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Riguardo a questo blog

Varianti e idee per D&D e GdR, con rubrica musicale

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The Stroy

La più recente iterazione di D&D è la sua quinta edizione (5e).
Nonostante sia l'incarnazione più moderna del gioco, non è esente da difetti: quali sono? Soprattutto: sono davvero tutti difetti, o sono in parte feature e falsi miti?

Premesse:

  • Cercherò di essere il più possibile pacato e obiettivo, ma per alcuni il tono risulterà comunque da fanboy oltranzista. Sono ben felice di discutere le inserzioni con voi, ma non di litigare: i commenti polemici, da fanboy, edition warrior o flamer verranno semplicemente cancellati
  • Questa inserzione si rivolge ai neofiti, a chi vuole provare un gioco nuovo e a chi consiglia queste persone. Se non vi divertite a giocare in 5e, non giocateci: va benissimo. Lo scopo dell'inserzione non è fare proseliti, ma analizzare le più comuni critiche a 5e
  • Tutte le ragioni al di là del regolamento per non giocare in 5e ("c'è da studiare", "è tutta in inglese", "i miei amici giocano ad altro", "la community è supponente") sono al di là dello scopo di questa inserzione. Possono essere buone o meno, ma non ci interessano

Quali sono, invece, le ragioni per cui chi critica 5e la sconsiglia?
Guardando nelle varie community, le motivazioni sono sostanzialmente riassumibili in: le regole sono troppo poche.
La cosa si declina in molti modi.

Le regole sono troppo poche quindi ci sono poche opzioni e non si può personalizzare bene il PG, il master si trova spesso a dover inventare soluzioni d'arbitrio e tutto si risolve con vantaggio/svantaggio.

Questi problemi sono davvero tali? E, se sì, sono irrisolvibili?

Scarsa personalizzazione

Complice la politica prudente di Wizards of the Coast (la casa editrice che produce D&D) non ci sono molti manuali per 5e, per non dire che non ce ne sono affatto, e questo riduce molto il numero di opzioni a disposizione del giocatore che deve creare un personaggio.

Questo è obiettivamente vero, e può rappresentare un problema.
Tuttavia, esistono diversi fattori che lo rendono tutt'altro che insormontabile:

  • Le opzioni sono bilanciate: anche se non sono molte, si possono usare senza timore di creare un PG troppo forte o inutilizzabile. Di più, si possono combinare senza problemi grazie al sistema del multiclasse
  • Ri-descrivere le cose è molto semplice: in 5e è facile distinguere fra le parti di regolamento e il testo di colore, per cui si può prendere un'opzione e descriverla in modo diverso da quello proposto sul manuale. Questo significa che la stessa opzione (ad esempio il Chierico col dominio della Vita) può essere utilizzata per creare molti personaggi diversi (ad esempio una sacerdotessa del sole, un medico-alchimista e uno sciamano del flusso vitale)
  • Creare materiale "in casa" è facile: 5e ha un regolamento leggero e con pochi cavilli, quindi, con un po' di esperienza, si possono modificare le cose senza rischiare conseguenze grosse impreviste ed effetti a cascata. Imparare a modificare singole capacità, a scambiare privilegi di classe e anche a creare materiale da zero non richiede davvero molto studio e può dare ottimi risultati. Se non ce la si sente, la DMs Guild mette a disposizione una quantità di materiale già pronto creato da giocatori di tutto il mondo

Il DM arbitra molte cose

"Le regole sono poche, dunque il DM si trova a dover spesso decidere le cose d'arbitrio".

Questa affermazione, che per alcuni è un pregio (in realtà non lo è, e non è nemmeno una feature, è proprio un difetto) fortunatamente è un falso mito.
Le regole non sono super-dettagliate, è vero, ma sono molto flessibili, quindi possono essere usate per risolvere molte situazioni differenti.
In caso di dubbio, ad esempio, quasi ogni situazione può essere risolta con un tiro di d20 + caratteristica contro Difficoltà 10, 15 o 20, aggiungendo eventualmente competenza, vantaggio e svantaggio.
Questa formula, ed eventualmente una rilettura delle regole a fine sessione, consente di sciogliere velocemente molti nodi, consentendo al gioco di proseguire con fluidità senza bisogno di decidere che qualcosa "funziona così perché lo dice il DM".

Esistono effettivamente alcuni casi in cui il DM deve decidere di arbitrio, perché lo stabilisce il regolamento (alcune parti di Furtività) o perché le regole sono semplicemente scritte male (il veleno) ma per tutti gli altri casi di "decide il DM" basta una rilettura del manuale.

Tutto si risolve in vantaggio/svantaggio

Per consentire un arbitraggio rapido, 5e risolve quasi tutti i bonus con la meccanica di vantaggio/svantaggio.
Questo appiattisce il gioco, dato che tutte le condizioni e situazioni fanno la stessa cosa.

Dei tre, questo è il punto più delicato.
Intanto, bisogna premettere che in parte è vero: moltissimi effetti sono risolti con vantaggio/svantaggio e questo può non piacere, soprattutto a chi vuole accumulare i bonus e le penalità.

Però, spesso, l'effetto di appiattimento è esagerato dai detrattori di questa meccanica.
Innanzitutto, la differenza fra due bonus numerici come +2 e +4 (una differenza che vantaggio/svantaggio non replica) si nota in un caso su dieci: sarebbero necessarie migliaia di tiri, tutti in condizioni identiche e annotati, per apprezzare realmente questa differenza - condizioni che al tavolo non si verificano.
L'appiattimento dunque è, almeno finché si parla di pochi bonus e malus, un fenomeno che si verifica soprattutto sulla carta.

Un'altra ragione per cui vantaggio/svantaggio non è così monotono come si potrebbe credere è che, anche se è vero che molte condizioni impongono uno dei due, queste condizioni fanno anche altro.
Blinded, Frightened e Restrained impongono svantaggio ai tiri d'attacco... però Blinded dà anche uno svantaggio difensivo e impedisce di vedere e di indirizzare gli effetti, Frightened vieta di avvicinarsi a un bersaglio e Restrained obbliga a rimanere sul posto.
Il vantaggio è solo una parte dell'effetto, e non quella più rilevante, rendendo le condizioni ben diverse fra loro, anche se identiche per quanto riguarda il tiro di dado.

 

In conclusione: 5e è un gioco con meccaniche leggere, ma questo non le rende monche o semplicistiche (anche se possono comunque non piacere).

The Stroy

L'edizione di D&D più giocata è sicuramente la terza: D&D 3.0, D&D 3.5 e Pathfinder (d'ora in poi "3e").
Quali sono le ragioni per cui questa iterazione del gioco è così popolare? Soprattutto: queste ragioni sono sufficienti per iniziare a giocare a una delle versioni di 3e?

Premesse:

  • Cercherò di essere il più possibile pacato e obiettivo, ma per alcuni il tono risulterà comunque provocatorio. Sono ben felice di discutere le inserzioni con voi, ma non di litigare: i commenti polemici, da fanboy, edition warrior o flamer verranno semplicemente cancellati
  • Questa inserzione si rivolge ai neofiti, a chi vuole provare un gioco nuovo e a chi consiglia queste persone. Se giocate in 3e, vi divertite e non notate problemi, continuate così: va benissimo. Lo scopo dell'inserzione non è esporre una serie ragioni per non giocare in 3e, ma analizzare quelle per giocarci
  • Tutte le ragioni al di là del regolamento per giocare in 3e ("abbiamo già i manuali", "non c'è tempo di studiare nuove regole", "i miei amici giocano a quello", "effetto nostalgia") sono al di là dello scopo di questa inserzione. Possono essere buone o meno, ma non ci interessano

Quali sono, invece, le ragioni per cui solitamente si consiglia 3e a chi deve scegliere un gioco?
Guardando nelle varie community, le motivazioni sono sostanzialmente due: la costruzione del personaggio e la matematica granulare.
Visto che questa inserzione è rivolta (anche) ai neofiti, diamo un minimo di spiegazione di cosa si intende.

Costruzione del personaggio: 3e offre una quantità immensa di materiale per personalizzare il PG: razze, classi, archetipi, talenti, incantesimi, equipaggiamento e sottosistemi di regole. Grazie a tutte queste opzioni, si può creare virtualmente qualsiasi personaggio si desideri. Non solo: la creazione del personaggio è praticamente un gioco nel gioco, dato che trovare la combinazione più efficace fra tutte queste possibilità è divertente di per sé. Infine, dato che alcune opzioni sono più forti e altre più deboli, il giocatore che conosce meglio le regole crea personaggi migliori rispetto a chi non studia i manuali (questo principio è noto come system mastery).

Matematica granulare: la matematica di 3e è granulare, cioè molto dettagliata. Il giocatore può assegnare certi valori un punto alla volta, distribuendoli in maniera molto precisa. Non solo: anche le entità fra cui i punti vengono distribuiti sono suddivise in maniera molto particolareggiata. Ad esempio, un PG di 3e non ha +5 alle attività da Ladro, ma +4 a Furtività, +5 a Disattivare Congegni e +6 a Rapidità di Mano. Questo consente di personalizzare il PG fino all'ultimo +1. Un simile livello di dettaglio si ritrova in molti elementi del gioco.

Siamo però sicuri che questi fattori siano realmente d'aiuto o desiderabili per chi si approccia a gioco?

Grande quantità di materiale

Questa feature sembra intuitivamente un vantaggio, ma all'atto pratico presenta diversi problemi.

Innanzitutto, la grande quantità di materiale in realtà ostacola la personalizzazione. Può sembrare controintuitivo, ma il fatto che quasi ogni possibilità sia descritta (spesso in diverse declinazioni) nel regolamento, implica almeno a livello psicologico che tutto ciò che invece non è descritto non si possa fare.

Per chiarire con un esempio: il gioco presenta le classi del Paladino e della Guardia Nera (praticamente una versione malvagia del Paladino per PG di medio livello). Questo implica che, se un giocatore vuole fare il Paladino malvagio dall'inizio del gioco, non può farlo: deve giocare qualcos'altro e, arrivato al livello appropriato, diventare una Guardia Nera - altrimenti la Guardia Nera che esiste a fare?
Questo, però, è un ostacolo alla personalizzazione del PG.

Inoltre, il giocatore deve studiare questa grande quantità di materiale e questo richiede tempo, voglia e predisposizione. Si parla letteralmente di migliaia di pagine, e non delle più semplici, visto quanto articolato è il regolamento.
Dato che il gioco scoraggia la pratica di modificare il materiale esistente, e che molti PG devono essere costruiti in un certo modo per essere efficaci, il giocatore deve studiare il materiale, altrimenti rischia di trovarsi con un personaggio inefficace, o di non sapere nemmeno che può giocare un certo PG.
Non solo: nel caso in cui il materiale sia assente, il giocatore dovrà ripiegare su un personaggio differente rispetto a quello che desiderava.

Ad esempio, da regole, un giocatore non può giocare un sicario buono, a meno di non conoscere la classe dell'Avenger.
Inoltre, l'Avenger è una classe molto debole, per cui, anche conoscendola, il giocatore deve sapere come migliorare il personaggio, altrimenti rischia di trovarsi con un sicario che non riesce a uccidere proprio nessuno.

All'atto pratico, infine, solo una percentuale ridotta di tutto questo materiale potrà essere effettivamente utilizzata (vedremo bene perché quando parleremo di system mastery).

La build

La ragione più valida per giocare in 3e è probabilmente il sotto-gioco della build (cioè della costruzione del personaggio).
Costruire il PG perché sia il più potente possibile, per enfatizzare un certo aspetto, ricoprire un certo ruolo, imitare un certo personaggio o combinare certe meccaniche è divertente - ma non è un gioco per neofiti.

Intanto, richiede di studiare un sacco di materiale - e di comprenderlo, per non creare mostri eccessivi rispetto al resto del gruppo, oppure fallimenti ingiocabili.
Questo processo di acquisizione richiede generalmente mesi, se non anni, e nel frattempo dà vita a problemi di ogni sorta (che spiegheremo un po' meglio parlando di system mastery).

Inoltre, la curva di apprendimento potrebbe essere molto ripida, soprattutto per chi si inserisce in un gruppo già esperto o di livello medio-alto.
Trovarsi a costruire e gestire un personaggio multiclasse, con due o tre sottomeccaniche fra incantesimi, talenti complessi come la metamagia, attacchi iterativi, metamorfosi, evocazioni e altro può essere un'esperienza traumatica, nonostante l'aiuto dei compagni di gruppo che possono dare una mano a scegliere le opzioni più adatte.

Infine, buildare non è quasi mai quello che un neofita si aspetta quando inizia a giocare di ruolo.
Il GdR non è come un wargame o un TCG, dove si sa che la preparazione è metà del gioco: generalmente chi si avvicina al GdR vuole vivere avventure, saccheggiare tesori e uccidere mostri, non di passare ore studiando i manuali e preparando il PG e poi fare tutte quelle cose.
E, se vuole combattere in corpo-a-corpo, si aspetta di giocare un guerriero con la spada, non un chierico che usa la catena chiodata e si trasforma in wartroll tramite oggetto magico perché il guerriero è troppo debole e la spada fa schifo.

System Mastery

Alcune opzioni sono molto forti, altre molto deboli: chi conosce bene le regole sa distinguere fra le due, ed è più efficace di chi non lo fa.
Il principio meritocratico sembra corretto, ma porta con sé una quantità virtualmente infinita di problemi.

Intanto, il gioco non segnala quali opzioni sono più forti e quali più deboli, e nemmeno avvisa che esistono opzioni migliori o peggiori.
Si corre il rischio di avere un gruppo sbilanciato, con un Archivista con Autorità (classe e talento molto forti) a fianco di un Samurai con Robustezza (classe e talento molto deboli) senza nemmeno sapere di stare correndo questo rischio.
Avere un gruppo sbilanciato significa che un giocatore può fare più cose rispetto a un altro, che dunque si diverte meno.
Se il Mago sceglie invisibilità, diventa un esploratore furtivo migliore del Ladro e in più continua a essere un mago: questo per il giocatore del Ladro non è divertente.

Un problema ancora più grosso sorge nel caso in cui un giocatore diventi troppo forte rispetto ai mostri.
Nel migliore dei casi, questo significa che il master deve gettare via lo strumento (già poco efficace di per sé) dei Gradi di Sfida, rinunciando a preparare incontri bilanciati.
Nel peggiore, dà inizio a una corsa agli armamenti per cui il DM usa mostri più forti per contrastare il PG, che sceglie opzioni più potenti per contrastare i mostri, e così via - fino a che non fanno una brutta fine i PG meno forti e, in seguito, la campagna.

Per evitare questo problema, si finisce spesso per tagliare il materiale troppo forte, mentre quello debole viene scartato naturalmente.
Però questo significa che una grande quantità della mole di materiale all'atto pratico non esiste. Per farsi un'idea, probabilmente è necessario eliminare quasi i due terzi del materiale, fra classi, talenti, oggetti e incantesimi, per iniziare ad avvicinarsi a un gioco bilanciato.

Peggio: il gioco ancora una volta non dà alcun aiuto nel determinare quali opzioni sono troppo forti o troppo deboli, rendendo molto semplice fare un lavoro confuso.
Ad esempio è pratica comune vietare tutti i manuali tranne quelli base, che però contengono alcune delle opzioni più sbilanciate, impedendo di accedere a manuali accessori come il Tome of Battle, che, se non riequilibrano, almeno pareggiano un po' la situazione.

Granularità

Il giocatore può distribuire certi punteggi (in particolare i gradi delle abilità) un punto alla volta, creando PG molto sfaccettati.
Ma è davvero necessario?

In statistica, sono necessari milioni se non una letterale infinità di prove per apprezzare uno scarto di pochi punti percentuale come quello di cui parliamo.
Realisticamente, un giocatore tirerà 2-6 prove di una singola abilità in una sessione: servirebbero circa 5000 anni di una-sessione-alla-settimana per arrivare a un milione di risultati e iniziare ad apprezzare la differenza fra PG o abilità con un punto di differenza - se i giocatori si annotassero questi risultati, e se i PG non cambiassero mai durante questo lasso di tempo.
Chiaramente il ragionamento è iperbolico, ma l'idea di fondo è chiara: la possibilità di distribuire i punti uno alla volta non fa molto per caratterizzare il personaggio. In compenso, allunga di parecchio la costruzione della scheda e complica il gioco in generale (come fanno tutti i diversi tipi di bonus al tiro che costellano l'edizione).

Dettaglio

Questo livello di dettaglio è presente, in modi differenti, in tutto il regolamento, con l'effetto di rallentare spesso il flusso del gioco per consentire la consultazione dei manuali.
Per fare un esempio pratico: la serie di incantesimi dei globi di 3.5 è molto potente perché appartiene alla scuola di Evocazione, sottoscuola di Creazione, e questo le consente di evitare, a differenza di molti incantesimi di attacco, la Resistenza agli Incantesimi di cui molte creature dispongono.
Tenere continuamente traccia di simili cavilli è difficile anche per un esperto, e impossibile per un neofita.

E non è nemmeno divertente, a meno di non essere maniaci delle regole.
In realtà, l'esistenza di dettagli di questo tipo, insieme all'esistenza di opzioni esageratamente potenti, lede anche al punto forte del gameplay di 3e, vale a dire lo scontro tattico, che viene deciso in gran parte durante la build invece che al tavolo, e che rallenta continuamente proprio per via dei dettagli di cui tenere traccia.

 

Per concludere: 3e è un gioco vasto e complesso, ma queste feature si trasformano in svantaggi per chi vi si approccia, in particolare se è un neofita totale, e rendono 3e una scelta poco consigliabile, tranne per chi desideri immergersi nel sotto-gioco della build.

The Stroy

Come qualcuno avrà intuito (?) dal titolo, questa è un'inserzione particolare.
La ragione è semplice: è, almeno per un pezzo, l'ultima che scriverò su questo blog.
A una non spiacevole mancanza di idee (se non ho molto da dire, è perché ho già detto tutto, che è un bene) si è aggiunto un brutto incidente, che mi renderà fisicamente difficile scrivere per qualche mese.
Per queste ragioni, ho deciso di scrivere una inserzione che faccia da chiusura (magari temporanea: si vedrà) al blog e da riassunto per il suo contenuto.

Come sempre in forma schematica, questi sono i tre punti che tengo a mente quando preparo un'avventura, arbitro una sessione o parlo con i giocatori - insomma, in qualsiasi fase del gioco:

È un gioco, ed è di gruppo

Il gioco di ruolo è innanzitutto un gioco, e lo scopo dei giochi è divertirsi. Fine.
Il corollario è ovvio: se qualcosa è divertente, va bene. Se non lo è, non va bene. Questa è la vera regola zero, e vale in qualsiasi momento e circostanza in e off game, prima di ogni altra.
Realismo, immersione, storia e competizione contano solo se aumentano il divertimento. In caso contrario, sono solamente orpelli o zavorre.

Non solo: i giochi i ruolo si fanno in gruppo, ed è il gruppo a doversi divertire.
Se qualcosa non piace a qualcuno, il gruppo ha un problema e bisogna accordarsi per sistemarlo - non importa che il qualcuno sia un giocatore o il master.
Comunicare, prima, dopo e durante la partita, è essenziale, molto più che preservare la storia, l'effetto sorpresa o la build del personaggio.

Fai quello che vuoi, segui le regole

La parte migliore dei GdR è probabilmente la possibilità di fare quello che si desidera, dunque non c'è ragione per farsi intralciare dal regolamento.
I giocatori non dovrebbero limitare le loro possibilità a quelle scritte sulla scheda del personaggio, e il master dovrebbe dire di sì alle proposte dei giocatori, anche se il primo istinto sarebbe di negare l'opzione.

Al tempo stesso, non si devono ignorare le regole - altrimenti perché comprare i manuali e decidere di giocare a un determinato sistema?
Le regole forniscono la base per prendere decisioni informate, che poi è l'essenza di ciò che di divertente c'è nel gioco. Se si ignorano o trascurano, questa possibilità svanisce.
Ogni gioco posteriore al 1999 include un sistema generico per risolvere al volo le situazioni impreviste: basta capire qual è per risolvere il 90% dell'improvvisazione rimanendo all'interno del regolamento. E, se una regola non piace, non si ignora: si modifica - insieme e comunicando.

Prepara tutto, non di più

Arrivare impreparati al tavolo è fonte di problemi. I giocatori dovrebbero compilare e soprattutto conoscere le schede, e il master dovrebbe padroneggiare il regolamento e il materiale, in modo da non doversi trovare a fermare il gioco per consultare l'uno o l'altro.

Tuttavia, preparare troppo è peggio che non preparare nulla, dato che porta all'illusionismo, al railroad o allo stallo.
Improvvisare richiede un po' di allenamento, soprattutto dal lato master, ma è un esercizio che vale la pena di fare: il premio sono meno lavoro per il master e più libertà, scelte e divertimento per tutto il gruppo.

Come per le regole, il trucco sta nella flessibilità: è meglio avere poco che può essere utilizzato in molti modi, piuttosto che avere semplicemente tanto.

 

Rubrica musicale

 

The Stroy

Ancor prima di arrivare al tavolo da gioco e unirsi all'avventura, un personaggio ha già una storia: il suo background.
Anche se spesso si corre il rischio di sopravvalutarne le potenzialità, il BG rimane una risorsa molto utile per il gioco, e vale la pena di imparare a sfruttarla.
Un buon background, infatti:

  • Definisce come si comporta il personaggio, le sue ambizioni e i suoi timori
  • Getta agganci per storie future e colloca il PG nel mondo
  • Crea un legame affettivo con il personaggio

Quelli che seguono sono tre punti che credo siano indispensabili per stendere un buon background, più un quarto punto da tenere a mente durante il gioco.

