Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 12: The Great Gig In The Sky
Decidiamo di tentare il tutto per tutto fronteggiando Gavigan, ma le cose prendono una piega inaspettata.
Gli investigatori decidono di mettersi sulle tracce di Edward Gavigan, confidando di riuscire a mandare all'aria i suoi piani. In un certo senso ci riescono, ma le conseguenze sono totalmente inaspettate… e potenzialmente fatali per l'intero gruppo.
Dal diario di Nicholas "Nick" Carter
1925, 12 febbraio
Dopo quanto accaduto a Derby troviamo rifugio in una magione lungo la costa nelle East Midlands, ospiti ancora una volta del nostro benefattore Arthur Vane. Qui possiamo riposare al sicuro, e cercare di unire i puntini. Riesaminiamo il Blueprint di Gavigan rinvenuto alla fabbrica e prendiamo nota delle annotazioni appuntate da Edward Gavigan (la calligrafia combacia con la lettera che ci ha fatto recapitare a Lesser Edale): "Mombasa Imports", "Come profetizzato da Nitocris", "Nyarlathotep", ed altre cose che ci sono incomprensibili… un altro dettagli ci salta all'occhio: il progetto della bomba è firmato "Vipera Pallida", pseudonimo ben noto a Hector Torres Rojas. Il nostro nuovo compagno, infatti, indagando su Gavigan per conto del detective James Barrington ha scoperto che l'autoproclamato investigatore era solito firmare con questo nome i fascicoli dei casi da lui risolti (che ego maniaco!).
Sappiamo che Gavigan non alloggia a Londra, dunque chiediamo al maggiordomo di Lord Vane di mettersi all'opera per scoprire dove si trova la "Misr House" indicata nel blueprint. Sospettiamo, infatti, che possa essere la base operativa di Gavigan.
1925, 16 febbraio
Il maggiordomo impiega ben quattro giorni per risalire, tramite lo spedizioniere della Handson Manufactoring, all'indirizzo esatto di questa dimora. Assieme al maggiordomo, torna a casa anche il nostro ospite. Lord Vane ci convoca per ragguagliarci sulla gravità della nostra situazione: solo grazie alla sua influenza è riuscito a non far ancora diramare un dispaccio indirizzato a Scotland Yard nel quale veniamo individuati come i piromani che hanno incendiato la Handson, e Gavigan ha sporto denuncia contro di noi! Ci consegna quindi una busta contenente un salvacondotto che ci permetterà, in qualsiasi momento ed in qualsiasi situazione, di lasciare il Regno Unito.
Il maggiordomo ha avuto successo nella sua missione: apprendiamo che Misr House, in passato nota come Over View, si trova nella contea di Hessex, in un'area costiera dove due i delta di due fiumi si incontrano a formare un isolotto. Inoltre, si è imbattuto in Zahra Shafik: la donna desidera incontrare da sola le tre avventuriere facenti parte del nostro gruppo, ed ha fissato un appuntamento per la sera a venire al North Bar di Denver. Ricordiamo che al Blue Pyramid Zahra parlava a Gavigan con disprezzo e questo ci fa sperare che possa essere una potenziale alleata, dunque ci rechiamo al luogo prestabilito.
L'atmosfera nel bar è fumosa, il pub è affollato, pare tutto tranquillo. Le tre investigatrici siedono al tavolo di Zahra, che sembra preoccupata. Afferma di non essere alleata di Gavigan ma bensì una vittima delle sue mire espansionistiche: l'uomo sfrutta le antiche tradizione egiziane trasformandole in qualcosa di perverso ed oscuro, ricattandola (pare che Gavigan abbia fatto rapire sua sorella) per costringerla a portare cultisti nella sua Fratellanza del Faraone Nero. Dice che Gavigan non si lascia mai sfuggire le sue prede, e che dobbiamo liberarci di lui quanto prima. Zahra afferma che il nostro nemico è circondato da un sortilegio che lo rende invincibile, ma torna ad essere vulnerabile quando, durante ogni notte di luna nuova,celebra un rito propiziatorio… lo stesso rito che eseguiva in antichità la Regina Nitocris… un rituale che richiama il Faraone Nero stesso! Il rituale consiste nel percuotere un certo numero di cultisti con pugnali simili ai mambele usati da La Lingua Scarlatta, chi rimane vivo è dato poi in sacrificio al Faraone nero o ai suoi emissari che talvolta si manifestano al suo posto: il Persecutore, un serpente alato di materia oscura, e l'Araldo, una creatura tentacolare ed alata. Zahra presiederà il rituale su richiesta di Gavigan, e sarà lei a comunicarci quando intervenire facendoci un cenno d'intesa. Noi dovremo "solo" essere presenti sul posto al momento giusto… Apprendiamo che durante il culto i partecipanti indosseranno lunghi abiti cerimoniali di tessuto viola, con un ankh rovesciato ricamato.
