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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 21 - Pnakot

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Pnakot!

La spedizione si addentra nelle rovine di un'antica città sepolta sotto alle sabbie rosse del deserto australiano.

1925, 21 maggio

Dopo essere stato finalmente recuperato dalla nicchia in cui ero rimasto prigioniero, mi sono ritrovato assieme ai miei compagni all'interno dell'antichissima Pnakot, la favolosa città degli Yith. Fin dal primo istante, la metropoli si è palesata ai nostri occhi come un luogo sconfinato e inconoscibile, impossibile da comprendere o esplorare nella sua totalità: un abisso immerso nell'oscurità più profonda, rischiarato soltanto dalla fioca e tremolante luce elettrica montata dagli operai e dai minatori al soldo di Robert Huston.
Posti di fronte a un bivio cruciale, abbiamo dovuto scegliere se salire verso l'alto — penetrando nel cuore antropizzato della città, laddove la presenza umana rendeva imminente il pericolo — oppure scendere nelle profondità dell'anticamera, la struttura fanta-archeologica che apre questo dominio alieno. Inizialmente abbiamo optato per l'esplorazione della parte superiore. In questo frangente, la straordinaria intuizione di Okomu nell'arrampicarsi si è rivelata provvidenziale. Con un paio di ascolti e tiri d'abilità davvero significativi, Okomu ha steso una scaletta di corde e, in pochissimi balzi, ci ha condotto in cima alle scale sulla sommità della struttura. Quello slancio si sarebbe rivelato in seguito un presagio fondamentale, una premonizione capaci di condizionare l'andamento finale della nostra avventura e di rendere più agevole un passaggio decisivo.
Giunti in cima, però, ci siamo imbattuti in un gruppo di minatori che si muovevano tra le architetture alieni con un fare robotico, introducendosi all'interno di un edificio umano eretto al centro di una piazzetta della città antica. Intimoriti e presi da un giustificato presagio di sventura, abbiamo preferito fare retrofront e completare l'esplorazione dell'anticamera prima di avventurarci oltre.

Tornati nell'anticamera sottostante, abbiamo scoperto una stanza sotterranea. Lì, imprigionata all'interno di una gabbia elettromagnetica, abbiamo trovato Kakakatak, un'antichissima e criogenizzata ricercatrice della razza degli Yith. Kakakatak era rimasta indietro nel tempo mentre il resto della sua specie si catapultava nel futuro per abitare i corpi di creature destinate a esistere tra milioni di anni. Il suo compito era vegliare sul circolo energetico di potere presidiato dall'Occhio del Bene e del Male. Nella tecnologia degli Yith, questo sigillo funziona come un vero e proprio "tappo" energetico e psico-mentale capace di sigillare le brecce dello spazio-tempo. Per attivarlo occorre la medesima ricetta a noi ben nota: un ricordo dolceamaro in grado di incanalare la forza della mente. Gli Yith avevano eretto questa barriera per impedire ai loro atroci nemici - i membri delle razze polipoidi e le loro terrificanti divinità - di inseguirli sulla Terra, anche se alcuni di essi erano riusciti a filtrare prima della chiusura dei circoli. Ed è proprio su questi circoli che i cultisti di Nyarlathotep tentano di far breccia, con lo scopo di spalancare un portale gigante e far rovinare gli Antichi sul nostro mondo.
Kakakatak ha subito suscitato la nostra profonda simpatia, specialmente quella di Okomu, che l'ha liberata sotto l'effetto di un comando mentale. La creatura si è messa in contatto telepatico con tutti noi, guadagnando la nostra totale fiducia e facendoci dono, grazie alla sua capacità di manipolare la mente e il tempo, di competenze e conoscenze speciali in diverse abilità. Non potendo abbandonare la stanza di isolamento spazio-temporale senza polverizzarsi all'istante, Kakakatak ci ha affidato una missione: recuperare il sarcofago contenente il corpicino della sua piccola figlia, elemento indispensabile per far funzionare il tappo psicomagnetico.

