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I grandi nomi


Xolum

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gli imperatori della pirateria
A capo delle grande ciurme uomini dall’immensa potenza governano, chi col pugno di ferro e chi con modi molto più gentili e diplomatici, tanto che alcuni se non esistesse la minaccia del governo diverrebbero immediatamente pirati.

“Non c'è niente di più disperatamente monotono del mare; non mi stupisco della ferocia dei pirati.”

 

 

Galvahon Kaan: il pirata di ferro
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Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e che non fa nulla per liberarsi, è veramente uno schiavo. Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lotta per liberarsi già non è più schiavo, ma uomo libero.
(Vladimir Lenin)

Galvahon è considerata una delle più grande minacce che esistano al mondo, sin dalla sua nascita è stato un ragazzo problematico, sicuramente letale. Uccise la madre nascendo e poco dopo, ancor prima di saper davvero parlare rivelò un talento straordinario nella magia che riusciva a dominare con una facilità sconvolgente. Questo aasimar fu sequestrato e portato in accademia dove in pochissimo tempo divenne una belva, non gli era stata insegnata grammatica, non gli era stata insegnata musica, arte, diritto, se ne stava tutto il tempo in una gabbia con a malapena lo stazio per rigirarsi venendo sbattuto fuori in caso di combattimento. Era un mostro magico con sembianze umanoidi, con le sue pistole uccideva chiunque non avesse lo stemma delle isole ben visibile, con la sua magia distruggeva ogni costrutto, ogni uomo innestato o ogni fonte metallica troppo vicina a sfiorarlo. I  suoi poteri in pochissimo tempo diventavano sempre più incredibili, il suo controllo sul metallo era tanto elevato da permettergli di accartocciare un golem di ferro come un grosso forzuto avrebbe fatto con una lattina al solo tocco, poteva strappare le armi in metallo dei suoi nemici indipendentemente dal loro numero per usarle contemporaneamente. Se non si fosse mai ribellato sarebbe stata un’arma grandiosa per il governo delle isole, ma si sa: le ultime parole famose. In tutti quegli anni l’unica cosa a cui la bestia di ferro aveva prestato attenzione era un oggetto non metallico, una bambola di pezza regalatagli per il nono compleanno, il suo unico giocattolo datogli quando era ormai adulto. Lo teneva sempre stretto contro la sua pelle bianca come il latte, ma un giorno una palla di fuoco lanciata per errore lo colse di sorpresa distruggendo il suo giocattolo. La bestia distrusse la base, compresse tre corazzate nelle dimensioni di un auto e fuggì solitario nel mare. Spari per decenni, e poi la bestia di ferro tornò a mostrarsi. La sua pelle era rivestita da talmente tanti tatuaggi da sembrare omogenea, i suoi occhi erano divenuti metallici, sapeva parlare, sapeva creare strategia, era intelligenti, camminava ora in postura eretta ed era dotato di tutta la forza che possedeva quando era schiavo. Il suo potere è tanto elevato che viene considerato uno degli imperatori dei pirati pur non possedendo una vera e propria ciurma, per averla gli basta trovarne una e sequestrarla per un paio di giorni o il tempo che gli serve. Non cova rabbia, non vuole distruggere le isole, ma ha il potere di farlo, totalmente da solo, per questo è considerato una minaccia tra le più grandi.

Kahama lopetha: il corsaro maledetto

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Chi crede che con il denaro si possa fare di tutto è indubbiamente pronto a fare di tutto per il denaro.
(H. Beauchesne)

Al contrario di molti suoi simili Kahama ha vissuta una bella infanzia, breve, ma felice. La sua famiglia era piuttosto povera e lui era tanto gracile e incapace di usare la magia che neppure il governo si interessò a lui. La sua salute era così tanto cagionevole da averlo fatto morire e tornare indietro almeno due-tre volte. Poi raggiunta la matura età trovò una cosa in cui era capace, scrivere. Nonostante la paga fosse pessima per il colore della sua pelle e gli articoli fossero messi sempre alla fine di ogni possibile giornale la sua passione aumentava e aumentava, scriveva articoli di cronaca nera, alle volte sulla politica, uno di cui si vergogna ancora oggi sull’intimo femminile. Il problema fu quando superò la soglia del permesso e andò ad accusare un gruppo di ufficiali di ignorare volontariamente il traffico di mostri che uscivano da Havana, non la presero bene. In poco tempo fu costretto a mendicare, finchè non gli venne fatto un dono, forse da Kanaka stesso. Una piccola e fragile moneta d’oro zecchino leggermente bruciata su un lato. Quando viene lanciata il fato di chiunque viene a cambiare, può essere tanto fortunato da vede sacchi d’oro cadergli davanti dal cielo, o tanto sfortunato da essere colpito da questi. Col tempo divenne bravo ad usare questa moneta. Come ogni uomo in cerca di fortuna (anche se l’aveva letteralmente in mano) prese il mare dove in poco tempo si creò una ciurma abbastanza ampia mossa solo da un grande motore: il denaro. Gli piaceva essere ricco, insomma tutta la sua forza sta in una moneta, perchè non provare a collezionarne altre. Ora la sua ciurma ,gli Oronero, è la più vasta tra tutte le isole e sicuramente quella più ricca avendo nelle varie basi delle città dimensionali con una borsa in grado di reggere i confronti con quella di Honua.

