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La Scheda del Personaggio in Italiano per D&D 5E

La Asmodee Italia da oggi ha reso disponibile sul proprio sito in anteprima la scheda ufficiale in italiano per D&D 5E, in preparazione all'uscita del Manuale del Giocatore il 30 Ottobre.
Cogliamo l'occasione per fare presente che la scheda D'L per la 5E sarà a breve aggiornata con i nuovi termini ufficiali della traduzione
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Retrospettiva: Eberron

 

 
 
La storia di Eberron
Eberron è una delle ambientazioni più recenti della lunga storia editoriale di Dungeons&Dragons: nata solo nel 2002, è riuscita a guadagnarsi la sua fetta di mercato nonostante sentisse il peso delle sue più celebri “sorelle”.
Eberron ha avuto uno sviluppo particolare: nel 2002 la Wizard of the Coast lanciò un concorso (il Fantasy Setting Search) in cui si cercava una nuova ambientazione per l’edizione in arrivo di D&D, ovvero la 3.5. Vennero presentate 11'000 proposte, che vennero rapidamente vagliate dallo staff per scegliere i tre progetti finalisti che sarebbero stati acquistati dalla WotC. Eberron fu quello che trionfò complessivamente. Il suo creatore, Keith Baker, un designer freelancer di GdR, iniziò quindi a stendere una bozza di Eberron: Ambientazione, pubblicata due anni dopo il concorso. Negli anni a seguire vennero pubblicati numerosi manuali accessori per l’ambientazione, sia legati tematicamente ad alcuni luoghi (dal misterioso ed esotico Xen’Drik alla caotica Sharn, per arrivare alla dispotica Sarlona) che di carattere più ampio (Faiths of Eberron, Dragons of Eberron, Races of Eberron solo per citarne alcuni), ma ben poche videro una traduzione in italiano per via dell’arrivo della 4a edizione.

Ciononostante, dato il successo che l’ambientazione riscosse, la WotC decise di rilanciare la linea per la nuova incarnazione di D&D: al contrario dei Forgotten Realms, la storia dell’ambientazione venne tenuta uguale. Tuttavia, la breve vita di D&D 4E portò ad un scarso successo di questa seconda linea editoriale, che comprende solo due manuali (Ambientazione e Guida del Giocatore) e tre avventure ufficiali.

Premessa: il genere
Eberron prende spunto da diversi generi (pulp, urban fantasy e giallo solo per citarne alcuni), ma quello che risulta essere il più preminente è certamente lo steampunk, nella sua declinazione di steamfantasy. Steampunk è un vocabolo in stretta opposizione a Cyberpunk: mentre il secondo implica circuiti, chip ed elettronica, il primo basa tutta la sua componente tecnologica sulla trasmissione meccanica e l’elettricità. Lo steampunk è quel genere, solitamente di ambientazione vittoriana, dove la tecnologia ha fatto notevoli salti avanti, pur rimanendo basata sulle tecnologie tipiche dell’epoca originaria. Esempi di romanzi di questo genere possono essere alcune delle opere di H. G. Wells (in particolare “La macchina del tempo”) e i racconti di Jules Verne.
Eberron viene definito steamfantasy, ossia uno steampunk a cui vengono aggiunti elementi tipici del fantasy, la magia prima di tutto (che spesso sostituisce il vapore come forza motrice).
Ma ora passiamo a parlare della parte più succosa:
Il mondo
La storia dell’ambientazione è anch’essa particolare: stando alle leggende, all’inizio del tempo tutto ciò che esisteva erano tre draghi: Eberron, Khyber e Siberys. Questi tre enormi esseri combatterono fra di loro per il controllo della Profezia Draconica, ovvero tutto ciò che sarebbe dovuto accadere nel futuro. Khyber riuscì a uccidere Siberys, che andò a creare il cielo con il proprio corpo. Eberron imprigionò Khyber, che divenne il sottosuolo. E quando infine anche Eberron, l’ultimo drago, si accasciò da esso si formò il mondo in cui vivono i personaggi. Ognuno dei tre draghi diede inoltre vita a dei figli: Syberis creò i draghi moderni, Khyber gli orrori del sottosuolo e i demoni, Eberron gli umanoidi. E ancora oggi è possibile trovare dei frammenti del corpo di questi draghi, i frammenti del drago, che fanno da componente per gli oggetti magici più potenti e rari dell’ambientazione.

