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A shot of Milk


daglator

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Ieri sera io e LadyDaglator ci siamo visti Milk, film interpretato da un grandissimo Sean Penn e che racconta le gesta di Harvey Milk e della sua battaglia per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali negli Stati Uniti degli anni '70.

E, sempre ieri sera, mi rendevo conto di quanto il termine "omosessuale" generi in me disprezzo, schifo e malessere.

Così come anche negro, bianco, ebreo, extracomunitario, cattolico, ateo, fascista, comunista, leghista, eterosessuale, coppia di fatto, disoccupato etc.

Nessuno mi leva dalla testa che l'utilizzo di termini atti a categorizzare un'insieme di persone aventi una o più caratteristiche in comune sia non solo il modo, per qualcuno, di "fare gruppo" per portare avanti le proprie ragioni, ma sia anche (e soprattutto ) una giustificazione sempre più diffusa e sempre più insita nel dialogo quotidiano per ghettizare altri individui, per isolarli e farli sentire diversi.

Per una persona che mi incrociasse per la strada sarei solo un "qualcuno" come tanti altri (forse nemmeno, perchè probabilmente non mi noterebbe neppure ), ma conoscendomi di persona (o sentendo parlare di me da altri ) e rientrando nel discorso di cui sopra saprebbe che non credo in dio, che non seguo alcun schieramento politico, che mi piacciono le ragazze e che convivo.

O, più specificatamente, ne ricaverebbe che io sono ateo, apolitico ed eterosessuale, e che io e la mia compagna siamo una coppia di fatto.

Magari tali ragionamenti non li farebbe neppure, magari li farebbe in modo innocente, ma per molti altri io sarei individuato con questi termini, sarei categorizzato in questo modo (e, diciamocelo, a me va ancora di lusso ).

Una società potrà mai evolversi a tal punto in cui, per chiunque, ognuno di noi sarà solo e semplicemente se stesso?

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