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Anteprima Xanathar's Guide to Everything #5 - Il Sommario

Come vi avevamo scritto in questo articolo, il 4 di Novembre la WotC ha in programma di iniziare una due giorni totalmente dedicata all'evento di beneficienza Extra Life. A quanto pare, tuttavia, essa ha deciso di iniziare in anticipo la raccolta fondi e, dunque, già in questi giorni stanno cominciando ad essere sbloccate le anteprime riguardanti il prossimo supplemento per D&D 5e, ovvero Xanathar's Guide to Everything (in questo nostro articolo potrete trovare le informazioni fino ad ora rilasciate su questo manuale), in uscita il 21 Novembre 2017.
In questa nuova anteprima è stata rivelato il Sommario del manuale Xanathar's Guide to Everything. Attraverso questa anteprima, dunque, possiamo dare uno sguardo più generale al contenuto del manuale.
Questo articolo verrà aggiornato non appena la WotC renderà disponibile la versione >PDF dell'anteprima. Nel frattempo, in fondo a questo articolo troverete il Sommario del Manuale fotografato da uno dei designer (cliccate sull'immagine per vedere la foto in risoluzione più alta).
Se, invece, vi siete persi le altre anteprime rilasciate dalla WotC su Xanathar's Guide to Everything, potete controllare qui di seguito:
Incontri Casuali e Tabelle dei Nomi
Eventi della Vita del Personaggio
Lista degli Incantesimi del Mago
Il Dominio della Forgia
 
Ecco la foto del Sommario:

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Sondaggio di Ottobre - Opzioni Immonde

La settimana scorsa la rubrica degli Arcani Rivelati ha presentato una serie di Opzioni Immonde da farvi playtestare: nuove Sottorazze per i Tiefling, modi per personalizzare i culti diabolici e doni demoniaci che PNG corrotti possono ricevere dagli abitanti dell'Abisso.
Ora che avete avuto la possibilità di leggere e di riflettere sulle Sottoclassi Rivisitate rilasciate settimana scorsa, siamo pronti per conoscere la vostra opinione su di esse nel seguente Sondaggio. Il Sondaggio rimarrà aperto per circa tre settimane.
Questo è Materiale da Playtest
Il materiale degli Arcani Rivelati è presentato allo scopo di effettuarne il playtesting e di stimolare la vostra immaginazione. Queste meccaniche di gioco sono ancora delle bozze, usabili nelle vostre campagne ma non ancora forgiate tramite playtest e iterazioni ripetute. Non sono ufficialmente parte del gioco. Per queste ragioni, il materiale presentato in questa rubrica non è legale per gli eventi del D&D Adventurers League.
ARCANI RIVELATI: OPZIONI IMMONDE
SONDAGGIO SULLE OPZIONI IMMONDE
 
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Ecologia dello Sciacalloide

Il comune sciacalloide, come il suo cugino il lupo mannaro, ha una discreta somiglianza con il tradizionale teriantropo. Comunque la sua origine è molto meno tragica di quella dei veri licantropi. Il nome è un’ovvia combinazione delle parole “sciacallo” (un animale spazzino che abita in climi caldi) e “umanoide” (in riferimento alla capacità dello sciacalloide di assumere forma umana). La tipica dieta del Jackalwere consiste in…
– Septimus, Titus G. Magnus, Libro Monstra Fortis: Ventura Publishing, pag 349.
 
INTRODUZIONE
Lo sciacalloide sta al comune bandito e truffatore come il leone sta al gatto domestico: sebbene siano fondamentalmente simili, uno è molto più pericoloso dell’altro. Uno sciacalloide vive affidandosi all’inganno e alla violenza proprio come un brigante, ma il suo obbiettivo ultimo è molto più crudele e sanguinoso: un pasto sostanzioso a base di carne umanoide. Una fame insaziabile caratterizza lo sciacalloide come creatura e la maggior parte delle sue azioni trae origine dal desiderio di trovare nuovi modi per saziare la sua sete di sangue.
Non è raro per uno sciacalloide essere scambiato per un mannaro; eppure non c’è alcuna prova che la natura del primo abbia qualcosa a che fare con la maledizione della licantropia e gli stessi sciacalloidi trovano offensivo il paragone. Inoltre, al contrario dei licantropi, gli sciacalloidi non sono particolarmente influenzati dall’argento; il loro anatema è invece il ferro freddo.  Gli sciacalloidi devono essere quindi classificati come una razza separata di semiumani, piuttosto che sventurati afflitti da una maledizione.
La loro origine è ancora oggetto di dibattito: molti studiosi avanzano la teoria dell’intervento di una forza esterna al nostro mondo, come per gli Gnoll. Altri rifiutano questa idea e sostengono che la nascita degli sciacalloidi sia da ritenere il risultato di un esperimento o di un fenomeno di magia selvaggia che ha fuso lo spirito di uno sciacallo con quello di un uomo.
 
