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Riguardo a questo blog

Prendendo inspirazione da "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello, ecco qui il mio blog, un angolo dove ho la possibilità di parlare di me e di ciò che mi passa per la testa, riguardo il GdR e non, alla ricerca di un "Gioco", del mio Gioco

Inserzioni in questo blog

Leonard Sylverblade

Come tanti prima di me, ho deciso di non rinnovare la tessera di socio per quest'anno, e con essa perderò la possibilità di utilizzare questo spazio.

Non che l'abbia utilizzato più di tanto, in effetti.

Ma come si dice in questi casi, "capisci quanto è importante qualcosa solo quando la perdi".

Con questo blog, perdo la possibilità di confrontarmi su temi di mio interesse, con persone che considero sveglie ed intelligenti.

Certo, mi direte "apri un altro blog, qui oppure qua", ma anche se ci provassi, non avrebbe la stessa visibilità di questo.

Ma sostanzialmente la scusa è un'altra.

Sono diventato una persona svogliata.

Non riesco più a seguire qualcosa con pieno interesse (se non rari casi), e il pochissimo tempo libero a mia disposizione lo sfrutto per riposarmi e staccarmi dal caos quotidiano.

Molto probabilmente, per lo stesso motivo, non sono mai stato un "buon" socio, e qui torniamo al nodo di questo intervento.

Nelle migliori intenzioni mi sono iscritto, un anno fa, nella speranza di riuscire a dare il mio contributo alla associazione, in un modo o nell'altro.

Ma niente, non sono stato in grado di far nulla di utile, ho semplicemente letto le discussioni, ritrovandomi nelle opinioni altrui, senza quindi aggiungere nulla di utile.

Diciamo quindi che approfitterò di questo anno di "silenzio" per recuperare la voglia di fare, di realizzare e di tenere questo blog.

Un saluto a tutti! :bye:

Leonard Sylverblade

Su Metro di oggi ho trovato questa notizia

Spoiler:  
Un universo di solitudine, quello che circonda le donne vittime di violenza. Sole durante, ma sole anche dopo averla subita. Anche per questo soltanto cinque su dieci denunciano l’aggressione. In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima nella sua vita dell'aggressività di un uomo. Sei milioni 743 mila quelle che hanno subito nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale, secondo i dati Istat. Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata contro la violenza sulle donne, ma c’è ben poco da festeggiare viste le cifre che riguardano gli abusi e i maltrattamenti che subiscono. A fianco delle donne spesso, come ieri ha sottolineato anche il ministro per le pari Opportunità Mara Carfagna, c’è solo l’aiuto dei centri antiviolenza. E proprio dalla rete dei Centri antiviolenza è arrivato ieri l’allarme sulle conseguenze che il «processo breve» potrebbe avere su questo tipo di reati: se approvato potrebbe creare un’amnistia di fatto per i responsabili di maltrattamenti non gravi, le cui pene sono inferiori a 10 anni. Reati che per la gran parte dei casi (4 su 5) si consumano fra le mura domestiche. A segnalarlo è Nadia Somma, presidente dell'associazione Demetra-Donne in aiuto che aderisce alla rete nazionale. L’entrata in vigore del «processo breve », dice, «avrà un impatto psicologico sulle donne e anche sugli uomini. Per questo siamo preoccupati, ci sarà un’impunità per chi maltratta e la vittima non si sentirà più tutelata».
.

La prima cosa che mi è saltata all'occhio è la foto della ragazza (messa in un Angolo :rolleyes:), e non nascondo che la prima cosa che ho pensato, e che mi ha fatto sorridere, è qualcosa che solo poche persone, su questo forum, possono comprendere.

In secondo luogo, ma sicuramente più importante, ho riflettuto sull'articolo, sulle statistiche riportate: personalmente, per quanto nei giornali si sentano in continuazione notizie del genere, credevo che i numeri e le percentuali fossero più basse. Il problema è lo stesso e ha la stessa importanza, ma non credevo che casi del genere fosero così tanti.

Possibile che nel 2009, in un paese civilizzato come (dovrebbe essere) l'Italia, ci siano così tanti casi (1 su 3 donne) di strupro e di violenza? Possibile che solo il 5% (anche se poi nell'articolo riporta cinque su dieci, cioè il 50%) delle donne denuncia?

I casi sono due: o le statistiche sono gonfiate, o viviamo in una società di mostri.

Nel primo caso, scadiamo nel giornalismo "farlocco", fatto di notizie gonfiate (per giusti o sbagliati motivi) solo per fare audience.

Se invece le statistiche sono veritiere, allora stiamo veramente tornando al medioevo, come dimostrano tanti "sintomi" di quanto vediamo in Italia.

