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Fuga dall'Abisso esce il 30 Luglio in italiano

In questi giorni la Asmodee Italia ha aggiornato la pagina del suo sito dedicata alle prossime uscite, rivelando finalmente la data di uscita di Fuga dall'Abisso, un'avventura per PG di livello 1-15 ambientata nel Sottosuolo dei Forgotten Realms e caratterizzata dalla presenza dei mostruosi Signori dei Demoni. Completamente tradotta in lingua italiana, l'avventura uscirà in tutti i negozi il 30 Luglio 2020.
Ovviamente è importante tenere presente che, come specificato sempre dalla Asmodee sul suo sito, le date da lei annunciate sono da considerarsi sempre indicative e potrebbero subire variazioni in caso di contrattempi.
Qui di seguito potrete trovare la descrizione ufficiale dell'Avventura, la copertina del manuale e la recensione da noi pubblicata su DL'.
Grazie a @AVDF per la segnalazione.
Fuga dall'Abisso
L’Underdark è un mondo sotterraneo ricco di meraviglie, un labirinto sterminato e contorto dove regna la paura, popolato da mostri orrendi che non hanno mai visto la luce del giorno. È quaggiù che l’elfo oscuro Gromph Baenre, Arcimago di Menzoberranzan, lancia un empio incantesimo con l’intenzione di infiammare l’energia magica che pervade l’Underdark: nel farlo, spalanca una serie di portali collegati al regno demoniaco dell’Abisso. Ciò che ne esce stupisce lo stesso arcimago, e da quel momento in poi, la follia che aleggia sull’Underdark non fa che crescere e minaccia di scuotere i Reami Dimenticati fin dalle loro fondamenta. Fermate la follia prima che divori anche voi!
Data di uscita: 30 Luglio 2020
Lingua: italiano
Formato: Copertina rigida
Articoli di Dragons' Lair:
❚ Recensione di Fuori dall'Abisso

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I vecchi manuali di D&D su DMs Guild ora hanno un Disclaimer

Disclaimer: vista l'alta sensibilità del tema trattato in questo articolo (considerato Tema a Rischio, come specificato negli articoli 1.6 e 1.12 del Regolamento di Dragons' Lair), abbiamo deciso di disabilitare i commenti. Si tratta di una soluzione temporanea, che abbiamo deciso di adottare in attesa di poter introdurre una versione più aggiornata del Regolamento. Nei prossimi giorni, infatti, lo Staff di DL' si riunirà per definire nuove linee guida riguardanti proprio la discussione di argomenti simili. Nel frattempo ci scusiamo per il disagio.
 
In linea con un annuncio sul trattamento della Diversità da lei rilasciato qualche settimana fa e in riconoscimento del fatto che, rispetto a 40 anni fa (quando D&D è nato), il mondo è cambiato, la Wizards of the Coast ha deciso di inserire all'interno dei vecchi manuali di Dungeons & Dragons pubblicati sul DMs Guild un Disclaimer riguardante il contenuto in essi trattato. Tale Disclaimer ha lo scopo di avvisare i lettori di oggi che quei manuali sono figli del loro tempo e che, quindi, possono contenere idee, concetti e affermazioni che non rispecchiano i valori del D&D di oggi. Un esempio di manuale in cui è stato inserito il Disclaimer è Oriental Adventures per la 1e.
Qui di seguito potete trovare la traduzione del Disclaimer in italiano:
Ed ecco qui la versione originale:
Fonte: https://www.enworld.org/threads/older-d-d-books-on-dms-guild-now-have-a-disclaimer.673147/
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By aza

ManaDinamica – Magia ed Entropia

La magia può sembrare una cosa meravigliosa: si tratta di uno strumento in grado di fare, in prima approssimazione, qualunque cosa.
Abbiamo tuttavia già visto nel precedente articolo che la faccenda non è così semplice: infatti, per ottenere un qualunque effetto magico che sia fisicamente coerente, abbiamo bisogno di spendere energia. E abbiamo bisogno di ottenere questa energia da qualche parte.
Ma il problema non si ferma qui: ogni volta che l’energia viene trasformata da una forma all’altra, una porzione di essa sempre maggiore viene dispersa, diventando inutilizzabile per il suo scopo originario
Oggi parliamo del secondo principio della termodinamica… applicato alla magia!

Calore e movimento
Se mettiamo a contatto tra loro due oggetti a diverse temperature, il più caldo comincerà a raffreddarsi e il più freddo a scaldarsi finché non raggiungeranno la stessa temperatura.
Questo fenomeno, detto “principio zero della termodinamica”, è evidente se mettiamo un cubetto di ghiaccio nell’acqua d’estate: il cubetto si scalda, sciogliendosi, ma nel farlo raffredda l’acqua.
Quello che è accaduto è che una certa quantità di energia, detta calore, ha abbandonato il corpo caldo, raffreddandolo, per introdursi in quello più freddo e riscaldarlo.
Questo passaggio di energia può essere “imbrigliato” per ottenere movimento: le macchine in grado di compiere queste trasformazioni sono dette Motori Termici, tra cui il motore a scoppio, il motore stirling e l’immancabile motore a vapore.

