Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 10: Nebbie su Lesser Edale
Tra le nebbie del Derbyshire, una misteriosa creatura miete delle vittime
Gli investigatori si spingono nelle Midlands ed un viaggiatore si unisce al gruppo nelle indagini sulla misteriosa creatura che ha turbato un tranquillo paesino nel cuore della brughiera.
Dal diario di Nicholas "Nick" Carter
1925, 10 febbraio
Oggi ci aspetta un viaggio fuori da Londra: abbiamo infatti deciso di spingerci fino a Lesser Edale, un villaggio nel Derbyshire divenuto famoso nella cronaca recente per quanto narrato nell'articolo titolato Mostruosi omicidi nel Derbyshire . Sospettiamo che la belva protagonista dei misteriosi fatti possa avere qualcosa a che vedere con le nostre indagini, o quantomeno ci speriamo: dopo quanto accaduto ieri (9 - The Big Smoke) sarebbe davvero un terribile spreco di tempo inseguire un'altra pista che potrebbe rivelarsi un buco nell'acqua.
Impieghiamo alcune ore per andare da Londra fino ad Edale in treno, e da lì approfittiamo della gentilezza di un fattore per arrivare fino a destinazione a bordo del suo carretto. Condividiamo il fortuito mezzo di trasporto con un uomo di mezza età dall'aria molto indaffarata, che stringe nervosamente una valigetta da medico. Più tardi si presenterà a noi come Nabil Farouk, medico anatomopatologo inviato sul posto da Scotland Yard per eseguire un'autopsia sul corpo del povero Harold Short - la vittima più recente della fantomatica creatura. Il viaggio attraverso la nebbiosa brughiera scorre lento ma tranquillo, osservare il paesaggio mi trasmette una sensazione di pace e tranquillità.
Lesser Edale è un microscopico villaggio sorto ai piedi di una formazione rocciosa sulla quale troneggia un antico castello che - scopriamo con sorpresa - attualmente è la dimora della famiglia Vane, il ramo inglese dei Carlyle. Vi sono una manciata di case, una piccola chiesa, un cimitero, lo studio di un medico-veterinario ed una stazione di polizia… ma il cuore pulsante della comunità è un pub dall'aria rustica e vissuta, colmo di gente festante e dall'aria alticcia. Tra tutti spicca Hubert Tumwell, il poliziotto del paese, al quale è attribuito il merito di aver abbattuto la bestia (un enorme cane nero, a suo dire) che avrebbe mietuto così tante vittime. Sia noi che il dott. Farouk condividiamo uno scopo: riuscire a vedere il corpo del defunto mr. Short! Scopro presto che Tumwell ha un debole per le lodi: mi basta assecondare il suo ego e farlo sentire importante per convincerlo almeno a dirci dove è custodito il cadavere, ovvero nelle celle frigorifere dell'ambulatorio veterinario di Ned Lauton. Anche costui è al pub, un uomo pallido e dall'aspetto cagionevole. Quando ci sente parlare con Tumwell della bestia, interviene per descrivercela: una creatura demoniaca che si aggirava per le strade del villaggio stando su due zampe, pareva uscita direttamente dal libro dell'Apocalisse, nulla a che vedere con quella uccisa dall'agente e che il veterinario ritiene essere un semplice cane!
Incuriositi, Io, Oscar Navarro e Nabil Farouk seguiamo Lauton nel suo studio (Tumwell si rifiuta categoricamente di lasciare il pub e la sua birra). Anne Winters, Elizabeth Thompson e Margaret Rockefeller, invece, si trattengono nel locale, per ascoltare le dicerie del posto. Apprendono che al momento la famiglia Vane è guidata da Lord Arthur Vane, giudice della corte suprema. Risiede qui da decenni, il castello è della loro famiglia da generazioni. Incontrano anche un uomo dall'aria afflitta, intento a guardare pensieroso fuori dalla finestra borbottando minacce a mezza voce proprio contro il castello. Quando Liz gli si avvicina per cercare di parlargli, l'uomo si presenta come il padre di una giovane donna uccisa dalla creatura pochi giorni prima di Harold Shord. L'uomo è convinto che il colpevole sia Lawrence Vane, figlio di Lord Vane: afferma infatti di aver visto il giovane rampollo della nobile famiglia aggirarsi con aria sospetta nei pressi del luogo dell'omicidio!
