Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 8: Mauretania
Attraversiamo l'Atlantico alla ricerca di risposte
Gli investigatori attraversano l'Oceano a bordo della RMS Mauretania, un poderoso transatlantico. Si prospettano sette giorni di navigazione da New York fino a Liverpool, durante i quali accadranno gli avvenimenti più disparati: omicidi, fenomeni di vampirismo, accuse, profezie, una caccia al tesoro ed incontri con donne e uomini famosi.
Dal diario di Nicholas "Nick" Carter
1925, 30 gennaio
Siamo in partenza! Il molo è gremito da curiosi e parenti che salutano i passeggeri ormai imbarcati. Viste dal Ponte A, le persone laggiù in basso sembrano piccole formichine accalcate che si agitano nevrotiche. Le operazioni di stoccaggio del carico dei bagagli e dei beni più preziosi (nella loro stiva dedicata, che per ragioni di sicurezza è accessibile solo tramite un'apertura esterna ed a nave ormeggiata) sono accompagnate dalle note allegre dell'orchestra di bordo.
I biglietti di cui siamo fortunosamente venuti in possesso garantiscono a me e ad i miei compagni un lussuoso alloggio privato sul Ponte A, quello di prima classe. Solo una piccola parte dei passeggeri potrà vantare un simile privilegio, in quanto le suites sono poche e molto costose. Tra i nostri compagni di viaggio ci saranno numerose personalità in vista: tra i più importanti si annoverano gli scrittori Ser Rudyard Kipling, madame Agatha Christie e madame Virginia Woolf I Ponti B e C saranno difatti affollati da circa altre duemila anime, senza contare i membri dell'equipaggio alloggiati ancora più in basso, a ridosso della stiva e della sala macchine.
La nave sta finalmente salpando. Di seguito riporterò, nei prossimi giorni, poche righe relative ai principali accadimenti che riguarderanno me ed i miei amici. In cuor mio, mi auguro di poter finalmente riposare al sicuro per qualche tempo, e dunque di avere ben poco da trascrivere su queste pagine di diario.
1925, 31 gennaio
Devo già smentirmi: la prima esperienza assurda è capitata ad Anne Winters, stavolta. Dopo aver deciso di scendere ai ponti inferiori, stanca e stressata dalla chiassosa mondanità del Ponte A, si è imbattuta in un inserviente in perfetta uniforme: incontro alquanto insolito da fare nel Ponte C, dove il personale a servizio del Ponte A non è solito avventurarsi. Anne decide quindi di seguire l'individuo attraverso il dedalo di corridoi. L'ha infine sorpreso mentre stava nascosto in un piccolo magazzino, poco più che un ripostiglio, intento a suggere sangue da un ratto da poco acciuffato! Senza indugiare oltre, memore degli incontri con gli spaventosi Kharisiri, Anne sguaina la Spada di Azoth (che è solita portare con se, ultimamente) e decapita il vampiro. Perquisendolo recupera la chiave del suo alloggio, che viene immediatamente perlustrato dall'investigatrice: si rivela essere un cubicolo pieno di candele accese, pentacoli, appunti incomprensibili e libri disordinati. Il cameriere pareva essere stato ossessionato - fino alla follia - da un inquietante dettaglio del Mauretania: i ghirigori arzigogolati che adornano pareti e soffitti dell'imbarcazione non sono solamente forme geometriche casuali, bensì intrecci di forme che formano disegni stilizzati che richiamano l'antico Egitto, per non parlare delle statue di gatti e faraoni che adornano i corridoi… ora che mi è stato fatto notare, non riuscirò più a distogliere lo sguardo da quelle trame ipnotiche ed a ignorare le statut nei corridoi.
1925, 1 febbraio - pomeriggio
Pare che il maltempo abbia intenzione di seguirci per tutto il viaggio: stamane ha iniziato a piovere ed il nostromo sostiene che il tempo non cambierà per l'intera traversata. Poveri noi! Per ingannare il tempo, tra gli ospiti del Ponte A vengono spontaneamente organizzate disfide letterarie, declamazioni di libri e prove d'abilità sui campi più disparati: dal canto all'artigianato. Il buon Oscar Navarro decide di cimentarsi in una di queste prove, presentando agli entusiasti spettatori una curiosa cassetta di legno con all'interno un diorama marino ed un'automa dalle fattezze di piovra, con tanto di tentatoli mobili! Ser Kipling si dimostra particolarmente interessato, tanto da commissionare ad Oscar una serie di lavori analoghi che rappresentino gli animali descritti nella sua ultima opera appena ultimata: "Il Libro della Giungla". Oscar accetta volentieri, ed approfitta dell'apertura di Kipling per chiedergli una consulenza. Lo conduce in una saletta più appartata, e mostra allo scrittore i guanti artigliati trafugati dal covo de La Lingua Scarlatta ad Harlem. L'uomo esamina con attenzione il manufatto, esprimendosi poi con estrema sicurezza: gli artigli di felino che adornano i guanti sono appartenuti ad un ghepardo del Kenya, probabilmente ad una particolare variante dal manto nero che è autoctona della zona delle Montagne delle Nebbie, a nord del paese. Ancora una volta, l'Africa incrocia il nostro cammino. Coincidenza…?
