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Noraxthuul

Ordine del Drago
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About Noraxthuul

  • Rank
    Virtuoso
  • Birthday 01/05/1993

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Profile Information

  • Gender
    Maschio
  • Location
    Milano
  • GdR preferiti
    Pathfinder, Sengoku, Fate of the Norns, Sine Requie
  • Occupazione
    Ingegnere Informatico.
  • Interessi
    Videogame, Boardgame, Roleplay, Cardgames...
  • Biografia
    Ingegnere informatico, videogiocatore incallito.

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  1. Il volto di Kanetsugu non sembra essere minimamente cambiato ne dalla prima né dalla seconda rivelazione. Si limita a scrollare le spalle con un gesto vago. "Mai sentito." replica. "O forse sì: chi può dirlo? Ci sono tanti con questo nome a Ueda. E' una grande città, dopotutto... Lei - piuttosto - e anche voi, gentili stranieri, è la prima volta che venite qui. Posso sapere con chi ho l'onore di fare la conoscenza?" Aoki borbotta una presentazione cortese, guardando sottecchi i suoi compagni.
  2. Le domande le ronin incontrano volti pallidi e sospettosi; sono in molti a scuotere il capo e a dirsi del tutto ignoranti sul quanto accaduto. Secondo molti Keiichi era un uomo molto anziano, ma in effetti se né andato in modo così silenzioso che forse potrebbe far sospettare qualcosa. Ti viene anche detto, dai più chiacchieroni, che il suo funerale si è svolto a porte chiuse e che la povera anima non aveva che un manipolo di persone a tenere la veglia, ora che gran parte della sua famiglia aveva incontrato il suo destino in guerra. Di quale guerra si tratti, nessuno pare farne menzione. @Jorujo Passate il resto della giornata in oziosa tranquillità. I vostri alloggi, decisamente lussuosi, non difettano di alcuna comodità e fuori dalla vostra porta un servitore è pronto a rispondere a qualunque vostra richiesta. Vi vengono serviti puntualmente gli altri due pasti della giornata, prima che il sole cali e che sopraggiunga la tranquillità della notte. La mattina dopo vi svegliate di buon ora, freschi e riposati. A giudicare dall'aria fresca e dal sole fisso sull'orizzonte deve essere appena passata la sesta ora del mattino. Nell'honmaru sono poche le persone che si vedono già dediti alle proprie mansioni, e anche gran parte della città sembra ancora addormentata. Dopo aver consumato il primo pasto del giorno ed esservi incontrati fuori dalle vostre stanze, la situazione sembra essere leggermente cambiata. Il clima si è fatto leggermente più mite e tutto sommato il via vai della città sembra essere tornato quello di tutti i giorni. Vi dirigete ai cancelli del castello dove passate liberamente prima di incamminarvi per le vie sempre più strette della città. Ben presto scoprite che il quartiere in cui siete diretti non è dei più abbienti: casupole povere e di certo prive della dignità regale delle costruzioni vicine al castello sembrano essere ammassate le une alle altre arrivando al punto che non siete tanto più sicuri dove una abbia inizio e l'altra abbia termine. Anche l'edificio che alla fine vi si para davanti agli occhi non ha nulla di dissimile dagli altri. Più che un posto di guardia, sembra una vecchia yado riadattata allo scopo. Quando fate per varcarne la soglia, un uomo dal fisico robusto e dal viso bonario richiama la vostra attenzione. Sembra essere una delle guardie cittadine di stanza in quel quartiere. "Mi chiamo Sasaki Akamatsu." dice con fare conciliante ma stanco, con l'aria di stare per fare un discorso già ripetuto molte volte in passato. "L'ingresso all'edificio è consentito alle sole guardie cittadine e funzionari pubblici: per quanto possa sembrare una locanda in realtà questo è un posto di guardia. Se è un alloggio che desiderate, posso indicarvi una locanda adatta alle vostre esigenze..." Gli spiegate che invece siete esattamente dove intendevate essere e che avete una persona da incontrare. Al sentire il nome di Ueda Kanetsugu il volto della guardia si illumina e questa annuisce sorridende. <<Certo, è di stanza qui.>> replica come se fosse una cosa usuale che gli venga chiesto di lui. Probabilmente è lui che da quelle parti si occupa di parlare con le persone che hanno da denunciare qualche cosa alla legge. <<Vogliate seguirmi...>> L'edificio all'interno non è molto diverso da come ve lo sareste immaginato da fuori, una costruzione dotata di un solo grosso piano terra dotata di un a serie di stanze sobrie. In una di queste, un uomo giovane con il volto coperto da una brabetta incolta e le spalle larghe sta seduto appoggiato a una parete mentre sembra consultare quanto riportato su alcuni documenti. Quando entrate accompagnati da Sasaki, Kanetsugu rivolge a voi il proprio sguardo dopo un piccolo inchino. Il capitano delle guardie Kanetsugu vi saluta in maniera cordiale ma severa, quasi marziale. Dopodiché vi fa cenno di sedervi e si protende in avanti curioso. <<Allora, >> dice dice dritto al punto. <<Cosa posso fare per voi?>>
