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Funambolo


ectobius
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Andava!…andava… comunque.

Nell’incubo andava!

La sua ombra lo precedeva Concreta E precedendolo di un buon tratto, la sua ombra lo attirava con forza ed era andata a sbucare in una piazza nuda estesa Chiusa, senza interruzioni percepibili al primo sguardo sulla palizzata calcinata di lapidi grattacieli.

E non riconosceva più, girando lo sguardo a ritroso, nemmeno lo stretto varco di strada dal quale era sbucato.

Stanco di guardarsi attorno si sedette rassegnato sulla panchina, l’unica nella grande piazza E guardava in alto in cerca d’un cielo assente.

Solo una lunghissima corda, scorse Tesa sul vuoto della piazza da due opposti edifici Altissima Lontana… sul vuoto. E un funambolo lento si inoltrava sul sottilissimo percorso… senza acrobazie... triste!... e senza pubblico.

Avrà una meta?… Laggiù!

E cosa c’era laggiù?

Forse un pubblico?... Forse un applauso?

Improbabili!

Ma l’aveva incuriosito questo viaggio senza senso su una corda Intrapreso né per lo spettacolo, né per un applauso.

Che l’unica giustificazione fosse l’approdo in un luogo?

Si levò dalla panchina e si diresse all’alto edificio alla cui sommità si agganciava il terminale della corda sospesa nel vuoto.

L’ingresso all’edificio era stretto… quasi un pertugio Ma dava su una normale scalinata di condominio. Prese a salirla con impeto, la scalinata, saltellando sulle punte dei piedi Ma non si raggiungevano pianerottoli per una sosta. Dovette sedersi sulle scale ansimando, e riprese la salita con meno foga poggiando sui gradini tutta la pianta dei piedi, ora.

Non si aprivano porte su quelle scale immerse in una luminescenza grigia, interrotta solo di quando in quando da brevi lampi… lampadine sul limite dell’esaurimento! Ma udiva un mormorio, un brusio ininterrotto proveniente da punti indefiniti Arrivava da ogni lato questo bisbigliare che talvolta si faceva riso sardonico fino al gemito.

Poi la scala si biforcò in bivio… A destra o a sinistra?… scelse la sinistra e incontrò altre biforcazioni Ad ogni bivio prendeva a sinistra.

Inopinatamente, la scalinata prese a scendere, poi risalì ed ancora discese in larghe curve Infine era un labirinto da percorrere Trascorrere. Trapassava dal passo ciabattante in salita, al trotto lungo le scale in discesa A tratti si piegava per la fatica, ed a tratti quasi strisciava, ché la rampa si infilava a scorrere in cunicoli.

Era esausto ma doveva andare… come avesse sottoscritto un impegno.

I piedi erano gonfi e non tolleravano le scarpe Le tolse, le scarpe, e riprese a trascorrere quel labirinto di scale che ancora saliva, scendeva, si ingrottava Procedette per inerzia! I piedi piagati. Dalle piaghe fuoriusciva abbondante il pus.

La pelle grinzosa disidratata La barba e i capelli lunghi E qualcosa vi aveva colonizzato tra i capelli e la barba.

Era il barbone!

Sbucò infine, dopo aver salito e sceso molte scale, in un pianerottolo e non c’erano più scale per proseguire il viaggio.

C’era la porta di un ascensore!

Premette il pulsante di chiamata e, dopo un tempo lungo di attesa, inerte lunga angosciosa, la cabina fu presente.

Anche qui un solo pulsante… Non c’erano scelte!… Lo sfiorò appena, ed in un attimo era arrivato

Una luce chiarissima Trasparente Abbagliante da non potere definire i confini dello spazio… se spazio era… Non c’erano confini né di pareti, né d’altro tipo… chessò… una barriera di alberi… un non confine vago di un prato con acque limpide... magari fiorito.

Era un non luogo, invece. Senza colori Il non luogo della negazione dei colori!

Una colonna sosteneva un grosso cavo di acciaio che andava a perdersi nel vuoto. Cercò di far penetrare lo sguardo per scorgervi il funambolo Non vide nulla nella luce chiarissima.

Che fosse già giunto? Ma c’era niente intorno… Niente! Nemmeno un’ombra.

Difficile descrivere la sensazione affatto nuova nel non luogo senza ombre né colori.

Anche la sua ombra era perduta.

Ebbe il tempo di pensare che non si sarebbe potuta concludere che così come si stava concludendo la sua avventura avendo accettato di trascorrere nel labirinto Il labirinto che non è possibile eludere, ingannare, sfuggire… il labirinto che tutto accoglie e fonde.

E si concluse infatti... in perdurante mistero!

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