verticali non cresce vegetazione alcuna. Diverse spedizioni di studiosi si sono affannate per indagare i suoi misteri e non sono mancati persino ardimentosi spintisi in questa remota parte del Regno col solo intento di essere i primi ad ascenderne la cima ed ottenere così imperitura gloria. Di questi gagliardi alpinisti si perde puntualmente ogni traccia ed è difficile financo stabilire se abbiano incontrato la fine loro durante l'ardua scalata oppure uccisi dai pericoli della Selva sottostante. I Savi del Regno dibattono da secoli sulla genesi del Dente. Evidenze geologiche li hanno portati a ritenere che il rilievo si è venuto a formare in brevissimo tempo, probabilmente a seguito di un fenomeno cataclismico di terrificante intensità. Inutile dire che questo ai più è sembrata conferma delle opere del santo.

Le rovine di Auriate

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Alle pendici del Dente e a salire, incise nelle sue pareti a strapiombo, si trovano le rovine dell'antica città di Auriate.
Questo prospero centro, assai sviluppato, noto per la scienza de li suoi alchemisti, si dice fosse in grado di rivaleggiare con la magnifica e depravata Eulipio quanto a ricchezza e splendori.
Le fortune di Auriate si devono all'ingegno dei suoi abitanti  non meno che all'aspro rilievo a cui tanto tenacemente si abbarbicava. E la sua rovina pure. Con il vertiginoso innalzarsi dalle viscere della crosta terrestre infatti il Dente portò in superficie, e in molti casi ben sopra di essa, tesori prima gelosamente custoditi dalla pietra come vene di diamanti e d'oro. La città fece di queste incommensurabili opulenze la sua forza scavando per secoli la montagna -e anco sotto di essa- grazie, sembra, ad un preparato alchemico simile a quella Polvere Nera che oggi alimenta le nostre sante guerre. Che la fine della splendida Auriate sia venuta per l'esaurimento delle ricche vene, per l'abuso di esplosivi o altro rimane ancora grande enigma. Resta il fatto che oggi una gigantesca frana seppellisce la pagana città e i suoi misteri sotto tonnellate di roccia. Per la Chiesa un altro meritevole portento di San Sisma.

La Via degli Eserciti

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Così chiamata perché percorsa dalle pie spedizioni militari del Regno che periodicamente tentano di invadere e assoggettare porzioni della Fossa Verde, questa strada selciata taglia da est ad ovest la Selva per molte leghe collegando il forte di Castel Franco alla rocca di frontiera di Zaponte, sul confine con la Fossa.
Si tratta di opera ingenieristica di titanico rilievo, chiara prova della capacità e del potere assoluto che la Cattedra del Grande Tempio è in grado di esercitare sui corpi, come sulle anime, de li suoi sudditi.
Per la costruzione la popolazione della Selva è stata precettata assieme ad un gran numero di prigionieri di guerra, criminali e popolazioni ribelli fatte affluire qui da ogni parte del Sacro Regno. Non pochi hanno trovato la morte durante la sua titanica realizzazione per la brutalità dei soreglianti, le malattie e la durezza delle condizioni di lavoro. Non a caso fra i locali è detta Via Rossa, ritenendo il porfido rossastro delle pietre che la ricoprono aver assunto quella colorazione per il sangue versatovi sopra.
Che la strada sia opera prettamente militare è assai evidente: lungo tutto il tracciato, ad intervalli regolari, sorgono avamposti per controllare i viandanti che devono essere provvisti di un regolare permesso di viaggio. I militi lì stanziati hanno anche il compito di pattugliare i dintorni della Via, tenere in buone condizioni il tratto di strada loro assegnato e mantenere in efficienza un sistema di uccelli messaggeri che garantiscono le comunicazioni veloci fra i forti e la Capitale.

La Rocca di Zaponte

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1402899137_ilbaroneprimogene.thumb.jpg.1e74e58a7acbfb656a34362bb66fa7a0.jpgL'imponente rocca si innalza sul confine del Regno con la Fossa Verde. Presidia l'unico passaggio praticabile da un esercito dell'intera regione ed è perciò assai munita e di importanza strategica capitale per la Chiesa. Nonostante la massiccia presenza militare del Regno le aspre Gole del Sauro sono terreno notoriamente assai infido. La spietata controguerriglia del Barone Primogene non è mai riuscita a domare completamente le incivili tribù di Puma che qui vivono, gelosissime della loro libertà. L'odio di questi ostinati felini per il Regno e la Chiesa è reso irriducibile dal fatto che molti loro congiunti sono stati costretti a scavare nella viva pietra, come schiavi, la Breccia, il varco attraverso cui oggi passano gli eserciti civilizzatori di Nochemburgo, perendo in gran copia nell'ardua impresa.

Il villaggio di Paglia

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Questo remoto e modesto avamposto è sito a cavallo del confine fra il Regno e la Fossa, ove il fiume Sauro abbandona le impervie gole che contraddistinguono la prima parte del suo tumultuoso corso per disperdersi in mortifere paludi. Gli abitanti del villaggio sono abili intrecciatori di giunchi che qui abbondano e, ufficialmente, pescatori. In realtà molti di loro arrotondano i magri guadagni contrabbandando cose e persone al di qua e al di là del limes grazie all'intima conoscenza che hanno della palude. A Paglia rinnegati e fuggiaschi non mancano e si sentono al sicuro. Il villaggio sorge in un posto così remoto e malsano che è assai raro che gli emissari della Chiesa vi mettano zampa. La Cattedra è ovviamente a conoscenza di questo covo di nequizia, ma i tentativi di sanificarlo col fuoco e l'acciaio del Barone Primogene hanno avuto fin'ora risultati deludenti. Al primo sentore dell'arrivo degli armigeri del Barone infatti gli abitanti di Paglia si dileguano come fantasmi nelle paludi. Sembra non vi sia modo di sorprenderli, e anche se le loro miserabili abitazioni vengono date puntualmente alle fiamme, quei disperati non faticano molto per ricostruirle, dato che parliamo di capanne di giunchi e fango erette su palafitte.
Le spedizioni punitive del barone non solo si sono dimostrate scarsamente efficaci nel debellare i contrabbandieri, ma ritornano puntualmente falcidiate dalla malaria e dai venefici agguati degli infidi Scinchi che infestano quei pantani. Per questo, con la guerriglia tribale dei Puma ad alitargli perennemente sulla collottola, Primogene sembra ormai restio a sacrificare ulteriori risorse alla pur meritoria impresa. 

Le Paludi Sauree

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727a164bba2c9ea7d37bb2e0010095b0.thumb.png.2c6b99600b2400f3940c86d8b6049294.pngFuor dalle gole il basso corso del Sauro si perde in un intrico paludoso che si estende per parecchie leghe, fino al mare. Questo malsano ambiente è fra i più inospitali del Regno anche perché patria di una razza di lucertoloidi assai primitivi chiamati Scinchi. Gli Scinchi sono estremamente aggressivi verso gli estranei e fanno buon uso dell'ambiente in cui vivono anche sfruttando certi atroci veleni che traggono da raganelle dai colori vivaci e fiori lacustri noti solo a loro.
Qualche savio appassionato di farmacopea e creature primordiali ha persino tentato di studiarli senza fare, poco sorprendentemente, più ritorno.

 

Edited by Mezzanotte
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