Un modellino di motore stirling. Una lieve differenza di temperatura tra il sopra e il sotto della base è sufficiente per far girare la ruota.
Un motore termico ha infatti bisogno di due “ambienti”, uno più caldo dell’altro, e la sua capacità di funzionamento dipende proprio da tale differenza di temperatura.
Quando, nel mondo reale, gli scienziati, ingegneri e inventori del ‘700 e ‘800 cominciarono a studiare il rapporto tra il calore fornito a una macchina a vapore e l’energia meccanica (cioè legata allo spostamento della vaporiera) che essa era in grado di rilasciare, si accorsero che una porzione di tale energia veniva perduta.
Infatti, parte di quel calore andava comunque a riscaldare l’ambiente esterno, più freddo ovviamente della caldaia: questo implica che, se da una parte l’aria esterna circola ed è in grado di rinnovarsi, la caldaia va via via raffreddandosi e richiede sempre nuovo combustibile.
Per quanto si possano migliorare numerose parti di un motore, per esempio riducendo gli attriti (che dissipano ulteriore preziosa energia), una porzione di dispersioni energetiche dovute a questo scambio di calore sarà sempre, inesorabilmente presente.
Tale evidenza portò a una delle formulazioni del “Secondo Principio della Termodinamica”, quella di Lord Kelvin: “È impossibile realizzare una trasformazione ciclica il cui unico risultato sia la trasformazione in lavoro di tutto il calore assorbito da una sorgente omogenea” 
Fu questa triste scoperta, l’inevitabile dispersione dell’energia, che portò gli scienziati del tempo alla definizione di una nuova grandezza fisica: l’Entropia.
Energie inutilizzabili
L’Entropia viene spesso definita come lo “stato di disordine di un sistema”, ma si tratta di una definizione che può confondere: infatti non si tratta banalmente di sistemi nei quali gli elementi siano “riposti ordinatamente”.
Due oggetti a temperature diverse e a contatto tra loro, infatti, sono ugualmente “ordinati” prima o dopo aver scambiato calore tra loro.
Quello che invece sappiamo grazie ai motori termici è che se due oggetti hanno temperature diverse è possibile usarli per generare energia meccanica, mentre questo è impossibile se hanno la stessa temperatura.
In questo secondo caso, infatti, la loro energia è stata “distribuita” tra di essi, mentre inizialmente essa era “disponibile” per generare lavoro.

Se immaginiamo le unità di energia termica come palline, esse possono essere utilizzate per produrre movimento solo finché sono separate
Badate bene che, dopo lo scambio di calore, tale energia non è stata “perduta” nel nulla: l’energia totale è conservata e così il primo principio della termodinamica, solo essa non è più “sfruttabile” alla stessa maniera.
La sua “qualità” è diminuita.
L’Entropia è, di fatto, la misura di questa “riduzione di qualità” dell’energia di un sistema.
Un’evidenza nata sia dall’osservazione naturale che dagli studi di Carnot è che l’entropia è sempre in continua, inesorabile crescita, e quindi la “qualità” dell’energia è in perenne calo.
Ciò ha portato a un’ulteriore formulazione del secondo principio della termodinamica: “in un sistema isolato l’entropia non può mai diminuire”.
Tutti i fenomeni spontanei, infatti, aumentano (o quantomeno mantengono inalterata) l’entropia del sistema: il calore fluisce da un corpo caldo a uno freddo, anche quando si cerca di imbrigliarlo con un motore, riducendo inevitabilmente l’efficacia del processo (come abbiamo già visto).
Tutti i fenomeni naturali che portano alla dispersione dell’energia sono prima o poi inevitabili: il ghiaccio fonde, gli oggetti cadono, il ferro si ossida, le pile si scaricano, le stelle si spengono e gli esseri viventi, alla fine, periscono.
Questo non significa che sia impossibile ottenere effetti opposti a quelli spontanei: abbiamo ad esempio inventato frigoriferi e condizionatori per abbassare la temperatura.
Tuttavia, tali macchinari si “limitano” a spostare il calore, ad esempio, del cibo congelato nell’ambiente fuori dal frigo, e consumano energia per farlo: parte di questa energia poi, ovviamente, non sarà utilizzabile per raffreddare gli alimenti ma verrà dispersa.
Se noi cercassimo di utilizzare la differenza di temperatura tra frigo e stanza per alimentare un motore termico, otterremmo ancora meno energia di quella necessaria per mantenere il cibo congelato.
L’energia necessaria per raffreddare un oggetto è insomma superiore a quella che si otterrebbe utilizzandolo come ambiente freddo per un motore termico: questo perché parte di quell’energia è stata dispersa proprio a causa dell’entropia.
Come per un cambio di valuta, scambiare euro per dollari avrà un costo: riscambiando indietro dollari con euro, un ulteriore costo, ci troveremmo in mano meno soldi di quelli iniziali.

Ogni trasformazione d’energia riduce quella disponibile per nella nuova forma, disperdendone inevitabilmente altra a causa dell’entropia
Inoltre, andando ad effettuare il calcolo, vedremmo che, dove l’entropia dell’interno del frigorifero è diminuita, quella del suo esterno è aumentata di una quantità superiore: l’entropia totale infatti aumenta sempre.
A seguito di un’azione su un sistema che ne riduca l’entropia ci sarà sempre un sistema più grande che lo circondi la cui entropia totale è aumentata (o al limite è rimasta identica): si dice in gergo che “l’entropia dell’universo” non può mai diminuire.
Come per i frigoriferi, anche i meccanismi degli esseri viventi riescono a mantenere sotto controllo l’entropia, a scapito tuttavia delle sostanze che espellono: gli scarti del corpo umano, se anche non fossero per esso dannosi, sarebbero comunque meno nutrienti dell’equivalente cibo necessario per crearli.
Se fossimo in grado di assimilare gli elementi nutritivi del terreno e produrre autonomamente determinate molecole biologiche necessarie per il nostro organismo, come alcune proteine, troveremmo svantaggioso nutrirci di piante e animali poiché il loro “passaggio” ha rubato energia.
Ogni trasformazione di energia ha, infatti, un determinato “rendimento”, cioè una percentuale dell’energia investita che è effettivamente utilizzabile dopo una trasformazione: il rendimento è sempre inferiore al 100% e tale perdita, dovuta all’entropia, va accumulandosi ad ogni passaggio.
Se, per esempio, della benzina viene bruciata per spingere un’automobile, tale processo è più efficiente (si ha cioè a disposizione più energia effettiva) che se tale motore fosse usato per produrre energia elettrica ed essa, a sua volta, utilizzata per alimentare un motore elettrico di un’automobile: motivo per cui le auto elettriche sono efficienti e meno inquinanti solo se ci sono scelte oculate nella produzione dell’energia elettrica.
A loro volta, i combustibili fossili come il petrolio, “fonti” di energia, non sono che l’effetto della degradazione di energie ben superiori accumulate milioni di anni fa durante la crescita, ad esempio, delle piante ormai fossilizzate e dell’azione dei batteri su di esse: l’energia spesa, insomma, per creare un albero e trasformarlo in carbone fossile è superiore a quella ottenuta bruciando quello stesso combustibile.
Per riassumere il concetto, l’entropia è la misura della degradazione dell’energia di un sistema: essa aumenta inesorabilmente a ogni trasformazione d’energia, rendendola sempre più inutilizzabile e portando spontaneamente a fenomeni come la dispersione del calore, dell’energia e la devastazione del tempo.
Gli effetti sulla magia
Ma quali effetti avrebbe l’entropia sulla magia, alla luce anche dell’articolo precedente?
Tanto per cominciare, l’energia magica disponibile sarebbe, se possibile, ancora meno.
Che sia accumulata fuori o dentro il mago, l’energia magica tenderebbe a disperdersi: sarebbe forse questo fenomeno a concedere l’esistenza di incantesimi che permettano la percezione della magia.
Questo implicherebbe, per esempio, che gli effetti magici vadano a svanire nel tempo e causino tutti quei classici eventi come l’indebolimento dei sigilli magici per trattenere chissà quale oscuro demone del passato.
Sarebbe anche molto in linea con tutte quelle ambientazioni nelle quali la magia si è via via ridotta e non sia più facile come un tempo produrre chissà quali effetti meravigliosi, un classico anche di tanti racconti  che pongono spesso le vicende in epoche successive a quelle degli dei e degli eroi: un tale sapore si respira, ad esempio, nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco, nel Signore degli Anelli ma anche, da un certo punto di vista, in ambientazioni dove magia e tecnologia si confondono come Warhammer 40.000.