Zahra si congeda con un avvertimento: dovremo essere pronti a tutto.
Nei giorni successivi otteniamo, grazie al catasto di sua maestà, una mappa della tenuta e dei documenti che la descrivono. Documentazione Misr House. Ci rechiamo lì in barca, risalendo la foce del fiume, ed un pensiero continua a girarmi per la mente: oltre alle informazioni condivise da Zahra ed alle planimetrie di Misr House, non abbiamo idea di cosa aspettarci. Sento che siamo totalmente impreparati per ciò che dovremo affrontare. Ho un bruttissimo presentimento, ma non ne parlo con i miei compagni: non voglio minare il morale del gruppo, che è già vacillante. Abbiamo tutti i nervi a fior di pelle.
La magione sembra abbandonata, a giudicare dai rampicanti che crescono lungo le pareti esterne. Edera, muschio e salsedine si appiccicano ai muri come sanguisughe. Ci avviciniamo a motore spento, remando il più silenziosamente possibile, ed ormeggiamo nei pressi di una porta di servizio sul retro dell'abitazione. La situazione precipita praticamente subito: Anne rinviene le tracce di un cane che sembra essere uscito dalla casa da poco, ed anzichè allontanarsi il più rapidamente possibile decide di seguire le impronte. Questo sfocia in una rissa contro un enorme mastino dalle mandibole d'acciaio, che morde ripetutamente Anne ed abbaia furioso attirando sicuramente l'attenzione degli abitanti della magione prima che si riesca a zittirlo… povera creatura, gettiamo la carcassa del cane nel fiume e dissimuliamo il sangue versato sul selciato il meglio possibile. Entriamo dunque in casa, e ci tuffiamo oltre la porta alla nostra sinistra appena in tempo: preannunciato dallo scricchiolio del pavimento in legno, qualcuno percorre il corridoio: uno strano individuo dalla pelle grigiastra e cadente. Fortunatamente non ci nota. Ci troviamo in un disimpegno rimesso a nuovo da poco, e non ci mettiamo molto ad individuare una traccia di alabastro che faceva parte del pavimento più antico della struttura religiosa che un tempo era Misr House (un convento o qualcosa del genere). Seguiamo la vena di pietra antica, sperando che ci porti ad un ingresso nascosto verso i sotterranei della villa dove, dalle planimetrie che abbiamo recuperato, è probabile che ci sia qualcosa di interessante. Nella stanza seguente non siamo soli: un uomo vestito da cultista ci nota e fugge via per dare l'allarme!! Anne lo ricorre, riuscendo ad acciuffarlo e ad ucciderlo prima che capiti il peggio. Occultiamo il cadavere alla meno peggio, nascondendolo in un bagno, e ci concentriamo sull'enorme caminetto di pietra lucida che salta subito all'occhio di chiunque entri nella stanza. Il nostro istinto ci suggerisce bene, troviamo un meccanismo nascosto che rivela due passaggi verso il basso. Imbocchiamo quello di sinistra, speranzosi ed inquieti allo stesso tempo.
Il passaggio conduce a quella che sembra essere una stanza delle torture, a giudicare dal tavolo con legacci e dagli strumenti di ferro sparpagliati nelle sue vicinanze. Ma troviamo anche dei documenti importanti, scambi di corrispondenza tra la Gavigan ed un certo Omar al-Shakti, una lettera incompiuta indirizzata alla Vipera Pallida, una pagina di un registro di spedizioni, un telegramma da Giza… oltre a delle statuine del faraone nero e di una divinità egizia dalla testa di coccodrillo e ad una serie di reagenti e sostanze che al momento non riusciamo a riconoscere. Intaschiamo tutto quello che possiamo. Lettera a Gavigan, Lettera alla Vipera Pallida, Telegramma da Giza, Pagina di registro
Udiamo dei rumori dalla sala sopra di noi, un gruppo di persone sta probabilmente per scendere! Frettolosamente tento di fare delle fotografie ai manufatti che non possiamo portare con noi, ma nella frenesia la mia adorata Leica cade a terra, danneggiandosi. Hector Torres Rojas resta indietro, per cercare di rimettere in ordine la stanza mentre noi fuggiamo, ed ahimè viene catturato dai cultisti. Mentre percorriamo un passaggio che scende ancora verso il basso e pare proseguire per una distanza interminabile, alle nostre orecchie giungono il rumore delle percosse e le urla del nostro compagno. Egli si è sacrificato per noi, facendoci guadagnare del tempo prezioso.
