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Quella copertina di Eberron è solo un segnaposto

Negli ultimi giorni numerose persone, sia negli USA che in altre parti del mondo, hanno iniziato a lamentarsi della qualità della copertina fin ora mostrata per Eberron: Rising from the Last War, primo manuale d'ambientazione cartaceo su Eberron per la 5e. Jeremy Crawford, dunque, Lead Designer di D&D 5e, ieri ha voluto rassicurare tutti con un Tweet, spiegando che la copertina fin ora mostrata su Amazon e sul sito ufficiale di D&D è una illustrazione interna al manuale usata come segnaposto (considerato che la news del manuale è diventata nota grazie al suo avvistamento sullo store di Amazon qualche giorno fa, non mi stupirei se la WotC fosse stata costretta a scegliere una immagine a caso perchè presa in contropiede e obbligata a rivelare il manuale prima del previsto, NdR). La vera copertina del manuale, creata da Ben Oliver, deve invece essere ancora rivelata.
L'immagine utilizzata al momento possiede più dettagli di quanto rivelato sulla copertina segnaposto. Potete vederla qui di seguito (cliccate sull'immagine per ingrandirla):

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Crawford rivela le razze presenti in Eberron: Rising from the last War

Attraverso il suo account Twitter, il Lead Designer Jeremy Crawford ha deciso di rivelare quali razze giocabili appariranno in Eberron: Rising from the Last War, il primo manuale ufficiale cartaceo su Eberron per la 5e in uscita il 19 Novembre 2019.
Le vere e proprie nuove Razze saranno:
Warfarged (Forgiati) Changelings (Cangianti) Kalashtar Shifters (Morfici) Nel manuale, inoltre, compariranno anche le versioni giocabili di:
Goblin Bugbear Hobgoblin Orchi (in un altro Tweet, Crawford chiarisce che gli Orchi di Eberron saranno leggermente diversi rispetto a quelli pubblicati in Volo's Guide to Monsters)
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Eberron: Rising from the Last War arriva a Novembre!

La Wizards of the Coast ha rivelato la data di uscita e il prezzo del primo manule d'ambientazione collegato a uno dei setting classici di D&D. Si tratta di Eberron: Rising from the Last War, specificatamente descritto come un "D&D Campaign setting and adventure book" (manuale d'ambientazione e d'avventura). Il manuale in lingua inglese uscirà il 19 Novembre 2019 al prezzo di 49,95 dollari (non sono ancora noti data di uscita e prezzo della versione italiana) e conterrà, oltre alle informazioni generali sul mondo di Eberron e un approfondimento dedicato alla città di Sharn, una campagna d'avventura ambientata nella regione del Mournland, nuove opzioni per PG, (tra cui la nuova Classe dell'Artefice e i Marchi del Drago), navi volanti, la nuova regola del Group Patron (un Background per il gruppo intero) e molto altro ancora.
Qui di seguito trovate la descrizione ufficiale di Eberron: Rising from the Last War, mentre in fondo all'articolo vi mostriamo la copertina standard del nuovo manuale e quella speciale della versione limitata (per ingrandire le immagini cliccate su di esse).
 
Eberron: Rising from the Last War
Esplorate le terre di Eberron in questo supplemento di campagna per il più grande gioco di ruolo al mondo.
Che sia a bordo di di una nave volante o della cabina di un treno, imbarcatevi in una emozionante avventura avvolta nell'intrigo! Scoprite segreti sepolti per anni da una guerra devastante, nella quale armi alimentate dalla magia hanno minacciato un intero continente.
Nel mondo post-bellico la magia pervade la vita di ogni giorno e persone di ogni sorta si riversano in Sharn, una città di meraviglie dove i grattacieli squarciano le nubi. Troverete la vostra fortuna nelle squallide strade cittadine oppure rovisterete gli infestati campi di battaglia alla ricerca dei loro segreti? Vi unirete alle potenti Case dei Marchi del Drago, spietate famiglie che controllano tutte le nazioni? Cercherete la verità in qualità di reporter di un giornale, di un ricercatore universitario o di una spia governativa? Oppure forgerete un destino in grado di sfidare le cicatrici della guerra?
Questo manuale garantisce strumenti di cui sia i giocatori che il Dungeon Master hanno bisogno per esplorare il mondo di Eberron, inclusi la Classe dell'Artefice - un maestro delle invenzioni magiche - e mostri creati da antiche forze belligeranti. Eberron entrerà in una nuova era di prosperità o l'ombra della guerra discenderà su di esso ancora una volta?
Una completa guida di campagna per Eberron, un mondo dilaniato dalla guerra e armato da tecnologia alimentata dalla magia, da uno dei titoli più venduti sul DMs Guild: Wayfarer's Guide to Eberron. Una veloce immersione nelle vostre avventure pulp grazie all'utilizzo dei luoghi d'avventura facili da usare e creati per il manuale, contenenti mappe di treni folgore (lightning trains), navi volanti, castelli fluttuanti, grattacieli e molto altro. Esplorate Sharn, una città di grattacieli, navi volanti e intrighi in stile noir, e crocevia per le genti del mondo sconvolte dalla guerra. Include una campagna per personaggi interessati ad avventurarsi nel Mournland. Giocate l'Artefice, la prima classe ufficiale ad essere rilasciata per la 5a Edizione di D&D dall'uscita del Manuale del Gioatore. L'Artefice fonde magia e invenzione per creare oggetti meravigliosi. Create il vostro personaggio usando un nuovo elemento di gioco: il Patrono di Gruppo (Group Patron), un Background per tutto il gruppo. 16 nuove razze/sottorazze - il numero più alto rispetto a quelle pubblicate fin ora negli altri manuali di D&D - in cui sono inclusi i Marchi del Drago, che trasformano magicamente certi membri delle razze del Manuale del Giocatore. Affrontate mostri orrorifici nati dalle guerre più devastanti del mondo. DETTAGLI DEL PRODOTTO
Lingua: inglese
Prezzo: 49,95 dollari
Data di uscita: 19 Novembre 2019
Formato: Copertina rigida


Link alla pagina ufficiale del prodotto: https://dnd.wizards.com/products/tabletop-games/rpg-products/eberron
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Il Barbaro e il Monaco

Articolo di Ben Petrisor, con Dan Dillion e F. Wesley Schneider - 15 Agosto 2019
Nota: le traduzioni dei nomi delle meccaniche citate in questo articolo sono non ufficiali.
Questa settimana due Classi, il Barbaro e il Monaco, scoprono nuove possibilità da playtestare. Il Barbaro riceve un nuovo Cammino Primordiale: il Cammino dell'Anima Selvaggia (Path of the Wild Soul). Nel frattempo il Monaco ottiene una nuova Tradizione Monastica: la Via del Sè Astrale (the Way of the Astral Self). Vi invitiamo a dare una lettura a queste Sottoclassi, a provarle in gioco e a farci sapere cosa ne pensate. Tenete d'occhio il sito di D&D per un nuovo sondaggio e fateci sapere in quest'ultimo cosa ne pensate dell'Arcani Rivelati di oggi.
Questo è Materiale da Playtest
Il materiale degli Arcani Rivelati è presentato allo scopo di effettuarne il playtesting e di stimolare la vostra immaginazione. Queste meccaniche di gioco sono ancora delle bozze, usabili nelle vostre campagne ma non ancora forgiate tramite playtest e iterazioni ripetute. Non sono ufficialmente parte del gioco. Per queste ragioni, il materiale presentato in questa rubrica non è legale per gli eventi del D&D Adventurers League.
Arcani rivelati: il barbaro e il monaco
Link all'articolo originale: https://dnd.wizards.com/articles/unearthed-arcana/barbarian-and-monk
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Intervista a Massimo Bianchini di Asmodee Italia su D&D 5e

Massimo Bianchini, Country Manager di Asmodee Italia e dal 1997 una delle principali teste dietro alla traduzione dei manuali di D&D, ha di recente rilasciato un'intervista al sito Tom's Hardware, grazie alla quale possiamo farci un'idea più chiara sul modo in cui la Asmodee Italia gestisce la localizzazione di D&D 5e in italiano e su cosa possiamo aspettarci per il prossimo futuro.
L'intera intervista è disponibile sul sito Tom's Hardware, mentre qui di seguito potrete trovare alcuni estratti riguardanti specificatamente D&D 5e.
Grazie a @Checco per la segnalazione.
 