Ma come giustificare la presenza di antichi artefatti di ere perdute in grado di garantire immensi poteri, come quelli tipici della terra di mezzo?
Una maniera per limitare lo scambio di energia al minimo è quello di utilizzare contenitori adiabatici, che riescono quasi ad azzerare lo scambio di calore (chiaramente non è possibile azzerare completamente le perdite per un tempo infinito… proprio per colpa dell’entropia!).
L’idea di ridurre la dispersione dell’energia è ampiamente utilizzata in ambito tecnologico per materiali isolanti (basta pensare all’edilizia o ai termos) nonché per altre applicazioni come i Volani, pesanti oggetti tenuti in rotazione nel vuoto su cuscinetti magnetici in modo che non disperdano il loro movimento rotatorio (il quale viene poi utilizzato, all’occorrenza, per produrre energia).
Impedire a un oggetto magico di rilasciare energia potrebbe essere sia una maniera per allungare la sua vita sia, nell’ottica precedente, di celarne la natura.
Ma un oggetto di potere immenso in grado di durare millenni potrebbe somigliare di più a una forma di vita magica, che ottiene la sua energia dall’ambiente esattamente come le piante (entro un certo limite) dal sole.
In base a come funzioni il mana in un mondo di finzione, oggetti e creature che si nutrono di esso potrebbero ridurne la disponibilità magica in una determinata area, cosa che potrebbe portare a divertenti implicazioni.

Ma l’effetto più importante dell’entropia sulla magia è che la sua energia è ancora più preziosa: ad ogni trasformazione, infatti, viene dissipata, che sia per il passaggio dal metabolismo umano a una riserva magica, dall’ambiente circostante agli incantesimi stessi.
Gli incantesimi poi dovrebbero, se possibile, agire in maniera estremamente diretta: sollevare un masso, per esempio, dovrebbe evitare di richiedere l’apertura di un portale sul piano elementale dell’aria per manifestare una corrente ascensionale (anche se può darsi che un mero sollevamento non sia poi così facile da ottenere… ma ne parleremo oltre!).
Alla stessa maniera, una palla di fuoco potrebbe essere ottenuta separando ossigeno e idrogeno nel vapore acqueo presente nell’aria, spezzando i loro legami tra loro e ottenendo, per ricombinazione, un effetto esplosivo… ma questo richiederebbe un enorme dispendio di energia.
Perfino l’arco elettrico di un fulmine sarebbe molto più semplice da causare, ma richiederebbe comunque più energia di una punta affilata sparata magicamente sul nemico.
Diversa invece la situazione se queste energie magiche fossero presenti e pronte a svilupparsi in maniera selvaggia: in tal caso, il mago potrebbe limitarsi a gestire con perizia il flusso magico incontrollato, lasciando la dispersione energetica più grande alla fonte magica…

Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/22/manadinamica-magia-ed-entropia/

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By aza

ManaDinamica – Conservazione dell’Energia

Uno dei problemi da affrontare, nei giochi e nella fiction in generale, dovuto all’introduzione della magia è integrare tali fenomeni all’interno del mondo per creare un contesto coerente e in qualche modo credibile.
In questa rubrica, dedicata soprattutto agli inventori di mondi (che siano scrittori o dungeon master), cercheremo di analizzare come potrebbe funzionare una magia “fisicamente corretta” ed evitare la classica domanda: “ma perché, se c’è la magia, la gente continua a zappare la terra e morire in modi atroci?”.

IL PROBLEMA ENERGETICO
Se la magia fosse fisicamente corretta, dovrebbe rispettare alcune leggi fra le quali i famosi Principi della Termodinamica (o, per l’occasione, della “Manadinamica”).
Tra questi, il primo è il cosiddetto “Principio di conservazione dell’Energia” che richiede che l’energia totale coinvolta in un fenomeno sia conservata, cioè che la sua quantità totale al termine del processo sia uguale a quella iniziale (contando, in entrambi i casi, tutte le forme di energia presente).
Ma cos’è l’Energia?
L’Energia è una grandezza fisica che descrive vari fenomeni simili capaci di trasformarsi l’uno nell’altro: l’energia elettrica usata per alimentare una stufa si trasforma in energia termica, e quella termica in un motore produce energia meccanica sotto forma di velocità (energia cinetica) e/o sollevando pesanti carichi (energia potenziale).