Nel frattempo, noi tre siamo giunti alla clinica veterinaria. È solo metà pomeriggio, ma le giornate sono brevi e la luna sta già facendo capolino nel cielo… tra poco sarà buio! Veniamo condotti senza tante cerimonie alle celle frigorifere: è un ambiente tetro, umido, spoglio e freddo, che accoglie i corpi irrigiditi di cani e capre. Sul tavolo operatorio, il corpo di Harold Short. Su un altro tavolo, vi è la carcassa di un cane nero. Mentre documento fotograficamente l'operato del dottore, Oscar si concentra sul cadavere del cane ucciso da Tumwell: tutto pare tranne che un randagio, tant'è che nello stomaco del povero animale Oscar rinviene addirittura tracce di croccantini di ottima qualità. Farouk conferma nel giro di poco che Short non è stato vittima di un cane: l'apertura della mandibola che lo ha morso è decisamente troppo grande per essere quella di un canide, ed i segni di multiple file di denti farebbero pensare più ad uno squalo! Farouk si adopera ad estrarre un microscopio portatile dalla sua valigia, ed esamina velocemente un campione di tessuto. Impallidisce quando riscontra una concentrazione assurdamente elevata di putrescina, un fatto che gli richiama alla mente una serie di omicidi sui quali ha indagato a Londra in passato… omicidi collegabili a macabri rituali… L'uomo abbandona quindi i suoi testi scientifici ed estrae dalle pieghe del cappotto un volume dall'aria antica e consunta, un grimorio scritto fittamente con caratteri geroglifici. Si sofferma su una pagina che narra di un discepolo di Maometto che venne ingannato da una creatura del deserto travestitasi da donna, che lo indusse a recarsi con lei in un luogo nascosto dove il malcapitato venne ucciso e sbranato. Una curiosa similitudine con la leggenda di Mordigian, dea dell'oltretomba venerata anche in Scozia dai pagani e dalle streghe, i cui seguaci avevano il potere di tramutarsi in creature della notte. Farouk ci confessa dunque di essersi imbattuto in passato in accadimenti inspiegabili. Lo rincuoriamo raccontandogli parte della nostra storia, e pare essere lieto di aver trovato qualcuno con cui condividere le sue sventure… e lo stesso vale per noi. Forse, dopotutto, non siamo soli!
Al pub, le nostre compagne apprendono qualcosa di più sulla storia di Lesser Edale: un tempo sotto al castello si trovava una miniera di argento, da tempo estinta ma che in passato ha contribuito a far prosperare i Vane e gli abitanti. Oggi delle miniere non restano che una serie di cunicoli abbandonati, accessibili dal versante nord della collina sulla quale sorge Castel Plum, perlopiù meta di curiosi per via della antica statua pagana che ospitano.
All'imbrunire ci ricongiungiamo e condividiamo quanto appreso, decidendo quindi di recarci nelle grotte sotto a Castel Plum seguendo uno stretto sentiero che ci conduce nelle profondità della collina. Troviamo la statua pagana: un cuore di piombo e argento, coperto da iscrizioni antiche ma non quanto la scultura stessa. Anne, da brava archeologa, riesce ad attribuire una data alle iscrizioni: 1600 circa, decisamente recenti. Una di queste sembra quasi un graffito lasciato da una coppia di innamorati: "Starry and Brad", forse due giovani di passaggio che hanno deciso di incidere i loro nomi a memoria dei posteri. Ci guardiamo attentamente attorno ed il mio occhio di allenato fotografo individua rapidamente delle tracce: conducono ad un passaggio segreto che sembra portare dritto ai piani inferiori del castello! Un'altra serie di impronte invece imboccano un tortuoso sentiero che risale verso la superficie. Nemmeno a dirlo: nessuna delle tracce somiglia a quelle lasciate da un uomo… le impronte sono fuori misura e calcate a terra come solo una creatura di considerevole mole potrebbe fare. Decidiamo di seguire il sentiero, e sbuchiamo fuori nel cimitero del villaggio. Guardandomi attorno, riaffiorano le memorie delle vicende vissute a Londra ormai più di una decade fa… non posso non chiedermi se anche qui albergano quelle creature dell'oltretomba, quei ghoul a metà tra la vita e la morte, i figli maledetti di Anput, mangiatori di cadaveri.
Nel cimitero si aggira un uomo, apparentemente intento a portare fiori ad una tomba: si tratta di padre Jeremy Stratton, al quale ci presentiamo quasi senza indugiare. L'uomo appare spaventato e sembra non veda l'ora di liberarsi della nostra presenza, tenta di congedarsi in modo sbrigativo e frettoloso. Oltremodo sospetto, oserei dire! Farouk deve pensarla allo stesso modo, perché lancia contro l'uomo una qualche polvere la quale reagisce al contatto con la putrescina: Stutton ne è pieno! Con un guizzo, Anne estrae la sua arma e la punta alla gola dell'uomo, terrorizzato. Il prete ci mostra il simbolo druidico che porta al collo e ci racconta di aver visto una creatura immonda aggirarsi nel cimitero… ammette di essere stato incaricato da Lord Vane di far luce su una maledizione che affligge la famiglia: pare che nel 1600 circa Lady Evangeline Vane processò una strega e la fece giustiziare, e venne maledetta da essa. Da allora tutte le donne della famiglia sono state afflitte da una terribile condizione. Dopo decenni di tranquillità, ora la maledizione si è nuovamente manifestata nella giovane Eloise! Da novembre la tengono nascosta durante le notti di luna piena, l'hanno addirittura accompagnata a New York per cercare all'asta dello scomparso Roger Carlyle un qualche antico artefatto in grado di contrastare la sua sventura ma senza successo. Stutton è convinto che le risposte siano custodite nella cripta di famiglia, nei sotterranei di Castel Plum. Altresì ci narra di un rituale druidico da compiere: occorre bruciare le spoglie della strega e recitare una formula pagana, ed il prete ha già provveduto a far portare nella cripta i corpi di quattro donne sepolte nel cimitero nel corso dei secoli: una di esse dovrebbe essere la strega che cerchiamo! Ma occorre sbrigarsi, il rito va portato a compimento prima che sorga la luna piena.
