Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 9: The Big Smoke
A Londra si fanno nuovi incontri (a sangue freddo) ed un amico si congeda.
Londra è una città piena di opportunità, ed anche piena di piste da seguire. Incuriositi dal talento di Miles Shipley, gli investigatori decidono di andare a visitarlo, incappando in incontri a dir poco spiacevoli. Infine, uno di loro annuncia di volersi prendere del tempo per dedicarsi allo studio di quanto appreso. Tornerà?
Dal diario di Nicholas "Nick" Carter
1925, 9 febbraio
Ora che siamo finalmente arrivati, non sappiamo bene dove andare. Abbiamo tra le mani numerose piste, da dove iniziare? Dalla misteriosa bestia che terrorizza il Derbyshire (Mostruosi omicidi nel Derbyshire), o forse dal prodigioso artista che sta facendo tanto parlare di sé sui giornali (Follia per i quadri)? Il buon Mickey Mahoney ci aiuta a scegliere, mettendoci una pulce nell'orecchio: ci racconta che non molto tempo fa un altro uomo si è rivolto a lui per chiedere informazioni sull'artista Miles Shipley … si riferisce all'eccentrico pittore spagnolo José Raphael Quiñones, famoso per essere scomparso dalla scena per un intero anno per poi ricomparire in circostanze misteriose. Decidiamo dunque di prendere un taxi per raggiungere il centro città, con l'intenzione di svagarci un pochino visitando il famoso British Museum e passeggiando nella National Gallery, ed in seguito recarci da Shipley ed infine da Madame Maxime.
Al British, Margaret Rockefeller rimane compita dalla ricostruzione di una sala contenente un altare di alabastro: stando al pannello didascalico, l'installazione allestita dalla Penhew Foundation in memoria di Roger Carlyle ricrea l'interno della "Piramide Rossa"; ma Margareth la riconosce come lo stesso luogo della visione avuta a bordo della Mauretania (vedi 8 - Mauretania). Quantomeno inquietante. La sala seguente fa sorgere un altro interrogativo che per ora non ha risposta: "I suoni delle sabbie rosse", un'ambiente nel quale si può ascoltare il suono di un didgeridoo e che richiama immediatamente alla mente l'Australia. Ma com'è possibile che la Piramide Rossa sia rivestita dello stessa sabbia scarlatta dei deserti australiani? Come ha potuto quella sabbia attraversare terre ed oceani, arrivando fino all'Egitto?
Oscar Navarro si imbatte nella ricostruzione di un animale curioso, che colpisce anche Wu: un fascio di luce illumina le statue in basalto nero di un felino e di una donna con testa di gatto, la dea Baast, le cui origini sembrano partire dall'Asia ma il cui culto si è diffuso poi in tutto il globo, dall'Africa all'America Latina.
Anne Winters visita invece la biblioteca del museo, alla ricerca di una connessione tra i culti del passato e quanto a noi noto de La Lingua Scarlatta, partendo dal presupposto che tutti hanno dinamiche simili: il tentativo di connettersi ad una divinità, o di soddisfare una necessità. Ma la ricerca di Anne, nei polverosi tomi, fa emergere altro… la nostra compagna è preda di una visione nella quale si trova in un'ala deserta del museo, di recente costruzione: "donne attraverso i secoli". Tutte loro sono accomunate da un elemento, ovvero la presenza al loro fianco di un uomo che sorregge, guidandole con saggezza e magnanimità. Ma agli occhi di Anne, quegli uomini altro non sono che padroni e carnefici, manichini neri che ricordano in modo sinistro un'entità senza nome che abbiamo già visto nei nostri sogni peggiori. Accanto a lei, ha la sensazione che vi sia una figura altrettanto indesiderata ed insistente.Una presenza si allunga verso di lei, con l'intento di farle del male, ma contro la quale non riesce a difendersi. La figura parla con voce sepolcrale: "Non preoccuparti, dammi la mano, non mi interessa il tuo corpo. Io voglio fare di te una dea!" La silhouette dell'uomo è tanto nera da risucchiare la luce, e sembra contenere intere galassie. È di nuovo lui: l'ombra oscura chiamata Nyarlathotep! Allarmati dall'assenza prolungata della nostra amica, andiamo a cercarla nella biblioteca. La troviamo svenuta, riversa a terra accanto ad un tavolo affollato di libri polverosi.