  3. "Pellegrinò in questa regione in due occasioni, quasi una decade fa, l'altra - tre anni or sono - fu quando ebbi l'onore dei conoscerlo di persona. Lo ricordo come una persona dai modi umili e gentili, il volto sempre sorridente e un atteggiamento compassionevole nei confronti di ogni cosa di Cielo e Terra. Quando i suoi piedi calcarono questa terra, una grave carestia stava gravando sulla regione di Chiisagata, ed egli venne qui per aiutare i bisognosi, prima di ritirarsi al tempio di Jokaruji per meditare e pregare." Il volto di Itsugi si irrigidisce nuovamente, ma solo per un istante. "Senza ombra di dubbio." replica, come a voler sottolineare ogni parola. Quando le domande lasciando il posto al silenzio, è il vecchio Itsugi a prendere parola. Il suo tono dopo il vostro colloquio si è fatto più debole, il volto pallido, come se quella semplice conversazione fosse riuscita a svuotarlo di ogni energie. Nei suoi occhi si legge la palese preoccupazione per la sua consorte, che da settimane non da più notizie di sé. "Quando Teramoto-dono vi ricondurrà ai vostri alloggi, dovrete raggiungere i quartieri nord della città. Laggiù c'è un solo posto di guardia degno di nota: chiunque potrà indicarvelo. Giunti sul posto, chiedete di, solo di lui mi raccomando. Nominate mia moglie Kaede e dategli questo. Lui saprà che fare." Così dicendo vi porge un foglio di carta di riso con su scritto con una calligrafia elegante un singolo kanji: giustizia. "Ah, intendete forse Moroshima Keiji, il consigliere finanziario alla corte dei Sanada?" domanda Itsugi con l'aria pensosa. "Non ho mai avuto l'onore di conoscerlo di persona, dopotutto i nostri status sono molto diversi. Per quanto invece riguarda il karo Jotaro Isshiki, posso dirvi che non l'ho mai visto prima in anni e anni di servizio. Se ora si trova a corte di certo è perché ce l'ha messo qualcuno dall'esterno." Espionage[Successo]: Non è difficile trovare opinioni forti sul generale Akiyama, sopratutto fra le forze armate del posto. Yukishige si avvicina ai soldati in modo naturale, offre loro qualcosa da bere, racconta qualche storia di guerra e ben presto loro fanno lo stesso. Le voci che gli giungono sull'eccellentissimo Akiyama sono abbastanza controverse ma si raggruppano per buona parte in due tipi: una prima voce lo uomo un uomo di polso, severo ed esigente, ma anche ambizioso e caparbio - un vero generale di successo, insomma. Altri pareri invece suppurano diffidenza e timore: a fare da protagonisti sono gli ultimi movimenti militari a palazzo, la preoccupazione per le famiglie lasciate ai villaggi di provenienza per iniziare la carriera militare e una certa irrequietudine per le tensioni che sembrano ormai palesarsi tra Kai e Ueda. Nessuno ovviamente, si scaglia mai contro l'autorità militare dei Takeda in modo aperto come Itsugi, ma questo è quello che facilmente il ronin può leggere tra le righe dei discorsi. Ad accoglierti è una porta sbarrata e un talismano taoista di purificazione. Il giardinetto della magione è ancora rigoglioso ma inizia a presentare i segni della poca cura e la casa come l'attività sembrano disabitate. Per Yukishige tutti questi segni puntano a un solo fatto: l'isha Keiichi ha recentemente smesso di calcare questa terra. Sotto quali circostanze? Difficile dirlo. Il sale non è difficile da trovare nei mercati fiorenti di Ueda ed il Kiruma è sempre a aperto la sera. Dopo gli acquisti (pagato 7 zeni per il sale), il volto sempre sorridente di Genzaburo ti accoglie nella calda atmosfera della yado, travolgendo tavoli e clienti con la sua mole massiccia per venirti incontro e offrirti tutti i servizi di cui la locanda dispone...
  4. Che il volto di Itsugi si distorca ancora una volta in una smorfia iraconda a questo punto non sorprende proprio nessuno. Il placido yoriki non sembra sopportarne nemmeno il nome. La risposta è tuttavia cordiale: "L'ho visto di persona una sola volta. Un uomo alto, anziano, capelli lunghi e grigi, occhi piccoli. Perché Shingen abbia mandato lui? Mi sopravvalutate, Yukishige-dono. Non posso sapere quali piani vengono orditi nella Tsusujisaki, né che decisioni sono state prese: tutto ciò che posso narrarvi è quale impatto abbiano avuto sui miei concittadini. Il che decrive perfettamente, credo, che tipo di uomo sia questo generale Akiyama." "Credo di sì." replica lo yoriki, dopo aver squadrato il gruppetto con aria pensosa. "Chiedete dell'isha Keiichi, nei quartieri alti. E' un uomo pavido, ma anche molto dotato nella sua arte." Per la prima volta, il viso di Itsugi sembra illuminarsi. "Oh, Morisawa-sama? Lo avete conosciuto?" chiede, prima di accingersi a rispondere alla domanda. "Ho avuto il piacere di parlargi alcune volte, durante la sua pellegrinaggio qui a Ueda, circa tre anni fa. L'uomo più saggio che abbia mai conosciuto. Una tragedia che la sua guida sia mancata proprio quando più richiesta. Se fosse stato qui, certamente non avrebbe permesso a certi scempi di accadere..."
