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 Il complimento più bello è stato lo sguardo orgoglioso dei suoi genitori mentre leggevano le pagine scritte da lei (...)

 

Ecco, se l'articolo comincia in questo modo le speranze di taluni possono scemare. Non di poco. E andando a leggere la trama, quelle che sono rimaste vengono barbaramente soppresse con una sparachiodi:

 

Sulla trama de L’esercito delle Belve, possiamo anticipare che la protagonista, Misty, è una ragazza diciassettenne dagli strani capelli arancioni che vive una pacifica vita nel suo villaggio, sino a quando è raggiunta da Kijo, un ragazzo dalla chioma verde con una grande e spaventosa cicatrice sulla parte sinistra del volto.

Misty si fa ipnotizzare dalle parole del ragazzo che la porta nelle Terre Magiche, un mondo mai conosciuto. In questa landa, dove regna la magia, la popolazione è composta da varie creature: ninfe, Acarras, semplici umani e Domatori, uomini e donne capaci di concretizzare la loro anima in una Belva con l'affinità ad un elemento naturale, una razza antica la cui particolarità è quella di avere capelli di colori particolarmente vivaci.

Con la promessa di farle scoprire la sua Belva - perché, come le viene detto, Misty è una Domatrice - Kijo la conduce all'Accademia, un luogo dove i Domatori addestrano soldati e le loro Belve all'imminente ritorno della prolungata guerra che colpì le Terre Magiche centinaia di anni prima, quella tra i Domatori di Belve normali e i Domatori Oscuri, la cui Belva ha affinità con l'elemento dell'ombra

 

Quindi ricapitoliamo:

  • Protagonista con nome inglese in un mondo fantasy, e ha "strani capelli arancioni" e "grandi occhi grigi" (quest'ultimo dall'intervista su Affari Italiani). E Misty dovrebbe rappresentare l'autrice;
  • Un altro personaggio (probabile co-protagonista/amico/amante di lei) con nome giapponese, con capelli verdi naturali e due aggettivi che abbelliscono la sua menomazione. Quindi il suo è tutto meno che un handicap fisico;
  • Il tizio riesce a convincere lei a portarla nelle "Terre Magiche", un mondo "mai conosciuto". Quindi nessuno l'hai mai visto, nè sentito parlare, a parte il giapponese. E la terra in questione è popolata dal solito listino di creature fantasy, senza criterio e senza cognizione di causa. Guarda caso in questa terra ci sono individui con capelli "particolarmente vivaci", quindi già si può subodorare il fatto che Misty e Kijo sono nativi di questa terra "mai conosciuta", o che ne siamo connessi in qualche modo;
  • In questa terra esiste una "Accademia", dove questi Domatori possono prendere controllo ed affinare le loro capacità di evocare le Belve. Ovviamente, questi sono i buoni della situazioni. Perché c'è qui un cattivo di turno, i Dominatori che usano Bestie oscure. Perché sì.

 

La cosa che mi urta non poco l'animo è che l'autrice afferma che questo suo romanzo è stato completato in seguito al "crowfunding".... vorrei capire, no aspettate, che non riesco davvero a raccapezzarmici: per avere le idee su come stilare la trama e definire lo spessore dei personaggi doveva fare la colletta? E ha raccolto più di 2K euro. Con tutti quei soldi si potrebbero comprare una dozzina di manuali di scrittura creativa, magari partecipare a un corso a pagamento (ma uno di quelli fatti veramente bene, eh, e solo se non si riesce ad essere "autodidatti" con i manuali"), fare man bassa di acquisti per la Lucca Comics 2015 e... chessò, farsi una settimana in Inghilterra. Io farei così se avessi i soldi... voglio dire, io non avrei bisogno di tutti questi soldi se dovessi pubblicare un libro, al massimo spenderei 20-30 per prendermi qualche libro di scrittura creativa (se vari forum, blog ed ebook sull'argomento non dovessero bastarmi).. Almeno che l'autrice non decida di farsi pubblicare a pagamento, in quel caso sarebbe un tremendo auto-gol perché:

 

  1. Decidere di pagare per farsi pubblicare vuol dire non avere alcuna fiducia sul proprio parto letterario;
  2. Le case editrici a pagamento sono tristemente famose per rifilarti contratti con cavilli e regole ambigue che perfino un diavolo del contratto (Bestiario 3 di Pathfinder) ne rimarrebbe rincitrullito. E non tutte queste sono legali;
  3. Si paga per essere pubblicati E BASTA. Esatto, niente pubblicità, niente distribuzione, niente presentazione... e niente editing. Quindi tu, caro scrittore che cacci il portafogli e decidi di pagare per farti gabbare, ti ritroveresti con una mole di libri pubblicati e quelli della "casa editrice" ad accollare a te l'onore di presentare nelle librerie il tuo romanzo. Ehi, ha pagato per farti pubblicare, ora pretendi che ti portiamo il libro sugli scaffali?