Il sogno segreto di ogni giocatore

E' qui che inizia la vera storia dell'ambientazione. Eberron segue una storia ciclica, caratterizzata da periodi di gloria e splendore terminati da continue catastrofi. Dopo il termine della lotta tra i tre draghi primordiali, il mondo venne abitato e dominato dalla progenie di Khyber, i Rakshasa e i demoni. Le razze umanoidi erano in uno stato primordiale, schiacciate dalla schiavitù dei loro tirannici padroni, finché i figli di Syberis non attaccarono i loro primordiali nemici, obbligandoli a rifugiarsi nel regno sotterraneo del loro progenitore, a costo del gravoso sacrificio dei nobili couatl. E i draghi saranno centrali anche nel terminare la seconda epoca del mondo, che era stata dominata dall’impero dei giganti, eredi della magia dei draghi: dopo un periodo di ritiro nell'Argonessen, i draghi intervennero contro il cadente impero dei giganti, devastato dalla guerra contro i signori dei sogni del piano di Dal'Quor e sull’orlo del baratro a causa dell'uso di una potente magia, pericolosa per l'equilibrio del mondo, ma potenzialmente l'unico modo per bloccare le rivolte degli schiavi elfi, che stavano approfittando del momento per ribellarsi. La ciclicità delle ere di Eberron si ripresenta nell’era successiva con un altro impero, quello goblinoide di Dhakaan, distrutto anch'esso da un invasione planare: i signori della follia del piano di Xoriat, i Daelkyr, portarono con il loro assalto una violenza che scosse il mondo fin nelle fondamenta, finché non vennero imprigionati sul loro piano dai Guardiani dei Portali, un'enclave di druidi orchi. L’ultima era vede la nascita di varie nazioni umane, in particolare le cosiddette Cinque Nazioni, ma è il periodo di tracollo che ne ha determinato la fine ad essere quello che più di tutto ha segnato il mondo di Eberron: l'Ultima Guerra. Eberron è infatti ormai un mondo in pace che si sta avviando verso una nuova guerra, anche se si tratta di un equilibrio fragile, pronto a crollare in ogni minuto. Tutte le nazioni del Khorvaire, il continente principale, hanno da poco raggiunto una pace frettolosa dopo una sanguinosa e devastante serie di combattimenti, sulla spinta di una enorme catastrofe magica che distrusse un’intera nazione e creò la Landa Gemente, una terra desolata e abitata da orrori mutati magicamente.
 

Il continente dove ogni giocatore ha iniziato
 
Per quanto riguarda la geografia del mondo, esistono sette continenti nell’ambientazione di Eberron: la patria degli elfi, Aerenal, dominata dagli antenati resi eterni da uno stato di non morte santificata; le misteriose giungle di Xen’Drik, dove drow, antiche rovine e tirannici draghi attendono gli impavidi avventurieri; le due calotte polari; l’impero fantoccio di Sarlona, in realtà avamposto dei temibili Quori, creature del Piano dei Sogni; la terra dei draghi e della Profezia, l’Argonessen, e il continente che più ha forgiato la recente storia dell’ambientazione, il Khorvaire.
Quest’ultimo è una realtà multiforme, retta dal fragilissimo Trattato di Fortetrono, che ha fatto terminare i combattimenti, ma non le rivalità, dell’Ultima Guerra, ora spostate su un piano economico e politico in una sorta di guerra fredda. Il Khorvaire presenta vari fattori di originalità rispetto ad altre ambientazioni, primo fra tutti i Forgiati: questi costrutti dotati di pensiero sono stati inizialmente creati come armi viventi, ma dopo la fine della guerra ne venne bloccata la produzione e venne decretato che questi diventassero cittadini a tutti gli effetti. Ancora oggi questi costrutti combattono per la loro completa libertà, cercando di lasciarsi alle spalle gli orrori vissuti in passato. Le razze caratteristiche di questa ambientazione non terminano però con i maestosi forgiati: questa terra è abitata infatti anche dai Cangianti (mutaforma discendenti dai Doppleganger, discriminati da chiunque proprio per la loro natura mutevole), dagli illuminati Kalashtar (discendenti dagli umani abitati dagli spiriti Quori che governano Sarlona, abili psionici e ribelli nei confronti dei loro fratelli) e dai ferini Morfici (frutto di un rapporto tra licantropi e umani). Ma i fattori che nella mente di tanti giocatori hanno reso il Khorvaire indimenticabile non si fermano qui.
 