  5. "La dama Scarlatta è una donna ambiziosa e forte, e proprio per questo molti uomini tendono a vederla come un pericolo. So per esperienza che non sono pochi che desiderano la sua caduta: una donna al potere non è mai stata vista prima d'ora, specie quando comanda senza l'appoggio di un uomo. Ammetto che l'aver congedato a tempo indeterminato l'intero consiglio del defunto daimyo e non aver preso contatti con il potere centrale, possa sembrare molto simile a un atto di pura arroganza. Come forse anche quello di sovvenzionare con il denaro pubblico i passatempi come il sumo e matsuri grandiosi. Tuttavia io l'ho conosciuta fin da quando non aveva visto che un unico inverno, e voglio credere che nel suo cuore egli vuole solo la pace e la prosperità per il suo popolo. Il miglioramento della situazione qui a Ueda negli ultimi tempi, malgrado la ribellione e l'influenza negativa degli uomini del Kai, costituirebbe di certo una prova a suo favore." "Il mio signore era un uomo nobile e saggio, anziano ma ancora in forze." comincia pacato. "E' una cosa davvero triste che sia venuto a mancare così presto. Ma se la vostra domanda si riferisce alle circostanze della sua morte, sappiate che io conosco solo quanto mi è stato detto, ovvero che è stata la Signora a dare per prima l'allarme, probabilmente erano soli. Dopotutto era notte fonda e loro erano marito e moglie..." Itsugi fa una piccola pausa. "Come potete intuire dal mio grado, non sono un uomo che si potrebbe definire vicino al daimyo: tuttavia ho udito voci terribili girano di questi tempi... desidero credere con tutto me stesso che il nobile Sanada sia spirato nel sonno e non per mano di un sicario. Sarebbe una morte davvero indegna per un uomo così nobile." "L'eccellentissimo giovane Sadana ha visto quattordici inverni dalla sua nascita." il suo tono si fa di colpo gelido e duro come il ghiaccio. "Quanto al suo insediamento, temo non sia una materia che mi competa. Di certo non deve tardare molto il suo passaggio all'età adulta..." "Come ho detto, solitamente i focolari delle sommosse scoppiano in villaggi mal collegati con il capoluogo. Sono eventi improvvisi e violenti che, per quanto sappiamo, non offrono alcun segno premonitore. Ultimamente, tuttavia, il cerchio di morte si sta sempre più stringendo intorno a Ueda... e alla sua guarnigione fiaccata dalle diatribe interne. Di certo alcuni non possono mai fare a meno di chiedersi: se la ribellione avesse lo scopo di rendere ingovernabile la regione, in modo da spingere il nobile Shingen a sostituire l'attuale governatore con un altro, chi potrebbe nominare al suo posto? Tuttavia non è tanto il fine ad essermi misterioso, quanto il mezzo: come è possibile scatenare eventi simili e convincere decine e decine di persone dabbene a compiere tali scempi?" "Abbiamo chiesto e ottenuto l'aiuto di alcuni dei migliori isha della città. Dalle prime visite si è supposto un avvelenamento delle acque, o una qualche intossicazione o umore venefico della terra. Purtroppo le nostre ricerche sono durate appena un paio di giorni, prima che i prigionieri venissero requisiti da Akiyama e passati per le armi."
  6. "E' opinione comune che la sommossa sia animata da uno spirito di vendetta nei confronti della dama, nell'inconcepibile ipotesi sia stata la sua mano a porre fine alla vita del precedente daimyo. Se ciò è vero non lo so per certo, dopotutto sono in molti a pensarla in questo modo e la salita al potere della signora ha causato alcuni cambiamenti... alle volte non graditi. E' comunque altrettanto possibile che qualcuno stia tirando i fili dietro il tumulto per raggiungere un suo chissaquale scopo. Ma c'è una cosa che posso dirvi per certo su questa ribellione. Le voci che circolano sullo stato di questi riottosi non sono semplici leggende o esagerazioni! Credetemi, ho visto io stesso i volti dei rivoltosi, i loro occhi iniettati di sangue e una strana rabbia febbrile sembrava permeare il loro sguardo. Sebbene non si siano mai dimostrati organizzati, non sono mai battuti in ritirata una sola volta, finendo tutti o prigionieri o passati a fil di lama. Uomini, donne, vecchi, samurai e contadini, bambini perfino! Non sono in loro, vi dico! Pure quelli che con grande fatica siamo riusciti a prendere vivi, non erano nelle condizioni di parlare, quasi siano stati resi folli dal loro stesso proposito. Io e i miei uomini ci eravamo prefissi di spargere meno sangue possibile, di catturarne e metterne al sicuro il maggior numero. Ci era ben chiaro che trovare la fonte scatenante di questi comportamenti anomali aveva la priorità assoluta. Per qualche tempo abbiamo chiesto aiuto agli isha di palazzo, perché dessero uno sguardo ai prigionieri e ci aiutassero a chiarire le origini del male che imperversa in queste terre. Ma, ahimé, prima che noi potessimo compiere qualche significativo passo avanti, come sapete l'uomo del Kai è giunto e con esso anche gli ordini di giustiziare tutti i prigionieri." a questo punto una singola lacrima scorre sul volto dell'uomo anziano. "Si può essere così crudeli? Quella gente, la nostra gente, non era in sé! E per di più tenuta segregata e inerme! Possibile che i Takeda siano così insensibili alla pietà e alla benevolenza da ordinare un simile massacro?"