Ma l’energia è anche la base del funzionamento del nostro corpo: noi otteniamo energia dal cibo che mangiamo (dove è accumulata in forma di energia chimica dei suoi costituenti nutritivi) e usiamo questa energia per muoverci, respirare, pensare e per il corretto funzionamento del nostro metabolismo.
Possiamo dire tranquillamente che la stragrande maggioranza dei fenomeni che conosciamo prevede trasformazioni e scambi di energia, e la magia non può non ricadere in questo sistema: per sollevare un masso con il potere di un incantesimo, l’energia necessaria deve essere ottenuta da qualche parte.
È questo continuo richiamo al “pagamento” di energia che permette di creare un sistema magico fisicamente coerente. Non solo, l’incantesimo deve richiedere tutta l’energia necessaria per ottenere l’effetto desiderato: la generazione di temperature estreme di una palla di fuoco, la crescita di una pianta o lo spostamento di masse ingenti può richiedere una quantità estrema di energia, e talvolta anche difficile da calcolare (soprattutto quando ci sono di mezzo creature viventi o teletrasporti, ma avremo modo di parlarne in altri articoli).
Cerchiamo dunque di rispondere alla domanda: da dove proviene tutta questa energia?
MICROORGANISMI E CONDENSATORI
Una prima possibilità evidente è che l’energia possa essere ottenuta da quella del mago stesso.
Il corpo umano consuma l’energia ottenuta dal cibo per le sue attività, compresa una fetta importante (circa il 60-70%) unicamente per mantenere le funzioni vitali come la respirazione, la circolazione, il pensiero e il mantenimento della temperatura.
Un essere umano, in base all’età, al sesso e all’attività che compie, ha un consumo energetico quotidiano che può andare tra le 1500 e le 2500 kilocalorie circa: la stessa quantità di energia, espressa in Joule (l’unità di misura dell’energia nel sistema internazionale), oscilla tra i 6300 e i 10500 KiloJoule.
Se fosse possibile prendere una piccola frazione, ad esempio l’1% dell’energia di una “persona media” (8000 KJ per comodità), avremmo a disposizione 80 KJ, cioè 80.000 Joule.

Ma “quanti” sono 80.000 Joule?
Sono, ad esempio, pari all’energia necessaria per sollevare di un metro un masso di 8 tonnellate!
L’energia per una simile impresa titanica, ben lontana dalle capacità umane e facilmente assimilabile a un “prodigio magico”, è pari al solo 1% dell’energia consumata da un essere umano “medio”.
Ciò che impedisce a una persona di usare la sua energia in questa maniera è il concetto di “potenza”, cioè l’ammontare di energia che può essere emessa in un determinato ammontare di tempo. I nostri muscoli non sono abbastanza potenti da sollevare massi di una tonnellata (1000 kg) in alto di un metro, ma più che capaci di trasportare un oggetto di 10 kg per un dislivello di 100 metri: queste due azioni richiedono lo stesso ammontare di energia, ma la prima richiede molta più forza e molto meno tempo.

Se riuscissimo a rilasciare energia in tempi inferiori, potremmo letteralmente dare vita alla magia partendo dalla stessa energia dei corpi umani: ma come accumulare questa energia e rilasciarla tutta assieme?
Un mago potrebbe avere una “riserva” di energia magica che viene lentamente ricaricata dal suo stesso metabolismo e che può essere rilasciata rapidamente dando vita a effetti magici, e l’energia mancante del mago potrebbe giustificare la classica carenza di forza fisica che accomuna i maghi in molti giochi di ruolo.
Un’opzione potrebbe essere fare ricorso a sostanze prodotte dall’organismo e accumulate in appositi tessuti, come facciamo già nella realtà con i grassi, in grado di essere “bruciate” per ottenere un picco di energia.
Se invece non volessimo alterare la biologia umana, potremmo immaginarci un microorganismo simbiontico simile ai famosi Midi-Chlorian di Star Wars, in grado di sopravvivere solo in organismi molto specifici (magari in maniera simile a quello che accade con gli antigeni del sangue, solo più complesso).
Infine, il mago potrebbe ottenere energia sottraendola dagli esseri viventi circostanti, in pieno stile “rituali sacrificali” o, più semplicemente, prendendo ispirazione dalla recente serie di The Witcher.

Il rilascio dell’energia dovrebbe essere rapido, con un funzionamento simile a quello del flash delle macchine fotografiche. Le pile, infatti, non sono in grado di fornire una potenza sufficiente per il lampo: il flash, in questo caso, è ottenuto da un Condensatore, un componente dei circuiti in grado di accumulare al suo interno cariche elettriche (cioè, sostanzialmente, elettroni, le particelle che compongono la corrente elettrica) e di scaricarsi molto velocemente.
In questo modo, anche se la velocità di ricarica della pila è ridotta, il condensatore è in grado di fornire rapidamente una grande quantità di energia per il flash: allo stesso modo, un mago dovrebbe essere in grado di bruciare rapidamente la sua riserva energetica per ottenere, in poco tempo, grandi quantità di energia per dare vita ai suoi incantesimi.

Un condensatore. La vostra scheda madre ne è piena.
CATALIZZATORI
Se invece l’energia fosse ottenuta esternamente dal mago, come potrebbe egli averne accesso? E come giustificare una quantità limitata di uso di tale potere?
Sempre pensando a un consumo (almeno iniziale) di energia da parte del mago, si potrebbe ipotizzare un’interazione tra il mago e una sostanza esterna, simile alla Trama nel mondo di Forgotten Realms, grazie al quale il mago ottiene i suoi effetti facendo da catalizzatore.
In chimica, molti processi che trasmettono energia verso l’esterno (esoergodici) non avvengono spontaneamente, ma devono essere “stimolati” tramite una certa quantità di energia iniziale, detta energia di attivazione. Si può immaginare, ad esempio, che una certa reazione rilasci 5 Joule di energia, ma che la sostanza debba prima ricevere due Joule come energia di attivazione per avere inizio.
Un esempio pratico di questi fenomeni sono le combustioni, delle quali parleremo in un futuro articolo: un oggetto che brucia emette energia termica, ma ha prima bisogno di un innesco, un evento in grado di fornirgli l’energia necessaria per far partire la combustione.

Un Catalizzatore è un elemento, di solito una sostanza chimica, in grado di produrre un effetto di Catalisi, cioè di ridurre l’energia di attivazione: nell’esempio precedente la reazione potrebbe, grazie a un catalizzatore, richiedere un solo Joule per avere inizio.
Se il mago fosse in grado di agire da catalizzatore per la magia, questo spiegherebbe come mai solo i maghi sono in grado di usare tale potere, cioè perché l’energia di attivazione è troppo elevata e i non-maghi non sono in grado di abbassarla.
Contemporaneamente, se fosse sempre lui a fornire l’energia iniziale (ridotta grazie alla catalisi) si giustificherebbe anche un utilizzo limitato della magia da parte dell’incantatore.
MASSA ED ENERGIA
Un’ultima, notevole fonte di energia è la cosiddetta annichilazione della materia: la possibilità cioè di trasformare direttamente materia in energia mediante la famosa formula di Einstein.