1. Stare brevi

L'errore più comune durante la stesura di un background è probabilmente quello di esagerare e finire per trovarsi fra le mani un sacco di materiale inutile.
Spesso, in realtà, nessun background è un BG migliore rispetto a troppo background. Un eccesso di dettagli rischia di essere un peso o una gabbia per il personaggio, mentre un passato inesistente, pur presentando dei problemi, ha se non altro il lato positivo di lasciare libertà d'azione al personaggio e al giocatore, in particolare se quest'ultimo è esperto.
Un background dovrebbe limitarsi all'essenziale: da dove viene il personaggio, come e perché fa quello che fa, cosa vuole, cosa teme, chi conosce.
Una volta stabiliti questi punti essenziali (e bastano tre-cinque righe di testo in formattazione standard) tutto il resto è un peso superfluo e va evitato o tagliato.

2. Creare legami

Per quanto siano popolari, i personaggi orfani, cani sciolti e lupi solitari soffrono di un difetto fatale: non hanno agganci.
Quando si scrive un background, lo si dovrebbe fare pensando alle avventure che si desidera vivere. Introducendo il gioco un personaggio privo di memoria non si sta "lasciando carta bianca" al master, lo si sta privando di indicazioni vitali. È difficile che il master sappia cosa vuole il giocatore, se il giocatore non glielo dice.
Una volta stabiliti i punti essenziali, dunque, è bene ritagliarsi un po' di tempo (e di righe) per creare legami fra il personaggio e l'ambientazione: parenti, mentori, alleati, rivali, nemici, fazioni, gilde, entità, oggetti, magie, luoghi... può andare bene qualsiasi cosa.

Questa regola funziona decisamente meglio se il master non è eccessivamente rigido: un buon criterio è se qualcosa è adatto al tono dell'ambientazione e non è un duplicato di qualcosa che già esiste, concedetelo.
Dare il permesso ai giocatori di introdurre materiale nel mondo di gioco è un ottimo modo per farli affezionare all'ambientazione, alla campagna e ai personaggi, e anche per risparmiare un po' di lavoro.
Anche se può essere faticoso abbandonare certe velleità artistiche, è meglio farlo: è un gioco, non un romanzo, si fa per divertirsi. E inventare le cose spesso è più divertente che trovarsele imposte.

3. Non giustificare la classe

Nei giochi a classi, come D&D, è naturale voler spiegare come mai il personaggio è membro di una o più classi: non fatelo.
Giustificare le classi porta a trovarsi pieni di costrizioni indesiderate, a dover aderire a stereotipi triti e ritriti, all'imposizione di nodi di trama obbligati, a difficoltà ad avere quello che si vuole sia dal punto di vista meccanico che da quello narrativo e anche a un certo odore di metagame negativo.
Invece di raccontare la storia dello Stregone/Guerriero che ha ricevuto la sua magia dall'ennesimo antenato drago (di cui al giocatore non interessa, ma che è obbligato a inserire) e che si è allontanato dal villaggio per addestrarsi all'Accademia della Guerra, è meglio parlare del Guerriero del Fuoco, un combattente dell'Accademia che possiede il dono della magia: il Bg è più fluido, più leggero, non ha un brutto stacco a metà e non inserisce materiale che al giocatore non interessa solo perché il manuale dice di farlo.

Infine, è importante ricordare che:

+1. Il background non è scritto nella pietra

Se il background del personaggio dice una cosa, ma il giocatore si rende conto che quella cosa non gli interessa quanto credeva, o che si divertirebbe di più a giocare altro, il master dovrebbe dare la priorità alla volontà del giocatore e non al BG che ha scritto.
Lo scopo del gioco è giocare, non recitare, e il divertimento ha la precedenza sulla coerenza verso un particolare che molto probabilmente non è mai nemmeno emerso in gioco.
L'eventualità che si verifichi un conflitto di questo tipo, fra l'altro, è una ragione in più per stare brevi: meno particolari inutili si mettono nel BG, più libertà d'azione si ha nel gioco giocato.

Questi sono i tre punti più uno che uso io, ma potrebbero essercene altri più importanti, o magari potrebbero non essere essenziali come credo.
Se non siete d'accordo o avete altre idee, ditemelo nei commenti!

 

Rubrica musicale: KOAN Sound & Asa - Sanctuary EP (Neurofunk)

 

The Stroy

Delle varianti proposte sul blog, la più radicale, almeno a livello estetico, sono i valori.
Questa inserzione aggiorna i valori, sistemando alcuni problemi emersi nel corso degli ultimi mesi, in cui li ho usati in due diverse campagne.
Ringrazio soprattutto @Azer e @Drimos, che hanno effettuato calcoli accurati e vitali per perfezionare la variante.

Cosa cambia nei valori

I valori di abilità rimangono intatti, mentre quelli di combattimento subiscono due modifiche.

La prima è che la serie di punteggi da assegnare passa da +3, +2, +1, +0 a +3, +2, +2, +1.
Questa modifica non ha bisogno di molte spiegazioni: nel dubbio, avevo preferito l'alternativa più debole, ma quella più potente si è rivelata più corretta.
Grazie ancora ad Azer e Drimos per il loro contributo.

La seconda modifica consiste nell'eliminare i valori Difesa e Salvezza e sostituirli con due nuovi valori:

  • Difesa Fisica: si tira Fisica ogni volta che sarebbe necessario un Tiro Salvezza su Forza, Destrezza o Costituzione
  • Difesa Mentale: si tira Mentale ogni volta che sarebbe necessario un Tiro Salvezza su Intelligenza, Saggezza o Carisma

Per determinare la Classe Armatura e l'iniziativa, si utilizza il valore più alto tra Difesa Fisica e Difesa Mentale.

Spoiler

Con i Valori 1.0, la Salvezza era volutamente una dump stat, il che rendeva però eccessivamente difficile superare i Tiri Salvezza contro mostri di GS medio-alto (11+).
La fusione parziale di Difesa e Salvezza consente di alzare, in parte, la seconda senza dover rinunciare all'indispensabile CA.
Inoltre, lo sdoppiamento del valore offre un po' di profondità tattica in più, componente di cui con la sola Salvezza si sentiva la mancanza.

Va notato che Fisica e Mentale dipendono dalla natura  dell'attacco che si subisce, ma non caratterizzano molto il personaggio, e dunque rispettano quasi alla perfezione l'idea di fondo che i valori debbano essere entità puramente matematiche.

Classe Armatura essenziale

Una regola che si sposa particolarmente bene con i valori, visto che consente di evitare potenziali interazioni sgradite fra armatura e Difese, è quella per la CA essenziale.
Con questa variante, la CA dipende unicamente dalla classe del personaggio, mentre l'armatura che indossa è semplicemente un fattore descrittivo (se si desidera renderla incisiva sul gioco, basta inserirla fra gli Aspetti del personaggio).

Ogni classe ha una CA di base, a cui si possono aggiungere tutti i bonus normali, fra cui Destrezza / Difesa, scudo, stili di combattimento e incantesimi.
Unica eccezione è Unarmored Defense, che con questa variante non esiste. Lo scopo di UD è consentire di giocare un personaggio privo di armatura senza dover subire penalità, ma questa variante lo consente di per sé, e Unarmored Defense diventa uno scomodo orpello.

La CA base è pari a:

  • 10: per mago e stregone
  • 13: per bardo, ladro, monaco e warlock
  • 14: per barbaro, chierico, druido e ranger
  • 15: per guerriero e paladino

Questa variante consente di descrivere il proprio personaggio con una maggiore libertà, senza perdere nulla dal punto di vista tattico e rinunciando a pochissimo da quello del bilanciamento.
Ringrazio nuovamente Azer e Drimos per i calcoli accurati che hanno svolto.

Spoiler

Se si desidera mantenere la possibilità di descrivere con facilità le protezioni, ma non si vuole semplificare così tanto (anche se personalmente lo consiglio) potete dare un'occhiata alla variante per Armi e armature.

Questa variante, inoltre, rende facile implementare la meccanica per cui i giocatori tirano tutti i dadi, visto che basta considerare la CA come un bonus fin da subito per non dover effettuare una serie di calcoli a ritroso.
In questo caso, la CA base è pari a:

  • -2: per mago e stregone
  • +1: per bardo, ladro, monaco e warlock
  • +2: per barbaro, chierico, druido e ranger
  • +3: per guerriero e paladino

Allego, infine, la scheda creata dall'ottimo Drimos (che ringrazio per la quarta e ultima volta).
È pensata per giocare con le varianti dei Valori e degli Aspetti.

 

Rubrica musicale: Mono - Hymn to the Immortal Wind (Japanese Post-Rock)

The Stroy

Molti manuali di gioco consigliano ai master di violare le regole se interferiscono con la storia.
Io consiglio di non farlo.

Le regole esistono per tre ragioni: mantenere l'equilibrio, consentire decisioni informatestabilire come funziona il gioco.

Mantenere l'equilibrio
L'equilibrio di gioco può essere declinato in modi diversi a seconda del sistema, ma rimane sempre vitale, che si parli di danni per round o di autorità narrativa.
Per dirla in breve: se un giocatore può "fare meno cose" di un altro, quel giocatore si diverte meno degli altri.
Siccome lo scopo del gioco è divertirsi, se qualcuno si diverte di meno, significa che il gioco funziona male.
Ogni modifica al regolamento, soprattutto quelle fatte al volo per "migliorare" la storia, rischia di spezzare l'equilibrio, ed è dunque un rischio.

Consentire decisioni informate
Prendere decisioni è impossibile se le conseguenze seguono un rapporto di causa-effetto completamente arbitrario.
Se la difficoltà delle prove cambia a seconda dell'umore del master, se certi nemici sono immuni a certe capacità per i primi round di uno scontro, se i colpi critici sono negati per graziare qualche personaggio, i giocatori non possono muovere i personaggi in maniera razionale, perché in primo luogo non sono razionali le conseguenze.
Questo tipo di modifiche rimane scorretto anche nel caso in cui i giocatori non se ne accorgano: primo, perché è paternalistico pensare che il master abbia una consapevolezza maggiore rispetto ai giocatori di ciò che è "meglio" (è un gioco di gruppo, non un romanzo) e, secondo, perché prima o poi i giocatori se ne accorgono.

Stabilire come funziona il gioco
Scegliendo di usare un certo gioco, si accetta anche di giocare a un certo genere (ludico, non letterario).
Esistono sistemi molto generici, vero, ma anche quelli hanno degli strumenti per spingere un certo tipo di gioco (moduli, tier, regole opzionali).
Se le regole spingono a un tipo di gioco diverso da quello che si desidera, la soluzione non è violarle all'improvviso, ma adattarle, modificandole a tavolino e apertamente, oppure cambiando direttamente sistema.
Questo vale anche nel caso in cui le regole blocchino un gioco che dovrebbe essere fluido: il modo giusto di approcciare la cosa non è decidere per buonsenso, ma affidarsi al sistema di risoluzione generico che ogni gioco dal 2000 in avanti incorpora (+/-2 in D&D 3e e Pathfinder, vantaggio/svantaggio in D&D 5e, sistema frattale in FATE, CD standard in 13th Age, 10 difficoltà nel Cypher System, eccetera) per poi eventualmente rivedere la decisione a mente fredda, in gruppo e lontani dal tavolo.

Se una regola non funziona?
Si discute in gruppo ed eventualmente si modifica.
Avere regole aperte che spingono a un certo tipo di gioco, oltre a limitare i rischi di cui sopra, è decisamente più produttivo che non barare e basta.

Esempio classico: i boss che muoiono al primo turno sono un anticlimax.
Premesso che si voglia un certo stile di gioco (che lo si voglia tutti, non solo il master che deve "salvare l'incontro") questo può essere un problema.

Spoiler

Soluzione 1: i PG lanciano sul boss una capacità in grado di eliminarlo e lo colpiscono.
Il master però decide che il boss è immune, ha tirato alto sul dado o comunque non viene colpito. Tanto la Regola Zero dice che non sta barando.
In realtà, sta imbrogliando non solo contro le regole (la Regola Zero è una non-regola) ma anche contro i giocatori, venendo meno a quanto stabilito all'inizio del gioco.
Se i giocatori non se ne accorgono, ha "semplicemente" fatto railroad (dunque ha implicitamente dichiarato che le sue idee sono così buone che non vale nemmeno la pena di discuterle). Se se ne accorgono, si arrabbiano, e hanno ragione.

Soluzione 2: il master conosce il sistema e sa che un'eventualità come quella in questione può verificarsi.
Stabilisce che in certe battaglie entra in gioco il dado escalation, che dà un bonus crescente turno-per-turno agli attacchi dei personaggi, e propone la regola ai giocatori, che approvano.
Da quel momento in avanti, saranno i giocatori stessi a conservare le loro capacità migliori per le fasi avanzate dello scontro, quando saranno più efficaci, creando combattimenti scenografici come desiderato.
I giocatori non si sentiranno mai ingannati e il master ha anche meno lavoro da fare.

Come sempre, ho cercato di stare breve. Come sempre, non ce l'ho fatta.
Attendo i vostri commenti!

 

Rubrica musicale: Murubutu - La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane (Rap)

The Stroy

Nel gergo del gioco di ruolo, reskin significa cambiare la descrizione di qualcosa senza toccare le meccaniche che stanno dietro la narrazione.
Il vantaggio di questo procedimento è che consente di utilizzare le stesse regole per fare cose diverse.
In altre parole, il reskin permette di giocare personaggi e usare capacità che non sono presenti nel gioco base, senza correre il rischio di sbilanciarne l'equilibrio.

In D&D, l'esempio più ovvio dell'utilità del reskin è quello di un giocatore che vuole giocare una classe poco adatta all'ambientazione.
Il monaco wuxia da manuale è fuori luogo in un'ambientazione di stampo norreno, ma bastano pochi tocchi per trasformarlo in un lottatore brutale dotato di capacità druidiche.
Un'altra applicazione utilissima del reskin è quella di caratterizzare i personaggi con il minimo sforzo: basta cambiare le descrizioni per avere uno stregone che evoca spiriti composti di energia esplosiva, invece del solito blaster generico #6, o per trasformare un chierico in un esperto di medicina paranormale.

Oltre a essere così utile, il reskin è anche uno strumento davvero semplice da padroneggiare.
Bastano due mosse: ridurre allo scheletro e rivestire con la pelle.

1. Ridurre allo scheletro

La prima metà del reskin consiste nel ridurre la capacità al proprio scheletro meccanico.
Virtualmente ogni cosa in un manuale di GdR può essere etichettata come "regola" oppure come "colore": in questo passaggio, si separa il colore dalle regole e lo si elimina.
In generale, una buona massima per determinare se qualcosa è una regola è domandarsi: "Contiene un numero o un termine tecnico?". Se la risposta è no, allora probabilmente non è una regola.

Spoiler

Ad esempio, l'incantesimo ragnatela di D&D 5e dice che "se la ragnatela [creata dall'incantesimo] non è ancorata fra due superfici solide, collassa su se stessa". Questa parte del testo sembra regolare il funzionamento dell'incantesimo ma non contiene numeri né termini tecnici, e infatti, in termini di regole, non significa nulla.
La parte rilevante del testo è "Se la ragnatela non è ancorata fra due superfici solide [...] l'incantesimo termina all'inizio del prossimo turno dell'incantatore", che infatti contiene un termine tecnico, "turno".

Questa fase serve per isolare le parti della capacità che non vanno toccate per evitare di sbilanciare l'equilibrio di gioco, e per disfarsi di tutte quelle parti che, invece, potrebbero ostacolare il reskin.

Spoiler

Applicando questo procedimento a palla di fuoco, sempre in D&D 5e, si ottiene una capacità che permette di usare un'azione per scegliere un punto visibile entro 150 piedi e infliggere 8d6 danni da fuoco a tutte le creature in un raggio di 20 piedi da quel punto, oppure la metà di tali danni se le creature passano un tiro salvezza su Destrezza. L'incantesimo può essere potenziato aumentando il livello dello slot, a un ritmo di 1d6 aggiuntivo per ogni livello di slot.

Palla di fuoco dà fuoco agli oggetti incustoditi, ma da nessuna parte nel regolamento è spiegato cosa questo implica esattamente: quanto ci mette un oggetto incustodito a prendere fuoco, quanti danni infligge a chi gli è vicino, per quanti round brucia, eccetera.
Visto che questa parte di regole, di fatto, non è una vera regola, si può considerare "morbida" e mantenere a discrezione.

2. Rivestire con la pelle

Dopo aver ridotto il tutto alle nude regole, il passaggio successivo è rivestirle con un nuovo colore.
Il modo più semplice è limitarsi a descrivere la capacità in maniera leggermente diversa, ad esempio cambiandone in nome e la forma, ma ci si può anche sbizzarrire: l'unico limite è non toccare lo scheletro di regole, visto che è quello a mantenere l'equilibrio.
In questa fase, può essere utile avere un tema da seguire per il personaggio. Modificando tutte le capacità del PG per adattarle al tema, si avrà un PG coerente sotto l'aspetto narrativo, senza il bisogno di sacrificare scelte meccaniche interessanti ma non ovvie.

Spoiler

Rivestendo la palla di fuoco in diversi modi si possono ottenere varianti più o meno riconoscibili:

  • Una serie di pilastri di fiamme compaiono sotto le creature nell'area, danneggiandole
  • Un gigantesco serpente di fuoco erutta dall'aria e si avvolge su se stesso, bruciando tutte le creature avvolte fra le sue spire
  • Una colata di lava erutta dal nulla, si dilata nell'area ed evapora all'istante
  • Un'onda di energia invisibile sollecita le molecole delle creature nell'area, mettendole in agitazione e surriscaldandole fino a temperatura letale
  • Le creature nell'area esplodono in torce viventi, per autocombustione
  • Una bomba esplode e rilascia una pioggia di aghi arroventati che dilaniano le creature nell'area
  • Un elementale di fuoco compare al centro dell'area, vomita fiamme intorno a sé e svanisce

Alcune di queste rivisitazioni potrebbero richiedere qualche aggiustamento meccanico, ma non sono indispensabili.

Se si desidera, comunque, questa è una linea guida abbastanza affidabile per D&D 5e, almeno per le capacità che infliggono o guariscono danni.
Si possono modificare i seguenti aspetti meccanici, ognuno dei quali vale un certo numero di punti:

Spoiler

2 punti: categoria di dado
1 punto: gruppo del danno, raggio d'azione, area d'effetto
0 punti: forma

Le categorie di dado sono: 1, d3, d4, d6, d8, d10, d12.
I gruppi del danno sono: gruppo 1 (contundente/perforante/tagliente, forza, necrotico, psichico, radioso, sonico), gruppo 2 (acido, elettricità, fuoco, gelo) e gruppo 3 (contundente/perforante/tagliente non magico, veleno). Il gruppo 1 è il migliore, il gruppo 3 il peggiore.
I raggi d'azione 0-10 piedi, 11-60 piedi, 61+ piedi.
Le aree d'effetto (valide per cerchio, cilindro, cubo e sfera) sono: 1-10 piedi, 11-60 piedi e 61+piedi.
Le forme sono: gruppo A (cerchio, cilindro, cubo e sfera) e gruppo B (cono e linea).

Modificando una capacità, si possono alterare a piacimento questi aspetti.
Al termine della modifica, si fa una somma algebrica, aggiungendo tutti i fattori che sono stati migliorati e sottraendo tutti quelli che sono stati peggiorati.
Se il risultato è 0 o -1, la capacità è bilanciata, altrimenti rischia di essere troppo forte o troppo debole. Un modo semplice per eliminare un risultato di -1 dagli incantesimi è aumentare la categoria di dado di un punto, ma solo per i dadi lanciati grazie a un aumento di slot.

Ad esempio:

Spoiler

Capacità originale: palla di fuoco
+2: categoria di dado - d6 > d8
+1: tipo di danno - Gruppo 2 (fuoco) > Gruppo 1 (tagliente magico)
-2: raggio d'azione - 120 piedi > 60 piedi > 0 piedi
-1: 
area d'effetto - 20 piedi > 5 piedi
0: 
totale

La nuova capacità infligge 8d8 danni taglienti e magici a tutti gli avversari in mischia con il personaggio e, invece che come una palla di fuoco, è descritta come un potente fendente circolare: con una serie di alterazioni di questo tipo, un Guerriero Eldritch Knight può diventare una sorta di Warblade, un esperto di tecniche marziali avanzate che sfiorano il soprannaturale.

Visto che altera le capacità meccanicamente (anche se di poco), una modifica di questo tipo per definizione non è reskin, ma una sua naturale derivazione.

C'è un'ultima regola che è bene seguire durante il reskin: non impuntarsi.
Sicuramente alcune delle modifiche grafiche proposte dai giocatori porteranno vantaggi marginali al PG: un simbolo sacro tatuato invece che impugnato, un'arma innestata nell'armatura e difficile da disarmare, un incantesimo appena più selettivo, o che non necessita di una certa componente.
In questi casi, non impuntarsi. Si parla quasi sicuramente di un dettaglio meccanico che potrebbe essere significativo una volta nell'intera campagna, o non esserlo affatto. È meglio concedere al giocatore la possibilità di descrivere come gli pare che conservare l'integrità di non-regole come quella del prendere fuoco - e poi eventualmente appoggiarsi ai risvolti negativi della nuova descrizione (e ci saranno) per creare difficoltà interessanti.