  7. Alle parole del monaco, subito seguite dalla determinazione mortale del ronin nel provare la sincerità di quanto dichiarato, lo sguardo dello yoriki si fa da prima sopreso, poi avvolto in una rassegnata malinconia. Itsugi lascia cadere la spada, come se il suo corpo fosse stato svuotato di colpo di ogni energia. Vi fissa con occhi che non sembrano vedere altro che il vuoto alle vostre spalle, prima di lasciarsi cadere nuovamente sul tatami. Quando parla, la sua voce è appena udibile. "Non sono sicuro che, malgrado il voto di sincerità di voi monaci, ciò che dite corrisponda effettivamente a verità." dice guardando Aoki, prima di riposare lo sguardo su Yukishige. "Ma non sarò io a prendere la vita di un uomo in base a un semplice sospetto: riponete la vostra lama, Yukishige-dono." Itsugi prende un respiro profondo. "La verità è che sono stanco di tutte queste menzogne. Troppo vecchio per sopportare queste catene e questa immobilità. Pur essendo sciocco da parte mia, voglio provare a fidarmi di voi. Dopotutto anche una morte rapida è preferibile a tutto questo. Risponderò alle vostre domande, ma ad una condizione. C'è una cosa che dopo dovete fare per me." Quando pronuncia queste parole, una lacrima solitaria solca il viso austero. Sebbene Itsugi non sembri per nulla convinto dalle vostre reazioni, ormai pare che la rassegnazione si sia fatta strada nel suo cuore al punto da spingerlo a fidarsi delle persone a cui il suo cervello invece rifiuterebbe qualunque informazione. Quando inizia a parlare, non è rimasto nulla nel suo tono del precedente sfogo e la voce suona pacata e calma come prima. "Quello che sto per dirvi, se ascoltato dalle orecchie sbagliate potrebbe significare la morte per tutti noi. Perciò udite quanto ho da dire con la consapevolezza di quanto state rischiando." comincia senza fretta. "Come forse avrete sentito dire, godo di una certa popolarità fra la gente di Ueda. Dopo una vita al servizio di Yukitaka, dopo oltre quarant'anni a capo della guardia cittadina, è chiaro che tutti ormai mi conoscono e viceversa esattamente come lo è a chi desidera mantenere o conquistare il potere che un personaggio come me potrebbe risultare un problema nel caso aizzasse la folla contro l'ordine costituito, sopratutto in un momento di debolezza come questo. Il generale Akiyama ha mandato i suoi vassalli nella regione molto prima di venire in forze, ed allora io e i miei uomini abbiamo fatto il possibile per ostacolare i loro piani di repressione violenta e indiscriminata. Non è una sorpresa che, dopo aver interferito ripetutamente nei suoi piani, quel assassino mi voglia fuori dai giochi. Allo stesso tempo, però, non sarebbe stato saggio da parte sua eliminarmi, altrimenti i disordini sarebbero potuti scoppiare lo stesso: bisognava che mi ritirassi silenziosamente dalla scena, senza far rumore e al contempo tenere in mano qualcosa per potermi costringere al silenzio. E quel qualcosa è..." Fa una pausa, grondante di malinconia. "...mia moglie." "Fortunatamente 'i miei ragazzi' hanno udito la mia supplica e hanno saputo giocare d'anticipo: così la mia consorte è riuscita a uscire dalla città prima che venissero a prenderla, sistemandosi da un amico presso un piccolo villaggio a nord di Ueda. Tuttavia sono ormai oltre tre settimane (circa trenta giorni nella concezione del tempo adottata nell'epoca Sengoku) che non ho più sue nuove: ogni settimana (dieci giorni) mi facevo inviare una lettera alla quale rispondevo. Ovviamente nessuno sa di questo scambio di informazioni, a parte alcuni amici fidati che si sono offerti di aiutarmi a recapitare le lettere. Ebbene, ora i miei uomini mi dicono che non è più arrivata nessuna lettera da oltre un mese. Non mento quando dico che è una vera tortura vivere senza poter saperla al sicuro. Avrei mandato qualcuno a cercarla, ma ormai tutta la guardia cittadina è stata sequestrata da Akiyama o strettamente controllata da estranei. Non so più di chi mi posso fidare. Accetterete di alleviare un poco le sofferenze di questo vecchio?"
  8. Lo Yoriki ascolta le parole dei due occidentali con la stessa pacata rassegnazione che lo avete visto esercitare fino adesso: è chiaro che il quadretto che gli state mettendo davanti è ai limiti del surreale per lui, mentre accoglie con frasi di circostanza. A non tutto però viene riservato lo stesso trattamento: alle parole del ronin sul generale Akiyama e alla vostra affiliazione dei Takeda, qualcosa muta nel suo sguardo. Itsugi sembra quasi deciso a replicare come ha sempre fatto, senza di fatto rispondere affatto alla domanda. Poi però una certa rabbia si intravede nei suoi occhi, impossibile da immaginare sulla recita da gentile vecchietto messa in atto fino a quel momento. Le parole che seguono fluiscono dalla sua bocca con gelida durezza, anche se non del tutto chiare. "Da quando l'uomo del Kai è arrivato qui," comincia severo. "la guardia cittadina è stata ridotta: ha portato via gran parte dei miei uomini, perché potessero impugnare le armi contro la ribellione. Quell'uomo li ha portati a massacrare la nostra gente, la stessa che abbiamo giurato di proteggere al costo della nostra vita." Malgrado l'evidente sforzo di mantenersi composto, una smorfia di furioso disgusto distorce il suo volto. << Cosa ne può sapere un uomo di Kai del nostro popolo? Ha forse visto cos'è accaduto qui prima della ribellione? Avrà forse riguardo per le genti in rivolta? No. L'unico modo in cui tutto questo finirà è in un orrendo lago di sangue. Di certo io non avrei mai permesso una cosa del genere. Ah, i miei ragazzi... Mia mogl..." A un certo punto si ferma di scatto. I suoi sono gli occhi di uno che ha parlato troppo, e che ormai non può più tornare indietro. Yukishige sembra prendere la palla al balzo e, come cita pacatamente i villaggi a nord della 'capitale', una risata amara e senza allegria esce dalla gola dello yoriki. Il suo volto è una pallida maschera di puro terrore. "Aiutare la popolazione? Semplice monaco?..." mastica il vecchio furioso. "...che senso ha tutta questa farsa ormai? E' chiaro che siete venuti qui con tutt'altre intenzioni, dopotutto avete detto che venite Kai. Solo che non mi aspettavo che il tanto onorevole Takeda Shingen usasse anche monaci buddhisti come luridi assassini. Ho piegato il capo una volta di fronte al Clan, ma non succederà di nuovo, non quando la popolazione muore per le strade per mano sua. Forza, fatevi avanti!" dice sguainando la spada e alzandosi in piedi. "Dopotutto il karma è il karma, e la vita è soltanto un illusione."