 

Ovviamente, avrete capito che non posso nutrire alcuna forma di amore o rispetto nei confronti di chiunque che decida di farsi pubblicare da una casa editrice a pagamento. Ma spero che questo non sia il caso dell'autrice.

Edited by Aurelio90
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Ecco, se l'articolo comincia in questo modo le speranze di taluni possono scemare. Non di poco. E andando a leggere la trama, quelle che sono rimaste vengono barbaramente soppresse con una sparachiodi

Dai ragazzi...datele una possibilità, ha anche inventato la figura degli "acarras" La radice etimologica "carr" sembra fare stragi nelle menti degli scrittori fantasy italiani emergenti. Prima il So

@Aurelio90 Questa ragazza non è chiaro cosa ti abbia fatto per meritarsi questa sequela di post poco amichevoli da parte tua. Il crowdfunding è un metodo di finanziamento legittimo e molto utilizzato

Dai ragazzi...datele una possibilità, ha anche inventato la figura degli "acarras"

La radice etimologica "carr" sembra fare stragi nelle menti degli scrittori fantasy italiani emergenti. Prima il Sorrenti con "carridi" (si d'accordo, è stato inventato qui a causa di uno spazio non digitato...lo possiamo ammettere, ma suvvia...non è la prima né l'ultima volta che il genio si manifesta da un errore) adesso la Beccari con "acarras" ...già mi pregusto le acarrasiane evoluzioni dei personaggi; o acàrride? E in tal caso, sarebbe una a privativa di carrido o è un termine dall'oscuro e diverso significato?

 

Ai "poster" l'ardua...

Edited by Merin
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Sì, ma vorrei tornare a chiedere: perché il crowfunding? A cosa le serve esattamente?

Il crowfunding sul film di Licia almeno avevano un senso e una spiegazione... voglio dire, per fare dei costumi di scena decenti e noleggiare armi vere e/o acquistare strumenti di ripresa di buona qualità. Ma per una trilogia di una ragazza minorenne di cui non si era mai sentito parlare?

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Le ipotesi Aurelio possono essere varie.

- I genitori sono fieri e ritengono di avere una figlia di talento, le case editrici la snobbano ma loro non hanno i soldi per farle pubblicare i libri.

- I suddetti genitori, pur fieri del presunto talento della figlia, vogliono che impari da subito che bisogna cavarsela da soli nella vita e le hanno proposto di fare un "lavoro estivo" per recuperare i soldi da investire nella pubblicazione, ma...

- la figlia non vuole "faticare" con un lavoro e/o non vuole rischiare di rovinare le sue talentuose manine facendo umili lavori.

- i genitori vorrebbero che se la cavasse da sola per i motivi precedentemente esposti ma non vogliono che la figlia vada a lavorare...quindi "vediamo se in giro c'è chi paga al posto tuo/nostro".

- genitori e figlia, dopo aver letto di milioni di persone che chiedono soldi a chiunque tramite il crowdfunding, anche per emerite "stro...te" pensano: "ma se milioni di pirla fanno soldi semplicemente chiedendoli...perché non dovrebbe riuscirci la nostra talentuosa bambina?"

- ecc ecc

 

 

Edited by Merin
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Dopo circa una settimana, ieri sera (e letta adesso) la risposta dell'autrice in merito alle mie perplessità sul crowfuding:

 

Ciao ho diverse spese da sostenere.

Copertina-Pubblicazione-Addetto Stampa Evento-Book Fotografico-Realizzazione Borse/Ebook
Ciao 
G

 

Questa scarna risposta sembra confermare i miei sospetti. Nessuna casa editrice degna di tal nome ha mostrato interesse sul suo lavoro (oppure l'autrice può esserne non poco scoraggiata a presentarlo a priori), quindi ha optato per la strada delle case editrici a pagamento. Perché una casa editrice non fa pagare mai pubblicazioni, addetti stampa, illustrazioni e quant'altro all'autore, è la suddetta che paga di tasca sua facendo così un investimento sul prodotto e dando fiducia allo scrittore.