Tipica sovversione di Eberron
 
Ho già parlato dell’impero dei goblinoidi, ma l’ambientazione innova i canoni tolkeniani che ogni giocatore si porta spesso dietro con numerose varianti: gli orchi visti come custodi dei sigilli che respingono le distruttive e folli creature di Xoriat; gli elfi trasformati in predoni nomadi, non troppo dissimili dai vari popoli di razziatori della storia (o dai Dothraki delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin); halfling che cavalcano dinosauri…. Eberron stravolge gli stereotipi che siamo abituati ad aspettarci in un fantasy per creare qualcosa di “strano”, ma comunque omogeneo e coerente.
Rimanendo legato alla sua componente d’azione e investigativa, Eberron affronta, inoltre, in maniera differente l’aspetto delle divinità: siamo stati abituati dai Forgotten Realms o da Dragonlance ad avere divinità costantemente in prima linea nelle faccende del mondo, Eberron si distacca anche in questo dalle sue sorelle maggiori. Le divinità sono forze misteriose e irraggiungibili, che conferiscono potere ai loro chierici solo per lo studio e l’impegno di quest’ultimi, senza mai comunicare direttamente con loro. L’unica eccezione è la Fiamma Argentea, una paladina sacrificatasi anni fa per fermare un potente demone, imprigionata da allora assieme a lui in una eterna fiamma mercuriale. Ma anche questa chiesa, che sembrerebbe l’incarnazione del bene assoluto, ha la sua ambigua morale: i sacerdoti sono spesso corrotti, solo pochi credono veramente a ciò che la Voce della Fiamma sussurra al suo prescelto, preferendo sfruttare la loro posizione di potere. E questi difensori della giustizia hanno commesso atti orribili negli anni, come lo sterminio dei licantropi, visti come esseri impuri.
 

Il destino che la Fiamma Argentea riserva ai giocatori che odiano Eberron
 
E vi ricordate la Profezia? Keith Bakers non è tipo da lasciare dettagli al caso e questa diventa fondamentale nella storia moderna del mondo. Infatti quando le razze umanoidi iniziarono ad ottenere la loro autonomia e a sviluppare le proprie civiltà, tra di esse si ebbe la manifestazione di questo decreto primordiale. Per l’orrore dei draghi si assistette all’apparizione dei Marchi del Drago, dei simboli che certi individui portano sulla loro pelle e che permettono loro di manifestare poteri collegati ad un particolare ambito (ad esempio il controllo delle ombre o degli animali) e solitamente differenti tra razza e razza. I membri delle razze umanoidi che portano questi simboli si sono riuniti nel tempo in delle grandi famiglie, le Casate del Marchio, che si sono poi spartite il controllo di vari ambiti della società e del commercio. E sono anche queste Casate a reggere i fragili equilibri, al pari delle nazioni vere e proprie. Le Casate del Marchio sono 13, riunite in un concilio con l’impegno di controllare questi poteri ed epurare i cosiddetti Marchi Aberranti, ossia i simboli non riconosciuti da queste famiglie.
Un altro concetto ricorrente nel mondo di Eberron è quello del numero tredici, simbolismo ripreso da molte culture del nostro mondo. Infatti, è visto come fortunato o sfortunato a seconda di serie di eventi storici e convinzioni psicologiche che ci portiamo dietro da sempre (tra le varie convinzioni spicca quella legata all'indivisibilità del numero 13, accentuata anche dal suo posizionamento, ossia il fatto di seguire un un numero altamente divisibile). E anche in Eberron ha un particolare ruolo all'interno della Profezia: le lune sono 13, ma una (Xoriat) rimane costantemente invisibile; allo stesso modo dei 13 piani in esistenza 12 sono normalmente accessibili, ma il tredicesimo, Dal'Quor, è stato reso (quasi del tutto) inaccessibile durante la guerra tra Quori e giganti. I Marchi del Drago sono al momento 12, ma in passato ne esisteva un tredicesimo, il Marchio della Morte. Inoltre le Casate son tredici, dato che il Marchio dell'Ombra è diviso tra due famiglie.
 
