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Segnate poi tre pettegolezzi che girano a scuola su di voi: due falsi ed uno vero ( dei due falsi almeno uno deve essere negativo).

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Pedro "Pìcaro" Benitez

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ArtStation - Frisk, Gabriella Lewin

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Figlio unico di due Tabaxi, Raul Benitez e Alejandra Illescas, il giovane Pedro "Pìcaro" Benitez è un Tabaxi che non ha mai avuto modo di vedere la sua terra di origine.
I suoi genitori, per timore, abbracciarono il culto di Helm sotto la minaccia delle armi, adottarono nomi umani (con lievi riminescenze dei loro nomi originali, Piuma di Falco e Nebbia Mattutina) e si trasferirono a Waterdeep (mentre la madre era ancora incinta) per evitare la vergogna di dover affrontare il resto del loro clan ancora saldo nel proprio credo.

Pìcaro è nato e cresciuto nel Field Warden, lo sporco quartiere abitato dai reietti di Waterdeep, costantemente circondato da numerose culture e razze senza mai poter identificarsi nella propria, vista l'estrema abnegazione dei suoi genitori nei confronti del loro passato.
Nonostante ciò, Pìcaro si può ritenere fortunato: sebbene la sua famiglia non fosse propriamente ricca, riusciva comunque a mantenere uno stile di vita modesto e dignitoso grazie al lavoro di tutti i suoi membri e all'amicizia di altri demiumani, riuscendo a stare lontani dalla strada del crimine.

Il micetto, in verità, contribuiva al reddito della famiglia con piccoli furti già all'età di 7 anni, più che altro per soddisfare la sua indole curiosa e predatrice (i genitori gli vietavano di cacciare piccoli animali in città, non volevano dare l'impressione di essere dei "selvaggi" agli occhi degli altri cittadini... Tra questi divieti vi era anche l'obbligo di non miagolare, non soffiare, non stare a quattro zampe, non lavarsi con la lingua, non vomitare palle di pelo per strada, non sfoderare gli artigli...) che per effettiva avidità.
Un giorno, questi i suoi furtarelli lo portarono a rubare nel negozio di una mezzelfa orologiaia, Tyldiane Vane'Dil, una esperta artefice che mossa a compassione (e incuriosita dall'astuto cucciolo) offrì un lavoro al Tabaxi vedendo del potenziale in quelle zampine agili e coordinate.

Il negozio della mezzelfa non era proprio un'orologeria, ma bensì un'avanzata officina (anche se non proprio avanzata quanto gli attuali standard gnomici) dove Tyldiane cercava di fare del suo meglio per esaurire le più svariate commissioni: che si trattasse di orologi, giocattoli, meccanodomestici... Eccetto le armi da fuoco, oggetti che lei odiava con tutto il cuore per qualche oscura ragione.

Ed è così che Pìcaro passò gli anni: tra il negozio della mezzelfa (lavorando come garzone ed apprendista in cambio di poche monete) e la colorita comunità che lo aspettava a casa.
Una vita semplice, ma soddisfacente.

Ovviamente non era destinata a durare.

Pìcaro, ormai 11enne, non poteva non interrogarsi su cosa significasse essere un Tabaxi: i suoi genitori avevano reciso le radici che lo collegavano a Maztica e le sue domande aumentavano e basta.
Tutti i Tabaxi che aveva mai incontrato, a precindere dall'età, dal contesto, dalla loro professione... Gli sembravano così alieni, tutti rimanevano interdetti dal suo essere così differente e dalle sue domande così sciocche.
Cos'era un clan? Perché Pìcaro non faceva parte di nessuno di questi? Perché tutti avevano degli strani nomi? Cosa significava quella lingua così strana?