1925, 1 febbraio - notte
La seconda esperienza spaventosa del viaggio è capitata a Margaret Rockefeller. La mia amica si sveglia di soprassalto nel cuore della notte con un pensiero in mente: è sicura di aver lasciato aperto un oblò della sua suite, deve sbrigarsi a chiuderlo prima che la temperatura interna della stanza precipiti! Le notti in mare aperto sono fredde ed ostili… Ma, a sorpresa, si rende conto che l'aria nella stanza è invece tanto calda da toglierle il fiato, e di avere il naso e la gola irritati dalla sabbia calda che volteggia pigramente nell'aria agitata da una serva intenta a sventolare un grande ventaglio. L'ambiente attorno a lei è sontuoso ed illuminato da una luce solare intensa, un piccolo ruscello gorgoglia attraverso la sala formando un piccolo laghetto artificiale adorno di ninfee. Si alza per andare a specchiarsi su di una lastra di alabastro levigato, ed ha finalmente modo di rimirare la sua pelle brunita, i ricchi monili ed il trucco che adornano il suo corpo mozzafiato ed il suo viso regale. sulla sua testa è posata la Tiara degli Occhi, indossata come una corona. Si affaccia dunque al balcone e rimira la sua corte, centinaia di persone inchinate al suo cospetto. Una mano gelida si posa sulla sua spalla: un uomo dalla carnagione tanto nera da assorbire la luce attorno a se. Sembra un faraone, ma è qualcosa di più… una voce risuona nella sua mente: "Vuoi tu diventare una dea con me?"
Quando Margareth si ridesta dalla visione si ritrova sulla prua della Mauretania, avvolta da una camicia da notte zuppa per via del temporale scrosciante che è in corso già dalla mattina. Constata con stupore di indossare la Tiara, ed ha la vaga consapevolezza di aver vissuto qualcosa di più di un semplice sogno: ha la sensazione di aver sperimentato sulla sua pelle un episodio facente parte della vita di qualcun altro… la Regina Nitocris? E quell'uomo…era forse Nyarlathotep?
Quella stessa notte, non riuscivo ad addormentarmi. Chiuso tra le pareti della suite di prima classe, non riuscivo a smettere alla traversata fatta nemmeno dieci anni prima: le pareti d'acciaio della corazzata, le strette brandine impilate l'una sull'altra, il respiro delle decine di persone con cui condividevo la camerata: poche di esse sono state tanto fortunate da tornare a casa con me dall'Europa. In guerra la fanteria era carne da macello e noi non eravamo altro che giovani reclute, sacrificabili, rimpiazzabili. Mi mancava l'aria, dovevo uscire da quella stanza! Mi sono gettato sulle spalle l'impermeabile ed ho indugiato per qualche istante su quel bastone che oramai utilizzo ogni giorno come stampella. Quel manufatto mi conferisce più della sicurezza di un appoggio stabile, portandolo con me mi sento forte in un modo che che non so spiegare. Forse l'artefice di quel bastone, che ho portato via con me dalla Juju House di Harlem, vi ha gettato qualche strano maleficio o qualche stregoneria… Scuoto la testa per scacciare questi pensieri, che un tempo avrei reputato sciocche superstizioni che ora non mi sembrano poi così inopportuni. Lascio il bastone accanto al letto e, facendo affidamento sulle mie gambe, esco. Fuori venti di burrasca spazzano il ponte, la pioggia scroscia incessante da ore e non accenna a voler smettere. Mi stringo nell'impermeabile e mi guardo attorno. Al limitare del chiarore irradiato dalle tremule luci esterne, vedo la sagoma di qualcuno a prua. Strizzo gli occhi per mettere a fuoco: misericordia, è una donna! E sembra sul punto di buttarsi di sotto! Senza pensarci due volte, vado verso di lei: devo riuscire a fermarla prima che sia troppo tardi! In men che non si dica mi ritrovo a percorrere il ponte di corsa, ci metto qualche istante a realizzare che il mio passo è reso più agile da quel dannato bastone che ero convinto di aver lasciato in camera, ma non è questo il momento di pensarci. Afferro per un braccio la donna e la costringo a voltarsi verso di me: mi venisse un accidente, è Margaret! Sembra essere stata colta dal sonnambulismo, in