Questo dovrebbe essere più o meno tutto.
Sono sicuro che qui in mezzo ci siano cose con cui qualcuno di voi non sarà d'accordo: nella (fin troppo lunga) inserzione non avevo spazio per difendere in anticipo le mie posizioni, ma vi attendo nei commenti!

 

Rubrica musicale: Deafheaven - Sunbather (Blackgaze)

The Stroy

Il sandbox è uno stile di gioco in cui il master non prepara una storia per la campagna o l'avventura, ma si limita a inserire i personaggi all'interno di un contesto, lasciarli muovere e far reagire il mondo alle loro azioni.
Lo stile sandbox lascia la massima libertà ai giocatori e può risultare veramente divertente per tutto il gruppo, ma non è immediato da gestire.
Quello presentato in questa inserzione è un metodo in quattro punti che può aiutare a rendere un'avventura o una campagna sandbox più gestibile per il master e più coinvolgente per tutto il gruppo.

1. Dialogo

Prima di sedersi al tavolo e progettare l'avventura, il master dovrebbe proporre l'idea ai giocatori, spiegando come funziona il gioco sandbox, avvertendoli che avranno qualche responsabilità in più sull'avanzamento della trama e accertandosi che siano interessati a una partita in questo stile.
Parlare apertamente con i giocatori di cosa ci si aspetta da loro è il modo più semplice per assicurarsi che lo facciano - e che si divertano facendolo.
Questo è importante in qualsiasi tipo di campagna, ma in una così è semplicemente vitale.

2. Trame

Secondo una certa visione, sandbox significa che il master prepara numerose missioni, agganci e trame e lascia che siano i giocatori a decidere quali seguire e quali no.
Il rischio (quasi una certezza) di un'impostazione di questo tipo è che porti il master a sprecare un sacco di lavoro, o al limite a riciclarlo, potenzialmente rischiando di fare illusionismo.
Un modo più efficace per gestire la varietà di trame necessaria per il gioco in questo stile, assicurandosi al tempo stesso che i giocatori siano interessati, è far sì che siano i giocatori stessi a creare queste trame, magari durante la stesura del background dei personaggi, e far loro decidere quali seguire in un momento che lascia al master il tempo necessario a preparare il materiale richiesto - ad esempio alla fine della sessione, invece che a metà.

3. Forze

Spoiler

Nota: ad alcuni questo punto potrebbe richiamare i fronti di Dungeon World.
Non è un caso che i punti in comune siano numerosi, ma tengo a fare presente che le forze non sono ispirate ai fronti, per il semplice fatto che i fronti non sono originali: sono semplicemente consuetudini di buon gioco già affermate a cui DW ha dato una ritinteggiata schematizzandole e chiamandole regole.
È su queste consuetudini, non sui fronti, che si basa il metodo qua descritto (che a sua volta è una ritinteggiata degli stessi principi).

In una campagna o avventura sandbox, il master non dovrebbe preparare una trama, ma le forze (personaggi, mostri, fazioni, fenomeni, oggetti ed entità) che creeranno quella trama durante il gioco.
Le forze dovrebbero essere proattive, non reattive. Questo significa che dovrebbero avere dei piani da completare, con cui i PG e le altre forze potranno interagire, invece di esistere semplicemente in uno status quo che i PG puntualmente infrangeranno. Le entità statiche non sono forze (anche se possono diventarlo), sono fondale.
Il modo migliore per assicurarsi che una forza sia proattiva è assicurarsi che abbia un obiettivo chiaro e un metodo per raggiungerlo: il master deve sapere di quali risorse dispone, come le utilizza, in che punti si articola il suo piano e cosa è o non è disposta a fare per completarlo.
A questo punto, il master può calare i PG all'interno dello scenario creato dalle varie forze, osservare come si comportano e far reagire di conseguenza le varie entità.
L'assenza di una trama già scritta può fare paura, ma non è bisogna preoccuparsi: basta inserire personaggi (giocanti e non) interessanti nel mondo, e la storia sarà interessante a sua volta.

4. Improvvisazione

Il sandbox richiede una dose doppia di improvvisazione. Qualcosa sull'argomento l'ho già detto con la mia proposta per tre regole di improvvisazione (1, 2, 3) per cui non lo ripeterò qua.
Per questo stile di gioco, comunque, la più importante delle tre regole è la seconda: dire di sì. La ragion d'essere di questo stile di gioco è la libertà concessa ai giocatori e ai personaggi.
È fondamentale 
consentire ai personaggi di fare quello che i giocatori descrivono (purché non vada contro ciò che è accettabile per il gruppo). Se si gioca senza accettare questa premessa, tanto vale non dedicarsi al sandbox.

In generale, ma in particolare durante le fasi di improvvisazione, è vitale anche mantenere la coerenza.
Le azioni e reazioni di personaggi e forze sono la spina dorsale del sandbox. Se il master non rispetta la coerenza del mondo, non solo non dà modo ai giocatori di muoversi in maniera sensata, ma perde anche il suo miglior strumento per sviluppare la trama.

Va notato che coerente non vuol dire spietato. Diversi corsi d'azione possono essere egualmente coerenti, e il master dovrebbe scegliere quello più adatto al livello di difficoltà concordato con il gruppo, non quello più punitivo.
Inoltre, se qualcosa stride con la coerenza della realtà di gioco, la reazione corretta nella maggior parte dei casi (per non dire sempre) non è proibire quella cosa, ma trovare un modo per renderla coerente - è un gioco di fantasia, una soluzione si trova.

 

Anche questa volta l'argomento è molto vasto, ma come sempre lo spazio è tiranno.
Ho cercato di essere il sintetico, per cui sicuramente ho lasciato fuori qualcosa che invece doveva essere detto: aspetto dubbi, domande, commenti e proteste nella sezione dei commenti!

 

Rubrica musicale: Salem - King Night (Witch House)

The Stroy

Visto che finalmente i miei giocatori sono arrivati (quasi) in fondo alla parte 2 della campagna, posso postare le statistiche dei boss che hanno incontrato, in modo da fornire qualche esempio di mostro creato utilizzando il Bestiario Essenziale e presentare qualche meccanica inusuale (anche se non necessariamente originale) che ho usato per il design delle creature.
Tutti i mostri qui presentati sono stati testati sul campo e si sono comportati in maniera conforme al loro grado di sfida e alla situazione in cui hanno combattuto.
Le statistiche qui presentate danno per scontate le varianti per zone e raggi e per far lanciare tutti i dadi ai giocatori.

Threenesh - CR 8 Eql

Una demonessa umanoide con cranio felino e gambe equine, che combatte impugnando una falce a due lame dietro cui brillano fiamme verdi

Spoiler

Pf: 170 CA: 17 DF: 17 DM: 17
Aspetti: demonessa delle maledizioni, crudele cacciatrice

Doppia falce d'osso: 2 attacchi da 17 vs CA, 1d6+12 taglienti
A seconda del risultato del d6, ottiene un effetto aggiuntivo:

  • 1-2: svanendo in una nube nera, Threenesh si teletrasporta in qualsiasi punto del campo di battaglia
  • 3-4: un teschio di cavallo compare e inizia a fluttuare intorno al nemico colpito, che subisce +100% danni dal d6 della falce
  • 5-6: sceglie un avversario vicino e lo attacca con una fiamma verde. 17 vs Des nega 1d6+12 danni necrotici

Azioni leggendarie: tre per round

  • Balzo nero: Threenesh svanisce in una nube nera e si disimpegna da tutta la mischia
  • Danza dei crani (2 azioni): i nemici maledetti subiscono 5 danni per ogni teschio che li minaccia. Possono decidere di subire invece 8 danni per teschio, spezzando così le maledizioni
  • Sfere di fiamme (3 azioni): sceglie tre bersagli vicini o lontani e li attacca con vampate verdastre. 17 vs Des per dimezzare 1d10+5 danni necrotici

Threenesh è un mostro abbastanza semplice, con l'unica meccanica particolare del d6 che attiva effetti casuali.
Devo dire che si è dimostrata un avversario meno coriaceo del previsto, in particolare le maledizioni sono state meno pericolose di quanto credessi, ma non so quanto sulla cosa abbia influito il fatto che ha attaccato da sola sette personaggi che la stavano aspettando (un risvolto negativo del suo aspetto Crudele cacciatrice).

Thray & Throx - CR 8 Att & Dif

Un demone centaurino le cui due metà sono in grado di separarsi. La parte superiore diventa un umanoide con gambe di fuoco, quella inferiore un corpo equino da cui esce un torso di fiamme

Spoiler

Pf: 170, condivisi in un singolo bacino. Chiunque dei due venga danneggiato, i danni vengono sottratti a questo bacino. Quando il bacino è a 0 pf, entrambi i demoni muoiono
Fiumi di sangue: il colpo che riduce il bacino a 85 o meno pf scatena un effetto dipendente dal demone che l'ha subito

Thray
CA: 14 DF: 14 DM: 14
Aspetti: demone delle vampe, agilità felina

Vampe rosse: 2 attacchi da 17 vs CA a raggio lontano, 1d10+10 necrotici
Se il bersaglio colpito è segnato da un marchio verde lo rimuove dalla mischia, altrimenti lo segna con un marchio rosso

Passo incendiario: se si muove durante il proprio turno, le sue gambe ardono: chi vuole impegnarlo dalla sua mischia deve effettuare una prova di Des (Acrobazia) con CD 17 o subire 8 danni necrotici

Fiumi di sangue: se il colpo in questione è subito da Thray, il sangue del demone lo ricopre. Fintanto che il bacino contiene meno di 85 pf, Thray si muove teletrasportandosi invece che spostandosi e infligge 4 danni necrotici a ogni nemico con cui è in mischia quando si teletrasporta

Throx
CA: 20 DF: 20 DM: 20
Aspetti: demone delle catene, equino corazzato

Catena verde: 2 attacchi da 17 vs CA, 1d6+6 metà contundenti e metà necrotici
Durante il suo turno, può attaccare i nemici nella sua zona come se fossero in mischia
Se il bersaglio colpito è segnato da un marchio rosso, lo trascina in mischia con sé, altrimenti lo segna con un marchio verde

Zoccoli pesanti: se non si muove durante il proprio turno, colpisce il terreno con gli zoccoli: chi vuole disimpegnarsi dalla sua mischia deve effettuare una prova di Des (Acrobazia) con CD 17 o subisce 8 danni necrotici

Fiumi di sangue: se il colpo in questione è subito da Throx, il sangue del demone si diffonde per tutta la zona. Chi tenta di abbandonarla camminando fintanto che il bacino contiene meno di 85 pf deve effettuare una prova di Des (Acrobazia) con CD 17, oppure subire 4 danni necrotici e terminare il movimento

Thray e Throx sono demoni gemelli che combattono in coppia.
La loro tattica è abbastanza ovvia: Throx tiene i nemici lontani da Thray, costringendoli a colpire lui invece del fragile gemello, e conservando in questo modo intatta la pool comune di punti ferita. Thray, da parte sua, marchia i nemici con cui Throx non è impegnato, così che questi possa tirarli in mischia e trattenerli lì.
In questo scontro, è importante dare un modo ai personaggi (e ai giocatori) di rendersi conto che i due demoni condividono la riserva di energia vitale - anche se non subito.

Thrasher - CR 5 Eql

Una scolopendra demoniaca lunga trenta metri, formata da un ammasso di ossa in costante movimento, con costole al posto delle zampe. Attacca utilizzando ossi taglienti, le mandibole presenti su tutto il corpo e il suo stesso peso

Spoiler

Pf: 140 CA: 12 DF: 19 DM: 7
Aspetti: demone delle ossa, privo di mente

Fatto d'ossa: Thrasher è immune ai danni da veleno
Senza mente: Thrasher è immune ai danni psichici e agisce automaticamente a seconda del numero di avversari presenti nella sua mischia

0 - Thrasher rilascia 12 ossofalci (vedi sotto) nella sua zona. Se ha già usato questo attacco, subisce 20 danni
Sceglie poi tre avversari entro raggio lontano e li attacca in corpo-a-corpo, muovendosi fra l'uno e l'altro se necessario. Contro ciascuno: 16 vs CA, 1d10+10 danni taglienti
Mentre si muove a questo modo, Thrasher può potenzialmente generare attacchi di opportunità. Chi sceglie di attaccarlo, subisce 7 danni da ossa e spuntoni in movimento (conosce il rischio prima di attaccare)
Thrasher ingaggia l'ultimo nemico che attacca

1 - tre attacchi da 16 vs CA, 1d8+10 taglienti
Se colpisce due o più volte, l'avversario viene intrappolato e deve effettuare una prova di Des (Acrobazia) con CD 16 se vuole disimpegnarsi da Thrasher durante il turno successivo

2 - un attacco ciascuno da 16 vs CA, 1d8+10 taglienti
I bersagli colpiti possono effettuare un attacco di opportunità, ma, se lo fanno, vengono afferrati in lotta da Thrasher
Terminati gli attacchi, Thrasher si sposta verso un terzo avversario e lo ingaggia, portando con sé le creature afferrate

3+ - Thrasher rilascia una pioggia di gabbie d'ossa su tutta la mischia. Ogni avversario coinvolto deve tirare un TS Des con CD 16 o venire colpito da una gabbia e diventare trattenuto. Liberarsi dalla gabbia richiede una prova di For (Atletica) o Des (Acrobazia) con CD 16. In alternativa, si possono distruggere le gabbie, che condividono i tratti fatto d'ossa e senza mente di Thrasher e hanno 10 pf e CA 10. Se una creatura termina il turno trattenuta da una gabbia d'ossa, subisce 15 danni
Dopo aver sparato le gabbie, Thrasher si disimpegna e si sposta fino a diventare lontano

Ossofalce
Una creatura simile a un ragno fatto di costole

Pf: 15 CA: 10 DF: 13 DM: 4

Fatto d'ossa: Thrasher è immune ai danni da veleno
Senza mente: Thrasher è immune ai danni psichici e agisce automaticamente a seconda del numero di avversari presenti nella sua mischia
Brulicanti: le ossofalci non effettuano né generano attacchi di opportunità

N° nemici - Attacco

0 - L'ossofalce ingaggia l'avversario più vicino con meno nemici in mischia e gli infligge 5 danni taglienti
1 - L'ossofalce infligge 5 danni taglienti all'avversario in mischia e gli rotea intorno. Disimpegnarsi dall'ossofalce ora richiede una prova di Des (Acrobazia) con CD 13
2+ - L'ossofalce infligge 3 danni a tutta la mischia e si disimpegna

Il sistema di "intelligenza artificiale" di Thrasher consente di dotarlo di poteri più complessi della norma, visto che tanto il DM non deve decidere quale usare. I tipi di attacco lo rendono un avversario mobile e furioso, che semina distruzione un po' dappertutto.
Le ossofalci infliggono danni automatici per non appesantire il turno con una dozzina di tiri aggiuntivi - è anche possibile considerarle una sorta di nebbia se si preferisce accelerare ulteriormente lo scontro.

Lady Flagello - CR 3 Eql

Una sacerdotessa guerriera che combatte impugnando una mazza di cristallo rosso, e circondata da ombre maligne

Spoiler

Pf: 90 CA: 15 DF: 16 DM: 16
Aspetti: sacerdotessa-guerriera delle tenebre

Compagni d'ombra: Lady Flagello inizia lo scontro con quattro Ombre (vedi sotto) al suo fianco

Flagello di cristallo: 17 vs CA, 1d10+5 danni contundenti e perforanti
Fa agire tante ombre quant'è il risultato del d10. Se non ha abbastanza ombre, evoca tante ombre quante gliene mancano (ma non le muove)

Ombra
Un'ombra vagamente umanoide, formata da un torso e una testa

Pf: 15 CA: 15 DF: 15 DM: 15

Inanimata: le ombre non si muovono nè agiscono a meno che non sia per ordine di Lady Flagello. Non generano né effettuano attacchi di opportunità
Insostanziale: le ombre subiscono danni dimezzati dalle armi non magiche

Azioni: quando agisce, un'ombra sceglie una di queste opzioni:

  • Attacco: infligge 10 danni necrotici a un avversario non in mischia con Lady Flagello
  • Scudo: assegna 10 pf temporanei a Lady Flagello
  • Muro: l'ombra si espande a circondare una creatura e tutte quelle in mischia con lei. Impegnare quelle creature richiede una prova di For (Atletica) o Des (Acrobazia) con CD 15, e lo stesso disimpegnarsi da quella mischia

Lady Flagello è un one woman army dotato di un sistema rapido per gestire una sorta di evocazione.
È dotata di capacità offensive, difensive e di controllo, ma fatica a usarle in contemporanea e dei giocatori astuti possono dominare lo scontro spingendola sulla difensiva.

Come avrete notato, ho preferito la sintesi alle spiegazioni esaustive e ho evitato, come mia abitudine, le descrizioni degli attacchi.
Se qualcosa non è chiaro, o se avete domande su una delle meccaniche "particolari" utilizzate per questi mostri, fatevi sentire nei commenti

The Stroy

A partire dalle sue origini di wargame, il gioco di ruolo ha incorporato le mappe come uno dei suoi elementi tipici: l'immagine iconica del tavolo da gioco comprende quasi per forza una mappa e delle miniature, nonostante ormai siano pochi i giochi che li richiedono realmente.
Anche chi gioca esclusivamente nel cosiddetto teatro della mente può servirsi di mappe per tracciare posizioni e distanze all'interno del mondo di gioco.

Tuttavia, per quanto utili e caratteristiche, le mappe possono rivelarsi un pericoloso spreco di tempo.
Ad esempio:

Spoiler

Il gruppo dei personaggi deve infiltrarsi all'interno di una fortezza demoniaca, così il master ne traccia una mappa: comincia disegnando la forma dell'edificio, la suddivide in stanze e le popola con incontri, trappole e tesori.
Per rendere verosimile la sua fortezza, ha creato sessanta stanze, di cui però solamente quindici abitate. Visto che sarebbe inverosimile, il master prepara un'altra decina di incontri secondari e li distribuisce per gli ambienti vuoti.
A questo punto, si dichiara soddisfatto.

Il master, però, non si è reso conto che così facendo ha preparato troppo materiale: stanze vuote e incontri secondari tassa-risorse non sono gli sottraggono tempo durante la stesura della mappa, ma fanno anche perdere ore ai giocatori, che devono esplorare ambienti e affrontare battaglie tutto sommato inutili, ma che la mappa tratta come se fossero alla pari rispetto a quelli di primo piano.

Un metodo per risolvere questi problemi è creare una mappa per punti chiave.
Per creare una mappa di questo tipo, si stabilisce l'area che dovrà coprire, si individuano al suo interno i punti chiave e si definiscono gli spazi di transizione che li separano, includendo se necessario i tempi di spostamento fra un punto chiave e l'altro.
Ad esempio:

Spoiler

Il gruppo dei personaggi deve infiltrarsi all'interno di una fortezza demoniaca, che diventa l'area della mappa.
All'interno di questa, il master individua quattro punti chiave: il santuario dedicato al dio delle tenebre, la stanza di convocazione dei demoni, le celle dei cultisti e le prigioni per i sacrifici umani.
Definisce ciascuno di questi punti con una breve descrizione comprendente le meccaniche, sulla falsariga di: "Santuario delle tenebre, navata gotica e statue del dio. Chi riposa all'interno lancia Sag 15 o è affaticato. Spada magica nascosta". Genera una descrizione simile per ogni altro punto chiave.
A questo punto, crea gli spazi di transizione: in generale, la fortezza presenta poche difficoltà e non viene approfondita ("Stanze e corridoi, pietra chiara, arazzi e torce, austera") eccetto che per lo spazio intorno alle prigioni: "Labirinto. Raggiungere o uscire dalla prigione richiede un'ora e Int 12 per orientarsi, trappole [elenco di tre o quattro trappole]".
Preparati, se lo desidera, gli incontri localizzati e qualche incontro casuale, il master ha terminato la mappa: ha tutto quello che gli serve per rendere credibile la fortezza, il resto può tranquillamente improvvisarlo.

Questo metodo consente anche di manipolare "l'inquadratura": si può stringere su di un punto chiave, rendendolo un'area (ad esempio, il labirinto potrebbe essere diviso in diversi tipi di minaccia, come una parte di fuoco e una di tenebre, connesse da più regolari sezioni in pietra) o viceversa allargare, rendendo un'intera area un punto chiave all'interno di un'area più grande (ad esempio la fortezza potrebbe essere, insieme a una città e a un passo montano, un punto chiave nell'area di una piccola regione).

I principali problemi di questo metodo sono l'arbitrarietà, che può essere risolta con uno schema di tiri di dado (anche solo: con 10+ va bene, con 9- si incontrano trappole, creature o altro) e l'imprecisione, che però è un falso problema: i giocatori non sanno quello che accade dietro lo schermo e il tempo sacrificato al fermare il gioco, contare le distanze, disegnare porte e approfondire ambienti vuoti non vale la - pochissima - verosimiglianza guadagnata, quasi tutta, peraltro, dal punto di vista del master.

Sperando che serva a farvi risparmiare tempo, attendo i vostri commenti!