Ergo, l'orgoglioso plot tanto ammirato da mamma e papà sembrerebbe essere pronto per essere la prossima "preda" di una qualche casa editrice a pagamento. Inoltre, nella stessa email mi ha fatto balzare l'occhio che le spese serviranno per la realizzazione di borse ed ebook.

A parte il fatto che quando mai è una spesa realizzare un ebook? Hai gli appunti sul PC? Bene, te li sistemi per bene con font, grandezza dei caratteri, bordi pagina ed eventuali illustrazioni (realizzate con il pc oppure scannerizzate). E amen. I costi penso, perlopiù, se ne parla se si vuole una bella cover per l'ebook e ci si rivolge a qualche professionista in merito. Poi sarl io che sono una capra ignorante che non ha mai pubblicato, eh, ma mi pare che no ci voglia una chissà quale spesa in termini economici per per gli ebook oltre alla sopraccitata cover e sistemazione del file in termini dì'impaginazione.

E per le borse? Se ho capito bene uno investe nel progetto di crowfunding mettendoci i soldi di tasca sua, e sceglie di dare un ammontare in grado di avere la borsa come ringraziamento... ma la borsa, a quanto pare, non è ancora disponibile. E lo sarà dopo la pubblicazione del romanzo.

No, davvero, c'è qualcosa che non mi quadra....

Edited by Aurelio90
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Cap 19: 
“Non si poteva negare che fosse scaltro, veloce, agile e un ottimo combattente in caso di necessità, l'unico problema era che non avrebbe lasciato la città per delle prospettive di gloria. Non avrebbe voluto, all'esterno era di pietra, ma aveva il cuore troppo morbido."

 

Il crowfunding termina esattamente fra 3 mesi, finora sembra sia arrivata fino al capitolo 19.. e il paragrafo da me riportato fa scemare ancora di più le mie speranze che possa trattarsi di un romanzo decente.

Vorrei poi vedere quanto metterà in vendita il romanzo se, finora, ha raccolto 2795 euri... mi spiace per la gente che ha dato via i loro soldi riponendo la fiducia verso un progetto fuffa

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Cap 18: 
Al pensiero che per colpa di quei soldati in armatura nera il suoi amici fossero stati feriti gravemente la rabbia le montò dolce alla testa, carezzandole le tempie con una delicata voglia di vendetta, rinchiudendole il senso di colpa in fondo al cuore.
"Sto diventando un essere terribile."
Si disse ad un certo punto
"Sto cominciando a somigliare a Kijo.”

 

Ok, è ufficiale: se Chiara Strazzulla ha plagiato a far schifo Tolkien, questa "scrittrice" che si sta facendo "finanziare" tramite crowfunding vuole ricopiare la Troisi.

Almeno Licia non si è fatta pubblicare mettendo mano al portafoglio. La nuova stella emergente, invece, neanche questa piccola soddisfazione vuole concederci. Ed è arrivata a 2.895€!

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@Aurelio90
Questa ragazza non è chiaro cosa ti abbia fatto per meritarsi questa sequela di post poco amichevoli da parte tua.

Il crowdfunding è un metodo di finanziamento legittimo e molto utilizzato, e lei molto probabilmente l'ha scelto perché è il più semplice per raggiungere il suo obiettivo: la pubblicazione del suo lavoro.

Io non ci vedo proprio nulla di strano.

Comunque sei ormai decisamente OFF topic, dato che non stai dando nessun parere o consiglio sull'argomento del thread,
per cui non credo sia il caso di continuare a discutere la cosa. Non in questa sede almeno.

 

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  • 8 months later...

Ho Letto Le Cronache del Mondo Emerso molti anni fa e mi è piaciuto tantissimo.

Tuttavia la produzione di libri fantasy italiani moderni non può minimamente competere col resto del mondo.

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Il problema è che si pensa di scrivere un buon fantasy leggendo tanto fantasy e pensando al fantasy in senso stretto. La realtà è che il fantasy in generale fa abbastanza pena, a parte rare eccezioni. Quello italiano lasciamo perdere, la Troisi è un'incapace.

Nessuno ricorda che Tolkien aveva una base letteraria tutt'altro che legata al fantasy in sè, come lo intendiamo adesso. Molte delle sue letture e il suo background sono stati grandi classici, tantissimi libri di filologia e lingue/letteratura (questi veramente tanti) , e ovviamente il folklore di paesi diversi. Ma idem il tanto osannato Martin, che a mio avviso ora sta calando paurosamente e temo stia esaurendo le idee, ha un background di storia medievale e romanzi classici decisamente non fantasy.