  9. "Il cielo non voglia." alza una mano l'ex capitano delle guardie. "Non esiste alcun Itsugi-sama in questa stanza, né altrove. Chiamatemi semplicemente Itsugi." Itsugi sembra accigliarsi parecchio alle tue parole, ma il volto rimane calmo e il tono placido. "Dunque le vie del Buddha sono davvero infinite," commenta pacato, ma tutti voi potete percepire una nota di sottile ironia nelle sue parole. "se un monaco preccupato e il suo amico del sud, senza avere alcuna connessione con poteri locali, possono ottenere il permesso di varcare quella soglia con il proposito di 'aiutare la popolazione di Ueda'. Certo, sono in molti qui che vorrebbero fare qualcosa per migliorare la situazione..." i suoi occhi si spostano da Giorgio al monaco. "Ma voi non siete del posto, dico bene? Ho passato diversi mesi della mia vita a stretto contatto con la comunità religiosa locale, ma non ho mai avuto il piacere di fare la vostra conoscenza, Aoki-dono. Ditemi, da dove venite? E voi, nobile straniero, avete detto che siete qui per questioni ufficiali: perché non allietate queste vostre orecchie con racconti del vostro viaggio e i motivi che vi hanno spinto qui a Ueda, in questa terra lontana dalla vostra patria. Ueda dopotutto è molto distante dal mare..."
  10. Diplomazia[???]: Yukishige è certo di aver scelto le sue parole con estrema cura, ma dopo un poco che ha iniziato il suo discorso, il vecchio samurai capisce dove vuoi andare a parare e pare irrigidirsi impercettibilmente. Si guarda a destra e a sinistra quasi volesse accertarsi che non vi siano orecchie indiscrete in ascolto, e poi torna a guardavi con uno sguardo a metà fra la malinconia e la paura. Il tono della sua risposta risulta tuttavia placido e misurato. "E' cominciata all'improvviso." esordisce cauto, lo sguardo rattristato. "Prima nei villaggi più lontani a Chiisagata nord, poi sempre più vicini al capoluogo. Non so cosa animi la violenza di queste persone, o cosa sia loro accaduto per spingerli a compiere simili follie, ma so per certo che non è per loro volontà che metteno in atto questo scempio. Sono vittime, non meno di coloro che uccidono e dovrebbero essere prese in custodia senza far loro del male, prima che lo possano fare ad altra gente. Certo, ora le cose si sono fatte più difficili..." Itsugi si interrompe per un momento, mordendosi la lingua. "Ma voi non dovete preoccuparvi, Yukishige-dono." riprende con la lenta cautela di chi non desidera sbilanciarsi oltre. "Malgrado la ribellione in atto al di fuori delle grandi città, la città di Ueda è ancora forte e prospera: sotto la guida della nostra amata Signora. Malgrado la gravità delle circostanze, sono certo che riusciremo a uscire da questa situazione difficile in breve tempo. Inoltre, so che i miei ragazzi stanno facendo del loro meglio là fuori per mantenere le cose a posto." Fa una piccola pausa, distogliendo lo sguardo, ora divenuto preoccupato. "Per quanto riguarda invece la mia umile persona, vi prego, non datevi pensiero: come potete vedere, la mia Signora, nella sua infinita bontà, mi ha concesso molto più di quanto un misero samurai di basso rango come me possa anche solo sperare di permettersi al termine dei suoi lunghi anni di servizio." Dopodiché da segno di voler lasciar cadere il discorso. @Aoki & Jorujo
  11. l volto della dama non si addolcisce, né lo fa la durezza della sua espressione. Continua a squadrare Aoki ancora per qualche istante, prima di far cessare quel prolungato e quantomai fastidioso contatto. I suoi occhi non guardano il samurai nemmeno per un istante. "Uomo colto e saggio illuminato... " replica con un'ironia velata ma tagliente. "...ma certo, comprendo." Scocca uno sguardo al taisho in disparte, per poi riportarlo su di voi. "Fosse dipeso da me, sarebbe andata diversamente." scandisce. "Tuttavia, la Signora ha parlato: Teramoto-dono, portate questi ospiti degli alloggi del capitano delle guardie." Dopodiché vi congeda con un cenno imperioso del capo e, munitasi di pennello, rivolge le sue attenzioni a uno dei plichi di carta di riso alla sua destra. Intanto il guerriero si è alzato e vi fa cortesemente cenno di seguirlo. Venite quindi scortati fra le ampie vie della cittadella, ora nel pieno della sua quotidiana operosità. Non vi dirigete però verso il complesso principale, come vi sareste aspettati, cambiando direzione una volta passato il tenshu: la vostra guida invece gira in favore di un edificio secondario, piuttosto distante dagli alloggi di Lady Makie, ma sempre all'interno della cittadella. Qui, dopo aver congedato con un segno della mano un manipolo di armati di guardia all'entrata, vi fa strada fino a una piccola stanzetta immersa nella penombra. Al centro di questa un uomo dal volto placido e segnato dalla vecchiaia, guarda la vostra entrata con la stessa espressione di chi ha appena visto un fantasma. Dopo avervi fatto entrare, Teramoto chiude la porta alle vostre spalle e pare allontanarsi. La stanza rettangolare in cui siete entrati non è molto ampia ma, fin dal primo sguardo si nota subito che di certo non assomiglia ad una cella: notate che il pavimento è tirato a lucido, che su di esso sono appoggiati tavolini