 

Rubrica musicale: Mixtapes - Even on the Worst Nights (Pop Punk)

The Stroy

Con i primi tre passi dello schema, il creatore di ambientazioni configura il criterio base di tutto il processo: se non serve per il gioco, ignoralo.
Una volta stabilito perché e come si gioca, e dunque cosa non serve alla campagna e al mondo, si hanno in mano gli elementi richiesti per costruire un’ambientazione adeguata alle esigenze del gruppo e della campagna, senza produrre (e costringere a studiare) materiale inutile.

È ora di passare alla:

Fase di creazione

La fase di creazione è quella in cui avviene la costruzione vera e propria del mondo e comprende i passi 4, 5, 6 e 7. Il settimo passo va tenuto per ultimo, ma gli altri tre possono essere svolti nell'ordine che si preferisce, anche se personalmente consiglio quello qui presentato.
Durante questa fase, il criterio permette di escludere tutto il materiale che non è necessario per iniziare a giocare, e che può essere inserito senza difficoltà a campagna in corso.

4. Creature

Con questo passo si stabilisce in linea generale che sorta di popoli, razze, mostri, organizzazioni, divinità e altro abiteranno l'ambientazione.
Sembrerebbe più logico cominciare dalla geografia e per poi popolare la mappa, ma cominciare con le creature offre alcuni vantaggi. Innanzitutto, nella campagna media le interazioni e la trama sono legate più alle creature e alle fazioni che non all'ambiente, dunque le prime sono un punto di partenza migliore. Inoltre, molti giochi offrono ai giocatori la possibilità di scegliere fra diverse razze, affiliazioni, clan, eccetera, che dunque necessitano di essere inseriti nel mondo di gioco. Riguardo la mappa, invece, i giochi o non hanno requisiti particolari, oppure la forniscono loro stessi (e le altre necessità ambientali di base sono già soddisfatte dalla scelta del genere).
In questa fase, il criterio inizia a risparmiare molto lavoro al gruppo. Un buon criterio è definire in maniera sintetica le razze o fazioni giocabili e riassumere il resto al semplice concetto - da una a tre frasi per le prime e altrettante parole per le seconde.
Non è ancora il momento di inserire singole creature o personaggi: per quello c'è tempo durante il settimo passo o direttamente durante la preparazione delle avventure.

Spoiler

Su Midgard ci sono quattro razze principali, divise in diverse sottorazze, dettagliate sullo stile di "Gli elfi delle Torri sono versati per la magia arcana e per il combattimento con le lame. Rune luminescenti ruotano come aureole intorno alle loro teste. Hanno capelli rossi, gialli o arancioni". Sono importanti anche gli Dei e le fazioni, che vengono descritti sullo stesso stile.
Per quanto riguarda le altre creature, ci basta sapere che esistono: l'ambientazione avrà sicuramente non-morti, draghi, demoni, spiriti e uomini-pesce - tutti potenziali nemici dei PG per le avventure.

Ur, pur concedendo ai giocatori di usare le statistiche di qualsiasi razza, le "ridipinge" tutte come umani. In questa ambientazione sono importanti le fazioni, principalmente gli arcanisti, i ribelli e, anche se i giocatori non lo sanno, i druidi. Tenere segreta l'esistenza di una fazione in genere è uno spreco di potenziale, che però nel caso di una campagna sui binari può essere compensato dal gusto del colpo di scena.
Le creature tipiche sono i vermi che abitano il deserto di sale che circonda la città, i soldati al soldo del Triumvirato e gli esperimenti degli arcanisti (principalmente aberrazioni e costrutti).

Forca dei Corvi concede le razze allo stesso modo di Ur. Gli abitanti che popolano il villaggio e i suoi dintorni non sono organizzati in fazioni, ma si dividono comunque in diverse tipologie, fra cui esiliati e diseredati, avventurieri senza altro da perdere, evangelizzatori e barbari pagani.
Visto il genere dark e low power, possiamo aspettarci che le creature più appariscenti come i draghi siano assenti, e che invece abbondino demoni (più simili a quelli sottili della tradizione che a quelli distruttori di D&D) e non-morti, con qualche mostro dal sapore nordico come streghe e troll.

5. Mappa

Dopo aver deciso quali fazioni, popoli e gruppi abitano il mondo, basta distribuirli nello spazio per avere un abbozzo della mappa.
In questa fase, è importante stabilire la scala dell'ambientazione, che può andare dall'intero universo a una singola stanza (anche se la maggior parte delle ambientazioni è compresa nella forbice fra "pianeta" e "regione"). La scala dice quali elementi sono troppo piccoli o troppo grandi per essere accettabili secondo il criterio: se la campagna è sulla scala di un mondo, solamente le nazioni e gli ecosistemi saranno grandi abbastanza da importare realmente - regioni, città e simili vanno creati in un secondo momento, cioè quando diventeranno rilevanti per la campagna.
Dopo aver localizzato l'obbligatorio (vale a dire le creature) si possono inserire anche elementi non abitati che interessano al gruppo - purché rientrino nella scala. In caso contrario, si rimanda al passo 7 o alla creazione delle avventure.

Spoiler

Midgard è un'ambientazione della scala di un continente ed è divisa in diverse regioni, meno civilizzate tanto più ci si allontana dal regno centrale, Arcadia. Le regioni intorno al Regno sono abitate dalle razze non-umane del gioco - elfi a est, orchi a sud e nani a ovest - e da un tipo di umano diverso rispetto a quelli del Regno, i devoti abitante della Repubblica dell'Orsa, a nord.
Le Terre Selvagge, invece, sono create basandosi sull'ambiente e non sui suoi abitanti. Da nord-ovest, in senso orario: artico, vulcani, desolazione, giungla, deserto, oceano.
Siccome Midgard è un'ambientazione fantasy, le ore di lavoro necessarie per dividere la mappa in fasce climatiche e calcolare un ecosistema realistico - che i giocatori non avrebbero notato - sono risparmiate con due semplici accorgimenti: evitare di affiancare climi incompatibili e giustificare le eventuali bizzarrie come effetti del campo magico del pianeta.

Ur tecnicamente sarebbe un pianeta, ma l'unica parte abitata e interessante è l'omonima metropoli, delle dimensioni di una regione.
Conoscendo le fazioni che la governano, è sufficiente dividerla in distretti controllati da ciascuna di esse e dettagliare un minimo ciascuno ("Gli arcanisti vivono in un distretto circondato da un muro su cui si ergono tre torri triangolari alte qualche chilometro") per avere la mappa necessaria a giocare. Tutto il resto del pianeta è letteralmente un deserto di sale.

Forca dei Corvi è un villaggio circondato da un altopiano desolato e coperto da un cielo perennemente nuvoloso - anche in questo caso, la scala di una regione.
Visto che non ci sono fazioni precise e che le creature non vengono da un posto preciso, ma si manifestano secondo le necessità delle avventure, la mappa serve soprattutto a definire qualche luogo da cui possano provenire i personaggi e dove possano andare all'avventura.
In questa fase, non serve scendere nei dettagli: "all'estremo est dell'altopiano, su un passo montuoso, sorge il Forte della Campana, abbandonato" è tutto quello che serve. Il Forte sarà approfondito quando i personaggi decideranno di (o saranno spinti a) esplorarlo.

6. Storia

La creazione della mappa dà una visione bidimensionale del mondo, e la Storia la rende tridimensionale.
Anche in questo caso, a seconda del livello di dettaglio e dell'ampiezza temporale che interessa, il criterio verrà configurato in base a una scala, che va dall'intera esistenza del multiverso al tempo di Planck. Ovviamente, questa scala va proporzionata al tipo di campagna che si intende giocare: un'avventura realistica, ad esempio, può probabilmente limitarsi a una storia di pochi anni, senza bisogno di una linea temporale che risale fino alla Creazione del mondo - linea che invece può essere utile nel caso in cui l'avventura abbia un respiro epico o tratti temi cosmici.
Il criterio elimina il materiale sproporzionato rispetto alla scala e soprattutto che non serve realmente per il gioco: se il gruppo non è interessato a esplorare la storia dell'ambientazione nei particolari, non è necessario dettagliare anno per anno gli eventi dalla Creazione al tempo di gioco - anzi, è uno spreco di tempo. L'approfondimento si può comunque preparare in un secondo momento, fra una sessione e l'altra, nel caso in cui i personaggi inizino per qualche ragione a indagare gli eventi passati.

Spoiler

Midgard è un'ambientazione dal tono roboante ed eccessivo, per cui la sua storia non può che prendere le mosse dalla Creazione del mondo. Siccome però l'elemento storico serve per creare spunti d'avventura e dare spessore, ma non è il focus della campagna, la scala non è approfondita nel dettaglio, ma semplicemente divisa in tre Epoche descritte sulla falsariga di: "Durante l'Epoca dei Giganti (o dei Draghi, a seconda dell'interlocutore) wyrm e antichi giganti si combatterono per il dominio del mondo, fino a distruggersi a vicenda, riducendosi sull'orlo dell'estinzione e causando la fine di un'era di magia potentissima di cui oggi non rimangono che tracce".
Il materiale che serve per creare oggetti, mostri, dungeon e nemici, e per legare i personaggi al passato dell'ambientazione è tutto qua, senza bisogno di una scansione anno-per-anno della guerra, che avrebbe portato pochissimi benefici effettivi al costo di una grandissima spesa di tempo.

La storia di Ur è importantissima per la campagna, eppure è limitata a un unico evento: il momento in cui gli arcanisti hanno intrappolato il corpo immortale di Dio nella luna e gli hanno rubato il cuore per usarlo come fonte di energia, diventando i dominatori del mondo, ma riducendolo a un deserto salato.
Tutta la campagna prende le mosse da questo singolo evento, per cui non c'è bisogno di stabilire che altro è successo, visto che non serve per la trama.

Forca dei Corvi è immersa in un eterno presente. La storia serve unicamente per creare atmosfera, per cui si limita al fatto che il Regno un tempo era potente, ma ormai è in decadenza da secoli, in modo che il villaggio di Forca si trova su una frontiera ormai abbandonata.

7. Idee

Come da tradizione, il settimo passo nella creazione di un mondo consiste nel riposarsi: in questa fase, chi ha creato l'ambientazione si limita a inserire le idee che già aveva e ancora non ha usato - ovviamente tenendo a mente il criterio.
Questo passaggio si ricollega alla creazione della campagna e cambia in base all'impostazione di questa e a chi ha effettivamente creato l'ambientazione:

  • Campagna sui binari in ambientazione creata dal master: per proporre al gruppo una campagna di questo tipo, il master deve avere in mente una trama. Gli basta inserire nell'ambientazione quegli elementi indispensabili per la sua storia che non ha ancora inserito e ha tutto ciò che serve per giocare - e, per il criterio, non gli serve altro
  • Campagna sui binari in ambientazione creata dal gruppo: in genere, il bello delle campagne railroad sono i colpi di scena, che non esistono se tutti hanno contribuito alla stesura della trama, ma, se un'avventura del genere esistesse, varrebbero le stesse considerazioni che per una campagna sui binari in ambientazione creata dal master
  • Campagna libera in ambientazione creata dal master: una difficoltà delle campagne sandbox è fare in modo che il gruppo sia interessato all'avventura senza avere una trama o un obiettivo centrale a motivarlo. Il modo più semplice per risolvere questa difficoltà è fare in modo che siano i giocatori stessi a stabilire il proprio obiettivo: mentre stilano il background, aggiungono elementi all'ambientazione, che per definizione li interesseranno per forza. Il master deve solamente approvare quegli elementi per avere, sempre per il criterio, tutto il materiale necessario all'ambientazione
  • Campagna libera in ambientazione creata dal gruppo: come sopra, si sfrutta il fatto che più cervelli lavorano meglio di uno e che le proposte dei giocatori li interessano per forza per riempire l'ambientazione con una grande quantità di elementi automaticamente interessanti

Personalmente consiglio il primo o il terzo metodo: il primo ha il vantaggio di conservare i colpi di scena indispensabili per una buona campagna railroad e il terzo consente al master di risparmiare molto tempo e fatica, e ai giocatori di divertirsi nella fase di creazione e investire nel mondo di gioco, conservando però la maggior parte dell'elemento sorpresa (dato che non sanno cosa hanno inventato gli altri giocatori).

Spoiler

Midgard è stata creata con un metodo a metà fra il terzo e il quarto: il master (io) ha preparato la base dell'ambientazione, cioè il materiale negli spoiler di cui sopra, e qualche altro elemento (la capitale di Arcadia, il nome del re e poco altro) e i giocatori hanno inserito nel mondo tutti gli altri elementi, collegandoli ai background dei loro personaggi o ai loro obiettivi e, spesso, legando i personaggi fra loro.

Ur è un'ambientazione del primo tipo: il master (io) aveva in mente una trama e ha creato un'ambientazione per accoglierla, e i giocatori vi hanno inserito e legato i personaggi, senza modificare il mondo o la storia, ma divertendosi grazie ai colpi di scena e alla scenografia spettacolare.

Anche Forca dei Corvi è stata creata con il primo metodo, con la differenza che la trama non era scritta per l'intera campagna, ma declinata volta per volta in singole sessioni episodiche e scollegate.

Lo schema della creazione di un’ambientazione da gioco in sette passi è questo:

Spoiler
  • 0. Criterio
  • 1. Genere
  • Genere prevalente
  • Inclusione o esclusione di tropi
  • 2. Stile
  • Sandobx / Railroad
  • Combattimento / Narrazione / Interpretazione
  • 3. Tono
  • Verosimile / Spettacolare
  • Impegnativo / Rilassato
  • Crudo / Leggero
  • 4. Creature
  • Razze, entità o fazioni principali
  • Razze, entità o fazioni secondarie
  • 5. Mappa
  • Scala geometrica
  • Inserimento delle creature
  • Progettazione degli ambienti
  • 6. Storia
  • Scala temporale
  • Eventi rilevanti per la campagna
  • 7. Idee
  • Idee del creatore
  • Idee degli altri

È uno schema riassuntivo, e sintetico è tutto il metodo: se avere dubbi o vorreste espandere certi punti, scrivete pure nei commenti.

 

Rubrica musicale: Departures – Teenage Haze (Post-Hardcore)

The Stroy

Costruire un mondo per i personaggi e le loro storie è uno dei compiti più stimolanti per il master, ma anche uno dei più impegnativi: le cose da calcolare durante la creazione dell'ambientazione sono innumerevoli e la prospettiva può apparire schiacciante.
Questa inserzione, dunque, cerca di rendere il compito meno spaventoso e più leggero, stabilendo un criterio per alleggerire il carico di lavoro e fornendo uno schema in sette passi che faccia da guida durante questa fase del gioco.

Spoiler

Le spiegazioni dei passi sono corredate da esempi sotto spoiler basati sulle tre ambientazioni che, insieme ai miei gruppi, ho creato e giocato nell'ultimo anno.
Anche se sono tutte e tre ambientazioni per D&D 5e, il metodo non è legato a un'edizione di D&D o a un gioco in particolare.

Prima di iniziare, sono necessarie due premesse:

  • Primo, il metodo qui presentato è, come sempre, basato sull'esperienza e sui gusti miei e dei miei giocatori: non vuole essere l'Unico Metodo corretto, e sicuramente per altre persone e altre esigenze può non essere adatto. In particolare, potrebbe non piacere ai gruppi estremamente rigorosi sui dettagli o ai master più tradizionalisti. Questo caveat è sottinteso in ogni passo dello schema
  • Secondo, questo schema dà per scontato che il master conosca i propri giocatori e li coinvolga nel processo di creazione, approfondendo gli aspetti che preferiscono, tagliando il materiale sgradito e sfruttandoli come sorgenti creative. La raccomandazione ad accordarsi con i giocatori è implicita in ogni passo e, virtualmente, tutta la procedura potrebbe essere effettuata in gruppo, invece che dal solo master

Il criterio

L'ambientazione per un gioco di ruolo è appunto quello: un'ambientazione per un gioco.
Il master non sta scrivendo un romanzo, una sceneggiatura o un saggio sulla distopia, ma preparando un mondo dove far muovere i personaggi dei giocatori e con cui divertirsi insieme agli amici. Qualsiasi cosa non serva a questo scopo, non serve all'ambientazione.
Disegnare le catene montuose perché le linee seguano le coste, calcolare la direzione dei venti e la loro influenza sul traffico marittimo, stabilire importazione ed esportazioni di ogni nazione e dividere i ceppi linguistici in famiglie sono, nella grande maggioranza dei casi, veri e propri sprechi di tempo, per il master che vi si dedica e per i giocatori che devono studiarli.

Il criterio da tenere a mente durante ogni passaggio della creazione dell'ambientazione è, quindi: se non serve al gioco, ignoralo.
Ogni volta che si pensa di inserire qualcosa all'interno dell'ambientazione, o di aggiungere un dettaglio a qualcosa che c'è già, bisogna domandarsi: serve per il gioco? Se la risposta è no, si passa ad altro.

Lo schema

Come ogni Creazione che si rispetti, lo schema è diviso in sette passi:

Spoiler
  1. Stabilire il genere
  2. Definire lo stile
  3. Decidere il tono
  4. Immaginare le creature
  5. Disegnare la mappa
  6. Scrivere la storia
  7. Generare le idee

A loro volta, i passi sono organizzati in due fasi: preparazione e creazione.

Fase di preparazione

Prima di decidere dove si vuole giocare, bisogna sapere cosa si vuole giocare.
La fase di preparazione comprende i passi 1, 2 e 3 e collega l'organizzazione della campagna alla creazione dell'ambientazione in cui questa si svolgerà.
Questa è la fase in cui il gruppo "configura" il criterio: decidendo che tipo di gioco si vuole, si stabilisce anche cosa non serve per il gioco.

1. Genere

Questo passo consiste nello stabilire il genere della campagna e dell'ambientazione: fantasy, sci-fi, horror, realismo isterico?
I generi sono comodi perché permettono di riassumere molti concetti in una o due parole: "società avanzata ma distopica, con tecnologia onnipresente e fuori controllo" è decisamente più lungo di "cyberpunk".
Decidendo un genere, il gruppo esclude dall'ambientazione una quantità di particolari e tropi, e ne indica alcuni che invece desidera includere.

Spoiler

Midgard è heroic fantasy.
Ur è science-fantasy.
Forca dei Corvi è dark fantasy.

2. Stile

Con questo passo si stabilisce il modo in cui si intende affrontare il genere dell'ambientazione: il gioco è tattico, narrativo o interpretativo? I giocatori si divertono seguendo una trama scritta dal master (railroad) o muovendo i loro personaggi all'interno di un mondo reattivo (sandbox)?
Decidere uno stile significa accordarsi su quali aspetti del gioco interessano al gruppo e, di conseguenza, i limiti dell'ambientazione: uno stile tattico, ad esempio, richiede un contesto dove combattere è una cosa quotidiana, mentre uno stile interpretativo spinge a porre più attenzione alle creature rispetto ai luoghi che abitano.
Ancora, una campagna con la trama già scritta trae benefici da un'ambientazione di ampiezza ridotta e con un genere ben definito, mentre il gioco esplorativo e libero è più divertente quanto più variegata è la mappa.

Spoiler

La campagna ambientata su Midgard è sandbox e la trama è decisa unicamente dai background e dalle azioni dei PG. Si combatte spesso, ma il gioco non è tattico nel senso di una partita a scacchi, la storia è generata dalle azioni dei personaggi e dai loro background e l'interpretazione è importante, ma non è il focus principale della partita. Potremmo definirlo uno stile avventuroso.
La campagna su Ur ha una trama già scritta ed è decisamente incentrata sul combattimento tattico, anche se i punti migliori sono probabilmente i grossi colpi di scena.
La campagna a Forca dei Corvi è priva di una trama a lungo termine. Le singole sessioni partono da una situazione e da una minaccia ben stabilite, ma i giocatori decidono come affrontarle con una certa libertà. I combattimenti sono rari e tutt'altro che tattici e il modo migliore per sopravvivere è sicuramente l'investigazione.

3. Tono

In questo passo si decide l'atmosfera generale della campagna e dell'ambientazione: il gioco è verosimile o spettacolare? Impegnativo o rilassato? Crudo o leggero?
Stabilendo il tono, il gruppo dichiara che tipo di campagna vuole, e questo si riflette sull'ambientazione. Un mondo verosimile non dovrebbe prevedere luoghi o creature demenziali, uno rilassato probabilmente non avrà un tasso di letalità elevato e uno leggero eviterà torture e squartamenti.
È da notare che "verosimile" non significa "realistico", ma "coerente": un'ambientazione che includa le palle di fuoco può essere verosimile, mentre una partita ambientata nell'ufficio di un ragioniere può non esserlo affatto. Un mondo spettacolare, invece, concede strappi alla coerenza in nome della figaggine.

Spoiler

Midgard è un mondo impegnativo ma leggero, dove gli eroi affrontano sfide letali, ma non sadiche. Il tasso di spettacolarità varia da una sessione all'altra, ma di base è più tendente al verosimile.
Ur è un posto decisamente spettacolare e pericoloso. Ha dei momenti piuttosto splatter, ma in generale non pone particolarmente accento sui particolari più macabri e risulta abbastanza leggero.
Forca dei Corvi è verosimile, pericolosa e cruda: i suoi abitanti, anche quelli con poteri speciali, non sono larger-than-life e rischiano di frequente morti spiacevolmente grafiche.

Questi tre passi concludono la prima fase della creazione di un’ambientazione.
Per la fase di creazione vera e propria, con i passi dal 4 al 7, dovrete aspettare fino a lunedì!