Riemergiamo in superficie in uno spazio aperto, di fronte ad un circolo di pietre dall'aria molto antica, probabilmente in antichità era un luogo di culto celtico. Il nostro sesto senso ci dice che il rituale avrà luogo qui… c'è abbastanza spazio da accogliere un grande numero di partecipanti, nel prato a valle. Ci nascondiamo tra la vegetazione ed attendiamo.
C'è una strana vibrazione nell'aria… dall'antico tunnel che abbiamo percorso per fuggire da Misr House emerge una lenta processione, decine e decine di individui in viola camminano lentamente verso il circolo di pietre e si dispongono ordinatamente alcuni attorno ad esso, altri nel prato per assistere. Sei cultisti si posizionano in cerchio all'interno del circolo di pietre. Al centro di essi si posiziona Edward Gavigan, che regge in mano uno scettro, accompagnato da Zahra Shafik. Altre quattro persone vengono condotte nel circolo, riconosco Hector Torres Rojas e Mickey Mahoney. L'altro uomo probabilmente è James Barrington (scomparso durante le indagini su Continuano gli omicidi!) mentre la donna potrebbe essere la sorella di Zahra. Gavigan pare molto soddisfatto, compiaciuto per la presenza di ben quattro vittime sacrificali inaspettate. Si lancia in un lungo discorso in cui si loda come guida della Fratellanza ed artefice di quanto accaduto finora, attribuendosi il merito di aver radunato un così grande numero di seguaci che sicuramente renderanno il Faraone Nero molto felice. Inizia il rituale, i quaranta cultisti iniziano a ruotare attorno al cerchio dei sei, che con lunghi coltelli percuotono i loro compagni e di tanto in tanto ne pugnalano uno, che resta riverso a terra in una pozza di sangue mentre gli altri avanzano senza fermarsi… è un rituale suicida, assurdo. Anne, che si era mescolata tra la folla, è ad un passo da finire pugnalata a sua volta. È nuovamente Hector a salvare la situazione, rivolgendosi a Gavigan e punzecchiandolo fino a farlo spazientire. Con un cenno, il cerimoniere dichiara conclusa la prima fase del rituale ed inizia la seconda intonando una litania, un brusio che cresce d'intensità fino a quando il cielo si tinge di rosso ed il sangue dei cultisti morti si leva verso l'alto a formare una sfera sanguinolenta nel cielo! Le nuvole turbinano e creano spirali, come bocche affamate, o come una galassia al centro di un universo dominato da un dio oscuro. La sfera esplode inondando di sangue gli astanti, ed al suo posto si manifesta una creatura serpentina ed alata che scende in picchiata iniziando a nutrirsi dei cultisti in estasi. Alcuni addirittura si gettano volontariamente tra le fauci della bestia immonda.
In quel momento, Zahra fa un cenno: è il momento! Margaret Rockefeller ed Oscar Navarro si lanciano allo scoperto, le armi spianate, colpendo Gavigan in pieno petto. Il tempismo è perfetto e l'uomo cade a terra esanime, squarciato dai proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Un'onda d'urto fa crollare a terra tutti i cultisti rimasti e lo scettro che stringeva in pugno rotola sul fango, arrivando ai piedi di Zahra Shafik.
Zahra, sulla quale abbiamo riposto la nostra fiducia credendola un'alleata inaspettata, raccoglie lo scettro con aria trionfante.
Ci rivela, mentre il mondo ci cade addosso, che era quanto aveva sempre desiderato: ora la confraternita si riapproprierà delle sue vere origini egiziane e si libererà del giogo occidentale. Si incorona così sacerdotessa del Faraone Nero, chiamandosi "Vipera Nera": era lei! È sempre stata lei la vera Vipera Nera, non l'impostore Gavigan, che si è appropriato del busto del Faraone (quello che abbiamo rinvenuto nel sotterraneo della magione e che ci siamo intascati) e che non ha mai voluto restituire al suo padrone Omar al-Shakti.
Nel mentre il serpente alato si dissolve, ed al suo posto appare qualcosa di peggiore. L'Araldo di Nyarlathotep, una cretura dal volto tentacolare e con ali da rettile, si manifesta a noi.
Forse stavolta siamo davvero al capolinea.
Fuggiamo, o moriremo tutti.
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