Holune Puko: la dolce morte

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Una cosa è certa: il peggiore dei pompini sarà sempre meglio, per dire, della più profumata delle rose… del più fantastico dei tramonti. Delle risate dei bambini. Io non credo che leggerò mai una poesia bella quanto uno di quegli orgasmi che ti mandano a fuoco, ti fanno venire i crampi al culo, ti inondano le budella. Dipingere un quadro, comporre un’opera, sono tutte cose che fai per riempire il tempo tra una scopata e l’altra.
(Chuck Palahniuk)

Holone è una cattiva ragazza, o meglio, una ragazza che stravede per se stessa e considera chiunque solo come un aiutante, un nemico o qualcuno da fottere. La sua storia forse normale per una piratessa, figlia di un pirata il capitano Kihomon Puko, ereditò la sua intera ciurma all’età di vent’anni quando suo padre morì. Una donna molto particolare, ama alla follia i concetti gnomici dei colori che sfrutta al massimo per nascondere il suo albinismo, un desiderio sessuale quasi insaziabile per cui spesso viene chiamata la put*ana dei mari (chiunque osi chiamarla così di fronte a lei è un uomo morto) o per cui nacquero leggende riguardo a certi servizietti fatti agli uomini prima di ucciderli o nel mentre, uno spiccato senso dell’umorismo e infine quella che per lei è la sua bandiera: l’amore folle per i dolci. La sua ciurma è per lo più governata dagli alti ufficiali, i suoi mariti alla fine, mentre lei passa il tempo a fare le cose più normali del mondo nel modo meno normale del mondo. Si raccontano cose come far ridere dei piccoli bambini fino a ucciderli di asfissia, scrivere poesie con le budella nei nemici uccisi, dipingere tramonti usando come pennello un coltello e come tela il petto di un uomo ancora vivo, dar fuoco ad una foresta solo per poter giocare a golf, ordinare la rottura di molti bacini soltando per poter registrare quei suoni e sciverci una canzone. Le storie peggiori però riguardano tutte la sfera sessuale dove donne, uomini, bestie, draghi, aberrazioni, costrutti e folletti sono stati vittima della sua fame, costretti al sesso legati dai suoi capelli vivi come serpi fino alla morte, una morte inevitabile, una dolce morte. I pirati della Luna sono la sua ciurma fedele e forse è una fortuna che col passare dei tempi sia diventata sempre più composta da ragazze vergini o comunque persone col minor desiderio sessuale possibile, altrimenti vista la capitana sarebbero morti tutti per saziare la capitana. Risulta essere l’unico imperatore fedele ad un dio, Moana.


Moalanai Bupoi: l’uomo delle tre flotte

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Si sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati.
(Isaac Bashevis Singer)

Forse il più umano tra gli imperatori, nonostante il sangue corrotto dal dio della vita. Figlio di Howasuma è secondo tutti la sua copia. Entrambi sono uomini dall’indomabile potenza fisica, in grado di resistere a cadute di migliaia di metri senza un graffio, affrontare le bestie più aberranti e distruggere ogni creatura sfruttando il caro vecchio martello di famiglia, il suo pugno lucente distrugge ogni cosa e non sembra avere punti deboli. Anche la sua etica si rifà a quella del padre, le donne sono esseri utili solo alla procreazione, i nani sono incredibili costruttori ma poco altro, gli elfi servono come diplomatici, istruttori e arcanisti, gli halfling servono per lavori di furbizia, a fare facciata e a domare bestie mentre gli gnomi coprono i ruoli non presi dagli altri. La società è perfettamente organizzata, ricca, potente, un orologio perfettamente sincronizzato, pulito e mantenuto. Gli affari degli Alabianca, la sua ciurma, sfociano in ogni settore come a coprire una effettiva società, chi è al di fuori del proprio ruolo rovina il meccanismo sociale e merita espulsione o morte. Viene definito come l’uomo delle tre flotte per come sono organizzati i propri uomini, precisi anche loro tutti con precise idee e ideali, tanto efficienti da sembrare lavorino il triplo del normale e uccidano il triplo del normale. Nel senso effettivo del termine gli Alabianca sono anche la seconda ciurma per numerosità e la terza per potenza, gli unici con ancora reminiscenze della guerra e che si impegnano a ribaltarne gli esiti distruggendo le federazione nonostante siano passati ben tre secoli dal cannone e il re folle. Infinite speculazioni sono sorte sul fatto che Moalanai potrebbe essere solo il padre tornato bambino per effetto della magia, ma ancora più speculazioni sono fatte sulle sue nove mogli: intoccabili regine sempre gravide e uniche in grado di comandare nonostante il loro sesso in quella che è la ciurma dalle mille e più schiave. Un fatto poco noto a tutti è l’estremo purismo dei membri della ciurma degli Alabianca dove mai nessuno è stato visto con un singolo innesto, considerato da loro come un concetto peccatore che rovina la razza e la specie.

