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La Battaglia


Mister Master

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Si erano radunati tutti là, attorno al campo di battaglia, vestiti a festa. Erano venuti, per osservare, da debita distanza (i codardi), chi avrebbe vinto. Lo sapeva per esperienza, oramai, non avrebbero fatto alcun rumore; sarebbero stati lì, immobili come avvoltoi di cera, ad attendere. Tutt’al più avrebbero applaudito ogni tanto, per sottolineare il loro apprezzamento per qualche intuizione tattica particolarmente spettacolare o sanguinosa. Non gli erano mai piaciuti, ma non poteva farci nulla.

Anche l’altro, dal lato opposto del campo, osservava quel pubblico imbellettato e bisbigliante. A testa alta entrambe i Re sostenevano le occhiate indagatrici ed i commenti delle figure che li circondavano. Pur essendo nemici ed apprestandosi a mandare al macello le proprie truppe, le une contro le altre, i due sovrani non poterono non scambiarsi una occhiata di conforto e sostegno reciproco: in un certo senso, l’esser parte di quel sadico gioco, li univa e li faceva sentire più vicini; provavano un certo sollievo al pensiero di non essere soli a dover sopportare gli sguardi indiscreti ed i brusii che si levavano dal pubblico.

Al segnale convenuto presero il loro posto a capo delle rispettive armate. Si scrutarono con attenzione. Passarono in rassegna mentale le proprie truppe e poi si dettero a soppesare quelle dell’avversario. Ognuno poté notare la perfetta disciplina di ambedue le schiere, salde ed immobili, nell’attesa di ordini. Ognuno poté notare come le forze in campo fossero praticamente identiche: stessa quantità, stesso armamento e stessa disposizione sul campo. Quasi a voler rispettare un accordo arcano, entrambi, senza pensarci troppo, avevano schierato la propria forza come l’avversario. Magari avrebbero potuto continuare a riflettere sul fatto, avrebbero potuto accorgersi che l’unica cosa che li differenziava era il colore delle divise, ma… non era dato loro il potere di decidere. Per secoli si era fatto così e nessuno, men che mai loro, avrebbero cambiato le cose, pensarono i Re. Di nuovo un segnale ed a questo, la lunga linea scintillante d’armi della fanteria, avanzò in più punti, coprendo gli spostamenti dei veri assassini dell’esercito avversario: la possente cavalleria, rilucente come statue di metallo, e l’orgogliosa fanteria d’elite, con le loro insegne maestose, ritte contro il cielo, già pronte per essere alla testa dell’assalto finale.

Per contro, dall’altro lato, anche la sua fanteria si muoveva, ma più lentamente. Che vengano pure, sogghignò, quando saranno ben impantanati tra le lance nere dei miei fanti,non avranno più tanta voglia di correre!

E così ebbe inizio. Proprio come pronosticato, il pubblico, recitò in modo impeccabile la sua parte, quasi divertito mentre interi reggimenti di fantaccini venivano spazzati via dal tiro delle balestre spietate o calpestati dagli zoccoli ferrati dei giganteschi destrieri da guerra. Ma come applaudirono, invece, quando con mossa impeccabile il Re delle schiere di metallo bianco, tagliò in due la linea avversaria, abilmente giostrando lo scontro a suo favore.

Il cozzo delle armi si univa allo scroscio del battito di mani, molto più forte anche del rombo della cavalleria, che si spostava qua e là come uno sciame di locuste nere, cercando i propri alter ego, per divorarli. Era un tripudio di follia, un orgia di morte dalla quale anche i due regnanti non poterono più tirarsi fuori: perché se prima avevano snobbato lo scontro, ebbene adesso, non esitarono a gettarvisi nel mezzo, le spade sguainate, pronte a cibarsi delle carni nemiche. Chi può dire perché lo fecero? Alla fine dello scontro molti dissero che anche i Re combatterono perché i loro eserciti erano decimati e vi furono costretti, ma pochi invece sanno ( e si guardano bene dal dirlo) che i due tiranni si gettarono nella mischia solo per brama di sangue e gloria..

Ben presto il campo di battaglia fu un carnaio, tanto che i morti divennero più dei vivi e perfino i due Re ed il pubblico s’impressionarono. I primi smisero di combattere e tentarono di mettersi in salvo, usando come scudi umani ciò che restava del loro esercito, mentre i secondi erano gelati dalla tensione, attendendo con trepidazione il momento in cui avrebbero potuto liberare, in un orgasmo di grida ed applausi la loro tensione, acclamando il vincitore.

Passò ancora poco tempo, il giusto per far giungere il tramonto, e la battaglia finì. Il re che per primo si era gettato all’assalto era sconfitto e le sue bandiere ornate di madreperla ed argento sarebbero state legate alla coda di un asino e trascinate nel fango.

Per quanto lo riguardava, lo sapeva, era libero di andare, ma quella sconfitta avrebbe pesato sul suo cuore per anni: non erano per lui gli applausi, non di lui si sarebbe parlato in tutto il mondo, l’indomani, ma dell’altro.

E se anche il suo nome fosse comparso, per caso o gentilezza di qualcuno, allora lui sarebbe stato ricordato solo come “Lo Sfidante”. Quale vergogna!

Si avvicinò a lui, sorridente, il Re delle schiere vittoriose, mentre ancora tutta l’aria rintronava del rumore delle mani sbattute le une contro le altre, nello sciocco rito dell’acclamazione. Chi lo aveva vinto gli porse la mano. Cortese, se non altro. Lui gliela strinse con decisione. “Sai che molto presto tornerò qui, sul campo, ad attenderti, vero?”, chiese lo sconfitto. “Certo. Non temere, mi troverai pronto. Sei un degno avversario.” Sorrisero, stringendosi ancora le mani e si allontanarono seguiti dal pubblico.

Oramai era buio, nessuna luce rischiarava il campo ed i morti erano stati lasciati là come dimenticati, mentre i pochi vivi rimasti, impietriti dall’orrore, non avevano abbandonato né il campo né le armi. Semplicemente attendevano, cosa, neanche loro lo sapevano.

Altro tempo trascorse e la luce si riaccese. Era arrivato l’uomo delle pulizie. Spazzò i pavimenti, li lucidò e, quando ebbe finito, si sedette per un attimo al posto di uno dei Re che si erano scontrati quel giorno. Con mano tremante, fantasticando chissà quali sciocche fantasie, rimise tutti i pezzi al loro posto, e li osservò estasiato. Lì, maestosi, immobili, gli Scacchi attiravano il suo sguardo, perso in sogni di battaglie e grandi Re.

Questa è noiosetta, ma la posto uguale. Critiche e commenti i benvenuti. Spam solo su invito. Grazie!

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