OSSERVAZIONI FISIOLOGICHE
Osservazioni a lungo termine su un singolo sciacalloide rivelano la loro capacità di mutaforma, che conferisce loro grandi doti di elusione e mimetismo modificando il proprio aspetto. Comunque, la loro capacità di comportarsi da umani è spesso limitata e mancano dell’acutezza o complessità tipica di altri mutaforma –come ad esempio i Doppelganger.
Uno sciacalloide ha tre forme: da sciacallo, da umanoide e da ibrido. La sua forma animale è distinguibile da quella degli sciacalli veri e propri solo dal modo in cui si comporta: i veri sciacalli si sottomettono in sua presenza e formano branchi aggressivi sotto la sua guida.
La forma umanoide è, allo stesso modo, fisicamente indistinguibile da quella di un comune umano. Lo sciacalloide è, inoltre, in grado di modificare il proprio aspetto da umano a volontà per confondersi meglio e avvicinarsi indisturbati alla preda. Uno sciacalloide, tuttavia, ha solo un’idea molto vaga di come comportarsi in presenza di altri umani ed è molto difficile per loro restare in una comunità per lunghi periodi senza attirare l’attenzione. La loro natura animalistica impedisce loro di comprendere il concetto di spazio personale e a tavola si nutrono come belve, ignorando qualsiasi forma di educazione. Per questo motivo i bersagli favoriti da uno sciacalloide in forma umana sono viaggiatori ed emarginati, in particolare coloro che dormono all’aperto.
La forma ibrida è l’unica nella quale uno sciacalloide può essere riconosciuto per quello che è davvero, ed è anche quella che assume quando è sotto un effetto che contrasta la sua natura di mutaforma. La testa dello sciacalloide diventa quella di uno sciacallo, e sul corpo cresce un pelo folto, mentre mani e piedi tornano ad assomigliare alle zampe artigliate di un canide. Questa è anche la forma in cui la creatura preferisce combattere contro altri umanoidi, bloccandoli con le zampe e divorandoli vivi con le zanne affilate.

OSSERVAZIONI SOCIALI
Gli sciacalloidi non sono naturalmente portati a mostrare interesse per i membri della loro stessa specie, ma a volte sono state notate forme di affetto tra compagni di nidiata o verso i cuccioli. Per la maggior parte del tempo gli sciacalloidi vivono tra gli sciacalli, usando la loro influenza innaturale per dominarli e trasformarli in predatori temibili. Tuttavia, in tempi di migrazione verso nuove zone o in periodi particolarmente duri, sono stati notati gruppi composti da un numero massimo di dieci sciacalloidi; probabilmente si tratta di unioni temporanee dovute alla necessità di proteggersi a vicenda.
Gli sciacalloidi si riproducono solo in forma di sciacallo e non mostrano interesse se non per questi animali o i propri simili. La prole di due sciacalloidi é sempre della stessa specie del genitore, mentre quelli avuti con uno sciacallo sono per il 70% delle volte semplici animali. Una madre sciacalloide ha una gestazione breve, tipicamente di quattro mesi, e dà alla luce cuccioli identici a piccoli sciacalli. Questi cuccioli crescono con la stessa velocità di quelli di un cane e possono assumere la forma ibrida al termine del primo anno di età; mentre la capacità di assumere la forma umanoide fa la sua comparsa intorno ai tre anni, ovvero quando sono considerati adulti.
Anche se per lo più vivono lontani gli uni dagli altri, gli sciacalloidi non si ignorano del tutto e dalle osservazioni compiute possiamo desumere che ogni sciacalloide e relativo branco di sciacalli facciano parte di una complessa gerarchia dominata dai membri più vecchi e saggi. Quando gli sciacalloidi si riuniscono e agiscono di comune accordo è sempre sotto la pressione o coercizione degli esemplari anziani, che solitamente controllano anche i branchi più numerosi di sciacalli.
 
