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Dragons´ Lair

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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 4: Argento Nero

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La Grande Mela ci accoglie con una scia di sangue

Sei anni dopo la Spedizione Larkin, il gruppo si riunisce a New York. È il vecchio amico Jackson Elias ad averli convocati, inviando loro (nel corso degli anni) una serie di Ritagli di giornale su Roger Carlyle. Ma ad aspettarli nella Grande Mela toveranno solo il corpo straziato di Jackson, tre loschi individui, una misteriosa ventiquattrore ed una lunga serie di omicidi legati alle fasi lunari…

Dal diario di Nicholas "Nick" Carter

1925, 15 gennaio

Povero, povero Jackson! Non appena abbiamo notato il suo insolito ritardo ci siamo insospettiti e siamo saliti a cercarlo, ma siamo arrivati troppo tardi. Dinnanzi a noi si palesa uno spettacolo a dir poco macabro: un assassinio efferato si è consumato nella stanza 405, il nostro vecchio amico giace riverso sul letto in una pozza di sangue, straziato da una moltitudine di ferite, con l'addome squarciato e le viscere srotolate sul pavimento. È una visione raccapricciante, troppo simile a quei ragazzi sventrati dalle bombe e dal filo spinato in Belgio per lasciarmi indifferente. Dolori e tristezze vecchie e nuove si mescolano… Trattengo i conati di vomito e cerco di ragionare lucidamente: siamo nel posto sbagliato ed al momento sbagliato, la polizia sarà qui a momenti e di certo non crederanno al fatto che ci siamo ritrovati in una stanza non nostra per caso. Ci sarebbero troppe cose inspiegabili da dover spiegare a chi non ha visto ciò che abbiamo visto noi a Puno. Sulla scrivania di Jackson Elias, i suoi effetti personali sono sparpagliati in un disordine che per nulla si confà alla persona che era. Mappe, lettere, fotografie… decidiamo di raccogliere tutto e di riporlo nella sua ventiquattrore che è gettata lì accanto, stando attenti a non lasciare impronte, e di andarcene alla svelta. Per precauzione scatto delle foto di tutto: degli appunti di Jackson, della salma straziata… notiamo un dettaglio curioso: sulla fronte del nostro amico è stato inciso un simbolo con un coltello, che ricorda un sole o qualcosa di simile. L'abbiamo già visto, impresso sul petto di Augustus Larkin. Un rumore attira l'attenzione di Alistair, a cui avventure vissute in Texas sulle tracce del fantomatico Bigfoot devono aver affinato i sensi: dalla finestra spalancata, che lascia entrare refoli di aria gelida, provengono suoni metallici. Si sporge quel tanto che basta per adocchiare tre loschi individui (un bianco e due neri) discendere in tutta fretta la scala di emergenza che da sul vicolo. Con prontezza di spirito, passo la mia nuova Leica mk1 (un prodigio della tecnica tedesca! Finalmente una macchina fotografica tanto compatta da risultare tascabile, dal peso di appena 350 grammi, con una formidabile ottica 50 mm f/3.5 ed un sistema di messa a fuoco a telemetro e flash incorporato… ma sto divagando) dicevo, passo la mia nuova Leica al vecchio azzeccagarbugli il quale in tutta fretta si adopera per scattare una fotografia ai tre balordi. Tre uomini con lunghe vesti e nastri di stoffa rossa avvolti attorno alla testa… e quelli che luccicano alle loro cinture sono forse dei lunghi coltelli?

I tre riescono a discendere la scala e si danno alla fuga, e udendo una sirena avvicinarsi di gran carriera decidiamo di fare altrettanto. Con prudenza affrontiamo l'ascesa, atterrando sani e salvi sullo stretto vicolo cieco affianco all'ingresso del Chelsea Hotel. Ci facciamo coraggio e ci dirigiamo all'uscita della stradina, proprio mentre la volante della NYPD accosta. Due agenti si precipitano all'interno dell'hotel, altri due restano di piantone fuori. Inutile dire che ci notano immediatamente. A questo punto è stata Elizabeth Thompson a salvarci, improvvisando una pavoneggiante scenetta durante la quale ha dato sfoggio di tutto il suo ego Broadwayano per ammaliare gli agenti e zittire i loro interrogativi. Fortuna ha voluto che uno dei due fosse un afroamericano, proprio come lei, il quale l'ha subito riconosciuta e si è prodigato per farci allontanare in tutta fretta ed in sicurezza. Buon'anima…

Elizabeth qui si congeda: dovrà esibirsi a Broadway, è impegnata in un musical dal titolo "Argento Nero" e ne avrà per un paio di giorni. Si farà viva lei, dice. Speriamo non le accada nulla di spiacevole!