Fu da loro che Pìcaro scoprì della "Reconquista" dei crociati di Helm e la confusione del giovane felino non fece che aumentare.
I genitori non erano d'aiuto, ovviamente.
Gli dissero che la loro famiglia non aveva niente da spartire con loro, che la loro gente ormai erano gli abitanti di Waterdeep e non qualche felino retrogrado.
Pìcaro amava i suoi genitori, ma non poteva non biasimarli per ciò che erano: dei gatti addomesticati da un culto di paladini, non dei fieri predatori come gli avventurieri che aveva conosciuto. Che pena.

E che odio, verso quei paladini prepotenti. 
Avrebbe voluto fare qualcosa ai veri responsabili della sua situazione, coloro che gli avevano strappato le sue radici, quelli che si credevano così forti con quelle armature e quei muscoli... Mentre lui era solo un'aspirante orologiaio peloso, destinato a venir schiacciato da quei tiranni.

L'esplosione che cambiò la sua vita avvenne mentre era a lavoro: in quel periodo, Pìcaro, complici anche i suoi 13 anni, era un micio inquieto, incattivito, distratto, il montare continuamente orologi, lucchetti e giocattoli a molla aveva smesso di essere divertente e stimolante.
Non aveva uno scopo, se non quello di voler vivere libero da ogni prepotenza o pregiudizio, libero da ogni cosa, libero di seguire solo se stesso e chi ammirasse veramente. 
Scopo che non poteva realizzare, legato a troppe costrizioni che ormai vedeva ovunque ed in qualunque ambito.
Erano vicini alla chiusura dell'officina quando la noiosa giornata di lavoro prese una piega movimentata: un vecchio e tronfio barbaro del nord, un grosso bruto pieno di cicatrici e dal fiato che puzzava di alcol stava "infastidendo" Tyldiane, vantandosi di chissà quali gesta per convincerla a "farle compagnia".

Pìcaro non poteva niente, sarebbe stato fatto a pezzi dall'ennesimo prepotente che usava i muscoli per ottenere quello che voleva, le parole non potevano distogliere l'uomo dalla sua "preda".
Gli unici testimoni erano la banda del suddetto barbaro e i pochi cittadini che non osavano intervenire, la situazione sembrava senza via d'uscita...

...Finché un vecchio nano, un fabbro la cui attività si trovava proprio di fronte l'officina della mezzelfa, affrontò l'individuo a parole, tenendo però una mano dietro la schiena.
Dopo un feroce disguido dove il nano fece l'errore di insultare i genitori del guerriero, quest'ultimo sfoderò la sua ascia per venire interrotto da un botto: il nano aveva con sé una pistola carica e l'aveva scaricata sulla fronte dell'uomo che ormai era caduto a terra, morto.
Tyldiane gridò raccapricciata ergendosi comunque a difesa di Pìcaro, mentre il giovane rimase stupito da ciò che aveva appena visto: aveva già visto delle pistole, ma sempre nei loro foderi o nascosti sotto i banconi delle taverne, insomma, era convinto fossero semplici armi per l'autodifesa... Ma dovette ricredersi dopo aver visto cos'era rimasto del molestatore.

Semplicemente strepitoso.

Gli altri non erano dello stesso parere: tutti erano spaventati e ammutoliti, non riuscivano a non guardare il fabbro come una nuova minaccia imprevedibile, pronta a colpire da un momento all'altro.
Il motivo di tanto astio stava nell'identità del barbaro: costui era un vecchio eroe che si rifiutava di cedere il posto alle nuove generazioni, era apprezzato da molti del suo campo per la sua esperienza e per il suo buon cuore... Finché sobrio.
E adesso era lì, sdraiato su una pozza di sangue, ucciso da un vecchio fabbro nanico.

Non solo Pìcaro aveva visto in quell'arma un marchingegno efficace, pratico ed elegante, ma vi aveva visto anche un potenziale enorme: le armi da fuoco erano la chiave! La chiave per poter essere liberi da ogni prepotenza e costrizione, quel potere poteva permettere alla gente comune di alzare il capo in un mondo di maghi malvagi e cavalieri sbruffoni... Insomma, quell'arma aveva permesso a quel vecchio fabbro di sopraffare quello sbruffone con la pressione di un grilletto!