OSSERVAZIONI COMPORTAMENTALI
Gli sciacalloidi non amano restare troppo a lungo nello stesso luogo e, sempre alla ricerca di sangue fresco, tendono a spostarsi lentamente sul territorio, seguiti dai loro branco di sciacalli quando sono abbastanza carismatici da imporre ad essi queste migrazioni. Una tribù di sciacalloidi copre un’area di caccia grande centinaia di miglia, e la dispersione e il continuo movimento dei singoli individui rende il cercare di trovare dei confini precisi alle loro attività un esercizio futile.
 
 RELAZIONI CON ALTRE SPECIE
Le altre specie sono viste dagli sciacallodi come cibo, ed essi non fanno una vera distinzione tra creature senzienti e non senzienti quando scelgono una vittima. Sono predatori spietati e ogni forma di empatia che non sia per i loro simili è di solito una menzogna; invero gli sciacalloidi sono bugiardi molto esperti e inveterati quando si relazionano con gli umanoidi e, se sono in qualche modo costretti a dire la verità sui propri piani o sulla propria natura, sembrano mostrare fastidio fisico nel farlo.
Una tribù di sciacalloidi può essere convinta a far parte di un piano malvagio o ad arruolarsi in un gruppo armato, se gli si promette la possibilità di uccidere più creature di quanto non potrebbero fare da soli. È comunque importante ricordare che la lealtà di uno sciacalloide è nel migliore dei casi fugace e che il concetto di disciplina gli è praticamente sconosciuto. La loro propensione a portare con sé branchi di sciacalli è un elemento a loro sfavore nell’ottica di un signore del male. In linea di massima, infatti, sono pessimi sottoposti in molte circostanze, salvo quelle più disperate, ed è più probabile che una forza di conquista o un potente li elimini considerandoli più un problema piuttosto che arruolarli.
Cosa non ancora menzionata fino ad ora, lo sciacalloide ha un asso nella manica di considerevole potere, ovvero il suo sguardo ipnotico. Funziona come molti incantesimi di ammalliamento, ma è innato in ogni individuo. Uno sciacalloide in ogni sua forma può usare questa capacità su una creatura non ostile, facendola cadere addormentata in modo da poterla mangiare con più facilità. La maggior parte degli sciacalloidi comunque evita di usare lo sguardo ipnotico, se pensa di potersi divertire di più uccidendo una preda ben sveglia e spaventata.
 
Strumenti per il DM
Lo sciacalloide è una creatura senza troppo retroscena, il che implica che si ha la libertà di modificarla senza troppi problemi. Ciò significa che possono essere organizzati come risulta più coerente con la narrazione e possono avere qualunque origine abbia un senso in relazione alla storia.
Gli sciacalloidi sono ottimi come falsi licantropi: usateli per confondere il party con delle tracce umane che si ALLONTANANO da una sanguinosa scena del crimine per trasformarsi poi in impronte animali, piuttosto che il contrario. Sono anche fantastici nel rendere paranoici gli avventurieri sui morsi, facendoli tremare ogni volta nel timore di aver contratto la licantropia, anche se lo sciacalloide non li può infettare. Infine le loro fauci canine completano il quadro di finto licantropo per ingannare i giocatori.
Combatterli offre una sfida impegnativa perché, anche se sono esseri selvaggi che desiderano solo divorare e uccidere, sono anche sorprendentemente intelligenti e astuti. Non sono semplici animali e organizzeranno imboscate, trappole e inganni in modo da poter addormentare le loro prede con facilità. Se lo sguardo ipnotico fallisce, lo sciacalloide ha di solito un branco di sciacalli a portata di ululato: un gruppo di creature affamate e in grado di collaborare alla pari di lupi o cani. Sono fisicamente simili agli Gnoll, ma anche astuti e ingannatori come possono esserlo i Coboldi.
Se un antagonista ha tra i suoi servitori degli sciacalloidi, questi saranno in genere distruttivi e indisciplinati, propensi ad azioni impetuose. Non essendo abituati a stare assieme per molto tempo i più giovani tra di loro potrebbero anche mettersi a lottare. Possono però essere usati in un più vasto complotto sotto forma di uno strumento impreciso, ma decisamente devastante, utile per spargere panico e terrore.
È anche possibile usare l’archetipo “–oide” in congiunzione con altri animali per creare altri esseri in grado di assumere aspetto umano. Per mostri più subdoli si può pensare al serpentoide e all’aracnoide, mentre per nemici più aggressivi ci potrebbero essere tigroidi e lupoidi, oppure un peculiare elefantoide! Comunque si tratterebbe di scelte un po’ bizzarre e fuori dagli schemi classici, da usare con cautela per non stranire troppo i giocatori.
 