Ne conosco di ragazzi che vogliono scrivere fantasy, leggono manga, leggono Tolkien e guardano GOT e giocano a DnD e pensano di poter scrivere fantasy. Poi leggi la roba e vuoi vomitare.


Scusate il tono, ma era per spiegare perchè secondo me il fantasy in Italia fa pena, è propio alla base che c'è un approccio sbagliato sia degli scrittori, sia dei lettori nel concepire cosa sia e cosa dovrebbe essere.

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On 9/14/2014 at 10:17 PM, Demian said:

Per quel che mi riguarda, posso dire che sono rimasto così disgustato dalla banalità dei libri che ci sono in giro, che sedici anni fa ho smesso di leggere fantasy, e tutt'ora, anche se amici mi parlano molto bene di un libro, sono decisamente restio a concedere altre possibilità al genere.

Di fantasy bello negli ultimi sedici anni ne è uscito eccome. Bisogna cercarlo in mezzo a un mucchio di spazzatura ma pazienza, il risultato di solito vale lo sforzo.

 

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1 ora fa, Ji ji ha scritto:

Di fantasy bello negli ultimi sedici anni ne è uscito eccome. Bisogna cercarlo in mezzo a un mucchio di spazzatura ma pazienza, il risultato di solito vale lo sforzo.

 

Sono d'accordo :thumbsup:

Edited by Guest
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  • 1 month later...

Se posso ancora rispondere senza andare in Necroposting (ma non credo) devo accodarmi all'idea comune, e discostarmici allo stesso tempo. 

Sebbene non abbia alcun diploma né laurea in lettere, filologia e storia, letteratura e arte, compio da diversi anni, per "hobby" (quindi non retribuito) il mestiere di redattore, lavorando per una nota rivista on-line che, saltuariamente, si occupa di recensire anche manoscritti di autori emergenti. Questa è la mia esperienza personale.

Molto spesso gli autori emergenti non sono umili e non sanno accettare le critiche, che provengano dal mio direttore o da me o da chiunque giudichi il loro manoscritto come mal costruito, mal scritto o mal strutturato. Il più delle volte mi capita di avere tra le mani vere e proprie oscenità, complesse da leggere e al limite dell'originalità, con plagi più o meno palesi. Per ragioni più o meno corrette non glisserò su nulla, essendo questo un forum pubblico di discussione e confronto e, anzi, vi invito a leggere i romanzi in questione per tastare con mano il tutto.

Altrettanto spesso si affidano a case editrici di scarsissima qualità, probabilmente più affacciate al vero guadagno più che al creare un prodotto di qualità. Insomma, i soldi comprano qualunque cosa, può essere robaccia ma te la pubblichiamo comunque, per intenderci. 

Sempre più spesso vengono da panorami completamente comuni. C'è chi ha fatto il Dungeon Master e pretende di scrivere il libro della vita, c'è chi ha letto fantasy fin dalla tenera età e pensa di diventare la nuova Robin Hobb. Questa gente vende libri e, molto probabilmente, un po' anche ci campa. Certo, non quanto un operaio in fabbrica fa del suo lavoro, ma probabilmente arrotondano. Il successo di queste persone è dato soprattutto, a mio modesto parere, dalla mancanza di senso critico generale e dal silenzio forzato che avvolge la nostra società, dal P.C (politicamente corretto) all'omertà generale. 

X E' stato il primo libro che ho trattato e ammetto di essermi trovato davanti ad un prodotto interessante; certo non sfavillante ma decisamente interessante e, a mio parere, ben scritto.

Y è stato una lettura faticosa, con una buona idea iniziale ma poi sviluppata malissimo. E' scritto discretamente, ma l'ho trovato troppo franoso nel finale. Dopo aver inviato l'esito della recensione ho ricevuto, di rimando, una lettera da parte della direttrice della casa editrice. Riassumendo, nella lettera v'era scritto quanto insignificante fosse il mio lavoro, quanto inutile fosse il mio giudizio e varie ipotesi di denuncia per diffamazione.

Z In questo libro ho letto una palese ispirazione ai vari Final Fantasy con nomi e personaggi, oltre che una banalità di base di questi, una trama scontata, un evoluzione pessima e così via. Leggendo le premesse ho poi scoperto che l'autore in questione proveniva da un ambiente gidierristico fantasy, probabilmente a contatto con titoli e videogiochi, e aveva deciso di fare della sua campagna un libro. Il suddetto libro, per l'appunto. Per evitare sceneggiate decisi di contattarlo per esporgli la mia recensione. Come al solito, "io che non so fare il mio lavoro e non so fare critiche costruttive" e, per ovvi motivi, non pubblicai la mia recensione. 

