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Dragons´ Lair

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Le Maschere di Nyarlathotep - Capitolo 3: Il Signore delle Larve

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Il soffio di Suck´ ka conduce gli investigatori ad un male antico

Gli investigatori arrivano a Puno, che li accoglie con il timore con cui si accoglie un cattivo presagio. Nayra sussurra antiche leggende e profetizza il cataclisma, si esplorano antiche Rovine Tiwanaku cercando di porre rimedio ad un errore compiuto secoli addietro: il Padre de Los Gusanos deve essere di nuovo imprigionato!

La sessione si apre con l'immagine di due cacciatori in cammino in una giungla nebbiosa, sono padre e figlio. Improvvisamente, un enorme felino sbuca dal nulla e trascina il padre con se… è un temibile Yamapuma!

Dal diario di Nicholas "Nick" Carter

1919, 22 gennaio

Il viaggio da Lima a Puno dura tre giorni, stranamente tranquilli visti gli ultimi accadimenti.

Arriviamo a Puno la sera del 22 gennaio 1919, ad accoglierci troviamo il freddo pungente e l'aria rarefatta dovuta all'altitudine: siamo a più di 3800 metri sul livello del mare!

Puno è una piccola cittadina di montagna, con strette viuzze che si inerpicano sul pendio seguendone l'inclinazione naturale, circondata da campi di mais: l'unica semente che sembra attecchire bene in queste zone… La cittadina si specchia sul Lago Titicaca. Ad osservare bene, Puno si estende fin sulla superficie del lago, sul quale galleggiano abitazioni costruite su piattaforme di legno. La gente del posto vive in stretta comunione con il lago, a quanto pare.

Jackson è già stato qui, ci conduce con sicurezza fino ad una piccola pensione e ci suggerisce di andare a cercare Nayra, la guaritrice, per farci dare un rimedio contro il mal d'auto che ha colpito alcuni di noi durante il viaggio. Sono circa le 19:00, il sole è calato all'orizzonte. Mr. Hargrove decide di trattenersi in hotel con Jackson, per riposare.

Camminiamo tra i vicoli, salendo e scendendo tra vicoli e gradinate, ed arriviamo ad una piazza variopinta. La gente del posto che incrociamo sembra guardarci con ostilità! Chiediamo indicazioni ad un vecchio, con l'aiuto di Oscar che si presta come interprete. Il vecchio dice che il nostro arrivo a Puno è un cattivo presagio: dove arriva l'uomo bianco, arriva anche il "morbo bianco"… il vecchio ci racconta, grazie all'intercessione di Liz, che di recente a Puno stanno sparendo delle persone. Dapprima uomini forti ed in salute, ma ora anche donne e gracili bambini! Non ci mettiamo molto a capire che il "morbo bianco" altro non sono che questi kharisiri che abbiamo già incontrato a Lima: con voracità si sono sfamati degli uomini più succulenti ai loro occhi ed ora, animati da una fame insaziabile, sono passati a prede meno… prelibate.

Mi sento tirare la giacca: è un bambino, che osserva incuriosito la mia Leica e mi chiede di essere fotografato. Accetto di buon grado, e lo immortalo in un fotogramma che lo ritrae sorridente, ma con una singola lacrima che scende dai suoi occhi vivaci di fanciullo. Il vecchio ci dice che quel bambino è Ignacio, sua madre ed il suo fratellino sono spariti da qualche giorno ed ora è orfano. Chiediamo al vecchio dove trovare Nayra, ma si rifiuta di rispondere e ci dice solo vagamente che la guaritrice è stata nascosta per proteggerla. Per fortuna Ignacio, tirandomi per la manica, dice "Mamacota": una parola che gli andini usano per chiamare la Santa Madre Vergine di nostro Signore, ma che le usanze pagane associano anche al Lago Titicaca: esso è la grande madre dalla quale sgorga la vita. Capiamo dunque che Nayra si nasconde tra le abitazioni al lago… Dono ad Ignacio una tavoletta di cioccolato raffinato e zuccerato, che mangia soddisfatto, e ci avviamo poi verso la città sul lago. Durante il cammino faccio molte fotografie a questa bella cittadina, ricca di angoli nascosti e di sorrisi celati da una coltre di paura latente. Uno dei locali dona a Liz un amuleto che a suo dire la proteggerà: ha la forma di un felino dal manto nero… uno Yamapuma!