La nostra prossima meta è un luogo sicuro presso il quale rinfrancarci e meditare sull'accaduto: ci dirigiamo a casa di Margaret Rockefeller, che con gentilezza decide di ospitarci. Il suo autista ci viene a prendere nel giro di poco, e ci accompagna presso il suo appartamento sito al terzo piano di un lussuoso edificio della nascente down-town. L'autista sembra un vero avanzo di galera, un omaccione con il viso solcato da una lunga cicatrice ed uno sguardo che uccide. Mi chiedo cosa una donna come Margaret possa avere a che fare con un individuo del genere! Chissà cosa l'ha convinta ad assumerlo, forse il senso di sicurezza che deriva dall'essere accompagnata in giro da un tizio che sembra capace di mettere al tappeto chiunque?

Casa Rockfeller mette i brividi, ha l'aspetto di un museo dimesso: anticaglie, quadri e reperti affollano gli ambienti, oggetti raccolti dal defunto marito nel corso degli anni. Buia e fredda, ma a suo modo sicura per dei fuggitivi dalla scena di un crimine! Dunque sparpagliamo sul tavolo il contenuto della valigetta appartenuta al compianto Jackson, e ci tuffiamo nel rompicapo. Elenco di seguito quanto da noi rinvenuto, con relative deduzioni emerse nel corso della serata:

  • Una fotografia ritraente delle imbarcazioni le cui velature mi fanno pensare ai natanti tipici dell'Indocina, con sullo sfondo un maestoso palazzo. Tra le piccole barche emerge, parzialmente nascosta dalle vele, una nave più moderna e di dimensioni ben maggiori. Scopriremo nei giorni seguenti che la mia intuizione geografica era corretta: si tratta del porto di Shangai, l'edificio sullo sfondo è il Consolato Britannico. Foto di Shangai 

  • Una lettera su carta intestata di Harvard, da parte di una certa Miriam Atwright, con la quale la donna informa Jackson del fatto che il libro da lui richiesto non è disponibile in quanto preso in prestito da ignoti e più restituito. Una telefonata di Anne, ex studentessa del prestigioso ateneo, provvidenzialmente ci fornisce il titolo del libro: "Le Sette Misteriose d'Africa". Una lettura decisamente da Jackson! Lettera da Harvard 

  • Un biglietto da visita della Fondazione Penhew di Londra. Penhew… come Sir Aubrey Penhew, egittologo che ha seguito Carlyle nella sua spedizione? Biglietto da visita Penhew Fundation 

  • Una lettera di un certo Warren Pesant, avvocato, indirizzata a Roger Carlyle. Con la missiva, Pesant informa che un certo Faraz Najir possiede degli oggetti peculiari che Carlyle cercava e che è disposto a venderglieli. Come avrà fatto Jackson a mettere le mani su una lettera confidenziale?! Lettera a Roger Carlyle 

  • Una confezione di cerini, vuota, con impresso il logo di una tigre su campo arancione e l'indirizzo dello "Stumbling Tiger Bar". La confezione è stata stampata da una ditta di Shangai. Scatola di Cerini 

  • Un biglietto da visita della Emerson Imports, con sede a New York. Sul retro è scarabocchiato un nome: Silas N' Kwane. Biglietto da visita Emerson Imports 

  • La locandina di un comizio intitolato "Il Culto delle Tenebre", tenutosi presso la New York University alle 20:00 di un giorno non meglio precisato. Anche questo genere di cose è tipico di Kackson! Locandina del convegno 

  • Una fotografia ritraente una cicatrice simile a quella impressa a Jackson sulla sua fronte. Ad osservarla meglio, ricorda l'orribile morso di un Kharisiri. Solo il buon Dio sa dove Jackson può averla trovata! Foto della cicatrice 

  • Un calendario del 1925, senza nessuna annotazione particolare. Apparentemente innocuo. Calendario 1925 

  • Una mappa di Harlem, cosparsa di stampigliature di timbri che ricordano le fasi lunari, impresse con inchiostro rosso. La mappa ne è piena, e sembrano convergere attorno al quartiere di Little Africa… il quale è perfettamente sgombro da qualsiasi timbro. Cosa significheranno quei simboli vergati sulla cartina? Mappa di Harlem 

  • Un mazzo di tarocchi dall'aria preziosa, stampati su una carta pregevole al tatto ed arricchiti da dorature. Manca all'appello la carta numerata 18.

Ci scervelliamo sui reperti fino alle due di notte, poi crolliamo esausti.


