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Black Bahamuth

Ordine del Drago
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Everything posted by Black Bahamuth

  1. Buon ANNO NUOVO, PEZZI DI *****! PRESTO TORNERò!!!

  2. A tutti i miei conoscenti su questo sito... I MIEI PIù SENTITI AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO!!!

  3. Brath Gabbarth (Semidio) Allineamento: Neutrale Malvagio Domini: Inganno, Morte, Distruzione, Sofferenza Veramente poco è conosciuto al giorno d'oggi riguardo al culto di Brath Gabbarth, le cui tradizioni si perdono nella notte dei tempi, in epoche antecedendi alla nascita della razza umana. Le rinformazioni su questa entità ci pervengono da testi molto antichi, e sono quasi tutte nebulose; ma sono tutte d'accordo nel riferirsi in maniera incredibilmente inquieta riguardo all'oggetto. La fonte più dettagliata sul'argomento è un frammento del testo conosciuto come "Le rivelazioni del Legislatore"; secondo questo testo, di cui esiste un originale in lingua morta e diverse ma rare copie in sottocomune e draconico, l'entità conosciuta come Brat Gabbarth sarebbe una creatura incredibilmente potente, originaria di una dimensione remota, e giunta centinaia di milioni di anni fa sulla Grande ruota con l'intento di invaderla, come avrebbe tentato con innumerevoli altri universi; il suo potere consisterebbe nel potersi manifestare come organismo alveare, con diverse unità che agiscono in maniera coordinata secondo un'intelligenza aliena; l'obiettivo di Brat Gabbarth sarebbe la totale sovversione dell'ordine naturale di qualsiasi mondo, finalizzata alla creazione di mondi finti e spettrali. La maggiore disputa risiederebbe nella sua orgine: le teorie principali affermano rispettivamente che essa possa essere ciò che rimane di un Universo abortito, oppure un Dio infuriato colpevole di aver distrutto la sua creazione originaria, o anche l'evoluzione bizzarra di semplici batteri procarioti. In passato, una razza di esseri avanzatissimi conosciuta come Dropas, riuscì a studiare e isolare con certezza il fenomeno; in seguito, dopo una cruenta guerra, avrebbero imprigionato il semidio e distrutto la sua progenie. Eoni dopo, Brat Gabbarrth fu momentaneamente resuscitata per combattere nella guerra tra l'impero Draconico e i Grandi Antichi, per essere poi sconfitta nuovamente; alcuni affermano che in un futuro si risveglierà per adempiere al suo ruolo nella "Fine di Tutto" ma se ciò accadra o meno le "Rivelazioni" non lo specificano. I chierici di Brat Gabbarth sono semplici folli che ambiscono a controllare le creature della sua prole; raramente lei agisce in maniera maggiore che concedere incantesimi;ai suoi adoratori, appare come una massa protoplasmatica Colossale, o una donna orribile di taglia Grande. Nel RIchiamo di Cthulhu, Brat Gabbarth è stata ritrovata in uno stato di ibernazione nella tundra russa, e portata in luogo ignoto.
  4. Lo sai che la gente ha paura di andare all'areoporto perchè c'è il check-in?

  5. Inviami stà cosa che dicevi!!!!

  6. Salve! Volevo esporvi le statistiche di nuovi tipi di mostri di mia invenzione, adatti ad ambientazioni col d20 system di ogni genere, per esporli e confrontarli; Questa è la prima, poi ce ne saranno altri. per favore, commentate sinceramente l'idea anche se la ritenete brutta, opppure datemi dei consigli per migliorarla Prole di Brath-Gabbarth Aberrazione media(mutaforma) (razza servitrice superiore) Pf: 5d12+20 Iniz: +1 Vel: strisciare 10m, scalare 9m Port: 1,5m Bonus attacco base/Lotta : 4/9 Caratteristiche: for 20, des 12, cos 18, int 12, sag 21, car 8 Tiri salvezza: tempra 6, riflessi 2, volontà 9 Classe armatura: 16(+1 des+5 nat), sprovvista 15 e contatto 11 Attacchi: schianto +9, imbuto +9 Danni: schianto 1d6+9, imbuto vedi “risucchio” Talenti: afferrare multiplo, furtivo Abilità: acrobazia +9, muoversi silenziosamente +9, nascondersi +9, osservare +8 Qualità speciali: riduzione del danno 5/+1, riduzione del danno perforante 25, immunità, rielaborazione genetica, vulnerabilità, scurovisione 18m Clima/terreno: spesso sotterraneo o interstellare Organizzazione: solitario, drappello (1-3) o massa (3-10) Avanzamento: 6-11(grande), 11-15 (enorme),16-20 (mastondontico) Allineamento: neutrale malvagio Tesoro: nessuno Originari di oscure caverne addirittura inferiori al dominio dei Drow, oppure, secondo i più blasfemi studiosi, da abissi cosmici, queste misteriose creature sembrano esistere al solo scopo di perpetrare il loro bizzarro ciclo vitale. Nascosti quasi perennemente, escono allo scoperto solo per cacciare, usando la massima circospezione, e altrettanto rapidamente ritornano nell’ombra dopo; per qualche strana ragione, attaccano malcapitati solitari o infettano carcasse in lieve stato di decomposizione, e poi spariscono; ma nel giro di poco tempo, nei luoghi della superficie in cui giungono, cominciano ad avvenire fatti strani e disturbanti, nonché pesanti alterazioni degli ecosistemi. Che si sappia, nessuno è mai riuscito a stabilire una comunicazione con loro in forma naturale, ma si sospetta che abbiano un certo livello di intelligenza alveare; alcuni disgraziati tentano di sfruttare questi esseri per i propri fini, e spesso gli stessi arcanisti sostengono che dietro a queste creature ci sia una mente superiore. Ogni giorno, una prole deve effettuare un tiro salvezza sulla tempra (Cd 15) o semplicemente dissolversi per effetto dell’intolleranza all’ambiente (solo in atmosfera); non devono farlo una volta trasformate. Immunità: le proli sono immuni al vuoto, allo spazio siderale e agli effetti di influenza mentale, pertanto che sono in forma normale. Vulnerabilità all’elettricità: le proli subiscono il doppio del danno dall’elettricità, e alcuni sostengono che se sottoposti a forte corrente elettrica riacquistino la loro forma e consistenze originarie. Afferrare migliorato: attaccando con successo con un risucchio una prole può intrattenere una prova di lotta gratuita senza provocare attacchi di opportunità; se la vince, può effettuare una nuova e analoga prova di lotta, e se la vince può attivare assorbimento. Assorbimento(str): una creatura che subisce questo effetto deve superare un tiro salvezza sulla tempra di cd 15, altrimenti la prole assorbirà parte della sua essenza(il DM può scegliere a piacere cosa succeda alla vittima, se tipo sia assorbito il suo dna oppure semplicemente il suo “spirito manico”) Rielaborazione genetica (str): una prole può tramutare la sua consistenza non solo mutando il suo aspetto, ma anche divenendo una copia totale, di qualunque cosa sulla quale sia riuscito ad effettuare con successo un assorbimento(una trasformazione alla volta); in trasformazione, una prole perde tutte le sue qualità di base tranne la vulnerabilità all’elettricità e i talenti e i dadi vita razziali, le sue caratteristiche divengono uguali a quelle dell’altro vivente ma di un quarto minori, acquista i dadi vita, i talenti, gli attacchi e le capacità speciali (tranne quelle date da un oggetto)e i tiri salvezza, ma non i gradi alle abilità; questo rende immune le proli all’essere scoperti tramite sistemi medici, come un test del DNA, o magici, come visione dal vero; c’è il 40% di probabilità che la trasformazione RIESCA. Una prole trasformata tenterà in ogni modo di distruggere l’originale e sostituirsi ad esso; un gruppo di proli, magari moltiplicatesi per scissione, può sostituire un piccolo gruppo di persone, e progressivamente tentare di infettare un’ intera comunità approffitando di ogni debolezza fisica e mentale, operando così una terribile trasformazione; a questo punto, solo visitatori dall’esterno potrebbero accorgersi se un’eventuale catastrofe sia accaduta in un posto e forse salvarsi. Con degli aggiustamenti, potrebbe andare bene anceh per il Richiamo di Cthulhu
  7. Ddd'aaaaaaaaaaaccccccccccooooooooooorrrrrrrrddddddoooooooooooo!!!!!!!!!