In questa epoca di ritorno in auge del gioco di ruolo Asmodee si è “portata a casa” uno dei prodotti più noti e diffusi sul mercato: Dungeons & Dragons. Come sta andando la linea editoriale?
Sta andando molto bene, e anche Wizards of the Coast e Gale Force 9 sembrano molto contente di quanto stiamo sviluppando sul mercato. Non c’è la certezza assoluta, ma in base alle informazioni di cui siamo in possesso, l’italiano è la seconda lingua in cui vengono venduti più manuali al mondo (dopo ovviamente l’inglese)!
La domanda più “pressante” e diffusa nella community dei giocatori di D&D è: “quando esce il modulo X?” “qual è la linea editoriale per raggiungere le pubblicazioni USA?”. Cosa possiamo rispondere in merito? Wizards of The Coast ha “ingranato la quinta” nella velocità di lancio di prodotti… come riuscirete a stare al passo?
L’accelerazione da parte di Wizards of the Coast si è verificata nel corso dell’ultimo anno e al momento stiamo cercando delle contromisure per riuscire a stare al passo. L’idea iniziale era quella di seguire la schedule di uscite originale con l’inserimento in semi-contemporanea delle novità più importanti dell’anno. Ed effettivamente, almeno inizialmente, eravamo riusciti a recuperare “tempo”: la nostra frequenza di uscite era più alta rispetto a quella delle uscite americane.
Purtroppo ora non è più così: il successo world-wide di D&D ha dato un impulso pazzesco alle produzioni americane e stiamo cercando con tutte le nostre forze di tenere il ritmo. Occorre anche dire che alcuni accessori prodotti da Gale Force 9 (come gli schermi del DM dedicati alle campagne o le carte incantesimo, oggetti magici e dei mostri) sono produzioni aggiuntive che portano via risorse, e che vanno ad aggiungersi alla realizzazione dei manuali. (E bisogna anche aggiungere che il gioco da tavolo del Dungeon del Mago Folle, in uscita a fine anno, è andato in coda alla produzione: lo staff che se ne occupa, per ovvie esigenze di coerenza, è lo stesso).
Il discorso generale è che è molto difficile lavorare su prodotti in maniera che non presentino errori di traduzione, e come si può immaginare ciò porta via molto tempo. In ogni caso, pur essendo partiti in ritardo rispetto alle edizioni di altri paesi (Francia, Spagna o Germania, per nominarne qualcuno) siamo comunque in linea con il numero di uscite di questi ultimi.
Il mercato USA gode di numerose versioni “collector” dei vari volumi. Sarà possibile vedere qualcosa anche per il mercato italiano o i numeri attuali sono ancora lontani da permettere stampe di manuali in edizioni diverse?
Siamo in attesa, ormai da molti mesi, dell’autorizzazione alla pubblicazione di questi magnifici manuali “collector”, che sono molto richiesti e che speriamo prima o poi di riuscire a portare nei negozi.
D&D ricopre un posto particolare nella tua evoluzione sia di appassionato sia lavorativa. Da quanto segui il prodotto come “giocatore” e da quanto come “addetto ai lavori”? Quando hai saputo di avere “in casa” il gioco quali sono state le tue reazioni? Felicità o “terrore” per la fan base che avresti dovuto affrontare?
Considerando che il primo manuale che ho editato risale al 1997 (Manuale del Giocatore di AD&D Seconda Edizione) direi che la fase del “terrore” l’ho passata da un pezzo. Diciamo che per la Quinta Edizione ero un po’ preoccupato perché non avevo seguito molto le uscite in inglese dal 2014 in poi… Quando abbiamo ottenuto i diritti, nel 2017, ho dovuto rispolverare glossari e terminologie che non toccavo da molti anni (dal 2009, ultimo manuale che ho seguito per la Quarta Edizione), ma alla fin fine crediamo di avere svolto un buon lavoro.
Attualmente siamo arrivati alla sesta stampa, che consideriamo un bel traguardo! C’è da dire che ho curato solamente la pubblicazione del Manuale del Giocatore, per tutte le altre uscite mi sono avvalso di una mia collaboratrice storica molto in gamba, Chiara Battistini, che sta seguendo tutta la produzione, lavorando sulla traduzione di un’altra pietra miliare del settore, Fiorenzo Delle Rupi.
Quanto del tuo bagaglio culturale e di esperienza troviamo nella attuale versione del gioco? Ti sei “portato dal passato” qualche glossario o elemento che avete utilizzato per mantenere una coerenza con le vecchie edizioni?
Ho una cartella “Glossari” creata più o meno nel millennio scorso, che ho (abbiamo) utilizzato nel corso di tutte le edizioni. In origine, cercammo di mantenere coerenza con la vecchia scatola rossa di D&D, pubblicata da Editrice Giochi, come ad esempio il mitico Dardo Incantato.
In linea di massima abbiamo sempre cercato di mantenere il massimo della coerenza possibile tra un’edizione e l’altra, anche nei termini più ricercati. Per esempio, nella Guida degli Avventurieri alla Costa della Spada, di prossima uscita, i termini geografici sono esattamente gli stessi della scatola base di Forgotten Realms di AD&D Seconda Edizione, pubblicata più di vent’anni fa!
Attualmente Asmodee attraverso Gale Force 9 detiene i diritti per la pubblicazione dei manuali cartacei e non quelli PDF. Il mercato sempre più sembra richiedere la vendita in bundle o anche singola per le versioni digitali… se si aprisse la possibilità secondo te il mercato italiano sarebbe una piazza interessante per questa tipologia di distribuzione?
Devo dire che nutro forti dubbi in merito, da noi la pirateria è ancora ampiamente diffusa, anche se capisco che sarebbe molto comodo avere la versione in pdf dei manuali per facilità di consultazione durante le sessioni di gioco. C’è da dire che è un problema che non si pone, dal momento che questa non è una decisione che spetta ad Asmodee Italia ma bensì a Wizards of the Coast.
Qualche numero sulla vendita di D&D in Italia? Siamo rimasti alle 10.000 copie del Manuale del Giocatore, qualche aggiornamento?
Al checkpoint di metà luglio siamo arrivati a 14.000 copie, ma il periodo migliore dell’anno è da settembre in poi.

Fonte: https://www.tomshw.it/culturapop/asmodee-dungeons-dragons-e-giochi-di-ruolo-intervista-a-massimo-bianchini/
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Anime Erranti

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Anime Erranti

Albedo

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Premessa

Personalmente quando creo un personaggio, o lo penso, ho poi il desiderio di "dargli vita", il desiderio di vederlo agire come vorrei e di attuare quelle caratteristiche che ho scelto o "programmato" per lui. Meccancihe o che situazioni che poi spesso non si concretizzano o, più spesso e banalmente, non hanno il tempo di verificarsi o, più mestamente ancora, il persoanggio non può prendere vita (alias entrare in un'avventura). Però lui, in un certo senso, esiste e merita di vivere la sua vita seppur pensata da altri. Ma, credo, un personaggio non è di verso da uno scritto e come disse Fritz Lang (autore di fantascienza): "ogni scritto è dotato di vita propria. Non sono io a decidere se sarà un racconto breve o un romanzo, è lo scritto stesso che lo decide"

Per cui ho deciso di aprire questo blog solo a tale scopo: dare vita ai miei personaggi, farli uscire dalla mia mente e farli vivere nel racconto che qui posterò.

E, come si dice in Giappone: yoroshiku onegai shimasu, tradotto: vi prego di aver cura di loro.

 

Capitolo 1. Gray e Maya

Il vecchio becchino chiuse i cancelli del cimitero e si avviò verso l’ultima tomba che aveva scavato per sistemare la pala. Spingendo la cariola, udì uno strano rumore provenire da un ampio cespuglio di rododendri. Si fermò e rimase ad ascoltare e ad osservare. Dei rami si mossero.

“Gatto, cane o corvo?” pensò l’uomo. Rimase quindi molto sorpreso nel veder sbucare una bambina di circa due anni che si reggeva appena sulle sue gambe. Indossava solo una tunica, aveva corti capelli argentei e due vispi occhi del colore dei germogli.

-          E tu da dove spunti, piccola? – Domandò l’uomo – Immagino che i tuoi genitori non siano qui in giro… a meno che non siano sotto qualche lapide. Vieni – disse allungando una mano – Non puoi stare fuori, per stanotte starai da me, poi cercheremo qualche tuo parente.

Ma né il giorno seguente, né le settimane o i mesi seguenti il vecchio becchino riuscì a sapere nulla della bambina che, per via del colore dei suoi capelli, decise di chiamare Gray.

Così il vecchio becchino decise di tenere con sé Gray e di crescerla. Quando l’uomo morì per l’avanzata età, la ragazza lo sostituì nel suo lavoro.

La ragazza, dal cimitero, osservava i giovani passare e divertirsi. Un paio di volte aveva provato a uscire dal cimitero, ad andare in città, nelle locande per fare amicizia e divertirsi. Ma ogni volta veniva derisa per il suo lavoro, così la ragazza iniziò a trovare rifugio e tranquillità solo fra le lapidi, iniziando a sfogarsi, a liberarsi del peso che aveva nel animo e nel cuore parlando ai morti… aggravando la sua reputazione.