quanto mi osserva con lo sguardo di chi non capisce cosa stia succedendo. Le porgo l'impermeabile, sta tremando di freddo avvolta nella camicia da notte zuppa. Curiosamente, noto che indossa la tiara vinta all'asta… anche lei non riesce a separarsi da uno di quei misteriosi oggetti, a quanto pare. Per alcuni istanti stiamo in silenzio, appoggiati al parapetto di prua, osservando le onde nere aprirsi contro la chiglia della nave. Mi accendo una sigaretta, e trovo il coraggio di dar voce ad un sospetto che ho iniziato a covare da tempo: "L'hai ucciso tu, non è vero? Parlo di tuo marito, Margaret. L'ho capito quando all'asta ci siamo imbattuti in quel suo sosia: non ti sei minimamente scomposta, ma i tuoi occhi tradivano i tuoi pensieri in quel momento." Lei impiega qualche istante prima di rispondermi, in un modo evasivo ma senza smentirmi. Dice di non essere ancora pronta per parlarne, non qui, non ora. Mi guarda con gli occhi di chi ha paura di formulare ad alta voce i suoi timori, perché sa che così facendo diverrebbero reali. Le passo la sigaretta, penso abbia paura che io possa parlare di ciò che ha fatto con altri. "Non preoccuparti", le dico "ti capisco. Il tuo segreto è al sicuro con me", poi trovo il coraggio di aggiungere a mezza voce "dopotutto, anche io ho la scomparsa di qualcuno sulla coscienza".
1925, 2 febbraio
Il terzo giorno, ovviamente, non è stato meno surreale della precedente. Stavolta è toccato ad Alistair e ad Elizabeth sperimentare un'esperienza che va al di là della nostra comprensione! Tutto è iniziato quando Mr. Hargrove ha deciso di coinvolgere Madame Music nel suo percorso di "riabilitazione mistica": spinto dal desiderio di sentirsi più utile per il gruppo, il nostro allampanato compagno ha confidato a Lizy che quanto veduto attraverso lo Specchio d'Oro recuperato a Lima corrisponde a realtà, ha veramente predetto ed assistito alla morte della nonna quando era solo un infante, sopprimendo poi questo incredibile ed al contempo terribile potere… fino a rendersi conto, ora, che potrebbe aiutarci non poco durante le nostre ricerche. Dunque, chi potrebbe meglio contribuire al risveglio di un talento sopito di una mistica? Ed il pomeriggio del 2 febbraio 1925 il ponte A della Mauretania ospiterà lo spettacolo di Madame Maxime, una famosa veggente londinese. Elizabeth è scettica, ma decide di aiutare Alistair ugualmente. Dopo aver buttato giù il suo drink d'un fiato, spinge Hargrove a farsi avanti come volontario. La veggente accoglie l'uomo con entusiasmo, dando rivelando una voce squillante al punto da risultare fastidiosa. Alistair incalza la donna, sfidandola a dare prova delle sue facoltà. Non appena Maxime gli posa una mano sulla spalla, un tuono scuote la nave. Madame Maxime ora parla con voce soffocata e gutturale, sembra posseduta: frasi sconnesse, frammentate, deliranti probabilmente: parla di eventi occorsi sessantacinque milioni di anni fa, di esseri conici che si spostano nel tempo, cercando conoscenza. Parla di un luogo di nome Pnakot, tra sabbie rosse: una finestra sul futuro, sale di basalto, leggii alti due metri usati da esseri alti tre che scrivono libri come noi, su antiche conoscenze perdute, "si è scambiato ma tornerà" (a chi si starà riferendo?).
L'orrida esperienza ha fine in un conato di bile nerastra vomitata dalla veggente, che cola tra le assi del pavimento lucido. Sembrano frasi senza senso, mi chiedo se ci sia qualcosa di vero… e mentre Madame Maxime parla, guarda al contempo anche Elizabeth e si rivolge a lei: "nella tua tasca, il veicolo dell'incontro finale". Le sottrae il portafoglio, custodito dalla nostra amica in una taschina dell'abito, e lo apre febbrilmente estraendone una foto: "egli sta aprendo la soglia di Pnakot!". La foto è di Robert Huston! Né Alistair, né Elizabeth, né Madame Maxime sono in grado di comprendere a pieno quanto è accaduto ma la donna si congeda con un invito: chiede ad Hargrove di partecipare ad una seduta spiritica, una volta giunti a Londra. Sarà saggio parteciparvi?
