Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 6: I Diavoli di Harlem
Quando finiamo dalla padella alla brace…
Gli investigatori si sbarazzano dell'orrenda creatura che infestava la sala sotterranea, impossessandosi di una serie di manufatti appartenuti ai cultisti de La Lingua Scarlatta. In seguito, riescono finalmente a parlare con Hilton Adams - al quale promettono giustizia. Infine, vengono di nuovo traditi dalla loro fiducia riposta con avventatezza nella persona sbagliata…
Dal diario di Nicholas "Nick" Carter
1919, 18 gennaio - segue dalla precedente
Urla di feriti, scoppi di bombe, il crepitio delle mitragliatrici, il tonfo soffocato dei proiettili che si conficcano nelle carni degli uomini mandati a morire per ragioni che non ricordiamo più. Sono di nuovo al fronte, di nuovo in Francia. Mi acquatto nella trincea, tenendo giù la testa. I miei compagni mi scuotono, pare io sia mancato per un momento… mi esortano all'azione, e si mettono in posa per un'ultima fotografia insieme. Sollevo la pesante macchina fotografica, studio la composizione dello scatto attraverso il mirino ottico, premo il pulsante che aziona l'otturatore e li vedo: non solo i miei commilitoni, ci sono i miei genitori, mia sorella, i miei nonni perfino… tutte le persone che ho amato, odiato, fatto soffrire. Mi guardano, mi chiamano, si protendono verso di me, le loro bocche iniziano ad allargarsi a dismisura - come quelle dei Kharisiri, come quelle del mostruoso Chakota che torreggia su di me! Morirò, forse, ma spero di no. Non oggi, perlomeno… la paura mi annebbia la mente. Non sono in Francia, sono nell'orrido mattatoio sotto al negozio di Silas. Inizio a ricordare: i miei compagni, l'argano, il mostro… Anne! Grazie a Dio, si sta risvegliando. Non sembra ricordare nulla di ciò che è successo dopo che il blue cab l'ha presa a bordo fuori dall'Hotel Astoria. Vedo Oscar tenersi la testa e rannicchiarsi su sé stesso, mentre mi rendo conto che io stesso sto agendo in modo incontrollato: tra le mani stringo la mia Leica anziché (più opportunamente visto il contesto) la pistola, e sto avanzando verso il mostro! La creatura mi attacca, ferendomi con la moltitudine di bocche spalancate. Con uno strattone mi libero dalla sua morsa, sanguino copiosamente ma in un impeto di adrenalina ho la prontezza di azionare l'argano prendendo all'amo il Chakota, squarciando le carni deformi e imprigionandolo - almeno per il momento. Arretro fino alla porta da cui siamo arrivati, riponendo l'inutile macchina fotografica cercando conforto nel familiare calcio sagomato del revolver. Alistair tenta di far rinsavire Oscar, facendo appello alla sua usuale compostezza ed alla sua indole di esperto cacciatore: pare funzionare! Anne continua la mia opera: aziona nuovamente il braccio meccanico, sollevando la creatura che ora è appesa come un truculento quarto di bue. Il Chakota lancia un urlo disumano, il lamento straziante di decine di bocche che strillano all'unisono… un urlo che tuttavia mi riscuote e mi fa finalmente capire quello che sta succedendo: Anne non è Anne! È una di loro… i poteri della Lingua Scarlatta sono evidentemente portentosi: oltre a tramutare le masse di carne in orride creature, possono anche indossare le sembianze altrui! Anne è a sua volta un mostro! E sta agendo per liberare il Chakota! Ed anche Alistair è dei loro: non sta aiutando Oscar, sta tentando di fargli del male! Dei del cielo… fortunatamente anche Margaret deve essersi ridestata dall'incubo, ed intuendo la malafede del vecchio studioso si getta contro di lui per liberare il nostro compagno peruviano. Io agisco con altrettanta prontezza, esplodendo