Siamo dunque tornati nella zona antropizzata, diretti verso la baracca da cui uscivano i minatori. Con estrema cautela abbiamo barricato il piano inferiore, dopo esserci accorti che il piano di mezzo ospitava gabbie raccapriccianti con centinaia di persone imprigionate e zombificate. Ci siamo quindi arrampicati sulle impalcature esterne dell'edificio per raggiungere il terzo piano. Lì abbiamo intravisto Robert Huston seduto alla scrivania, intento a consultare un oscuro e misterioso tomo. Giunti alle sue spalle, Anne e Oscar hanno tentato di colpirlo, ma Huston era circondato da un'aura di condizionamento mentale talmente potente da rendere quasi impossibile l'atto stesso di offenderlo, intrappolando la volontà altrui e mutandone i pensieri. Solo Elizabeth è riuscita a spezzare quella barriera e a sparargli un colpo alla spalla, ma la ferita ha iniziato immediatamente a rimarginarsi sotto i nostri occhi. Huston ha quindi usufruito del suo fascino delicato e pacato per invitarci a interloquire con lui. Ma la sua maschera di cortesia rivelava una totale alienazione dalla realtà. Elizabeth l'ha affrontato con amara durezza, rinfacciandogli di averla abbandonata come moglie per inseguire la sua follia. Huston ha vaneggiato sulla necessità di spalancare il Grande Portale per mostrare all'umanità la propria misera insignificanza cosmica, convinto che solo così si sarebbero evitate le future guerre del mondo. È iniziato così un duello mentale disperato, in cui ciascuno di noi ha attinto alle risorse del mondo dei sogni per eludere le sue difese. Le intuizioni decisive sono state quelle di Okomu e mia. Okomu ha utilizzato un trucchetto mentale appreso dagli Yith per scambiare la propria mente con quella di Huston. Io, dal canto mio, mi sono auto-condizionato utilizzando una straordinaria arma a forma di macchina fotografica donataci da Kakakatak: ho scattato una fotografia a un oggetto alle spalle dello psicanalista, ingannando la mia stessa mente per convincerla a sparare. Nello scambio, la mente di Okomu è entrata nel corpo di Huston, mentre la mente di Huston è finita nel corpo di Okomu. Avendo ingannato i miei riflessi, ho fatto fuoco contro il corpo di Huston (al cui interno vi era Okomu), polverizzandolo all'istante. L'anima del nostro caro Okomu è volata direttamente nel mondo dei sogni, compiendo un sublime atto di esorcismo sciamanico. Huston ha tentato disperatamente di rientrare nel proprio corpo esanime dal corpo di Okomu, ma non vi è riuscito ed è svanito per sempre nelle nebbie della dimensione onirica.

Sconvolti per la perdita del nostro giovane amico, abbiamo trasportato il corpo di Okomu e il piccolo sarcofago con le spoglie della figlia di Kakakatak nella stanza dell'isolamento. In una silenziosa e struggente processione, abbiamo riposizionato il sarcofago nel suo alloggiamento, ripristinando l'energia dell'Occhio del Bene e del Male e mettendo in sicurezza l'Australia per i millenni a venire. Grazie a questo sacrificio, non abbiamo dovuto combattere contro il Pipistrello delle Sabbie: essendo Huston l'unica mente in grado di sostenerne l'evocazione dalle leggende aborigene, con la sua scomparsa la mostruosa incarnazione di Nyarlathotep si è dissolta nel mondo onirico, restituendo la libertà a tutte le anime erranti.
Prima del nostro definitivo congedo, Kakakatak ci ha consegnato dei dischi mnemonici capaci di evocare temporaneamente una sua proiezione semicorporea prima che la cronodissoluzione la riassorba, e ha aperto per noi un portale spazio-temporale. La nostra nuova e ultima destinazione è Shanghai, laddove Huston ha confessato di aver spedito i pezzi di ricambio per il devastante ordigno che avevamo parzialmente sabotato a Derby.

Varchiamo questa soglia con il dolore nel cuore per il coraggioso Okomu, ma determinati a concludere una volta per tutte questa lunga guerra contro il Caos Strisciante.

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