 

 

 

i grandi arcidruidi
in ogni società druidrica esiste la legge del più forte, in un mondo come Honua la forza è ancora piùù importante poichè anche solo sopravvivere rappresenta un ostacolo che fermerebbe molte delle persone più potenti delle città. La natura selvaggia e crudele genera ogni giorno mostri in grado di mietere vittime, questi arcidruidi non solo sono abbastanza forti da combatterle ma anche da dominarle e sfruttarle come arma nella loro crociata contro la tecnologia.

La natura non ha fretta, eppure tutto si realizza.
(Lao Tzu)

 

Tebaid Dir: Il monte gentile

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Guarda gli alberi, guarda gli uccelli, guarda le nuvole, le stelle… e se hai occhi potrai vedere che l’esistenza intera è ricolma di gioia. Ogni cosa è felicità pura. Gli alberi sono felici senza alcun motivo; non diventeranno primi ministri o presidenti e non diventeranno ricchi – non hanno nemmeno un conto in banca! Guarda i fiori. È incredibile come siano felici i fiori – e senza alcuna ragione.
(Osho)

L’unico dei quattro arcidrudi ad essere nato come selvaggio. Si presenta come uno dei più brutti oreadi mai esistiti, anche lui ride di ciò. Un grosso omone dalla pancia gonfia come un cocomero con gambe corte e tozze, dita dei piedi rovinate e con un dito in più rispetto alla norma, braccia lunghe, molto lunghe, che arrivano quasi a terra quando eretto come quelle di un orango, ricoperte da una peluria cristallina color verde spento. La sua schiena è coperta di muschi, gemme, terriccio e spuntoni acuminati. Il volto sempre sorridente è grande e largo con una barba d’edera che scende fino al bacino, un naso grosso e largo e occhi color argento piccoli e gentili. Ama essere enorme e per questo si è meritato il suo soprannome di monte gentile stando per lo più sotto forma di colossale blocco di pietra osservando dall’alto i suoi territori. Nonostante questo aspetto tanto brutto la sua aura buona e gentile gli ha permesso di penetrare nel cuore di molte selvagge, si contano centodiciotto mogli ufficiali e ognuna ha almeno un paio di figli e figlie. Anche se si può pensare che un druido non sia comune alla tecnologia ha generato dei blocchi di legno magico in cui è racchiusa la sua intera biografia (scritta da una delle figlie) e distribuita alle città in modo che questo potesse comprendere che la natura non è malvagia. Fin dalla prima infanzia si è dimostrato abbastanza forte da combattere, molto robusto e in grado di calmare ogni animale solo con la parola. All’età di quattro anni aveva già domato vari animali compreso quello che sarà per sempre il suo animale compagno un grosso urside dalla pelliccia argentata con tracce celestiali nel suo sangue. Agli otto anni salvò la vita a uno zeppelin che sorvolava la foresta e stava per essere attaccato da uno Xorm volant, creatura che potrebbe dare problemi a molti plotoni. A vent’anni riusciva a dominare al massimo la sua magia collegandosi con gli elementi a tal punto da poter interloquire con signori elementali, aveva già tre mogli allora. Ora ha quarantacinque anni, è succeduto da appena  cinque anni come signore della giungla al padre e si è chiuso tra cicli di meditazione e riflessione vicino all’albero di Kanaka divulgando come unica informazione “sta per sorgere chi di cuori ne possiede tre, nessuno di questi batterà”.