La National Gallery, polveroso ritrovo di artisti falliti e di anime perdute che per una piccola somma possono esporre le loro opere, è un luogo che custodisce quadri di ogni sorta. Edward Alistair Hargrove cerca di ripercorrere i passi di Quiñones, le cui opere sono qui esposte. Tra le linee caotiche ed incomprensibili tracciate sulle tele astratte, Alistair cerca risposte su ciò che esiste oltre al Velo che separa il mondo razionale dagli accadimenti inspiegabili a cui abbiamo più volte assistito. Dai quadri, è chiaro che José deve aver vissuto qualche esperienza che l'ha turbato profondamente, in quanto tutte le sue opere ritraggono praticamente solo alberi. Un guardiano ci informa che l'artista, alla ricerca di nuovi pigmenti da utilizzare sulle sue tele, non si fa vedere da qualche settimana… non pagando più l'affitto degli spazi, i suoi quadri stanno per essere rimossi dall'esposizione e riposti nel magazzino della galleria. Alla National, la mia intenzione è simile a quella di Alistair: approfittare del mio occhio allenato alla fotografia per tentare di individuare nelle opere esposte tracce di esperienze simili a quelle vissute da noi a New York ed in Perù. Mi imbatto in svariati dipinti ricchi di simbolismi, firmati da Crowley, Blackwood e diversi altri i quali rappresentano realtà alternative alla nostra, mondi dove archetipi e fantasie prendono vita e che taluni potrebbero visitare nel sonno onirico, nel quale vivono anche tutte le divinità del nostro mondo… dipinti che narrano di una guerra nel mondo onirico, scoppiata quando entità provenienti da altre galassie hanno annichilito i nostri dei, divenendo virus per le menti degli uomini. Entità che si annidano ovunque, nei luoghi bui e reconditi del globo… come in Polinesia, dove leggende narrano di una creatura nascosta nel fondo degli oceani, in attesa ed in contemplazione da eoni. Cosa accomuna questi artisti visionari? Che sono tutti scomparsi.
Nel tardo pomeriggio, ci avviamo verso casa Shipley per incontrare il giovane Miles, pittore che da qualche tempo mette su tela delle mostruosità dal realismo impareggiabile. Forse è collegato con gli altri artisti scomparsi?
La casa all'esterno sembra in stato di abbandono: circondata da un alto muro di cinta che la isola dalla strada, imposte chiuse, giardino incolto e morente, non un rumore proviene dall'interno. Con timore, bussiamo alla porta, la quale si socchiude dopo pochi istanti mostrando una vecchietta dall'aria gentile. Si presenta come Bertha Shipley, nonna di Miles. Quando le spieghiamo che siamo stranieri desiderosi di conoscere il prodigioso pittore, ci invita ad entrare con entusiasmo! La casa all'interno è molto più accogliente, profuma di tè e biscotti. Il nipote è al piano di sopra, dunque la donna ci precede su per una scalinata scricchiolante.