  8. Scusate, avete visto passare un berlusconiano nei paraggi?

  9. Seconda parte “……mi trovai di fronte alla malinconica casa Usher.” La dimora doveva essere stata in passato, una bella immagine. Le pareti dovevano essere di legno massello spesso, e le finestre dovevano avere avuto splendide decorazioni; il tetto doveva essere stato rosso, con tegole spesse e brillanti, ed il camino simile ad un torrione; la casa aveva due piani, più una soffitta appena sotto il tetto, che presentava una tipica finestra circolare sulla facciata anteriore della casa. Ora però la casa dava noia solo a a guardarla. Di ciò che dovette essere stato rimaneva una pallida ombra; le pareti esterne erano corrotte, marce e pieni di solchi, buchi e fessure, e le finestre erano quasi tutte rotte, e le poche intere erano appannate in maniera oscena; dei pezzi di assi e tegole penzolavano o erano completamente caduti qua e là, e la veranda dell’edificio, coperta da un prolungamento del tetto, era piena di enormi ragnatele, e sulla grondaia spiccavano vari nidi di uccelli. Oltre a dare un’impressione di totale decadenza e abbandona, la casa aveva un che di inesplicabilmente tetro, sensazione che induceva nella maggior parte delel persone, grazie anche al sostegno di una adiacente stagno impaludato e del giardino incolto, con un sagoma contorta che in passato doveva essere un capanno degli attrezzi di discrete dimensioni. “Allora, che te ne pare di questo bel quadretto?” chiese Zealia a Kwango; erano praticamente davanti alla soglia della casa. Il cielo era plumbeo, e soffiava un vento dalle raffiche gelide e dai sospiri inquietanti. “Del tipo che garbano a te, se mi permetti l’osservazione…”mormorò cinico quell’altro con tono mellilfluo. “Cosa intendi?” fece l’altra strabuzzando gli occhi e piegandosi al suo livello sulle ginocchia. “Come, non hai capito?” disse quell’altro, stavolta con un che di insettoidamente divertito”se ti conosco bene, posso dire che te hai un debole, infantile a dirla tutta, per tutto ciò che riguarda la sfera dell’ignoto e del macabro….” “Come fai a dire una cosa del genere?” sogghignò lei”Non sembro proprio il tipo…guarda come sono carina e solare!!” La ragazza mimò un gesto di positività femminile, con aria affettata. “Attenta a non ammazzare nessuno quando muovi quella coda…e comunque, quando ho studiato psicologia, ho imparato che i peggiori pazzi sono quelli che apparentemente non lo sembrano ad occhi inesperti…” “Ih ih ih…..” „E poi ho letto quella roba che scrivi e spacci per arte con un malcelato senso di superiorità intellettuale, e che è solo spazzatura….” “E poi considera che Tu sei uno dei miei migliori amici!!” Ridacchiando come un’ubriaca, lei si gettò su di lui, cingendogli le spalle quadrate con le braccia, facendolo sussultare ma senza farlo andare in terra. “Che ti prende?Datti u contegno…”disse lui balbettando”..sembra che ti sia drogata…o peggio!” “Tranquillo ,sono a posto….”fece lei rimettendo si in piedi”…è solo che, in questo momento, sono molto…” Zealia gesticolò, come riflesso condizionato del suo ponderare. “Cosa?Come ti senti in questo momento?”Fece l’altro dubbioso. “Eccitata….” Lui rimase un attimo zitto, e la smorfia arcigna del suo volto svanì. Certo che l’aveva detto con un tono e un’espressione molto particolari.; così lui indietreggiò un attimo, ma lei non staccava lo sguardo da lui. “Ma come mi sta guardando…”pensò lui, deglutendo. “Ti spiego perché ho voluto che tu venissi qui…mi devi aiutare..”fece lei languida, con un mano sul fianco e l’altra su una chiappa “A che co-cosa?”balbettò quell’altro. “è un problema che riguarda la mia infanzia…”continuò lei, assumendo un’aria melanconica. “E in cosa consiste questo problema?” chiese lui, sforzandosi di riassumere un portamento decente. “Vedi questa abitazione?Ha almeno 300 anni…” fece lei rivolgendo un ampio gesto alla casa. “In paese viene chiamata la casa Tolstoj…questo era il cognome della famiglia che la possedeva…furono loro stessi a costruirla, quando giunsero qui da fuori; erano una famiglia piuttosto larga, a quanto dicono i vecchi….nonostante il nome, i Tolstoj non erano terrestri: adottarono questo nome per praticità, perché a detta di loro stessi il loro nome originale era impronunciabile per le creature umanoidi…” “Da che pianeta venivano?” “A detta loro, da nessuno della nostra Galassia o di quelle vicine; affermavano di provenire da un pianeta lontano situato in un abisso cosmico vicino all’orlo…..non hanno mai specificato quale, ma nessuno trovava troppo inverosimile questa storia; difatti, stando ai racconti di Ruthville, nessuno era mai riuscito a capire a che specie appartenessero…” “è una storia lunga?” “Si è no…ascolta: i Tolstoj , come ti dicevo, avevano una certa aura misteriosa intorno a loro, ma nonostante ciò si ambientarono perfettamente nel villaggio; erano un gruppo, possiamo chiamarla famiglia visto come si comportavano tra di loro e le relazioni che affermavano, piuttosto numerosa, e comprendevano essere di tutte le dimensioni con varie età attribuite..” “Come erano fatti fisicamente?” “Avevano la forma di elefanti umanoidi dal corpo tozzo con una proboscide terminante in una sorta di ventosa e due file d’occhi tondi e brillanti ai lati della testa, ed avevano una pelle spessa, rugosa e bluastra…” “Che ruolo avevano nella comunità?” “Avevano una loro attività di mercanti e venditori all’ingrosso a conduzione familiare, che li rendeva una delle famiglie più ricche della città, e inoltre si occupavano anche di pubbliche relazioni …erano una sorta di commendatori…” “Insomma, ma te li hai mai conosciuti questi qui?Li hia mai visti?” “L’intera famiglia Tolstoj è misteriosamente sparita 40 anni planetari fa.” Kwango fu colpito dal tono lapidario con cui Zealia pronunciò la sua frase. Il vento soffiò ulteriormente, scotendo alcune canne vicino e producendo un suono simile ad un gemito; l’aria si era fatta fredda e il cielo continuava ad essere oscurato dalle nuvole. “Ma non dovrebbe esserci il sole a picco ora? Siamo in estate…?” fece Kwango, senza essere tanto convinto. “Brrrr…si sta alzando un ventolino troppo freddo.”esclamò Zealia rabbrividendo e stringendosi le mani al petto. “Questo freddo non ti farà bene…diamine, ma sta facendo veramente freddo!” notò Kwango. Il vento divenne più forte, e l’aria della zona fu colpita da una forte raffreddamento; alcuni uccelli neri si alzarono in volo da degli alberi più in là, e la porta sulla soglia della casa Tolstoj cominciò a cigolare e venne spostata dal vento, sbacchiando. “Zealia, ma tu che relazione avevi con la famiglai Tolstoj, se probabilmente non li hai mai incontrati?”chiese Kwang alzando la voce, poiché il vento si stava facendo così continuo e rumoroso da disturbare il parlato. “Li ho potuti conoscere solo dalle storie che ho sentito dagli anziani del paesino, e dalle cose che ho trovato dentro al casa…!” rispose Zealia, cominciando ad alzare la voce anche lei. “Ma te sei entrata in questa casa?”urlò l’altro per superare il frastuono di una raffica di vento. “Quando eravamo bambini, io ed altri di Ruthvillle che ora hanno più o meno la mia età, usavamo venire in questa vecchia e grande casa abbandonata per giocare …….io ci andavo più spesso del solito, anche da sola…”urlò Zealia. Ora, il rumore del vento si era fatto prepotente e anche la sua potenza; tanto che nubi di polvere e foglie si sollevavano e la vegetazione era visibilmente scossa. “E perché? “urlò Kwango. “perché…?” Sbrang!!!! Tutt’e due sobbalzarono e si girarono verso la casa. La porta della villa era crollata dall’interno, ed ora si poteva