Ancora più grave, poi, è l'ultima affermazione:

E proprio dalla rete dei Centri antiviolenza è arrivato ieri l'allarme sulle conseguenze che il «processo breve» potrebbe avere su questo tipo di reati: se approvano potrebbero creare un'amnistia di fatto per i responsabili di maltrattamenti non gravi, le cui pene sono inferiori a 10 anni.

Insomma, se il problema è così grave, possibile che venga fatta una legge che, invece di risolverlo, lo rende ancora più grave?

Leonard Sylverblade

E' tanto che non mi faccio vedere da queste parti.

In realtà, sto rivedendo il blog ora, dopo due mesi, in un momento di calma nella tempesta lavorativa (e non).

Vorrei fare un post intelligente, poetico, e al tempo stesso aprirmi e raccontarvi quello che mi succede, quello che provo in questo momento.

Ma non ci riesco.

Tutto quello che riesco a fare è scrivere di getto, quello che penso si trasforma in impulsi nervosi, diretti ai muscoli che controllano le dita sulla mia tastiera, che a sua volta traduce il tutto in una sequenza apparentemente casuale di "uno" e di "zero", che verrà decodificata in un insieme di lettere, parole e periodi.

Mi sento particolarmente stranito in questo periodo. Sarà che non sono ancora tornato a pieno regime dopo le ferie, ma vedo tutti i diversi aspetti della mia vita come "bello" o "brutto", senza riuscire a coglierne le sfumature, senza riflettere sui risvolti negativi o positivi di ogni cosa.

Semplicemente "bello", o "brutto".

"Bello" sono le soddisfazioni che il lavoro mi ha dato, ultimamente.

"Brutto" è il tempo perso in ufficio e in viaggio.

"Bello" è il progetto che avanza e migliora, di giorno in giorno.

"Brutto" è il pochissimo tempo che gli dedico, rispetto a quanto vorrei.

"Bello" è aver trovato un sacco di nuovi amici.

"Brutto" è sentirsi solo, a fare ogni giorno le stesse, identiche cose.

C'è da aggiungere che, oltre a questo, ci sono tante cose che tandono a buttarmi giù, come lo stress (primo su tutto), l'università e il poco tempo a disposizione.

Oddio, non voglio trasformare questo mio blog in una cascata di demoralizzazione!

Ho una compagna che mi sostiene in tutto, dei genitori premurosi (anche troppo) che mi consigliano, degli amici fidati.

E' solo che mi sento...insoddisfatto.

Vorrei passare le mie giornate su tante cose che reputo molto importanti per me, ma che vedo anche come stupide, o infantili, rispetto a quelli che sono i veri impegni, a cui non riesco a dedicare la concentrazione che meritano.

Non riesco ad alzarmi la mattina e dire "Ora mi aspettano due ore di viaggio, otto di lavoro e altre due di viaggio, evvai!"

Mi alzo e penso "Ora mi aspettano due ore di viaggio, e sarò troppo assonnato per accendere il notebook e lavorare al progetto. E poi accendo il pc, quando ci devo stare tutto il giorno!

Poi ci sono otto ore di lavoro, a vedere sempre le stesse cose, a litigare sempre per le stesse richieste impossibili.

Infine, altre due ore di viaggio, e forse non sarò così stanco da non poter accendere il notebook."

Che palle!

Mi sembra di nuotare continuamente controcorrente, e le braccia cominciano a farmi male. Io posso e devo continuare a nuotare, ma non vedo ancora alcun appiglio.

Leonard Sylverblade

Dopo una vita che non scrivo su questo blog, ho deciso di riprenderlo, per parlare un po' di me, un personale "Angolo dello Sfogo".

Voglio vuotare il sacco e mostrarvi un po' di Andrea dietro al Leonard che vedete.

Ho 22 anni (23 tra pochi giorni) e lavoro in un'azienda "di consulenza e di information technology", come recita il sito. In sostanza faccio il tecnico programmatore, do assistenza e sviluppo nuove applicazioni per sistemi Oracle.

E' un bel lavoro che sa dare soddisfazioni, e con i tempi che corrono un impegno del genere è oro. Allo stessso tempo però, è un lavoro stressante, che occupa nove ore piene, e che ti lascia "la testa in ufficio" (cioè anche quando esci continui a pensare ai problemi lasciati in sospeso). A questo, aggiungete che vivo a Nettuno, mentre la sede è a Roma, il che comporta un certo "pendolarismo" che aggiunge stress e stanchezza alla giornata già pesante (vi basti sapere che, ogni giorno, esco ogni mattina alle 6:30 per arrivare in ufficio alle nove, e esco alle 18:15 per arrivare a casa alle 20:30).

Aggiungete anche che continuo a frequentare l'università, sostenendo solo gli esami, praticamente uno a sessione (con scarsi risultati).