Il piano superiore appare incredibilmente trascurato, in grande contrapposizione con il pianterreno caldo e confortevole, un curioso odore permea l'aria: ricorda quello che si può avvertire al rettilario dello zoo. Bertha ci accompagna su per un'altro piano di scale, al sottotetto, e ci presenta Miles. Quest'ultimo appare come un giovanotto dall'aria stanca ed emaciata, si gratta insistentemente un gomito (come farebbe un tossico). Il sottotetto, spoglio per eccezione di un letto sfatto in un angolo, ospita quattro tele coperte da lenzuola bianche. Ho la sensazione che qualcosa non quadri… e ne ho la conferma quando, con fare prima mellifluo e poi insistente, Bertha chiede ai miei compagni di accompagnarla di sotto a preparare il tè, ed essi acconsentono come in trance! Sembrano essere vittime di qualche sortilegio, tanto che quando mi precipito a sbarrar loro la strada Alistair tenta di buttarmi di sotto - mi salvo da una rovinosa caduta solo grazie alla prontezza di riflessi che mi consente di scansarmi. L'unica che pare non essere persuasa a seguire la decrepita vecchietta è Elizabeth Thompson! Incrocio il suo sguardo per un attimo: dobbiamo fare qualcosa. Mentre gli altri scendono di sotto, guidati da Bertha che suona il suo campanellino di servizio come un ammaestratore schioccherebbe la frusta, Liz si lancia verso uno dei quadri e rimuove la tela che lo copre - nella speranza che questa azione possa in qualche modo interrompere il flusso degli eventi. E qualcosa, difatti, accade: si palesa a noi un quadro tanto realistico e brillante da poter essere scambiato per una fotografia, che ritrae una foresta lussureggiante sulla quale si staglia un tempio piramidale, attorniato da figure con corpi umani e teste di cobra, risucchia Elizabeth! Dalla cornice del quadro la osservo impotente mentre precipita cadendo nel fiume tumultuoso che scorre attraverso il dipinto, dal quale riesce ad uscire per miracolo. Non ha nemmeno il tempo di prender fiato che alcuni di quegli individui rettiliani la attorniano con aria minacciosa. Si scosta con rapidità, sottraendosi ai loro attacchi, ma non potrà resistere a lungo… Ignorando l'attonito Miles, che continua a biascicare scuse e frasi come "oh no, perché l'avete fatto? Perché proprio quello?", mi getto verso il letto e strappo via lenzuola e coperte che lego tra loro a formare una corda. Calo la fune improvvisata all'interno della cornice del dipinto, ed assurdamente le lenzuola discendono verso Liz, stagliandosi nel cielo blu della tela e restando sospese sopra la testa della mia compagna. Con un colpo di reni ed un balzo deciso, Liz afferra la fune e la traggo in salvo. Siamo increduli. Capovolgiamo il quadro, rivolgendolo al pavimento, affinché sia innocuo.
Ma non c'è tempo per cercare una spiegazione logica all'assurdità accaduta: dobbiamo pensare ai nostri compagni! Ci precipitiamo di sotto, trascinando Miles con noi, discendendo fino alla cantina fredda e umida. C'è odore di morte… La vecchia Bertha si rivela finalmente per ciò che è: una creatura dalla testa di rettile, proveniente non da un'altra galassia ma dal passato di questo mondo! Alle sue spalle, sugli scaffali, sono disposti in ordine contenitori di brillanti pigmenti colorati che, a suo dire, consentono di aprire portali nello spazio e nel tempo se usati per dipingere da mani esperte… come quelle di Miles! Anche il ragazzo è stato assoggettato dal rettile, costretto a tracciare quei dipinti spaventosi per lui. Il suo popolo, ci dice colui che si fa chiamare Ssathasaa, sta morendo proprio come gli esseri conici delle Sabbie Rosse (a chi si starà riferendo? Cosa vorrà dire? Sta parlando dell'Australia?), e tramite i portali dipinti con quei prodigiosi colori sta tentando di salvarlo. Ciò che accade poi è concitato: il mostruoso Ssathasaa azzanna Alistair, che non oppone alcuna resistenza. Tentiamo di intervenire ma gli altri compagni si rivoltano contro di noI! Usiamo Miles come scudo ed io riesco in modo rocambolesco a strappare dalla cinta del rettiliano la campanella odiata, e la suono: finalmente il maleficio sembra spezzarsi ed i nostri compagni si riscuotono dal torpore delle loro menti! Oscar imbraccia il fucile con rapidità ed esplode due colpi a bruciapelo contro il rettiliano, la cui testa esplode come poltiglia. Assieme alla testa, come per prodigio, scoppiano anche tutti i vasetti di colore: il pigmento prodigioso di disperde, la sua lucentezza si affievolisce… per un attimo vediamo frammenti del passato: una biblioteca sotto alle sabbie, una piramide rossa con una folla adorante, creature dal passato che vogliono sostituirlo al presente. Miles si rialza, pallido, intinge il pennello nel poco colore rimasto e dipinge un simbolo serpentino sulla parete. Il simbolo scatena un'altra visione, che ci mostra quanto accaduto: il ragazzo ha trovato, durante le sue peregrinazioni, quel pigmento per puro caso. Con entusiasmo l'ha usato per dipingere, tracciando su tela il portale in modo inconsapevole, come guidato da una forza superiore. Dal portale è uscito Ssathasaa, che l'ha assoggettato al suo volere con l'ipnosi. Il rettiliano venuto dal passato ha dunque ucciso Bertha e ne ha indossato le carni per camuffarsi, obbligando al contempo Miles a continuare a dipingere per attirare in casa persone curiose… da mangiare. La visione si affievolisce e Miles cade a terra in ginocchio: consumato dal potere dei colori venuti dallo spazio, si polverizza divenendo a sua volta una nube di colore, il colore della vita che da sempre ricercava.
