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Nathrakh

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9 Goblin

About Nathrakh

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    Studioso
  • Birthday 11/30/2016

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  1. Galavant Ah, già. Il nano I'm singin', nanana... just singin', nananaaa... Be', il trambusto della battaglia deve avermi frastornato un bel po'. Mi ero dimenticato di lui. Potremmo, in effetti... vedere come sta. O meglio, cosa è rimasto di lui. Con un po' di fortuna, ci sara grato e ci ripareremo dalla pioggia.
  2. Galavant Bah. D'accordo. Andiamocene da qui. Canticchio un motivetto. Una canzoncina sul cantare sotto la pioggia. Sembra appropriata.
  3. Galavant Come scosso da un profondo silenzio, mi scrollo l'apatia di dosso. La battaglia non è stata che un po' sfiancante. Un eroe come me non dovrebbe essere atterrato così rapidamente. Ignoro l'imbarazzo e mi crogiolo nella vittoria. Ma non mi basta. Abbiamo trovato la causa della nebbia, e l'abbiamo debellata. Il nostro compito è finito. Mi soffermo un momento a pensare, con aria vaga, che senza preavviso tramuta in una smorfia che assomiglia molto, molto a un ghigno. Le parole sgorgano come una cantilena sarcastica. Certo, chi rapisce bambini non può essere buono... e se ci fosse qualcuno disposto a pagare una ricompensa per risolvere il mistero... Potremmo in effetti tornare in paese, rifocillarci e trovare qualche prode e disinteressato investitore che ci assuma per salvare dei poveri bambini indifesi! Kaizuco, sono d'accordo! Ma solo se ci pagano. Uhm. Sarebbe un'ottimo spunto per una ballata.
  4. Sybris Dunque tutto è legittimo... Non combatteremo, o uccideremo, all'oscuro, ma con una forza legale che ci sta dietro. È meglio? È peggio? Andiamo a incontrare questi Braccianti, allora.
  5. Sybris Mi fido di quest'uomo, e gli sono riconoscente. Non sembra esporsi troppo, comunque. Ma, del resto, un favore non deve essere rischioso per essere un favore. La città odora di... nuovo. Un afrore diverso dal sangue e dalle ossa, diverso dal ventre dove siamo nati. Non è piacevole. Ma dà un senso di sicurezza poter essere mimetizzati in mezzo a "maschere" come le nostre. L'episodio di Taurum pare essere passato inosservato. Non capisco come possa essere così spaventato. Siamo forti, siamo superiori e sappiamo fare ciò che serve. Quegli uomini lo meritavano. In mezzo alla città, mentre seguiamo Bromte, sento i residui di timore scivolare via. Non tutti, ma un bel po'. Alzo la testa, le spalle si allineano. Provo una sensazione nuova, in mezzo a questo popolani. Orgoglio...? tiro a indovinare, traendo spunto dalle conoscenze catturare finora. -------------- L'offerta di Bromte sembra legittima. Uno scambio. E mi fido di lui, stringendo il pugno alle somiglianze che intercorrono tra le due stragi, questa e la nostra Il fatto è ripugnante, già di per sé. Ma, buon uomo, cosa vuole che facciamo, esattamente?