Si tratta di una quantità di energia enorme: mezzo grammo di materia produrrebbe la stessa energia della bomba di Hiroshima.
Fortunatamente si tratta, nel mondo reale, di un processo assai complesso da ottenere: per avere una annichilazione è necessario far incontrare ogni particella del nostro materiale con la sua antiparticella. Queste ultime sono complesse da ottenere e prodotte solo da reazioni nucleari rare e altresì molto costose, in termini energetici (e non), da ottenere: all’attuale stato delle cose, il più grande apparato in grado di generare tali antiparticelle (il Large Hadron Collider, o LHC, del CERN di Ginevra) sarebbe in grado di ottenere un grammo di antimateria in… qualche milione di anni!
Tuttavia, immaginando di ottenere energia dai due processi precedenti, sarebbe forse possibile annichilire quantità di materia sufficientemente piccole da concedere comunque effetti prodigiosi… se l’antimateria fosse già presente. Infatti, produrre antimateria richiede processi molto più costosi (in termini di energie) di quanto poi riottenuto dall’annichilazione, fino a 10 miliardi di volte tanto.
Anche se, infine, essa fosse già disponibile al mago, questi dovrebbe assicurarsi di mantenere l’antimateria confinata nel vuoto, impedendogli di interagire con qualunque genere di materia, perfino l’aria: tale situazione viene comunemente ottenuta, nel mondo reale, tramite potenti campi elettromagnetici che possono risultare letali alle persone che si avvicinano troppo.

Sarebbe invece possibile ottenere parte dell’energia dagli atomi mediante fusione e fissione: in questo caso, tuttavia, la quantità di energia ottenuta da ogni atomo è molto inferiore e sarebbero necessarie quantità importanti di materiale (e il materiale giusto!), nonché condizioni peculiari di temperatura e pressione altrettanto complesse da ottenere (che richiederebbero ulteriori, drammatiche energie iniziali).
IL PREZZO DA PAGARE
Questa (relativamente) vasta serie di opzione potrebbe far pensare che ottenere energia possa essere semplice, ma si tratta di una conclusione errata.
Il mago dovrebbe indubbiamente pagare il prezzo iniziale consumando parte della sua stessa energia, energia che, se fosse accumulata in una sorta di condensatore magico, non sarebbe disponibile dell’incantatore (al di fuori del suo uso magico) e lo lascerebbe permanentemente spossato.
Se facesse inoltre da catalizzatore per una qualche fonte esterna di energia, essa si andrebbe, nel tempo, a consumare inevitabilmente la fonte di energia magica esterna proprio come i combustibili che diventano inutilizzabili dopo essere bruciati.
Infine, la stessa capacità di annichilire materia richiederebbe una grossa fonte di antimateria oppure energie tali da non giustificarne l’utilizzo, e anche l’energia nucleare si potrebbe sfruttare solo con condizioni estreme di temperatura e pressione.

E’ evidente dunque che l’idea di usare la magia per affrontare problemi altrimenti risolvibili è una mossa assai sconveniente, e che rivolgersi agli incantesimi dovrebbe essere giustificato solo da una necessità particolare e immediata.
E ancora non abbiamo parlato del fatto che non tutta quell’energia può essere utilizzata per lanciare una magia… ma per quello, aspettate il prossimo articolo di Manadinamica!
Articolo originale: http://www.profmarrelli.it/2020/01/15/manadinamica-conservazione-energia/

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Exploring Eberron uscirà a Luglio 2020 su DMs Guild

Inizialmente previsto per Dicembre 2019, Exploring Eberron di Keith Baker - il creatore originale dell'ambientazione Eberron - ha finalmente una data di uscita definitiva: Luglio 2020. Come spiegato sul suo sito ufficiale, infatti, Kaith Baker si è trovato costretto a posticipare la pubblicazione del supplemento non solo per via del COVID-19 e di altri contrattempi personali, ma anche per darsi il tempo necessario a inserire al suo interno tutto il materiale promesso. Nonostante il ritardo, tuttavia, ora il manuale è nella fase conclusiva della sua produzione e sarà dunque disponibile a Luglio sul DMs Guild, lo store online ufficiale della WotC.
All'interno di Exploring Eberron, Keith Baker esplorerà nel dettaglio i luoghi e i piani d'esistenza di Eberron a cui i manuali del passato hanno prestato minor attenzione. E' possibile dare un primo sguardo al contenuto del manuale grazie alle Anteprime rilasciate dall'autore il Maggio scorso. Trattandosi di un manuale Terze Parti pubblicato su DMs Guild, invece, purtroppo non è possibile aspettarsi una sua traduzione in lingua italiana (a meno che la WotC decida altrimenti).
Inoltre, come rivelato dall'autore sul suo sito ufficiale:
Trattandosi di un manuale pubblicato da Terze Parti (si tratta di un supplemento realizzato da Baker e non dalla WotC), il materiale contenuto in Exploring Eberron non potrà essere considerato canone ufficiale di Eberron. Poichè, tuttavia, ogni gruppo può decidere da sé la forma che Eberron avrà al proprio tavolo (come ricordato da Baker stesso), starà ad ogni gruppo decidere se considerare valide o meno le informazioni pubblicate da Baker in questo supplemento.
  Exploring Eberron sarà disponibile sia in versione con copertina rigida, sia in versione PDF. La prima versione sarà un libro con copertina rigida premium da 8,5″ x 11″ (simile al formato dei manuali ufficiali WotC).
  Non è possibile preordinare Exploring Eberron (DMs Guild non consente le prenotazioni), quindi i tempi di consegna della copia cartacea cartonata sono di almeno 1-2 mesi, ma sarà possibile avere immediatamente la copia PDF. Prima di ordinare la versione cartacea, tuttavia, assicuratevi che su DMs Guild sia disponibile la spedizione nel nostro paese.
  Il supplemento avrà un totale di 247 pagine e conterrà 49 illustrazioni originali. Grazie a @senhull per la segnalazione.