Di tre autori, solo uno passò il "mio test". Il tutto non servì a fare altro che rendermi completamente insofferente verso i vari autori emergenti. Ho poi capito, successivamente, che mai e poi mai avrei scritto un libro fantasy. So di non esserne degno, né di aver le facoltà di poterlo fare, e non voglio unirmi alla marmaglia che son stato costretto a leggere.

Edited by Arglist
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3 ore fa, Arglist ha scritto:

Ho poi capito, successivamente, che mai e poi mai avrei scritto un libro fantasy. So di non esserne degno, né di aver le facoltà di poterlo fare, e non voglio unirmi alla marmaglia che son stato costretto a leggere.

Il problema non sono gli autori in quanto tali, ma le persone che non riescono a giudicarsi con obiettività.
Io sono uno di quelli che, come dici tu, "ha letto fantasy (nel mio caso anche fantascienza) dalla più tenera età", e quindi ovviamente ad un certo punto mi sono cimentato nel tentativo di scrivere una storia fantasy; dopo un paio di mesi di dure tribolazioni, ho riletto quello che avevo scritto... ho cancellato il file, e ho deciso che non ci riproverò mai, perchè mi sono reso conto di non avere le qualità per essere uno scrittore.

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  • 1 month later...

@Arglist @MattoMatteo

La cosa ideale sarebbe creare un topic apposito dove discutere di questo argomento, che secondo me è molto interessante e potrebbe aiutare molti scrittori emergenti.

Pure io, tempo fa, ho iniziato a provare a scrivere il mio romanzo (non Fantasy, perchè ho iniziato ad avere nausea verso il genere molto tempo fa) e, come molti, ben presto mi sono arenato e fermato a causa della mia inesperienza. Questo, però, non mi ha fatto passare la voglia di scrivere e nemmeno mi ha spinto a ritenere che non valga la pena continuare a provare. ;-)

Ok che bisogna essere umili, capaci di autocritica, in grado di conoscere i propri limiti ed evitare di credere che si possa scrivere un libro schioccando le dita, solo perchè si è passato anni a giocare di ruolo o a leggere libri. Ma questo non significa nemmeno che ci si debba scoraggiare dal cimentarsi con la scrittura e nemmeno che non si possa migliorare nel tempo. ;-)

Naturalmente non tutti sono destinati a diventare ottimi scrittori, ma questo non significa che essere poco abili agli inizi implichi il doversi rassegnare a una eterna incapacità. A parte rarissimi casi, nessuno nasce con l'abilità di scrivere bene. Come per tutte le cose, si impara a scrivere esercitandosi e, come detto da voi altri, dimostrando spirito di autocritica (si può imparare solo scoprendo i propri errori e i propri limiti, così da poterli superare).

Per aumentare le proprie abilità nella scrittura bisogna:

  • Continuamente e costantemente leggere e scrivere. Il consiglio classico che danno tutti, anche se molti fanno l'errore di credere che basti solo suggerire questo per aiutare uno scrittore alle prime armi.
     
  • Accettare di dedicarsi a scrivere molta spazzatura prima di saper scrivere abbastanza bene da creare qualcosa di minimamente decente.
     
  • Leggere, vedere e giocare molte storie, in modo da imparare le tecniche della narrazione, la struttura delle storie e la costruzione dei personaggi. Molti fanno l'errore di credere che scrivere un romanzo significhi semplicemente scrivere una parola dopo l'altra, un capitolo dopo l'altro. Al contrario, non si riuscirà a scrivere nulla di decente prima di imparare come strutturare una trama, come progettare i personaggi, quali tecniche usare per colpire il lettore, quali caratteristiche narrative possiedono i vari generi, ecc. Per imparare queste cose, può essere molto utile leggere manuali di scrittura creativa, affiancando ad essi la visione/lettura di storie.
     
  • Prima di scrivere una storia bisogna progettarla.
     
  • Progettando una storia e i personaggi è essenziale evitare di usare gli stereotipi e i Clichè. Questo non significa dover essere per forza originali. Il trucco più classico del mondo è prendere gli stereotipi e variarli, modificandone qualche dettaglio.
     
  • È importante evitare di copiare banalmente il lavoro altrui, anche se si tratta della propria opera preferita.
     
  • Un romanzo non è una campagna di GDR. Evitate assolutamente di creare una storia che scopiazzi semplicemente le logiche e gli eventi della vostra campagna preferita. Un romanzo deve essere progettato come un romanzo.