veder l’oscuro interno della casa; il vento aveva raggiunto una violenza estrema, cosi che i vestiti dei due ragazzi, soprattutto quelli larghi di Kwango, erano sollevati e vari oggetti grossi nelle vicinanze, come le assi di un recinto o un bidone della spazzatura, venivano buttati a terra; nessuno aveva fatto un rumore atroce come la porta. “Non ti sembra…”urlò lui “Che il vento stia soffiando proprio verso la casa Tolstoj…?” terminò Zealia. Il cielo si era ormai fatto oscuro completamente, come fosse una serata di novembre. “Secondo te pioverà…?”chiese Zealia. “No…l’aria è fredda, ma secca…vieni andiamocene…” Per essere l’una di una giornata estiva, le circostanze in cui Kwango e Zealia si trovavano erano non proprio stagionali. Apparentemente, la zona di Ruthville e dintorni era stata rapidamente ed inaspettatamente investita da una cappa di alta pressione unità ad una corrente molto fredda proveniente da settentrione; in quel momento, dunque, la temperatura della zona all’aperto si era abbassata e soffiava un vento pazzesco, mentre la volta celeste rimaneva una muraglia impenetrabile di nubi grigie, tanto che non si riusciva più a capire se era giorno o notte. Zealia aveva portato Kwango nel suo appartamento; dopo che furono giunti, lei chiuse subito tute le finestre e la porta, e poi alzò il termostato ,poiché l’improvviso vento gelido preso fuori l’aveva stordita. Kwango era stato zitto durANTE la rapida camminata di ritorno, ed era rimasto zitta anche in casa, mentre Zealia lo faceva accomodare su un divano e si chiudeva in cucina a fare chissà cosa. Kwango rimase sul divano nel salotto, a rimuginare sugli strani eventi della mattinata; c’era scuramente un filo conduttore in quegli eventi, ma quale…? SBRAM Lui sobbalzò. Zealia aveva spalancato le porte della cucina e si era gettata fuori con aria trionfante; vestiva normalmente con l’aggiunta di un grembiule da cucina con sopra l’osceno disegno di un gattino. Insieme a lei, arrivò anche un intenso e caldo odore di roba cucinata. “Se vostra signoria ospite vuole farmi il favore di entrare in cucina…”declamò lei”..dove gli aspetta una bella sorpresa.” Lui si alzò e , sospirando, seguì lei in cucina; la stanza era illuminata e completamente serrata per quanto riguardava l’ingresso di un terrazzo. Kwango trovò opportuno fischiare d’ammirazione; Zealia aveva preparato un bel quadretto nella cucina: aveva apparecchiato la piccola tavola con due tovaglie ricamate con un piatto e posate per ognuno, postazioni poste una di fronte all’altra, e al centro del tavolo v’era un candelabro con tre candele, probabilmente aromatizzate alla vaniglia, che facevano una luce abnorme. Dal fornello della cucina veniva l’odore; c’erano tre pentole a cuocere, tutte chiuse. “Che cosa sarebbe questo?”fece stupito Kwango. “Un gesto di ospitalità, caro mio; un pranzo di concordia, un banchetto di unità, un allegro convivio…”disse lei teatrale addirittura inchinandosi. “Non c’è che dire…complimenti,”rispose quell’altro. “Dai siediti, che inizia il pranzo!” disse lei spostando una sedia e facendogli cenno di sedersi. Lui fu d’accordo, e si sedette; ma era convinto che ci fosse qualcosa sotto. Lei andò alle pentole, e torno con una di esse, rivelandone il contenuto all’amico; conteneva un risotto giallastro con pezzettini di carne e verdure, e fumava come fosse zolfo. “Riso al curry con stufato di verdure…” Servì ad entrambe i piatti; poi la Rettiliana si mise a seder dall’altra parte del tavolo, e die de inizio al pranzo. “sarà un pasto con conversazione.”annunciò ammiccando stranamente.” SSSiiiii…dabbene…”sibilò quell’altro incerto, prendendo il cucchaio. Lui mangiava con grazia e portamento, con piccoli bocconi; lei prelevava manate di riso usando il cucchiaio come fosse una vanga. “E dunque, vorrei che tu mi spiegassi qualcosa di più preciso su quella casa…come penso tu abbia detto, ci andavate a gioca da bambini te e altri tuoi amici, no?” “Esatto..Chomp….davvero, era un posto…Chomp,,,,rischioso, poiché c’erano un sacco di assi del pavimento marcite e arredi traballanti…Chomp…comunque si stava bene…Chomp…più che altro…io avevo un motivo speciale…Chomp..” “Per cosa?” “Avevo un legame per quella casa..Chomp..cioè, nel senso…hai notato che quella casa…Chomp…ha una strana aria?” “Intendi il fatto che ha un aspetto tetro?” “Anche quello..Chomp…di, non ti ha dato l’impressione di una cosa la casa Tolstoj?” “Di cosa?” “Un’impressione di vita.” Kwango strabuzzò gli occhi. Zealia, terminato il riso, Zealia annunciò le crocchette di polpa di granchio saturniano. “Insomma, cosa vuoi dire?” “Kwango, tu sai che io ho una certa inclinazione…..insomma, fin da bambina, e poi anche da ragazzina…” “Cosa?” “…e nell’adolescenza…” “Se ti riferisci a quella cosa, posso assicurarti che con te come Master non si corre il rischio di fissarsi sul gioco…” “E questo cosa c’entra?” “Lascia perdere..insomma, non ti starai riferendo a quella roba che sforni a quintalate ogni volta che non hai niente di meglio da fare, cioè molto spesso?” “I miei racconti e i miei romanzi?Si, quelli…” “A parte la qualità, posso dire che sono segno di una grande immaginazione….volevi sentirti dire questo?” “Questo discorso non va da nessuna parte così….bene, è ora di saltare subito al climax!” Questo momento di stranezza venne alla fine della polpa di crostaceo. “Ora ti dirò una cosa molto importante, Kwango..ascoltami attentamente, apri il cuore come amico e usa tutta la comprensione possibile”iniziò con aria grave Zealia”io ho questa predisposizione, cioè quella di pensare alle cose macabre, insolite e mirabolanti, che sta riesplodendo in questa epoca…e fin qui ci siamo; ce l’avevo anche da bambina…e quella casa…me l’ha potenziato!” Kwango la fissò in silenzio. “Stai per caso esponendomi la trama di uno dei tuoi prossimi lavori?” “No, dannazione..quella casa….allora, ti chiedo solo una cosa: vorresti esplorare con me quella casa?” Lui pensò un attimo; decise di assecondarla. “Vabbene, perché no?” “Ottimo.” Il sorriso di lei fu tenero, ma ambiguo. ““E adesso finiamo il pranzo.” Finirono il pranzo, con un sorbetto di mirtillo; nel tempo impiegato, non parlarono più della casa Tolstoj. Al termine definitivo del pasto, si lasciarono satolli sulle sedie. Zealia guardò stranamente Kwango e gli chiese:”Kwango, tu sei mio amico, vero?” “Si, Zealia, perché?” “Mi accompagnerai dentro la casa Tolstoj, a scoprire il mistero di quella dimora?” “Si, dabbene…adesso, però, facciamo qualcos’altro…” “Giusto, c’è un’altra cosa importante di cui ti devo parlare…” Zealia si alzò dalla sua sedia, e circumnavigò i tavolo;Kwango la stette a guardare fermo e muto. Lei gli tese una mano, una volta vicino. “Vieni un attimo con me…sparecchieremo e metteremo a posto dopo…” “D’accordo.” “Seguimi in camera, ti devo parlare di una cosa seria…” Sempre serio, ma accomodante, lui seguì la flessuosa rettiliana fino in camera, dove lei lo portò. “Chissà ora che altra menata mi inventerà…è così intelligente e perché mai perda tempo con scemenze, non lo capirò mai…” Lei arrivò fino a davanti al letto; la stanza era chiusa sulla terrazza. Poi lei si girò verso di lui. “Ecco, ora sentiamo..”pensò Kwango con un sospiro interiore. “Kwango, davvero mi vuoi bene?” “Si!”Certo.” “Allora pensò che non dovrò aver paura…” “Cosa vuoi dire?..ehi, cosa stai facendo, ma che…o per il signore del Tuono….ohhhhhtsssssssshhhhhhhhkkkkkkk………” St'ultima parte è scazzatissima, serve solo come storia...commentate commentate.....
  10. Naturalmente nella vita ci sono un sacco di cose più importanti del denaro...ma costano un mucchio di soldi!!