 

Rubrica musicale: Moose Blood - I’ll Keep You In Mind, From Time To Time (Emo)

The Stroy

Per quante HR usi o abbia usato, non sono infinite, e i valori erano l'ultima fra le regole della casa passate dal mio tavolo rilevanti quanto basta per meritare un'inserzione.
Lo stesso discorso vale per i consigli di mastering: ho tentato di essere quanto più possibile schematico e sintetico, con il risultato di esporre in pochi punti la maggior parte delle cose che ho imparato nel corso dei miei anni di gioco.

In altre parole, sono un po' a corto di idee: non è un problema, chiaro, ma mi spiacerebbe chiudere i battenti, visto che mi pare che il blog piaccia e abbia un certo seguito.
Quindi mi rivolgo a voi: quali argomenti relativi a 5e, D&D o GdR in generale vi interessano in particolare?

Fatemi sapere!

The Stroy

Uno dei concetti portanti dietro al design di D&D 5e è la bounded accuracy.
In poche parole, la BA significa che i bonus che i personaggi aggiungono ai tiri di dado rimangono piuttosto bassi nell'arco dei venti livelli.
I numeri così controllati sono prevedibili e, dunque, facili da decostruire: si possono quindi ripensare le regole in modo da giocare senza le caratteristiche, usando al loro posto valori più astratti.

La prima domanda è: perché farlo?

Spoiler

La miglior ragione per giocare senza caratteristiche è che, nonostante il nome, queste non caratterizzano granché il PG.
Le caratteristiche sono le stesse per tutti i personaggi, che risultano quindi diverse declinazioni di uno stesso schema, piuttosto che entità diverse al 100% l'una dall'altra.
In più, le caratteristiche sono molto ampie, così che la caratterizzazione del PG è data dalle sue competenze, in particolare quelle nelle abilità, più che dai punteggi di caratteristica: fra un mago con Intelligenza 16 e un chierico con Intelligenza 12 non è la differenza dei modificatori a caratterizzare, ma la competenza in Arcana del primo e in Religioni del secondo.

In aggiunta, le caratteristiche hanno altri problemi:

Spoiler
  • Ci sono caratteristiche (Costituzione e Destrezza) che dominano più statistiche di altre (Intelligenza e Carisma) dando un vantaggio naturale, per quanto lieve, ai PG che vi si basano
  • Alcuni tipi di personaggio (Eldritch Knight) necessitano di più caratteristiche alte rispetto ad altri (Champion) senza che ci sia una vera ragione di bilanciamento
  • Le caratteristiche non concedono la flessibilità che sembrerebbe intuitiva ("No, non puoi scalare con la Destrezza") oppure costringono a un doppio passaggio ("Scalo sfruttando la mia agilità [Destrezza] e l'esperienza maturata nei miei anni sulle montagne [competenza]") creando ridondanza
  • I giocatori più inesperti tendono a confondere certe caratteristiche, in particolare Intelligenza e Saggezza

Fortunatamente, grazie alla bounded accuracy il sistema è facile da modificare, in modo da creare una meccanica che:

Spoiler
  • Sia completamente trasparente, a differenza delle caratteristiche che lo sono a metà, e sposti l'attenzione sulle meccaniche davvero caratterizzanti, come le abilità
  • Preveda valori più importanti di altri, senza però legarne qualcuno a una o più classi specifiche
  • Renda ogni valore utile: se tutti sono MAD, nessuno lo è
  • Non imponga di scegliere tra flessibilità descrittiva e bilanciamento di gioco
  • Sia intuitiva

Una meccanica che prova ad avere tutte queste qualità è quella dei Valori (ora aggiornati).

Esistono otto valori che sostituiscono le caratteristiche.
Si dividono in valori da combattimento:

Spoiler
  • Attacco: determina i tiri d’attacco e i danni delle armi e degli incantesimi, sostituendo la caratteristica di lancio
  • Difesa: determina Classe Armatura e Iniziativa come se fosse la Destrezza
  • Energia: determina i punti vita, l’entità dei recuperi. Si tira contro fame, sete e fatica al posto dei Tiri Salvezza
  • Salvezza: si tira quando è richiesto un Tiro Salvezza diverso da quelli sopra, o quando si vuole evitare che succeda qualcosa di negativo al personaggio

E valori di abilità:

Spoiler
  • Interazione: si tira per manipolare fisicamente oggetti o persone, ad esempio per sfondare una porta, scassinare una trappola o stabilizzare un ferito
  • Movimento: si tira per muoversi da un punto a un altro, ad esempio per scalare una parete, camminare lungo un cornicione o muoversi oltre un avversario
  • Persuasione: si tira per convincere qualcuno a fare qualcosa, ad esempio convincendo una guardia, intimidendo un prigioniero o ingannando uno studioso
  • Sapere: si tira per avere informazioni, cercandole nei dintorni con i cinque sensi, recuperandole dalla memoria o avendo un'intuizione geniale o divina

Al momento della creazione del personaggio, il giocatore distribuisce i seguenti totali:
Combattimento: +3, +2, +1, +0
Abilità: +2, +1, +0, -1

Spoiler

Gli umani aumentano di 1 due diversi valori di abilità a loro scelta, o un valore di abilità a loro scelta, se si tratta della variante con il talento.
Gli elfi ottengono +1 a Movimento e Sapere. Gli halfling ottengono +1 a Movimento e Persuasione. I nani ottengono +1 a Interazione e Sapere.
Gli gnomi ricevono un +1 a Interazione e Persuasione. I mezzelfi ricevono un +1 a Persuasione e a un altro valore di abilità a loro scelta. I mezzorchi ricevono un +1 a Interazione e Movimento.

dragonidi ricevono un +1 a Persuasione e Sapere. I tiefling ricevono un +1 a Persuasione e Sapere.

Ogni volta che otterrebbe un incremento di caratteristica, il personaggio aumenta di 1 ciascuno un valore da combattimento e un valore di abilità, fino a un massimo di +5.
Se un talento aumenta una sola caratteristica, aumenta di 1 un valore a sua scelta, fino a un massimo di +5.

Il principio guida dei valori è quello dello scopo finale: un personaggio tira aggiungendo il valore dell'azione che vuole fare, non del modo in cui la fa.
Ad esempio, se un personaggio usa una scala a pioli per raggiungere il piano superiore, quello che vuole fare è muoversi da un punto all'altro, per cui lancerà Movimento, non Interazione, anche se sta usando un oggetto.
Volendo, potrebbe effettuare prima una prova di Interazione, per ottenere qualche tipo di beneficio (anche se per posizionare una scala a pioli probabilmente è esagerato).

La parte descrittiva è affidata completamente alle competenze: se un personaggio è un esperto scalatore, oltrepasserà il burrone arrampicandosi, mentre un saltatore balzerà al di là.
Questo elimina la mancanza di flessibilità o la ridondanza create dalle caratteristiche.
È consigliabile utilizzare questa variante insieme agli Aspetti: le due varianti sono pensate per essere usate in tandem, con i valori che beneficiano della flessibilità degli aspetti e gli aspetti che risultano più caratterizzanti e pratici, una volta eliminate la mezza trasparenza e la ridondanza delle caratteristiche

Note: 

Spoiler
  • I valori sono calcolati basandosi su una combinazione di stringa standard e razza che dia i seguenti valori: 16, 14, 14, 12, 10, 8
  • Alcuni valori, in particolare Attacco ed Energia, sono più importanti di altri. Non è un problema
  • I valori non sono bilanciati al 100% rispetto alle caratteristiche. Il principale svantaggio è che i personaggi tenderanno ad avere qualche punto ferita in meno, cosa compensata dalla maggiore facilità nell'ottenere competenza sui Tiri Salvezza
  • La variante può essere affiancata alle caratteristiche, nel caso interessi solo ad alcuni giocatori. Questo vale anche per i mostri, che possono usare le caratteristiche anche se i PG usano i valori

I valori, almeno a livello concettuale, sono probabilmente la variante più incisiva presentata finora in questo blog, e questa inserzione non può rispondere in anticipo a tutte le possibili domande, dubbi o combinazioni, per cui immagino ci siano domande.
Fatemi sapere cosa ne pensate!

 

Rubrica musicale: 65daysofstatic - We Were Exploding Anyway (Electro Rock)

The Stroy

Halloween si avvicina e con esso le tradizionali sessioni horror.
Sul genere sono state scritte migliaia di righe e questa inserzione non pretende di riassumerle tutte: i punti che seguono sono un semplice elenco di consigli pratici che ho trovato utili nella preparazione e nella gestione del gioco horror (e del gioco in generale).

Il tavolo

Il gruppo
Per giocare una sessione o un'avventura horror, è molto importante conoscere bene i propri giocatori.
Bisogna innanzitutto essere certi che abbiano voglia di giocare una partita di quel tipo: non c'è niente di peggio di un giocatore poco interessato che rovina l'atmosfera facendo battutacce e infastidendo le persone ai suoi lati.

È anche una buona idea informarsi su cosa spaventa i giocatori, in modo da potervi fare leva. Il modo più semplice per farlo è chiedere, con abbastanza anticipo o sottigliezza da evitare che il giocatore preveda la minaccia non appena si siede al tavolo.
Non bisogna dimenticare che certi temi potrebbero essere sconsigliabili: è meglio essere certi riguardo la tolleranza dei giocatori per il gore e per le tematiche pesanti come stupro, aborto spontaneo e droga, prima di inserirne a piene mani nell'avventura.

L'atmosfera
L'atmosfera intorno al tavolo deve essere abbastanza percettibile da influenzare la sessione, ma non così invadente da distrarre.
Visto che una sessione horror richiede la massima immersione possibile, è buona norma eliminare le fonti di distrazioni più comuni per giocatori e master, come cellulari, portatili e patatine troppo croccanti.

Se si vogliono usare elementi di scena, bisogna assicurarsi che siano un aiuto e non una distrazione: le candele fanno molto dark, ma funzionano solo se i giocatori riescono a leggere schede e tiri di dado, e la colonna sonora è fantastica, finché non distrae tutti ("Aspetta, questa l'ho già sentita!") o finché il master non blocca il gioco per tre minuti mentre cerca la traccia adatta sull'iPod (volume basso e playlist preparate in anticipo sono d'aiuto).

La preparazione

La trama
Una storia horror può prendersi licenze che in una normale avventura sarebbero sconsigliabili.
In un'avventura di questo tipo è normale che i personaggi si muovano in ambienti claustrofobici, siano privati delle loro risorse e lottino contro cose che non seguono le regole.
Questa però non è una scusa per mettere i personaggi su una trama pilotata, tormentare i giocatori e barare spudoratamente.
Quella fra claustrofobia e railroad è una linea sottile: una buona norma per trovarsi dalla parte giusta è ascoltare il tavolo. Se i giocatori hanno un'idea (anche se ne parlano semplicemente fra loro) si incorpora al volo nell'avventura. Se sembrano frustrati, è il caso di concedere un minimo di sollievo o informazioni ai personaggi - magari facendoglielo sudare un poco.

Un altro modo per mantenere la sensazione claustrofobica senza mettere i PG sui binari è offrire loro scelte difficili: per liberarsi del mostro devono uccidere un innocente... e devono sceglierlo loro. Per continuare l'esplorazione, devono scendere nella cantina o salire in soffitta. Da entrambe le stanze provengono rumori inquietanti.
Rimane una buona norma inserire i personaggi in una situazione, invece che in una trama: il master deve sapere che i PG prenderanno scelte difficili, ma non dovrebbe sapere quali - quello dovrebbe emergere spontaneamente nel corso della sessione (un buon trucco è rendere indesiderabile al volo una scelta che i giocatori sembrano dare per scontata).

Il ritmo
In un'avventura horror, il ritmo è molto importante.
La forma classica dell'horror è un crescendo che parte da una situazione normale e svela la minaccia in maniera sempre più esplicita, fino ad arrivare al climax finale, dove il nemico si mostra nella sua interezza e i personaggi lo affrontano un'ultima volta, spesso nel tentativo di salvare qualcosa di più delle loro vite (di solito l'anima o le persone care).
Piuttosto che prepararsi una scaletta di manifestazioni programmate da usare nel corso della sessione, è meglio adattare alla situazione in gioco il modo in cui la minaccia si rivela, aumentando ad ogni svelamento la concretezza, la drasticità e la possibilità di interagire con essa per creare l'effetto di climax.

È anche una buona idea concedere pause dopo ogni "gradino" del climax: tentare di mantenere i giocatori in tensione per l'intera serata significa finire per abituarli o annoiarli, portandoli a distrarsi.
Il sollievo comico e le pause servono sia per le necessità fisiologiche che per allentare la tensione in modo da poterla riprendere, rinforzata, in seguito.

Il gioco

Le regole
Nell'horror, il divertimento nasce dall'essere spaventati, e spaventarsi è impossibile finché ci si ricorda ogni due minuti che si sta giocando a un gioco.
In questo senso, le regole possono essere un ostacolo.
A prescindere dal sistema, che è meglio tanto più è semplice, è una buona idea ridurre il lato meccanico della partita, innanzitutto azzerando il consulto di manuali: le schede vanno compilate bene ed eventuali dubbi vanno risolti prima di iniziare la sessione, non durante.
Nel caso ci fosse qualche ambiguità, la priorità dovrebbe andare alla fluidità del gioco: in questo caso, è più semplice accontentare il giocatore che discuterci.

Da parte sua, il master dovrebbe avere una presa sicura sul regolamento in modo da mantenere il gioco scorrevole, e possibilmente un qualche criterio per risolvere velocemente le situazioni. Regole come il +/-2 della 3e, il vantaggio/svantaggio della 5e, il "sì, ma... ", il lancio di un d20 liscio (con 10+ = successo, o varie gradazioni) o in generale qualsiasi sistema che consenta di arbitrare molte situazioni in modo rapido sono oro, da questo punto di vista.
Lo scopo è mostrare le regole il meno possibile: ogni volta che si parla di azione standard, bonus di potenziamento, caselle e classi difficoltà, si perde qualcosa in termini di immersione e atmosfera, mentre un gioco discorsivo aiuta a creare l'orrore.

In una partita horror, al master è concesso di barare più che in una partita regolare: usare mostri senza statistiche, da affrontare unicamente con metodi narrativi, non concedere tiri salvezza contro quelle che di base potrebbero essere considerate illusioni, ritorcere le azioni dei PG contro di loro e altri metodi del genere sono concessi, finché vengono utilizzati per rinforzare l'atmosfera e soprattutto il divertimento, piuttosto che per pilotare il gioco.
Il mostro non avrà statistiche, ma le azioni dei personaggi dovrebbero comunque poterlo influenzare, anche solo rallentandolo. L'illusione non è un incantesimo, ma i personaggi dovrebbero comunque potersi accorgere che c'è qualcosa di magico, se lo individuano. Il personaggio che riesce nella prova per muoversi furtivamente al buio potrebbe finire nel sangue fino alle ginocchia, ma dovrebbe farlo in maniera silenziosa.
Come sopra: ascoltate il tavolo e, nel dubbio, date potere ai giocatori, fosse anche solo quello di tirare un d20.

Le informazioni
La maggior parte delle avventure horror contiene una componente investigativa, ma anche in quelle che ne sono prive le informazioni (e il modo in cui sono o non sono trasmesse) sono di importanza vitale.
La paura nasce innanzitutto dal non conoscere: se i personaggi non capiscono contro cosa stanno combattendo o come sconfiggerlo, se non sanno dove si trovano i loro compagni da cui sono stati separati e se non distinguono gli alleati dai nemici fra la torma di personaggi ambigui che li circondano, sarà molto più semplice spaventarli.
Anche nascondere certi dati tecnici può aiutare: un trucco molto efficace, se il gruppo è d'accordo, è lasciare che sia il master a tenere traccia dello stato di salute (punti ferita) dei PG lasciando che i giocatori non sappiano quanta vita rimane nei loro personaggi, ma solo quanto soffrono e che tipo di ferite riportano.

Le descrizioni hanno un ruolo importante: devono essere macabre, vivide e raccapriccianti, ma non così lunghe da risultare noiose o barocche.
Una buona norma è renderle interattive: non descrivere  in un colpo solo il cadavere aperto dal ventre alla gola e pieno di vermi, ma aspettare che un PG ci si avvicini per rivelare che gli occhi sono cavati, e che un altro commenti per far uscire dallo squarcio un nugolo di mosche spaventato dalla voce.
Descrizioni più lunghe di dieci secondi annoiano, distraggono e fanno perdere dettagli fondamentali.
Sminuzzare le informazioni rende il gioco più scorrevole e crea, nel suo piccolo, un climax che va a contribuire a quello più grande.

Halloween è fra una settimana: fate venire gli incubi ai vostri giocatori.

 

Rubrica musicale: Slayer - Reign in Blood (Speed Metal)

The Stroy

Le belle storie nascono dalle difficoltà incontrate dai personaggi.
Questo, nel GdR, significa che il bravo master deve sempre cercare di complicare l'esistenza ai PG, in modo da rendere l'avventura più interessante e la sfida più divertente.
C'è però un rischio: esagerando in questo senso, si finisce per accanirsi contro i personaggi e rovinare il divertimento ai giocatori. Dall'altra parte, anche l'eccesso di gentilezza è un pericolo, il cui risultato sono sessioni troppo facili e prive di mordente.
Per evitare questi rischi bastano un istinto ben affilato e una certa esperienza, ma, a chi non li possiede ancora o a chi vuole una rete di sicurezza meno arbitraria del proprio giudizio, una regola può fare comodo.

Una regola di questo tipo è la Sfortuna nera:

Anche se nasce come voce all'interno della griglia per i Punti Esperienza sintetizzati, la si può estrapolare senza troppe difficoltà, per essere affiancata a sistemi di esperienza tradizionali, a pietre miliari o a sessioni.
A livello meccanico, funziona così: tre volte per sessione, il master può stabilire che qualcosa “va male”. Se utilizza tutti i suoi interventi, a fine sessione i PG ottengono dei punti esperienza extra - uno, con il metodo dei PE sintetizzati. Se la sessione è particolarmente lunga o corta, il numero di interventi può cambiare: una buona norma è un intervento ogni due ore di gioco previste.

Con questa regola, il master non può esagerare perché il numero di interventi è limitato, ma non rischia di trattenersi troppo perché sa che i giocatori vogliono (o almeno tollerano) la sfortuna, visto che è accompagnata dai PE.

Alcuni esempi di cosa può andare male:

  • I mezzi-gigante stanno rastrellando i campi alla ricerca dei PG. Potrebbero passare al loro fianco e invece si muovono proprio in maniera tale che le loro pattuglie finiscono per circondarli. I PG devono inventarsi qualcosa per sfuggire alla cattura prima che i mezzi-gigante li individuino
  • Mentre l'inventore-artigliere sta esaminando il vano nel soffitto da cui sono cadute le palle chiodate, le botole si richiudono, intrappolandolo all'interno. I suoi compagni devono fare in fretta a tirarlo fuori, prima che altre palle chiodate riempiano di nuovo il buco - con lui dentro
  • Il corridoio in cui i personaggi stanno combattendo, indebolito dalle esplosioni e dal tempo, inizia a crollare. I personaggi hanno poco tempo per finire la regina dei rugginofagi, prima che l'arcanista del gruppo ceda e spezzi il muro di luce con cui sta trattenendo il soffitto

Chi non usa i PE sintetizzati può comunque utilizzare la Sfortuna nera, tenendo conto del fatto che dovrebbe rappresentare circa il 20% dell'avanzamento.
Al termine di ogni sessione in cui ha usato tutti e tre gli interventi, il master può:

  • Assegnare 1 PE extra ogni 5
  • Assegnare 1/20 dei PE necessari a salire di livello (supponendo che un livello si faccia in 4 sessioni, se no si modifica la frazione di conseguenza)
  • Assegnare 1/5 di pietra miliare o di sessione (a 5/5, i PG avanzano di livello)
  • Assegnare ispirazione, punti eroe o simili ricompense a ogni PG del gruppo, da usare durante la sessione successiva

La Sfortuna nera non è comunque una scienza esatta.
In generale, una buona Sfortuna dovrebbe partire da una situazione già presente, meglio ancora se dalle azioni dei PG, e dovrebbe complicarla aggiungendo o sviluppando un elemento in maniera naturale, senza muovere i personaggi e dando loro la possibilità di reagire o interagire prima che il loro fato sia segnato.
Una Sfortuna non fa muovere i PG come vuole il master, non risulta forzata o innaturale all'interno della scena e non si riduce a un intermezzo a cui è impossibile reagire che termina in una semplice condizione meccanica assegnata arbitrariamente o quasi.

Infine, non dovrebbero contare come Sfortune le normali reazioni di ambientazione, creature e personaggi alle azioni dei PG: se il bardo insulta il Re e viene incarcerato, non è sfortuna, se l'è andata a cercare.

Volendo, è anche possibile assegnare (totalmente o in parte) il controllo della Sfortuna nera ai giocatori stessi: durante la sessione, potrebbero essere loro stessi a suggerire che qualcosa potrebbe andare male e invocare la sfortuna su di sé per vivacizzare la storia e ottenere le ricompense.