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raemar

Ancora? Ancora? No, veramente, ancora?

I've seen a child is caught in the sad trap of gravity.

He falls from the lowest branch of the apple tree

and lands in the grass and weeps for his dignity.

Next time he will not aim so high.

Yeah, next time, neither will I.

Ieri sentivo questa canzone, e ho deciso di mettere questa frase in firma. Resterà lì per un po', finché non me ne stancherò, come mi sono sempre stancato di tutto, tranne che di una persona, che però si è stancata di me.

A ogni modo, non credo sia una frase realistica. Per i bambini, sì. Se si scottano, o cadono dall'albero, difficilmente ripeteranno l'azione. Per gli adulti, per me, ma credo anche per molti altri, le cose cambiano radicalmente. Quindi, per inciso, non credo proprio che "next time, neither will I". Resterà una semplice dichiarazione di intenti, tipo quelle che si fanno l'ultimo dell'anno.

Non so se sia più una questione di sfida o di attitudine, non capisco se siano le situazioni che si presentano sempre allo stesso identico modo o se siamo noi che di fronte alle situazioni ci poniamo sempre nello stesso identico modo. L'esperienza insegna a ripetere sempre le stesse esperienze?

P.S.: sempre nella stessa canzone, c'è questa frase: With all these wishes I make, I should buy something real. Io posso dire di averci provato. Direi che per il momento questo deve bastarmi. E avanti.

raemar

Broken wings

La verità è che ho una paura ******a. Non lo lascio trasparire, mantengo un contegno degno di me, di un uomo sposato, di un uomo che lavora, di un uomo che sa. Di un guerriero che lotta giorno dopo giorno per trarre un po' di giovamento da lacrime e sangue. Ma la verità è che vorrei scappare.

Un amico mi ha chiesto perché non lo facessi. Per responsabilità, gli ho risposto. Mi sento responsabile, lo sento su di me come un vestito. Responsabile nei confronti di una moglie che non mi vuole più. Responsabile nei confronti di un lavoro che non ha più senso di essere. Ma forse responsabile soprattutto nei confronti di me stesso e di una vita che mi sono costruito non badando a spese e che ora viene messa a dura prova nelle sue fondamenta.

All'inizio di luglio ero felice. Di rientro dal viaggio di lavoro a Dublino ero felice. Mentre baciavo mia moglie che mi era venuta a prendere in aeroporto ero felice. Ora cosa sono? Non lo so. So che ho ancora voglia di andare là fuori a lottare. Ma non so quanto in alto si possa volare con le ali spezzate.

raemar

Cimici

Questo è un consiglio per gli acquisti che è più un consiglio per la visione che non un vero e proprio consiglio per gli acquisti.

The Wire è una serie poliziesca della durata di cinque stagioni, molto poco conosciuta da noi (ho saputo ora che Sky ne ha trasmesso due stagioni e pare sia prevista la terza quest'anno.. ma allora, perché non se ne parla?), ambientata a Baltimora (che scopro essere la città americana con una media di omicidi sette volte superiore alle altre, e non è che per le altre stiamo parlando della Svizzera, per dire) e che ha due caratteristiche principali.

La prima. È una serie poliziesca della durata di cinque stagioni. Punto. Non ve ne saranno altre. Non perché manchino le idee, ma perché gli autori hanno detto "volevamo trattare anche della criminalità di stampo ispanico a Baltimora, ma siccome nessuno di noi ne sapeva abbastanza, abbiamo pensato che era meglio lasciare stare". O qualcosa del genere, insomma.

La seconda. La sceneggiatura è qualcosa di unico nel parco televisivo. Personaggi dalla profondità simile a quella di un romanzo ben scritto (qualcuno ha detto Stringer? Il braccio destro del grande cattivo della prima stagione, Avon Barksdale, che si iscrive a un master in management per gestire l'organizzazione, per dire), dialoghi spaventosi che lasciano a bocca aperta (si veda il video in calce per un assaggio), situazioni sempre realistiche e talmente "quotidiane" da rendere il tutto incredibilmente vero.

