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Cronaca Campagna Sine Requie - L'Incubo della Scacchiera


LaughingSharks

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Rieccomi di nuovo, questa cronaca l'ho scritta per ricordarmi come i miei amici si comportati nella storia che ho pensato, spero posa offrirvi uno spunto per un avventura, alcuni situazioni sono abbastanza improbabili, ma ho preferito farli divertire invece che essere rigido con le regole e vietare il metaplayering.

Come sempre mi scuso se magari la Cronaca sarà caotica e con degli errori.

La posterò a capitoli spero vi piaccia... Buona Lettura.

Cartomante: Andrea detto Ghigno.

PG

Ezio Liberatori: Alessandro.

Niccolò Madenigo: Federico detto Franky.

Ugo Del Monte: Nicolò.

Antonio Costanzi: Andrea.

Personaggi e background.

Ezio Liberatori Tarocco Dominante: L’Innamorato.

Cresciuto in una famiglia del ceto medio romano rimase orfano a causa della militanza dei genitori tra le file del Partito Socialista sostenitori soprattutto del Deputato Giacomo Matteotti, furono processati e rinchiusi a Santo Stefano, Ezio non ebbe più loro notizie.

Rinchiuso in orfanotrofio, ne fuggi per scappare a Milano dove fu ospitato da alcuni parenti; cresciuto entrò nelle file del clandestino Partito Socialista.

Con lo sbarco in Sicilia e la caduta del fascismo ha iniziato ha combattere nella Resistenza contro i tedeschi; il risveglio dei morti per quanto una sorpresa non gli ha creato dei problemi a sparare su chi cercava di azzannarlo.

Ha fatto parte dei partigiani che hanno processato Mussolini e la Petacchi; con la fine della guerra ha guardato con disprezzo l’ascesa del potere papalino tuttavia partecipando con i templari alla pulizia delle città tra cui Ancona dove si è stabilito.

Adesso lavora come mercenario, è tenuto in gran considerazione dal Cardinale Gianluigi Servadio che lo considera un eccellente cacciatore di morti; combatte segretamente il governo del Papa tramite atti di sabotaggio, vandalici e uccisioni mirate di persone incapaci di gestire il potere.

Antonio Costanzi Tarocco Dominante: La Forza.

Abbandonato ancora in fasce in un monastero di frati francescani, lontano dalla guerra ha aiutato gli sfollati che venivano a chiedere rifugio; di temperamento battagliero fu costretto ad uccidere un ufficiale delle SS che voleva uccidere un frate.

Questo fatto lo ha portato a comprendere che la violenza è uno strumento necessario per difendere chi è più debole, entrato nel rinato Ordine dei templari; con i suoi confratelli ha liberato le città dai morti e si è sistemato ad Ancona, dove per i suoi servigi, il Cardinale Servadio lo ha posto a SDI, Sacro Dipartimento Investigativo, indagando molto spesso sui dissidenti politici fascisti.

Ugo Del Monte Tarocco Dominate: Il Matto.

Figlio di un militare dell’esercito, ha conosciuto il padre, quando questo riuscì miracolosamente a rientrare dalla campagna di Russia insieme al suo amico Vladimir.

Rimasto sempre molto legato alla madre che gli insegnò ad usare medicine e ferri chirurgici, purtroppo ha visto i suoi familiari essere sbranati dai morti portato in salvo da Vladimir, con cui scappo a Venezia, quest’ultimo gli insegnò a sparare con il suo fucile un Mosin Nagant.

Vladimir muori a causa di una polmonite, rimasto solo entrò tra le file degli Excubitores dimostrandosi molto abile a portare a termine le missioni affidategli con qualunque mezzo, diventato in breve tempo Portavoce Cardinalizio, in sostanza la sua guardia del corpo, questo grado all’interno del Comune di Venezia Mestre lo rende una persona pericolosa da inimicarsi.

Niccolò Madenigo Tarocco Dominante: Il Diavolo.

Cresciuto in una famiglia veneziana della vecchia aristocrazia, ha guardato con interesse l’avvento per poter dare ospitalità per dare rifugio dietro compenso a che chiedeva aiuto, pagamento d’ogni genere.

Purtroppo la famiglia con la caduta del fascismo e l’avvento ha perso la maggior parte dei suoi beni per poter sopravvivere.

Entrato tra le file degli Excubitores con l’ambizione di poter acquisire maggiore potere e denaro, ha mandato svariate persone alla gabbia o ai monasteri per potersi appropriare dei loro beni o delle loro donne, misteriosamente scomparse in seguito.

Appassionato d’occultismo ha letto da giovane un libro tradotto con il nome di Necronomicon non ne ricorda molto in quanto il padre fu costretto a venderlo per saldare i debiti, ora pagherebbe oro per averlo.