Pro:

  • Le sessioni risultano più dinamiche sia come narrazione che come sfida
  • Il master non rischia di esagerare e accanirsi sui PG
  • I giocatori vengono ricompensati per i loro guai e il master non si sente in colpa

Contro:

  • Non è immediatamente ovvio stabilire cosa sia Sfortuna nera e cosa no (nel dubbio, è una Sfortuna)
  • La regola è comoda, ma non è indispensabile e può essere di troppo
  • Viene incoraggiata, anche se imbrigliata, una visione vagamente antagonistica del master

Consiglierei questa variante: a chi ha paura di incalzare troppo i giocatori o a chi non li incalza abbastanza. A chi vuole uno strumento in più per generare situazioni narrative interessanti. A chi vuole sperimentare la narrazione condivisa. A chi ha dei giocatori con poca pazienza

Sconsiglierei questa variante: a chi ha dei giocatori con poca pazienza. A chi gioca strettamente secondo le regole. A chi pesta già abbastanza duro o a chi vuole giocare in maniera rilassata. A chi ritiene che il master sia l'unico padrone del tavolo e non debba sottostare a nessuna regola (a questi sconsiglierei il gioco di ruolo in generale)

 

Rubrica musicale: Thee Silver Mt Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band - Horses in the Sky (Experimental Post-Rock)

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Inserzione speciale!

Io, @Drimos e @greymatter abbiamo aperto un nostro gruppo facebook dove puoi esporre i tuoi dubbi sulle regole, raccontare le tue avventure, chiedere aiuto per i tuoi dubbi da master o discutere di stile di gioco riguardo la quinta incarnazione del gioco di ruolo più famoso del mondo.
L'idea di fondo è di creare un ambiente gestito da gente preparata a livello tecnico e abituata a moderare un forum, in modo soprattutto da evitare i flame e il drama tipici di facebook.

E niente, non c'è molto altro da dire.
Se frequentate Dragons' Lair (e, se siete su questo blog, immagino lo facciate) ci conoscete già, sapete chi siamo e come lavoriamo: cosa aspettate a unirvi a noi?

Ci trovate qui.

Damiano (e Davide e Lorenzo)

The Stroy

Secondo il sondaggio per le mille visualizzazioni, una delle proposte più popolari del blog è stato il Bestiario essenziale, uno strumento per semplificare la preparazione e l'improvvisazione degli incontri di combattimento.

L'idea dietro al Bestiario essenziale è che, siccome i giocatori non si rendono conto di quello che accade dietro lo schermo, il master può rinunciare a numerose sottigliezze tecniche che tanto i giocatori non noterebbero in cambio di un'accresciuta flessibilità e soprattutto di un grande risparmio di tempo.
In termini più concreti, questo significa che il master può usare gli stessi valori numerici per rappresentare mostri anche molto diversi fra loro, lasciando che a fare la differenza non siano un punto in meno sulla CA o 1d6 di danni in più, ma la descrizione e soprattutto le capacità della creatura.
Con il Bestiario essenziale, un drago, un demone e un incantatore potrebbero avere le stesse identiche statistiche e al tempo stesso dare vita a incontri completamente diversi grazie alle capacità speciali inventate anche in pochi istanti dal DM.

Il Bestiario essenziale è una raccolta delle statistiche fondamentali per ogni creatura, che il master può utilizzare per creare in pochi secondi interi blocchi di statistiche.
Questa è la sua versione aggiornata:

Bestiario essenziale 2

Come cambia

Queste sono le differenze rispetto alla versione precedente del Bestiario essenziale.
Chi non la ha mai usata, può saltare questo paragrafo: a voi non serve.

La novità più evidente è nel codice colore delle creature: le creature verdi sono Equilibrate, mentre quelle blu sono Difensive.
Al di là della tavolozza, le tipologie di mostro hanno anche una nuova matematica: punti ferita e danni medi delle creature di Attacco e Difesa non sono più calcolati basandosi sul Grado di Sfida, ma su una semplice proporzione matematica.
Prima una creatura d'Attacco aveva i punti ferita di una creatura di un Grado di Sfida inferiore di un punto, ma infliggeva i danni come una creatura di un Grado di Sfida più alto (e viceversa per una creatura di Difesa).
Adesso, un mostro d'Attacco ha semplicemente i 3/4 dei punti ferita rispetto a uno Equilibrato e, per compensare, infligge mediamente un terzo dei danni in più.
Una creatura Difensiva, invece, ha una volta e mezzo i punti ferita di una Equilibrata, ma infligge mediamente un terzo dei danni in meno.

Anche le differenze di tiro d'attacco e Classe Armatura sono cambiate: se prima la variazione era di due punti, ora è di tre (questa è in parte una conseguenza del nuovo metodo di calcolo dei tiri).
Lo scopo di queste innovazioni è rendere estremamente più significativa e visibile per i giocatori la differenza fra un mostro votato all'offesa, un difensore incrollabile e una creatura bilanciata, priva di veri punti deboli - differenza che, in termini di punti ferita e danni, ammontava a una percentuale ridottissima nel Bestiario basato sui Gradi di Sfida.

In aggiunta a queste modifiche, che sono perlopiù trasparenti, è stato aggiunto un Grado di Sfida prima assente, per coprire meglio lo spettro dei livelli medi e bassi (¼).
Sono nuovi anche i metodi di calcolo dei tiri salvezza (introdotto per adeguarsi alla realtà del Manuale dei Mostri) delle prove di caratteristica e dei danni (modificati per essere meno casuali), spiegati più avanti.

Come usarlo

Il Bestiario essenziale è pensato per essere stampato su carta rigida e ritagliato in modo da avere schede individuali per ciascun blocco di statistiche.

I blocchi sono divisi innanzitutto in tre tipologie: creature d'Attacco, Equilibrate e di Difesa.

Le creature Equilibrate rappresentano la media per il loro grado di sfida, sia in attacco che in difesa. Il loro principale carattere distintivo è la solidità, dato che mancano di veri punti deboli.
Le creature d'Attacco sono in grado di infliggere rapidamente e con sicurezza grandi quantità di danni, ma la loro Classe Armatura ridotta e i loro pochi Punti Ferita li rendono bersagli vulnerabili, condannandoli a rimanere in campo solamente per pochi turni.
Le creature di Difesa possono incassare una grande quantità di colpi grazie ai loro punti ferita e sono difficili da colpire per via della loro elevata Classe Armatura. In compenso, infliggono pochi danni e sono poco precise: non sono trascurabili, ma sono minacce a lungo termine.

Per ogni tipologia di creatura, il Bestiario essenziale riporta i blocchi statistiche dei Gradi di Sfida ⅛, ¼, 1, 3, 5, 8, 11, 14, 17, 20, 24, 27 e 30.
I Gradi di Sfida sono sufficientemente distanti l'uno dall'altro per consentire ai giocatori di percepire la differenza fra una creatura più forte e una più debole.
Se si desiderano più sfumature, non è difficile fare al volo la media fra i valori di due Gradi di Sfida adiacenti per ricavare le statistiche di una creatura intermedia.

Il Grado di Sfida di ogni blocco statistiche è segnato in cima al blocco stesso.

Sotto l'intestazione con il GS, ogni blocco riporta le statistiche fondamentali di ogni creatura.
Dall'alto al basso:

  • Punti ferita: i punti ferita massimi della creatura
  • Bonus ai tiri: il valore che la creatura aggiunge ai Tiri Salvezza e alle prove di caratteristica
  • Tiro d'attacco: il risultato del tiro d'attacco della creatura, già comprensivo del tiro di dado
  • Classe Armatura: la CA della creatura
  • Dadi di danno: i dadi di danno che le creatura può infliggere ogni turno

Punti ferita (Cuore): le creature utilizzano i punti ferita di mostri di un Grado di Sfida inferiore di un punto rispetto al proprio (ad esempio il mostro di GS 3 ha i punti ferita di un GS 2).

Questo è in parte per adattarsi al mio stile di gioco, che predilige scontri rapidi ma difficili, per cui qualche pf in meno aiuta a velocizzare i combattimenti e a bilanciare la mia mancanza di moderazione, e anche per adattarsi al Manuale dei Mostri, che presenta creature con pf inferiori rispetto alle medie consigliate dalla Guida del Dungeon Master.
Le cifre sono state arrotondate per semplicità di calcolo.

Bonus ai tiri (d20 con + e -): ogni volta che una creatura deve lanciare un Tiro Salvezza o una prova di caratteristica, aggiunge questo bonus al tiro di dado.
In realtà, il DM non lancia davvero un dado: semplicemente, stabilisce quanto la creatura è capace in quello che sta facendo e determina un risultato, a cui aggiunge il bonus.
I risultati dei "tiri" sono i multipli di 3. Una creatura prenderà 12 nella stragrande maggioranza delle prove. Se è particolarmente abile o scarsa in qualcosa, prenderà rispettivamente 15 e 9, e se è praticamente imbattibile o totalmente incapace, 18 e 3.

A livello matematico, funziona esattamente come se la creatura prendesse sempre 10 e avesse vari +3 o -3 alle prove.
Il vantaggio di questo metodo è che è più intuitivo rispetto a quello a bonus: invece di stabilire se una creatura è brava o scarsa, quanto è brava o scarsa, e assegnare -6, -3, +0, +3 o +6, il DM deve sostanzialmente assegnarle un voto da 1 a 5 e moltiplicarlo per 3. Si ricorda un solo numero invece di cinque e si lavora con una scala intuitiva (la stessa delle stelle assegnate agli hotel e su amazon) invece che su una che richiede i numeri negativi.

Se per qualche ragione si preferisce tirare comunque il dado, basta aggiungere 2 al valore base e tirare il d20.

Tiro d'attacco (Spada): il tiro d'attacco della creatura, comprensivo del "tiro" di d20 (12 per le creature Equilibrate, 15 per quelle d'Attacco e 9 per quelle di Difesa).
Questo valore prevede che i giocatori lancino tutti i dadi: se non lo fate, basta tirare togliere 10 al valore riportato e lanciare 1d20.

Classe Armatura (Scudo): la CA della creatura, funziona come di norma.
Si basa anche questa sul bonus al tiro, con le creature Equilibrate che prendono 12, quelle d'Attacco che tirano 9 e quelle di Difesa che lanciano 15.

Danni ("Per"): questo è il numero di dadi di danno che la creatura ha diritto a lanciare ogni turno.
I dadi possono essere organizzati in qualsiasi numero di attacchi: una creatura di GS 8 potrebbe effettuare un singolo attacco da 12 dadi, due attacchi da 6 dadi ciascuno, dodici attacchi da 1 dado ciascuno, tre attacchi di cui uno da 6 dadi e due da 3 dadi ciascuno o qualsiasi altra combinazione il cui totale sia di 12 dadi.

Ogni tipologia di creatura ha un dado A, un dado B e un dado S: d12-d10-d8 per le creature d'Attacco, d10-d8-d6 per le creature Equilibrate e d8-d6-d4 per le creature di Difesa.
Una creatura tira dadi A quando effettua attacchi che infliggono danno a un singolo bersaglio e non fanno altro, dadi B quando usa attacchi con un effetto secondario ridotto (colpiscono un'area ridotta o infliggono una condizione paragonabile a prono) e dadi S quando utilizza attacchi dotati di un effetto secondario importante (colpiscono un'area estesa o infliggono condizioni paragonabili a stordito).
Effetti secondari devastanti, come un raggio d'azione assurdo o la condizione pietrificato, possono imporre di ridurre ulteriormente la categoria di danno (per un calcolo veloce, basta sottrarre al totale dei danni il numero di dadi che si è lanciato) o non infliggere danno direttamente.

Se si desidera evitare di lanciare manciate di dadi, è possibile prendere la media per alcuni o tutti i tiri.
Personalmente, lancio un solo dado per round d'attacco, raddoppiando il risultato quando i dadi totali sono pari, e prendo la media per tutti i dadi rimanenti.
In caso di attacchi multipli, probabilmente è più comodo e più veloce calcolare il totale di danno di tutti gli attacchi, dividerlo per il numero di attacchi e assegnare il risultato come danni per ogni colpo andato a segno.

Ad esempio, una creatura di Grado di Sfida 8 ha a disposizione 12 dadi di danno.
Ha una routine d'attacco da tre colpi, uno più pesante e due identici, e un attacco alternativo, che danneggia un'area piuttosto ampia.

Il Multiattacco è composto da un morso da 6 dadi e due artigli da 3 dadi ciascuno, mentre l'attacco ad area tira 12 dadi.
Siccome è una creatura Equilibrata, lancia 6d10 per il morso (A) e 3d10 per ciascun artiglio (A), e 12d6 per l'attacco ad area (S).

Quando la creatura morde, si lancia 1d10, si raddoppia il risultato e si prende la media per i quattro dadi rimanenti (il dado raddoppiato conta ovviamente come due dadi).
Tirando 6, per esempio, il morso infliggerebbe 6*2+22=34 danni. Il dado lanciato basta a dare variabilità, ma non rende eccessivamente fluttuante il danno.
Per gli artigli, si ripete lo stesso processo, ma ogni artiglio infligge solo metà del totale: con il risultato di sopra, ogni colpo d'artiglio a segno infliggerebbe 17 danni.

Per facilitare il calcolo delle medie, il Bestiario essenziale 2 include (in duplice copia) uno specchietto, da ritagliare e consultare durante il gioco, contenente le medie di danno per 2, 4, 6, 8 e 10 dadi di ogni categoria.
Lo stesso specchietto riporta i dadi A, B ed S per ogni tipologia di creatura e i risultati di d20 da utilizzare insieme al bonus al tiro per generare i risultati delle prove e dei TS delle creature.

Esattamente come per la sua versione precedente:

Consiglierei il bestiario: a chiunque non abbia tempo o voglia per studiare o preparare le statistiche. A chi preferisce improvvisare molto e inventarsi nuove capacità delle creature durante lo scontro. A chi si diverte nel preparare scontri tattici, ma non vuole perderci molto tempo

Sconsiglierei il bestiario: a chi si prepara gli incontri nel dettaglio o preferisce indicazioni e appunti molto precisi. A chi vuole molti dettagli matematici e regole il meno discorsive possibile. A chi gioca in maniera competitiva

 

Rubrica musicale: The Front Bottoms - Talon of the Hawk (Indie Rock)

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Creare materiale al volo non è facile, né lo è avere le idee per un'intera campagna, eppure questi compiti sono parte del lavoro base richiesto a qualsiasi master.
Nel caso in cui la fantasia scarseggi (ma anche se non lo fa) esiste una risorsa senza limiti a cui il master può attingere: i giocatori.
Coinvolgere i giocatori nel processo creativo della progettazione della campagna e della narrazione della sessione è un modo per avere sempre nuovi spunti e per essere certi che i giocatori saranno sempre interessati agli sviluppi della campagna e agli elementi presenti - li hanno introdotti loro, dopotutto.

La regola base di questo metodo è fare domande.
Partendo da quello che il giocatore ci dice del suo personaggio o dalla situazione in gioco, il master fa domande e accetta le risposte, incorporandole nel gioco.
Alcuni esempi:

DM: «Riesci a parare la spada dello scheletro con il tuo scudo e tocca a te, chierico. Cosa fai?»
Giocatore: «Innanzitutto, cerco di capire se quella cosa ha punti deboli.»
DM: «In effetti ne ha due: dimmi tu quali sono.»

DM: «Boom! La polvere nera esplode, facendo saltare in aria l'intero piano del castello. Voi però ci siete dentro.»
Giocatore: «Cosa ci succede?»
DM: «Non lo so, che fine fa il tuo ladro? Raccontamelo.»

DM: «Siete arrivati in città, ma, come sapete, avete bisogno di informazioni. Dove andate?»
Giocatore: «Cerco una locanda, quante ce ne sono, e come sono?»
DM: «Descrivi tu.»

Questo stile, nonostante l'economia per il master e il divertimento creativo per i giocatori, presenta una evidente controindicazione: spezza completamente l'immersione nel mondo di gioco.
Nel momento in cui il master fa domande simili, il giocatore non sta più interpretando e muovendo un personaggio che crea una storia con le proprie azioni: sta scrivendo la storia lui stesso.
Questo per alcuni giochi e giocatori può andare benissimo, ma ad altri non piace per niente. In questo caso, le soluzioni sono due:

Fare le domande giuste

Durante il gioco, la chiave per coinvolgere i giocatori nella narrazione senza spezzare l'immersione è semplice: applicare la regola del fare domande ma facendo quelle domande al personaggio, invece che al giocatore.
Nei casi di cui sopra:

Giocatore: «Quel maledetto scheletro mi ha quasi affettato. Tenendo ferma la spada con lo scudo, cerco di capire se ha dei punti deboli.»
DM: «Che tipo di punti deboli cerchi, di preciso? Ossa fragili, una falla nell'incantesimo che lo anima, un tipo di energia che può distruggerlo con facilità?»

Giocatore: «Il mio chierico è un tipo marziale, cercherebbe di capire cosa può rompere.»
DM: «Ok. In effetti, hai studiato che le articolazioni sono particolarmente deboli, ti conviene colpire lì.»

Giocatore: «Come "il castello ci crolla in testa"? E noi come facciamo a sopravvivere?»
DM: «Questo dovete dirmelo voi. Come si muove il tuo ladro per uscire dalle macerie?»

Giocatore: «Cerca di non finirci nemmeno, fra le macerie. Mi getto dalla finestra non appena sento l'esplosione, tentando di frenare la caduta appendendomi a quello stendardo che abbiamo visto prima.»
DM: «Ok. Non aspettarti di arrivare a terra indenne, però.»

Giocatore: «Ho bisogno di informazioni, cerco un'osteria. Che locali ci sono in 'sto buco?»
DM: «Ce ne sono parecchi, in realtà. Tu che tipo di posto cerchi?»

Giocatore: «Be', non sono certo un signore, ma nemmeno un delinquente. Direi qualcosa di medio livello, pavimenti in legno, buona birra e magari cameriere carine.»
DM: «Perfetto, esiste proprio un posto del genere. Chiedi un po' in giro e ti indirizzano al Cinghiale d'Oro.»

In questo modo, il giocatore ha il controllo delle scelte del suo personaggio, più che del mondo di gioco: può decidere cosa accade, ma perché è il suo personaggio a farlo accadere, non lui stesso, con la propria autorità narrativa.
Si coniugano i benefici dello stile narrativo (idee sempre disponibili, coinvolgimento dei giocatori, divertimento nel creare una storia condivisa) e quelli dello stile interpretativo (immersione nel personaggio, nel gioco e nell'ambientazione).

Fare le domande al momento giusto

All'esterno del gioco, non è possibile spezzare l'immersione, dato che in primo luogo non si sta giocando.
Il master può approfittare della creazione dei personaggi e dei momenti fra una sessione e l'altra per fare domande ai giocatori e usare le loro risposte come spunti.

Durante la creazione del PG, il master può prendere particolari come oggetti, cicatrici, relazioni ed eventi della vita del PG, e chiedere al giocatore di espanderli per collegarli all'ambientazione aggiungendovi elementi.
Meglio ancora, ci si può basare sugli elementi da introdurre per costruire la storia del personaggio: il DM può chiedere al giocatore se il PG ha un alleato o un nemico particolari, se ha sentito parlare di mostri od oggetti magici a cui è collegato, se esiste una fazione con cui ha un legame di qualche tipo, come sono fatti i luoghi dove è nato, dove è stato e dove sta andando e altre domande simili. Rispondendo, il giocatore crea materiale per l'ambientazione e delinea storia, carattere e relazioni del personaggio.
In questa fase, è meglio essere espliciti con i giocatori, dicendo loro chiaramente che le loro risposte servono per aggiungere qualcosa al mondo di gioco. Se il master è criptico, è facile che i giocatori fraintendano e si appoggino a quello che già sanno dell'ambientazione, finendo per non introdurre nulla.

Il questionario che uso io è strutturato in pochi punti essenziali:

Scrivi il background del tuo personaggio (3-5 righe).

Dettaglia i luoghi, le persone e gli oggetti con un certo grado di approfondimento (es: Il luogo più interessante dove sei stato? Il Monastero delle Candele, un’abazia nel nord dei Monti dell’Alba dove le pergamene sono conservate incastonandole nel ghiaccio e consultate con candele per non scioglierlo).

Nota che dovrai praticamente sempre inventare le risposte: non pensare alle regole e sentiti libero di modificare lo standard dell’ambientazione. Lo scopo delle domande non è dettagliare il PG, ma l’ambientazione.
Se non hai idee, ricorda che puoi sempre copiare. (2-3 righe)

  • Il luogo più interessante in cui sei stato
  • Un luogo dove non andresti mai
  • Una persona importante della tua vita (un amico, un maestro, un rivale, una nemesi…)
  • Un mostro, un oggetto, una fazione, un vestigio o una magia di cui hai sentito parlare
  • Un altro mostro, un oggetto, una fazione, un vestigio o una magia di cui hai sentito parlare

Fra una sessione e l'altra, il master può chiedere ai giocatori cosa si aspettano che facciano i PNG, dove vogliono dirigersi la prossima volta, cosa cercano nei luoghi in cui si recano, se hanno sentito parlare di leggende riguardanti i mostri della zona e altre cose simili. In generale, anche durante la sessione, un master astuto tenderà l'orecchio per sentire cosa dicono i giocatori gli uni agli altri - un modo semplicissimo per ottenere spunti e per premiare il ragionamento e il coinvolgimento nella campagna.
In questa fase, il master dovrebbe essere meno esplicito rispetto alla fase di creazione del PG, per aumentare la sensazione che i PG si muovano in un mondo vivo e vero.

Fare le domande giuste, al momento giusto è un motto molto semplice che consente di avere a disposizione una quantità infinita di materiale automaticamente interessante, senza spezzare la sospensione dell'incredulità: perché non usarlo?

 

Rubrica musicale: Run The Jewels - Run The Jewels 2 (Hip Hop)

 

The Stroy

I due elementi di cui parla questa inserzione sono abbastanza scollegati l'uno dall'altro, ma condividono lo scopo finale: fare sì che siano i giocatori a muovere in avanti la campagna, una sessione dopo l'altra e un incontro alla volta.