  6. Sybris Guardo un po' sgomento l'evento della pietra. Non mi sembra che Kaizuco sia dolorante. Certo, è strano... mh, come se tutto quello capitato finora non lo fosse, del resto. Ricambio quello che sembra essere l'affetto di Dalogg. Dovremo farci i conti, con questo quinto compagno. Finora, sembra che sia propizio. Nel vedere la gentilezza degli altri, non ho motivi di mostrarmi scortese. Salve, buon uomo; il mio nome è Sybris. Alzo la mano come cenno di saluto, sfoderando un sorriso piuttosto sincero e chinando leggermente il capo. Rispondo a Dalogg: Be', che se vogliamo entrare avremo bisogno di quei documenti. Non voglio passare un'altra notte all'aperto... @dm
  7. Sybris Mi avvicino all'uomo moribondo. Troppo tardi, ovviamente - il suo tempo da moribondo è terminato. Mi chino di fronte a lui. Morto. Mormoro una domanda, forse rivolto più a me che agli altri. Eppure Mi sembra di star parlando a voce alta. Che sciocco: come farebbero, loro, neonati come me, a sapere la risposta? Cos'è un dio? Mentre finisco di pronunciarla, mi volto. I miei compagni, i miei fratelli, stramazzano. Cambiano. Sembra doloroso, ma io non provo niente. Soltanto, sono più ricco. Una zaffata di spossatezza mi investe. Non sto male, non c'è niente che non vada. Appena prima di preoccuparmi per loro, capisco, e mormoro come prima. Oh. Un Dio. E la guerra, e il saccheggio. Mi alzo e vedo Kaizuco, Dalogg, Taurum... diversi. Sono loro, lo so, ma... sono come me. Contadini? No... Umani. Sto bene, mi sento provato dalla battaglia - che parola esagerata - ma sono un po' più stanco del dovuto. E mi sento come connesso, quasi tre flussi che si diramano da me. Non è doloroso. Solo strano. Mi sbigottisco un momento di fronte alle parole che vengono da Dalogg, uno stupore che interrompe lo sbuffo divertito sul mio pallore perduto. Quindi tu... non sei da solo? Siamo in cinque? Bene. Ma sono curioso: me lo dovresti spiegare meglio, se riesci. Poi guardo Taurum. Muovo verso di lui, raccogliendo un cappello, e nel farlo lo sprimaccio. Nei confronti del mio compagno, vedendolo mutare per un istante. Cerco di raggiungerlo con la mente, e tranquillizzarlo. C'è qualcosa, che ancora mi sfugge, qualcosa... che mi rende tremendamente sicuro di me, di noi. E mi sento un po' stanco.
  8. Sybris Continuo a fissare l'uomo che ho ucciso. Interrogandomi, stupito, su chi abbia compiuto l'omicidio - io o il contadino. Mi osservo le mani, imbruttito di liquido scuro. Sangue. Credo di pensare, e invece parlo, un poco incredulo. Perché ce l'hai fatto fare? È stato giusto? È stato utile? È stato morale? Io... Io non so. Se questo è essere, con tutte queste domande, è difficile. Mh, sorriso svuotando lievemente la testa, sto parlando a un morto di cui ho le sembianze. Sento una specie di eco che mi rientra nelle orecchie. Capisco di aver parlato ad alta voce. Riesco a sentire scampoli della conversazione di Dalogg, poi lo vedo rinfrancare con un che di sinistro Taurum. Mi avvicino. Sento la confusione dell'uomo ginocchioni, dico qualcosa per consolarlo - o, forse, stavolta, la penso e basta. Mi dispiace, per questo. Credo... Credo di aver cominciato io. E poi mi accorgo che c'è un nome nuovo. Odino. Mi muovo verso l'uomo steso a terra. Fermi tutti. Chi è Odino? E che senso ha nei tuoi discorsi? Dico, e guardo Dalogg. L'ha chiesto anche lui. Vediamo se Wilfred risponde.
  9. Sybris Che strana compagnia, penso tra me e me. Meno male che qualcuno ha le idee chiare su cosa fare. Dove andare. Nelle ore di cammino riesco a sentire gli animali, il cinguettio degli uccelli, quasi sdoppiato. Come se ne percepissi lo stimolo che lo ha generato. Che cosa strana. Piacevole, però. Laggiù. Ci sono delle persone. Il primo gesto, istintivo, primordiale, è quello di nascondersi e attutire ogni rumore. Non sappiamo cosa siamo, non del tutto - non ancora. Potremmo benissimo essere prede. Parlano. Anzi, più che parlare blaterano in una lingua incomprensibile. Che... pian piano, sillaba dopo sillaba, acquisisce un senso. Meraviglioso. Ci sono più di due uomini. Ma ne sentiamo nitidamente due. Che discutono di orrori recenti, perpetrati da loro stessi. Dentro di me sento le parole esplodere. Come... come delle bisacce troppo piccole per contenere il loro significato. Esondano. Montano. Si tingono di tristezza e ira, vendetta e massacro, torture. Cosa sta