un colpo contro Anne. Sfortunatamente la manco ma disturbo a sufficienza il suo operato: per ora l'argano regge, il mostro è ancora imbrigliato. Elizabeth ha una brillante, intuizione: capisce che il calore innaturale che permea la sala deve aver qualcosa a che fare con il Chakota. Impugna dunque l'estintore che abbiamo portato con noi (lo stesso che ha ucciso Silas) e lo aziona contro le fiaccole che ardono appese alle pareti. Evidentemente la sua idea è corretta, dato che il mostro geme ed inizia lentamente a sfaldarsi e disciogliersi in una pozza di fetida mucillagine. Prosegue dunque con la sua opera, azionando nuovamente l'estintore direttamente contro la creatura che inizia a soffocare avviluppata dalla schiuma gelida che le occlude le vie respiratorie. Oscar, finalmente rinsavito e libero, tenta di aprirci una via di fuga dirigendosi verso la porta riccamente intarsiata che è posta all'altro capo della stanza. La spalanca con una spallata e non scopre la tanto agognata via di fuga: fa irruzione invece in una sorta di cappella blasfema, l'aria è pregna di incenso e la stanza è interamente foderata da pesanti tappeti e piena di manufatti pagani: pergamene, una cassetta chiusa, dei sarcofagi, maschere rituali ed altri ninnoli sono posti su scaffali e ripiani, alla parete invece è appeso un ingombrante orologio nautico, un segnatempo dalla precisione sensazionale, un vero prodigio della tecnica. Sul pavimento, in stato di catatonica incoscienza, giacciono tre persone in abiti cerimoniali che si contorcono e borbottano, in preda a visioni mistiche indotte probabilmente da qualche droga. Fuori dalla stanza la battaglia continua ad infuriare. La creatura, che gorgoglia soffocando nella nube di schiuma eruttata dall'estintore, ha cessato le sue urla. Con il silenzio improvviso, ritorno finalmente in me: devo essere stato vittima di qualche incantamento adoperato dal Chakota, che mi ha fatto dubitare dei miei compagni facendomi vedere una realtà distorta… povera Anne, ho seriamente rischiato di ucciderla! Cerco di rimediare indirizzando un paio di colpi contro il mostro, e per un momento esulto vedendo i proiettili penetrare in profondità. Un momento di esultanza che viene immediatamente spazzato via: il metallo incandescente che ferisce la creatura in realtà le infonde nuovo calore, che subito viene tramutato in energia vitale. Ho vanificato gli sforzi dei miei compagni, che si stanno adoperando per raffreddarla il più possibile! Sciocco Nick… Rinvigorito, il Chakota morde sé stesso, strappando brandelli di carne dal suo dorso e liberandosi dal gancio che lo teneva intrappolato. Dio ci salvi! Fortunatamente Oscar, ritornato sulla scena dello scontro, ha un'altra brillante idea: utilizzare il suo unguento all'arsenico (utile nella procedura di imbalsamazione degli animali) contro il mostro. Si tratta di una trovata senza dubbio valida, ed il nemico inizia subito ad arretrare. Liz torna alla carica con l'estintore e, insieme, riescono a ricacciare la creatura nel pozzo dalla quale era uscita. Con le nostre ultime forze manovriamo l'argano, riposizionando il pesante tombino che chiudeva l'apertura ed imprigioniamo così il Chakota nella sua tana. Per ultima cosa, svuotiamo completamente l'estintore nel buco. La massa di schiuma gelida investe completamente il mostro che cade con un tonfo sul fondo del pozzo, finalmente esanime. Ce la siamo vista davvero brutta stavolta, siamo giunti completamente impreparati dinnanzi ad una mostruosità da incubo che ci ha quasi uccisi tutti. Non commetteremo mai più un errore simile! Se non altro, abbiamo inflitto un duro colpo alla La Lingua Scarlatta.