La prima di queste varianti, che si occupa di spingere l'azione sulla scala della singola sessione, è un aggiornamento dei PE sintetizzati.
La regola rimane sostanzialmente identica a quella già presentata, sia dal punto di vista tecnico che da quello delle implicazioni sul gioco. L'unico cambiamento è quello apportato alla griglia con cui vengono assegnati i PE.
Con l'aggiornamento:

Alla fine di ogni sessione vengono assegnati a tutti i PG:

  • 1 PE per la presenza ai personaggi che erano coinvolti nella sessione, indipendentemente dalla presenza o meno del loro giocatore
  • 1 PE per il combattimento se i personaggi hanno affrontato uno scontro significativo in termini di difficoltà o di risvolti per la trama
  • 1 PE per l'esplorazione se i personaggi hanno scoperto qualcosa di nuovo sull'ambientazione o interagito in modo significativo con l'ambiente
  • 1 PE per l'interazione se i personaggi hanno stretto, rotto o approfondito relazioni di qualsiasi tipo all'interno o all'esterno del gruppo
  • 1 PE per la sfortuna nera se il DM ha deciso arbitrariamente di complicare una situazione che sarebbe potuta andare indifferentemente bene o male

Inoltre, i giocatori assegnano a due PG differenti:

  • 1 PE per il gioco di squadra al personaggio che più di tutti ha portato avanti il gruppo e la storia
  • 1 PE per il gioco di ruolo al personaggio che si è comportato in maniera più coerente nel corso della sessione

Rispetto alla versione originale, questa variante elimina la Difficoltà, che mi sono trovato a non assegnare mai, in modo da poter scindere la trama in Esplorazione e Interazione, e da ridurre di conseguenza il peso del combattimento sull'avanzamento dei PG.
Inoltre, invece di far assegnare al gruppo PE aggiuntivi se i giocatori sono tanti, viene concesso come norma un secondo PE, quello per il gioco di ruolo, che consente di premiare anche i personaggi più scontrosi o meno altruisti, che non guadagnerebbero mai il PE per il gioco di squadra.

 

La seconda variante, gli stunt, si occupa di muovere l'azione al ritmo di un incontro alla volta.
Le regole per gli stunt sono volutamente molto lasche:

Ogni personaggio inizia la sessione con un gettone stunt (si possono usare fiches o altri oggetti simili per tenerne traccia, o semplicemente il DM può tenere una nota scritta per ricordarsi chi ha ancora il "gettone").
Durante il proprio turno in combattimento, il personaggio può spendere il proprio gettone per effettuare uno stunt, ovvero un'azione che sfrutti l'ambiente esterno per avere risultati più efficaci: appendersi a una corda e spostarsi dondolando a spada tratta, far cadere un lampadario sui nemici, rovesciare un braciere e dare fuoco alle tende o assaltare gli avversari comparendo dalle tenebre alle loro spalle.
Il giocatore descrive quello che vuole fare e lancia 1d20 senza modificatori.
Con:

  • 1+: lo stunt fallisce, possibilmente in maniera clamorosa
  • 5+: lo stunt fallisce, oppure riesce, ma con un risultato pericoloso per il personaggio (scelta del giocatore)
  • 10+: lo stunt riesce
  • 15+: lo stunt riesce particolarmente bene (il giocatore o il DM possono aggiungere un piccolo effetto positivo)

Le regole sono aperte e poco definite in modo da gestire con facilità qualsiasi tipo di azione. Come linea guida, uno stunt offensivo dovrebbe comunque richiedere un tiro d'attacco e non dovrebbe assegnare qualcosa di più pesante di un movimento aggiuntivo, di 1d6 danni extra +1d6 per tier del personaggio o della condizione prono.
Tuttavia, questo limite può diventare meno rigido nel caso in cui il personaggio sia disposto a farsi del male.

Quando tutti i personaggi hanno usato il loro stunt, al primo momento buono (a discrezione del DM, in genere al termine dello scontro oppure durante un'interruzione) ciascun personaggio ottiene un nuovo gettone stunt.
Questo ha il doppio vantaggio di spingere i giocatori a usare il loro gettone, per fare in modo che anche i compagni di squadra ricarichino il loro, e di concedere a ogni personaggio la stessa quantità di tempo sotto i riflettori, visto che non esiste la possibilità che un personaggio effettui più stunt degli altri.

In realtà, gli stunt sono tutte azioni che si potrebbero effettuare anche senza bisogno di questa variante.
I veri vantaggi nell'introdurla sono tre:

  • Per il master è molto più semplice usare un d20 liscio piuttosto che inventarsi un ruling ogni volta. Questo velocizza il gioco e lo rende davvero più scorrevole
  • I giocatori hanno una risorsa concreta da spendere, dunque sono invogliati a farlo, e si incoraggiano fra loro. È molto più facile vedere i personaggi effettuare stunt limitandone il numero, piuttosto che concedendoli a volontà
  • I personaggi riescono in questo tipo di azione più facilmente che con le regole normali, e soprattutto hanno bisogno di meno azioni per effettuarle (gli stunt si risolvono tutti entro il turno)

È da notare, infine, che il livello di teatralità degli stunt viene definito dal singolo gruppo, per cui non è detto che la loro introduzione porti per forza un tono eroico o spaccone nella campagna: alcuni potrebbero concedere di gettarsi da un ponte sopra un cubo gelatinoso, legati a testa in giù a una fune, per colpirlo con la forza di gravità quanto con la spada, mentre altri potrebbero stabilire che gettare terra negli occhi dell'avversario sia la cosa più spettacolare che uno stunt consente.
Lo scopo degli stunt, di base, è di aumentare l'interazione fra PG e ambiente durante il combattimento, non la spettacolarità dello scontro (anche se possono servire anche a quello).

Consiglierei questa variante: a chiunque cerchi combattimenti dinamici

Sconsiglierei questa variante: a chiunque cerchi combattimenti tattici

 

Rubrica musicale: American Football - American Football (90s Emo)

The Stroy

Il sondaggio per le mille visualizzazioni (che per un blog serio non sono molte, ma che a me mi hanno fatto contento) ha segnalato che la più popolare fra le varianti presentate fino a ora è quella per Carattere, legame e storia.
Per quanto leggera e facile da implementare (probabilmente la ragione per cui è così utilizzata rispetto alle altre varianti proposte) questa regola ha due problemi: utilizza una meccanica, il +1/-1, assente nel resto del sistema e non spinge davvero i giocatori a interpretare il carattere del loro PG, limitandosi a quantificarne un impatto matematico.

Per ovviare a questi problemi, io e il mio gruppo abbiamo creato gli aspetti.
Chiamati così perché praticamente identici agli aspetti di FATE, sostituiscono i tratti del personaggio (e volendo allineamento e background) di D&D 5e, ma possono essere utilizzati senza alcuna difficoltà anche in altre edizioni del gioco, o addirittura in giochi diversi da D&D (vengono da fuori, dopotutto).

Gli aspetti hanno tre funzioni, che possono essere affiancate le une alle altre o usate singolarmente:

Descrizione

La più basilare delle tre funzioni, indispensabile per le altre due, è quella di definire il personaggio.
Ogni personaggio ha cinque aspetti, brevi frasi che lo descrivono:

  • Stile: il modo in cui il personaggio combatte - Soldato spada e scudo, Evocatore di demoni, Piromante folle, Guaritore non violento
  • Formazione: il luogo, il modo e le attività in cui il personaggio si è addestrato - Cresciuto in strada, Allievo di Reymar, Cacciatore autodidatta, Studioso delle Candele
  • +: un aspetto positivo del carattere del personaggio o qualcosa che gli piace - Generoso con tutti, Ama la natura, Calmo in ogni situazione, Volontà di ferro
  • -: un aspetto negativo del carattere del personaggio o qualcosa che detesta - Vendetta a tutti i costi, Diffidente verso chiunque, Irascibile e violento, Alcolizzato cronico
  • Legame (opzionale): un personaggio, una fazione, una divinità, un oggetto o un altro aspetto concreto dell'ambientazione a cui il personaggio è legato - "Forbici", necromante e assassino; la Società dei Cronisti; Gwydion, dio della magia; la spada dell'eroe Meryal

Eccetto la lunghezza, gli aspetti non hanno veri e propri limiti, ma vanno decisi d'accordo con il master o, meglio, con l'intero gruppo.
Un aspetto, anche un + o un -, dovrebbe avere risvolti sia positivi che negativi: un personaggio Generoso con tutti potrebbe trovarsi a donare parte del proprio guadagno (un'idea moralmente ineccepibile, ma economicamente svantaggiosa) mentre uno Diffidente verso chiunque potrebbe essere avvantaggiato quando ha a che fare con un individuo effettivamente poco raccomandabile.

È possibile che gli aspetti si sovrappongano fra di loro: in quel caso, basta accordarsi per decidere quale "slot" è più appropriato a un certo aspetto - ad ogni modo, non esiste differenza funzionale fra un aspetto e l'altro, le differenti categorie sono solamente un modo per coprire ogni lato fondamentale del PG, ma funzionano tutte secondo le stesse regole.
Si può anche aumentare o diminuire il totale di categorie presenti, anche se tenere traccia di più di cinque aspetti in contemporanea probabilmente risulterebbe difficile.

Ispirazione

Gli aspetti possono essere usati come linee guida per ottenere e/o spendere ispirazione.

Ottenerla: un personaggio che compie azioni coerenti con il proprio carattere ma svantaggiose dal punto di vista tattico, ottiene ispirazione.
Ad esempio, il personaggio Generoso che dona parte dei propri guadagni, quello Amante della natura che rimane indietro a rischio della vita per spegnere un incendio o quello Pacifista che rifiuta di combattere ottengono ispirazione.

Lo scopo è incoraggiare tramite un premio meccanico le decisioni che il personaggio prenderebbe ma il giocatore no.
Questo non solo crea risvolti interessanti nella storia, ma aumenta la coerenza del personaggio. Per questa ragione, l'ispirazione va conferita solamente se l'azione che mette nei guai il personaggio è legata con uno dei suoi aspetti.
Questo dovrebbe essere l'unico modo per ottenere ispirazione: se esiste una via meno dolorosa, i giocatori tendono a prendere quella. Inoltre, avere un singolo criterio per concedere ispirazione rende più semplice notare i momenti adatti per conferirla.

Spenderla: il giocatore può spendere ispirazione per descrivere qualcosa legato a uno degli aspetti del suo personaggio, e quella cosa diventa vera.
A seconda di quanto il gruppo è a suo agio con la narrazione condivisa, il legame fra il personaggio e l'effetto dell'ispirazione può essere più o meno evidente.

Ad esempio, se il giocatore di un Invocatore di tuoni e fulmini decide che gli farebbe comodo un po' di pioggia:

In un gruppo che non ha problemi a lasciare molto controllo ai giocatori (guadagnando in narrazione ma perdendo in immersione) potrebbe semplicemente spendere ispirazione per dire «Piove» e inizierebbe a piovere (il legame c'è, ma è implicito).
In un gruppo che tiene molto all'immersione, il giocatore spenderebbe ispirazione per descrivere come il suo personaggio alza le braccia al cielo e invoca la pioggia con una sorta di incantesimo. Siccome il PG non è di livello altissimo, il master stabilisce che piove solo nei paraggi del PG. Queste azioni fuori scheda sono sostanzialmente identiche agli interventi del giocatore, ma hanno il pregio di non spezzare la sospensione dell'incredulità.

Competenza

Il personaggio ignora le competenze dovute alla classe e al background e utilizza i suoi aspetti per stabilire se è competente in una prova di caratteristica.
In maniera simile ai Background come competenze (variante presentata sulla DMG) non esiste una vera e propria regola per determinare se un PG è competente o meno in qualcosa.
La norma generale è: "Se il giocatore riesce a giustificare perché uno degli aspetti del PG lo rende abile in qualcosa e la storia è convincente o interessante, aggiunge la competenza al tiro".
L'idea è di caratterizzare il personaggio tramite il premio della competenza, più che di avere un gioco bilanciato al millimetro (non che il gioco si sbilanci concedendo un +3 a Furtività a un PG che non sia un ladro).

Alcuni esempi di utilizzo:

«Sfondo quella porta.»
«Tira su Forza.»
«Aspetta, io sono un membro della Squadra d'assedio di Arcadia, posso aggiungere competenza?»
«Ovvio.»

«Cos'è quel mostro?»
«Per ora vedi che sputa fuoco e vola, tira su Intelligenza per vedere se ne sai di più. Mettici la competenza, visto che sei un Topo di biblioteca

«15!»
«È un drago rosso, e questo poteva dirtelo chiunque. Ma non tutti sanno che la sua specie è vulnerabile agli attacchi gelidi, come hai letto in un libro sull'argomento.»

«Voglio che quella guardia mi dia le sue chiavi.»
«Ok, come conti di convincerla?»
«Aspetto che finisca il turno e la porto in taverna, dove fra un bicchiere e l'altro, la convinco a darmi il mazzo "solo per cinque minuti".»
«Va bene. Tira Carisma e aggiungi competenza, visto che Bevi birra come se non ci fosse un domani

 

Per le capacità legate alle abilità, come Expertise, si può usare la lista di abilità standard, inventare abilità grossomodo paragonabili (meglio se di una parola) oppure selezionare un aspetto alla volta.
Ad esempio, un personaggio che ottenga Expertise può scegliere Stealth per la doppia competenza, inventare l'abilità Infiltrazione oppure selezionare il suo legame con la Confraternita degli Assassini.
Il terzo metodo ha il pregio di alleggerire il sistema, ma rende anche più rilevanti le capacità, visto che un aspetto è più pesante di una abilità.

Se si desidera ancora più flessibilità, si può combinare questa variante con quella per lanciare le prove di abilità su caratteristiche non standard.
La descrizione dell'azione determina la caratteristica lanciata, mentre gli aspetti aggiungono l'eventuale competenza.
Ad esempio, il bevitore di cui sopra avrebbe potuto tirare la prova di "diplomazia" usando la Costituzione, per rappresentare il vantaggio dato dalla sua maggiore resistenza agli effetti dell'alcol.

Coniugandola con la variante Armi e armature, questa opzione si può applicare anche ai tiri d'attacco: la variante sulle armi  garantisce al guerriero e alle altre classi combattenti una certa superiorità rispetto alle classi non marziali, mentre gli aspetti forniscono uno schema semplice per determinare se un PG è competente con una certa arma.

È sconsigliabile, invece, applicarla ai Tiri Salvezza: volendo più flessibilità a riguardo, si possono semplicemente slegare dalla classe (un PG è competente in un TS fra Des, Cos e Sag e uno fra For, Int e Car - attenzione agli incantatori e alla concentrazione!) e consentire in certi casi di applicare una caratteristica diversa dallo standard semplicemente descrivendo, un po' come per le abilità («I massi cadono dal soffitto, TS su Destrezza». «Mi riparo sotto lo scudo». «Ok, TS su Forza»).

Pro:

  • Vengono usate solamente meccaniche già contemplate dal gioco
  • Rispetto ai tratti, gli aspetti sono più chiari, meno confusi e coprono uno spettro più ampio di quello che il PG è
  • L'ispirazione è conferita per qualcosa di chiaro e incoraggia uno specifico comportamento, uno che fra l'altro necessita di essere incoraggiato
  • La possibilità di inventare qualcosa è più interessante e attraente rispetto a un vantaggio, e con la variante delle azioni fuori scheda non spezza praticamente la sospensione dell'incredulità
  • Le competenze stabilite tramite gli aspetti caratterizzano i personaggi molto più rispetto a quelle con le abilità standard, fanno uscire di più il carattere e forniscono un modo semplice per arbitrare buchi logici come il bevitore che, da regole, non ha bonus a reggere l'alcol

Contro:

  • La meccanica dell'ispirazione può portare a giocare contro il gruppo, che può andare bene, ma anche no
  • A certi gruppi e DM non piace che i giocatori abbiano il minimo controllo su quello che non è la scheda dei PG (e va benissimo così)
  • I giocatori dotati di parlantina sono avvantaggiati rispetto a quelli più timidi (anche se il mio giocatore timido storico è un po' uscito dal guscio anche grazie a varianti come questa)
  • Le classi con molte abilità perdono qualcosa. Non molto, ma nemmeno niente
  • È difficile che i PG non siano competenti in qualcosa

Consiglierei questa variante: a chi vuole che stile, carattere e storia del personaggio siano definiti chiaramente, abbiano un ruolo meccanico fondamentale e di conseguenza escano spesso durante il gioco. A chi vuole dare un incentivo per le azioni coerenti ma "sbagliate". A chi vuole che i giocatori abbiano controllo sulla narrazione, ma limitato

Sconsiglierei questa variante: a chi non vuole che l'interpretazione abbia peso meccanico. A chi predilige il gioco di gruppo, anche a costo di forzare un pelo i PG. A chi non vuole dare controllo narrativo, nemmeno minimo, ai giocatori. A chi è molto legato alle meccaniche

 

Rubrica musicale: Liturgy - Aesthetica (Black Metal Avantgarde)

The Stroy

Visto che il blog ha raggiunto la cifra di mille visualizzazioni e che è stato anche pubblicato sulla pagina facebook di Dragons' Lair (mettete il Mi piace, se ancora non l'avete fatto!) ho deciso di festeggiare con un sondaggio sui contenuti pubblicati finora in Moral of The Stroy.
Potete votare quali regole usate effettivamente al tavolo e quali contenuti sullo stile di gioco avete trovato particolarmente utili.

Per la cronaca, non ascolto la band del titolo.
Se a qualcuno interessa farsi un'idea della roba che ascolto, questi sono alcuni dischi che hanno un posto speciale nella mia libreria:

 

AGGIORNAMENTO

Visto che non credo di avere un pubblico così ampio da richiedere più di tre giorni, dichiaro chiuso il sondaggio.
Se qualcuno vuole, può ancora votare, ma le mie conclusioni le tiro con i risultati che abbiamo adesso - ragionando i voti di @MattoMatteo, che si è trovato costretto a votare una regola della casa dal sistema dei sondaggi, e di @Nathaniel Joseph Claw, che ha dato metà dei voti a casaccio.

Regole della casa:

Devo dire che un po' sono sorpreso: delle tre proposte più popolari, Carattere, legame e storia è una regola che in realtà avevo abbastanza improvvisato, e a me personalmente non ha soddisfatto, tant'è che ho in test una sua evoluzione (a breve su questi schermi), mentre il Bestiario essenziale è una variante parecchio influente e decisamente contro-simulativa, non pensavo sarebbe stata popolare.
Ovviamente mi fa piacere, perché significa che da qualche parte ci sono persone con uno stile di gioco simile al mio.
I PE sintetizzati invece mi stupiscono meno (ma anche loro hanno un aggiornamento in arrivo).

Stile di gioco:

Qua la preferenza va ai consigli su come improvvisare, in particolare quelli relativi al risparmio di lavoro e alla narrazione condivisa ma immersiva.
Bene, perché sul secondo punto in particolare ho altre idee (quanto al primo, vi dovrà bastare la versione 2.0 del Bestiario essenziale).

Rubrica musicale:

Spostando come si deve il voto di NJC da "No" a "Sì" (è inutile che dici no se poi vieni ai concerti dei GY!BE), la rubrica termina con un verdetto positivo, ma di poco.
Di conseguenza, ce ne saranno altre, ma piccole.

 

Grazie a tutti per aver votato e per l'interesse che dimostrate per il blog!

The Stroy

Qualcuno dice che in D&D armi e armature non sono rese con sufficiente dettaglio o attenzione alla realtà storica.
Per me, le regole per armi e armature sono fin troppo dettagliate. Non mi interessa che il guerriero infligga 2d6 piuttosto che 1d12, o che abbia +6 o +7 di CA: quello che voglio sapere è se impugna una spada o un'ascia e se indossa un'armatura di metallo o una in pelle di drago.
Invece di dare vita a combattenti diversi l'uno dall'altro, l'eccessivo dettaglio meccanico porta i combattenti a essere identici fra di loro. Basta pensare appunto allo spadone, che con i suoi affidabili 2d6 di danno è universalmente preferito rispetto al d12 dell'ascia bipenne.

Per quelli a cui più che l'arma interessa il guerriero che la impugna, esiste questa variante.

Armi
"Le armi non uccidono le persone. Le persone uccidono le persone."

Con questa variante, non esistono competenze nelle armi: ogni personaggio è competente in ogni tipo di arma (anche se, tramite accordi da prendere prima della campagna, il DM potrebbe imporre ai giocatori di giustificare perché un personaggio sa usare una specifica arma).
Inoltre, il danno base e le proprietà delle armi vengono ignorate: l'unica cosa a differenziare un'arma dall'altra, di base, è la descrizione.