  11. Il mio regista preferito è Charlie Chaplin Il mio film preferito è il Grande Dittatore Rimarrà sempre un grande artista, e i suoi film brilleranno sempre come stelle... L'ho conosciuto da bambino, grazie ad una collezione di VHS.... Non penso che ci siano parole per definire questo genio; con i suoi lavori, ha glorificato gli umili e le vittime, e i veri eroi, e ha infamato i prepotenti e i vanagloriosi, raccontanto sia l'oscurità del mondo moderno che quella di tutta la civiltà umana..... Grandissimo....
  12. AH AH AH AHA AH AH AH AHA AH A AHA AH AH AH AH AH AH AH A HA H A H H HA AHAHAHAHAHAAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAAHHAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHH............. Si, è abbastanza divertente....
  13. Salve, volevo chiedere una mano a chiunque passasse qui riguardo alla progettazione di personaggi appartenenti alle razze mostruose dei lucertoloidi, dei trogloditi, degli yuan-ti, dei mezzodraghi, più Draconidi della 4 eccetera:wizard:; siccome queste sono le mie specie preferite e quindi sono quelle con cui faccio i miei PG,che sono sempre alla ricerca, quando mi occupo di Dnd, di roba come talenti, classi di prestigio, armi e roba varia per valorizzare il più possibile queste creature; quindi se chiunque sapesse darmi dei consigli, indicandomi manuali, trascrivendo statistiche(se non vi scoccia) o suggerendo qualsiasi tatica o tecnica per creare dei personaggi rettili funzionali, forti, e sopratutto , ganzi, per favore scrivete in questo topic le vostre dritte.... Grazie:bye:
  14. Solo quelle al mare...io sono sempre in ferie