Nonostante possa apparentemente sembrare una semplice coincidenza, in realtà è il frutto di una precisa scelta editoriale: in inglese l'espressione "baker's dozen" è un detto popolare per indicare l'uso dei panettieri (baker, come il cognome dell'autore NdA) di dare tredici pagnotte quando gliene venivano richiesti dodici per evitare multe contro la vendita di pagnotte sotto peso.
Conclusione
Eberron risalta nettamente tra le altre ambientazioni, che la si ami o la si odi. Oltre alla sua alta componente magica, l’ambientazione incarna alla perfezione il pulp: le misteriose rovine di Xen’Drik, in mezzo a giungle abitate da dinosauri e giganti, le organizzazioni segrete che muovono i fili degli equilibri del Khorvaire, come l’Artiglio di Smeraldo o il culto della Fiamma Argentea… Un migliaio di spunti, in sostanza. Ciò  che fa sì che non sia abbia l’impressione di essere in un enorme calderone è il fatto che questi aspetti sono autonomi. Eberron è fantastico per il sandbox: se ne può usare una qualunque parte senza dover coinvolgere il resto del mondo.
Il vero limite dell’ambientazione è proprio la sua originalità: molti concetti sembrano eccessivi o troppo fuori dagli schemi del fantasy classico, cosa che porta molti giocatori a storcere il naso solo al nominare l’ambientazione. Inoltre, l’enorme mole di materiale può risultare spaventosa per un neofita del GdR, soprattutto vista la sua poca aderenza agli standard. E, soprattutto, i numerosi complotti e intrecci possono far perdere il filo ai giocatori e, in modo particolare, ad un master inesperto, che potrebbe trovarsi con troppo materiale tra le mani per condurre una buona campagna in questa ambientazione.
Eberron è un’ambientazione perfetta per chiunque cerchi qualcosa di diverso, per chi voglia dimenticarsi i PNG che circolano per le strade con un potere pari a quello degli dei (su Eberron anche i più potenti membri delle grandi Famiglie sono tra il livello 5° e il 10°, degli scarti di produzione rispetto al classico mago dei Forgotten Realms) e per chiunque voglia un mondo cupo e grigio, dove eroismo vuol dire dilemmi e problemi. Se siete puristi del fantasy o volete storie di eroismo epico e cavalleresco, meglio alzare il vostro sguardo verso altri orizzonti.
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Anteprima Xanathar's Guide to Everything #4 - Il Dominio della Forgia

Come vi avevamo scritto in questo articolo, il 4 di Novembre la WotC ha in programma di iniziare una due giorni totalmente dedicata all'evento di beneficienza Extra Life. A quanto pare, tuttavia, essa ha deciso di iniziare in anticipo la raccolta fondi e, dunque, già in questi giorni stanno cominciando ad essere sbloccate le anteprime riguardanti il prossimo supplemento per D&D 5e, ovvero Xanathar's Guide to Everything (in questo nostro articolo potrete trovare le informazioni fino ad ora rilasciate su questo manuale), in uscita il 21 Novembre 2017.
In questa nuova anteprima è stata rivelata la nuova Sottoclasse del Chierico Forge Domain (Dominio della Forgia). Qui di seguito troverete il link alla versione PDF:
http://media.wizards.com/2017/dnd/downloads/DnDXL2017_Forge.pdf
 
Se, invece, vi siete persi le altre anteprime rilasciate dalla WotC su Xanathar's Guide to Everything, potete controllare qui di seguito:
Incontri Casuali e Tabelle dei Nomi
Eventi della Vita del Personaggio
Lista degli Incantesimi del Mago
 
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Gentle Art of Introducing

DB_Cooper

538 visualizzazioni

Alla fine doveva succedere.
Questo sarà un luogo di sangue e oscurità, di riti pagani e tetri incantesimi.
Al di la della citazione nel titolo, l'intento sarebbe quello di fornire un insieme di spunti più o meno raffinati per arricchire le vostre sessioni da GM e rendere la vita "simpaticamente" difficile (o semplicemente più interessante) ai vostri giocatori. 

Cercherò di mettere al servizio del male i diversi anni di esperienza diretta sul campo dell'omicidio ludico e di quello che mi piace considerare un approccio al "mastering maturo", che si tratti di temi o di sistemi. 

Quindi benvenuti, adepti assassini.