In compenso, ogni classe possiede un Dado Arma, corrispondente al proprio Dado Vita - con l'eccezione del barbaro, il cui Dado Arma è un d10.
Quando un personaggio attacca con un'arma, infligge danni pari al proprio Dado Arma con un colpo andato a segno.
In più, la maggior parte delle armi è dotata di una o più proprietà, che ne influenzano il danno effettivo:

Spoiler
  • Pesante: un'arma pesante infligge danni con un dado di una categoria superiore (un d12 invece di un d10), ma richiede due mani per essere utilizzata
  • Leggera: un'arma leggera può essere usata in coppia con un'altra arma leggera per il combattimento a due armi, ma infligge danni con una categoria di dado inferiore (un d8 invece di un d10)
  • Agile: un'arma agile può essere usata per attaccare in mischia usando la Destrezza invece della Forza, ma infligge danni con una categoria di dado inferiore
  • Da lancio: un'arma da lancio può essere usata in corpo-a-corpo, oppure lanciata fino a 9 m di distanza. In entrambi i casi, il portatore attacca usando la Forza, ma infligge danni con una categoria di dado inferiore
  • Da tiro: un'arma da tiro può essere usata per attaccare nemici fino a 30 m di distanza senza penalità, o fino a 120 m con svantaggio, ma impone uno svantaggio al tiro d'attacco se usata contro bersagli adiacenti all'utilizzatore e infligge danni con una categoria di dado inferiore, indipendentemente dalla distanza
  • Con portata: un'arma con portata può essere usata per attaccare avversari entro 3 m dal portatore, ma infligge danni con una categoria di dado inferiore
  • Improvvisata: un'arma improvvisata infligge danni con una categoria di dado inferiore di due punti (un d6 invece di un d10)

Queste proprietà sono legate all'arma, non al portatore, ma modificano il danno base del Dado Arma, che è determinato dal portatore.

Spoiler

Ad esempio, un guerriero ha un Dado Arma pari a 1d10. Se impugna una spada lunga (un'arma priva di proprietà) i suoi attacchi con le armi infliggono 1d10 danni.
Se impugna un'ascia bipenne (un'arma pesante) i suoi attacchi infliggono 1d12 danni, al costo di occupargli la mano secondaria.
Se impugna un giavellotto lungo (un'arma da lancio con portata) infligge 1d6 danni, ma può attaccare nemici entro 3 m oppure lanciare l'arma contro avversari vicini.
Con un arco, infligge 1d8 danni e attacca usando la Destrezza, potendo però colpire nemici anche molto lontani.

Multiclassare fornisce al personaggio un Dado Arma pari a quello della classe in cui entra, a patto che la competenza nelle armi faccia parte dei benefici per il multiclasse conferiti da quella classe.
Talenti e capacità simili che conferiscono competenza nelle armi da guerra portano il Dado Arma del personaggio a un d10.
Le competenze razziali, come quelle di elfi e nani, portano il Dado Arma a un minimo di un d8, ma solo con certi tipi di arma. Ad esempio, un elfo mago usa il d6 come danno base per asce e mazze, ma usa il d8 quando impugna le spade.

Armature e scudi
"La miglior protezione a nostra disposizione è essere preparati"

Questa variante sostituisce armature e scudi con il concetto più generale di protezioni.
Le protezioni si dividono in indossate (a loro volta suddivise in leggere, medie e pesanti) e imbracciate (protezioni da braccio).

Spoiler
  • Leggere: un personaggio che indossa una protezione leggera ha una CA base di 12 a cui aggiunge il modificatore di Destrezza
  • Medie: un personaggio che indossa una protezione media ha una CA base di 14 a cui aggiunge il modificatore di Destrezza fino a un massimo di +2
  • Pesante: un personaggio che indossa una protezione pesante ha una CA base di 17, a cui non aggiunge nessun modificatore. Per indossare una protezione pesante, un personaggio deve avere un punteggio di Forza pari almeno a 15
  • Da braccio: un personaggio che imbraccia una protezione da braccio ottiene un +2 alla propria CA, ma deve impegnare una delle mani per utilizzare la protezione

Sostanzialmente, le protezioni sono una riduzione delle armature e degli scudi, a cui corrispondono 1:1.
La maggiore differenza, oltre a qualche minuto risparmiato al momento di fare l'inventario e a una riduzione della già scarsa incisività dei soldi sull'equilibrio di gioco, sta nel fatto che le protezioni non devono per forza essere armature.

Spoiler

Un personaggio in protezione pesante potrebbe essere avvolto da incantesimi difensivi così spessi da rendergli faticoso spostarsi (da cui il requisito in Forza) e usare la mano sinistra per lanciare continuamente altre magie protettive (una protezione da braccio), un guerriero potrebbe indossare la pelle di un rinoceronte senza rinunciare alla sua CA e un ladro impugnare una lama da parata o usare un braccio per mantenere l'equilibrio durante complesse schivate per avere i vantaggi di uno scudo senza guastare l'immagine cappa-e-spada del personaggio.
Dall'altra parte, un personaggio potrebbe indossare un'armatura completa senza avere reali bonus alla CA: la protezione offerta dall'armatura viene descritta come proveniente dagli hp (il personaggio viene colpito spesso ma non subisce ferite) e la scarsa CA è imputata al fatto che il PG non schiva, sapendo che la sua armatura lo protegge.

Tutto questo, naturalmente, si può rendere anche con le normali regole per le armature: le protezioni però lo rendono più semplice da visualizzare, visto che non fanno passare attraverso nessun cambiamento cosmetico delle regole.

Pro:

  • Le armi sono equilibrate, rendendo la scelta dell'armamento una decisione estetica prima che meccanica e bilanciando fra loro certe armi
  • Le protezioni consentono di avere un PG con l'aspetto che si vuole senza sacrificare potenza o risorse
  • La creazione del personaggio è più rapida e sorvola un aspetto che può essere poco interessante
  • Le regole per armi e protezioni possono essere affiancate a quelle standard: nello stesso gruppo, un giocatore può usare le regole standard e un altro questa variante senza alcuno sbilanciamento

Contro:

  • La scelta dell'arma e dell'armatura non ha praticamente nessun risvolto meccanico
  • Si perde molto in termini di simulazione storica del combattimento, di per sé già molto semplificato sotto questo punto di vista
  • Non si possono confrontare fra di loro armi e armature in cerca della soluzione appena più conveniente delle altre
  • Per quanto virtualmente identiche alle regole base, queste cambiano certi valori di qualche punto e sono bilanciate solo al 99%

Consiglierei questa variante: ai giocatori che vogliono usare un'ascia bipenne, un randello gigantesco o una kusari-gama senza essere peggiori rispetto ai loro compagni con lo spadone, a chi vuole un'armatura di rune volanti, una posizione difensiva o un barbaro nudo con bracciali da parata invece di una scale mail da manuale, e a chi non vuole dedicare più del minimo sindacale alla scelta dell'equipaggiamento per il proprio PG
I veri amanti della semplificazione possono provare le Armature essenziali, presentate nella seconda parte di questa insezione

Sconsiglierei questa variante: a chi ama i dettagli storici e simulativi e ne vorrebbe di più, invece che di meno, e a chi preferisce scegliere le armi e le armature per i loro vantaggi meccanici, piuttosto che per la loro estetica

The Stroy

Il dado a venti facce è una delle costanti fondamentali di D&D, presente in ogni momento del gioco, eppure i manuali si limitano a sfiorarlo, spiegando quando va lanciato e solo accennando a concetti più avanzati come la frequenza di utilizzo e il fail forward.
In realtà, esistono molti modi per manipolare il d20, cambiando di riflesso tutta l'esperienza di gioco.

Questi sono alcuni esempi:

Non tirare

La prima domanda da porsi quando si parla di d20 è: quando lanciarlo? Una possibile risposta è: solo se il fallimento è interessante.

Situazione: un gruppo di quattro PG deve scalare una parete di roccia alta 12 metri. Non ci sono cadute potenzialmente letali, né ragioni per avere fretta, ed è scontato che i personaggi riusciranno ad arrivare in cima, resta solo da vedere come.
Tirando, si ha un totale di 12 lanci di d20, ognuno dei quali ha una certa probabilità di fallire, aumentando il numero di tiri. Ci vuole tempo per lanciare, sommare e narrare la scena e alla fine del processo i PG avranno raggiunto un risultato già noto in partenza, in cambio di qualche risorsa (pf o cure, probabilmente).
Viceversa, il DM può decidere di non tirare, semplicemente dicendo ai giocatori: "I vostri personaggi arrivano in cima al dirupo".
Si risparmia tempo, si evitano risultati stravaganti come il mago che tira 19 e supera il ranger che ha tirato 2, e il risultato finale non cambia, perché era già scontato.
Eventuali difficoltà possono essere sollevate e risolte semplicemente facendo domande e ascoltando le risposte: «Il guerriero indossa un'armatura completa, come fa a raggiungere la cima?». «Il mago gli lancia levitazione addosso».

Il senso è: siccome il risultato è già noto, fallire serve solamente a perdere tempo dentro e fuori dal gioco, dunque non è divertente.
Visto che il dado va lanciato solo nei casi in cui si sia una possibilità di fallimento (se il successo è automatico o impossibile, non si tira) e che il fallimento senza conseguenze è inutile e da evitare, ci si può risparmiare direttamente il tiro di dado e saltare alla conclusione.
Naturalmente, qualsiasi tiro di combattimento implica un fallimento interessante, così come qualsiasi lancio inutile in gioco, ma che può servire per generare tensione nei giocatori, come le prove di Percezione quando non c'è niente da vedere.

Evitare il lancio può anche essere un buon modo per premiare una giocata ben fatta, ma bisogna stare molto attenti che le preferenze del DM e l'eloquio dei singoli giocatori non creino disparità a scapito o vantaggio di certi membri del gruppo.

Usare il fail forward

Uno strumento già presentato sulla DMG, ma non evidenziato a sufficienza, è il fail forward.
Il concetto è molto semplice: se il PG fallirebbe una prova per qualche punto, il DM può decidere che invece riesce, ma al prezzo di qualcosa di spiacevole.
Alcuni esempi:

  • Il guerriero attacca il nemico, mancandolo di due punti. Il DM decide che invece colpisce e infligge 10 danni, ma che per portare a segno l'affondo ha dovuto scoprirsi, finendo per aprirsi a un attacco che gli infligge automaticamente 5 danni
  • Il ranger tira una freccia contro l'avversario, ma lo manca di un punto. La freccia, però, è abbastanza ravvicinata da fare comunque metà dei danni, consentendo però a un avversario di ingaggiare l'arciere mentre è distratto
  • Durante una contrattazione, il bardo fallisce la prova di un paio di punti. Il mercante gli fa comunque lo sconto, ma riesce a ingannarlo (niente tiri!) e a dargli un oggetto fallato, che si romperà al primo 1 lanciato durante il suo utilizzo
  • Il ladro sbaglia di un punto il tentativo di scassinare. Disattiva la trappola, ma non sa che è un intervento momentaneo. Lo scoprirà solo quando il mago ci passerà sopra, o quando lui stesso ripasserà di corsa per quel corridoio, qualche tempo dopo, con un cubo gelatinoso alle spalle
  • Il chierico usa il suo kit del guaritore per stabilizzare l'alleato, ma fallisce di due punti. Il tentativo riesce lo stesso, ma l'alleato ne esce indebolito e consuma 1 Dado Vita

Al di là degli esempi, il fail forward è facilissimo da implementare e divertente sia per il master che per i giocatori.
Bisogna solo stare attenti a non essere troppo punitivi, il pericolo di essere troppo generosi non esiste. Notare, però, che piuttosto che far tirare e poi concedere un fail forward con una differenza di 10 punti, è meglio assegnare direttamente un "Sì, ma...".

I giocatori tirano tutti i dadi

I tiri dietro lo schermo del master sono sconsigliabili per diverse ragioni.
Innanzitutto, perché incoraggiano il DM a barare (anche se è per salvare la vita ai PG, rimane barare e non va fatto) e a manipolare i risultati per mantenere la storia sui binari previsti.
Inoltre, hanno diversi problemi anche dal punto di vista dei giocatori: subire critici da dietro lo schermo può essere un'esperienza frustrante, così come non sapere se è stato il master o il regolamento a decidere la vita o la morte di un personaggio.
Infine, mentre il DM lancia i dadi e fa i calcoli, il giocatore non gioca e il master consuma tempo che avrebbe potuto dedicare alla descrizione della scena.

Con questi presupposti, l'idea di far lanciare tutti i dadi ai giocatori risulta piuttosto attraente.
È anche semplice: in poche parole, il DM "prende 10" su tutti i tiri che dovrebbe effettuare, mentre i PG sottraggono 12 dai valori fissi (CA e CD) e tirano il d20.
Ad esempio: un goblin (+3 di attacco) attacca un guerriero (CA 16). Normalmente il DM tirerebbe 1d20+3 contro 16.
In questo caso, il giocatore lancia 1d20+4 e, se fa almeno 13, il suo guerriero ha evitato l'attacco.

Sarebbe intuitivo sottrarre 10 o 11, non 12, ma questo sbilancerebbe i risultati.
La matematica dietro il 12 è questa:

A parità di bonus "X", il tiro d'attacco lancia 10.5+X (1d20+X) contro una CA pari a 10+X. Invertendo i due valori per far lanciare la CA, abbiamo un attacco di 10+X contro una CA 10.5+X.
Per compensare tornando alla differenza di prima (0.5 a favore dell'attacco), dobbiamo aggiungere mezzo punto per compensare lo 0.5 in meno dell'attacco e mezzo punto per lo 0.5 in più della CA.
Ora bisogna calcolare il fatto che chi tira vince i pareggi. Di norma, dovrebbe essere l'attacco a farlo, ma visto che ora è la CA in vantaggio, è necessario diminuire il valore base di un altro punto per compensare.
In questo modo, otteniamo un -12 (10+0.5+0.5+1), per una probabilità del 55% che l'attacco vinca, la stessa che avevamo con la formula iniziale.

Lo stesso discorso si può applicare a CD e TS.
Riguardo questi, probabilmente è più comodo unire i valori di attacco magico (1d20+Caratteristica+Competenza) e CD (uguale, ma con un -4) e "tirare" 14 invece di 10 sui TS dei mostri.
La matematica non ne esce alterata e il DM evita ai giocatori di dover distinguere (e di confondersi) fra due cose molto simili.

Far pesare i critici

Il risultato del dado può determinare più che non un semplice numero.
Durante un attacco in salto, un 20 può significare che il PG atterra sopra il nemico con tale violenza da gettarlo in terra prono (oltre a fargli danno doppio) mentre un 1, al di là del mancato automatico, può far terminare l'azione con il PG in terra e danneggiato.

Sfruttare particolari risultati, soprattutto 1 e 20 (ma anche 2, 13, 17...) per creare qualche effetto speciale è un modo semplice per far contare di più il dado e costruire scene interessanti senza allungare il gioco con tiri e calcoli aggiuntivi.
Anche in questo caso, bisogna fare attenzione a non risultare eccessivi da un lato o dall'altro: una condizione (inflitta o subita) come prono è un buon termine di paragone.

È anche possibile passare il controllo dei risultati collaterali ai giocatori. Questo evita di essere troppo punitivi o generosi (vedere una cosa dall'esterno rende più semplice giudicarla) ed è abbastanza naturale da non interrompere in alcun modo la sospensione dell'incredulità o il flusso della narrazione.

The Stroy

La seconda regola dell'improvvisazione ("Di' di sì") ha un problema evidente: la creazione di precedenti.
Dicendo di sì ai giocatori, si rischia di creare precedenti di gioco pericolosi, ad esempio tramite arbitraggi improvvisati che, in situazioni diverse da quelle che li hanno richiesti, si rivelano sbilanciati.
Per evitare questo rischio c'è una soluzione, ovvero la terza e ultima regola dell'improvvisazione:

Segui le regole
Adatta la narrazione alle regole, non il contrario

In poche parole, modificare la descrizione delle cose non ha effetti permanenti sul gioco, modificare il regolamento sì, dunque conviene piegare la prima al secondo.
in questo modo, si preserva l'equilibrio del gioco senza perdere nulla dal punto di vista della credibilità - anzi, spesso guadagnando qualcosa.

Una questione classica che spiega bene cosa significa e cosa implica il modificare le regole rispetto al modificare la narrazione, e viceversa, è quelli dei punti ferita:

Problema: i pf danno origine a diverse situazioni paradossali, come personaggi che si riprendono da ferite letali nel giro di una notte, che cadono da altezza considerevoli e rimangono in vita o che non riescono a uccidere una creatura a cui stanno puntando un coltello alla gola.

Modificare le regole
Il DM, insoddisfatto, modifica le regole per sistemare i problemi: ora i personaggi impiegano mesi per recuperare dalle ferite subite, muoiono automaticamente se cadono da oltre 30 metri d'altezza e possono uccidere sul colpo qualsiasi nemico riescano a cogliere in una situazione che gli renda impossibile difendersi.
Nelle sessioni che seguono, il gruppo impiega due anni in tempo di gioco a completare un dungeon, il mago non lancia più una singola palla di fuoco, dato che volare è diventato un modo molto più efficiente di far fuori i nemici, e il ladro abbatte in solitaria un arcimago e due draghi, arrivando loro alle spalle e sgozzandoli. Peccato per il guerriero di 18° livello, morto perché un goblin di passaggio ha tirato 1 in più di lui nella prova di Furtività contro Percezione, si è avvicinato al campo di nascosto e gli ha piantato una lama nell'occhio, uccidendolo all'istante.

Modificare la descrizione
Il DM, insoddisfatto, decide di modificare la descrizione dei punti ferita. I personaggi non rimangono sbudellati quando vengono colpiti, ma subiscono solamente graffi superficiali. Se cadono da un punto alto, non si fratturano le costole e i femori, ma consumano energia e fortuna per attutire la caduta fregando contro una parete e rotolando all'impatto. Se un goblin punta il coltello alla gola del guerriero e lo attacca, il guerriero è abbastanza esperto da spostare il collo in maniera tale da trasformare il taglio in un graffio, colpire con la nuca il naso del goblin e girarsi a picchiarlo. Tutto questo subendo danni nelle quantità previste dai manuali.
Nelle sessioni che seguono, il problema principale è inventarsi qualche descrizione: a parte questo, il gioco scorre liscio come l'olio.

A questo punto, sono naturali due domande:

E se il manuale si sbaglia?

I manuali possono sbagliare o essere insoddisfacenti, altrimenti errata corrige e regole della casa non esisterebbero.
Tuttavia, bisogna ricordare che i manuali sono scritti da professionisti del settore e testati da decine di persone: una scala ben diversa da quella del master standard e dei suoi quattro o cinque amici. Dunque, anche se è possibile che i manuali sbaglino, è decisamente più facile che lo facciano i singoli DM.
Spesso, quando una cosa sembra stonare, è meglio rileggerla una seconda volta e poi testarla come è scritta, piuttosto che cambiarla senza averla mai provata.

Cosa ha a che fare tutto questo con l'improvvisazione?

Più che una regola che aiuta a improvvisare, questa è una regola da seguire per non fare danni improvvisando.

L'esempio dei punti ferita, che ho portato perché è un caso ricorrente, mostra in maniera sintetica ma chiara i problemi a cui si va incontro quando si modificano le regole.
Il gioco perde coerenza, certe cose diventano troppo facili o assurdamente difficili e i personaggi finiscono per essere sbilanciati rispetto al resto del gruppo, rovinando il divertimento ai giocatori e complicando la vita al DM.
Se modificare le regole comporta tutti questi problemi, è chiaro che non è il modo giusto per gestire situazioni improvvisate.

Dall'altra parte, modificare le descrizioni consente di preservare equilibrio e credibilità in un colpo solo, costringendo, fra l'altro, a un piccolo sforzo creativo che è un buon esercizio per imparare come adattarsi alle situazioni senza sprecare quello che si è già preparato (ovvero per imparare il nocciolo dell'improvvisazione).
Non solo: saper modificare rapidamente la narrazione delle regole significa che bastano poche meccaniche per gestire un ampio ventaglio di situazioni - una qualità utilissima per improvvisare senza sbilanciare il gioco.

Visto che imparare a memoria l'interezza dei manuali non è consigliabile per la salute mentale del DM, ma che non è nemmeno possibile rispettare il regolamento se non lo si conosce, non c'è che una soluzione: diminuire il numero di meccaniche da imparare, riducendo il grosso del regolamento a uno schema sintetico e flessibile.
D&D 5e ci presenta questo schema già pronto:

  • Per qualsiasi cosa, si tira 1d20 + caratteristica
  • Se il PG è addestrato o esperto nella cosa, aggiunge competenza
  • Se il PG ha un aiuto nella cosa, tira con vantaggio. Se il PG è ostacolato, tira con svantaggio
  • Se la cosa è facile/media/difficile, la CD è 10/15/20 

Un altro strumento, che può tornare comodo per le situazioni dubbie che non sono prove di caratteristica, è il lancio di un d20 liscio.
Il giocatore tira 1d20 senza modificatori e, con 10+, riesce a fare quello che stava tentando, altrimenti fallisce.
Per un po' di varietà aggiuntiva, si può adottare la scala:

  • 15+: successo completo
  • 5+: successo a un prezzo, oppure fallimento (scelta del giocatore)
  • 4-: fallimento

Avere una regola per tutto rimane comunque impossibile.

Nei casi in cui il master è costretto a un ruling improvvisato, la cosa migliore è discuterne con i giocatori fuori sessione, in modo da regolare la cosa lucidamente e con tutto il tempo a disposizione. Durante la giocata, invece, è meglio veloce che bilanciato.
Quando si parla di regole della casa, è meglio invece essere accurati, copiando da regolamenti esistenti, parlando con altre persone oltre che con i giocatori e, se possibile, mettendo alla prova le modifiche, prima di inserirle permanentemente all'interno della campagna principale.

Con questa inserzione si concludono le tre regole dell'interpretazione.
Spero che, per quanto sintetiche, possano essere di aiuto ai DM che vogliono improvvisare, ma non sanno come farlo.