Il giorno dopo, Pìcaro comprò la sua prima pistola: non la pesante e complessa arma utilizzata dal fabbro, ma bensì una quasi totalmente in legno e più primitiva. Era quello che poteva permettersi e tanto bastava, per iniziare.
Da lì in poi, ogni giorno, cominciò a esercitarsi fuori dalle mura con la mira, mentre passava parte del suo tempo libero a conoscere i segreti della sua arma prediletta.

Forte della sua pistola, Pìcaro era diventato un felino orgoglioso e sicuro (a tratti teatrale), privo di qualsiasi costrizione di sorta, capace di affrontare con strafottenza le avversità senza paura alcuna... Capace di entrare nell'accademia per avventurieri per poter rendere possibile il suo sogno e dedicare la sua vita alla non ancora nata "arte della pistola".
Questo mondo non era disposto a prendere sul serio chi sapeva maneggiare una pistola, ritenuta una pratica codarda e priva di qualunque valore artistico, cosa che ferì profondamente l'autostima di Pìcaro ma che, allo stesso tempo, lo spinse a perseverare con l'unico scopo di mostrare loro il contrario.
Le armi da fuoco sono capaci di distruggere ogni pregiudizio e costrizione, Pìcaro avrebbe distrutto pure questo.

Ovviamente, la decisione di Pìcaro venne osteggiata da tutti quelli che lo circondavano: gli amici lo reputavano una femminuccia e cominciarono a prenderlo poco sul serio, i genitori lo ammonirono severamente riguardo il culto dell'Uguagliatore ricordandogli che Helm era il loro unico patrono minacciandolo addirittura di diseredarlo se avesse abbracciato il loro culto...

Tutte reazioni che Pìcaro affrontava esibendo un ghigno beffardo... Finché non fu il turno di Tyldanie, l'unica di cui temeva la reazione, l'unica di cui aspettò l'ultimo momento possibile (16 anni, un mese prima di cominciare gli studi veri e propri), l'unica la cui reazione scalfì la corazza di strafottenza del Tabaxi: colei che reputava una seconda madre... Si limitò a sospirare mestamente. 
Con gli occhi lucidi, gli regalò un ultimo "stipendio da adulto", un'amuleto, a detta sua, magico, un'abbraccio affettuoso (con tanto di promessa che tornerà a trovarla ogni volta che sarà possibile) e due ultime richieste: quella di sopravvivere e di ripensarci, rassicurandolo che sarà sempre disposta ad accoglierlo all'officina.
Poté accettare solo la prima.

Da lì ad un mese sarebbe iniziato il suo cammino.

Dicerie:

-Si dice che sia estremamente orgoglioso e le sue pistole siano il suo bene più prezioso, nessuno dovrebbe azzardarsi a sminuire le sue armi o la sua capacità nell'usarle.

-Si dice che Pìcaro sia un adepto di Wessinthandiom dello Zolfo, questo spiegherebbe la sua ossessione per le sue armi.

-Non si è mai visto comportare come un normale Tabaxi: il suo nome è da umano, dice di non appartenere a nessun clan e non lo si è mai visto miagolare una sola parola di lingua Tabaxi... Piuttosto tende ad usare espressioni naniche, gnomiche, elfiche e di molte altre razze differenti, tutte tradotte alla bell'è meglio in comune, spesso venendo ridicolizzato dagli studenti madrelingua.

-La gente lo conosce come "Lo scalatore delle Ande" qualunque cosa significhi. 

Edited by Plettro
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Renn Brair

 

Scheda

 

 

 

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Voci

1) La famiglia di Renn si è trasferita perché Renn si era messo nei guai con un signorotto locale, avendo avuto uno scontro con il figlio di questi, finito con la morte del ragazzo. 

