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Dragons´ Lair

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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 11: Atom Heart Mother

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Può l'uomo fabbricare l'apocalisse?

Di rientro da Lesser Edale, gli investigatori incontrano un nuovo, inaspettato alleato. Una scia di spezie esotiche li porterà da un affascinante negozio ad un esclusivo club, dove faranno spiacevoli incontri. Infine, dovranno salvare un amico rapito trattenuto in una fabbrica dove, a quanto pare, ignari operai stanno contribuendo alla costruzione di un'arma capace di segnare il destino dell'umanità.

Dal diario di Nicholas "Nick" Carter

1925, 11 febbraio

All'indomani del salvataggio di Miss Vane, la giornata inizia con un fattorino ad attenderci con una lettera scritta su quello che sembra proprio un foglio di autentico papiro. L'eccentrica missiva è di Edward Gavigan: scrive di essere venuto a conoscenza del nostro viaggio fuori città ed afferma di volerci raggiungere per aiutarci nelle indagini. La lettera arriva tardi, dato che tutto ciò che poteva accadere si è già verificato. Tramite il fattorino rispondiamo all'uomo ringraziandolo per il cortese pensiero ma declinando l'offerta, dato che siamo intenzionati a tornare quanto prima in città.

Torniamo a Londra rapidamente, grazie all'auto e allo chauffeur messi generosamente a disposizione da Lord Vane, intenzionati a seguire la pista dei cosiddetti "omicidi egizi" descritti dallo Scoop nell'articolo Continuano gli omicidi! Prima di dirigerci a Scotland Yard decidiamo di tornare al The Scoop per frugare negli archivi, alla ricerca di informazioni sugli omicidi occorsi gli anni passati. Fuori dall'edificio, un uomo in impermeabile e cappello ci aspetta. Si rivolge a noi in un inglese spagnoleggiante, osservandolo meglio notiamo che il copricapo che indossa è certamente quello appartenuto al nostro caro Edward Alistair Hargrove! L'uomo, sul quale iniziamo a nutrire immediatamente sospetti, si presenta come Hector Torres Rojas. Ci porge una lettera di Alistair, nella quale il nostro amico ci scrive di fidarci di Hector in quanto amico nonché capacissimo investigatore. La grafia è sicuramente quella di Alistair, ma talvolta muta divenendo squadrata, cuneiforme, per poi tornare normale… chissà cosa sta passando il nostro caro professor Hargrove, ha sicuramente bisogno di tempo per riprendersi.

Superata la diffidenza ed accettando Hargrove con riserva, entriamo nella sede del giornale e notiamo subito che qualcosa non quadra: Mickey Mahoney non è presente, eppure giacca ed ombrello sono al loro posto. La porta è aperta, così come la finestra - spalancata nonostante la pioggia e l'aria gelida. Possibile che sia stato rapito? Non ci sono tracce di sangue, ma sento che gli è successo qualcosa di brutto. Nel cestino troviamo i resti bruciati di documenti: forse quelli che cercavamo noi? Uno dei resti bruciati è di papiro, pregno di una sostanza oleosa traslucida che ci resta appiccicata alle dita. Sul davanzale della finestra troviamo delle impronte unte della stessa sostanza: le seguiamo attraverso la stanza e ci conducono fino alla porta… l'aria trasuda di una strana magia, cosa può essere successo a Mickey? La sostanza oleosa sembra la stessa che ci è rimasta sulle dita dopo aver aperto la missiva di Gavigan, stamane, ed anche il papiro utilizzato per sembra lo stesso. Deve essere opera sua! Seguendo ancora le impronte oleose giungiamo fino all'archivio, esaminando i faldoni mancanti capiamo che Mahoney - forse sotto l'influenza di qualche oscuro incantamento - ha prelevato dei documenti nella sezione in cui sono elencati gli esercizi commerciali della città ed in particolare i negozi di spezie, oltre a tutto ciò che poteva essere inerente la Penhew Foundation e le strutture industrial-siderurgiche dell'East Midlands. Probabilmente è stato indotto poi a bruciare tutto nel cestino. Tra le scartoffie che affollano la sua scrivania troviamo la bozza di una lettera indirizzata ad un certo Mr Marshall, in cui Mickey esorta l'uomo a smetterla con le intimidazioni in quanto il popolo ha diritto di sapere che nell sua fabbrica vengono utilizzati agenti inquinanti. Sembrano cose di poco conto, pertanto ci concentriamo per prima cosa sulle spezie: l'Egitto è il principale esportatore di spezie verso il Regno Unito, alcune di esse vengono usate nei riti occulti e venivano anche messe nei vasi canopi. L'olio, invece, è usato nell'imbalsamazione! Oscar ricorda del Biglietto da visita Empire Spices trovato nella Mauretania: si tratta di un luogo di Londra dove certamente potrebbero trovarsi tutti questi elementi. Facendo mente locale ed aiutandoci con il poco di documenti sopravvissuti alla razzia dell'archivio, individuiamo la proprietaria: Zahra Shafik, che gestisce anche il Blue Pyramid. Grazie all'influenza di Arthur Vane riusciamo a rimediare un pass per entrare nel club, che è proprio adiacente al negozio.