Un giorno, tuttavia, i morti le risposero.

Strani eventi iniziarono ad accadere attorno a Gray. Nulla di particolare, ma forse inquietanti per molti. La ragazza iniziò a non ritrovare gli oggetti dove li aveva posti, spesso si trovava la casa sottosopra, appena apriva una borsa è un armadio il contenuto ne usciva sparpagliandosi per tutta la stanza, dovendo quindi poi perdendo tempo, ogni sera, per rimettere tutto in ordine. Ma ormai a lei andava bene così, ci si era abituata, e a volte quei fenomeni le strappavano un sorriso. Aveva rinunciato ad avere rapporti con i vivi, si era rassegnata che il cimitero sarebbe stato il suo mondo, e i morti i suoi amici. Almeno nel loro silenzio erano sinceri. Ma in cuor suo ancora invidiava gli altri ragazzi della sua età.

Un giorno si accorse di essere osservata da un ragazzo. La cosa le fece sussultare il cuore. Quella sera, in casa, si guardò allo specchio. Non sapeva come definirsi, non ci aveva mai pensato. Si osservò i capelli argentei, gli occhi verdi come i prati estivi, i lineamenti.

“Chi vuoi che si interessi a me?” pensò. Un improvviso rumore proveniente dall’esterno la fece sussultare.

“Un ladro? Un profanatore di tombe?” Pensò uscendo dal bagno. Preso un bastone uscì dalla casa.

Appena aprì la porta si trovò innanzi una figura. Riconobbe subito il ragazzo che la fissava. La ragazza arrossì.

Il ragazzo le sorrise, mentre con gli occhi ne osservava il corpo.

Gray sentì il cuore iniziare ad accelerare il ritmo, quasi volesse uscirle dal petto, il viso farsi più caldo, la sua presa sul bastone si allentò.

Con uno scatto lo sconosciuto le fu addossò, le afferrò il bastone e lo scagliò via, con le mani, atterrò Gray che tentò di liberarsi della presa ma senza successo.

Sentì le mani di lui correrle sul corpo, stringerla in più parti, le sue labbra sul collo.

Gray urlò, ma nessuno l’udì, o forse l’udirono ma preferirono non fare nulla.

La ragazza si dibatté, cercò di liberarsi, delle lacrime le rigarono il viso mentre sentiva i bottoni della camicia venire slacciati. Poi qualcosa accadde. Ebbe l’impressione di non sentire più il proprio calore, di non avere più sangue nelle vene, non sentiva più il calore del sangue che le usciva dai graffi e dai tagli.

Solo freddo.

Fredde divennero le sue mani. Un freddo particolare, diverso da quello del ghiaccio, ma identico a quello delle lapidi, il freddo della morte stessa. Con una mano toccò il suo aggressore e questi sbiancò, strabuzzò gli occhi, un’espressione di terrore ne deformò i lineamenti, si alzò tremando di paura, una chiazza di bagnato apparve sui suoi pantaloni, indietreggiò, si voltò e scappò via terrorizzato.

Gray lo osservò scappare, tirò un sospiro di sollievo e si osservò la mano per un tempo indefinito. Ne osservò i lineamenti, osservò come il colore delle sue dita fosse così simile a quello delle stelle che brillavano fra di essi, ma infinitamente più freddo. Si alzò e, zoppicando, rientrò in casa.

Nei giorni seguenti riprese il suo lavoro indossando un paio di guanti. Non sapeva cosa fosse accaduto esattamente, ma aveva timore che potesse accadere di nuovo. Passarono giorni e notti tranquille, fatta eccezione per i dispetti degli spiriti che ormai si era abituata ad avere attorno.

Poi il suo aggressore tornò, e non da solo. Con incredibile coraggio il ragazzo, con alcuni amici, entrò nel cimitero, dall’esterno presero vanghe e badili e insieme fecero irruzione nella casupola di Gray. La ragazza stava cenando quando in cinque sfondarono la porta e le furono subito addosso colpendola con i badili senza dire nulla e senza darle il tempo di alcuna reazione.

Il primo colpo che la ragazza subì fu violento e diretto sul costato, Gray sentì una costola rompersi, tentò di difendersi da un secondo colpo rompendosi così il braccio, giunse un terzo colpo. Ma questi si frantumò contro un’armatura fatta di ossa. Un’armatura apparsa all’improvviso e che ricopriva completamente Gray. Gli occhi della ragazza divennero furenti, mutarono colore dal verde al viola, la ragazza allungò una mano verso i suoi aggressori e un raggio gelido scaturì dalle sue dita colpendoli al petto, poi allungò entrambe le mani e su quegli uomini iniziarono ad aprirsi delle ferite che iniziarono a sanguinare copiosamente. Gli aggressori feriti e terrorizzati scapparono via.

L’armatura scomparve, Gray si accasciò al suolo esausta e ansimante, si passò una mano sulle ferite, sentì un tiepido calore e il dolore scomparve, lasciandola comunque spossata e provata.

La giovane becchina sapeva che non sarebbe potuta restare. Se non l’indomani, il giorno dopo ancora sarebbero tornati, e per ucciderla. La ragazza decise di andarsene quella sera stessa. Avrebbe trovato un’altra casa, e soprattutto avrebbe cercato di comprendere e nascondere i suoi poteri.

 

Caldo.

Maya alzò lo sguardo verso il cielo. Con una mano si scostò un ciuffo di capelli argentei dagli occhi, poi, proteggendosi con una mano, osservò il cielo limpido color turchese. Nessuna nuvola chiazzava di bianco quell’infinito azzurro. E non un filo d’ombra.

Lo zaino era pesante, e in corrispondenza degli spallacci si erano formate ampie chiazze di sudore.

La sacerdotessa si fermò sul bordo della strada, prese la propria boraccia e bevve un lungo sorso d’acqua ormai divenuta calda e simile ad un insipido brodo.

Un rumore attirò l’attenzione di Maya verso le proprie spalle: un carro si stava avvicinando. Quando le giunse accanto, la ragazza alzò un braccio per richiamare l’attenzione del cocchiere che tirò le redini per fermare cavalli e carro.

-          Buongiorno, e che la benedizione di Shelyn ricada su di lei – salutò Maya.

-          Buongiorno a lei. Ha bisogno di qualcosa?

-          Se fosse possibile, gradirei un passaggio fino al villaggio di Innova, dove dovrei prendere servizio presso il tempio locale.

-          Mmmm. Mi spiace ma non vado in quella direzione, però le posso dare un passaggio per un po’, poi dovrà camminare ancora per un paio d’ore.

-          La ringrazio! – Esclamò Maya aggiungendo un sorriso.

Salita a bordo il carro riprese il suo viaggio, durante il quale la giovane aasimar raccontò al cocchiere del suo noviziato al tempio, e di come fosse felice di andare in un piccolo villaggio, in quanto se fosse rimasta in città quasi sicuramente sarebbe stata adibita a compiti da archivista o bibliotecaria, compiti che non facevano per lei.

Nel tardo pomeriggio giunsero ad un incrocio e alla loro separazione. La sacerdotessa diede alcune monete d’argento all’uomo per il disturbo e lo osservo allontanarsi mentre lo salutava con la mano.

La notte iniziò a scendere alleviando il caldo e donando una piacevole brezza.

La sacerdotessa aveva innanzi ancora due ore di cammino. Poteva farlo ora, giungendo però di notte al villaggio, oppure accamparsi, dormire e riprendere l’indomani.

Fece alcuni passi lungo la via, poi ne uscì e si addentrò per una ventina di metri nella campagna. Mise giù lo zaino, lo aprì e iniziò a preparare la tenda. A lavoro ultimato levò alcune preghiere alla sua dea e si preparò per dormire.

Complice la stanchezza del viaggio, quando Maya si svegliò, era mattina inoltrata. La sacerdotessa si vestì, levò le preghiere mattutine a Shelyn e riprese il viaggio per il suo ultimo tratto.

Non aveva un’idea precisa di come sarebbe stata accolta al villaggio. Certo non sia spettava festeggiamenti o bambini che le venivano incontro… ma nemmeno l’opposto. Nel camminare per le strade vide finestre venire chiuse e madri afferrare e portare via i figli.

Triste e dispiaciuta per tale accoglienza raggiunse il tempio di Shelyn e vi entrò. Un vecchio chierico le venne incontro.

-          Posso esserle utile? – domandò con voce impastata dalla vecchiaia e sibilante per la mancanza di denti.

-          Buongiorno padre. Sono sorella Maya Meilin, inviata dal tempio di Guyan per aiutarla qui.

-          Oh… che piacere! Vieni, io sono padre Ghilbertus.