Per imparare a scrivere bisogna studiare e provare, studiare e provare, costantemente. Nel frattempo, bisogna esporre il proprio lavoro alla gente e imparare a subire anche le critiche più pesanti. Bisogna mettere costantemente il proprio lavoro alla prova, notare i propri difetti e migliorare. E se qualcuno vi butta giù con le sue critiche, leccatevi le ferite, rimettetevi in piedi, affinate le vostre abilità in modo da eliminare i difetti che vi sono stati fatti notare e continuate a scrivere.

Pochissimi autori famosi hanno scritto e scrivono i loro romanzi di successo di getto. Praticamente tutti scrivono e riscrivono, tagliano, aggiustano, eliminano, rivedono e aggiungono costantemente il loro testo, prima che questo prenda la forma che noi conosciamo. Ovviamente, allo stesso tempo non bloccatevi in una interminabile fase si correzione: ad un certo punto fermatevi ed esponete il vostro lavoro agli altri; grazie ai commenti della gente imparerete cosa la prossima volta dovrete vedere di fare meglio.

Edited by SilentWolf
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Personalmente, ho avuto modo di leggere parecchi libri della Troisi, durante la mia adolescenza, e all'epoca (con la mentalità di un tredicenne) erano volumi piuttosto fruibili. Il punto è che sono libri specificatamente YA (Young Adult), tanto che quando mi capitò di ripescarli qualche anno dopo, impallidii. Ovviamente non sono romanzi destinati ad un pubblico "adulto", né tanto meno a chi già possiede una infarinatura letteraria; in tal caso non ci si può che ritrovare dinanzi a strutture narrative ripetute alla nausea, personaggi senza archi di trasformazione convincenti, e un mondo tutto sommato pomposo. Però ha venduto, e tanto, perché si infila in un mercato - quello degli YA - che è già parecchio florido, e basta visitare una qualsiasi libreria per notarlo.

Detto questo, secondo me il principale problema degli aspiranti scrittori moderni, è che leggono fantasy per scrivere fantasy, e ciò è di quanto più sbagliato si possa fare, poiché sono atmosfere già elaborate e viste da un preciso punto di vista - cioè quello dello scrittore -. Ora, non è che non si possa leggere o ispirarsi a queste opere, ma se manca una cultura folkloristica e storica (ma anche letteraria) da cui prendere il grosso, e da cui elaborare una propria visione e un proprio mondo narrativo, allora il rischio è fare copiature di copiature, con evidenti risultati mediocri, se non pessimi. Tutto questo perché il fantasy è forse uno dei generi più difficili da scrivere, poiché se da una parte ti lascia carta bianca sul tuo mondo narrativo, dall'altra c'è il costante rischio che esca una storia pomposa con personaggi banali che non vanno a parare da nessuna parte, incapaci di empatizzare con il lettore. Per questo ci sono pochi fantasy degni di nota, molti meno della fantascienza o dell'horror.

Fare l'autore (che sia scrittore o sceneggiatore) è un mestiere, e richiede più dedizione che talento. Altrimenti uno fa la fine di quella "stella caduta" del fantasy italiano che è il Ghirardi, o di quell'altro "capolavoro" che è il Paolini.

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6 ore fa, Samareth ha scritto:

Detto questo, secondo me il principale problema degli aspiranti scrittori moderni, è che leggono fantasy per scrivere fantasy, e ciò è di quanto più sbagliato si possa fare, poiché sono atmosfere già elaborate e viste da un preciso punto di vista - cioè quello dello scrittore -. Ora, non è che non si possa leggere o ispirarsi a queste opere, ma se manca una cultura folkloristica e storica (ma anche letteraria) da cui prendere il grosso, e da cui elaborare una propria visione e un proprio mondo narrativo, allora il rischio è fare copiature di copiature, con evidenti risultati mediocri, se non pessimi. Tutto questo perché il fantasy è forse uno dei generi più difficili da scrivere, poiché se da una parte ti lascia carta bianca sul tuo mondo narrativo, dall'altra c'è il costante rischio che esca una storia pomposa con personaggi banali che non vanno a parare da nessuna parte, incapaci di empatizzare con il lettore. Per questo ci sono pochi fantasy degni di nota, molti meno della fantascienza o dell'horror.

Fare l'autore (che sia scrittore o sceneggiatore) è un mestiere, e richiede più dedizione che talento. Altrimenti uno fa la fine di quella "stella caduta" del fantasy italiano che è il Ghirardi, o di quell'altro "capolavoro" che è il Paolini.