di legno laccato di nero simili a quelli dove avete mangiato poco prima, e che in genere non sembra mancare nessuna comodità. Le pareti della stanza sono scorrevoli, ma non percepite alcun rumore o presenza dietro di esse. @Tutti: Riassunto di quello che sapete sullo yoriki Itsugi. Itsugi appare un uomo esile e incredibilmente avanti con gli anni, ma comunque ben tenuto e dotato di una certa sobria eleganza. Vi accoglie con tutta la cortesia di questo mondo, salutandovi cordialmente e offrendosi subito di mescere del tè per i suoi ospiti. Ricambia cordialmente eventuali saluti rivoltigli dai barbari, si mostra interessato alle loro origini e non manca di ringraziarvi calorosamente della vostra visita... tanto calorosamente che per un momento vi chiedete se non vi abbia scambiato per degli amici di vecchia data. "La Signora è stata oltremodo gentile a concedermi ospiti questa mattina." esordisce con voce stanca dopo che vi siete accomodati davanti a lui. "È da qualche tempo che non ho più il piacere di avere una conversazione interessante con qualcuno che venga al di là delle mura del palazzo." Si ferma per un momento, poi continua con un gesto vago della mano. "Scusate, di certo non siete venuti qui per ascoltare i problemi di un povero vecchio. Quindi ditemi nobili ospiti, cosa posso fare per voi?"
  12. Di comune accordo vi dirigete verso il tenshu, il torrione principale, dove risiedono gli alloggi della Signora Scarlatta. Innanzi ai suoi cancelli v'è un manipolo di ashigaru di guardia che, come vi vede, incrocia le lance e chiede il motivo della vostra presenza. Cercate di spiegare che avete bisogno di ottenere udienza con lady Sanada, ma il capitano della guardiola scuote la testa: "Impossibile in questo momento.", vi spiega. "La nostra nobile signora è impegnata con affari di stato." Vi guardate tra di voi e cercate di dire che si tratta di una questione importante e chiedete quando potreste ritentare, ma -prima che il soldato possa replicare- a intecettare le vostre parole è un cortigiano corpulento, che arranca nel suo kataginu sudaticcio verso di voi. Alla sua venuta, gli ashigaru scattano sull'attenti. L'uomo si presenta come Moroshima Keiji, consigliere finanziario alla corte dei Sanada. I suoi occhi sono poco più che fessure su un facciottone coronato da un abbondante doppio mento, mentre il suo ventre sembrerebbe essere pronto a squarciare le costrizioni della sua veste pregiata da un momento all'altro. Nonostante il suo aspetto non sia piacevole allo sguardo, i suoi modi sono oltremodo cortesi: Moroshima vi saluta uno per uno, ricordanto i nomi di chi li ha dichiarati durante il primo incontro con lady Sanada. Azzarda perfino un'occidentalissima stretta di mano con Giorgio, scoppiando a ridere quando questo gli rivolge uno sguardo stralunato. Finito lo scambio di convenevoli, il karo vi rassicura: nonostante la signora sia impegnata con gli affari del feudo, lui ha di certo il tempo per udire le richieste di stimati ospiti del castello. Vi conudce quindi nel suo piccolo studio (O sono forse i suoi alloggi? Difficile dirlo.) in un edificilo secondario all'interno del Nimaru, dove riscontrate lo stesso lusso con cui si era presentata la vostra residenza, senza però la stessa raffinatezza nel gusto degli arredi. Seduto sul pavimento, Keiji vi invita a fare lo stesso, a bere del té con lui e a spiegargli tutto quello di cui avete bisogno, così che lui possa riferirlo alla Signora al più presto. Oltretutto, vi rassicura che il pagamento per il carico di bastoni tonanti verrà effettuato quanto prima, avete la sua parola. Con calma decidete di palesare le vostre richieste, che lui trascrive con mano abile su un foglio di carta di riso, che poi bolla con il suo sigillo. Alla fine di questo piacevole(?) colloquio, prendete congedo e ritornate nella vostra residenza in placida attesa. Il resto della giornata sembra passare senza che nulla accada di rilevante tra le mura del castello. La notte successiva passa tranquilla. Dopo un sonno ristoratore, a svegliarvi sono stati i passi di una giovane donna che, aprendo una alla volta e di pochi sun le fusuma delle vostre stanze, vi comunica cortesemente che una certa Ichijo Makie desidera invitarvi a consumare con lei il primo pasto della giornata. Ovviamente presso la propria stanza. Dopodiché, prima di chiudere silenziosamente le porte, vi dice che attenderà all'esterno finché non sarete presentabili. Dopo quasi un koku di attesa, vi radunate nel corridoio, da cui la donna vi fa strada uscendo dall'edificio. E' una giornata che si prospetta gradevole e soleggiata e l'attività nelle strade come anche all'interno della fortezza è già cominciata: vedete uomini di pattuglia, gente comune che inizia le proprie mansioni quotidiane, mentre i primi suoni del mercato giungono dai quartieri meno abbienti. Dopo un breve percorso nella cittadella, arrivate d'innanzi a una struttura simile a quella in cui avete alloggiato: costruita in legno, piuttosto elegante con un giardinetto interno. Una seconda donna vi accoglie all'entrata mentre la prima si congeda con un inchino, guidandovi un una stanzetta dalle dimensioni modeste. Lì, quella