Sulle sponde del Titicaca incontriamo anche Alistair, che era già lì ad attenderci come se sapesse dove fossimo diretti. Che strano vecchio. Delle passerelle permettono di accedere alle abitazioni galleggianti, e non ci mettiamo molto ad individuare una porta riccamente ornata da figure in terracotta e sorvegliata da un giovanotto che ci blocca il passaggio. Fortunatamente il nome di Jackson Elias ci spiana la strada: esso è amico di Nayra e lei attendeva il nostro arrivo!

L'anziana Yatiri ci accoglie in modo inaspettato: scherza con Alistair, convincendolo a sgranocchiare un pezzo di legno e deridendolo. Si concentra poi su Anne: secondo l'anziana, il dottorato di Anne è assimilabile ad un percorso spirituale tra le anime, e la sua mentore (la prof.ssa Miriam) è una sacerdotessa! A Margaret, infine, dona un piccolo oggettino discoidale e le dice di ricordarsi chi è veramente quando, guardando Mamacota, vedrà solo oscurità. Le sue parole ci confondono e ci fanno pensare che forse ha qualche rotella fuori posto. Nayra ci concede tre domande, essendo molto tardi è stanca e desidera coricarsi. Come prima cosa le chiediamo come entrare nel sacrario Tiwanaku, ed ella ci risponde che il luogo è ben protetto dal vento di Suck' ka, il quale soffia attraverso una muraglia costellata di fischietti del sacrificio che diffondono nell'aria una cacofonia di urla terrificanti che tengono lontani i malvagi: dobbiamo dunque tentare di accedere al tempio mentre il vento soffia, in quanto in quel momento i kharisiri saranno incapacitati a seguirci. Ci indica poi due possibili accessi al sacrario: il più rapido ma anche il più arduo è un comignolo che scende verticalmente nel sottosuolo, mentre il più pianeggiante richiede di camminare tra i morti. Chissà cosa vorrà dire… arrivare al tempio può essere difficile: occorre seguire li cammino di Montezuma. Capiamo che dovremo affidarci alla moneta ritrovata da Larkin, in qualche modo ci guiderà.

Le domandiamo poi quale sia lo scopo del sacrario: Nayra sorride asserendo come per noi uomini bianchi il "come" venga sempre prima del "perché"! Ci racconta, dunque, la leggenda di Echeco: quando il raccolto giunse allo stremo, le Yatiri non si rivolsero alle divinità ma guardarono alle stelle: allora il dio delle mille maschere si presentò loro indossando la maschera del Padre de los Gosano, il padre dell'abbondanza e dei piaceri. Inizialmente sembrò essere una figura benigna, ma ben presto divenne chiaro che il suo intento era divorare ogni cosa, rivelandosi per ciò che era: il Padre de los Gusanos, il padre delle larve, che ammorbava il mondo con la sua pestilenziale presenza. Echeco convinse il Padre che la vera fonte del nutrimento si trovava fuori Puno, all'interno di una piramide eretta appositamente. Il Padre, spinto dalla voracità, credette ad Echeco e si recò al luogo indicato… lì Echeco riuscì a sigillare l'immonda entità nel sottosuolo, segregandola con sacre iscrizioni incise in una vena d'oro. Per i peruviani quell'oro non aveva alcun valore, ma per l'uomo bianco… Dunque, Figueroa fece questo: trafugando la lastra d'oro ruppe il sigillo che teneva imprigionato il Padre delle Larve nella piramide! E' chiaro che il nostro compito ora è rimettere le cose a posto, ripristinando l'antico sigillo.

Nayra ci suggerisce di passare la notte nella sua abitazione, in quanto "molti occhi sono su di voi e l'artiglio dei Kharisiri si avvicina!". Tuttavia, avendo lasciato i nostri averi alla pensione e non desiderando correre il rischio di perdere la lastra d'oro o gli altri preziosi reperti, io, Liz ed Anne decidiamo di tornare a recuperare i nostri bagagli e di avviare Jackson del pericolo

