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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 18: Shine on your crazy diamond

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Accade una tragedia.

Il Kenya esige un tributo altissimo da pagare: ancor prima di scontrarci con il nostro nemico, una nostra grande amica ci viene portata via lasciando un vuoto incolmabile.

📓1925, Aprile (giorni imprecisati)

Scrivo queste righe con il cuore pesante e le mani che ancora tremano, non per il freddo delle alture keniote, ma per l'orrore puro a cui abbiamo assistito. La spedizione in Kenya, che era iniziata sotto il segno della speranza e del ritrovamento di nuovi indizi su Jackson Elias, ha preteso un tributo di sangue inimmaginabile.

Tutto è iniziato subito dopo lo scontro con quelle maledette cultiste e la fine della loro empia cerimonia. Mentre il fumo si diradava, abbiamo assistito a un ritorno miracoloso: Elizabeth, che avevamo temuto perduta in una dimensione parallela dopo aver guardato in un fondale dipinto durante un bizzarro rituale teatrale, è emersa dalle acque di un laghetto vicino, interamente ricoperta di fango. Ci ha raccontato di un misterioso figuro che l'ha guidata, un'esperienza che l'ha lasciata atterrita ma viva, quasi come se il fato avesse ancora bisogno della sua voce suadente.

Proseguendo verso nord, in direzione della Rift Valley per raggiungere il villaggio di Okomu, ci siamo imbattuti in un individuo dal destino tragico: Neville Germin. Un uomo dall'aspetto quasi scimmiesco, ingobbito, che commercia in portatori per i safari dei bianchi. È stato lui a rivelarci di aver fornito trentuno lavoratori alla spedizione Carlyle: sono morti tutti. Potrei scommeterci: devono essere stati usati per qualche terribile sacrificio a Nyarlatothep. Germin ci ha chiesto aiuto per trovare un luogo mitico legato alle origini scellerate della sua famiglia, quelle che lui chiama le Miniere di Re Salomone. In cambio, ci ha promesso la sua amicizia e, soprattutto, la sua mongolfiera! Abbiamo accettato di assecondarlo, avventurandoci nella giungla con lui ma quello che abbiamo trovato non era una miniera, ma una costruzione antidiluviana ed aliena, una sorta di stazione ferroviaria ciclopica che si perde nelle viscere della terra, abitata da gorilla albini e custode della regina delle scimmie bianche, l'antenata fossilizzata di Neville. Una storia di una tristezza infinita che mi ha ricordato quanto la linea tra uomo e bestia possa essere sottile. Dopo aver stoccato nel nostro convoglio la mongolfiera di Germin, che sicuramente ci tornerà utile in futuro, abbiamo raggiunto il vicino villaggio di Okomu. Lì, un missionario che aveva parlato con Jackson Elias ci ha confermato l'importanza di un trittico composto da Sole, Luna e un Felino, elementi che delimitano il luogo dell'ultimo rituale della spedizione Carlyle. È lo stesso schema che Margaret aveva intuito essere ricorrente nelle nostre tribolazioni e, con l'aiuto del missionario, individuiamo delle montagne poco lontane che corrispondono proprio a questi elementi: ci convinciamo del fatto che il nascondiglio de La Lingua Scarlatta deve essere lassù, e che da li ha origine anche il Vento Nero. Abbiamo poi conferma dei nostri sospetti: l'intera scorta nera della spedizione è stata massacrata, i loro corpi gettati nel fiume e ritrovati poi nella foresta dell'Aberdare.

La nostra marcia verso le montagne ci ha condotto quindi ad una torre di vedetta per safari, dove abbiamo incontrato due soldati britannici ridotti all'ombra di sé stessi dall'alcol e dal rimorso. Uno di loro, un caporale, ci ha confessato l'atroce verità: aveva stretto un patto con Penhew per mantenere il segreto sul fatto che Carlyle, Huston, Masters e M’weru fossero ancora vivi, in cambio della resurrezione della moglie e della figlia. Ma quel patto ha portato solo una maledizione: ogni notte di luna piena, i morti emergono dalla boscaglia per venire ad "abbracciarli".
Quella notte, l'incubo è diventato realtà. Un'orda incalcolabile di morti si è abbattuta sulla torre. Oscar si è appellato alla dea Bast ed ha richiamato a se i felini della foresta, ma nemmeno questo è stato sufficiente a fermare l'avanzata degli abomini. In un atto di disperato eroismo, Margaret Rockefeller, la nostra Madame Money, ha deciso di sacrificare due dei nostri artefatti più preziosi, tra cui il busto del Faraone Nero, nel tentativo di spezzare l'incantesimo di Penhew. Ma la tragedia era in agguato: distratta dall'azione concitata, Margaret non si è accorta che uno dei non-morti aveva raggiunto la piattaforma alle sue spalle.
L'ha trascinata giù.
L'ho vista sparire, inghiottita da un mare di mani fedide che l'hanno ghermita prima di dissiparsi nel nulla.
Quando il silenzio è tornato sulla radura, Margaret non c'era più.
Abbiamo perso non solo un'alleata dalle risorse infinite, ma un pezzo della nostra stessa anima collettiva. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di piangerla; il vento che soffia dal Monte del Vento Nero ora urla il suo nome, e noi dobbiamo andare avanti, verso l'origine di questo male, per fare in modo che il suo sacrificio non sia stato vano.

Modificato da DarthFeder

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