Ci accingiamo dunque ad esaminare meglio la cappella scovata da Oscar, assicurandoci di legare i cultisti (ancora in preda alle droghe) con nodi ben stretti. Margaret osserva con interesse una maschera di cuoio raffigurante quattro orribili volti (Maschera di Hayama), la si può indossare infilandosela in testa come un cappuccio e stringendo il laccio che la fissa al collo. Nessuno di noi ha la minima intenzione di provarci, ma siamo d'accordo di portarla via con noi. Allo stesso modo, infiliamo nei nostri zaini tutto ciò che ci sembra meritevole di essere trafugato: un bastone ricavato dal legno di baobab, le pergamene, una cintura metallica, un vasetto contenente della cenere, un paio di guanti adorni di artigli da leone. Nella cassettina chiusa è custodito un libretto di cuoio, sembra un breviario. Lo sfogliamo rapidamente e ci rendiamo conto che si tratta de "Sette Misteriose d'Africa", il libro trafugato dalla biblioteca di Harvard ed a lungo cercato da Jackson Elias! Nel frattempo l'orologio nautico, che sembra sincronizzato con l'orario di Londra, segna le 4 (ovvero la mezzanotte di Greenwich), ed udiamo un vociare in Afrikaans provenire dalla grata di areazione situata sul soffitto dello stanzino: evidentemente comunica con il piano superiore, sta per arrivare qui qualcuno! È ora di filarsela. Osservo per un'ultima volta l'orologio, e impulsivamente decido di danneggiarlo: un oggetto di tale valore in un luogo come questo stona enormemente, deve essere utilizzato dalla setta per coordinare con una precisione al secondo i loro rituali che evidentemente si svolgono anche in altre località (presumibilmente in Kenya, e forse anche a Londra visto il fuso orario dello strumento!), dunque comprometterne il funzionamento non può che essere una buona azione a nostro favore. Ci inerpichiamo su per il condotto di areazione, lasciando in fretta il sotterraneo. Non risaliamo verso il negozio, bensì imbocchiamo una diramazione che ci conduce direttamente nelle fogne. Corriamo per almeno mezzora, nel fango e nel gelo. Harlem, sopra di noi, dev'essere in fermento: la voce di quanto abbiamo fatto nel mattatoio si spargerà rapidamente, e cinque bianchi sono dei bersagli molto facili da individuare in un quartiere prevalentemente nero. Cerchiamo disperatamente un condotto che si ricolleghi in qualche modo ai tunnel di servizio della metropolitana. Siamo fortunati: di lì a poco siamo a bordo di uno sferragliante convoglio che ci porta al sicuro, verso casa di Liz.
1925, 19 gennaio Finalmente al sicuro, ripuliti e rifocillati, ci prendiamo qualche minuto per osservare i manufatti che abbiamo trafugato. La mia attenzione è attirata soprattutto dal libro, Sette Misteriose d'Africa. La mia sete di conoscenza, maturata dopo quanto esperito in Perù, necessita di essere soddisfatta e dunque mi dedico alla lettura del grimorio.
Decidiamo di visitare la Emerson Imports, società con la quale Silas N'Kwane doveva avere qualche genere di contatto dato che il suo nome appare scarabocchiato sul retro del biglietto da visita rinvenuto nella stanza di Jackson. Forse si avvaleva di questa società per far giungere dal Kenya i manufatti impiegati dal culto?
Ma prima, a bordo di un battello, risaliamo l'Hudson fino al carcere di Sing Sing. È un luogo freddo e triste, nel quale la gente può trovare solo sconsolatezza e solitudine. Veniamo accompagnati finalmente al cospetto di Hilton Adams, un poveraccio con lo sguardo triste e rassegnato di chi sa di stare andando a morire. Narriamo ad Hilton la nostra storia e lo convinciamo ad aprirsi con noi: ci parla di lui e dei suoi compagni, i Diavoli di Harlem, tutti veterani di guerra: Art Mills, Needham Johnson, Douglas Fells e Jackie Wallace (lo stesso Jackie che ha visitato Alistair in ospedale!). Si erano messi sulle tracce dei cultisti con lo scopo di mettere fine alla scia incessante di omicidi… erano vicini a scoprire chi fosse Mokunga M'Dari, il sacerdote del culto. Avevano scoperto il loro luogo di raduno, proprio sotto al Fat Maybels, dove tuttavia noi siamo già stati: sicuramente Mokunga non sarà più li, ormai. Hilton ci dice che sicuramente i Diavoli stavano tenendo d'occhio anche noi, cercando di capire da che parte fossimo schierati. Promettiamo ad Hilton che faremo di tutto per salvarlo dalla sua ingiusta condanna, anche se sappiamo tutti che il tempo gioca a nostro sfavore… l'umo, dal canto suo, ci chiede soltanto di proteggere sua moglie Millie. La stessa Millie che è stata sostituita da Liz nel musical Argento Nero, in quanto assente. Temiamo il peggio per lei, ma ci guardiamo bene dal dirlo ad un uomo già spezzato.