Nel frattempo Margaret Rockefeller, rimasta all'ingresso del cimitero per farci da palo, incrocia Lawrence Vane. Attacca bottone con il giovane, sfoderando il suo fascino, e scopre che Eloise Vane è la sorella di Lawrence. Pare sia tornata da New York con una brutta malattia e da allora è indisposta. Con qualche scusa, la nostra Margaret riesce a farsi invitare al castello! I due si incamminano quindi verso l'antica magione.
Mentre Margareth distrae i padroni di casa, noi corriamo alle grotte con Padre Stutton e ci introduciamo, attraverso il passaggio da me scoperto, nel castello. Nella cripta troviamo, come detto dal prete, quattro bare di legno dall'aria consunta. Vi sono poi altrettanti sarcofaghi di pietra, nei quali riposano gli antenati di Arthur, Lawrence ed Eloise Vane. Ritroviamo, tra gli antichi volumi scritti in latino e greco riposti in una libreria, un testo che pare dar ragione a Padre Stutton. Il mio sesto senso mi dice che il rituale è benigno, deve essere compiuto per spezzare la maledizione.
Iniziamo ad aprire le quattro bare, nei resti straordinariamente ben conservati in esse contenuti troviamo qualcosa che ci lascia interdetti: tutte le donne portano al collo lo stesso simbolo di Padre Stutton, il marchio dei Circolo del Druido D'Oro. Dunque non sono streghe, ma druide? Se le streghe non sono loro, allora… cosa sta succedendo? Le conoscenze di Farouk ci vengono in soccorso: secondo quanto da lui appreso, i corpi di coloro i quali hanno compiuto stregonerie in passato dovrebbero avere i polpastrelli delle dita annerite. Nessuna delle quattro salme ha dita annerite, non sono streghe! Cerchiamo allora, colti da un terribile sospetto e da un altrettanto terribile senso di urgenza e disperazione, tra le tombe dei Vane. Una delle quattro è datata 1642. È il sarcofago di Evangeline Vane. Lo apriamo con fatica: la salma, perfettamente conservata, ha le dita nere. La strega era lei! Deve aver condannato a morte un'innocente per sviare i sospetti!
Margareth giunge, nel frattempo, alla stanza di Eloise. Lawrence la accompagna ma la avverte: la sorella non sta affatto bene… come testimoniano i pesanti catenacci messi alla porta. Catenacci inutili, perché l'uscio viene sbalzato via da una creatura con una forza sovrumana che non rassomiglia minimamente alla ragazza che abbiamo incontrato a New York! Il ghoul, inferocito, corre in direzione della cripta. Lo spirito che lo possiede deve aver percepito ciò che ci apprestiamo a fare. Margharet, basita, non può che gettarsi al suo inseguimento.
Eloise, o meglio, la creatura, irrompe nella cripta con un ruggito proprio mentre stiamo adagiando il corpo di Evangeline su di un piccolo altare di pietra. Incitiamo Stutton ad iniziare il rituale, mentre tentiamo di tenere a bada il mostro. Non dobbiamo ucciderlo, o uccideremo anche la povera Eloise! La creatura ha una forza sovrumana, scaglia Farouk di lato come fosse un fuscello. Anne ed Oscar tentano di imbrigliarla con una corda, ma senza successo. Memore di quanto letto nel Libro dei Ghoul donatomi anni prima, cerco di attirare la creatura verso di me nel disperato tentativo di distogliere la sua attenzione da Stutton per permettergli di proseguire il rituale di purificazione. Liz intona il canto assieme al prete ed a Farouk. Ciò che segue poi è confuso e concitato; tuttora non so spiegare come siamo riusciti a portare a compimento il rito ed a salvare Eloise. La storia di Evangeline Vane si perde nel passato, possiamo solo supporre che si sia data alla stregoneria per far invaghire di se un uomo, rendendolo suo schiavo, ma che la cosa le si sia ritorta contro alla nascita della loro prima figlia: la figlia di una strega e di un servitore maledetto, qualcosa che in qualche modo è simile alla maledizione dei ghoul.
L'indomani, siamo di ritorno verso Londra. È stato un buco nell'acqua, non abbiamo scoperto assolutamente nulla sulla sparizione di Roger Carlyle o sulla misteriosa setta che opera in tutto il mondo. Ma, almeno, ci siamo guadagnati l'eterna riconoscenza di Lord Arthur Vane. Potrebbe rivelarsi un prezioso alleato. Farouk ci saluta con affetto, chissà se lo incontreremo ancora.
"L'Agente Tumwell? È al pub, ovviamente."
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