  15. Iz reinin men, aleluia iz reinin men......

  16. (Chiedo cortesemente ai lettori di segnalare errori di grammatica o discontinuità nel testo) La vecchia casa sulla collina “Se guardi a lungo nell’abisso, anche l’abisso vorrà guardare te.” E.A.Poe Cos’era quel bip-bip?Sempre più insistente , emergeva dall’abisso….era la sveglia elettronica! Grugnendo, estese il suo braccio destro e lo levò in aria, per poi calare una manata sull’utile, ma antipatico, apparecchio. Era riuscita a beccare il tasto giusto?Si, essa ora non faceva più rumore. Si distese comoda sul letto, per tentare di riagganciare nuovamente un minimo di sonno; si sarebbe accontentata di un blando dormiveglia semi-cosciente, in cui tutto pare un teatro fermo senza spettacolo e non ci si rende conto dello scorrere del tempo, anche se al di fuori della tua percezione il mondo esiste e il tempo scorre. Ma ormai era inutile. Batté le palpebre un paio di volte, e riuscì a mettere a fuoco il soffitto; grigio, come un muro, ma stava sopra di lei; pensò che le avrebbe fatto molto male se gli fosse crollato addosso. Divertita da questo pensiero, tirò fuori la lingua dalla bocca e poi la tenne fuori, come in una linguaccia storta; poi pensò a qualcosa di più gradevole per risvegliarsi dal torpore. Si carezzò il petto con la mano destra, imitando i movimenti che avrebbe voluto fossero compiuti da un ragazzo; ridacchiò un po’, per piacere e imbarazzo. Si accorse, movendosi, toccandosi addosso, di indossare unicamente un paio di mutande. Si trascinò fuori dal letto, stancamente, e camminò per la piccola stanza quadrata, occupata al centro dal letto,verso il portone della terrazza. Trovò la maniglia d’ottone, che luccicava sul legno marrone, e ci armeggiò; poi spalanco completamente le due ante del portale; così facendo, spostò anche le tende interne, che erano completamente tirate. Il Sole entrò come un ‘onda dentro la sua camera da letto; la investì, proiettando la sua ombra dietro di lei, nell’ambiente grigio e smunto della sua stanza, in cui adesso sembrava entrare un po’ della grazia e della vitalità del mondo esterno. Lei si inebriò di questo primo dolce calore luminoso, come fosse acqua rinfrescante; sentì qualcosa dentro di lei che si muoveva. Prima di fare colazione, desiderava esporsi ad una dose maggiore di luce; andò così in terrazza, e si appoggiò alla ringhiera per compiere un’epica stiracchiata, durante la quale mostrò al Sole nuca, schiena, sedere e gambe; poi si rialzò e mostrò il davanti al cielo, solleticata da una dolce brezza; qualcosa dentro di lei si era definitivamente smosso. Aveva regolato abbastanza bene la sua temperatura corporea; lo dimostrava la sua pelle, ora di una sfumatura più verde. Tornò dentro, accarezzandosi la coda, e si diresse dritta alla cucina, poco più in là nel minuscolo appartamento; mentre usciva dalla camera e andava per il corridoio centrale, gli venne in mente che qualcuno forse l’aveva vista mentre era uscita sulla terrazza, mentre si abbandonava petto nudo al calore dei fotoni stellari; li per lì gli venne un po’ di imbarazzo, ma poi ci ripensò, e concluse che siccome la pensione si trovava su una strada piuttosto esterna al corpo centrale della città, usata dagli studenti per recarsi alla scuola primaria sulla collina o ai contadini per andare a fare colazione all’osteria del paesino, e poiché la facciata su cui si trovava la sua terrazza dava di lato rispetto alla facciata anteriore aperta sul sentiero, a vederla magari di sfuggita poteva essere stato solo qualche ragazzino o lavoratore di passaggio intenti a prepararsi alle occupazioni quotidiane. Avrebbe potuto essergli da incentivo. Mentre ci pensava, sogghignando in silenzio, si sedette al tavolo piuttosto vecchio della cucina dell’appartamento che aveva preso in affitto per un mese, a Ruthville; la signora Harris la conosceva fin dall’infanzia, e gli aveva fatto un prezzo di favore. Non si era ancora del tutto svegliata, accidenti; si era seduta senza prendere la roba per la colazione. Con un po’ di fastidio, si rialzò, e andò alla credenza per prendere da mangiare: l’assortimento di cibo, frutto di una spesa frettolosa, era limitato, e alla fine lei scelse dei fiocchi d’avena integrali. Dopo averli presi, passò dal frigorifero e lo aprì, per tirare fuori il latte, un alimento tipicamente mammifero, che però a lei era sempre piaciuto; infine, raccattò da un armadietto una ciotola e un cucchiaino, tornò a sedere e velocemente, ma con la compiaciuta tranquillità di una cerimonia, si preparò il pasto. Mentre portava alla bocca cucchiaiate di quei cereali imbevuti di latte, ripensò al suo obiettivo, la cosa che si era prefisso di fare per quel giorno da tanto tempo; questa volta, niente l’avrebbe fermata, pensò risoluta. Aveva intravisto la scritta a cristalli gassosi sulla sveglia, mentre si era sporta per spegnerla: 6:45. Si, era in orario; poteva permettersi il lusso di una doccetta. “Così, quanto sono queste in tutto?” “Sono due crediti l’una, quante ne vuole prendere, giovanotto?” “Ne bastano due…prego; ecco i soldi.” “E prendetevi pure questi dolcetti….non per impicciarmi, giovanotto, ma non sono un po’ troppo da bambini, per voi?Mi sembrate avere più di vent’anni…..” “è vero, lo so, si tratta di piccoli concentrati di carboidrati e coloranti prodotti con grezzi metodi industriali, indirizzati ad una fascia d’acquirenti di età compresa tra i quattro e i dodici anni. Ma vedete, signore, io conosco questa marca fin da bambino, e durante la mia infanzia era uno dei miei dolcetti preferiti; al giorno d’oggi, nei momenti in cui sento il bisogno di scacciare la tensione o il nervosismo, trovò benefico per la mia situazione mentale consumarli; in parole povere, mi rilassano…” “Ah…” ”Volete una possibile spiegazione di questo fenomeno?Ve la posso dare, sono laureato fresco in psicologia umanoide..” ”Non importa giovanotto; un vecchio di provincia come me non ha tanto bisogno di spiegarsi le cose….gli basta capirle.” “Se lo dice lei…” “Come mai siete nervoso, giovanotto?” “Non so se avete notato, ma sono nel vostro emporio da più di mezz’ora ormai; sono arrivato due ore fa con il corriere regionale in questo paese, e ho impiegato diverso tempo per trovare il vostro negozio, che è stato scelto come luogo per un appuntamento….” “Chi state aspettando, ragazzo?” “Una mia amica, Zealia Alhazread; ha vissuto qui a Ruthville per i primi anni della sua vita, e ha deciso di tornarci in questo periodo dell’estate terrestre, corrispondente al mese umano di agosto, poco dopo il conseguimento della laurea; ha deciso di andarci da sola, ma poi una settimana fa mi ha chiesto di raggiungerla per una questione che non mi ha specificato… La conoscete?” “Eccome, io la ho vista da bambina: una delle bimbe più dolci e gentili che avessi mai visto; veniva in questo negozio per spendere la sua paghetta in giornalini e fumetti che le piacevano tanto …. Davvero si è laureata?Ed è tornata qui a Ruthville?” “Si è laureata in lettere; ed è tornata qui.” “Vi ha dato appuntamento qui?Così potrò rivederla…ditemi, figliolo, come la avete conosciuta?” “Alle scuole superiori; i suoi genitori si sono trasferiti ad Arkham per lavoro, continuando a tornare saltuariamente a Ruthville, e così lei ha frequentato il locale liceo del Miskatonic, affiliato alla ben più celebre Miskatonic University, dove abbiamo entrambe studiato, sebbene in facoltà diverse. Durante questo lasso di tempo sono diventato suo amico; è sicuro di non avermi mai notato insieme a lei?Certe volte mi ha invitato a venire con lei e la sua famiglia nei brevissimi periodi di ritorno in questo paesino…” “Infatti mi sembravi avere una faccia familiare, ti avrò scorto in passato…come ti chiami?” “Dwe’Kwango; ho ventiquattro anni e sono un grigio; la mia famiglia è sulla Terra da due generazioni, compresa la mia.” “Dici di essere un amico di Zealia, eh?Perché cosa vi ha dato appuntamento qui?” “Me lo deve ancora dire.” “Ha invitato altre persone?” “Durante la sua comunicazione di una settimana fa, mi ha detto di aver chiesto solo a me di raggiungerla qui a Ruthville.” “Sai se è già fidanzata?” “Per quanto l’ho conosciuta e mi ha raccontato della sua vita precedente, affermo che lei non ha mai avuto una relazione ufficiale con qualsiasi altro individuo, neanche futili comportamenti preparatori dell’infanzia o dell’adolescenza…” “Capisco…ih. Ih..” “Ride?” “No, pensavo…sapevo che non aveva mai avuto un fidanzato; però qualcuno l’avrà desiderata, no?