L’anziano chierico accompagnò Maya nell’ala residenziale del piccolo tempio e le mostrò la sua cella. Poi la accompagnò al giardino del tempio. Un piccolo spicchio ricavato fra le mura del tempio, dove una fontana finemente decorata era contornata da aiuole ricche di colori e fiori.

-          Cosa ti turba, sorella?

-          Vede… non ho potuto fare a meno di notare di non essere ben vista qui, e…

-          Non ti preoccupare. Sono solo diffidenti nei riguardi degli estranei, e di chi non è umano. I tuoi lineamenti, il colore della tua pelle e dei tuoi capelli… hai sangue celestiale, vero?

-          Sì, – arrossì Maya- sono un’aasimar di origini umane.

-          Non ti preoccupare, vedrai che si abitueranno a te. Da loro solo un po’ di tempo. Qui non accade mai nulla, e anche il minimo cambiamento alla loro quotidianità li sconvolge e li impaurisce.

E così fu. Dopo le prime cerimonie officiate insieme all’anziano chierico, la gente del villaggio iniziò ad avere un po’ di fiducia e confidenza con Maya

Maya era stata inviata a Innova non solo con il compito di affiancare Ghilbertus, ma anche con il compito di difendere il tempio e il villaggio da ogni minaccia. Ma per mesi nulla minacciò la quiete di quel villaggio lontano da ogni flusso commerciale e dalle grandi vie. Finché un giorno qualcosa non turbò quella quiete: un grosso lupo selvatico aveva deciso che era più facile assalire il bestiame del villaggio, piuttosto che cacciare la selvaggina. Ed anche gli umani per lui erano facili prede.

Quando il lupo attaccò, fortunatamente senza gravi conseguenze, un bambino, Maya corse nella sua cella, prese l’armatura che non indossava dai tempi del noviziato e l’indossò. Una splendida armatura decorata con motivi di ali. Afferrò la propria spada e si recò nel bosco a cacciare il lupo.

Il suo successo conquistò ampiamente e definitivamente le simpatie dei suoi compaesani, e del figlio del fabbro in particolare. Il giovane, Ash, era presente ad ogni cerimonia officiata da Maya, e al termine di ognuna aveva sempre qualcosa da chiederle. Era un giovane di bell’aspetto, dai modi gentili e leggermente timidi. Modi che lentamente iniziarono ad insinuarsi nel cuore della sacerdotessa.

Maya, nel rispetto dei dettami di Shelyn, covò quell’amore mantenendolo però al solo livello di sentimento. Ma per quanto si sforzasse di mantenerlo tale, lentamente se ne innamorò sempre di più.

Una sera, poiché erano stati avvistati diversi lupi nei giorni scorsi, Maya decise di rimanere alzata per vegliare sul villaggio.

Era seduta sui gradini antistanti il tempio, lo sguardo a scrutare le stelle. Udì un rumore provenire dalla piazza. Ash la stava guardando.

Una lieve brezza carica del profumo dei fiori notturni prese a soffiare smuovendo piano gli argentei capelli di Maya. Lui iniziò a salire i gradini, lei iniziò a sentire il proprio cuore battere sempre più rapidamente, lo stomaco stringersi… I suoi occhi si fissarono in quelli di Ash, e poco dopo le loro labbra si sfiorarono. Lei si alzò e i due, mano nella mano, uscirono dal villaggio per dirigersi verso un capanno di cacciatori nel bosco, e lì lasciarono che i sentimenti mutassero divenendo passione.

Dopo un tempo che non poterono quantificare uscirono felici da quel capanno avviandosi verso il villaggio. I loro occhi erano fissi in quelli dell’altro e non videro i bagliori rossastri che salivano al cielo, l’alta colonna di scintille e tizzoni che correvano verso le stelle… ma appena usciti dal bosco l’immagine del villaggio in fiamme li devastò.

Istintivamente Maya sguainò la spada e si lanciò di corsa verso il villaggio. Quando lo raggiunse non poté fare altro che constatare quanto era accaduto in sua assenza: il villaggio era stato attaccato, depredato e dato alle fiamme. Vide i corpi dei suoi amici riversi in pozze di sangue o bruciare in ciò che restava delle case. Trovò i corpi di alcune ragazze spogliati e privi di vita.

Con gli occhi spalancati, la mente vuota, le braccia prive di forza iniziò a vagare per le fiamme trascinandosi dietro la spada.

Raggiunse i resti del tempio anch’esso in fiamme. Padre Ghilbertus era riverso sulla scalinata in una pozza di sangue, in mano reggeva ancora una vecchia spada.

Un rumore. Si girò. Ash era vicino a lei, sconvolto nel viso.

-… mia… è tutta colpa mia… - continuava a ripetere. Poi, senza che Maya potesse fare nulla si lanciò fra le fiamme uccidendosi.

Maya cadde a terra, disperata, in lacrime per quanto era accaduto… avrebbe voluto porre fine alla sua disperazione alla sua vita, ma si rese conto di non averne il coraggio. Fra le fiamme e il fumo vide una figura venirle incontro. Maya impiegò del tempo per rendersi conto di trovarsi al cospetto della sua dea. Due lacrime rigavano il viso di Shelyn, i suoi occhi erano tristi, ma ne trasparivano collera e delusione.

-          Avevo fiducia in te – disse la dea – ti ho benedetta concedendoti poteri che sono preclusi ai comuni mortali. E tu hai tradito la mia fiducia. Hai tradito il tuo villaggio. Non hai più la mia benedizione, non avrai più i tuoi poteri, ma avrai la mia collera finché il tuo cuore non avrà espiato le sue colpe.

La dea gettò un pendaglio in grembo a Maya.

-          Quando il tuo cuore sarà sinceramente pentito, usa questo talismano per invocare nuovamente la mia benedizione. E se ai miei occhi sarai nuovamente pura, l’avrai.

L’immagine della dea svanì e Maya perse i sensi accasciandosi a terra e stringendo fra le dita il talismano.

Quando si riprese si ritrovò in un carro, in mano stringeva ancora il dono di Shelyn.

Una donna con dei bambini era con lei sul carro.

-          Ti sei ripresa? – Domandò questa con tono gentile – Menomale, quando ti abbiamo trovata abbiamo temuto per te. Cosa è successo?

Maya non volle raccontare nulla e l’altra non insistette.

Giunti ad un villaggio, Maya ringraziò e si diresse verso la locanda più vicina dove prese una camera. Salita e chiusasi dentro si accasciò sul letto dove pianse per tutto il giorno e la notte finché non si addormentò.

L’indomani si spogliò dell’armatura e dei simboli sacri di Shelyn. Con una lama si tagliò i lunghi capelli ed uscì dalla locanda. Si fece indicare dove avrebbe potuto comprare uno zaino e un corpetto di cuoio.

Tornata in camera mise la sua armatura sacra e la spada nello zaino, indossò il suo nuovo equipaggiamento e, pagata la stanza, si avviò per espiare le proprie colpe.



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Capitolo 2. L’incontro in taverna.

 

Il rombo del tuono fece vibrare i vetri della locanda, interrompendo, per un attimo, il ritmico tintinnare delle gocce d’acqua sulle finestre.

La porta si aprì, nessuno degli avventori ci fece caso. Una ragazza con un grosso e, vistosamente, pesante zaino raggiunse il bancone, il viso e la testa erano nascosti sotto un cappuccio color ocra, ma il fisico era decisamente femminile.

Il locandiere si avvicinò.

- Cena, stanza o entrambe? – Chiese.

- Entrambe – rispose la ragazza alzando la testa e scostando il cappuccio mettendo in mostra corti capelli argentei.

- Fa una moneta d’oro. La camera è la terza del secondo piano, lì ci sono le scale. – Indicò l’uomo indicando un corridoio e trattenendo le chiavi nel proprio pungo finché non ricevette la moneta.

Poco dopo giunse un’altra ragazza, era bagnata fradicia, ma sembrava non soffrire il freddo, tenendo il capo chino raggiunse il bancone, dove posò quattro monete d’argento.

- Avete una camera? – Chiese.

- Sono spiacente, ma per una camera, anche in comune, ce ne vogliono almeno sette, di monete d’argento.

- Capisco. – Rispose la ragazza mestamente riprendendo le monete.

Il locandiere la osservò attentamente, sorrise e la bloccò.

- Ma, – disse – se lei non ha problemi e se l’altra ospite non ha problemi, puo condividere la camera con una cliente che giunta poco fa. Terza camera del secondo piano. provi a chiedere e mi faccia sapere.

- Grazie. Chiederò.

Il locandiere le indicò le scale e la guardò allontanarsi, poi volse il proprio sguardo verso alcuni suoi clienti e, con latesta, un gesto ad uno di essi.

