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Poema fantasy "La setta della giada"


everybodyyy
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Ciao a tutti e a tutte, sto scrivendo "La setta della giada", un fantasy in versi.
Pensavo di essere l'unico pazzo a fare una cosa del genere e invece eccovi tutti qui.

Il poema alterna momenti d'azione a momenti più "poetici" (e beh, è un poema...)
_______
… Era notte e tutto era nero,/in quattro presero un veliero,/
come il cielo anch’esso nero./Sull’onde via leggero./

In coperta, appena un cero./Tutti e quattro col pensiero/
"Di vivere io spero/e vendicarmi per davvero"./

Fiammella traballante, fumosa./Caravella scricchiolante, ondosa.

Via da una fine tragica/su un’imbarcazione magica,/
via da giusti editti,/i loro cuori battevano zitti.

[nota:editto=legge]

Cuori di maghi,/di certezze al più un paio,/
sperduti come aghi abbandonati in un pagliaio.

Tal pagliaio, poco a poco,/aveva preso fuoco./
Il fuoco di un agone/tra il bastone e lo spadone./

...
Dei templari una legione,/dei maghi muore il nome./

[nota: agone=lotta]

I quattro adesso stanchi/non sono maghi bianchi./

Magia antica,/chi la sfida langue,/magia vietata,/magia di sangue./

Accovacciati incappucciati/discorron preoccupati,/cullati e sballottati,/dei lor tremuli fati.

«Dove stiamo andando/sballottati tra onda e onda?»/

«Per lo meno stiamo andando,/per lo meno non si affonda»/

«Farò un altro incantesimo,/le forze mie non lésino …

[nota: non lesino = non risparmio]

…Vedo terre sconosciute,/le canzoni tramandate+ a tale riguardo sono mute»

«Un demone vermiglio/dentro me mi dà consiglio:/è gran periglio oltrepassare l’orizzonte e fare un miglio»/

[nota: vermiglio = rossastro; periglio = pericolo]

«Che dovremmo fare,/forse ritornare?/

Vada come vada/siamo la setta della giada,/rimettiam piede nel regno e ci daranno il fil di spada…/passeranno al filo noi,/taglieranno gole e poi/la mia salma assieme a voi/sarà pasto d’avvoltoi».


______________

il resto è qui su questo link con il font giusto.
https://zuraar.wordpress.com/
(è un blog gratis senza registrazione richiesta
in cui spiego con una nota iniziale il cambio di tempo nell'ultimo verso di questa anteprima)
Per ora sono 70 pagine (15mila parole),
ma, 200 parole al giorno,
arriverò a 80.000 parole (la lunghezza di un romanzo commerciabile medio)

______________
Fatemi sapere se vi piace (è una lettura invernale, credo)

Edited by Ian Morgenvelt
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«Non pensiamo alla città./Chi di noi più la vedrà?/

Finché non spioverà/suonerò col mio sitar./La bacchetta in mano loro/è sol un po’ di legno./

Noi con le scorciatoie,/e a volte un po’ d’ingegno,/loro senza gioie fanno a gara a chi è più degno».

...

Passarono tre ore/accucciati sotto pelli,/loro ancora adorni/dei lor più bei gioielli./

Tenendosi le mani/sfruttarono gli arcani

e concentrandosi leggeano/le intenzioni dell’oceano.

Approdi ‘sì lontani/li aspettavano un domani./

La più giovane di essi/lasciò gli altri genuflessi,/uscì sul nero ponte/mano destra sulla fronte./

«Niente terra in vista./Il destino, quanto dista?»/

«Spero Dio ci assista»/Scherzò un’altra alle sue spalle,/dilatate le pupille nelle iridi sue gialle./

«Ci colpisca con un fulmine,/il Sommo pusillanime!/Le templari sono asine,/han demenza senza un argine»

«Guarda avanti, forse è un’isola!»/

«Sarà invece una nuvola?»/

«La speranza non si appisola,/evochiamo una canicola?»/

«Ho poche forze, temo./O poter blasfemo,/ti rievocheremo/per avere un ciel sereno»/

La sua anima fu il mezzo,/ne perse appena un pezzo,/

sibilò un sussurro e il cielo nero tetro e cupo rese azzurro./

«A gente troppo pia/né potere né magia»/

«Ma ai templari ora il tepore/in queste fredde ore/riscalda il loro cuore,/e noi dentro si muore»/

 

Intanto i focolari/scoppiettanti dei templari/scaldavan loro i petti/nei notturni lupanari./

(Templare valvassino):«Tante le bevute,/rosse donne sconosciute,/

soldi, dadi e due battute/fanno salda la salute»./

«Beltà rare, quale lusso,/ora fammi un bell’inchino,/perché tu sei plebea/e io sono valvassino»/

(Plebea):«Lo farei da quale lato?»/

«Ogni lato è l’appropriato»/

Con il ventre s’agitava/con movenze sue contorte/ma in quel mentre chi bussava?/Chi bussava così forte?/

(Templare valvassino):«A quest’ora c’è il vassallo?!/Che riserbo dia al mio fallo!»/

(Vassallo):«In quest’orgia io non c’ero,/e dormivo se io c’ero./

Ma un veliero tutto nero/prese il largo oggi invero./Rintana il tuo tizzone,/è questa la missione./

E adesso, presto, aria./Sei ancora in missionaria?»