Vorux Axa: La danzatrice del fuoco

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Nella fiamma il tempo stesso si mette a vegliare. Sì, chi veglia davanti alla fiamma non legge più. Pensa alla vita. Pensa alla morte. La fiamma è precaria e vacillante. Questa luce basta un soffio ad annientarla, una scintilla a riaccenderla.
(Gaston Bachelard)

Nessuno si sarebbe aspettato che ci fossero due bambine a regnare il mondo, e se la giovane Kaiulani governa le isole è invece affidata la natura a Vorux Axa, il cui vero nome è Lakanae. Questa giovane, anzi giovanissima Ifrit è in grado di combattere contro temibili mostri e creature nonostante sia soltanto una dodicenne. La sua forza fisica è limitata rispetto ad altri druidi e arcidruidi ma tra questi è sicuramente la più carismatica e furba. Piccola e gracile si mostra sempre in una forma diabolica con i suoi occhi di terrore e la sua pelle nera come cenere come a simboleggiare che anche una come lei, una singola scintilla, possa distruggere tutto. Gli altri druidi la considerano una buona capa anche se dimostra numerose lacune su esperienza e versatilità. La giovane è però supportata da un concilio druidrico che svolge numerose funzioni al posto suo in modo da permetterle di godersi un’infanzia felice e di sfogare quel potere che scorre nelle sue vene giudicato come aberrante e distruttivo dai testimoni governativi. Si dice che questa bambina sia in grado di una magia fin troppo potente per le sue capacità, che il suo soffio possa distruggere barriere e i suoi artigli possano tagliare in due anche cose costruite per non essere tagliate dai mortali. Alcuni registrano di averla vista danzare nella notte luminosa più di una stella circondata da tante sfere infuocate che danzavano insieme a lei componendo una musica di luce e distruzione titanica. Anche lei negli ultimi mesi meditabonda risiede nelle fresche valli vicino Lana profetizzando il futuro. “Il giorno senza sole avrà luogo quando il lamento del padre risveglierà chi deve essere risvegliato”

Nibilia Mohuni: Il contemplatore dei laghi

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Il lago era immerso nel silenzio, come se avesse inghiottito tutti i rumori. La superficie sembrava uno specchio, s’increspava a ogni soffio di vento. Si sentiva soltanto, ora alto, ora basso, il canto degli uccelli.
(Banana Yoshimoto)

Nabilia è un arcidruido freddo come il ghiaccio ma tranquillo, garante della legge tra le comunità selvagge è sempre presente vicino ad uno dei laghi o dei fiumi delle isole, forse colui che manifesta più odio per la tecnologia dimostrando sempre un certo astio per ogni oggetto meccanico dopo aver abbandonato la sua carriera di costruttore e inventore. Questo Undine piuttosto fragile dalla pelle fresca e i capelli neri è il maestro spirituale di molti dei più feroci selvaggi, insegna per lo più la via dell’ordine e della natura al massimo delle sue potenzialità, come il freddo e la pioggia siano in grado di logorare tutte le creazioni dei senzienti mentre lo spettacolo della natura vive un ciclo di rinnovo costante. Conosce così bene la tecnologia su cui ha lavorato per i primi cinquanta anni della sua vita da poter essere considerato ancora più una minaccia, le sue lance ghiacciate precise come proiettili colpiscono solo le parti funzionali delle macchine lasciando in vita tutti gli uomini perchè sia la natura a mostrar loro la vera via o a ucciderli se la negano. Si racconta che sia uno dei pochissimi ad essere sopravvissuto ad un Taniwha, anche se questo gli portò via una gamba. Negli ultimi mesi tranquillo sta immerso nel fiume Koulituka e dalle sue parole è uscita la terza profezia: “Uno verrà a creare il suo nuovo regno, l’altro distruggerà gli altri.”

Krei Hililili: la furia del vento

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In montagna durante un temporale penso che sia la terra a chiedere la scarica di un fulmine. […] In montagna la terra si spalanca alla pioggia, alla grandine, alla neve, le montagne applaudono i fulmini con scariche di sassi.
(Erri De Luca)