10 Commenti


Commento consigliato

Ricordo di aver giocato con uno di questi master "maturi" in alcuni pbf. Professionale, conosceva molto bene ambientazione e regole, lasciava grande libertà ai giocatori ed aveva cura nell'allestire le partite. Mi piaceva davvero il suo stile. Di contro però era assolutamente pedante nell'applicare i regolamenti, non sopportava il minimo appunto e non ti offriva spiragli.

Da allora sono convinto che fra le qualità di un buon master ci debba essere anche una grande capacità di autocritica e la consapevolezza che il divertimento altrui è importante quanto il tuo.

 

Modificato da Mezzanotte

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Piuttosto interessnte.

In vista di una mia futura campagna piuttosto open seguiró con interesse questo blog. Ho una discreta esperienza ma sono anche convinto che un Master non possa mai smettere di migliorarsi. 

 

 

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Sia chiaro, credo di essere l'unico beota sulla faccia della terra a guardare video di gente che gioca... :) Per capirci che alla fine nessuno smette mai di imparare. 

@Mezzanotte: per me mastering "maturo" include automaticamente il tuo discorso. Un buon master non è quello che conosce a memoria un regolamento, ma è quello che sa giocare insegnando, imparando e, al tempo stesso, divertendosi "insieme" agli altri. 
Conosco degli ottimi master sul "ritmo" per esempio, che però sono pessimi nel creare storie... 

Secondo me, gran parte del segreto sta in un aspetto applicabile in realtà a molti frammenti di vita quotidiana: un master dovrebbe trovare la sua dimensione e rispettarla. :) 
Non significa che un master di D&D non possa sperimentare a Vampiri, ma intendo che quel master debba essere sufficientemente autocritico e onesto con sé stesso dal fare il GM nei giochi che gli riescono e non in quelli "In cui vorrebbe riuscire". 

Poi ci sono master poliedrici che possono masterizzare una ventina di giochi, ma di fatto già se riuscissero a sfruttare al meglio il loro stile renderebbero molto di più.


In ultimo, considero sempre il master come un giocatore con un ruolo diverso, in alcuni casi più importante, ma senz'altro è un giocatore come gli altri, che deve divertirsi per primo, se vuole che gli altri si divertano.


Per dire, personalmente quando parlo di "mastering maturo" non lo faccio per presunzione o altro, parlo di un approccio al gioco che ha sempre contraddistinto l'associazione in cui sono cresciuto (che non è "unica", ma a volte vediamo altre realtà di gioco e l'approccio ai giochi è molto più scanzonato e rude). Cerchiamo di trasmettere la passione per il "buon master" da molto tempo e credo l'errore che viene commesso da molti master sia proprio quello di avvicinarsi alla figura del GM in modo superficiale, divertendosi poi di fatto da soli.

Modificato da DB_Cooper

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Sia chiaro, credo di essere l'unico beota sulla faccia della terra a guardare video di gente che gioca... :) Per capirci che alla fine nessuno smette mai di imparare. 

@Mezzanotte: per me mastering "maturo" include automaticamente il tuo discorso. Un buon master non è quello che conosce a memoria un regolamento, ma è quello che sa giocare insegnando, imparando e, al tempo stesso, divertendosi "insieme" agli altri. 
Conosco degli ottimi master sul "ritmo" per esempio, che però sono pessimi nel creare storie... 

Secondo me, gran parte del segreto sta in un aspetto applicabile in realtà a molti frammenti di vita quotidiana: un master dovrebbe trovare la sua dimensione e rispettarla. :) 
Non significa che un master di D&D non possa sperimentare a Vampiri, ma intendo che quel master debba essere sufficientemente autocritico e onesto con sé stesso dal fare il GM nei giochi che gli riescono e non in quelli "In cui vorrebbe riuscire". 

Poi ci sono master poliedrici che possono masterizzare una ventina di giochi, ma di fatto già se riuscissero a sfruttare al meglio il loro stile renderebbero molto di più.


In ultimo, considero sempre il master come un giocatore con un ruolo diverso, in alcuni casi più importante, ma senz'altro è un giocatore come gli altri, che deve divertirsi per primo, se vuole che gli altri si divertano.