Sono più che d'accordo. :)

Innanzitutto, già per scrivere è fondamentale variare i propri orizzonti per imparare cose sempre nuove. Non ritengo, come alcuni che ho conosciuto, che sia necessario per forza leggere le grandi opere letterarie per imparare a scrivere (questo consiglio scoraggia più gente di quanto non ne aiuta), ma variare le proprie letture aiuta ad arricchire la propria conoscenza delle tecniche di scrittura e delle tecniche di progettazione delle storie.
A leggere opere legate sempre e solo a uno stesso genere, inoltre, soprattutto se iper-inflazionato come quello Fantasy, si rischia in effetti di imparare solo a seguire a pappagallo gli stereotipi usati nel genere.
E la cosa peggiore che si possa fare nel tentare di scrivere un proprio romanzo è copiare banalmente gli stereotipi usati nel genere.

Un buon romanzo non è un romanzo per forza originale, ma deve essere un prodotto in grado, oltre ad avere al suo interno un minimo di qualità, di aggiungere qualcosa di nuovo, di stimolare l'immaginazione del lettore. Gli stereotipi sono banali per definizione e a ripeterli a pappagallo non solo si rischia di annoiare a morte i propri lettori, ma anche di svilire ancora di più il genere nel quale si scrive, e di produrre un opera che ha maggiori probabilità di essere brutta e mal fatta.

Le opere belle e buone sono quelle che aggiungono qualcosa di nuovo (anche se è poca roba, fintanto che trasmette un nuovo messaggio o consente di rielaborare in maniera nuova qualcosa di vecchio) e il modo migliore per trovare qualcosa di nuovo è guardare al di fuori del proprio genere, in questo caso al di fuori del Fantasy.

E' per questo che, come dice Samareth, per scrivere buoni fantasy bisogna imparare cose appartenenti a generi e circostanze differenti, come la storia, il folklore locale, le notizie date al telegiornale, romanzi di generi differenti, ecc. A volte può anche bastare osservare il mondo che ci circonda, i cui eventi e fenomeni possono bastare a fornirci uno spunto capace di stimolarci la creazione di storie innovative.
Gli scrittori/sceneggiatori professionisti non guardano mai solo al proprio genere per trovare spunti:

  • George Martin per scrivere le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco si è riferito alla storia del medioevo europeo, in particolare alla Guerra delle due Rose e alla storia anglosassone (la Barriera è il vallo Adriano, i Sette Regni di Westeros sono i 7 Regni Anglosassoni, gli Stark sono nati prendendo spunto dagli York, i lannister sono nati prendendo spunto dai Lancaster, ecc.)
     
  • Tolkien ha creato il Signore degli Anelli prendendo spunto dal folklore inglese, da quello germanico e nordico e da quello celtico.
     
  • James Cameron ideò e scrisse il film Terminator dopo aver fatto un sogno durante una malattia, nel quale s'immaginò un torso metallico uscire fuori dall'incendio prodotto da una esplosione.

In parole povere, per scrivere bene bisogna non solo allenarsi nella scrittura, ma cercare stimoli, conoscere nuove storie, apprendere nuove conoscenze, così da arricchire il numero di idee da cui si può prendere spunto per creare qualcosa che per gli altri valga la pena di leggere. ;-)

