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Dragons´ Lair

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“La rinascita di Shen Tai” di Guy Gavriel Kay

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Al di là dell’avventura a sfondo fantasy, peraltro appena accennato, il tema al centro di questo superbo romanzo io credo sia il “divenire”. Per questa ragione l’autore affida a un necessario flashback la presentazione della vita del protagonista negli anni antecedenti a quelli in cui prende vita la trama della narrazione. E per la stessa ragione anche dopo aver concluso la narrazione delle sue avventure, intrattiene il lettore per completare il quadro di cambiamento della vita sua e degli altri personaggi principali che lo attorniano nel corso delle sue imprese. Pur essendo un romanzo fantasy che si svolge nella cornice della storia di un grande impero, l’autore riesce a dare grande evidenza di come appunto la “rinascita” di Shen Tai possa per lui realizzarsi solo accettando che gli anni scanzonati della giovinezza, con gli amici e gli amorazzi del tempo, non possano più essere, se non in pur magnifici e struggenti ricordi. Lo stesso avviene per altri personaggi del romanzo, per natura e posizione sociale peraltro diversissimi da quelli del protagonista che però allo stesso modo prendono atto che il passato non può essere trattenuto, e la riuscita nella vita non può che realizzarsi riconoscendo il nuovo ruolo a cui il tempo e la vita richiama. C’è un richiamo continuo al celebre verso “Per ogni cosa c’è il suo momento” come insegna l’Ecclesiaste, o il forse ancor più celebre “Carpe diem” di Orazio.
Per contro vi sono altri personaggi, che non sono affatto più o meno malvagi del protagonista, più o meno desiderosi di vivere, ma che non sanno fare a meno di cercare di attaccarsi alle loro fortune effimere, e che per questo si condannano da soli alla rovina, taluni trascinando con sé le persone più vicine che pure amavano, alcuni interi regni. 
Niente dura per sempre, e nel saper riconoscere l’avvento del cambiamento, e lasciarsi condurre per mano dal proprio destino senza mostrarsi retrivi, risiede la saggezza. Di più: nelle persone in grado di accompagnarci in tale faticoso, talvolta doloroso, cammino è possibile riconoscere la vera amicizia, così come il vero amore. Questi preziosi insegnamenti però non sono tanto efficamente impressi nella scorrevole e incalzante prosa della narrazione, quanto nei delicati e struggenti haiku (brevi componimenti in versi aventi come sfondo la natura), che l’autore sapientemente incastona nella narrazione come pietre preziose.

Per quanto il paragone sia a dir poco audace, personalmente devo dire che ad eccezione di quando lessi alcune tra le maggiori opere di Dostoevskij, o di Tolstoj, non ricordo di essermi mai sentito coinvolto da una lettura in maniera così portentosa, struggente, intima. E non mi capacito di come questo autore possa essere sconosciuto ai più, come lo era anche per me fino a poco fa.


Voto: 5/5

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