è pur sempre una bella figliola; mi ricordo l’ultima volta l’ho vista un anno fa, era florida…. Che mi dite voi, giovanotto?” “Non la seguo, signore.” “Non so se anche voi avete l’occhio interrazziale….insomma, è bellina, no?” “Mi rifiuto di fare commenti in materia, ma vi posso assicurare di avere preoccupazioni molto più importanti delle ragazze ultimamente..” “Ne ho conosciuti , di dottori che dicevano cose del genere, e poi giocavano alla mitragliatrice..” “E comunque, Zealia è solo un’amica.” “Salve signor Nest. Oh, Kwango, sei venuto!” L’anziano commesso e il giovane studente si voltarono verso l’entrata dell’emporio, sulla cui soglia si stagliava in contrasto con la tenue luce di un mattino ora nuvoloso una figura alta intorno ai due metri, che rispondeva allo sguardo con occhi vivaci. Lei si diresse verso l’amico e, chinandosi, l’abbracciò; lui restituì l’abbraccio, non senza un po’ di disagio. “Zealia, non sapevo che eri tornata qui a !” disse meravigliato il commesso. “Ho chiesto alla signora Harris di non spargere la notizia, e per i primi giorni ho vissuto senza dare nell’occhio…”rispose lei. “Come mai?” chiese stupefatto il negoziante. “Non volevo creare impiccio; ho preferito studiare la situazione prima di espormi al pubblico...”rispose lei un po’ imbarazzata. “Ma non ci potresti mai dare fastidio, Zealia!Noi delle vecchie generazioni ci ricordiamo tutti di te e della tua famiglia, e anche i tuoi coetanei…anche se sono ormai tutti andati via da qui…Ruthville sta morendo, ormai…”disse il signor Nest. “Non dica così, la gente continuerà ad abitare questa valle per altro tempo, in un modo o nell’altro..”lo rassicurò sorridente la giovane, mettendogli una mano sulla spalla oltre il bancone che li divideva. “Zealia, l’ora è giunta: sono ormai le otto.”disse Kwango dopo aver guardato il suo cronografo da polso”L’orario del ritrovo è passato; vorrei conoscere il motivo della mia convocazione. “Te lo dirò subito…durante una bella passeggiata: signor Nest, tornerò a trovarla più tardi; adesso io e il mio amico dobbiamo congedarci per parlare di cose importanti” disse lei cingendo le spalle a Kwango e tirandolo verso l’uscita.” “Figuratevi, arrivederci.” Li salutò il vecchio mentre uscivano; li seguì con lo sguardo fino alla soglia, e poi oltre sulla strada, fino a che furono visibili dalla sua posizione di commesso dietro un bancone di un negozio. Si torceva le mani compiaciuto e sorridente, con un’espressione sul volto simile a quella di un nonno affettuoso; non aveva mai odiato i giovani, e quindi era invecchiato bene. La sua figura piccola e tarchiata, con la faccia rossa tonda e rugosa, con occhi chiari e svegli, ispirava fiducia innata. Ora, Zealia e Kwango stavano camminando per le stradine di Ruthville, una cittadina rurale del New England; le strade erano asfaltate solo nelle vie più centrali, mentre i sentieri che si estendevano dalla massa di casupole in mezzo alla valle per arrivare ai campi o alle colline circostanti, o alle strade che portavano ad altri luoghi, erano tutti sterrati e polverosi; l’attività commerciale di Ruthville era ancora prevalentemente agricola, poiché il sostentamento dell’economia cittadina ne era sufficientemente favorito, e così altre attività erano sempre state al livello di curiosità folkloristiche; con questo regime, Ruthville esisteva ormai da circa 1200 anni; rimpolpata da continui arrivi, seguiti a quelli dei tardi coloni dell’800’; prima gli immigrati europei, poi quelli africani, poi quelli sudamericani, e asiatici….e negli ultimi secoli, quelli di altri mondi, i non umani; tutti avevano portato nuove storie, culture e tradizioni, le quali si erano amalgamate per bene con l’intrinseca filosofia dell’abitato: solerte lavoro e placida quiete, fonti di ragionevole fertilità e tranquilla felicità; e i campi intorno alla zona avevano regalato floridi raccolti per secoli, raccolti trattati sempre da locali per realizzare confetture, confezioni e alimenti vari. E qualcuno costruiva utensili di legno, altri dirigevano locande e ristoranti, altri ancora facevano da guide per i pochi turisti che durante il loro pellegrinaggio nel continente americano finivano infognati in quella valle sperduta. Le case e tutti gli altri edifici di quel paese avevano miracolosamente conservato lo stesso stile architettonico per più d’un millennio, benché numerose volte le costruzioni fossero state ristrutturate, occupate da nuovi inquilini o distrutte, e ne fossero spuntate di nuove col passare del tempo. Qualcosa lì, si era come…bloccato.. Passeggiavano lì sulla strada principale, asfaltata, su cui si riservano le facce colorate degli edifici in legno e mattoni, coi tetti a spiovente; immutabili, apparentemente fossili anche se c’era qualcosa che ancora ci abitava…dai negozi sembrava venire un po’ più di vita, e ogni tanto si vedeva qualche bambino a giro, o qualche vecchio seduto ai tavoli esterni di un bar, o qualche massaia intenta ad andare a fare compere per la giornata… Su tutto spirava uno strano vento, simile ad una sorta di carezza, tenera e cordiale, ma allo stesso tempo gelida; il cielo si era fatto nuvoloso e grigio, e la temperatura era scesa; era agosto… I due camminavano, simili ad un “il” vagante. Zealia era una rettiliana di altezza media, piuttosto slanciata nella corporatura; aveva fianchi a clessidra, e sotto un sedere a cuore, sovrastato da una coda piuttosto sottile e lunga dalle movenze vivaci, e gambe lunghe dalle cosce piuttosto notevoli; le sue braccia erano innatamente muscolose, come in molti della sua specie, e proporzionate; c’era qualcosa in lei che dava l’idea di una lucertola agile e sinuosa, in maniera quasi felina; la sua pelle era di un verde spinacio a sfumature chiare, ed aveva un ventre dal colore contrastante, di un giallo limone, diviso in segmenti orizzontali; in cima ad esso spiccavano ballonzolanti due natiche frontali, coppia di organi simili a seni mammiferi senza capezzoli, di dimensione e forma deliziose; la testa di lei era proporzionata al resto, di forma squadrata tipica, con un musetto allungato ma arrotondato in cima come quello di un varano, un paio di occhi grandi e acquosi dalla pupilla verticale rossastra, e dietro sulla nuca scendevano la fila principale di minuscole creste che arrivava fino alla punta della coda, più due file verticali di spunzoni grigiastri ai lati della colonna vertebrale che sporgevano all’indietro come una capigliatura ispida; indossava un paio di pantaloni corti in jeans aderenti, una maglietta rosa a maniche corte dalla scollatura quadrata con la scritta “secchiona” e in più portava un paio di occhiali dalla montatura circolare per ovviare ad un piccolo ma fastidioso problema di astigmatismo. Kwango era notevolmente alto per la sua specie, arrivando al metro e sessanta, ma comunque una quarantina di centimetri e passa lo differenziavano vistosamente dall’amica; aveva una corporatura scarna, tanto che gli si potevano notare le sporgenze dell’endoesoscheletro sotto la prima pelle di colore marrone caffelatte; era dotato di una discreta muscolatura, ottenuta in anni di pratica di arti marziali, ed essa faceva spiccare ancora di più la sua magrezza; il suo corpo era sproporzionato nelle dimensioni delle varie parti, come è tipico nella sua specie, così che le braccia lunghe e muscolose gli arrivavano fino ai ginocchi, posti a metà di gambe piuttosto corte, mentre la testa era grande quanto metà del busto; aveva mani con palmi stretti ma dita molto lunghe e scheletriche, quattro in tutto tra cui un pollice, e quando si muovevano sembravano dei rami secchi mossi dal vento; i piedi invece erano piastre gonfie prive di dita; la testa vistosamente dolicocefala, con una nuca estesa, lobi lunghi e un volto appuntito, era ciò che spiccava di più insieme alle lunghe braccia; ai lati del cranio, un po’ nascosti dalle sporgenze ossee dei lobi, stavano due fori ad imbuto che avevano la funzione di orecchie; i lineamenti del volto erano affilati, con zigomi allungati e spigolosi, due narici piatte e verticali che correvano fino al fondo del viso, dove sorgeva un piccola bocca priva di labbra e sotto un mento rugoso; spiccavano gli occhi a mandorla simili a vetri, enormi e obliqui, di una sfumatura nero fumo su cui si scorgeva ogni tanto qualche chiazza chiara come un riflesso; la sua fronte era larga in estensione ma breve in altezza, e si potevano intravedere delle rughe da espressione; l’insieme di questi tratti si predisponeva ad un utilizzo particolare che il proprietario sfruttava, mantenendo la maggior parte delle volte un’espressione di arcigna contemplazione; questa, mista ad un portamento quasi sempre eretto e mai sbilanciato, gli davano una sorta di carisma velenoso. “Ora, dimmi perché hai voluto che io venissi qui, in questa cittadina terrestre sperduta…..esigo una spiegazione sensata .”sbottò lui. “Una spiegazione te la posso dare…” Camminarono ancora, su per una strada maldestramente cementificata. “Come sai questo è il paesino della mia infanzia, il mio luogo natale…dove tutto ha avuto inizio ed origine…”continuò lei semiseria. “Quindi?”disse secco lui. “Quindi cosa?”chiese lei incerta. “Dimmi subito perché hai voluto che venissi qui…” Lei rimase inizialmente turbata dalla bruschezza dell’amico; questi girò la faccia e la guardò negli occhi gialli. “Santo cielo…scusa…”borbottò lui, riabbassando lo sguardo”..perdona la mia maleducazione, ma sono un po’ nervoso nell’ultimo periodo….” “Come mai?è perché sei incerto su cosa fare per i tuo futuro?” “Esatto…..ho questa laurea, ma sinceramente, cosa ci faccio?” SI fermò, guardando il suolo della strada con aria sconsolata; teneva le mani nelle tasche dei jeans, e sfregava un piede in terra. Lei si abbassò di più al suo livello.”Ci sono un sacco di cose che puoi fare, con una laurea in psicologia”gli sussurrò”Ci sono un sacco di professioni facilmente intraprendibili con un titolo del genere…devi solo aspettare un po’…” “Non ho ancora un’idea precisa, di ciò che vorrò fare, ed è questo ciò che mi da più fastidio”mormorò lui”invece, non dovrei aver euna simile incertezza…” “E perché, scusa?”chiese l’altra sconcertata. “è disonorevole per la mia famiglia e la mia razza…la civiltà della nostra stella ha sempre deprecato l’incertezza, trattandola come un vagito per gli stolti….” “Che idea stupida!”esclamò l’altra”Senti, Kwango, te ti senti un grigio o una persona?” “Cosa intendi?IO sono una persona, appartenente alla specie idrocephalus sapiens …”disse lui con un moto di puntigliosità”ma…..senti, pensi che io mi stia lasciando trascinare dallo stereotipi razziale autoimposto?” “Si.” “Ora pensiamo prima al tuo problema, d’accordo?” “OK….quindi, dobibam oanadre in un posto….non preoccuparti, è appena fuori icttà, non ti pèreoccuapre, i nventi minuti al massimo ci aimo…..” Fine prima parte
  17. La rockstar games ha già accettato il progetto Graqnd Theft Dragon....