L'Empire Spices è un luogo fuori dal tempo: improvvisamente lasciamo le strade di Londra per trovarci immersi in un bazar arabo, un mix di profumi e odori che si mescolano insieme in modo inebriante e caotico. Al bancone c'è la bellissima proprietaria, Zahra. Intrattiene una conversazione con Liz mentre Anne tenta di consultare il registro contabile con scarsi risultati, in compenso Elizabeth riceve dall'affascinante commerciante un dono: uno scarabeo di giada, un portafortuna molto potente. Chiacchierando con Margareth, la donna ammette di essere una consulente della Penhew Foundation, anche se ultimamente i suoi affari sono stati danneggiati dalle voci che la additano come una sovversiva, una di quegli egiziani che non si sono arresi ai britannici, una terrorista. Inoltre parla di un olio particolare che, secondo le credenze, permetterebbe addirittura di rintracciare le persone che vi entrano in contatto (sarà lo stesso olio di cui era cosparso il papiro che ci ha inviato Gavigan?). In quel momento, a Liz cade di mano lo scarabeo, che si infrange sul pavimento: Zahra è molto scossa, rompere lo scarabeo è una terribile sciagura! Attira la maledizione del Faraone Nero! La donna dice che per lei sono solo storielle, ma chissà… Tra gli scaffali, a Liz salta all'occhio un preparato con l'etichetta "1919, Carlyle". È una copia dei un preparato composto su commissione per la Spedizione Carlyle su richiesta di Lord Penhew, mescolando un reagente capace di stimolare ricordi positivi e negativi, forse il reagente per un qualche rituale? Anne, invece, individua un passaggio segreto che collega il negozio al club, attraverso un dipinto dotato anche di due fori attraverso i quali è possibile spiare il locale adiacente.

Ci congediamo da Zahra e ci reciamo al Blue Pyramid. Un uomo egiziano registra il nostro accesso, concedendoci di varcare la soglia. Si rivela a noi un ambiente pieno di cuscini su cui gentiluomini arabi ed inglesi bevono e fumano hashish. Un danzatrice si muove sinuosa. La clientela è variegata: artisti, uomini d'affari, scrittori… abbiamo la sensazione che ogni nostro passo sia seguito con attenzione e che ogni nostra azione potrebbe essere notata ed usata contro di noi. Seduto su una poltroncina addossata ad una parete, proprio di fianco al quadro che comunica con il negozio di spezie, notiamo Edward Gavigan . Sicuramente anche lui ci ha visti. Zahra, dopo poco, esce dalla porta segreta e si siede vicino a Gavigan iniziando a parlargli a bassa voce. Liz si accorge di un rumore sommesso, che proviene dal bagno delle signore: sembra un pianto. Si allontana per indagare ed incontra nella toilette una danzatrice in lacrime per essere stata schiaffeggiata da uno dei membri premium del club. Anne si accorge che alcuni uomini hanno addosso il simbolo dell'Ankh rovesciato che avevamo già incontrato in passato: il simbolo del Faraone Nero, Nyarlathotep! Hector attacca bottone con un gruppo di giocatori d'azzardo, si presenta ad un uomo che si chiama Frank Marshall (come quello della lettera trovata al The Scoop!), al quale cerca di sfilare il gemello a forma di Ankh rovesciata che porta al polso! Ma fallisce e viene scoperto…qualcosa accade, sente la sua vista annebbiarsi! Io ed Oscar, nel frattempo, decidiamo di entrare nel negozio per tentare di avvicinarci alla porta segreta ed origliare la conversazione tra Zahra e Gavigan. Tentando di forzare la porta facciamo molto più rumore del previsto, non brilliamo come scassinatori. Mentre attraversiamo la bottega mi infilo in tasca il preparato Carlyle, e ci prepariamo una via di fuga "pirotecnica": non si sa mai. Ci accostiamo dunque al falso quadro… G.: "Cosa sta succedendo, come mai gli amici di Elias sono nel club?" Z.: "Non lo so, non so come siano arrivati, pensavo avessi messo si di loro la traccia!" G.: "La traccia necessita di tempo, e la prole si attiva solo dalle 22 per la caccia…" Z.: "Non ti sembra eccessivo…?" G.: "Zitta, ho già tollerato abbastanza! La confraternita del Faraone Nero sta preparando un rito molto importante, ed ora abbiamo più di una vittima sacrificale… Marshall ne ha appena trovato un altro, lo sta portando alla sua fabbrica, la Hanson Manufacturing a Derby (vedasi Ricevuta di una cassaforte)" Z.: "Quindi l'espianto avverrà stanotte?" G.:" Certo. Io sono uno stakanovista ed adoro il mio lavoro. Quando da piccolo lavoravo al British, nella sezione dedicata ai Faraoni, e l'anfora ha iniziato a parlarmi con voce spaventosa, ho capito che cosa avrei dovuto fare. Nessuno ha mai indagato il British, sui canopi lì custoditi, altrimenti avrebbero capito…! Ora è ormai tempo di che tutto si compia." Z.: "Spero tu stia agendo negli interessi di tutti noi. Omar mi ha detto che…" G.: "Basta. Mi accomiato, vado a Derby per l'espianto, ma non prima che i ficcanaso sia gestiti a dovere…"