Fonte: http://keith-baker.com/bts-exploring/
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DOM

Domande Varie Dimensioni Arcane

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Mi è sorto un dubbio magico: se volessi utilizzare un'arma o un oggetto, come tramite di un incantesimo, mi serve Alchimia?

Porto un esempio per capire meglio: sono un arciere taumaturgo e voglio provocare del vomito (magia di 3° liv se non ricordo male) ad un bersaglio tirandogli una freccia.. la domanda è: posso io mettere l'incantesimo nella freccia (risparmiando quindi EM sulla distanza, essendo 0) e tirarla contro con la solo taumaturgia o serve anche Alchimia?

In pratica la freccia è veicolo dell'incantesimo.. forse ho questo dubbio perchè ancora non ho capito quando va usata Alchimia, so che va usata per creare oggetti magici ma non capisco (in termini dimensionali) se in questo caso la freccia è diventata incantata o è soltanto oggetto di un incantesimo..

Chiarimenti please.. :)

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L'alchimia serve a creare un oggetto magico, se il master te lo concede per l'esempio da te portato la soluzione sarebbe: prima io Taumaturgo creo l'incantesimo che provoca il vomito, secondo le regole di Dimensioni Arcane, e poi grazie ad alchimia lo trasferisco ad una spada o in questo caso ad un arco, con Attivazione a usi o a evento(il tiro della freccia), ed ogni volta che un colpo o freccia và a segno si ha un tiro di Resistenza Magica per resistere all'incantesimo, se il bersaglio fallisce... Bleargh!

se non sono stato abbastanza chiaro, è che ora non ho sotto mano il manuale di alchimia.

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Si, ad occhio anche io direi che quando un incantesimo lo si trasferisce su un oggetto per fa si che questo sia il veicolo della magia, vada usata alchimia. Il fatto che poi la freccia una volta scagliata esaurisca l'incantesimo, non cambia la cosa. E' un po' come per una pozione di guarigione. La filosofia è la stessa...

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La giornata è uggiosa e l'intrattenimento catodico offre veramente poco e cosa c'è di meglio che rileggersi dinuovo Dimensioni arcane, e rileggendo e studiando mi è venuto un dubbio, con l'arcano di piromanzia si ha la possibilità di riscaldare l'ambiente o l'aria o un'oggetto è indifferente, la mia domanda è: se porto una certa aria a mettiamo 200°C, che è il massimo raggiungibile con il 4 livello di Piromanzia, facendo in seguito un altro incantesimo di riscaldamento sulla medesima aria posso aumentare ulteriormente la temperatura o è limitato al massimo del mio livello in Piromanzia. Scusate se mi prolungo ancora, questo dubbio mi è venuto perchè la massima temperatura si raggiunge sommando la temperatura dell'aria (quindi mettiamo 25° in una bella giornata di sole) più quella dell'incantesimo, se nell'aria la temperatura è di 200° (per il precedente incantesimo) il seguente parte da 200°, sempre se è fattibile farlo?

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Secondo me è fattibile, proprio come hai detto tu. L'incantesimo agisce in variazione della temperatura dell'aria in quel dato momento e non su limiti del il mago (diciamo che il potere dell'incantatore è variare di tot la temperatura e non di farla arrivare a determinate temperature). Credo..

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se porto una certa aria a mettiamo 200°C, che è il massimo raggiungibile con il 4 livello di Piromanzia, facendo in seguito un altro incantesimo di riscaldamento sulla medesima aria posso aumentare ulteriormente la temperatura o è limitato al massimo del mio livello in Piromanzia.

Pensa che caldo...:cool:

In realtà penso anche io sia fattibile... tuttavia mi risulta strano pensare a questo maghetto che ha la possibilità di aumentare la temperatura fino a 1000 gradi sparando lo stesso incantesimo 5 volte...

hehe.. però allora ti faccio una domanda sul tuo metodo: se Alan avrà medicina a 15 è come se avesse un +1 'permamente' al pronto soccorso..giusto?

umh... non ci avevo mai pensato... bé si in effetti è così però resta un po' di casualità che mi piace sempre!!!!

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Altra domanda, gli incantesimi passano anche attreaverso le cose! Mi spiego meglio, se io sono dietro un vetro e voglio lanciare un'incantesimo dall'altra parte posso? Ammesso che vesa dove lo lancio? I flussi magici attraversano la materia? Ve lo chiedo a voi perchè io non ne ho un'idea!!! Grazie!

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Altra domanda, gli incantesimi passano anche attreaverso le cose! Mi spiego meglio, se io sono dietro un vetro e voglio lanciare un'incantesimo dall'altra parte posso? Ammesso che vesa dove lo lancio? I flussi magici attraversano la materia? Ve lo chiedo a voi perchè io non ne ho un'idea!!! Grazie!

Se usi la Distanza giusta puoi sicuramente lanciare un incantesimo dietro una vetrata, quindi la risposta è sì. Per individuare il bersaglio devi comunque vederlo.

Mantis

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Ciao a tutti!

Mi sono appena rivisto parte del signore degli anelli e mi è venuto in mente una domanda, ma visto che non ne ho idea posto qui...: legolas (okey, è legolas è un personaggio epico!) tira con l'arco più di una freccia contemporaneamente..la mia domanda è: è possibile davvero nella realtà? perchè se lo è sarebbe carino renderlo possibile in dimensioni dandogli un ricco malus... è che a vedere mi sembra quasi impossibile..se c'è qualcuno che ha fatto tiro con l'arco, sono curioso..

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Io credo sia una cosa quasi impossibile, sentirò un mio amico che è istruttore di tiro con l'arco, poi vi faccio sapere... anche se posso già immaginare la risposta.

Mantis

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Ciao a tutti,

dubbio e curiosità, se con l'arcano di geomanzia volessi creare una lingua di terra che mi difenda (che il mago stesso comanda), in stile Gaara di Naruto, come si potrebbe integrare a livello di regole, tipo lo scudo d'aria, quindi bonus fisso, o essendo una cosa che posso muovere e non fissa si dotrebbe usare il livello di magia in contrapposizione all'attacco? A voi, illuminatemi!