Sconsolati, torniamo a casa di Liz. Anne studia le pergamene rinvenute nel covo dei cultisti: alla sua memoria tornano delle formule udite durante il suo viaggio in Tibet al seguito di quell'uomo che in seguito si rivelò essere membro di una misteriosa setta e le recita quasi inconsapevolmente. Incredibilmente le pergamene reagiscono a quelle formule, svelando il testo in esse vergato: si tratta di un incantesimo il quale consente di comunicare attraverso i sogni, tramite uno stato di trance indotto dall'inalazione di quella cenere ritrovata assieme ad esse. Un incantamento potente, che fino a qualche tempo fa non avrei creduto affatto possibile. Ma appare ormai evidente che esiste una magia che permea questo mondo, poteri sconosciuti che l'uomo non può vedere (o che, per non uscir di senno, rifiuta di vedere) ma che noi non possiamo più permetterci di ignorare. Anne dunque recita le parole magiche, e riesce a trovare le tracce di una comunicazione passata: "abbiamo sacrificato lo scrittore Jackson Elias, ma siamo stati visti! I loro nomi sono Nicholas Carter, Alistair Hargrove, Elizabeth Thompson, Anne Winters, Oscar Navarro e Margaret Rockfeller. Io giuro, sul nome del Multisfaccettato Nyarlathotep, che sacrificherò queste anime entro la notte della luna nuova. Non dobbiamo permettere che entrino in contatto con l'ereditiera!"
Questa scoperta ci shocka: possibile che i nostri nemici, che conoscono addirittura i nostri nomi, ci spiassero nel sonno usando proprio questo sortilegio? Siamo stati osservati da loro, chissà per quanto tempo… Forse non ci occorre più un piano per scovare gli assassini: saranno loro stessi a venire da noi, in quanto vittime designate. Dobbiamo solo attendere…
E quel nome: Nyarlathotep. Possibile che sia lo stesso Nyarlathotep di cui narrano le leggende apprese in Perù, che raccontano la venuta di un dio venuto dalle stelle, il quale conosce il cuore nero degli uomini ed indossa molteplici maschere per soddisfare i loro desideri…? E se Roger Carlyle avesse infine accolto l'invito della figura oscura che popolava i suoi sogni, restando in Africa e facendo intenzionalmente perdere le tracce della sua spedizione inscenando la morte dei suoi membri? Del resto, secondo Jackson sono stati rinvenuti solo i corpi dei manovali al seguito e non quelli degli esploratori… e dunque l'ereditiera menzionata potrebbe essere proprio Erica Carlyle, la sorella. Del resto, Roger non stava forse seguendo una donna chiamata M'weru, menzionata nel libro Sette Misteriose d'Africa? Se fosse la stessa donna incontrata dall'autore allora dovrebbe avere almeno 75 anni, eppure Roger la descriveva come una giovane dama di incredibile bellezza!
Trascorriamo il resto della giornata meditando su un piano e studiando i reperti trafugati dal covo del culto di Harlem. Il bastone, che inconsapevolmente ho iniziato ad usare come stampella, mi sta facendo già sentire meglio. Alistair invece spende il suo tempo parlando con ciascuno di noi, e ciò ci fa sentire un pochino meglio. CI sentiamo un po' più vicini alla verità, le ferite iniziano a guarire.
Decidiamo di recarci all'ospedale, nella speranza di poter parlare con Jackie, ma ci viene detto che non è di turno oggi. Riusciamo a farci dare il suo indirizzo, e ci rechiamo a casa sua. Inaspettatamente troviamo l'uscio socchiuso, ed all'interno del suo appartamento c'è un uomo ad aspettarci: si presenta come Douglas Fells, uno dei Diavoli di Harlem. Che fortuna! Desiderosi di trovare sostegno per la nostra battaglia, iniziamo a confidargli le nostre ultime scoperte… prima di renderci conto che qualcosa non quadra: le mani dell'uomo sono sporche di gesso, come per mascherare macchie di altre sostanze, e sotto al tavolo notiamo finalmente il corpo esanime di Jackson. Douglas decisamente non è chi dice di essere! L'uomo ci sorride beffardo, con l'aria di chi ha appena preso un bel pesce all'amo. Mormora delle parole in una lingua sconosciuta, e Dio solo sa come una creatura inizia ad emergere dal pavimento… Una grossa bestia, simile ad un serpente con le ali. Un'altra mostruosità impossibile.
Abbiamo commesso, di nuovo, un grave errore di valutazione. E, di nuovo, rischiamo di morire per la nostra avventatezza.
"Dovrà pur esserci una stazione della metropolitana!"
Modificato da DarthFeder
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