Mentre la conversazione volge al termine, mi accordo di un rumore: quattro individui stanno irrompendo nel negozio! Ci lanciano contro dei coltelli ed esplodono due colpi di pistola che miracolosamente riusciamo a scansare. Fuggiamo precipitosamente attraverso la porta segreta, irrompendo nel Blue Pyramid ed attivando la trappola da noi preparata: fuoco! Brucia tutto! Esplode tutto! Assieme agli altri nostri compagni, che ci guardano straniti, corriamo fuori mentre negozi e club vengono avvolti dalle fiamme. Balziamo in auto, Anne guida come una matta verso Derby: dobbiamo assolutamente arrivare prima di Gavigan, per interrompere qualunque cosa stia architettando e salvare Hector. Arriviamo a destinazione alle 21:30, abbiamo trenta minuti prima che inizi "la caccia" di cui parlava Gavigan.

La fabbrica è un enorme capannone con un comignolo altissimo, circondata da un muro di mattoni. Notiamo le tracce di due veicoli che hanno lasciato lo stabile. Con un colpo deciso spezziamo la catena che serra il cancello d'ingresso ed entriamo in un inferno industriale, la luce arancione e pulsante dell'altoforno sembra un cuore che batte lentamente. Ponteggi, tralicci, catene penzolanti, un calore quasi insopportabile, pile di casse etichettate Randolph Shipping (Etichetta di Spedizione Randolph Shipping co.) affollano l'ambiente rendendolo un labirinto. Apparentemente siamo soli, ma Anne - arrampicatasi su di una pila di casse - individua tre guardie di pattuglia. Liz prova ad arrampicarsi sulla scaletta che conduce ad una passerella sospesa che attraversa la fabbrica da un lato all'altro, portando ad un ufficio con vetrata dal quale si più avere un colpo d'occhio su tutta la linea produttiva: qualcosa ci dice che Hector è tenuto prigionieri lì; ma la sua attenzione è attirata da una cassa aperta: contiene un oggetto metallico, gelido, elicoidale, dalle geometrie indefinite, iscrizioni in lingue ignote… viene da Pnakot!

Miracolosamente riusciamo a mettere fuori combattimento i sorveglianti e ad arrivare all'ufficio indisturbati: è stato trasformato in un'area di culto, Hector giace legato su un tavolo a torso nudo, sul quale sono state tracciate con un pennarello i punti da sezionare per estrarre i suoi organi. Sicuramente è parte di quell'espianto al quale si riferiva Gavigan, ma siamo arrivati in tempo! Non c'è nessuno oltre a noi e non sono ancora le 22. Troviamo dei documenti: gli operai non hanno idea di quel che stanno assemblando, sono convinti di lavorare per il governo ma in realtà sono alle dipendenze di altri… C'è un calendario con due date contrassegnate: 23 febbraio 1025 e 14 gennaio 1926. Nell'ufficio individuiamo anche una cassaforte, evidentemente quella per la quale è stata emessa la ricevuta da noi rinvenuta sulla Mauretania. La apriamo e mettiamo le mani su qualcosa che ci fa gelare il sangue nelle vene… sono i blueprint di qualcosa che stanno realizzando in questa fabbrica. Dapprima non capiamo, poi dai disegni e dalle formule chimiche annotate iniziamo ad intuire: una bomba. Un ordigno atomico, di tale potenza da poter spazzare via migliaia di vite in un colpo solo. Un'arma diabolica, messa a punto da un folle con un unico scopo: compiacere il suo dio, uccidendo gli infedeli. Blueprint di Gavigan Non possiamo di certo andarcene di qui permettendo a Gavigan ed ai suoi compagni di ultimare la costruzione di quest'arma! Mentre una nebbia inconsistente e mutevole inizia a salire, miniamo l'edificio e fuggiamo a tutto gas. Ci lasciamo alle spalle fuoco e fiamme, l'ennesima esplosione che scuote questa folle notte britannica. Abbiamo distrutto la fabbrica e forse anche quella "prole" che avrebbe dovuto darci la caccia, ma non è ancora finita. A Londra dovremmo affrontare l'ira di Gavigan. Ammanicato com'è con l'aristocrazia, sicuramente avrà fatto di noi dei criminali ricercati e probabilmente non avremo vita facile… ma abbiamo una missione da compiere. Non possiamo abbandonare il Regno Unito prima di aver eliminato questa minaccia. La setta degli adoratori del Faraone Nero deve essere estirpata! 

"Diamo fuoco a tutto!"

Modificato da DarthFeder

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