La cosa negativa è che sono fermo alla prima stagione. Non fate come me. Mi dicono, sempre dalla regia, che poi migliora anche.

Spoiler:  
Look at them, they still buying it, though.

Yes, they're buying twice as much

and only getting half as high.

What was that? Castle can't move like that. Castle move up and down or sideways like.

No, we ain't playing that.

Look at the board, we're playing checkers.

Checkers?

Yeah, checkers.

Why're y'all playing checkers

on a chess set?

Why do you give a shit?

Man, we ain't got no checkers.

Yeah, but chess is a better game.

So?

No, hold up. Y'all don't know

how to play chess, do you?

So?

So, nothing, man. I'll teach y'all if you want to learn.

Come on, man. No, come on.

We're right in the middle of a game.

Chill out, I want to see this.

Y'all can't be playing no checkers on no chessboard.

All right, man.

Look, check it, it's simple. See this? This is the kingpin. And he the man. You get the other dude's king, you got the game. But he's trying to get your king, too, so you gotta protect it. Now the king, he moves one space... any direction he damn choose, 'cause he's the king. Like this, all right? But he ain't got no hustle... but the rest of these motherfuckers on the team... they got his back. And they run so deep, he really ain't gotta do shit.

Like your uncle.

Yeah, like my uncle.

You see this? This is the queen. She's smart and she's fierce. She moves any way she wants,

as far as she wants. And she is the go-get-shit-done piece.

Remind me of Stringer.

And this, over here, is the castle. It's like the stash. It moves like this. And like this.

Dog, stash don't move, man.

Come on, think. How many times we move

the stash house this week? And every time we move the stash... we got to move a little muscle with it to protect it.

True, you're right.

All right. What about them little bald-headed bitches right there?

These right here. These are the pawns.

They're like the soldiers. They move like this,

one space forward only... except when they fight. Then it's like... or like this. And they like the front lines. They be out in the field.

So how do you get to be the king?

It ain't like that. See, the king stays the king, all right? Everything stays who he is... except for the pawns. Now if a pawn... makes it all the way down

to the other dude's side... he gets to be queen. And like I said, the queen ain't no bitch. She got all the moves.

All right, so... if I make it to the other end, I win?

If you catch the other dude's king

and trap it, then you win.

But if I make it to the end... I'm top dog.

No, it ain't like that, look.

The pawns, man, in the game... they get capped quick. They be out of the game early.

Unless they're some smart-ass pawns.

raemar

Ci sono cose che mi sento di consigliare, apertamente. Queste cose finiranno qua.

La prima è un libro, che ho letto di recente (andrò controcorrente, ma dico "Dio benedica i viaggi in treno!"): Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione, di Corrado Augias e Remo Cacitti (quest'ultimo professore di Letteratura Cristiana Antica e di Storia del cristianesimo antico all'Università di Milano).

Il titolo dice a sufficienza sul tema del libro: Augias e Cacitti cercano (o meglio Cacitti grazie alle domande di Augias cerca) di ricostruire il percorso che ha portato all'affermazione planetaria di una corrente del Giudaismo per diversi anni minoritaria e ritenuta eretica, il Cristianesimo appunto. L'approccio è storico, la struttura è giornalistica, con l'intervistatore che gioca il ruolo dell'uomo della strada che pone domande anche apparentemente stupide allo studioso.

Personalmente ritengo che sia un libro che difficilmente lascerà il lettore fermo immobile sulle sue posizioni. Soprattutto per questo mi sento di consigliarlo. Sia ai credenti, che in molti casi hanno perso di vista quello che è il nucleo di una religione (di una qualunque religione), sia ai non credenti, che spesso pretendono di ragionare sullo stesso piano del credente non credendo (e quindi partono già sconfitti per principio). C'è una bellissima frase scritta all'inizio del Novecento da tale Salomon Reinach in merito all'insegnamento della religione a scuola: egli auspica l'inserimento della "storia delle religioni" tra le altre materie, sostenendo che in questo modo gli studenti "invece di dire 'io credo', oppure 'io non credo', [...] potranno dire in certo modo 'io so'". Esiste modo migliore di spiegare questo libro?