 

Maya era stanca. Depose il suo pesante zaino a terra, si tolse le vesti bagnate e si asciugò con un asciugamano.

Qualcuno bussò alla porta. La ragazza vi si avvicinò.

- Chi è? – Chiese.

- Scusi se la disturbo – rispose una voce femminile – Mi chiamo Gray. Purtroppo non ho abbastanza denaro per pagare una camera, ma il locandiere mi ha suggerito di chiederle la disponibilità dividere la stanza con lei.

Maya abbassò il capo. “Aiutare i bisognosi” pensò.

- Quindi? – Domandò ancora la voce.

- Va bene.

Maya aprì di poco per permettere alla nuova venuta di entrare dentro, poi richiuse subito la porta. Osservò la figura che era appena entrata. Era completamente bagnata.

- Io mi chiamo Maya. Ti consiglio di toglierti quelle vesti e di asciugarti, altrimenti prendi freddo. Hai detto di chiamarti Gray, giusto? – Continuò Maya mentre dall’armadio prendeva una coperta ed un altro asciugamano – Strano nom…

Appena si girò vide che la sua ospite si era tolta il soprabito. Anche lei aveva dei capelli argentei come i suoi, non li teneva sciolti, ma in trecce legate sulla nuca.

- Sì – rispose Gray – chi mi trovò e adottò non aveva una grande fantasia per i nomi.

- Hai dei vestiti asciutti? – Domandò Maya notando che l’altra non si era tolta i guanti.

- Sì, ne dovrei avere uno, forse non è pulito, ma è asciutto. Almeno spero.

Gray posò l’asciugamano sul letto e si diresse verso la propria borsa, appena l’aprì ogni cosa si sparpagliò per il pavimento.

- Simpatici come sempre! – Commentò la ragazza a bassa voce raccogliendo da terra le sue cose.

Maya preferì non commentare, indossò anche lei qualcosa di asciutto e poi propose alla propria coinquilina di scendere per mangiare qualcosa di caldo, Gray accettò volentieri.

Cambiatesi con vestiti asciutti le due ragazze scesero nella sala comune per cenare.

Appena giunte, osservarono meglio il luogo e gli altri avventori. La sala era foderata in legno chiaro, alle pareti vi erano diversi quadri raffiguranti scene di caccia e paesaggi, in un angolo un grande camino acceso riscaldava l’ambiente. Alcune piante ornavano la sala in diversi punti.

Una decina di tavoli rotondi erano disposti in vario modo nella sala, molti di questi erano occupati da gruppi di persone intente a mangiare, giocare a carte o fumare da lunghe pipe e chiacchierare fra loro. Due cameriere facevano la spola fra i tavoli per prendere gli ordini e portare via piatti e bicchieri.

Le due ragazze si diressero verso un tavolo vuoto vicino ad una pianta, appena sedutesi vennero raggiunte da una cameriera.

- Zuppa calda? – Domandò

- Grazie, e dell’acqua.

La cameriera pulì il tavolo con un panno umido e si diresse verso la cucina.

- Come mai – chiese Maya – una ragazza sola vaga per questi posti desolati?

Gray alzò lo sguardo.

- Per me un posto vale l’altro, e poi mi sembra che anche tu sia sola.

La cameriera fece ritorno e posò due ciotole di densa zuppa scura sul tavolo, due bicchieri e una brocca d’acqua.

- Vero, solo che io… - Maya venne interrotta dal tintinnare delle posate di Gray che erano cadute a terra senza che nessuno le avesse toccate.

- … e poi – continuò Gray chinandosi per raccogliere ciò che era caduto- non sono proprio sola.

La cameriera tornò e posò una brocca di vino.

- Da parte di quei signori – disse anticipando le domande ed indicando un tavolo poco più avanti.

Sia Gray che Maya guardarono il tavolo indicato. Due uomini in armatura leggera e corti capelli neri le salutarono alzando i loro boccali ripieni di birra.

Gray li osservo attentamente. Poi osservò il vino. Bevve la sua acqua e se ne versò due dita. Lo portò alla bocca e lo annusò. Percepì un odore pungente dietro a quello del vino. Socchiuse le labbra.

- Spiriti che mi accompagnate e vegliate, mostratemi cosa vi è nascosto. - mormorò.

Ai suoi occhi il vino mutò colore mostrando delle chiazze bluastre.

La ragazza depose il bicchiere.

- E’ avvelenato – mormorò alla propria compagna – forse sonnifero.

- Immaginavo. Poi ti spiego. Facciamo finta di bere e versiamo sta roba nella pianta, poi andiamo in camera.

L’altra annuì.

Al termine della cena si diressero, sbadigliando, verso la propria camera.

Appena dentro, Maya tolse dal proprio zaino un’armatura e la sistemò sotto le coperte in modo da dare l’impressione che ci fosse sotto qualcuno, poi fece altrettanto con delle coperte. Quindi indossò rapidamente un corpetto di cuoio borchiato.

- In realtà – disse – sono venuta qui perché pare che siano scomparse diverse persone, tutte ragazze… tu non hai qualcosa con cui proteggerti nel caso si dovesse combattere?

Gray sorrise.

- In un certo senso ce l’ho. Non ti preoccupare… ma tu viaggi sempre con un’armatura nello zaino?

Maya spostò il proprio sguardo sul letto.

- E’ una lunga storia.

Un rumore proveniente dal corridoio attirò la loro attenzione, Maya spense la lampada e si mise all’ombra di un angolo, Gray si spostò accanto alla porta.

Un rumore giunse dalla serratura, la chiave cadde a terra, poi un secondo rumore e la maniglia iniziò ad abbassarsi piano. Una lama di luce filtrò nella stanza, subito seguita da due figure che le ragazze riconobbero essere i due che avevano offerto loro da bere.

I due uomini avevano in mano delle corde e dei bavagli, lentamente si avvicinarono al letto, uno dei due con un rapido movimento del braccio buttò indietro la coperta rimanendo sorpreso nel vedervi sotto un’armatura e delle coperte.

Maya scattò in avanti, afferrò il braccio dell'uomo a lei più vicino e portò la punta della propria spada corta al collo dell'intruso.

- La Gilda ha messo una taglia su di voi. Arrendetevi.

L’uomo rimase immobile, mentre il suo compagno lasciò cadere a terra corde e bavagli. Lentamente portò una mano all’elsa della spada che portava al fianco.

Alle sue spalle apparve Gray.

- Fermo dove sei – disse quest’ultima, Maya notò che la sua compagna si era sfilata un guanto.

L’uomo si girò di scatto e afferrò la mano della ragazza che sorrise in modo ambiguo.

- Bu! – Disse questa fissando i propri occhi verdi in quelli dell’uomo che improvvisamente iniziò a sudare freddo, impallidì ed iniziò a tremare fino ad accasciarsi a terra impaurito.

La scena sorprese Maya distraendola, il suo prigioniero ne approfittò per darle una testata al volto e liberarsi della presa, si slanciò in avanti e afferrò la spada del compagno, continuando il movimento si protese verso Gray che lo fissò in modo freddo, alzò una mano e dalle sue dita scaturì un getto verdastro che colpì l’uomo alla spalla. Si udì uno sfrigolio, il tessuto colpito si sciolse e la pelle sottostante venne intaccata dall’acido.

L’uomo non si fece forza e con una smorfia di dolore sul volto cercò di continuare il proprio attacco.

Maya, ripresasi e con il sangue che le colava dal naso e da un labbro per il colpo ricevuto, strinse la propria arma e fece un rapido affondo contro l’uomo colpendolo ad una scapola.

L’uomo cadde a terra rovesciando un tavolino.

Gray e Maya ne approfittarono per legare i due uomini e imbavagliarli con le loro stesse corde e bavagli.

Con calma Gray si rimise il guanto.

Il trambusto del breve combattimento richiamò l’attenzione di altri ospiti e del locandiere che parve molto contrariato nel vedere due uomini legati e uno di questi ferito.

- Signorine! – Esclamò – Spero che abbiate delle valide ragioni. Non tollero queste cose nella mia locanda.

Maya non si scompose. Dalla propria giacca prese un foglio arrotolato e lo dispiegò innanzi all’oste.

- Come può leggere su questo foglio, c’è una richiesta della gilda per la scomparsa di alcune ragazze nella sua locanda, e questi uomini hanno provato prima a drogarci e poi a rapirci. Ne sapeva qualcosa?

Il locandiere guardò con disprezzo i due uomini.

- No, come dissi a suo tempo alla milizia cittadina. Non ne so nulla, per quanto ne so, da qui non è mai stato rapito nessuno. Ma se questi uomini hanno provato a farlo, che paghino i loro errori.

Detto ciò se ne andò. E così gli altri curiosi tranne un nano.