2) I genitori naturali di Renn lo stanno cercando per sacrificarlo ad un potente diavolo. 

3) Renn era famoso per cacciarsi continuamente nei guai con le autorità scolastiche e cittadine. 

 

Edited by Ghal Maraz
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Doragur "Manny" Many-Arrows  

Scheda

Dicerie

  1. Pare che Manny abbia un debole per la musica, e sia a sua volta un buon musicista. Ha però scarsa pazienza per i bardi "vecchio stampo", che ritiene barbosi. È uso, quando ne incontra uno in una locanda, colpirlo sulla testa per fargli cambiare canzone. 
  2. Si dice che Manny, ancor prima dell'inizio della scuola, abbia coltivato un bel numero di relazioni col gentil sesso: secondo voci di corridoio ha una ragazza diversa per ogni giorno della settimana!
  3. Il giorno del suo arrivo a Waterdeep Manny ha massacrato di botte un ragazzino colpevole di averlo derubato di qualche spicciolo. Quando la banda del ladruncolo è arrivata per vendicarlo, Manny li ha stesi tutti da solo e si è fermato solo quando erano mezzi morti. 

Immagine

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Edited by Pippomaster92
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Nevys Vencan

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Aspetto

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Dicerie

- Girano voci che da bambina abbia picchiato uno dei suoi precettori e che ceda facilmente all'ira
- Si dice che sia stata la zia stessa a condurla dal suo patrono, corrompendo così l'anima della giovane e che per farsi "perdonare" l'abbia fatta entrare all'accademia senza sostenere l'esame
- Voci di corridoio dicono che sia lei la vera persona dietro MasterCasson, il leggendario artista che lascia le sue opere in tutta Waterdeep. (per alcuni poco più che scarabocchi che imbrattano i muri delle case)

Edited by Cronos89
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Veldrin Ylistrae

Scheda

Dicerie

  1. Veldrin dice di essersi lasciato alle spalle il Sottosuolo, ma molti sussurrano che dietro al suo inscalfibile ottimismo si nasconda una spia con pochi scrupoli.
  2. Nei corridoi del Grifone Amaranto gira voce che Veldrin si finga appassionato di disegno e poesia per impressionare Elahim Cross, la capitana delle Piume, e ottenere un appuntamento.
  3. L'abilità di Veldrin con la piromanzia non è solamente frutto dello studio: secondo molti studenti nasconde qualcosa.

Aspetto

Spoiler

Veldrin è decisamente anomalo per essere un maschio della sua specie. Alto quanto una femmina e dalla muscolatura sviluppata, riesce decisamente ad attirare l'attenzione in mezzo ad una folla. E non solo per via del suo essere un drow.

Il volto ha dei lineamenti affilati ed eleganti, dotati della tipica grazia elfica, ed è contornato da dei lunghi capelli bianchi, acconciati in dei dreadlock di media lunghezza. Porta inoltre dei piercing metallici ad anello attorno alle sopracciglia, presentandosi come il tipico studente dei circoli artistici della scuola. 

Quando non è in divisa è solito vestire con abiti sulle tinte del rosso e stivali da cavallerizzo. Porta sempre al collo un amuleto rappresentante il simbolo di Eilistraee, una donna stilizzata davanti alla luna. 

 

Edited by Ian Morgenvelt
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  • 2 weeks later...

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BACKGROUND 

https://www.myth-weavers.com/sheet.html#id=2396644

 

COSA SAPETE DI LEI

• Quella ragazza ha passato tutta la sua vita in un monastero, sembra carina ma proprio non ci sa fare con le persone.
• Pensa che ha fatto voto di sincerità e non può mentire in alcun modo.
• Assurdo, ho cercato da tutte le parti ma sui social sembra proprio non esistere. Non ha nemmeno un profilo su Sferanet!!!!

Edited by shadizar
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