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Apro questo topic sperando di fare cosa gradita a tutti coloro che vogliono fare domande e chiedere chiarimenti riguardo al manuale della magia di Dimensioni..

Ciao a tutti,

dubbio e curiosità, se con l'arcano di geomanzia volessi creare una lingua di terra che mi difenda (che il mago stesso comanda), in stile Gaara di Naruto, come si potrebbe integrare a livello di regole, tipo lo scudo d'aria, quindi bonus fisso, o essendo una cosa che posso muovere e non fissa si dotrebbe usare il livello di magia in contrapposizione all'attacco? A voi, illuminatemi!

Io direi che le regole sono simili a quelle usate nell'Arcano di Aeromanzia per lo Scudo d'aria. Sicuramente il bonus di protezione sarà maggiore perchè il materiale è più consistente anche occorrerà un livello di magia più alto. Riguardo al bonus di protezione questo dipende dal materiale usato come scudo. Se sarà semplice terra la protezione sarà bassa, mentre più elevata per materiali più duri come la pietra. Un valore indicativo può essere quello di moltiplicare per due o per tre il livello di magia usato.

Ad esempio se uso un materiale come grafite (livello 3) la mia protezione sarà pari a 9 punti (moltiplicando per tre).

Questa può essere un'idea di come procedere, fatemi sapere se può andare...

Mantis

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Apro questo topic sperando di fare cosa gradita a tutti coloro che vogliono fare domande e chiedere chiarimenti riguardo al manuale della magia di Dimensioni..

Io direi che le regole sono simili a quelle usate nell'Arcano di Aeromanzia per lo Scudo d'aria. Sicuramente il bonus di protezione sarà maggiore perchè il materiale è più consistente anche occorrerà un livello di magia più alto. Riguardo al bonus di protezione questo dipende dal materiale usato come scudo. Se sarà semplice terra la protezione sarà bassa, mentre più elevata per materiali più duri come la pietra. Un valore indicativo può essere quello di moltiplicare per due o per tre il livello di magia usato.

Ad esempio se uso un materiale come grafite (livello 3) la mia protezione sarà pari a 9 punti (moltiplicando per tre).

Questa può essere un'idea di come procedere, fatemi sapere se può andare...

Mantis

l'idea mi piace, ma visto che il terreno non è veloce come l'aria nel movimento, darei un -3 al tiro difensivo dello "Scudo di Pietra", per simulare regolisticamente la bassa velocità della terra, che è sicuramente più resistente, ma decisamente più lenta. ;-)

Che ne pensate?

bellandrew82

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Eccomi dinuovo qua! Ieri c'è stata la seconda seduta del nuovo gruppo e il primo combattimento, quindi di conseguenza sono venuti fuori dei dubbi, e sotto consiglio posto i problemi avuti durante la seduta per avere la vostra opinione:

1- Volevo lanciare un dardo con Piromanzia, ma non avendo il quarto livello non potevo creare fiamme, ho comunque supposto di poter fare un danno diretto, creando di per se un raggio che andasse a scaldare direttamente il corpo dell'avversario. Giusto? Si può fare o bisogna avere il 4 livello e creare le fiamme? E sempre per Piromanzia un'altra domanda, secondo il mio Master lanciando un incantesimo del 3 livello con intensità 1 non è possibile utilizzare i danni del terzo livello di Piromanzia perchè la zona interessata è troppo piccola. Secondo voi?

2- Nella dichiarazione di intenti io dichiaro di castare un'incantesimo, dichiaro il potere utilizzato e il tempo di lancio, ma devo anche dichiarare su chi lancio l'incantesimo? Se si perchè? Io l'incantesimo lo casto poi su chi o dove scagliarlo lo sceglierò in seguito, o comunque nel round in cui finisco di castarlo, basta che l'intensità che ho utilizzato basti a colpire il bersaglio. No?

E qui concludo visto che il lavoro mi attende!

Grazie mille, spero cosi la prossima volta di non rallentare troppo il combattimento e la seduta che non piace neanche a me!

Ciao!

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Rispondo alle tue domande:

1-Puoi tranquillamente colpire il tuo bersaglio anche senza bisogno di creare fiamme: il danno è minore, non c'è il rischio di incendiare eventuali vestiti o parti del bersaglio. Per l'attacco diretto su un bersaglio si applica il danno variabile e fisso pieno. Se i bersagli erano più di uno allora il danno andava diviso, perchè l'intensità non era sufficiente, ma in questo caso vai a colpire un punto preciso del bersaglio (tipo un proiettile).

2-Secondo me devi dichiarare su chi o cosa lanci l'incantesimo perchè dal momento in cui lo formuli hai in mente un bersaglio. Se poi il bersaglio cambia, per varie ragioni, potresti subire un ritardo sull'iniziativa (esempio un -3) nel round in cui l'incantesimo ha effetto.

Spero di aver risolto i tuoi dilemmi.

Mantis

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mmm, domandine sul punto 1:

a) in che senso il danno minore? usa quello dell'arcano o cosa?

B) ma allora che differenza c'è tra creare un dardo infuocato e usare il "riscaldare una persona"? Pensavo che per esempio nel primo caso (dardo infuocato) c'è proprio in fuoco magico che brucia il bersaglio, quindi fa dei danni al bersaglio indifferentemente dall'intensità usata (basta un dardo e colpirlo). Nel secondo pensavo fosse più come una cosa da ustione, nel senso che l'aria intorno al bersaglio (o il bersaglio stesso) si scaldano in modo improvviso, ustionando la creatura. In questo caso allora pensavo non fosse un attacco diretto (se scaldo l'aria intorno a lui) oppure diretto (se scaldo lui) ma con danni non basati su lvl di magia ma su quello di intensità. Nel senso che se tu mi provochi un'ustione ad una mano è ben diverso che provocare un'ustione a tutto il corpo. Un po' come mettere una mano in un fuoco o gettarsi con tutto il corpo. Nel primo caso la mano la perdo, ma non muoio. Nel secondo rischio proprio di morire.