- E lei? – Domandò Maya.

- Piacere, mi chiamo Grumbo. Mi chiedevo come fareste voi due a trasportare questi due uomini. Se volete posso darvi una mano. Ho un carro. In cambio vi chiedo solo tre monete d’oro.

Maya divenne pensierosa. Il nano non aveva tutti i torti, e oltretutto, a conti fatti lei era da sola.

Si avvicinò a Gray.

- Ascolta, ti andrebbe di metterti in società con me? Io sono sola e una mano mi farebbe comodo. Tu hai detto che non hai dove stare e dove andare. Ti va?

Gray soppesò la proposta.

- Ad una sola condizione – rispose arrossendo lievemente – che io possa essere tua amica.

- Va bene! – Rispose sorridendo Maya, che poi si rivolse al nano. – Va bene signor Grumbo, accettiamo la sua offerta. Partiremo domani mattina. E nel frattempo, di questi due cosa ne facciamo?

- Li possiamo portare nella stalla,e per altre cinque monete d’oro farò loro la guardia.

Maya sospirò. Ed accettò. Aiutò il nano a portare i due nella stalla e si congedò potendosi quindi godere un po’ di meritato riposo.

Maya dormì nel letto mentre Gray, su sua stessa insistenza, si riposò sul pavimento.

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Capitolo 3. I lupi d’argento.

 

L’indomani, caricati i due uomini sul carro, le due ragazze e il nano partirono alla volta della cittadina di Quinoa.

La pioggia scesa durante la notte aveva reso la strada fangosa, rallentando di molto il carro.

-          Quindi, signorine – iniziò Grumbo – fate parte della Gilda. Più volte ci ho fatto anch’io un pensierino, ma poi ho rinunciato ogni volta. Preferisco la comoda e tranquilla vita del commerciante. Ma voi? Cosa spinge due belle ragazze a rischiare la vita?

-          E chi lo sa… - rispose Gray – Personalmente sto solo girando e vagando in cerca di qualcosa che forse nemmeno io so cosa.

-          Quanto a me – aggiunse Maya – solo… non credo… le spiace se non le rispondo?

-          Assolutamente!

-          Lei in cosa commercia? – Domandò Gray, genuinamente incuriosita.

-          Le tipiche cose da nani: metalli, armi e armature. Quindi se un giorno avrete bisogno di qualcosa venite pure nella mia bottega.

Il viaggio proseguì tranquillo fino a destinazione. Le strade principali erano piene di gente intenta a passeggiare o guardare la merce esposta dai vari negozi e botteghe, alcuni bambini giocavano fra loro; il carro proseguì fino a fermarsi innanzi alla Gilda. Con l’aiuto di Grumbo le due ragazze fecero scendere i loro passeggeri e li condussero all’interno.

Appena entrata, Gray si fermò ad osservare quel posto. Non sapeva bene nemmeno lei cosa aspettarsi, ma quello che vide la sorprese.

Una grande sala con alcuni divanetti e tavolini, un bancone da locanda, alcune bacheche e un altro bancone dietro al quale vi erano tre persone, due uomini e una donna. Attorno, seduti ai tavolini o sui divani, piuttosto che in piedi nei pressi del punto di ristoro, vi erano numerose persone con armi e armature delle diverse fogge, decisamente gli stereotipi dei classici avventurieri.

Nessuno dei presenti badò a lei o la degnò di uno sguardo.

Sempre più incuriosita la ragazza si avvicinò ad una delle bacheche. Vi erano diversi fogli riportanti diverse tipologie di incarico e la relativa ricompensa offerta. Vi era un po’ di tutto: scorta, recupero di oggetti, pulizia di rovine e templi abbandonati.

Sorrise, le sembrava di essere alla fiera dello stereotipo, ma in fondo quello era il mondo in cui viveva.

Si sentì una mano posarsi sulla spalla, Gray trasalì, fece uno scatto girandosi, portò in avanti al mano destra e quella sinistra, aperta, all’altezza del fianco, le dita di entrambe le mani iniziarono a illuminarsi di verde, poi vide che si trattava di Maya.

-          Scusa, non volevo spaventarti…

Gray si rilassò.

-          Non gradisco molto essere toccata.

-          Terrò presente, ora vieni, ti devi iscrivere per entrare nella Gilda, hanno bisogno di alcuni tuoi dati, che io non conosco.

Gray annuì.

Le due ragazze si avvicinarono al bancone con i tre umani, innanzi a loro vi era un uomo di mezz’età dai capelli brizzolati.

-          Bene signorina, ho bisogno di poche cose: nome, razza, precedente occupazione e attuale specializzazione.

Gray sollevò un sopracciglio.

-          Se proprio devo. Gray, non ho altri nomi, umana, almeno credo. Fino a un paio di mesi fa facevo la becchina. Conosco le arti magiche.

-          Arcane o divine?

-          Entrambe.

L’uomo sollevò lo sguardo e fissò per un attimo la ragazza, si sistemò gli occhiali e riportò sul modulo la risposta ricevuta.

-          Ora una sua firma qui. – Disse porgendo una penna di corvo e il foglio alla ragazza, che, seppur titubante, prese e firmò. – Bene è tutto a posto. Al vostro prossimo incarico non dimenticate di indicarci il nome che avete scelto per il vostro gruppo… “Lupi d’argento”. Alla prossima. –Congedò l’uomo archiviando i fogli.

Le due ragazze si spostarono recandosi a un tavolino.

-          “Lupi… d’argento”? - Domandò Gray.

-          Scusa ma è la prima cosa che mi è venuta in mente, considerando che è il colore dei nostri capelli, ma se non ti piace possiamo cambiarlo…

-          No, no… va bene. Solo che… - Gray si guardò le mani inguantate – Spero di non recarti problemi…

Dopo aver mangiato qualcosa si diressero verso la bacheca per vedere se ci fosse qualche annuncio adatto ad inaugurare la loro collaborazione.

Fra tutte le offerte ve ne era una che attirò l’attenzione di Maya: una stazione di posta stava subendo un’estorsione sotto minaccia. I banditi venivano a riscuotere settimanalmente e stavano portando al fallimento la stazione di posta e relativa foresteria.

Maya staccò il foglio e si recò al bancone per farsi accreditare l’incarico. Svolte le formalità burocratiche, uscirono dall’edificio della Gilda.

-          Purtroppo dovremo andare a piedi, o chiedere un passaggio, non ho cavalli e non ho i soldi per comprarne uno.  – Disse Maya

-          … e io non so cavalcare. – Aggiunse l’altra.

Le due si avviarono verso la piazza centrale della città dove, speravano, di trovare un carro che le conducesse se non a destinazione, almeno in sua prossimità.

Nella grande piazza vi erano diverse bancarelle che vendevano razioni da viaggio, souvenir, armi semplici e leggere per autodifesa e quant’altro sarebbe potuto tornare utile durante un viaggio.

Allineati accanto a una lunga aiuola alberata vi erano sei gradi carri, ognuno dei quali era trainato da quattro cavalli. All’inizio dell’aiuola, sotto l’ombra di una grande quercia, vi era una casupola. Accanto alla porta vi era una bacheca con segnati gli orari di partenza dei carri, le loro destinazioni e relative tariffe, dal lato opposto della porta vi era un’ampia mappa del territorio con segnati i percorsi e le fermate dei carri.

Le due si avvicinarono alla mappa e, scorrendola col dito, cercarono la stazione di posta verso la quale erano dirette.

-          Eccola! – Esclamò Gray – “Avamposto di Orlov” – lesse – e siamo fortunate fa da luogo di sosta per il carro diretto a Pitax, e abbiamo… - la ragazza sollevò la testa per guardare la grande torre dell’orologio che sovrastava la piazza – circa un’ora prima che parta.

-          Bene, allora iniziamo a prendere i biglietti, poi attenderemo.

Maya entrò nella casupola, l’interno era anche più piccolo di quanto si sarebbe detto osservandola da fuori. Due panche, alcune locandine, e un bancone con dietro un vecchio.

-          Due biglietti per l’avamposto Orlov, per favore.

L’uomo non disse nulla, prese un blocchetto di carta e ne strappo due foglietti che porse a Maya.

-          Sei monete d’oro.

Maya aggrottò la fronte e pagò. Era più di quanto pensava, avrebbero dovuto risparmiare sul mangiare per rientrare nelle spese.

Raggiunta la propria compagna e individuato il carro che le avrebbe portate a destinazione, si sedettero su una panchina e attesero osservando il movimento delle persone, l’arrivo di nuovi carri, amanti che si ritrovavano dopo giorni o mesi di lontananza, persone che andavano via tristi per non aver trovato chi speravano.

Giunse il momento della partenza.