  18. Avete della soprassata qui?

  19. Eeeeeeehhhhhhhhhhhhhhhhhhhiiiiiiiiiiiiiii!!!!!!!!!!!!!!!!

  20. Uh, che bei cocomeri!!!

  21. Gggggggggggiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnnnnnooooooooooooooooooooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  22. Riguardo alle leggende metropolitane sulle conoscenze segrete dei governi più potenti del mondo, trovai qualche tempo fa un dossier su un reperto archeologico rinvenuto in una località imprecisata del Sudamerica, indicato come un rotolo di pergamena con sopra un testo in un linguaggio sconosciuto.... Ho rinvenuto solo alcune pagine della traduzione dell'antico testo, di cui non ho trovato la datazione precisa; leggete e poi ditemi cosa ne pensate.... Il diario (reperto archeologico) 18° rotazione, quarta fase, giro 1047801b Caro Diario Ancora niente , solo sabbia, rocce grigie, vento velenoso che brucia e un grande astro assurdamente rosso e implacabile. Noi siamo abituati a pensare al Grande Astro come ad una stella gentile, diversa delle immense fornaci rosse che rovinano altri mondi. Invece, basta andare qui, in questo deserto dimenticato dagli antichissimi, per trovarsi “magicamente” in uno di quei pianeti e vedere la nostra tenera stella gialla, trasformarsi apparentemente in una gigantessa rossa. Scherzi della suggestione e della prospettiva: la stella è sempre la stessa, è la zona del mond oche cambia, giusto? Però da noia! Grazie al Cielo, questo deserto è pieno di caverne comode dove all’interno si crea una temperatura gradevolmente fresca. Danno tanto sollievo, ma poi non vuoi più uscirne! Volare, sarebbe na soluzione, ma nessuno sembra pensarci. Forse il caldo sta friggendo le menti a tutti tranne che a me , o forse ANCHE A ME, perché Neanche io mi sono azzardata a chiedere a proposti do di usare il volo, vabbè, domani si vedrà. 20° rotazione, quarta fase, giro 1047801b Giuro di aver visto una roccia spaccarsi e fondersi! Per il resto, niente di interessante. 8° rotazione, quinta fase, giro 1047801b Cos’è quella striscia verde all’orizzonte? Sia ringraziata Gaia, signora della natura! Anche il grande Astro non è più implacabile ed è tornato normale. Accidenti, il gran deserto centrale nella stagione calda solo per banali affare commerciale! Che sollievo essere all’ombra di una pianta nuovamente 11° rotazione, quinta fase, giro 1047801b Finalmente a casa mia, a Baia Alta! Ora potrò ricominciare il mio hobby preferito e a scriverti, caro Diario, con più frequenza. Non vedo l’ora di ricominciare tutto. 12° rotazione, quinta fase, giro 1047801b Caro Diario Ho cercato dappertutto, ma non riesco più a trovarlo! Il mio prezioso automa è sparito. Davvero, ho frugato tutti gli anfratti di casa mia, anche nella dispensa e nelal cantina, ho chiesto ai vicini se l’avevano visto, ma è stato tutto inutile. Che seccatura! Mi è tornato in mente, cercando l’automa, una strana cosa. I Dropas che abbiamo incontrato nel deserto erano molto nervosi e si comportavano con gentilezza stiracchiata. Ho capito qualcosa a proposito di un’epidemia scoppiata nella loro Galassia natale che sono riusciti a donare con difficoltà (Strano per il loro standard di misure e conoscenze medico-sanitarie) e che li ha lasciati appunto” preoccupati”. Uno di questi mi parlò una note all’accampamento del deserto e mi ha chiesto appunto del mio automa; mi ha poi suggerito di eliminarlo subito, perché sarebbe stato “pericoloso”. Conosco l’antipatia radicata nei Dropas per i servitori artificiali e ciò non ,mi ah influenzato; anzi, gli ho quasi riso in faccia. Sarebbe contento se sapesse che non c’è stato bisogna di tale fatica. 13° rotazione, quinta fase, giro 1047801b Ancora non l’ho trovato, il mio automa. Cavolo, ho dovuto lavare le stoviglie da me. Come se no bastasse, i miei preziosi rami mi fanno male e mi si stanno ingiallendo. Sarà colpa del viaggio nel deserto? È da qualche tempo però che sono ritornato nel mio ambiente natale. Ho perso l’abitudine di scriverti lungamente e precisamente su di te, caro Diario. Mi sento stressato…. 24° rotazione, quinta fase, giro 1047801b Il Legislatore sia ringraziato! Dopo tanto tempo ti ho ritrovato, caro Diario. Sei sparito improvvisamente, la mattina della 14° rotazione. Ero disperato: passi l’automa, ma aver perso te, il mio oggetto più prezioso. Ne tempo che ti ho cercato sono successe tante cose. Ho passato diverse rotazioni a sventrare la casa e tutti gli annessi, cambiando continuamente l’arredamento e tirando fuori tutto, fermandomi solo per filtrare un po’ d isale dalel rocce. Intanto, il dolore ai rami è andato peggiorando. I vicini, preoccupati per il trambusto e perché probabilmente sembravo aver perso il lume della ragione, mi hanno proposto più volte di smettere e riposarmi, offrendomi anche dei cordiali. Stavo andando a tuta birra, e avrò frugato la mia dimora e rimosso gli oggetti più volte, senza fermarmi mai. La mattina della 22° rotazione, è venuto a trovarmi il mio amico Vento-dalla Luna, che è riuscito a convincermi a smetter di cercare inutilmente , come diceva lui, per tutta la casa manipolando tutto. Abbiamo passato una mattinata a chiacchierare e a sorseggiare tè al fiore delle Alte Montagne; ha notato i cattivo stato dei miei rami e un altro particolare che per l’apprensione sulla ricerca mi era sfuggito: il mio colorito stava diventando bluastro. Mi ha imposto di andare dal dottore, e si è offerto di cercarti al posto mio. Ho accettato Il pomeriggio stesso della 23° rotazione sono andato dal dottor Chiaro-sasso, che vive nel bosco vicino a Baia Alta. Mi ha fatto un esame completo; è riuscito a diagnosticare il disagio dei miei rami: era una reazione allergica a qualcosa trovato ne deserto. Il viaggio nel deserto mi ha spossato e stressato, l’antipatia per quell’ambiente mi ha distolto dall’equilibrio con la natura; inoltre, non sono riuscito a riposarmi una volta tornato, perché mi sono messo subito a cercare l’automa , poi te. Mi ha consigliato di buttare via l’automa, semmai l’avessi ritrovato, pire lui. Poi, mi ha fatto rimanere tutta la 23° rotazione in stasi di riposo e prima mi ha sottoposto ad una Purificazione. Sono tornato a casa riposato coi rami apposto, e poi finalmente….già, questo lo sai, caro Diario. Ma perché l’automa, che Vento-dalla-Luna ha messo sotto chiave, avrebbe dovuto rubarti e stare nascosto? L’importante è che ora tutto vada bene. Speriamo che in furto, Brezza-verde non mi chieda di accompagnarlo in un’altra spedizione commerciale. Nei prossimi giorni mi rilasserò proprio. 