Il libro su IBS

Un paio di citazioni che esprimono concetti che, a mio parere, dovrebbero essere centrali in ogni discorso sulla religione (e che definiscono anche incredibilmente bene quello che è il mio approccio.. nuovamente, è bello trovare qualcuno che esprime in certo modo quello che tu pensi).

Lei definisce "fatti" quelli che preferirei chiamare "eventi". Credo, infatti, tanto per spiegarmi, che nella vita di ciascuno di noi vi siano degli eventi, per esempio le emozioni, che sono certamente, e talora gioiosamente o dolorosamente, reali, ma non fattuali: io posso provare un sentimento anche travolgente, che può provocare conseguenze concrete e reali, ma che, in se stesso, non è registrabile come un "fatto". Pensi, tanto per portare un esempio, all'innamoramento: certo, ne posso misurare le conseguenze, ma in sé l'evento resta inconoscibile.

Le religioni, in fondo, poggiano su due motivazioni fortissime: alleviare le sofferenze psicologiche, dare una speranza che non tutto finisca con la morte [...].

Non lo sottovaluti. Questi bisogni esistono, la sofferenza è reale, la speranza necessaria. Sono andato a Lourdes una sola volta. Dopo aver visto decine di migliaia di persone in quelle condizioni, mi sono rafforzato nella convinzione che rispettare il dolore è un dovere morale primario.

raemar

Epitteto e rabbia

Un mesetto di tempo tra un post e l'altro sarà accettabile? Fatto sta che ancora devo ben decidere di cosa parlerò in questo blog.

Ci sono un paio di cose che mi danno da pensare in questo periodo. La prima ha a che fare con le parole di Epitteto, filosofo greco forse non troppo conosciuto, o forse sì. Secondo la sua "Regola aurea della felicità", l'uomo dovrebbe fare una netta distinzione tra le cose che dipendono da lui e le cose che non dipendono da lui.

Ricordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitù siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell'agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e rimprovererai dio e gli uomini. Se al contrario pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo - come in effetti è - ti sia estraneo, nessuno potrà più esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà più ostacolarti, non muoverai più rimproveri a nessuno, non accuserai più nessuno, non farai più nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai più nemici, perché non subirai più alcun danno

Mi sembra una cosa talmente evidente nella sua banalità che mi muove buonumore. E poi, è sempre bello venire a sapere che qualcuno, infitamente prima di te, ha dato una forma al tuo tentativo di vita.

La seconda è direttamente connessa alla prima. Perché proviamo rabbia? Perché ci arrabbiamo anche di fronte a cose evidentemente e palesemente inevitabili? Quando abbiamo smesso di capire che a determinati nostri comportamenti corrispondono inevitabili conseguenze? E perché ci arrabbiamo di fronte al palesarsi di queste conseguenze? Forse crediamo di avere potere su tutto, azione e reazione, premessa e conseguenza?

Difficile che il mio blog possa andare da qualche parte in questo modo. Tuttavia erano considerazioni che volevo condividere, meglio qua che sul forum, no?

raemar

Una presentazione

Diciamo subito che non ho una buona affinità coi blog. Qui e qui potete vedere che fine hanno fatto i miei due tentativi precedenti. Chissà se i blog sono come le sim, che dopo un tot di tempo che non le usi, si disattivano e il tuo numero viene passato a qualcun altro. Mi dispiacerebbe.

Dicevo che non ho un buon rapporto coi blog. Ma qui siamo su Dragon's Lair. Mi sto rendendo conto, sempre di più, che Dragon's Lair è una sorta di universo parallelo. Ha nulla o poco a che fare con il mondo reale. Le persone che lo popolano hanno nulla o poco a che fare con il mondo reale.

Quando ho iniziato a conoscervi e a farmi conoscere, mi sentivo un po' come un alieno. La serenità che mettevate nelle vostre parole e serate, l'affetto degli abbracci, la facilità dei vostri sentimenti espressi. Per molti versi è stato traumatico per me, che da ormai qualche anno avevo fatto mia la filosofia dei "30 secondi netti" così felicemente espressa per mezzo di Robert De Niro in uno dei miei film preferiti.

Qual è il punto? Non ne ho idea. Magari che un mio blog potrebbe anche funzionare qua dentro.

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