Il carro era abbastanza grande, esternamente  aveva due file di panche nella parte anteriore per i due cocchieri e l’uomo di scorta, dietro di queste vi era un vano per i bagagli e infine il carro vero e proprio.

Maya sistemò il proprio pesante zaino nel vano del carro, poi si portò sul retro dello stesso e aiutata da una scaletta vi salì..

L’interno non era il massimo della comodità: due panche di legno di cui una sola imbottita, erano disposte sui lati del carro vicino al vano di carico, ed occupavano il carro per metà della sua lunghezza, su ognuna di esse potevano trovar posto due persone, per gli altri viaggiatori gli unici posti erano a diretto contatto con il fondo del carro. Le pareti erano in legno e alte poco più di un metro, poi degli archi in metallo tenevano una copertura in tela che completava la struttura del carro.

Quando le ragazze salirono, le due panche erano già occupate. Su quella imbottita vi era una coppia di elfi, forse marito e moglie, di fronte ad essi vi erano due uomini. Gli altri occupanti del carro erano un tiefling con una lunga spada e armatura scura e un mezz’orco armato di ascia, sulla schiena portava un grosso scudo di legno.

“Avventurieri?” si domandò Maya osservandoli.

Il carro partì con una scossa.

Rapidamente lasciarono la città inoltrandosi nella campagna circostante.

Gray osservò i suoi compagni di viaggio. I due uomini sulle panche erano intenti a leggere dei quaderni pieni di numeri, i due elfi si tenevano per mano e lei si era addormentata poggiando la testa sulla spalla di lui. Per un attimo ne fu invidiosa. Istintivamente spostò la propria attenzione sui due avventurieri. Se ne stavano uno di fronte all’altro con le braccia conserte e gli occhi chiusi, forse stavano dormendo anche loro. Maya invece guardava il paesaggio sfilare dietro di loro.

Il sole iniziò a calare e il carro si fermò. Il cocchiere si girò verso l’interno del carro.

-          Ci fermiamo per far riposare i cavalli e cenare, poi riprenderemo il viaggio. Nel frattempo sistemeremo i letti in modo che possiate dormire durante la notte.

I viaggiatori scesero dal carro e iniziarono a muoversi per sgranchirsi le gambe e rilassarsi un po’.

Gray volse lo sguardo verso il cielo. Infinito e stellato, delle strie di stelle cadenti fecero la loro breve apparizione.

Nel frattempo il personale del carro slegò i cavalli e approntò una cucina da campo, iniziando a preparare una zuppa. In lontananza si udì l’ululato di alcuni lupi.

A quel richiamo l’elfa si strinse di più al proprio compagno che la cinse con un abbraccio. Nuovamente nel vederli, Gray si portò una mano al petto e sospirò.

I due avventurieri si diedero da fare ad aiutare l’equipaggio del carro mentre i due uomini, forse, d’affari, si erano già seduti al tavolo in attesa della cena.

Maya si guardò attorno. Erano in aperta campagna, in uno spiazzo di erba bassa e terra battuta accanto alla strada. Ad entrambi i lati della strada l’erba era più alta, sparpagliati vi erano diversi cespugli e qualche pianta isolata.

-          E’ pronto! – Richiamò infine il cocchiere.

Maya guardò un’ultima volta la campagna oltre la via e si diresse al tavolo.

Durante la cena, i viaggiatori iniziarono a socializzare maggiormente fra loro. I due avventurieri erano diretti a Pitax in cerca di fortuna, i due elfi, marito e moglie, stavano invece intraprendendo un lungo viaggio la cui meta finale era Absolom, mentre i due uomini erano mediatori per un grosso affare nel Cheliax, ma non vollero dire di cosa si trattasse.

Terminata la cena e lasciati riposare i cavalli a sufficienza, il cocchiere invitò i viaggiatori a rientrare nel carro.

Gray fu la prima a raggiungerlo, poggiò un piede sulla piccola pedana, afferrò una sponda e si tirò su, appena vide l’interno si bloccò. Nel cassone del carro erano state disposte quattro ampie assi all’altezza delle panche, ed altre due poco più in alto appoggiate ai bordi in legno del carro, sulle assi erano state sistemate delle coperte.

Si girò e si rivolse al cocchiere.

-          Mi scusi, ma qui ci sono solo sei, definiamoli, letti, mentre noi siamo in otto.

-          Mi spiace, dovrete adattarvi.

-          Io e mia moglie staremo nello stesso letto – disse l’elfo.

-          Io non divido il letto con nessuno, e prendo quello in alto – disse uno dei mercanti subito imitato dal suo socio.

-          Noi – specificò il tiefling – occuperemo i due vicino al bordo, come potete vedere date le dimensioni del mio compagno di viaggio, diversamente sarebbe impossibile.

-          Qu…quindi io dovrei dormire con la mia compagna di viaggio…?

-          Ci stringeremo – Commentò Maya.

-          I..io non posso – rispose mesta Gray. – Mi arrangerò a stare davanti con i cocchieri.

-          Come preferisci. – Rispose perplessa Maya.

Gray senza aggiungere o dire altro, scese dal carro e si portò nella parte anteriore, i tre uomini dell’equipaggio non fecero alcuna obiezione, si sistemarono tutti e tre sulla prima panca lasciando la seconda a Gray, a cui diedero una coperta per ripararsi dall’umidità della notte.

Il carro riparti e i suoi passeggeri rapidamente si addormentarono.

Gray si sentì chiamare. A fatica aprì un occhio.

-          Signorina – disse la voce del cocchiere – siamo arrivati all’avamposto Orlov. Il carro si ferma qui per il resto della notte per far dormire i cavalli, e voi potrete dormire in un letto decente…

-          S…sì… grazie – rispose la ragazza con la voce impastata dal sonno, poi vide che gli altri passeggeri erano già scesi e stavano prendendo i propri bagagli.

Scesa dal carro osservò il luogo. Doveva essere un vecchio avamposto militare. Erano all’interno di una palizzata di legno ai cui angoli sorgevano quattro torri quadrate. Vi erano poi tre piccoli edifici. Una era la stalla, poi vi era un piccolo edificio in muratura i cui muri, in prossimità del tetto, avevano diversi fori quadrati, infine vi era un edificio a due piani a forma di L con alcune finestre illuminate.

-          Vieni? – L’invitò Maya.

Gray annuì e seguì l’amica all’interno della stazione di posta.

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Capitolo 4. Attesa

 

Appena entrate, una calda atmosfera famigliare le avvolse, i volti dei presenti, seppur in qualche caso stanchi, erano rilassati, le voci amichevoli si fondevano con il conforetevole sottofondo del camino acceso. Un profumo speziato giungeva dalla cucina.

Gray e Maya si diressero verso un bancone dietro al quale era visibile una rastrelliera per le chiavi. Una giovane elfa vestita di verde le accolse con un amabile sorriso.

-          Benvenute! Posso fare qualcosa per voi? Una camera o una cena?

-          Vorremmo parlare con il proprietario in merito – Maya si fece un po’ più avanti sul bancone e al contempo abbassò la voce – alle minacce e all’estorsione che state subendo.

L’elfa a quelle parole si portò una mano alla bocca, i suoi occhi si fecero leggermente umidi, e con la testa annuì.

-          Corro a chiamarlo… che Iomedae sia lodato!

La cameriera sparì dietro una porta, nel contempo un’altra persona entrò nella stazione di posta. Gray l’osservò distrattamente, una figura femminile avvolta in un manto blu scuro.

-          Eccomi!- Una voce profonda e forte riportò l’attenzione di Gray al bancone, ora, al posto dell’elfa, vi era un corpulento nano dalla lunga barba nera e vispi occhi simili a tizzoni. – Venite, sediamoci per parlare con calma.

I tre si diressero verso un tavolo libero leggermente in disparte, con la coda dell’occhio Gray vide la figura appena giunta dirigersi verso l’elfa.

-          Piacere! Io sono Gorin Scudonero. Sono lieto che qualcuno sia giunto, non ci speravo più! – Esordì il nano mentre con la mano destra facevo un tre con le dita verso la cameriera. – Avevo inviato l’annuncio più di sei mesi fa.

-          Piacere nostro. Io mi chiamo Maya e lei Gray. Cosa ci sa dire sulle persone che la taglieggiano?

Il nano incrociò le braccia al petto, chiuse gli occhi, reclinò la testa verso il basso e si appoggiò allo schienale della sedia che scricchiolò.

-          Non so quanti siano esattamente, qui ne ho sempre visti cinque, ma non sempre le stesse facce, da cui deduco che il loro gruppo sia più numeroso. Chiedono, anzi pretendono, parte dell’incasso e dei viveri che ho nel magazzino. Se mi rifiuto daranno alle fiamme questo posto, e rapiranno le mie cameriere. Capite che io da solo non posso fare molto. La prima volta due miei clienti provarono a contrastarli, ma vennero uccisi. Motivo per cui non oso chiedere nulla ai miei ospiti e cerco di essere il più accondiscendente possibile.