che riconoscete essere questa Ichijo Makie, l'anziana consigliera/ancella austera di lady Sanada, è seduta su un palchetto rialzato innanzi a una serie di tavolini laccati e imbanditi con varie pietanze: riso, pesce, anguille, alghe, bicchieri ricolmi di té appena preparato, e così via. Ora potete osservarla da più da vicino: si tratta di una donna elegante, ormai non più giovane, vestita in un lungo vestito a dodici strati i cui colori variano dall'ocra al bianco e al rosso acceso. Lady Makie si direbbe apparentemente sola, ma (Percezione [successo]) in verità l'accompagnatore c'è, solo che non lo notate finché non vi siete seduti. Infatti l'uomo dalla grossa costituzione e dalla voce profonda, che voi riconoscete come Teramoto Kojiro, se ne sta del tutto in disparte verso un lato della sala, salutando silenziosamente la vostra venuta con un cenno rapido del capo. Veste un kimono scarlatto di pregiata fattura, e alla sua destra stanno sia una modesta wakizashi, che la controparte più lunga. Ichijo Makie, apparentemente incurante della presenza del generale, vi accoglie con poche parole rispettando l'etichetta con quella naturalezza propria di chi ha vissuto a corte fin dalla nascita. Dopodiché vi fa cenno di accomodarvi. E' chiaro a tutti come questo sia un ricevimento formale, dove gli occhi severi della donna sembrano volervi mozzare ogni arto con cui voi vi permettete di fare un movimento sbagliato. Tuttavia, malgrado le continue e imbarazzanti figuaracce di Giorgio, la dama si dimostra accomodante: scambia qualche parola con voi su argomenti innocui, vi ringrazia per il servizio che il signor De Mocenigo offre alla corte Sanada e si dice fiduciosa della continuazione di questi rapporti amicali anche in futuro. Il dialogo va avanti per qualche tempo, senza davvero prendere nessuna piega interessante. Intanto, malgrado il volto della consigliera resta austero e impassibile per tutto l'incontro, l'atmosfera si fa più rilassata. Le uniche note stonate, all'interno di quella che dopo tutto può anche risultare una colazione piacevole, sono costituite dalla ingenua maleducazione del nanbanjin e dalla oltremodo silente e quasi inquietante presenza del samurai in fondo alla sala. Dopo però l'ennesima pausa nel dialogo, la dama sembra perdere interesse nel cibo: guarda invece dritto verso gli occhi del monaco e, con un espressione indecifrabile, gli chiede: "Fra poco monaco, ti sarà concesso un colloquio con l'uomo di cui hai chiesto." Lo sguardo della consigliera si sposta a scrutarvi, uno a uno. "Ma prima di farvi accompagnare in quelle stanze, posso chiederti come mai desiderate così ardentemente fare visita al nostro capitano delle guardie?"
  13. Sono le prime luci dell'alba a svegliare i due occidentali nella magione dei Crisantemi, che si alzano freschi e riposati.Vi muovete appena, prima di sentire passi felpati raggiungere la vostra camera e aprire le fusuma quel tanto che basta per far scivolare dentro la colazione con tutte le cerimonie del caso. Non diversamente dalla cena, anche questo pasto porta tutti i lussi che la corte Sanada ha da offrire. Giusto quando iniziate a domandarvi dove sia finito Yukishige, eccolo entrare a passo di danza dalla porta principale. Sembra essere di ottimo umore...
  14. Riassunto della Mini-Puntata Live precedente: Dopo che Aoki riesce più o meno a deflettere i sospetti di Yukishige sul vero proposito che lo avrebbe condotto a indagare sulle terribili rivolte in corso, il gruppo - con l’apporto di un nanbanjin appena tornato dal suo giro notturno - inizia a discutere il da farsi. In particolare viene sottolineato la volontà dichiarata della signora Sanada di utilizzare i moschetti come mezzo per la sua futura espansione e di tutto come questo possa tragicamente condurre alla guerra civile. Yukishige per parte sue si è anche mostrato interessato ai movimenti militari concernenti il Generale Akiyama ma, per essere sicuri di non attirare sospetti scomodi su di sé, si accorda con il nanbanjin perché sia lui a porre le domande, essendo così giustificate dal ruolo di addestratore che lo straniero dovrà performare di lì a poco. Dopo poco, la conversazione si affievolisce e i tre decidono di dividersi: Aoki e Giorgio si dirigono alle terme locali (per il bene del naso di tutti), mentre il ronin preferisce tornare a visitare una taverna conosciuta in passato, per passare una piacevole serata nel mondo dei salici. Per le strade di Ueda Il sole è sceso da tempo dietro ai monti a ovest, quando Yukishige mette piede fuori dalla magione. In pochi istanti varca il cancello di casa, dove un paio di uomini di guardia chinano subito la testa e si affrettano a raddrizzare la schiena, tradendo una certa sonnolenza. Indisturbato, il ronin attraversa tutte le piazzeforti del castello, prima di essere bloccato alle porte da una pattuglia armata, che non riconoscendolo, gli intima di fermarsi immediatamente. Forse è stato l’aspetto trasandato ad allertare le guardie (per quanto ci tenga, Yukishige non ha esattamente l’aspetto di un karo) o forse Isshiki Jotaro ci aveva messo lo zampino. Fortunatamente, il capitano degli ashigaru che viene chiamato a