Antefatto

All’ultimo Concilio dei Cardinali a Roma, il Cardinale Servadio ed il Cardinal Spatelli hanno fatto fronte comune contro una proposta del Cardinal Santarosa, questa mossa politica per quanto utile ad entrambi è costata al Cardinale Servadio un aiuto al collega del Veneto, che ha delle rogne interne da parte di Fascisti dissidenti.

Spatelli ha passato il Capodanno ad ancona ospite di Servadio il quale vuole organizzargli una scorta aggiuntiva a quella che ha già (Madenigo e Del Monte).

Sarà composta da Antonio Costanzi ed Ezio Liberatori.

Partenza d’Ancona.

1/1/1957

E’ una giornata nebbiosa e fredda il rumore della forte mareggiata si mischia al odore salmastro proveniente dal porto, poche persone sono in giro con il freddo che fa, Antonio Costanzi è convocato d’urgenza dalla Rocca Templare di Ancona (sita alla Cittadella) al Palazzo degli Anziani sede del Cardinale Servadio, il quale gli da ordine di trovare Ezio Liberatori e condurlo da lui per importanti istruzioni, con il templare si aggiungeranno anche i due membri della scorta del Cardinal Spatelli.

Girovagando per la città troverete il buon Ezio in un bar a fare una bisca con persone del luogo ed inveendo in tipico dialetto del posto, fatte le dovute presentazioni Liberatori è invitato a prepararsi ed a presentarsi dal Cardinale Servadio.

Al Palazzo degli Anziani tutti i presenti sono informati della missione, riportare a casa il Cardinal Spatelli, indagare su dei fatti incresciosi occorsi nella città di Venezia; avranno il tempo di fare dei rifornimenti, per poi presentarsi alla stazione d’Ancona, per partire col treno.

Rapidamente i membri della scorta fanno rifornimenti e fraternizzano tra loro, perdendosi anche due volte per la città, raggiungono la stazione, la quale nonostante sia in fase di restauro, ben 4 binari funzionanti, con tutte le impalcature mantiene un aspetto lugubre e spettrale.

I nostri eroi anconetani incontrano il Cardinal Spatelli, il quale si dimostra molto frettoloso di tornare a Venezia, dicendolo con tutto il suo fare spocchioso e superbo; i nostri eroi fanno la conoscenza anche dell’infermiera che li assisterà durante il viaggio, tutti molto garbati soprattutto il buon Madenigo si dimostra un vero gentiluomo.

Il Cardinale Servadio spiega che il treno è stato creato con tutti gli accorgimenti del caso, la locomotiva in cima, la prima carrozza sale del Cardinale, carrozza centrale saletta da pranzo, cucina, torretta d’osservazione, terza carrozza alloggi scorta ed infermeria.

I Cardinali impartiscono la benedizione ai presenti, mentre Liberatori mantiene un atteggiamento poco rispettoso nei confronti della preghiera.

Il Viaggio da Ancona a Venezia.

La locomotiva esce dai cancelli della stazione, i nostri prodi prendono posizione nei loro alloggi, dopo essersi sistemati si dividono, Costanzi e Del Monte raggiungono la carrozza centrale per controllare che non ci siano intoppi durante il tragitto, Liberatori rimane sulla sua branda a scrivere i mille modi in cui spera di uccidere il Cardinal Spatelli, mentre Madenigo si allontana per andare a parlare con l’infermiera.

Passati circa 30 minuti, il cardinale fa chiamare tutti i membri della scorta, per metterli al corrente delle indagini che dovranno fare a Venezia; dei nostalgici stanno pubblicando un giornale di stampo fascista in giro per la città, la cosa più inquietante è che svariate copie sono state ritrovate all’interno delle caserme militari di Venezia, riunite in un'unica divisione chiamata, VIIma Arcangelo, composta dai vecchi marò del Reggimento San Marco più i rimanenti membri della Decima MAS, l’unità terrestre è comandata dall’Eroe di Guerra Generale Giovanni Messe, mentre l’unita marittima è comandata dall’Ammiraglio Angelo Iachino.

Dovranno indagare su come riescano a stampare nonostante tutte le tipografie siano tutte sotto il controllo della chiesa, consegna un rapporto dettagliato sulla Divisione Arcangelo per il resto, riceveranno successive informazioni a Venezia.

La riunione termina con il pranzo nella carrozza centrale magro per i nostri eroi abbondante per il Cardinale, finito il pranzo, l’astio di Liberatori è sfogato sul suo libro nero, mentre il buon Madenigo va a parlare a "tu per tu" con il cuoco del treno, il quale gli spiega che lui deve razionare il cibo a bordo.