25° rotazione, quinta fase, giro 1047801b Quasi miracolosamente in accordo col consiglio del dottore(ma sicuramente non sarà stato tutto casuale..) che mia aveva detto di frequentare ambienti naturali a me simpatici per ritrovare l’equilibrio interiore, oggi Vento-dalla-Luna mi ha invitato ad andare con lui a fare una gita alla Scogliera blu a nord della Baia Alta. È chiaro che gli deve essere venuta in mente la stesa cosa sia a lui che al dottore: anche se è “solo” un guerriere, Vento-dalla-Luna ha una gran preparazione In tutti i campi culturali e non se ne vanta. Così, abbiamo preparato l’inventario e ci siamo diretti a piedi verso la Scogliera. Per tutto i giorno, abbiamo camminato accanto o in qualche momento Vento-dalla-Luna è stato avanti a me. Benché se ne stia zitto se non considerato, egli diventa un gran chiacchierone se “provocato”. Il tono della sua voce è molto perentorio e statico, e quasi sempre essa è emessa a basse frequenze. Può suonare marziale, ma sentirlo uscire dallo sfiatatoio di lui con quelle frequenze e quella sicurezza….trasmette la sensazione di esse al sicuro! Ehi, sembro un essere sessuato a parlare così, speriamo che non mi venga la mutazione! È stata una gita semplice ma piacevole e, allo stesso tempo, faticosa. Abbiamo camminato nei boschi per tuta la mattina, abbiamo pranzato, durante il pomeriggio abbiamo passeggiato sulla Scogliera e esplorato le vecchie case abbandonate e di sera, prima del buio, abbiamo volato sull’oceano. I boschi durante la stagione n calda sono meravigliosi, pieni di frutta colorata e foglie variopinte, i canti degli insetti volanti sono deliziosi e le loro larve pigolano e strisciano teneramente, e se messi sulla superficie del corpo provocano un esilarante pizzicorino. Camminando per il bosco, ho sentito i miei rami rivitalizzarsi e cominciare a sintetizzare zucchero dalla luce insieme ad altre piante. C’era una dolce brezza che solleticava i miei tentacoli. Insieme a Vento-dalla-Luna abbiamo raccolto alcune rocce saline e funghi per il pranzo. Proprio all’ora di pranzo eravamo arrivati all’inizio della Scogliera. Il cielo, quasi statico, perfettamente azzurro e ricco di nuvole bianche che lasciano passare la luce del Grande Astro. Abbiamo pranzato proprio a strapiombo sul mare, guardano le onde infrangersi sugli scogli in basso e i pesci uscire dall’acqua e strisciare sui pochi pezzi di spiaggia. Ho saputo, parlando a pranzo, ad Vento-dalla-Luna che anche in altre città in tutto il mondo e anche in altri si sono verificati episodi strani di malfunzionamenti di automi, e non solo il mio; gli automi hanno provocato solo piccoli fastidi o si sono assentati per poco tempo, senza far del male a nessuno(tranne che a te, caro Diario). Ciò è strano perché questo tipo di automi non ha mai funzionato male, per via della loro natura diversa da quella dei tradizionali servitori robotica di altre specie. Inoltre, a proposito dell’”epidemia” studiata dai Dropas Che li rende molto nervosi: sembra che essi siano riusciti ad isolarla dopo che essa si era diffusa per tutta la Galassia della Vita, ma sembra si tratti di una cosa così…inconcepibile e mai trovata prima, che li ha sconvolti. Altri particolari non me li ha detti Vento-dalla-Luna, ma mi ha fatto capire che il motivo del nervosismo attuale dei membri di quella razza, che ho notato durante il viaggio nel deserto, sia dovuto a qualche strana scoperta scientifica sull’epidemia. Bah, cose strane…. Comunque, dopo aver pranzato, abbiamo esplorato gli scogli. La zona è piena di case abbandonate lasciate dai nostri Antenati prima che si diffondessero a sud della Scogliera. Abbiamo trovato alcuni sgabelli e lavastoviglie vecchi, ancora funzionanti. La nostra specie, se si esclude la comparsa degli automi che è tutto sommato recente, non ha mai conseguito un grande “sviluppo” dal punto di vista tecnologico. Così siamo arrivati a sera, e lì c’è stato il momento migliore. Abbiamo raggiunto la cima della Scogliera, uno spiazzo largo da cui si può vedere l’oceano fino a perdita d’occhio. Il Grande Astro che tramonta sull’acqua in movimento è veramente uno scenario spettacolare! Il vento e gli schizzi delle onde potenti rendevano tutto bello ed eccitante. Vento-dalla-Luna mi ha costretto a correre sugli scogli, ed è stata una buona cosa: ho scoperto di avere recuperato stabilità su tute e tre le zampe, capacità che avevo perso nel deserto. Poi ho anche frantumato alcune rocce con le mie chele, e ho visto che ho recuperato tuta la mia forza. Persino Vento-dalla-Luna, che è un grande atleta superiore a me di molto, si è congratulato. Poi abbiamo volato sull’oceano: accidenti, so anche volare di nuovo! È stato bellissimo, andare controvento e passare vicino alle onde. Strabiliante! Alla fine, prima di tornare a casa velocemente perché stava per fare buio( per il ritorno abbiamo usato il Ciao’rivederci)abbiamo preso molta spuma marina dalle onde e Vento-dalla-luna ci ha fatto la birra! L’abbiamo bevuta a casa, facendo una piccola cena. Poi lui è rimasto a dormire qui a casa mia e tua. Scusa, Diario, non ce la faccio più, sono troppo stanco, devo dormire anch’io… 26° rotazione, quinta fase, giro 1047801b Oggi, uscendo da casa, ho trovato una cosa sulla soglia. Era una pergamena vegetale. Sopra c’era scritta una cosa in Draghese. Diceva più o meno così: “Abitanti del confine, Grandi Esterni.Questo messaggio è stato stilato dall’ordine di Bahamuth e distribuito ad ogni membro della vostra specie. Come saprete, è da poche generazioni che voi vi servite del vostro particolare tipo di “automi”;si tratta di un’invenzione recente, e per molto tempo la vostra specie ne ha fatto a meno, i vostri nonni, bisnonni, eccetera. È vero, i vostri automi, grazie alla grande versatilità e adattabilità. Possono svolgere tanti compiti faticosi e complicati al posto vostro, con cura e una precisione superiore a quella di ogni alto tipo si seriore artificiale mai concepito in questo Universo, e voi potete dedicarvi di più a voi stessi grazie a maggior tempo libero. Ma, come tutti avrete avuto occasione di apprendere, negli ultimi tempi si sono verificati strani episodi di inspiegabili comportamenti dannosi e ribelli da parte di questi automi, in tutti i mondi della vostra lega. Noi abbiamo studiato, analizzando diversi esemplari difettosi e non (apparentemente), questi avvenimenti, e siamo arrivati ad una conclusione inaspettatamente strana ed amara. Semplicemente, vi lanciamo un appello, senza superbia o autoritarismo: per il vostro bene, disattivate o sbarazzatevi dei vostri automi ,anche di quelli che funzionano ancora bene, immedia…. Al di là del senso, il testo si interrompeva bruscamente a questo punto, secondo la traduzione della commissione di professori della Miskatonic University istituita per l’occasione. Il professor Norton conservò di nascosto solo questa brutta copia delle ultime pagine della traduzione; purtroppo, il reperto originale e la traduzione intera sono stati sicuramente requisiti dai servizi segreti statunitensi e, secondo alcune voci non troppo affidabili, sono tutt’ora conservate in un vecchio reparto ormai fuori uso della CIA riguardo allo studio di “anomalie elettromagnetiche e utilizzo del magnetismo nella realizzazione di prototipi”.
  23. SPPPPPPAAAAAAAAAAMMMMMMMMMMMMMMMMMM!!!!!!!!!!! Mi sono spammato da solo, che ********!!!

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