1925, 16 gennaio

Ci risvegliamo nella tetra casa di Margaret e tentiamo di stabilire un piano d'azione. Il giornale di oggi apre con un lungo articolo sull'omicidio di Jackson, scritto da una certa Rebecca Shosenburg, la quale chiude la cronaca alludendo a presunti legami con una serie di delitti commessi ad Harlem nello scorso anno, per i quali è stato arrestato un tal Hilton Adams - detenuto a Sing Sing e condannato a morte. Secondo la cronista, questo nuovo assassinio potrebbe rimettere in discussione il caso, e la polizia (nella persona del Tenente Poole) non si è espressa a tal proposito. Ney York Times, 16 gennaio 1925 

Io decido di giocarmi la carta del giornalista, e faccio appello alle mie conoscenze nel settore. Chiamo la redazione del New York Times, sperando di rintracciare un vecchio amico con il quale poter discutere degli omicidi menzionati sul giornale: il pensiero che possano essere collegati a quanto accaduto a Jackson mi inquieta. Non ho fortuna, ma il centralinista mi accorda ugualmente il permesso di visitare gli archivi della cronaca nera. Sarà una ricerca complicata, ma almeno è un inizio. Oscar Navarro ed Edward Alistair Hargrove verranno a darmi manforte, ci aspetta una giornata immersi tra polvere e ritagli di giornale.

Anne Winters e Margaret Rockefeller, invece, tenteranno la sorte nella speranza di recuperare una copia de "Le Sette Misteriose d'Africa" presso la biblioteca cittadina.

Ci separiamo, dunque, con l'intento di ricongiungerci per cenare insieme.

Giunti alla sede del Times, affacciata alla caotica Times Square,veniamo rapidamente indirizzati alla sezione dell'archivio dedicata alla cronaca nera. Si tratta di una materia ritenuta di serie B, in secondo piano rispetto agli articoli di politica, storia e filosofia che tanto vanno di moda oggi, e pertanto nessuno ci fa troppe domande sulle nostre reali intenzioni. Nell'archivio incontriamo, a sorpresa, proprio la giovane Rebecca Shosenburg. Rebecca è una ragazza apparentemente isterica, ci inonda con un fiume interminabile di parole e continua a borbottare tra se e se, ma ci è di grandissimo aiuto! Alistair, con la sua solita ingenua franchezza, le mette subito sotto al naso la mappa di Harlem costellata di timbri ed io colgo la palla al balzo ipotizzando un collegamento tra la posizione dei timbri ed i luoghi degli omicidi imputati ad Hilton Adams. La giovane reporter si illumina: dopo una breve ricerca, conferma la mia tesi: sulla mappa di Harlem sono stati marchiati i trenta luoghi che sono stati scenario degli altrettanti delitti! Scopriamo, inoltre, una curiosa coincidenza: la fase crescente della luna, ovvero quando ha in cielo la forma di una C, viene denominata "Argento Nero": proprio come il titolo dello spettacolo di Liz. Davvero buffo! Rebecca continua le sue analisi ed insieme realizziamo che tutti gli omicidi sono avvenuti attorno al ventesimo giorno del mese… ovvero quando la luna è nella sua fase calante. La reporter ci conferma che Hilton Adams è stato colto sul fatto, sorpreso nel luogo dell'ultimo (fino a ieri) omicidio con in mano un lungo coltello. La maggior parte delle vittime ha origini kenyote, mentre nessuno di esse era di etnia asiatica; Rebecca ci conferma che nessun omicidio ha avuto luogo a Little Africa, la zona della mappa sgombra dai timbri rossi… Chiedo alla Shosenburg se per caso ha delle foto dei corpi scattate sulle scene del crimine: la donna non ne ha, tutta la documentazione è stata consegnata dalla polizia al Professor Mordecai Lemming, incaricato dalla NYPD di stabilire se gli omicidi fossero di tipo rituale (l'uomo ha smentito la tesi attribuendo le morti a scontri tra gang di minoranze etniche, venendo encomiato dal distretto di polizia per il suo lavoro). Inoltre, la reporter si rende disponibile a cercare di metterci in contatto con la moglie di Hilton: solo tramite lei, infatti, possiamo sperare di riuscire a parlare con il carcerato. Vorrei potermi confrontare con lui, per cercare di scoprire qualcosa di più. In cuor mio inizio pensare che non sia lui l'assassino, oppure che agisse per conto di un'organizzazione che ha provveduto poi a sostituirlo con un nuovo sicario per portare a termine qualche oscuro compito. Questi omicidi non sono solo frutto della scelleratezza di un pazzo, penso che ci sia qualcos'altro sotto… qualcosa di terribile, ma che per la salvezza di tutti deve essere portato a galla e affrontato.