Fuori dalla tenda, Puno è profondamente mutata: è ora una città fantasma, tetra ed ostile, che sembra celare pericoli inenarrabili. Arriviamo alla pensione indisturbati e troviamo Elias profondamente preoccupato per noi: sono infatti le due di notte! Il tempo, quando si parla di antiche leggende, sembra dilatarsi in modi oscuri… Un rumore cattura la nostra attenzione: fuori dalla pensione troviamo due figure terrificanti ad attenderci: due kharisiri orrendamente sfigurati… sono una donna ed un bambino dal ventre gonfio: la madre ed il fratellino di Ignacio. Lo scontro è rapido e brutale, abbatto la madre con un colpo di pistola dopo che Anne l'ha pugnalata, e Jackson mette fuori gioco quello che un tempo era un bambino, ma Liz viene gravemente ferita! Ci precipitiamo da Nayra e grazie al suo aiuto prestiamo le prime cure a Liz: non morirà, ma la grave ferita la debiliterà ancora per giorni ed una cicatrice circolare, il morso del kharisiri, resterà per sempre impressa sul suo ventre.

Durante la notte, al sicuro nell'abitazione della vecchia Yatiri, sviluppo il rullino ormai esaurito della mia macchina fotografica. Tra gli scatti di Lima e di Puno, due mi resteranno per sempre impressi nella mente: la fotografia di Ignacio, con quella lacrima a solcargli la guancia ed una figura sfocata sullo sfondo che somiglia in modo inquietante al suo fratellino kharisiri; ed il fotogramma rubato a Larkin durante la lotta nella stanza dell'Hotel España… un frammento ritraente una creatura che non saprei come definire, la cui sola esistenza va oltre la mia comprensione.

L'indomani, ci mettiamo in viaggio di buonora. Seguendo la moneta di Montezuma, ci incamminiamo verso la piramide seguendo il soffio di Suck' ka. Viaggiamo camminando a passo sostenuto nella giungla, con due asini al seguito carichi dei nostri bagagli. Secondo la tradizione locale, Suck' ka è il soffio prodotto dai Machu Kuna, scheletriche creature dalle fattezze di tigre che dimorano nelle grotte sulle montagne. A sorpresa, tra i suoi effetti personali Liz trova un disco di vinile firmato dal marito: un dono inatteso, ed un oggetto bizzarro da portare in una spedizione d'avventura! Ancora più bizzarro, però, è il fatto che Jackson ha con se un grammofono portatile: dice di usarlo per registrare la sua voce quando ha idee per i suoi libri… assembliamo lo strumento e mettiamo il disco sul piatto, ma non ne esce della musica bensì la voce di un uomo. Sembra essere la registrazione di una delle sedute dei pazienti del marito di Liz, che in passato ha esercitato come psicologo. Un tale Roger Carlyle, abbiente newyorkese, racconta a Robert (il marito di Elizabeth) della sua giovinezza irrequieta e di una donna incontrata nel 1918 per la quale perse la testa. La sua presenza risvegliò in lui emozioni sopite, facendogli intravedere una via di redenzione. Spinto da un impulso forse folle, Carlyle decise di organizzare una spedizione alla ricerca di risposte, un pellegrinaggio interiore, alla ricerca di verità celate sul caos che sembra dominare il nostro mondo.

Ascoltando con attenzione, mi rendo conto che Suck' ka soffia dal tramonto all'alba: la notte, dunque, sarà il momento in cui esso ci darà la protezione necessaria per tentare di penetrare indisturbati nel santuario Tiwanaku. Man mano che ci avviciniamo alla nostra meta, le urla dei fischietti del sacrificio a protezione della piramide si fanno via via più distinguibili…

Il secondo giorno ci troviamo di fronte ad una ripida parete rocciosa, che dobbiamo necessariamente scalare. Abbandoniamo i muli, raccogliamo l'indispensabile e lo riponiamo negli zaini, poi affrontiamo la scalata. Oscar è il primo di noi ad arrivare in cima, mentre la mia gamba mi gioca un brutto scherzo: incespico e scivolo, ruzzolando per parecchi metri contro la dura roccia. Oscar avrebbe potuto aiutarmi, mi ha visto cadere, ma invece sceglie di voltarmi le spalle e di avventurarsi da solo sul crinale. Me la pagherà!