-          Con quale frequenza si fanno vedere? Come sono armati?

-          Vengono al mattino presto, dopo la partenza dei carri, quando sono sicuri che qui non ci sia quasi nessuno. Hanno spade, non saprei dire che tipo di protezioni abbiano. Dovrebbero giungere dopodomani, se mantengono gli stessi tempi che hanno avuto fin’ora.

-          Un giorno ci dovrebbe essere sufficiente per elaborare una strategia.

-          Scusate la domanda… ma siete solo voi due? – Chiese Gorin con tono dubbioso.

-          Sì, ma non si preoccupi. Sappiamo farci valere! – Esclamò con orgoglio Maya.

-          Lo spero. Nel frattempo vi farò servire la cena.

Gray osservò il nano alzarsi e dirigersi verso il bancone dove la cameriera stava ancora parlando con la ragazza giunta prima. Gorin disse qualcosa e poi si diresse verso una porta seguito dalla nuova venuta.

Poco dopo la cameriera portò alle due avventuriere un tagliere di salume e formaggio, e un piatto di carne con verdure.

Terminata la cena, le due compagne si recarono nella camera messa loro a disposizione da Gorin per dormire il resto della notte.

La camera, piccola ma accogliente con due letti separati, aveva tutto il necessario: coperte, lenzuola, un armadio per porre i vestiti, alcuni asciugamani, due lanterne a olio e due bacinelle d’acqua. I bagni, in comune, si trovavano in fondo al corridoio.

Una volta dentro Maya depose il proprio zaino a terra accanto all’armadio.

-          Posso farti una domanda? – Chiese Gray.

-          Dimmi.

-          Ti andrebbe di raccontarmi “quella lunga storia” inerente a quell’armatura?

Maya volse il capo verso il proprio zaino. Chiuse gli occhi e reclinò la testa verso il basso.

-          Quell’armatura – disse piano con tono mesto – apparteneva a una persona che non c’è più. Ed io al porto come misero segno di penitenza, essendo stata la responsabile de… sì… della sua morte.

Gray si avvicinò all’amica e le posò una mano sulla spalla.

-          Scusami. Se non vuoi parlarne… facciamo conto che tu lo abbia comunque fatto. Non ne accennerò più. In cambio ti dirò perché indosso sempre i guanti ed evito il contatto fisico con le altre persone. Da tempo sento uno strano freddo in me, un freddo che fluisce nelle altre persone quando le tocco, ma non è il freddo del ghiaccio o della neve, è… come dire… il freddo dei morti, e pare spaventare chi lo subisce… e capisci che questo non mi è molto utile… condannandomi, di fatto a essere sempre sola.

Maya, inaspettatamente sorrise posando la propria mano su quella dell’amica.

-          Bhè, un’amica ora ce l’hai! Ora dormiamo, domani dobbiamo organizzarci per il lavoro.

Il resto della notte passò tranquillo e riposante per le due che, al mattino e dopo una discreta colazione, iniziarono a ispezionare la stazione di posta per organizzarsi contro i taglieggiatori.

Il posto non era molto grande, e con un numero sufficiente di persone sarebbe stato perfettamente difendibile.

La palizzata in legno era composta da tronchi d’albero alti poco circa tre metri tenuti insieme fra loro da robuste corde a tre a tre, le quattro torri, poste agli angoli, avevano il basamento in pietra e all’interno una scala a chiocciola portava sulla sommità protetta da una alta merlatura. Il portone era anch’esso in legno rinforzato con diverse piastre in metallo.

I tre edifici interni erano tutti separati dalla palizzata. L’edificio principale occupava tutto il lato destro e parte del lato meridionale, la stalla ne era una virtuale continuazione, mentre un piccolo edificio, probabilmente il magazzino, si trovava sul lato sinistro. L’edificio principale, a forma di L era a due piani con tetto spiovente ed alcuni camini.

Con una matita Maya disegnò la mappa del luogo su un foglio di carta, poi tornò nella foresteria per studiarla con attenzione.

Sarebbero state in due contro cinque. Una differenza non eccessiva. Doveva trovare il modo per eliminare rapidamente almeno due o tre banditi e costringere gli altri ad arrendersi. In uno scontro corpo a corpo non avrebbero avuto alcuna possibilità. Tuttavia se avesse sorpreso quello che poteva essere il capo del gruppo, e Gray fosse riuscita a fare qualcosa con i suoi incantesimi, forse una possibilità l’avrebbero avuta.

Mentre Maya meditava sull’azione da fare e Gray osservava la mappa, giunse una cameriera che posò sul tavolo un piatto con dei pezzi di formaggio. Gray alzò lo sguardo e riconobbe nella cameriera la ragazza che era giunta alla foresteria la sera prima.

-          Da parte del padrone – disse la cameriera leggermente rossa in viso – il mio nome è Felicia, se avete bisogno chiamatemi pure.

Detto ciò la ragazza si girò e si diresse verso l’unico altro cliente presente nella sala da pranzo. Un uomo dalla corporatura robusta e dalle vesti dello stesso colore del mare, al fianco portava una spada.

Il locandiere raggiunse anch’esso l’uomo. I due parlarono per qualche minuto. Il cliente parve divenire pensieroso e chiese qualcosa a Gorin che, come risposta indicò Maya e Gray.

Il cliente ringraziò, si alzò e si diresse verso le due ragazze.

Nel vederlo avvicinare Maya avvicinò la propria mano alla corta spada che aveva al fianco e iniziò a sguainarla.

-          I miei omaggi. – Esordì l’uomo – Mi chiamo Jeager. L’oste mi ha chiesto se avevo intenzione di stare qui anche domani, specificando poi che per domani mattina potrebbero esserci dei problemi a causa di alcuni banditi, e che voi due vorreste occuparvene. Mi chiedevo quindi se vi servisse una mano.

-          E in cambio di cosa? – Domandò con tono sospettoso Maya.

-          Un terzo del compenso, in caso di taglia o remunerazione. Oppure ogni pozione o oggetto di mio interesse indossato dai banditi… Dimenticavo ho anche un arco, nel caso servisse.

Maya si poggiò alla sedia incrociando le braccia e fissando gli occhi in quelli dell’uomo. Doveva capire se stesse bluffando o fosse sincero.

-          Va bene, acconsento – rispose infine la ragazza. – Mi sembri sincero. Ti lasceremo prendere l’equipaggiamento dei banditi.

-          Grazie mille milady! – Ringraziò Jeager con un inchino e portandosi platealmente una mano al petto come se fosse stato al cospetto di una sovrana.

L’uomo si sedette di fronte a Maya e iniziò ad esaminare anche lui la mappa.

-          Per poter studiare qualcosa dovremmo sapere ognuno di noi cosa è in grado di fare. Non credete?

-          Sai usare una spada e un arco, e io me la cavo nel nascondermi per prendere la gente di sorpresa – commentò Maya anticipando Gray.

-          E la signorina qui presente?

Gray guardò l’uomo in modo distaccato.

-          Sono quella che si definirebbe “arcanista”. Non ho una scuola precisa di specializzazione.

-          Bene! In tal caso quello che vi propongo e quanto segue. La nostra arcanista si posiziona su una delle torri, io mi metto dietro al portone e tu – disse volgendo lo sguardo verso Maya -  ti nascondi dietro queste botti. Li facciamo entrare, io chiudo il portone per bloccare loro la fuga, loro si gireranno per la sorpresa, tu uscirai e prenderai di sorpresa il loro capo, e la nostra arcanista fare qualcuna delle sue diavolerie per convincerli che devono arrendersi.

-          Gray. – Disse “l’arcanista”.

-          Come?

-          Il mio nome è Gray e lei è Maya. Non mi piacciono i diminutivi, soprannomi o altro… soprattutto se legati al lavoro o al proprio aspetto. So che non era sua intenzione non sapendo i nomi. Ma ora li sa.

-          Recepito. Comunque cosa ne dite?

-          Penso sia fattibile.

La conversazione fu interrotta dall’arrivo di Felicia venuta a prendere il tagliere vuoto.

Gray la osservò allontanarsi. Non le piaceva quella ragazza. In lei c’era qualcosa di strano e di anomalo, ma non riusciva a focalizzare bene cosa fosse, percepiva solo una sorta di disagio interiore.

I tre passarono il resto del giorno mettendo a punto la loro strategia e cercando di prevedere ogni contromossa o imprevisto possibile. Quando il sole tramontò andarono a riposarsi, sebbene la tensione per quanto sarebbe accaduto l’indomani li tenne svegli fino a tarda ora.

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