1925, 3 febbraio
Il quarto giorno, Mikail Andrevich viene arrestato mentre tenta di introdursi nella stiva e viene diffusa la notizia che una passeggera, una ragazza di nome Anna Kurasov, è scomparsa. Liz prova a chiede al rude comandante il permesso di poter parlare con Mikail, un uomo che apparentemente sembra un monaco e che ieri era presente durante la scenata di Madame Maxime. Spera, nell'interesse della ragazza dispersa che era accompagnata a lui, di ricevere qualche suggerimento su un possibile accesso segreto alla stiva sigillata che contiene i bagagli più preziosi e che dovrebbe essere accessibile solo da terra. L'uomo di primo acchito non è affatto collaborativo: le urla contro di voler rientrare immediatamente in terra bolscevica e conferma che la ragazza si è recata nottetempo nella stiva alla ricerca della fonte di potere che gli permetterà finalmente di riavere il suo posto nella storia. Infatti, l'uomo rivela la sua vera identità: si professa un Romanov, erede al trono di Russia! Liz e Margareth decidono di assecondare -almeno per il momento- i racconti di Mikail e di iniziare a cercare un accesso alla stiva nascosta.
Alla porta della nostra suite, mentre discutiamo sul da farsi, si presente nientemeno che Edward Gavigan. L'uomo si offre di aiutarci, decantando in modo molto vanitoso le sue presunti grandi doti investigative. Gavigan ci offre le sue informazioni in cambio delle nostre; ci dice di aver conosciuto il baronetto Phenhew (fondatore dell'omonima fondazione, presso la quale attualmente Gavigan è impiegato come curatore) e di sapere che in circostanze spiacevoli quell'uomo, amante delle antichità egizie, si è spesso scontrato con un gruppo di terroristi egiziani antibritannici noti come "Tamrim", i quali sono soliti trafugare artefatti dai musei - difatti Gavigan era stato assoldato dalla Phenhew proprio con il compito di recuperare alcuni di questi: missione che l'ha portato fino all'asta di Erica Carlyle a New York. Capiamo che ci conosce ed ha già informazioni su di noi, così come dice di aver conosciuto Jackson Elias: asserisce di aver condiviso con lui molte informazioni sulla spedizione Carlyle e che erano in rapporti amichevoli. Sarà vero? Dovremmo fidarci di lui e parlargli di quanto abbiamo scoperto finora (poco, in effetti)? Decidiamo di rinviare la decisione al nostro arrivo a Londra, pertanto per il momento ci congediamo da Edward. Anne, scettica come sempre, decide di pedinarlo fino alla sua cabina scoprendo, grazie al suo acume, che Gavigan crede nell'esistenza di culti della morte ed entità soprannaturali tanto quanto vi credeva Jackson. Un punto a suo favore?
Inizia poi la nostra caccia al tesoro (letteralmente): ora più che mai siamo curiosi di scoprire se è possibile accedere alla stiva di sicurezza, sia per entrare in possesso di eventuali artefatti ivi nascosti, sia per rintracciare la povera Anna Kurasov (Romanov?) che ormai è dispersa da diverse ore. Sappiamo, grazie alle informazioni rinvenute da Anne nella cabina del marinaio-vampiro, che la presunta entrata alla stiva è celata dietro ad un sarcofago, ma dove sarà? Su suggerimento di Madame Woolf e Madame Christie, cerchiamo di cambiare prospettiva: non ci concentreremo sulla ricerca di un sarcofago nel senso stretto della parola, ma piuttosto su incisioni o bassorilievi che lo possano richiamare. Prima di congedarci da loro, scatto una foto alle due donne: potrei rivenderla a Mickey Mahoney e scriverci un articolo, una volta arrivati a destinazione. Ne otterrei sicuramente una buona paga e la mia reputazione ne gioverebbe.
A coronamento della giornata, un assassino misterioso miete due vittime tagliando loro la gola. In entrambe i casi, scritte di sangue vengono rinvenuti sui muri adiacenti le scene del delitto: "Amo il mio lavoro" e "A Londra colpirò ancora". Dio, questo viaggio sta andando sempre peggio. E siamo solo al terzo giorno di navigazione!