Apprendiamo in seguito, una volta arrivati in cima, che Oscar ha visto la sua preda: lo Yamapuma. La possente bestia si è fatta seguire docilmente, guidandolo attraverso un passaggio che ci ha risparmiato un intero giorno di cammino: ora siamo in vista della piramide! Tuttavia, la vendetta bramata da Oscar ha la meglio sulla ragione e decide di sparare al maestoso felino, che sembra accettare con docilità la sua fine. Che spreco terribile, questa creatura sembrava innocua per l'uomo ed intenzionata in qualche modo a proteggerci e guidarci, ho la sensazione che permettere ad Oscar di consumare la sua vendetta sia stata una scelta decisamente errata. Liz, in un momento di fede, raccoglie il sangue della creatura e se lo spalma sulla ferita: istantaneamente viene guarita ed anche il suo viso riprende colore. Abbiamo assistito ad un miracolo?

Da lontano, vediamo due kharisiri gonfi di grasso succhiato via dalle loro prede. Le creature barcollano verso la sommità della piramide, solcata da una grande spaccatura, una crepa che sembra penetrare fin nelle sue viscere. Le orride creature vomitano il grasso raccolto dentro la crepa… come se stessero nutrendo qualcosa! È disgustoso! I due kharisiri, poi, si allontanano dall'altro lato dell'edificio, sparendo dal nostro campo visivo. Cala la notte, è tempo di agire. Il vento porta con sé le orride urla dei fischietti tiwanaku di cui sono costellate le mura di cinta del sacrario, e le minacce di Luis De Mendoza: sa che siamo qui, attende che Suck' ka si quieti per iniziare la sua caccia!

Sorteggiamo il percorso da intraprendere per inoltrarci nella piramide: il fato ha scelto per noi un cammino tra i morti. E così, ci caliamo in una fossa nella quale i kharisiri sembrano avere gettato le loro vittime per secoli e secoli: corpi freschi giacciono su pile d'ossa scricchiolanti, in un miscuglio indicibile di membra e fluidi corporei, la puzza di decomposizione ammorba l'aria ed alcuni di noi non riescono a non vomitare. Avanziamo lungo una serie di stretti corridoi, che ci portano via via più in profondità. Arriviamo in una stanza ornata da iscrizioni, sul pavimento si trova la statua in frantumi di un grosso felino: uno Yamapuma! Alistair si concede qualche istante per studiare le iscrizioni antiche ed apprende una grande verità: lo Yamapuma è uno spirito purissimo che veglia sugli uomini, ponendosi tra loro ed i figli del Padre de Los Gusanos: Oscar ha ucciso un alleato! Inoltre, viene recuperata una memoria terribile: la consapevolezza che il felino non ha ucciso il padre di Oscar, bensì ha salvato quest'ultimo dalla mente ormai piegata di un uomo posseduto dalla fame dei kharisiri: lo stava conducendo al tempio, affinché divenisse un sacrificio per il Padre delle Larve! Nella sala successiva, due kharisiri giacciono a terra in posizione fetale, immobili: sono le due creature che abbiamo visto da lontano, ora smunte e senza forze. Una di esse ha le sembianze del padre di Oscar! Jackson interviene, vedendoci raggelati: pone fine all'esistenza dei mostri, esortandoci a continuare.

Individuiamo la vena d'oro che solca la parete della piramide, attraversando diverse stanze che percorriamo rapidamente. Scatto delle fotografie a tutto ciò che sembra di interesse, tra cui un trono adorno di simboli incomprensibili. E meno male: il trono nascondeva una vecchia mummia che, animatasi, ha tentato di aggredirci. La sconfiggiamo rapidamente e proseguiamo.

Giungiamo infine nella sala in cui la vena d'oro si interrompe: un crepaccio ci separa dalla parete che dobbiamo raggiungere, sul fondo del quale scorre, tre metri più in basso, un purulento fiume di grasso lattiginoso e nauseabondo. La mente di Anne gioca un brutto scherzo: la pressione è troppa, l'angoscia della piramide la schiaccia e la sua forza di volontà cede… la caparbia esploratrice, finora sempre pronta a gettarsi nella mischia, inizia a straparlare: chiama la sua mentore a gran voce, dice di doversene andare ed inizia a dirigersi verso l'ingresso della piramide! Liz la insegue, tentando di fermarla ma senza grossi risultati. Il vento di Suck' ka cessa improvvisamente, e rumori provenienti dai corridoi che abbiamo percorso ci fanno intendere che il malvagio De Mendoza si sta dirigendo rapidamente verso di noi… se dovesse raggiungerci, sarebbe la fine, ed Anne sta correndo proprio verso di lui.