Fotografo il corpo di Ssathasaa: potrò mostrarlo a Mickey Mahoney, ne sarà entusiasta! Alla fine potrà dire di aver avuto ragione… i rettiliani camminano davvero tra noi!
Spinto dalla curiosità e dalla bramosia incontrollabile di conoscere di più il mondo ignoto che mi circonda, torno al piano di sopra assieme ad Alistair, animato dalla stessa sete di conoscenza: desideriamo, prima di distruggerli, vedere gli altri quadri. Sono davvero terrificanti: uno di essi rappresenta due cultisti che stanno incidendo una figura su un monolite; un alto una creatura serpentina intenta a sezionare un uomo disteso su di un tavolo operatorio; il terzo ritrae donne nude che danzano attorno ad un fuoco, al centro del quale vi è un umanoide dalla testa caprina; il quarto illustra una parata immensa in un paesaggio egiziano, guidata da una biga sulla quale vi è un faraone dalla pelle nera. La biga trascina sulla sabbia due uomini, uno sembra avere le sembianze di Oscar Navarro! L'ultimo ritrae una piramide a gradoni, con in cima un essere terrificante dalla forma tubolare, con tre gambe aggrovigliate alla piramide, tre braccia ed al posto della testa una lunghissima lingua rossastra, che urla amenità al cielo stellato. Nel cielo, durante un'eclissi, si apre una crepa dalla quale fuoriescono ammassi di tentacoli ed occhi. Questa immagine… ci da la brutta sensazione di rappresentare avvenimenti futuri! Discostiamo lo sguardo ed appicchiamo il fuoco.
Usciamo dalla casa di Miles turbati. Questa pista non ci ha portato a nulla, ed al contempo ci ha mostrato quanto poco sappiamo delle creature che vivono ed hanno vissuto sulla Terra prima di noi. E quel faraone nero… di nuovo Nyarlathotep! Alistair, in particolar modo, appare molto scosso. Acconsente ad accompagnarci da Madame Maxime, spinto dalla curiosità di incontrarla ancora una volta, ma con una premessa: dopo quest'ultima tappa, si congederà. Sente il bisogno di dedicarsi ai suoi studi, di meditare su quanto appreso. Povero vecchio… lo capisco, nonostante mi dispiaccia perdere un formidabile alleato, accetto la sua decisione e mi preparo a salutarlo come un amico che spero di rivedere presto.
Non so come descrivere quanto accaduto da Madame Maxime: si è offerta di guidare per noi una seduta spiritica, cosa che inizialmente mi ha fatto storcere il naso - convinto di aver di fronte a me l'ennesima ciarlatana pronta a spillar soldi ai creduloni. E invece… Jackson Elias, in qualche modo, ha davvero comunicato con noi attraverso quella tavoletta di legno sulla quale erano riportate lettere e numeri. Comprendere a pieno quanto ha tentato di dirci è stato complesso e forse non ci riusciremo mai, ma ci ha chiaramente messi in guardia su una cosa: abbiamo un nemico, a Londra, qualcuno di cui non ci possiamo fidare e che trama contro di noi. Qualcuno che si è presentato come un amico. Qualcuno che custodisce l'Ankh Nero appartenuto a Roger Carlyle.
Si tratta di Edward Gavigan.
L'ora è tarda, è tempo di riposare. L'indomani di buonora ci avvieremo verso la vicina Derby, probabilmente con il treno. Se la pista dei quadri non ci ha portato a nulla, speriamo che quella della della creatura descritta nell'articolo sui Mostruosi omicidi nel Derbyshire sia più proficua.
"Perché tra tutti avete scelto proprio l'unico dipinto pericoloso?!"
Recommended Comments