Moltiplicate tutto per cinque giorni, e potete capire come arrivo stanco a fine settimana.

Con questa stanchezza e con il poco tempo libero che mi rimane, non ho modo di portare avanti i miei interessi, quali portare avanti un PbF, scrivere quel dannato libro che ronza per la testa da anni, finire la mia campagna di D&D, completare l'inseme di regole alternative al True20, discutere con certi "colleghi" qui del forum per certi progetti, o semplicemente fare un po' di attività fisica (ovviamente qui parlo dei miei interessi per cui non trovo tempo. Per la mia ragazza, i miei amici e la mia famiglia cerco sempre di trovarne).

La frustazione per questa situazione si fa sentire, e tale frustazione comincia a rendermi insofferente a tante piccole stupidaggini, che non fanno altro che aggiungere stress a stress.

Inoltre, sempre la suddetta frustazione, mi rende meno propenso a fare cose "fuori dall'ordinario". La mia ragazza me lo ha fatto notare, così ora cerco di rimuovere questa pigrizia dai miei difetti (qui ci sarebbe un discorso molto più lungo da fare, sul cambiamento di una persona, ma lasciamo perdere), ma per i risultati di tali sforzi dovrò attendere.

Ora, dato che tutti i miei problemi derivano dal poco tempo libero che ho da dedicare a me stesso, e che tale "disturbo" deriva a sua volta dal lavoro lontano da casa, qual'è la soluzione migliore?

Trasfersi a Roma.

Risolverebbe ogni problema.

Tempo per i miei interessi, per studiare, o semplicemente per non fare nulla.

Metterci venti, trenta minuti per andare a casa, invece che tre ore.

Ma per il momento, dato il contratto a progetto dalla paga non sufficente, devo continuare a fare il pendolare, almeno fino a dicembre.

Poi, se ci sarà rinnovo con aumento (o addirittura l'assunzione, ma non voglio farmi false speranze), mi trasferirò, così da riprendere in mano la situazione.

Per ora, rimango qui, ad affogare tra mille pensieri.

Leonard Sylverblade

Questa volta voglio parlare e dare la mia opinione su un altro aspetto dei GdR, un'annosa questione che reputo importante.

Il mondo centralizzato sui personaggi

o per meglio dire

le sfide centralizzate sui personaggi

tant'è che le sfide nascono dal mondo in cui i personaggi si trovano, o per meglio dire dall'ambientazione.

Questo problema è alla base di tante discussioni, un caso fra tutti quelle di confronto (più o meno amichevole) tra la 3.x e la 4° edizione di D&D.

Tante volte infatti si sentono commenti negativi sulla gestione delle abilità nella 4° edizione, (dove anche se non ti alleni ne utilizzi minimamente una abilità, questa continua comunque a progredire), commenti a cui ne seguono altri sulla 3.x, dove se non metti tutti i gradi su un'abilità, tale abilità diventa inutile con il passare del tempo.

E' proprio qui che, come si suol dire, casca l'asino!

Perché mai una abilità con X gradi dovrebbe diventare inutile dopo un certo livello in poi?

Perché le sfide legate a quella abilità sono tutte direttamente proporzionali al livello dei personaggi.

E' proprio questo il problema.

Il mondo dovrebbe essere un'entità a parte, slegata dai personaggi, vivere di vita propria. Se dove passano i pg spuntano mostri del livello adatto come funghi, tutto perde di verosimiglianza e diventa solo un picchiaduro a scorrimento. Lo stesso vale ovviamente per le abilità: non ha senso che come i PG decidono di scalare, i muri si fanno incredibilmente lisci e oliati, se hanno tanti gradi; non ha senso che ogni volta che il PG cerca di aprire una porta, questa ha una serratura magica con allarme e sciame di meteore annesso; non ha senso che ogni volta che un qualsiasi PG cerca di passare inosservato, gli avversari montano sonar da sottomarino nucleare sovietico.

Quando i master capiranno che l'ambientazione, le avventure e le sfide non sono come lo spot di una nota società di telecomunicazioni, i giocatori si sentiranno veramente parte di qualcosa e non personaggi di un videogioco.

Vale sempre una regola, la prima su tutte:

dare ai giocatori quello che vogliono.

(Questo ovviamente se il master è disposto a dare ai giocatori quello che vogliono. Se il master vuole giocare una campagna molto realistica e seria, eviterà giocatori powerplayerspaccotuttosonoilpiùfortedelluniversononmiimportadiparlare).

Se i giocatori cercano il realismo e la coerenza, allora i discorsi fatti prima sono più che corretti. Quando invece i giocatori vogliono sempre sfide al loro livello, fregandosene di ciò che li circonda, allora è un'altra storia.