Si è fatto tardi: ringraziamo Rebecca per la sua disponibilità e ci dirigiamo verso il luogo di incontro pattuito con Margaret ed Anne. Ci incontriamo al Limbo, un tetro ristorante poco lontano da casa Rockfeller. Qui condividiamo le nostre scoperte, e le due donne ci mettono a parte di quanto da loro scoperto: la biblioteca cittadina, effettivamente, annoverava tra i suoi volumi anche una copia de "Le Misteriose Sette d'Africa", copia rubata due anni or sono. La bibliotecaria ricordava la copertina del volume, recante un simbolo ben preciso: lo stesso simbolo con il quale il buon Jackson è stato marchiato, un simbolo chiamato "La Lingua Scarlatta". Una coincidenza inquietante, ammesso di poterla definire tale. Mi sembra sempre più palese il fatto che il nostro amico Elias sia stato ucciso da qualche fanatico, appartenente ad una sorta di setta forse. Ma perché? Cosa aveva scoperto? Le nostre compagne inoltre hanno avuto occasione di consultare alcuni degli scritti del Prof. Lemming: forse varrebbe la pena di incontrare anche lui, questa storia degli scontri tra gang mi sembra una scusa atta a coprire una verità molto peggiore.

Finito di cenare, ci salutiamo: decidiamo di lasciare a Margaret un po' di intimità, non volendo approfittare oltre della sua ospitalità, e ritorniamo ai rispettivi alberghi. Anne ed Oscar alloggiano in una struttura di prim'ordine, mentre io ed Alistair, ben meno facoltosi, ci siamo dovuti accontentare di una stanza all'Hotel Alcazar, nella Midtown. Il tragitto verso l'Alcazar è tranquillo, sebbene incrociamo una moltitudine di brutte facce: New York è tanto sfavillante e sfarzosa quanto povera e maleodorante, ed il nostro albergo non ha proprio nulla di sfavillante e sfarzoso. È una struttura fatiscente, una sorta di ostello, che ci fa rimpiangere l'aria opprimente dell'appartamento di Margaret. Ad ogni modo, ci corichiamo confidando di poter riposare almeno un poco. Domani andremo al funerale di Jackson, sarà una giornata impegnativa.


Mi sveglio nel cuore della notte, allertato da un grido strozzato e da una serie di tonfi che sembrano provenire dal corridoio. Noto che Alistair non è nel suo letto, e temo subito il peggio. Mi alzo di scatto, uscendo dalla stanza in pigiama, non prima di aver infilato nelle braghe il mio coltello e la fida Smith & Wesson M1917. Seguendo il baccano, mi precipito verso il bagno del nostro piano e mi trovo dinnanzi ad una scena decisamente inaspettata! Il buon Alistair è avvinghiato ad un nero che stringe tra le mani un lungo coltello dalla lama lucida, i due si dibattono lottando sul pavimento, il nastro rosso che cinge la testa dell'aggressore giace srotolato a terra. Con un colpo di reni, il mio compagno riesce ad immobilizzare il manigoldo, per un istante, quel tanto che mi basta per seguire il mio istinto: sollevo il revolver ed esplodo un singolo proiettile .45 che, a distanza così ravvicinata, impatta con la testa del nero spaccando parte del cranio. Il farabutto stramazza a terra, morto sul colpo. Alistair appare gravemente ferito, corro alla reception imprecando ed urlo all'attendente di chiamare un'ambulanza che giunge dopo poco a sirene spiegate, accompagnando il mio compagno all'ospedale per le opportune medicazioni… è ferito, ma vivo e cosciente, si riprenderà. Torno di sopra e nascondo lo strano coltello ricurvo usato per aggredire Mr. Hargrove, e riconosco dunque l'uomo: era uno degli aggressori di Jackson, quel che rimane della sua faccia corrisponde con il viso fotografato ieri sera durante la loro fuga dal Chelsea Hotel! Mi precipito a perquisire il corpo: nel taschino dell'abito trovo una carta, con la medesima foggia del mazzo di tarocchi trovato nella camera di Jackson: è il 18. La Luna. Carta dei Tarocchi 

Non mi resta che aspettare l'arrivo degli agenti per la compilazione del verbale. Fortunatamente, di questi tempi, se un bianco spara ad un nero nessuno fa troppe domande.


1925, 17 gennaio, note sparse

Gli scienziati hanno confermato che il prossimo 24 gennaio sarà possibile osservare la prima eclissi solare del secolo in un continente occidentale. Vederla da New York, dove l'inquinamento luminoso è a livelli disumani, sarà difficile… a meno di recarsi sul tetto del Woolworth Building! A quanto pare l'associazione astronomica di New York City organizzerà un evento con il patrocinio di Erica Carlyle.

Andiamocene via da qui alla svelta, prima che arrivi la polizia!

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