Passato da poco il pranzo, il treno rallenta molto bruscamente, nel caos generale Del Monte nota la presenza di tronchi sulle rotaie; Liberatori e Costanzi scendono e verificano la situazione controllando intorno si accorgono di due morti che dirigono verso di loro, sopraggiunge anche Madenigo, dall’alto della torretta Del Monte colpisce un morto alla gamba sinistra facendolo cadere a terra, mentre Liberatori spara colpendo nel petto l’altro morto.

Niccolo Madenigo scende dalla locomotiva, mentre estrae la pistola inavvertitamente gli parte un colpo che lo colpisce al piede destro; nel frattempo Del Monte colpisce con un secondo colpo il morto facendolo cadere, Costanzi smembra i morti con la spada, Madenigo risale sul treno avvisa il Cardinale che la situazione è sotto controllo e va a farsi medicare il piede.

Il templare e Liberatori iniziano spostare i tronchi dalle rotaie, quando Del Monte nota in distanza due sconosciuti a cavallo armati di pistole, senza pensarci molto spara ad uno dei banditi prendendolo in testa, morto sul colpo, il cavallo scappa, il secondo bandito riceve una fucilata da Liberatori che pero colpisce il cavallo che cade a terra agonizzante, il bandito cade a terra rovinosamente, Del Monte scende dalla torretta e raggiunge gli altri, Liberatori interroga il bandito che lo accusa di essere al servizio dei potenti gli sputa in faccia, Ezio gli spara al cuore senza battere ciglio.

Dal treno rispunta Madenigo che suggerisce di portare la carne del cavallo al cuoco per farla cucinare nessuno solleva obbiezioni, i binari sono liberati, senza altri intoppi i nostri raggiungono la fatiscente stazione di Fano dove passeranno la notte in treno.

La cena passa tranquillamente, è sostanziosa per tutti soprattutto per il Cardinale, invitati tutti a pregare Liberatori fa finta di non capire, però partecipa forzatamente Costanzi lo costringe.

Madenigo va parlare con il cuoco che lo ringrazia per la carne di cavallo, Niccolo chiede di entrare, ma il cuoco rifiuta categoricamente e lo invita ad andare a sparecchiare la tavola.

Prima di andare a dormire i quattro decidono i turni per la sorveglianza, inizia Madenigo, il turno è molto tranquillo, quando va a farsi dare il cambio da Del Monte, si ode un urlo di ragazza subito smorzato; gli altri si svegliano si precipitano nella zona dell’infermeria.

Il silenzio più totale avvolge il treno, Liberatori apre lentamente la porta la poca luce che entra dal corridoio mostra il tragico destino dell’infermiera, appoggiata ad un parete con il sangue che scende dalla gola squarciata, Del Monte tuttavia nota una figura vicino ad uno scaffale dei farmaci, con mossa felina il portavoce del cardinale e liberatori bloccano il soggetto e lo portano nei loro alloggi per interrogarlo, uno sconsolato Madenigo svuota l’infermeria di tutto quello che può essere utile, mentre Costanzi distrugge il corpo dell’infermiera prima che si risvegli.

Il malvivente preso in consegna da Del Monte, Madenigo e Liberatori, Costanzi è invitato ad avvisare il Cardinale della situazione; i tre malmenano il malvivente cercando di farlo parlare, Liberatori si oppone ai metodi così estremi dei veneziani, andandosene dalla stanza.

Madenigo taglia il pene al poveretto costringendolo a mangiarlo, non riuscendoci, Del Monte gi estrae tutti i denti e gli ingerire il suo organo riproduttivo, completamente sotto shock il soggetto sviene e crepa, il corpo smembrato totalmente e lasciato lì nell’alloggio.

I quattro svuotano gli alloggi e sganciano il vagone dal convoglio, che per ordine del Cardinale Spatelli parte all’alba alla volta di Venezia, il viaggio in treno continua senza ulteriori intralci, il treno arriva a Ravenna dove deve cambiare mezzo di locomozione, passando alle macchine, da li continueranno per il ponte su Po per poi puntare su Venezia.

A Ravenna i nostri eroi recuperano le forze e fanno provviste, gli sono fornite, un autoblindo e due jeep; il cardinale con i suoi messi è nell’autoblindo guidato da Del Monte, nella jeep davanti troviamo Liberatori e Costanzi, la jeep dietro è invece guidata Madenigo: raggiunto il ponte si liberano facilmente di una coppia di morti nei pressi del fiume.

Passato il Po, la colonna arriva a Mestre senza problemi, attraversato il Ponte della Laguna arrivano a Venezia per scortare il Cardinale a Piazza San Marco.

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