gestire la situazione è Motohira Kagero, lo stesso che ha fatto entrare il gruppo di stranieri solo poche ore prima. Non appena si accorge di cosa sta succedendo, si affretta a scusarsi, desolato, e redarguisce i suoi uomini obbligandoli a fare lo stesso. Finalmente, dopo una doccia di “Senimasen Yukishige-dono!” il samurai riesce a uscire dalle porte del castello. Ma se il centro militare di Ueda è immerso in una quiete quasi innaturale, i quartieri popolari della città non sono dello stesso avviso. Lanterne dai colori caldi illuminano le strade di una città viva e operosa anche a quest’ora tarda. Ovunque si respira un’aria frizzantina e spensierata: venditori ambulanti ridono e offrono stuzzichini a chi calca le strade principali, mentre alcune danze popolari stanno avendo luogo nella piazza del mercato alla tua destra, accompagnate dalle percussioni dei tamburi taiko e da alcuni strumenti a corde che non riesci a identificare. Ai lati delle strade, ogni yado è illuminata a giorno e piena zeppa di clienti: alcune di loro musica dal vivo, altre “pubblicizzano” discretamente la possibilità di partecipare a piccole bische di han-cho (che potrebbero o non potrebbero essere organizzate proprio da loro), altre ancora sfoderano le loro impiegate più attraenti per calcare le strade e invitare i clienti a bere con loro. La più popolare di tutte queste taverne porta il nome di Kiruma e ospita un vero e proprio incontro di sumo all’aperto, benedetto da un sacerdote shintoista. Il ring è una piattaforma di terra rialzata di due piedi rispetto alla strada e circondata da una massiccia corda di canapa. A est e a ovest del palco, due omoni giganteschi fanno la loro comparsa, prima sciacquandosi la bocca e poi divorando una manciata di sale come il rito di purificazione prevede. Sguardi lunghi vengono scambiati dai due atleti, mentre si colpiscono violentemente in volto e ed emettono il loro kiai per intimidire l’avversario. Poi l’arbitro gyoji si mostra col suo ventaglio alla folla trepidante e, a un suo gesto, i due contendenti si scagliano in una violentissima taichi-ai, mentre gli astanti esplodono in una cacofonia assordante di incoraggiamenti e esclamazioni. Non tutti guardano lo spettacolo soddisfatti però. L’attenzione di Yukishige si sposta lontano dall’azione per vagare in uno dei vicoli oscuri che circondano i bassifondi. Lì, circondato da una piccola folla di curiosi, sta un straniero malvestito e con una strana tonsura, tutto preso a recitare in un giapponese stentato un sermone del “triplice” kami tanto caro ai barbari del sud. “L’eccellentissimo kami è furioso!” sembra urlare alla folla. “E’ per blasfemie come quelle che avete attirato la sventura su di voi: pensate forse che questa vostra guerra infinita sia stata decisa dai soli uomini? Chi mai vorrebbe un conflitto senza fine? Nessuno, vi dico: questo è il castigo di chi va contro la parola dell’eccellentissimo kami. Ma non temete, egli è uno spirito misericordioso e sa che questa è la prima volta che udite parlare di lui: rinnegate i vostri falsi idoli e ottenete il suo perdono e la sua benevolenza. Per voi può esistere ancora la salvezza: è per questo che persone come me sono state mandate qui, a portare la buona novella e a dire a tutti che c’è ancora una speranza per la vostra anima immortale! I tiranni e i loro servi che cospirano col malvagio vi diranno di non prestare ascolto e di essere diffidenti, ma ricordate che è stato dietri loro ordine che avete impugnato le armi contro i vostri fratelli, sotto la loro protezione che i vostri cari hanno sofferto la fame e la malattia… e ora una donna siede dove un uomo dovrebbe stare! Ditemi, non basta forse solo questo infausto presagio a testimoniare il terribile destino che potrebbe attendere le genti di Ueda? Pentitevi, vi dico, rinunciate alle vostre credenze pagane e riprendetevi ciò che vi è stato tolto dai vostri maestri. Oppure continuate così, ma preparatevi: ci sono catastrofi a cui tutti gli infedeli sono destinati…” Alle terme Il complesso termale è meno distante dalla vostra abitazioni di quanto possiate immaginare. Si tratta di un edificio ligneo, candido ed elegante, dove una serie di servi vi scortano attraverso una serie di stanze all’apparenza tutte uguali, fino a giungere a quello che Giorgio capisce essere uno spogliatoio. Ci vuole un po’ per fare capire al barbaro come esattamente funzionino queste terme, e che bisogna lavarsi PRIMA di entrare in acqua. A più riprese infatti, il veneziano si ritrova inseguito da un servitore urlacchiante ed esasperato, che non sembra avere altro fine nella vita se non quello di rendere la sua rilassante serata di tutt’altra natura. Fortunatamente, alla fine anche lui demorde e sia Giorgio che Aoki possono finalmente trovare conforto nelle calde acque dello stabilimento. L’esperienza, malgrado i pregiudizi del primo, si rivela incredibilmente positiva e concilia i due uomini -ora lavati e profumati- il sonno, una volta tornati nelle loro stanze. La nottata scorre tranquilla e riposante.
  15. @Aoki Se lo lasciate andare, continuo con Giorgio in messaggio privato.
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