1925, 6 febbraio
Oggi è il gran giorno: tenteremo di accedere alla stiva nascosta. Liz e Anne (le più agili e furtive di noi), aiutate da Alistair, si camuffano da inservienti e discendono attraverso i ponti fino all'ultimo. Qui le pareti sono piene di fregi dal sentore egiziano… Le due donne rischiano di essere scoperte (tradite dal sorriso di Liz, troppo perfetto per essere quello di una sguattera) ma Anne ha la prontezza di mettere al tappeto le guardie che hanno tentato di bloccarle. Giungono infine alla cambusa e iniziano a cercare l'accesso nascosto. Tra le varie camere stagne ce n'è una che sulla maniglia ha un fregio molto simile ad un sarcofago, con occhi neri e lucenti. Lizy risolve brillantemente la situazione, intuendo la presenza di un meccanismo nascosto utile a sbloccare la porta. Appena sbloccato l'uscio, Anna Kurasov le crolla addosso, cianotica: deve essere rimasta bloccata quaggiù per giorni, stava rischiando l'ipotermia!
La stanza si rivela piena di ogni ben di dio: una cassa piena di banconote, che a malincuore lasciano dov'è, ed un secondo contenitore con altri soldi ed una strana ricevuta (sembra quella di acquisto di una cassaforte o di una cassetta di sicurezza) e delle statue che raffigurano mostruosi serpenti/uccelli - del tutto simili alla creatura che Mukunga M'Dari stava tentando di aizzarci contro. Un'altra statua raffigura un essere con tentatoli sul volto ed ampie ali, uno invece un corpo curvo con occhi giganteschi. La cassa ha impresso "Alla cortese attenzione di Puneet Chaudary (sembra un nome indiano, chi sarà?). Un'altra cassa con stampigliati degli ideogrammi, che contiene una moneta e la statua di una donna obesa che sotto ad un velo nasconde dei tentacoli di bronzo, è indirizzata invece a Randolph Shipping, Co. - Darwin, Australia. Tra le cianfrusaglie rinvengono altri due grimori: uno riporta le pagine mancanti del Libro delle Nebbie (già in nostro possesso ed ora completo), l'altro è un libro di viaggi sull'Africa intitolato Equinox Divisée.
Anna, con un rantolo, tende alle due esploratrici un foglio con scritto "la vostra amica corre un serio pericolo", poi sviene. In quel momento, una cassa di legno si schianta sul pavimento andando in pezzi e rivelando un cadavere al suo interno, la cui testa mozzata rotola via. Di chi sarà il corpo? E chi sarà in pericolo…? Forse Margaret?
1925, 7 febbraio
Infine, approdiamo! Il trasferimento da Liverpool verso la meta finale è rapido e procede senza intoppi ed ora, davanti a noi, tra la nebbia ed il fumo delle fabbriche la città di Londra si mostra con tutto il suo fascino misterioso. Ad accoglierci c'è Mickey Mahoney, il quale ci accompagna fino alla sede del giornale - il The Scoop - a Whitechapel. Ci dice di aver incontrato Jackson Elias, e di aver fatto delle ricerche in archivio per lui. Ritrova gli articoli consultati da Jackson tra il disordine della sua scrivania, ma si dimostra restio a consegnarceli: infatti, è fermamente convinto che questa pista sia una perdita di tempo. Secondo lui, dovremmo invece indagare sul "popolo serpente", del quale Alexandra di Danimarca (madre di Re Giorgio V) sarebbe un'esponente illustre. Avevo dimenticato quanto Mickey potesse essere paranoico e complottista, talvolta arrivando a sfiorare il ridicolo… se i reali d'Inghilterra sono dei rettiliani, allora io sono George Washington!
Gli articoli che Mahoney ci consegna sono quattro:
Uno narra di un caso di omicidio, sul quale l'esponente di Scotland Yard James Barrington non ha rilasciato commenti, simile nelle dinamiche ad altri eventi occorsi negli ultimi tre anni che hanno segnato vittime nella comunità egiziana della città. Tutto questo mi ricorda molto gli omicidi di Harlem… ( Continuano gli omicidi!)
Un articolo racconta di una bestia assassina che terrorizza le campagne dello Derbyshire durante le notti di luna piena. ( Mostruosi omicidi nel Derbyshire)
Il terzo stralcio elogia i mostruosi quadri di Miles Shipley, tanto orridi alla vista quanto ineccepibili nella tecnica di esecuzione, tanto da far pensare che le bestialità ivi ritratte siano state realmente viste dall'autore. (Follia per i quadri)
L'ultimo ritaglio racconta le vicende di un uomo che afferma di essere stato quasi catturato da "un'ombra nera e raccapricciante". (Il Mostro di Glasgow)
Non ci resta che scegliere quale pista seguire per proseguire le nostre ricerche sulle orma di Roger Carlyle. Abbiamo l'imbarazzo della scelta!
L'hai ucciso tu, non è vero?
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