succedendo? All'inizio è come se le parole si rendessero amorfe. Un brodo di sensazioni che trasmette l'emozione del concetto. Inizialmente sono emozioni bipolari: bene, male; buono, cattivo; luce, ombra. Poi si differenziano. SI moltiplicano, si sfumano. Quasi colori. E si sdoppiano. Adesso, quello che sento e comprendo è anche quello che percepisco. Come se... lo stessero pensando, e ricordando, mentre parlano. Poi le emozioni trovano una loro forma. Si condensano. E' orribile: c'è sangue, tortura, stupro, bersagli umani. Posso vedere il loro racconto. Disgustoso; e percepisco anche che, in qualche modo, i miei fratelli stanno condividendo con me questa visione: le memorie degli aguzzini. Nel mentre, un solletico acuto mi pervade. Sbatto gli occhi, e il mondo leggermente diverso. Forse più vecchio. Tentando di non fare rumore dal posto in cui sono rannicchiato, mi stropiccio l'occhio destro. La mia mano... La mia MANO! La mia mano ha cambiato forma! E colore! Osservo l'altra, m guardo le gambe, il corpo. Estraggo il pugnale e mi ci specchio. Allora... questo è quello che sono; quello che si prova ad essere me. O, semplicemente, a essere. Vedo gli altri cominciare a muoversi. Sono avidi di battaglia. Uno, almeno. Un altro avrebbe temporeggiato, ma vuole comunque buttarsi. L'ultimo, quello dei tatuaggi, lui è piuttosto titubante. Ma si getta. Osservo un'altra volta il pugnale. Cosa posso fare, io, con questo? Mi viene un'idea. Tengo la lama in mano, tentando di non ostentarla. Mi alzo, e seguo i miei compagni. Tanto, se le cose si mettono male, ci pensano loro, no? Li vedo piuttosto agguerriti. E così li distraggo. Mi sento sicuro di me, adesso. Ehilà, Ufric! Sai, ha ragione il tuo compagno Wulfred. Non beccheresti neanche una mucca a due metri... ché, ti paio morto? Sghignazzo beffardo.
  10. Sybris Posso essere qualsiasi cosa. Penso tra me e me, rimuginando su quello che ho letto. Le mie braccia, mi accorgo, arrivano quasi fino al ginocchio. Se le contraggo, me lo tocco senza piegarmi. Belle lunghe... Attraverso le luci. C'è un tavolo, oltre le torce. Imbandito di leccornie. Accanto, altri tavoli. Ma questi sono imbanditi d'altro. ...per mangiare meglio ai banchetti affollati! Mi dirigo al tavolo delle cibarie. Lento, un po' spaventato, con un pensiero che ancora rimbalza qua e là. Chi sono, io? Ho un nome; non ho un volto. Man mano che mi avvicino al tavolo quel languore di strana sensazione - la fame! Questo è il nome - si affievolisce. Ci sono altri, lì intorno. Non credo di volergli parlare; non ora. Altri...come me? ignoti a se stessi? Non capisco se mi notano. Quasi sfrutto le braccia per arraffare qualcosa, ma poi desisto. Non ho così fame. Non ora. Sterzo per andare dalle cose più contundenti. Be', ha detto che possiamo. Prendo una spada. La soppeso, la roteo. Mi scivola di mano, ma la riafferro. No, non fa per me. Accanto c'è una spada, una sorta, più corta. La prendo. Sembra quasi che si incastri nella mia mano. Sono piuttosto colpito; per un attimo mi scordo che ci sono altre persone. Solo per un attimo. In breve lo metto nel fodero che lego alla cintura; non mi vergono ad andare nudo, però... Quella voce parlava di attaccare e difendersi. Finora non ci ha dato motivo di non fidarci - a parte tutta la situazione. Prendo anche un'armatura in cuoio. Non si sa mai. Alzo la testa, e mi sembra che non ci sia quasi più nessuno. Freneticamente prendo tutto il resto, ciò che può servire, e nel dirigermi agilmente - con qualche goffaggine per via del timore - verso l'uscita mangio qualcosa. Sole. Aria. Altre tre persone. Esseri. Fratelli? Non vorrei avvicinarmi. Ma sono spinto a farlo. Pare che siamo rimasti solo noi; che facciamo, adesso? Ah, s-scusate. Il mio nome è Sybris. Ma non ne sono certo.
  11. Sybris Il mio nome è tanti nomi. Credo. Se proprio volete un nome per queste spoglie violacee, potete chiamarmi Sybris. Mi so nascondere molto bene, ma ora come ora sono nudo. In tutto e per tutto. E non mi nascondo. Sono un Doppelganger, alto un po' sopra la media nella mia forma naturale, il corpo amorfo e asessuato, il volto alieno, gli occhi gialli come un gufo. I vostri pensieri non sono al sicuro, l'identità di chiunque è la mia - finché mi serve. Ma qui... qui pare che siamo fratelli. Chissà dove porta quella luce...
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