Con grande prontezza di spirito, Mr. Hargrove getta il cuore oltre l'ostacolo e si offre per tentare l'impresa: recuperanti dal nostro armamentario un paio di picozze da scalata, salta al di la del crepaccio e si avvinghia miracolosamente alla parete. Sfruttiamo la fune di sicurezza che si era legato in vita come una teleferica, per far giungere a lui la barra dorata da ricollocare al suo posto. Dalla fessura sulla parete creatasi lì dove un tempo era collocata la lamina d'oro provengono luci e suoni ultraterreni, ma Alistair resiste alla tentazione di sbirciarvi attraverso ed adempie al suo dovere: nell'istante esatto in cui la barra d'oro torna al suo posto, la vena che percorreva le pareti delle sale si illuminano rischiarando l'ambiente, e suoni gutturali e soffocati si odono dalla stanza al di la del muro; un rombo scuote la piramide. Il soffitto sembra sgretolarsi sopra alle nostre teste, le pareti tremano… sta per crollare tutto! De Mendoza, giunto quasi a tiro delle nostre due compagne, si porta le mani al petto invocando il Padre de Los Gusanos, poi si accascia a terra disgregandosi in un fetido cumulo di larve. Il tempio inizia ad allagarsi, dal sottosuolo emerge un fiume d'acqua purificatrice che sigillerà la piramide ma che potrebbe farci annegare tutti. Fortunatamente, aprendo l'ultima porta rimasta nella sala scopro una rapida via di fuga verso la superficie: mai l'aria della notte e la luce della luna mi sono sembrate tanto confortevoli e rassicuranti! Ci precipitiamo al di fuori del tempio, tutti interi (o perlomeno vivi).

A Puno veniamo accolti come eroi, coloro che hanno debellato il morbo bianco, Nayra cura le nostre ferite del corpo e dello spirito mentre racconta alla sua gente le nostre gesta. Apprendiamo che, in tutto il Perù, i Kharisiri hanno fatto la stessa fine di De Mendoza: sembra essere finalmente tutto finito! L'influsso malefico del Padre de Los Gusanos è cessato.


Sei anni sono trascorsi da quando ho vergato le ultime parole in queste pagine. Da allora ho girato il mondo, accettando ogni incarico come freelance, animato non solo dalla consueta curiosità che mi spinge da sempre a viaggiare ed visitare ogni luogo immortalandone le bellezze sulla pellicola: ora a spingermi a recarmi negli angoli più remoti del nostro mondo vi è anche l'implacabile bisogno di trovare una spiegazione e delle risposte: ancora non mi capacito di quanto ho vissuto in Perù nella primavera del 1919, devo capire quello che è successo, trovare una spiegazione a ciò che ho visto, desidero apprendere quali oscuri poteri hanno animato i maledetti kharisiri. Ho visto con questi occhi cose che avrebbero condotto altri uomini alla follia, ed io stesso stento a credere che sia stato tutto reale. Forse, prima o poi, troverò qualche indizio, qualche risposta o qualche antico reperto capace di dare risposta ai miei dubbi… Tra noi membri del gruppo formato da Larkin abbiamo mantenuto un rapporto cordiale ma distaccato: dopo gli avvenimenti vissuti in America Latina ognuno è tornato con gioia alle sue faccende, ci scambiamo qualche lettera di circostanza di tanto in tanto ma non ho più visto nessuno di loro. Eppure qualcosa ci accomuna ancora: le lettere di Jackson Elias, che di tanto in tanto arrivano ricordandoci che tutto questo è successo davvero. Egli ha trasformato la nostra disavventura in un romanzo che ha riscosso un discreto successo, rendendolo un uomo abbiente.

Ora, alle porte del 1925, Mr. Elias ci invita a raggiungerlo a New York per riferirci qualcosa di importante circa alcune persone su cui sta indagando. 

Noi sei giungiamo tutti all'hotel la sera concordata, ma Jackson non si fa vedere. Una sensazione di inquietudine si impadronisce dei nostri cuori: decidiamo di fare irruzione nella sua camera, e… Non so come descrivere lo spettacolo sanguinolento che si è svelato ai nostri occhi: sangue sulle pareti, sui pavimenti, ovunque. E, riverso sul letto con il ventre squarciato, Jackson. Morto.

Se la mente mente, il tempo non mente mai. Ed il tempo di Alistair non mente!

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