Perché se ai giocatori non interessa un qualsiasi tipo di coerenza dell'ambientazione con se stessa, allora proporre sfide sempre più impegnative è il modo corretto per farli divertire.

Ma poi non venite a lamentarvi che le abilità diventano inutili se non le massimizzi :lol:

Leonard Sylverblade

Con questo intervento cominciano quelli che vogliono essere piccoli consigli per i tanti Narratori che nascono e crescono qui, tra la pagine virtuali di questa comunità. Non voglio certo impartire lezioni, ne mi reputo migliore di altre persone, ma semplicemente voglio condividere alcune mie riflessioni sul Gioco di Ruolo.

Uno dei tanti "tasti dolenti" di un buon GdR, specie se parliamo di campagne intere, è la predeterminazione del percorso narrativo dei giocatori.

Per spiegarmi meglio, riporto un esempio lampante:

[...']Usando una certa dose d'astuzia, sono riusciti ad arrivare alla tana dei goblin che avevano tentato di razziare Sandpoint . Il problema è che ci sono arrivati anzitempo, saltando a piè pari una intera parte dell'avventura. In pratica i PG sono ancora al 1°, mentre per affrontare i pericoli di Thistlestop ( la tana dei goblin ) dovrebbero essere quantomeno al 2°.

Il problema di cui parlavo è qui espresso in maniera lampante: il master (o chi ha scritto per lui l'avventura) aveva previsto le azioni che i giocatori avrebbero dovuto seguire, mentre invece quest'ultimi hanno trovato una "via alternativa" per raggiungere i propri obiettivi.

Dov'è stato fatto il "passo falso" che ha portato il Master in questa brutta situazione? Proprio nel pretendere di sapere come i giocatori si sarebbero comportati.

Il problema è che una partita ad un GdR è spesso vista come la scrittura di un libro, dove si può decidere e predeterminare tutto, ed ovviamente questo è un comportamento sbagliato.

Come si può agire al meglio?

Bisogna smettere di pensare alla trama dell'avventura e riflettere di più sui personaggi che la compongono. Ovviamente per personaggi non intendo solo i giocatori, ma anche gli antagonisti, gli avversari dei nostri eroi.

Perché mai i personaggi dovrebbero passare per la foresta colma di insidie se possono trovare un percorso alternativo più sicuro? Perché dovrebbero parlare con colui che poi si rivelerà un traditore se riescono ad avere le informazioni che cercano in altro modo?

In sostanza, perché pretendere che i giocatori facciano qualcosa, quando invece è più divertente dare loro un obiettivo e degli ostacoli da superare?

Quando organizzo un'avventura o una campagna, non penso mai a tutti i passi che i giocatori faranno, ma ragiono su quello che l'antagonista fa per ottenere il raggiungimento dei propri scopi, su come queste scelte influiscono sullo stato dei giocatori e su come l'antagonista reagirà alle azioni svolte dagli eroi.

Il continuo "botta e risposta" tra le scelte dell'antagonista e quelle dei giocatori crea la storia, l'avventura e la campagna.

In questo modo la trama nasce da sola, in maniera spontanea, ed è sicuramente un modo di giocare più stimolante e divertente.

Almeno per come la vedo io ;-)

Va beh, credo di aver chiarito come la penso su questo che reputo un punto fondamentale nella riuscita di un buon Gioco di Ruolo; spero di essere stato di aiuto, per qualsiasi approfondimento rimango a vostra disposizione.

Grazie per la cortese attenzione.

:bye:

Leonard Sylverblade

...a presentare il mio blog a tutti voi, sperando in un gran numero di vostri interventi.

In realtà non ho mai amato blog, space, book e quant'altro, li ho sempre trovati stupidi, invasivi, come lasciare la finestra del bagno sempre aperta. :lol:

In realtà, leggendo gli eccellenti blog della DL, mi sono reso conto che non è il mezzo ad essere stupido, quanto il possibile utilizzo: prima di leggere quelli della DL, avevo letto pochissimi interventi interessanti, che evidentemente mi hanno indotto a trarre conclusioni sbagliate.

Alla fine un blog è un po' come un coltello:

ci puoi imburrare il pane o tagliarti le vene. Stranamente le persone scelgono spesso la seconda.

Ma veniamo al dunque: di cosa parlerò in questo mio blog?

Semplicemente di quello che mi passerà per la testa, riguardo argomenti di attualità, riflessioni e sul concetto di GdR, a me molto a cuore.

Su quest'ultimo argomento spero di poter condividere le mie esperienze ed impressioni, sull'evoluzione in questi ultimi anni e sul mio personale modo di vedere un buon GdR.

Non mi rimane altro che salutarvi, ringraziarvi per la cortese attenzione e rimandarvi al prossimo post. :bye:

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