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Mantis grazie della risposta, però ho bisogno di farti una domanda, l'incantesimo tu come lo vedi? Mi spiego meglio, ti ho fatto la domanda sul fatto di scagliare l'incantesimo perchè io vedevo la creazione dell'incantesimo cosi; io plasmo i flussi magici riuscendo cosi a creare l'incantesimo, ma a quel punto io l'incantesimo c'e l'ho sotto controllo, non è che appena lo termino parte subito. Cioè se io volessi castare un incantesimo e poi tenerlo li pronto a scagliarlo al momento più adatto (con tutti i malus che ne derivano, quindi doverlo fare di durata maggiore e naturalmente una volta finito l'EM è usata non è che se non la scaglio gli riprendo), per quello credevo di poter scegliere dopo su chi scagliarlo? Tu come te la sei immaginata la creazione dell'incantesimo?

Perdona l'italiano tremendo! Ma sono un elfo!

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mmm, domandine sul punto 1:

a) in che senso il danno minore? usa quello dell'arcano o cosa?

B) ma allora che differenza c'è tra creare un dardo infuocato e usare il "riscaldare una persona"? Pensavo che per esempio nel primo caso (dardo infuocato) c'è proprio in fuoco magico che brucia il bersaglio, quindi fa dei danni al bersaglio indifferentemente dall'intensità usata (basta un dardo e colpirlo). Nel secondo pensavo fosse più come una cosa da ustione, nel senso che l'aria intorno al bersaglio (o il bersaglio stesso) si scaldano in modo improvviso, ustionando la creatura. In questo caso allora pensavo non fosse un attacco diretto (se scaldo l'aria intorno a lui) oppure diretto (se scaldo lui) ma con danni non basati su lvl di magia ma su quello di intensità. Nel senso che se tu mi provochi un'ustione ad una mano è ben diverso che provocare un'ustione a tutto il corpo. Un po' come mettere una mano in un fuoco o gettarsi con tutto il corpo. Nel primo caso la mano la perdo, ma non muoio. Nel secondo rischio proprio di morire.

Il danno è minore nel senso che applico un danno di terzo livello di magia, anzichè del quarto.

Nel punto b in effetti è come dici tu. Se uso una fiamma contro un bersaglio è un attacco diretto, se riscaldo l'aria attorno al bersaglio è un attacco su aree. I danni sono uguali nel caso in cui l'area colpita basta per ustionare tutta la persona (nel caso di Piromanzia occorre un quinto livello).

Nel caso in cui ho un quinto livello di magia e riscaldo l'aria attorna ad un bersaglio di dimensioni umane gli infliggerò un danno pari a 4D6 danni variabili (non fissi). Se allo stesso livello scaglio un dardo infuocato contro una persona gli infliggerò 4D6 danni variabili più la differenza tra il mio Attacco Magico e la sua Difesa (danni fissi).

Il caso riportato da Zaid rientra in quelli degli attacchi diretti, perchè lui crea un "proiettile" che colpisce il bersaglio (o scalda un punto del corpo del bersaglio che richiede un'intensità piccola). Se Zaid avesse scaldato l'aria attorno a chi voleva colpire (quindi il bersaglio è l'aria attorno, non la persona) sarebbe stato un attacco su aree e in questo caso (dato che al terzo livello l'ara colpita è di 20x20x20 cm) il danno sarebbe stato solo 1D6 (solo variabile). Se Zaid volesse colpire due bersagli (difficile a quel livello di intensità) i danni variabili li dovrebbe dividere per due.

Nel caso di attacco su aree ha senso prendere in considerazione l'intensità, allora ci sta il tuo discorso che dice un conto è colpire una mano, un conto è colpire tutto il corpo.

Infatti se uso un quinto livello di Piromanzia per colpire un'area con intensità due (una mano) il danno variabile sarà diminuito a quello di un terzo livello (media tra quinto livello di magia e secondo di intensità).

Il vantaggio nell'usare i danni su aree sta comunque nel poter ripetere i danni ogni round di durata dell'incantesimo, fin tanto che i bersagli non escono dall'area interessata.

Spero di essere stato abbastanza chiaro, in caso contrario sono qui per chiarimenti.

Cioè se io volessi castare un incantesimo e poi tenerlo li pronto a scagliarlo al momento più adatto (con tutti i malus che ne derivano, quindi doverlo fare di durata maggiore e naturalmente una volta finito l'EM è usata non è che se non la scaglio gli riprendo), per quello credevo di poter scegliere dopo su chi scagliarlo? Tu come te la sei immaginata la creazione dell'incantesimo?

Perdona l'italiano tremendo! Ma sono un elfo!

Come ti ho detto al momento in cui l'incantesimo finisce puoi cambiare bersaglio, ma un bersaglio lo devi scegliere quando inizi a lanciare l'incantesimo. Se cambi bersaglio potrai avere ritardi sull'iniziativa del round in cui l'incantesimo viene definitivamente lanciato.

In sintesi: cambiare bersaglio è possibile ma ritarda un po' il lancio.

Mantis

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Ok, chiarissimo.

Però ripeto, mi è rimasto un dubbio. Dove sta la differenza tra saper creare una fiamma e scagliarla contro il bersaglio oppure scaldare un punto del corpo?

è una differenza puramente "estetica" (nel senso dell'effetto scenico dell'incantesimo), ma dal punto di vista "regolistico" è la stessa cosa?

Grazie ancora.

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uhmm.. c'è qualcosa che non mi torna.. sugli attacchi ad area ci siamo, ma sul fatto dell'ustionare non molto:

a) se zaid ustiona un umano col 3 livello di piromanzia e intensità pari ad uno gli fa danni pari al terzo livello??

B) il bersaglio come si difende? se è un proiettile (fatto di cosa poi visto che non sa creare il fuoco, di aria? quindi gli serve aeromanzia??) il bersaglio potrà difendersi con schivare o difesa?

c) se non è un proiettile e semplicemente ustiona la pelle come potrebbe scaldare una spada, è un attacco diretto alla stessa stregua di un proiettile, dunque attacco magico contrapposto a cosa? resistenza magica?

d) quel che non mi torna è che se lui usasse il 10 liv di piromanzia per scaldare un cm quadrato di pelle gli farebbe un monte di danni (non so quanto è il danno al 10 di piromanzia) quando invece non penso proprio sia cosi..o in questo caso vi è la media tra livello e intensità?

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