Così andò su un galeone/con un rosso suo flacone,/un flacone non di vino,/ma un intruglio clandestino./

(Templare valvassino):«Mari neri e rigidi,/alle mani ho freddi lividi./

Se unisci le tue mani/nella posa del candore,/non sai ben se stai pregando/o combattendo il tuo rigore»/

(Compagno templare):«Noi li prenderemo,/e in men che non si dica/

torneremo al lupanare/dalla rossa nostra amica»

Dal gran porto/di Ankh-Batòra/sul vermiglio dell’aurora/già riflesso nelle acque/

sorse il Sole, nacque e tacque./

...

Già riflesso sugli scudi,/sui templari visi rudi/

forte infonde la speranza/nella ciurma che ora avanza./

...

Ma una parte più turchese/di quel cielo tutto rosso/lasciò lui alquanto scosso/che per poco non si arrese./

«Se lontano all’orizzonte/i quattro uniscono i talenti/forse imbrigliano li venti,/forse siamo troppo lenti./Come può solo un gruppetto/senza lode e senza affetto/fare squarci sopra al tetto/del mio mondo ‘sì perfetto?»/

«Non ti vengano i magoni,/quella setta di stregoni/volerà come soffioni,/sarà carne da cannoni»

(Voce grave):«Farò spazio nel tuo cuore/con pensieri di terrore,/tu non bere la pozione,/non ti dare protezione»/

«Chi ha parlato? Chi è celato?»/

(Voce grave):«Parlo dentro la tua mente,/guarda intorno, vedrai niente»/

E così quel bel templare/iniziò lì a sorseggiare,/e l’anima pian piano/si fece borseggiare./

«Da qui devo sloggiare -/pensò un demone nell’Ade -/se si devono incontrare/starò meglio in quel templare».

-

I quattro della giada/avvistarono una rada,/una calma insenatura/rigogliosa di natura./

«Io sarò saziato/di pescato e abbeverato/soltanto dalla pioggia/finché un giorno, riposato,/non cambio la mia foggia./

Un po’ di riposo e poi oso»./

«Puoi farlo ma è rischioso,/non diventerai mostruoso?»/

«Pelle a squame e corna more,/per me sarà un onore./Tanto siamo ricercati/in tutti e tre i ducati./Forte il demone dormiente/si rivolta nel mio ventre./Un solo imperativo,  attaccare, e farlo sempre»./

_

Lenta è la trasformazione,/e un galeone dei templari è ad un tiro di cannone./

(Templare valvassino):«Ma cosa sta facendo/quell’altra nostra nave?/Dobbiamo stare uniti,/andar da soli è grave!»./

(Compagno templare):«Siamo in movimento,/ma in modo troppo lento./Sulle loro vele sta soffiando molto vento»./

(Templare valvassino):«Oh grandioso, davvero perfetto./Ma non sanno che si attacca quando finisce l’effetto?».

Quei templari furon primi ad ammarare le scialuppe./Uno dai capelli rossi lì sbarcò e il silenzio ruppe./

(Templare avventato):«Gli altri vostri son defunti,/e in estrema unzione unti./Io sono cavaliere/voi anime nere./In ogni caso tra due sere/non avrete acqua da bere»./

(Mago):«Ho sempre qualche trucco./La vedi la mia foggia?/L’acqua noi l’avremo/ evocando una gran pioggia»

(Templare avventato):«Il tuo orgoglio è vivido,/ma qui attorno non c’è alcuno a cui rubare lo spirito./Ci sono solo piante, scogli, sassi e niente più».

(Mago, soddisfatto):«Oh, ma ci sei tu»..

Il mago si scaglia come un maglio/e il templare avventato con la spada a doppio taglio/gli manca la testa, gli mozza una gamba,/e il mago feroce ricambia./

(Mago):«Ma che peccato,/è già morto dissanguato./Rimane solo la scorza./Dentro non ha più forza»

Egli si muta/e in umana forma/osserva il gruppo templare che al galeone ritorna./

(Templare spaventato, una volta salito a bordo):«È una bestia che a tutti ci miete./Faremo in altro modo,/li sfianchiamo con la sete».

Passano giorni e l’acqua manca./La caravella nera, creatura viva, è stanca./Le serve un sacro lumino/o, ancor meglio, sangue di bambino./

Ai quattro rimane una sola magia,/che forse per loro è l’unica via…

Il più fiero di loro/mette la mente al lavoro.

E qualche ora dopo intrappolato come un topo,/sull’isola isolato,/fu preso appisolato./Lo scudo con la croce/ebbe in testa in modo atroce/

«Forza, legalo, veloce./Ben fatto, lui non nuoce».

-

Da quell’incantatore/il demone bramava/di uscire con furore./Non riusciva, non si alzava./Troppo tempo nel torpore,/troppo tempo dentro al mago/

«Solo in questo corpo vago,/intrappolato in questo cuore./

Eppure la pozione/dovea facilitare/la mia entrata nel templare./Devo solo pazientare».

-

Di pranzo era già ora/e tornati ad Ankh-Batòra,/gli acclamati paladini percorrevano scalini./

Il tono inquisitorio/usato dal templare/scuote l’oratorio che una grande cella pare./

Stanze scure sottoterra,/uno schiaffo al mago sferra./

«In nome del tuo re,/dove sono gli altri tre?/Sulla spiaggia niente orme,/loro assunsero altre forme?»/

Nel taschino sul suo petto...

«Forse ci hanno già scoperto» … /diceva uno di loro/che sbirciò da dietro a un foro./Egli vide grande acrédine/e un ferro rosso ardente/che fumando andò radente/sul dannato trio gemente./

«Ustioni benedette,/fate puro questo immondo,/mentre il ferro caldo affondo/in questo mago inverecondo»
_________

LA SETTA DELLA GIADA ---> https://zuraar.wordpress.com/

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