Per dire, personalmente quando parlo di "mastering maturo" non lo faccio per presunzione o altro, parlo di un approccio al gioco che ha sempre contraddistinto l'associazione in cui sono cresciuto (che non è "unica", ma a volte vediamo altre realtà di gioco e l'approccio ai giochi è molto più scanzonato e rude). Cerchiamo di trasmettere la passione per il "buon master" da molto tempo e credo l'errore che viene commesso da molti master sia proprio quello di avvicinarsi alla figura del GM in modo superficiale, divertendosi poi di fatto da soli.

L'impressione che avevo con il suddetto master era infatti, a tratti, quello che il gioco per lui fosse un piacere personale. Aveva creato un bellissimo giocattolo però non lo voleva condividere veramente.

Metto particolare enfasi sul pericolo di applicare sempre e comunque le regole alla lettera e di rimanere ancorati all'idea originale. I regolamenti non sono tavole della legge scritte nella pietra, persino nei manuali il master viene spesso avvertito di questo. Le regole danno solidità e coerenza al gioco però, secondo me, non bisognerebbe mai perdere di vista i giocatori. Questo non vuol dire rendergli la vita facile, annullare il rischio del fallimento. Solo capire che non li devi stroncare per un lancio di dadi, perché non ti convincono o perché ti ritrovi un diplomatico in una situazione che avevi pensato per un guerriero. Io sono per i master adattabili. Se masterizzo io e mi accorgo che con una modifica la situazione può divenire più giocabile ed interessante, eseguo il cambiamento senza rimpianti anche se non era nel copione.

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Ma guarda che siamo d'accordo, il blog è senz'altro ironico da quel punto di vista. :)

In realtà non sono "brutale", sono crudo magari nello stile generale. 

Comunque per me masterare è quasi una missione personale, mi piace, adoro diffondere il gioco e amo stimolare la creatività. Tra la musica e tutto ciò, sono praticamente un bardo di livello medio. :)

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Seguo anche io, affascinato dai post e dai pensieri di DB Cooper, che si rivela un pozzo di idee senza fondo. Ed essendo attratto dall'idea di infinito, non vedo l'ora di vedere le infinite idee che può portarci. :P

Come si diceva su, c'è tanto da imparare, sempre, se si vuole masterare bene.

Per curiosità, che video guardi di "gente che gioca"? :P Mi è capitato di cercare video di sessioni intere di GDR, ma non ho mai trovato troppo o ben fatto; forse non ho cercato abbastanza, o forse non nei posti "giusti".

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Se non hai problemi con l'inglese ne trovi moltissimi... Cerca quelli di Cris Perkins, specie le Aquisitions Incorporated (inizia a guardarti quelle del 2010). 


Ci sono diversi canali anglofoni che mostrano giocate di ruolo a vari giochi... Gli italiani spesso la prendono molto alla leggera per i miei gusti e non mi diverte molto guardarli. :)

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Aahahah, ma ne ho di giocatori ca++oni e francamente mi infastidirebbero più gli altri due. : ) 

Prendo il gioco seriamente nel senso che per quanto mi riguarda, dopo aver preparato un'avventura e aver riservato del tempo alla giocata, immagino che si possa collaborare per rendere il gioco più avvolgente possibile. Se di 4 ore di gioco devo giocarne 20 perché si sparano minchiate ogni scena, non vedo la differenza con il pub. :)

Ho visto giocare tavoli per 4 ore e di fatto "giocare" per 5 minuti. Non trovo proprio il senso, mi spiace, sarò ottuso io. :)


Ma fidati, sto molto attento al divertimento del tavolo e alterno io stesso momenti molto leggeri ad altri diversi proprio per allentare la presa. 

Penso che quel che manchi sia anche la "cultura" del gioco, in certi ambienti. Mi è capitato: "Vado lì". Il master risponde. "Non puoi."  lol

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Sarò intollerante, ma io ho provato la sensazione di "giocare per 5 minuti" su ore ufficialmente dichiarate, anche dal punto di vista del giocatore, ed è fastidiosissimo. Davvero, è un qualcosa che non tollero.

Se si gioca, si gioca, ci si deve divertire, ma non far caciara e perder tempo. Alternare momenti di divertimento e battutina al gioco, okey. Ci può stare una reazione divertente, una scena comica, un momento buffo in taverna con personaggi esagerati, ma una sola sessione di solo chiacchiere diventa la noia e la morte del ruolare...

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