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      All'inferno sono trascorsi numerosi millenni da quando Lucifero è caduto dall'Alto, insieme agli ex-angeli, ora trasformati in orrendi demoni dalla loro bramosia. Di lui non si ha traccia e il governo è affidato al legittimo reggente, il principe Belzebù, che governa la capitale Dis. Oltre a lui spicca il gran demone Sargatanas che governa Adamantirax, seconda città del regno; ma mentre Belzebù è ancora in preda alla superbia e governa nell'intento di creare la più grande città di sempre, ancorché terrificante e corrotta, per dimostrare che non ha bisogno del Paradiso, Sargatanas invece è conscio della loro presunzione e del fatto che è stato vittima dell'affascinante retorica di Lucifero. Governa quindi con ferocia, ma al solo scopo di realizzare una soluzione dignitosa.
      Col passare del tempo Sargatanas arriva però alla conclusione che per quante terre possa conquistare, e per quanti dannati possa possedere, nulla lo potrà mai ripagare di quello che ha perso, si rende conto che non esiterebbe a distruggere tutto quello che ha creato nei millenni "solo per poter rivedere per un momento il viso di Lui".
      Ancorchè vittima di pesanti dubbi, primo fra tutti quello di star peccando di presunzione, esattamente così come fece Lucifero prima della sua caduta, intraprende la più grande guerra sia mai stata condotta all'inferno, direttamente contro Belzebù, animato solo da una flebile speranza, che dall'Alto possano vederlo, che si rendano conto che lui è pronto ad annientarsi per rinnegare gli sbagli del passato, e magari possano nuovamente accettarlo tra loro.
      Non so quanto il romanzo sia rispettoso delle tesi della teologia cristiana ufficiale, quello che più mi ha colpito ed emozionato è la ricerca della bellezza da parte del protagonista, il demone Sargatanas, pure nel contesto più corrotto e decrepito che possa esistere, mi ha dato la certezza che non è mai troppo tardi per cambiare, per ricominciare a essere uomini.
      Voto: 5/5
    • By MadLuke
      Ho voluto leggere questa trilogia su consiglio di un amico, e perché avevo già letto con gran soddisfazione quella del Mare Infranto (anche se pubblicata successivamente). Dopo un poco di delusione nei primissimi capitoli, derivante dall'assistere alla comparsa di personaggi che sembravano piazzati a caso, l'intreccio entra rapidamente nel vivo. I personaggi acquistano rapidamente sia spessore psicologico (anche se non quanto quelli della saga di George Martin, ad eccezione dell'inquisitore Glotka di cui leggiamo anche i pensieri) che ruolo nello svolgimento degli intrighi e guerre che incombono. I colpi di scena si susseguono ma senza mai scadere nell'eccesso, e le scene si tingono di rosso sangue (decisamente più di quanto succeda nella saga di Martin, per fare un ultimo paragone), sia nelle battaglie che nei duelli, resi con grande varietà e nitidezza di dettagli ognuno, sia nelle trame oscure che sottendono alla vita di corte.
      Tra i principali meriti dell'opera io ne ho apprezzati principalmente due: senza mai tradire l'ambizione epica, viene costantemente palesato il dubbio di tanti personaggi, molto diversi tra loro, sul senso ultimo delle loro azioni. Su come bene e male siano concetti che si prestano facilmente a intepretazioni relative, mai pienamente sostenibili senza ammantarli con almeno un poco d'ipocrisia, in fin dei conti sempre sostenuta dal nostro ego, dalle piccole ambizioni e meschinità personali. E poi l'opera catartica che svolge la morte, l'unica vera foriera di pace interiore, l'unica in grado di sottrarre gli uomini alla fatica e all'angoscia di vivere, anche di restituirgli un po' di umanità vera o apologetica che sia, mentre chi sopravvive è suo malgrado svelto nel reimmergersi nelle stesse solite abitudine, vizi e debolezze.
      Preziosi aforismi sulla bocca dei personaggi, o anche famose citazioni storiche a presentazione delle diverse parti, sintetizzano perfettamente i temi che vanno a svolgersi nei capitoli successivi, e offrono uno spunto di riflessione in più per il lettore.
      Voto: 5/5
    • By Nyxator
      Girovagando nel magico tubo delle meraviglie in cerca di musiche per gdr mi sono ritrovato in quel di Barovia.
      No, davvero, non scherzo. All'inizio ho pure pensato fosse qualcosa di ufficiale, alla chessò "levo la scatola bara kitsch e ci schiaffo il cd audio."
      Invece è una playlist fanmade con 13 (più una contenitore) musiche per Curse of Strahd.
      Siccome imho è assai azzeccata e magari torna utile, ve la segnalo. 
       
       
      (Nota: i titoli potrebbero contenere piccoli spoiler su nomi di png e location)
       
       
      P.S: sul canale ho visto che in questo periodo l'autore sta postando quelle per Rime of the Frostmaiden. 
    • By Aranar
      Da domani esce in edicola a cura di Hachette la collana dei libri dedicati a Forgotten Realms e Dragonlance. Purtroppo le informazioni sono piuttosto confuse, pare saranno 53 libri (ma si conoscono i titoli solo dei primi 4) ma non trovo il piano dell'opera
    • By Codan il bardo
      No, mi spiace, non ho sbagliato sezione e né traduzione, perché quello di cui vi sto per parlare non è il famoso gioco da tavolo fantasy "Black Rose Wars", ma del suo romanzo.
      Purtroppo non posso darvi altri dettagli in merito (almeno, non ancora), ma posso invitarvi tutti ad un'intervista che chiarirà molte cose a riguardo. Non mancate!
      Clicca qui per partecipare


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