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L’ultima esibizione


Lillyen
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- Non pensavo di arrivare a tanto ma quando quella stupida ed insignificante ragazzina è entrata in camera non ho avuto alcuna esitazione. Le ho sorriso e parlato confidenzialmente… Era così dolce…*- la ragazza pronunciò la parole con estrema lentezza mentre il sacerdote di Nidros, il Dio della Morte, si avvicinava alla tinozza per osservare la situazione.

- Si è agitata un po’ troppo mentre spingevo la sua testa nella tinozza piena d’acqua… acqua calda…*- continuò fissandolo, sembrava seccata dal ricordo. - Muoveva le mani cercando di liberarsi dalla mia stretta… - spostò lo sguardo verso il corpo della sguattera riverso sulla tinozza. Le braccia abbandonate lungo i fianchi e la testa ancora immersa nell’acqua. Le dita rossastre. Sembrava una marionetta spezzata.

Un rivolo di sangue scivolò lentamente dalle dita fino al pavimento di pietra.

Pozza rossa.

- Povera ragazza… Era così dolce! – mormorò la giovane stringendo il lenzuolo bianco che le copriva il corpo mentre sul suo volto roseo apparve un sorriso maligno. - Ha commesso solo un errore, un piccolo errore. Si è interessata a te. Mi ha parlato del tuo sguardo… di come la guardavi… - sottolineò le ultime parole tornando a guardare l’uomo. Il suo uomo.

Andreas non aveva pronunciato neppure una parola da quando aveva fatto il suo ingresso nella camera della locanda.

La ragazza si toccò i capelli e sorrise di nuovo.

Il chierico sfiorò i capelli biondi della cameriera. Un gesto delicato. - Suona per me, Emilie – chiese con tono gentile.

La ragazza dai lunghi capelli neri schiuse le labbra come a dire qualcosa, sorpresa dalla richiesta. Poi annuì e prese il violino appoggiato sul letto.

Andreas la osservò prendere posizione. Con estrema delicatezza appoggiò lo strumento sulla spalla ed iniziò a suonare. La sua mente cercò rifugio in quelle tristi note. Non riuscì a nascondersi.

Aveva provavo uno strano piacere nel toglierle la vita alla giovane cameriera. Era consapevole di essere andata contro il volere del Signore Oscuro.

Improvvisamente il ritmo della musica aumentò. Emilie chiuse gli occhi travolta dall’allegra melodia. Non era riuscita a nascondere la sua gioia.

All’improvviso la musica cessò. Emilie sgranò gli occhi.

Il chierico era di fronte a lei, immobile.

Le lunghe dita affusolate della ragazza si serrarono sull’archetto mentre il suo sguardo si posava lentamente verso la lama con il quale l’uomo l’aveva pugnalata.

- Non avresti dovuto… - mormorò con un filo di voce.

- Non avresti dovuto ucciderla. Non era ancora giunto il suo momento. Il mio Signore non può perdonarti e… neppure io posso farlo - replicò lui con tono freddo estraendo lentamente dal suo corpo lo stiletto. - Hai provato il piacere di uccidere.

Artigliò il violino mentre il suo corpo si piegava in avanti, appoggiandosi al corpo dell’uomo. Una statua.

Il chierico la osservò scivolare in terra mentre il sangue della giovane violinista imbrattava il lenzuolo bianco.

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