Krei non è la più forte, non la più intelligente, non la più saggia, non la più veloce, non la più scaltra, l’unica cosa in cui supera tutti i suoi contendenti sono gli anni che ha passato in questo triste mondo deliziandolo con i suoi fulmini, le sue scariche di lampi e il suo passo che ricorda un tuono. Considerata una distruttrice dopo i tristi e sanguinosi anni delle guerra il suo compito è rimasto lo stesso di quando per secoli ci ha combattuto: distruggere ogni cosa tra lei e il suo obiettivo. Purtroppo maledetta da potenti maghi a non poter morire finchè non lo avesse compiuto non lo ricorda più tanto che il tempo è passato nel quasi millennio che la separa dalla nascita, è rimasta ancora giovane e furente si odia più di quanto odi tutti i popoli che le si opposero soprattutto halfling e gnomi che vedendola fuggono come mai fecero e mai faranno contro ogni altra minaccia. Ad ogni vittima prima della morte viene posta una domanda “qual è la mia missione?” ma nessuno la sa più e dire una menzogna non fa altro che farla esplodere di rabbia. Negli ultimi decenni la si sente sempre di meno come se impegnata in lunghi letarghi ma persone che dovrebbero conoscerla molto bene dicono che essa sta da nella grande reggia di Mana a compiere missioni per la dea in cambio della memoria svanita, peccato la dea non possa mai completare una frase. Krei non ha mai profetizzato qualcosa, bensì i suoi fulmini sibillanti hanno creato molte frasi tra cui la più chiara e la più importante: “Il tempo delle sabbie salirà sul mare seccando i porti e asciugando i raccolti fino alla conquista dei sei regni.”

Uomini divenuti leggende

Kamaho l’infinito

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Se una persona continua a vedere i giganti, significa che sta ancora guardando il mondo attraverso gli occhi di un bambino
(Anaïs Nin)

Nonostante i giganti preferiscano la terra dura di Havana uno nacque tra gli elfi secoli prima dell’avvento della guerra, quando ancora la ruota non era che un’idea e la magia poteva limitarsi a cose semplici con pochi a padroneggiarla. Lui sorse senza genitori, Kamaho era un gigante davvero colossale, secondo alcuni una montagna con piedi e occhi. Oltre alla sua nascita e alla sua stanza secondo molti non ha nulla di particolare ma molti elfi raccontano di una storia molto particolare. Secondo alcuni questo gigante avrebbe fatto una cosa impossibile ancora oggi per molti maghi. Disturbato dagli scontri che non giungevano mai ad un inizio o ad una fine tra elfi e nani aprì letteralmente il mare mentre nella mano destra teneva il grande kahuna degli elfi, corse tra corallo, lava e creature antiche con Muhilimi il re urlante, e continuò per ore a correre e correre finchè non raggiunse la capitale dei nani che seppur abituati a creature molto più grandi di loro non osavano nemmeno alzare lo sguardo fino a lassù. Con la mano sinistra Kamaho raccolse il kahuna dei nani incastrandolo sotto l’unghia. I due capi si incontrarono sulla sua mano sinistra e qui smossi dal gigante pronto a schiacciarli discussero giungendo all’epilogo che tutti noi conosciamo: Guerra.

Wekelo il cannibale.

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Weleko. Cammina di notte, cammina di giorno, mangia le ossa, mangia ciò che sta attorno. Un falcetto leggero, un colpo sincero, il sangue divora, giunto sei alla tua ora. Sgozzare è un’arte, zampilli da ogni parte, oceani di dolore, il freddo nel suo cuore. La pelle nera, la prima sera, il povero bambino, cucinato nel camino. Gli occhi gialli, al cantar dei galli, la bimba scuoiata, la faccia terrorizzata. La seconda notte, alla morte donne introdotte, mangiate tutte di un boccone, prima le cattive poi le tenere e buone. Trecento le albe scure, seicento senza più paure, morti senza nemmeno le ossa, la sua lingua rossa. Violento e pazzo, era solo un ragazzo, ucciso mai stato, come nemmeno davvero sfamato. Collezionare pasti prelibati, oscuri i vicoli dimenticati, sguinzaglia le mani ritorte: Weleko il rintocco di morte.

Samali la perduta

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Ci sono due tragedie nella vita. Una è perdere ciò che è il più caro desiderio del nostro cuore; l’altra è ottenerlo.
(George Bernard Shaw)

Samali era una donna normale, due figli, il marito pescatore, una vita felice passata a coltivare la terra vicino casa sua raccogliendo il frutto del pane ad ogni raccolto. Aveva solo un difetto, amava i gioielli. Il caso volle che un giorno il marito recuperò tra tutti i pesci anche un gioiello, mai lo avesse preso e indossato senza nemmeno aspettare di capirci qualcosa. Quello era uno dei tanti gioielli di Tamatoa, corrotto ancora dal suo potere. Non si sa bene cosa venne fatto alla donna e quali furono gli effetti, alcuni parlano di una trasformazione, alcuni parlano di morte, altri di corruzione, ogni famiglia ha creato una storia diversa su questa Samali che forse alla fine nemmeno è mai esistita. Tutti concordano su una cosa, un’ombra scura che cammina tra le navi in naufragio che indossa un grande gioiello guardandosi attorno a cercare una strada non si sa per cosa, non si sa per dove.

 

 

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